{"id":23042,"date":"2018-12-04T08:18:00","date_gmt":"2018-12-04T08:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/04\/a-dio-ci-si-arrende-senza-pretendere-che-si-riveli\/"},"modified":"2018-12-04T08:18:00","modified_gmt":"2018-12-04T08:18:00","slug":"a-dio-ci-si-arrende-senza-pretendere-che-si-riveli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/04\/a-dio-ci-si-arrende-senza-pretendere-che-si-riveli\/","title":{"rendered":"A Dio ci si arrende, senza pretendere che si riveli"},"content":{"rendered":"<p>Negli uomini c&#8217;\u00e8, innato, il desiderio della verit\u00e0; basta osservare i bambini: sono curiosi, fanno domande su tutto, vorrebbero sapere ogni cosa (almeno i bambini sani, non quelli drogati e intorpiditi dall&#8217;abuso della televisione, del computer e del telefonino). Ma poi la maggior parte di loro, crescendo, lascia che quel desiderio di assopisca, si perda, sopraffatto da mille altre cose, nessuna delle quali \u00e8 essenziale, ma ciascuna, sul momento, pare che lo sia, o almeno che sia indispensabile. Dimentichi dell&#8217;essenziale, gli uomini si allontanano dalla cosa pi\u00f9 preziosa che vive in loro: la sete di verit\u00e0, senza la quale la vita si riduce a una insensata<em>\u00a0routine<\/em>, a una serie di riti sempre pi\u00f9 banali e sempre pi\u00f9 stanchi; tanto \u00e8 vero che, per tentare di renderla sopportabile, o interessante, o piacevole, molti si gettano sulla via dell&#8217;auto-istupidimento: con l&#8217;alcool, con il sesso, con la droga e con stili di vita trasgressivi o autodistruttivi. Sono le vie tortuose che prende il bisogno della verit\u00e0, una volta che il disordine sia entrato nell&#8217;anima e le abbia fatto smarrire la consapevolezza di s\u00e9, della meta cui \u00e8 chiamata. Anche a causa di cattive filosofie che danno agli uomini una immagine immiserita, deformata e limitata di se stessi, di quel che l&#8217;uomo \u00e8, molti si scordano di essere chiamati a grandi cose, a realizzare la parte pi\u00f9 ricca e nobile che alberga in loro, quella spirituale, e si riducono a vivere nelle cantine del proprio palazzo interiore, simili a dei pezzenti, a degli straccioni pidocchiosi, quando invece potrebbero vestire abiti di seta e godere delle cose pi\u00f9 belle.<\/p>\n<p>La ricerca della verit\u00e0, dunque, non solo \u00e8 pienamente legittima, ma \u00e8 precisamente lo scopo e la meta dell&#8217;esistenza umana: e dunque sarebbe assurdo porla in una luce negativa, o condannare il desiderio di sapere, o essere diffidenti nei confronti della scienza. Il problema non sorgere dal desiderio di conoscere, e quindi di arrivare alla verit\u00e0, ma da un uso distorto e da una erronea impostazione della ricerca, che giunge, non di rado, a perdere completamente di vista l&#8217;obiettivo, cio\u00e8 la verit\u00e0, per inseguire obiettivi parziali, limitati e puramente strumentali, che danno un senso euforico, ma superficiale, di dominio sulla realt\u00e0, e che spingono gli uomini sulla via della\u00a0<em>hybris<\/em>, della dismisura, dell&#8217;arroganza, abolendo in essi il senso del limite e cancellando il senso del mistero, premessa necessaria per porsi nella giusta relazione con il Creatore. Chi non ha il senso del mistero, chi lo ha perduto, non ha nemmeno il senso del sacro; e chi non ha il senso del sacro, non giunge all&#8217;intuizione del divino, cio\u00e8 al riconoscimento della scintilla divina che abita in noi, e della sorgente di luce divina che sta al di sopra di noi. Chi, poi, non possiede, o ha smarrito, il senso del limite, si pone automaticamente in una relazione sbagliata non solo con il divino, ma anche con se stesso: perch\u00e9 un uomo che non riconosce il proprio limite ontologico \u00e8, letteralmente, una mina vagante, una bomba a orologeria pronta ad esplodere: con risultati disastrosi, innanzitutto per se stesso, ma anche per quanti gli stanno intorno. Di fatto, gli uomini che hanno calpestato il limite ontologico della propria umanit\u00e0 sono proprio quelli che hanno inferto le peggiori ferite ai loro simili e che pi\u00f9 di tutti hanno sfigurato l&#8217;immagine dell&#8217;uomo, abbassandola a livelli di ferocia animalesca o di