{"id":23033,"date":"2020-02-01T08:44:00","date_gmt":"2020-02-01T08:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/02\/01\/1919-come-la-massoneria-repubblicanizzo-leuropa\/"},"modified":"2020-02-01T08:44:00","modified_gmt":"2020-02-01T08:44:00","slug":"1919-come-la-massoneria-repubblicanizzo-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/02\/01\/1919-come-la-massoneria-repubblicanizzo-leuropa\/","title":{"rendered":"1919: come la massoneria repubblicanizz\u00f2 l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo a suo tempo sostenuto che la dissoluzione dell&#8217;Austria-Ungheria, che la vulgata corrente presenta come l&#8217;inevitabile effetto del principio di autodeterminazione dei popoli, dunque come un processo storico perfettamente logico e naturale, fu voluta in realt\u00e0 dalla massoneria internazionale, specialmente da quella francese, che fece pesare la sua volont\u00e0 sulla conferenza di pace di Parigi del 1919, allo scopo di eliminare l&#8217;ultima grande potenza cattolica ancora esistente all&#8217;alba del XX secolo (cfr. il nostro articolo: <em>Dietro la fine dell&#8217;Austria-Ungheria e le premesse di un&#8217;altra guerra mondiale il cattivo genio di T. Masaryk<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 27\/02\/09 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia, col titolo <em>Dietro la fine dell&#8217;Austria-Ungheria il cattivo genio di T. Masaryk,<\/em> il 01\/11\/17, che mand\u00f2 fuori dai gangheri un noto studioso il quale ci scrisse definendo <em>risibili<\/em> le nostre deduzioni). Ebbene, studiando e ristudiando quegli eventi e approfondendo quella linea interpretativa, siamo giunti ad una ipotesi di lavoro e a delle conclusioni provvisorie, ancora pi\u00f9 audaci: l&#8217;obiettivo della massoneria mondiale non in era solo quello di eliminare l&#8217;Austria-Ungheria, smembrandola, ma d&#8217;imporre la forma di governo repubblicana a tutte le maggiori potenze, distruggendo tutti e quattro gli imperi esistenti: l&#8217;austriaco, il tedesco, il russo e l&#8217;ottomano, perch\u00e9 solo cos\u00ec essa avrebbe potuto estendere in misura apprezzabile i suoi tentacoli anche l\u00e0 dove non era riuscita a penetrare o dove era penetrata solo in misura marginale. E ci\u00f2 essenzialmente per eliminare le ultime resistenze all&#8217;espansione illimitata del potere della grande finanza internazionale, potere che gi\u00e0 allora costituiva un tutt&#8217;uno con la massoneria internazionale, della quale esso era, per cos\u00ec dire, come lo \u00e8 tutt&#8217;oggi, il braccio operativo, assai pi\u00f9 di quanto non lo siano i singoli governi, che pure essa ormai controlla al 90%. Solo in regime repubblicano, infatti, sono possibili delle speculazioni finanziarie a danno di popoli e Stati interi, poich\u00e9 solo in esso e grazie ad esso, con l&#8217;opera fiancheggiatrice dei parlamenti, \u00e8 possibile ottenere che le istituzioni preposte alla difesa del risparmio, del lavoro e della sana produzione, in condizioni di libero mercato, vengano neutralizzate e messe in condizioni di non potersi opporre alle manovre monopolistiche del grande capitale finanziario.<\/p>\n<p>La massoneria \u00e8, ed \u00e8 sempre stata, particolarmente forte in Gran Bretagna, in Francia e negli Stati Uniti d&#8217;America; Londra, Parigi e New York sono le sedi delle logge pi\u00f9 potenti e ambiziose, le pi\u00f9 aggressive, proprio perch\u00e9 poggiano, o sarebbe pi\u00f9 esatto dire che parassitano, un retroterra produttivo e tecnologica assai avanzato, che offre loro maggiori possibilit\u00e0 di ulteriore espansione. A ben guardare, sono anche le tre centrali operative dalle quali la massoneria ha organizzato e diretto le tre grandi rivoluzioni liberali della modernit\u00e0: quella inglese del 1688, che abbatt\u00e9 la dinastia cattolica degli Stuart e insedi\u00f2 la monarchia parlamentare protestante; quella americana del 1776, che segn\u00f2 l&#8217;indipendenza politica degli Stati Uniti e l&#8217;avvento della forma di governo repubblicana moderna (la pi\u00f9 antica repubblica d&#8217;Europa, quella di Venezia, che esisteva da oltre 1.000 anni e si reggeva su una diversa struttura socio-economica, non a caso venne assassinata per volont\u00e0 delle alte logge europee al Congresso di Vienna): in pratica lo scontro di una massoneria contro un&#8217;altra massoneria, con Washington, Franklin e Jefferson che erano tutti massoni di alto grado; e infine quella francese del 1789, che abbatt\u00e9 un&#8217;altra dinastia cattolica, quella dei Borbone, e apr\u00ec la strada alle repubbliche in Europa. \u00c8 abbastanza noto, sebbene non al grande pubblico, anche il ruolo svolto dalla massoneria nel processo di unificazione italiano, pomposamente e un po&#8217; ingenuamente chiamato Risorgimento ma diretto, in effetti, dalla <em>longa manus<\/em> della massoneria inglese, e in parte francese, in funzione antiaustriaca, antiborbonica e anticattolica e con il segreto intento di abbattere, o almeno di ridimensionare drasticamente, l&#8217;ascendente morale del papato o almeno di distruggerne del tutto l&#8217;influenza politica. Per realizzare tali obiettivi