{"id":23039,"date":"2017-07-09T08:28:00","date_gmt":"2017-07-09T08:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/09\/25-luglio-1943-fu-tradimento-c-federzoni\/"},"modified":"2017-07-09T08:28:00","modified_gmt":"2017-07-09T08:28:00","slug":"25-luglio-1943-fu-tradimento-c-federzoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/09\/25-luglio-1943-fu-tradimento-c-federzoni\/","title":{"rendered":"25 luglio 1943, fu tradimento? c) Federzoni"},"content":{"rendered":"<p>Dopo Alfredo De Marsico e Dino Grandi, vogliamo occuparci ora di un terzo personaggio di assoluto rilievo, tra i firmatari dell&#8217;ordine del giorno Grandi nell&#8217;ultima riunione del Gran Consiglio del Fascismo (organismo che, vale la pena di ricordarlo, non si era pi\u00f9 riunito da prima dell&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nella Seconda guerra mondiale), che determin\u00f2 la crisi immediata del regime e la sua liquidazione da parte del re Vittorio Emanuele III, che sostitu\u00ec prontamente Mussolini con il generale Pietro Badoglio quale capo del governo.<\/p>\n<p>Ma chi era Luigi Federzoni? Bolognese, come Dino Grandi, classe 1878, una laurea in lettere (con Giosu\u00e8 Carducci) e una in giurisprudenza, giornalista, saggista, romanziere, era stato, nel 1910, tra i fondatori, insieme a Enrico Corradini, dell&#8217;Associazione Nazionalista Italiana e del suo organo di stampa, <em>L&#8217;idea nazionale<\/em>, quindi era stato eletto deputato nel 1913. Allorch\u00e9, dieci anni dopo, ebbe luogo la fusione tra fascisti e nazionalisti, fu per tre volte ministro nel governo di Mussolini, prima alle Colonie (dal 1922 al 1924), poi agli Interni (dal 1924 al 1926) e infine, di nuovo alle Colonie (dal 1926 al 1928). Svolse anche un ruolo di primo piano sul versante culturale e istituzionale: firmatario degli <em>Manifesto degli intellettuali fascisti<\/em> di Giovanni Gentile, nel 1925, ebbe poi la presidenza della Societ\u00e0 Geografica Italiana (dal 1923 al 1926), fu senatore dal 1928, presidente del Senato per un decennio, dal 1929 al 1939, presidente dell&#8217;Accademia d&#8217;Italia dal 1938 al 1943, nonch\u00e9, nello stesso periodo, presidente dell&#8217;Istituto dell&#8217;<em>Enciclopedia Italiana<\/em>, presidente dell&#8217;istituto Fascista dell&#8217;Africa Italiana e presidente della societ\u00e0 editrice della prestigiosa rivista <em>Nuova Antologia<\/em> (fondata a Firenze nel 1866), fino alla caduta del regime, nel luglio del 1943.<\/p>\n<p>Federzoni, dunque, era un nazionalista che, pi\u00f9 tardi, avrebbe rivendicato di non essere mai stato fascista, ma di essersi trovato iscritto al Partito Nazionale Fascista per semplice immissione automatica; e, in buona sostanza, di aver servito il Partito per servire la Patria. Come Dino Grandi, egli non vide mai nel fascismo altro che una realt\u00e0 temporanea, destinata a finire, nulla pi\u00f9 che uno strumento per realizzare i fini nazionalisti e imperialisti che l&#8217;Italia, a suo avviso, doveva perseguire per imporsi quale grande potenza. In questo senso, egli non riteneva di avere alcun obbligo di fedelt\u00e0 nei confronti del fascismo, in via di principio, ma solo fino a che gli obiettivi del regime e quelli dello Stato avessero coinciso. Anche lui rivendic\u00f2 di aver giurato fedelt\u00e0 prima di tutto al Re &#8212; nella triplice veste di ufficiale dell&#8217;esercito, di senatore e di ministro &#8212; e poi a Mussolini; anzi, negher\u00e0 addirittura di aver mai giurato fedelt\u00e0 al fascismo, e dichiarer\u00e0, candidamente, di non aver mai potuto immaginare che, un giorno, si sarebbe verificato un <em>contrasto tra la fedelt\u00e0 al Re e la fedelt\u00e0 a quello che era il suo governo.