suprema, aberrante stupidit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, noi sappiamo che la ricerca della verit\u00e0 urta, nelle condizioni che sono proprie della civilt\u00e0 moderna, contro un ostacolo fortissimo, anzi, contro un duplice ostacolo: da un lato, lo scetticismo cronico e indurito, che spinge gli uomini moderni a diffidare, e perfino a deridere, qualunque pretesa di cercare e di poter trovare la verit\u00e0; dall&#8217;altro, la gelosia e l&#8217;istintiva inimicizia verso quanti intraprendono questa strada, intuendo in loro il modo di vivere che dovrebbe essere proprio di ciascuno, ma che, appunto per il substrato psicologico e culturale della modernit\u00e0, appare ormai utopistico, improponibile e donchisciottesco: sicch\u00e9 pare che chi cerca la verit\u00e0 voglia porsi al di sopra degli altri e presuma di essere da pi\u00f9 degli altri, mentre, in effetti, fa semplicemente quello che \u00e8 proprio dell&#8217;essere umano in quanto tale, e che un tempo era considerato normale e abituale per chiunque. Non stiamo parlando, infatti, o non stiamo parlando esclusivamente, di complesse ricerche teoriche, a base di libri e diplomi universitari, ma di tutto un modo di vivere la vita, che va ben oltre i titoli accademici e la bibliografia che siamo in grado di conoscere, e di sfoggiare all&#8217;occorrenza, su questo o quell&#8217;argomento filosofico. I nostri nonni, che avevano frequentato la scuola fino alla quinta o al massimo la sesta elementare, praticavano quel tipo di vita: poich\u00e9 avevano chiara sia la meta da raggiungere, sia i mezzi per raggiungerla, e quindi, nel loro modesto ambito individuale e familiare, erano sulla strada giusta, erano persone consapevoli del proprio ruolo esistenziale e non sprecavano le occasioni di crescita in uno sterile edonismo n\u00e9, tanto meno, in un ancora pi\u00f9 sterile scetticismo programmatico.<\/p>\n<p>Vale la pena di meditare questo pensiero di don Divo Barsotti (in <em>Battesimo di fuoco. Diario mistico 1966-1968<\/em>, Milano, Rusconi, 1984, p. 135):<\/p>\n<p><em>Bisogna rinunziare a capire e credere tuttavia che tutto ha un senso.<\/em><\/p>\n<p><em>La mia vita pu\u00f2 avere un valore unico e universale, ma \u00e8 fatta di umili cose &#8212; si svolge nella povert\u00e0, nella insignificanza di una vita comune. Mi sento spogliato sempre pi\u00f9 anche delle idee, dei sentimenti &#8212; non mi rimane che un&#8217;umile fede, un semplice e puro abbandono.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ti stupire se ti senti uomo vulnerabile, vulnerabile a tutto, indifeso. Non si tratta per te di dare esempio di virt\u00f9, di forza, di grandezza. Dio non ti lascia nessuna grandezza &#8212; ti lascia soltanto la pace.<\/em><\/p>\n<p><em>Il segno di Dio \u00e8 la tua morte &#8212; un&#8217;umilt\u00e0 esteriore e interiore, consentita ed amata. Non puoi difendere nulla, tanto meno la tua virt\u00f9 &#8212; la tua fede soltanto \u00e8 condizione alla sua Presenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ti angustiare, non chiedergli conto di quello che fa. Forse perch\u00e9 non sai dove conduce la via, \u00e8 Lui che ti porta.<\/em><\/p>\n<p><em>Non so dire pi\u00f9 nulla, non so pi\u00f9 pregare. Dio i chiede soltanto di rimanere nella pace.<\/em><\/p>\n<p><em>Dio si rivela cos\u00ec. Nemmeno la santit\u00e0 costringe Dio a rivelarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche la santit\u00e0 qualche volta \u00e8 voluta, \u00e8 perseguita per forzare il mistero i Dio, per forzare il suo silenzio. Ma Dio non sarebbe Dio se l&#8217;uomo, sia pure in suo favore, avesse il potere di costringerlo. La santit\u00e0 stessa non sarebbe che &quot;hybris&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Devi accettare che Egli ti vinca e rimanga un mistero<\/em>.<\/p>\n<p>Pensiero abissale, che richiede il massimo dell&#8217;apertura intellettuale e, al tempo stesso, il massimo dell&#8217;abbandono spirituale; e che si lega a quest&#8217;altro pensiero, di Giuseppe Giacomo Nastri: <em>La rivolta \u00e8 un fatto del cuore, ma passa attraverso l&#8217;intelligenza che nega l&#8217;essere, la sua bont\u00e0 fondamentale e la stessa logica.