<\/em> Certo, fa piacere sapere che un uomo il quale, per vent&#8217;anni, aveva servito il regime fascista, in pace e in guerra, e che aveva ricoperto altissime cariche istituzionali e politiche, possedeva un&#8217;anima cos\u00ec pura e cos\u00ec ingenua, da <em>non potere<\/em> e <em>non volere<\/em> (sono parole sue) pensare che vi sarebbe mai stato alcun serio motivo di conflitto fra lo Stato, rappresentato dal Re, e il Partito al quale apparteneva, e che era, guarda caso &#8212; ma questo, il buon Federzoni, pare quasi far finta d&#8217;ignorarlo &#8212; non un borghese e legalitario governo democratico, ma un regime dittatoriale, nato da un atto di forza e realizzatosi mediante lo smantellamento progressivo e irreversibile dello Stato liberale e di diritto.<\/p>\n<p>Ed ecco l&#8217;autodifesa di Luigi Federzoni sul 25 luglio, dai toni bruschi, nervosi, piuttosto aggressivi e, talvolta, sarcastici, sempre un po&#8217; sopra le righe, intitolata <em>Le memorie di un condannato a morte<\/em>, cap. XIII, <em>Siamo traditori?,<\/em> e pubblicata su <em>La Nuova Stampa<\/em> di Torino del 30 giugno 1946, preceduta da una inusuale, e ancor pi\u00f9 aggressiva, premessa redazionale diretta contro di lui (cit. in: Gianfranco Bianchi, <em>Perch\u00e9 e come cadde il fascismo. 25 luglio 1943, crollo di un regime<\/em>, Milano, Mursia, 1963, pp. 549-550):<\/p>\n<p><em>Facciamo un po&#8217; un esame di questo mio caso. Chi e che cosa avrei tradito? Il giuramento? L&#8217;&quot;idea&quot;? L&#8217;uomo che mi aveva per sua bont\u00e0 innalzato, beneficato, ecc. ecc.? La Patria con l&#8217;aprire le porte al nemico? (Sono queste le imputazioni che ora si vanno confusamente indicando contro tutti noi in blocco).<\/em>_3C/p>\n<p><em>Ho tradito il giuramento? Quale giuramento? Quello di &quot;eseguire gli ordini del Duce&quot; e di &quot;servire la causa della Rivoluzione fascista&quot;? Non ebbi mai a prestarlo n\u00e9 a pensarci; e nessuno mi invit\u00f2 mai a riparare alla lacuna, ammesso che lacuna ci fosse. Come tanti altri fui iscritto di ufficio nel febbraio 1923 per l&#8217;automatica immissione dei nazionalisti in seguito all&#8217;avvenuta fusione dei due movimenti politici. Del resto, allora, si pensava anche dai nove decimi dei fascisti che la &quot;causa della rivoluzione&quot; fosse rappresentata dalle ragioni della marcia su Roma, ossia di un insieme di circostanze e di necessit\u00e0 per le quali l&#8217;atto di forza era stato compiuto ed era stato successivamente sanato dalla Corona e dal parlamento oltre che accettato dai vari partiti che avevano consentito di buon grado ad essere rappresentati nel governo sotto la presidenza di Mussolini.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Eseguire gli ordini del Duce&quot;? Benissimo, sempre che, com&#8217;era naturale e logico, essi fossero compatibili con i principi affermati al momento della marcia su Roma e poi all&#8217;atto della fusione fra nazionalismo e fascismo. Altrimenti si sarebbe trattato di un totale abbandono della propria coscienza all&#8217;arbitrio personale di un uomo, fosse pure un genio, che tuttavia poteva sbagliare o traviarsi. [&#8230;]<\/em>_3C/p>\n<p><em>Quanti giuramenti si possono prestare? Avevo ripetuto come ministro il giuramento di fedelt\u00e0 al Re, gi\u00e0 pronunziato come ufficiale e come deputato. Non potevo e non volevo nemmeno per un attimo immaginare che, un giorno, avesse da sorgere contrasto tra la fedelt\u00e0 al Re e la fedelt\u00e0 a quello che era il suo governo. In ogni caso era il primo vincolo che valeva, perch\u00e9 anteriore e perch\u00e9 assorbente. Comunque, il secondo vincolo &#8212; che sarebbe sempre stato &quot;sub conditione&quot; &#8212; non lo contrassi neanche &quot;pro forma&quot;. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Ho tradito l&#8217;&quot;idea&quot;? Quale &quot;idea&quot;? Quando Mussolini, assunto il potere, auspic\u00f2 la fusione dell&#8217;Associazione nazionale italiana con il PNF proclam\u00f2 l&#8217;identit\u00e0 dei fini dei due movimenti, non solo, ma attribu\u00ec ai nazionalisti, nel giorno della loro entrata nel partito, il compito di elaborare e illustrare la loro dottrina politica, la quale sarebbe dovuta diventare la dottrina del fascismo: cosa di cui poi non si fece nulla, sicch\u00e9 il fascismo rimase un partito senza dottrina, finch\u00e9 Mussolini stesso non ebbe composto, otto o dieci anni dopo, il centone pragmatistico del suo articolo per l&#8217;&quot;Enciclopedia&quot;. In concreto, il fascismo non attu\u00f2, bens\u00ec sciup\u00f2, travi\u00f2 e infirm\u00f2 con una volgarizzazione superficiale di tono demagogico, un organismo di idee in cui era un&#8217;essenza classica di ordine, di giustizia e di grandezza morale.