<\/em> L&#8217;uomo moderno, infatti &#8212; come dice Camus, uno che se ne intendeva &#8212; \u00e8 essenzialmente l&#8217;uomo in rivolta; la sua caratteristica fondamentale \u00e8 la rivolta, non importa perch\u00e9 e contro chi &#8212; ci\u00f2 \u00e8 secondario -, l&#8217;importante \u00e8 ribellarsi, fare sfoggio di erculeo titanismo e di sprezzo per la tradizione, scagliarsi con passionalit\u00e0 rovente contro tutto ci\u00f2 che \u00e8 stabilito, contro tutto ci\u00f2 che \u00e8, o conserva le apparenze, dell&#8217;ordine, della stabilit\u00e0, dell&#8217;equilibrio, in nome di un disordine perenne, proclamato &quot;creativo&quot; e, perci\u00f2 stesso, dotato di misteriose virt\u00f9 rigeneratrici, vitali e salutari, senza le quali la societ\u00e0 scivolerebbe nella putredine delle abitudini e della ripetizione. Ora, se la caratteristica fondamentale dell&#8217;uomo moderno \u00e8 l&#8217;essere in rivolta, quale bersaglio pi\u00f9 appetibile, per lui, del suo Creatore? Ed ecco che la rivolta dell&#8217;uomo moderno \u00e8, innanzitutto e sopra tutto, una rivolta contro il mistero, contro il sacro e contro il divino; pi\u00f9 specificamente, una rivolta contro Ges\u00f9 Cristo, contro il Vangelo e contro lo Spirito Santo. \u00c8 come se l&#8217;uomo moderno pensasse: <em>o Tu o io, Dio! Non ci pu\u00f2 esser posto per entrambi a bordo di questa nave: o io getter\u00f2 Te fuori bordo, nelle onde del mare, oppure dovr\u00f2 rassegnarmi d essere schiavo, legato ai banchi dei rematori come un galeotto, e sottostare ai tuoi voleri, obbedire ai tuoi comandi, andare nella direzione che avrai deciso di scegliere Tu. Ma questo non pu\u00f2 essere, perch\u00e9 io sono un essere libero: perci\u00f2 sei Tu quello che deve sparire; e poich\u00e9 non Te ne vuoi andare con le buone, sar\u00f2 io ad afferrarti e gettarti fuori bordo, come un clandestino, come un mariolo che si \u00e8 intrufolato a bordo, e che pretende di dare ordini e di atteggiarsi a padrone della nave.<\/em><\/p>\n<p>Dunque: se \u00e8 demoniaco negare l&#8217;essere, come pure negare la sua bont\u00e0 &#8211; il che \u00e8 praticamente la stessa cosa &#8211; \u00e8 del pari demoniaco negare il limite ontologico che ci separa dalla pienezza dell&#8217;essere, e quindi non accettare la nostra condizione di creature finite, per quanto senzienti e pensanti. Il bene supremo della ragione ci \u00e8 dato per cercare il Vero, ma non per negare la radice del Vero: la pazzia della civilt\u00e0 moderna scaturisce appunto da questa contraddizione, e perci\u00f2 da questo corto circuito, fra ragione e libert\u00e0. Il cattivo uso della ragione naturale porta al pessimo uso della libert\u00e0 umana; mentre la negazione della libert\u00e0 umana conduce inevitabilmente ad un pessimo uso della ragione. Ges\u00f9 \u00e8 tornato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte su questo punto: <em>Se non sarete come dei bambini, non entrerete nel regno dei Cieli<\/em>. E ancora: <em>Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch\u00e9 hai rivelato queste cose ai piccoli e ai semplici, e le hai nascoste ai sapienti e agl&#8217;intelligenti. S\u00ec, o Padre, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 piaciuto a Te!<\/em> Dio, infatti, si nega ai sapienti e agl&#8217;intelligenti; non si lascia forzare, non si lascia costringere a rivelarsi, neppure dalla santit\u00e0; meno ancora dall&#8217;intelligenza. Questo pensiero di Divo Barsotti non va inteso, ovviamente, come una condanna della ricerca intellettuale di Dio; ch\u00e9, anzi, mai la cristianit\u00e0 \u00e8 stata forte, mai la Chiesa \u00e8 stata grande, come quando la teologia veniva posta in cima alla piramide del sapere, e onorata come la massima fra tutte le scienze; ma accanto alla teologia, cio\u00e8 alla ricerca razionale del vero, c&#8217;\u00e8 sempre la via del misticismo, della ricerca spirituale di Dio. L&#8217;una e l&#8217;altra sono preziose, e, in ultima analisi, confluiscono nello stesso sentiero: perch\u00e9 ricordiamo che quando san Tommaso d&#8217;Aquino, il massimo teologo cristiano di tutti i tempi, era in difficolt\u00e0 di fronte a una questione speculativa, posava la penna, andava in chiesa e