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, Federzoni si sente perfettamente a posto con la sua coscienza perch\u00e9 afferma di non aver tradito n\u00e9 il giuramento, n\u00e9 l&#8217;&quot;idea&quot;, n\u00e9 la Patria. Gli argomenti che adopera sono di natura legale e formale, ma anche di natura ideologica. A rigore, non essendo mai stato fascista, non deve spiegare perch\u00e9 abbia votato contro Mussolini; comunque, il fascismo non era il nazionalismo e lui, nazionalista, non era mai stato fascista. Inoltre, non esisteva alcuna &quot;idea&quot; da tradire, perch\u00e9 il fascismo non aveva idee: fu un partito senza dottrina, che vampirizz\u00f2 una esigenza <em>di ordine, di giustizia e di grandezza morale.<\/em> Quando volle dargli una dottrina, Mussolini, una decina d&#8217;anni dopo aver preso il potere, scrisse la voce <em>fascismo<\/em> per l&#8217;<em>Enciclopedia Italiana<\/em> (in realt\u00e0, insieme a Giovanni Gentile), che, a detta di Federzoni, \u00e8 solamente &quot;un centone pragmatista&quot;. Pertanto se ne ricava che il fascismo, dalla sua nascita al 1932, non ebbe alcuna base ideologica e che quanti lo servirono, come lo stesso Federzoni, vissero, ideologicamente parlando, sul nulla: si nutrirono di aria fritta e ne furono, a loro volta, solerti venditori presso gli italiani. \u00c8 curioso che un uomo della cultura e dell&#8217;intelligenza di Federzoni non si avveda dell&#8217;assurdit\u00e0 di questa tesi, che solo gli antifascisti pi\u00f9 fegatosi e preconcetti, ormai, sostengono in sede storiografica; e come, se anche la si volesse prendere per buona, essa suoni come una condanna inappellabile di lui stesso, di tutta la sua carriera politica, istituzionale e intellettuale.<\/p>\n<p>Per difendersi dalla taccia di traditore, egli arriva a dire che non trad\u00ec nulla, perch\u00e9 non c&#8217;era nulla da tradire: il fascismo non era una cosa seria, non era neppure una cosa concreta, era solo una bolla di sapone; fu unicamente un fenomeno di parassitismo culturale e morale, che s&#8217;impossess\u00f2 di una domanda di ordine, giustizia, eccetera, senza offrire nulla di proprio. \u00c8 come se un ammutinato, per respingere l&#8217;accusa di ammutinamento, sostenesse che non c&#8217;era alcuna nave, alcun capitano, alcuna istituzione contro cui ammutinarsi, ma solo dei fantasmi inconsistenti, delle illusioni destinate a svanire. Va bene che Federzoni aveva esordito sulla scena pubblica come romanziere e novellista, ma qui va un po&#8217; troppo oltre il segno, trasformando, pirandellianamente, le cose, i fatti, in semplici punti di vista, opinioni e fantasticherie, e il fascismo in una recita a soggetto: <em>cos\u00ec \u00e8, se vi pare<\/em>. Quel che non convince, ovviamente, in una siffatta interpretazione, \u00e8 che egli abbia aspettato la notte del 25 luglio 1943 per trarre le conseguenze pratiche da questa scoperta, votando la sfiducia all&#8217;autore di quella grande illusione, di quella grande bolla di sapone: vale a dire, quando ormai il disastro dell&#8217;Italia era imminente, e, soprattutto, quando lui stesso, insieme agli altri, sarebbe stato presto chiamato a rispendere di quei vent&#8217;anni di fedelt\u00e0 al regime. Se lui, nazionalista, non era d&#8217;accordo sulla fusione con il fascismo, chi o che cosa gli avrebbero impedito di rassegnare le dimissioni, e tornare alla sua carriera di scrittore? Viceversa, se era rimasto al suo posto e aveva ricoperto, per tre volte, la carica di ministro del Regno &#8211; fra l&#8217;altro, nominando il nuovo capo della polizia, Arturo Bocchini, che rest\u00f2 al suo posto dal 1926 fino alla morte, nel 1940, collaborando strettamente con il suo omologo tedesco Heinrich Himmler e rafforzando la politica dell&#8217;Asse Roma-Berlino &#8211; non \u00e8 forse lecito desumere che il fascismo, per quanto privo di una idea portante, gli sia parso meritevole di essere servito con zelo, con alacrit\u00e0, con convinzione? Si pu\u00f2 accettare di essere ministro dell&#8217;Interno e ministro delle Colonie per conto di un governo di cui non si ha alcuna stima? E si pu\u00f2 scoprire solo dopo venti anni, guarda caso alla vigilia di una disfatta militare, ma non prima, che quel regime ha tradito gli interessi nazionali e non merita pi\u00f9 alcuna fedelt\u00e0? Insomma: le riserve mentali del signor Federzoni &#8212; sto con i fascisti, ma solo finch\u00e9 non mi deludono, finch\u00e9 non danneggiano la Patria, finch\u00e9 non scopro che stanno &quot;traviando&quot; le migliori energie della nazione &#8212; non sono un po&#8217; troppe, e non emergono un po&#8217; troppo tardivamente?<\/p>\n<p>Si direbbe che, nella sua personalit\u00e0, si sia verificato uno stranissimo sdoppiamento, durato per quattro lustri: da una parte l&#8217;uomo dalla coscienza intemerata, che <em>non vuole abbandonarla all&#8217;arbitrio di un uomo, fosse pure un genio<\/em>, e che, la notte del 25 luglio, dice &quot;basta&quot; al regime e al suo capo, in compagnia della maggioranza dei membri del Gran Consiglio (chi lo sa se avrebbe trovato altrettanto coraggio, se i firmatari dell&#8217;ordine del giorno Grandi fossero stati in minoranza), dall&#8217;altra il solerte ministro, deputato, presidente del Senato, presidente di svariati istituti ufficiali o semi-ufficiali del regime, che non mostra mai, in pubblico, dubbi o incertezze, n\u00e9 mai lascia trapelare i suoi scrupoli e i suoi nobili tormenti interiori. E non \u00e8 nemmeno da dirsi che, come servitore dello Stato, Federzoni sia stato un moderato rispetto al fascismo. Per fare solo un esempio: nel 1929, dopo essere stato per due volte ministro delle Colonie, Federzoni redasse il progetto di un impero africano che avrebbe dovuto estendersi dal Fezzan fino al Golfo di Guinea, guadagnando cos\u00ec all&#8217;Italia il desiderato sbocco sull&#8217;Oceano Atlantico, che Mussolini, molto pi\u00f9 modestamente, ma forse con maggiore realismo, cercava dalle parti dello Stretto di Gibilterra e del Marocco spagnolo (cfr. Nicola Labanca, <em>Oltremare. Storia dell&#8217;espansione coloniale italiana<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2002, p. 169). Ora, la tesi di un &quot;deragliamento&quot; del fascismo dai suoi scopi iniziali, che avrebbe dato a uomini come Federzoni la liceit\u00e0 morale di voltargli le spalle (se la parola &quot;tradimento&quot; ripugna alla loro delicata sensibilit\u00e0), starebbe in piedi se tali uomini si fossero posti in funzione moderatrice verso di esso e verso la politica che condusse alla guerra; ma non \u00e8 credibile se, al contrario, furono loro a spingere il regime fascista a coltivare ambizioni imperiali veramente grandiose, quali esso, da se medesimo, non era arrivato neppure a immaginare. In un certo senso, questa tesi potrebbe calzare, semmai, al caso di Dino Grandi, che effettivamente, a un certo punto della sua stranissima carriera in seno al fascismo, divenne un moderato, nel senso di un fautore dell&#8217;accordo con la Gran Bretagna. Peccato che quella politica, s\u00ec, fosse in contrasto con la ragion d&#8217;essere del fascismo: fare dell&#8217;Italia una grande potenza, liberandola dal &quot;protettorato&quot; britannico&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo Alfredo De Marsico e Dino Grandi, vogliamo occuparci ora di un terzo personaggio di assoluto rilievo, tra i firmatari dell&#8217;ordine del giorno Grandi nell&#8217;ultima riunione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,137,178],"class_list":["post-23039","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23039","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23039"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23039\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23039"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23039"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23039"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}