abbracciava il tabernacolo, pregando Dio d&#8217;illuminarlo. N\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra strada, peraltro, hanno il potere di oltrepassare il limite ontologico dell&#8217;uomo: esso rimane in ogni caso, fino a quando l&#8217;iniziativa parte dell&#8217;uomo. \u00c8 solo da parte di Dio che quel confine pu\u00f2 essere oltrepassato, ed \u00e8 solo per iniziativa di Dio che l&#8217;uomo pu\u00f2, talvolta, ricevere l&#8217;immenso privilegio di vedere Dio faccia a faccia. E tuttavia ci\u00f2 avviene, infallibilmente, solo quando l&#8217;orgoglio umano si \u00e8 completamente arreso, quando ogni presunzione e ogni superbia, intellettuale o di qualsiasi altro genere, viene messa da parte; solo quando l&#8217;uomo si spoglia di tutto, perfino della propria volont\u00e0, si annulla e si lascia interamente riempire dall&#8217;azione della grazia divina.<\/p>\n<p>Ora, se c&#8217;\u00e8 una lezione che l&#8217;uomo moderno dovrebbe imparare, \u00e8 proprio questa: che l&#8217;orgoglio non conduce da nessuna parte, e che egli non far\u00e0 alcun passo avanti, n\u00e9 al livello della sua vita personale, n\u00e9 a quello della vita collettiva, fino a quando non imparer\u00e0 a spogliarsene e a vestire i semplici panni dell&#8217;umilt\u00e0. Come ammonisce severamente il padre Dante, per bocca di Virgilio: <em>Matto \u00e8 chi spera che nostra ragione \/ possa trascorrer la infinita via \/ che tiene una sustanza in tre persone. \/ State contenti, umana gente, al quia \/ ch\u00e9, se potuto aveste veder tutto \/ mestier non era parturir Maria; e dis\u00efar vedeste sanza frutto \/ tai che sarebbe loro disio quetato, \/ ch&#8217;etternalmente \u00e8 dati loro per lutto: \/ io dico d&#8217;Aristotile e di Plato, \/ e di molt&#8217;altri; e qui chin\u00f2 la fronte, \/ e pi\u00f9 non disse, e rimase turbato<\/em> (<em>Purgatorio<\/em>, III, 34-45). San Tommaso d&#8217;Aquino \u00e8 stato un grandissimo pensatore, Dante Alighieri \u00e8 stato un grandissimo poeta; ma noi moderni, ebbene, noi moderni ci sentiamo assai pi\u00f9 grandi di costoro, sdegniamo i loro ragionamenti, disprezziamo il loro senso del limite. Siamo moderni: perci\u00f2 come potremmo accontentarci del <em>quia<\/em>? E lo facciamo anche come credenti: e come ci piace adoperare questa espressione: <em>noi cristiani moderni<\/em>, come se il cristiano &quot;moderno&quot; fosse qualcosa di pi\u00f9 dei cristiani del passato, come se il nostro cristianesimo avesse qualcosa di speciale, di progredito, d&#8217;illuminato, che quello dei nostri avi non aveva. E infatti! Non paghi di aver tutto stravolto, liturgia, pastorale, perfino la dottrina, ora osiamo anche modificare le parole del <em>Padre Nostro<\/em>, le parole della santa preghiera che Ges\u00f9 stesso ci ha insegnato, e che i Vangeli fedelmente ci hanno trasmesso nel corso dei secoli e dei millenni. Ma ora arrivano i signorini filologi, i pi\u00f9 avanzati rappresentanti del cristianesimo &quot;moderno&quot;, e ci dicono che era sbagliato, che quella traduzione non andava bene, e che bisogna recitare il <em>Padre Nostro<\/em> con parole diverse. Ecco: questo \u00e8 un buon esempio della pretesa dei cristiani d&#8217;oggi di costringere Dio a mostrarsi, a farsi della nostra misura, a scendere dal cielo in terra per evitarci l&#8217;imbarazzo di sentirci troppo piccoli. E ci scordiamo che Egli \u00e8 <em>gi\u00e0<\/em> stato sulla terra, e che \u00e8 perfino morto in croce per noi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli uomini c&#8217;\u00e8, innato, il desiderio della verit\u00e0; basta osservare i bambini: sono curiosi, fanno domande su tutto, vorrebbero sapere ogni cosa (almeno i bambini sani,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,263],"class_list":["post-23042","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23042","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23042"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23042\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23042"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23042"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23042"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}