vennero individuati, quali collaboratori o alleati, alcuni ebrei anticattolici come il sindaco di Roma ai primi de &#8216;900, Ernesto Nathan, altro massone di alto grado e feroce anticlericale; mentre per l&#8217;obiettivo pi\u00f9 ambizioso di introdurre, se possibile, il protestantesimo nella Penisola, soppiantando il cattolicesimo, si pens\u00f2 di fare leva inizialmente sui valdesi del Piemonte, i quali, pur essendo un gruppo decisamente piccolo, riuscirono, grazie a tali alte protezioni, a esercitare un ascendente politico e culturale sproporzionato, che dura ancora oggi (cfr., ad esempio, i nostri articoli: <em>Quanta faziosit\u00e0 nella ricostruzione storica di Giorgio Spini della Spagna cattolica<\/em>, pubblicato sul dito di Arianna Editrice il 18\/1011 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 30\/11\/17; e <em>Quegli storici politicamente corretti che ce la raccontano come vogliono<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 30\/11\/17).<\/p>\n<p>Dunque, ai primi del 1900 esisteva ancora una grande potenza cattolica, l&#8217;Austria-Ungheria; ma, oltre ad essa, esistevano altri tre imperi di antica data, la Germania, la Russia e la Turchia, che incarnavano concretamente, per cos\u00ec dire, l&#8217;idea della regalit\u00e0, e che quindi costituivano un ostacolo ai progetti mondialisti delle massonerie britannica, francese statunitense, interessate alla definitiva globalizzazione dei mercati e alla ridefinizione di un uovo Ordine Mondiale, fondato sul dogma della repubblica democratica come unica legittima forma di governo. Era perci\u00f2 necessaria una guerra, una lunga guerra moderna, con tanto di blocco marittimo e un largo impiego di armi altamente distruttive, come la mitragliatrice, che avrebbe causato grandi distruzioni e dispendio di vite umane (uno schema che si era visto, per la prima volta, con la Guerra di Secessione americana del 1861-65, durata pi\u00f9 di quattro anni e costata oltre un milione di morti). Solo per mezzo di essa si sarebbero potuti realizzare gli obiettivi prefissati, specie nei confronti della Germania, la quale costituiva l&#8217;esempio &quot;pericoloso&quot; di una forma di governo monarchica e autoritaria che aveva per\u00f2 realizzato una efficace e dinamica forma di collaborazione fra borghesia e aristocrazia, creato un eccellente stato sociale, e si era resa protagonista di una spettacolare ascesa economica e industriale. Ma per fare ci\u00f2, era necessaria una guerra lunga, che facesse molti morti e alimentasse molto odio: l&#8217;odio sarebbe stato un fattore decisivo per trasformarla da guerra &quot;classica&quot; a guerra ideologica, un nuovo tipo di guerra, basato sull&#8217;odio inestinguibile verso il nemico, visto come un male assoluto da debellare completamente: un aspetto, questo, che sarebbe stato studiato con grande lucidit\u00e0 da un filosofo e giurista del campo dei vinti, Carl Schimitt. I massoni repubblicani europei e americani, ma soprattutto quelli francesi, erano infatti giunti alla conclusione che una convivenza pacifica con gli antichi imperi era impossibile e che bisognava affrettare una resa dei conti, prima che la Germania diventasse troppo forte, non solo sul piano industriale e finanziario, ma anche su quello militare e specialmente navale. Non era una questione di case regnanti: la dinastia inglese degli Hannover aveva saputo trovare un accordo con le forze massoniche e repubblicane fin dalla <em>gloroious revolution<\/em> del 1688-89, e anche quella italiana dei Savoia, ingranditasi a dismisura grazie alla protezione della massoneria inglese e francese, era giunta a un discreto compromesso con le logge, nel quadro complessivo delle quali si era felicemente inserita. Ma le dinastie degli Asburgo, cattolica, degli Hohenzollern, luterana, dei Romanov, ortodossa, pi\u00f9 quella islamica degli Ottomani, andavano distrutte, perch\u00e9 non avevano voluto saperne di giungere ad alcun accordo, e rifiutavano di consegnare i loro Stati e i loro popoli alla merc\u00e9 della penetrazione massonica e al grande capitale finanziario e speculativo.<\/p>\n<p>Scrive il politologo Fran\u00e7ois Fejt\u00f6 (1909-2008, ebreo ungherese naturalizzato francese) nel suo importante saggio, <em>Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo aueustro-ungarico<\/em>; titolo originale: <em>Requiem pour un empire d\u00e9funt. Histoire de la destriction de l&#8217;Autriche-Hongrie<\/em>, Lieu Commun, 1988; traduzione dal francese di Olga Visentin, Milano, Mondadori, 1990l , pp. 319-321):<\/p>\n<p><em>I repubblicani, tra il 1900 e il 1914, rappresentavano il primo partito politico della Francia: duecentocinquanta eletti su cinquecento. A quell&#8217;epoca, essere repubblicano, radical-socialista, nella maggiorana dei casi non significava soltanto fare parte di un gruppo parlamentare, ma essere un combattente sempre al servizio di una visione del mondo, di un clericalismo a rovescio, in cui costantemente vi era in sottofondo il ricordo dell&#8217;esplosione del 1793. &quot;La scuola repubblicana &#8212; dice Touchard &#8212; questa scuola che ha venti anni nel 1900, \u00e8 stata un possente fattore d&#8217;integrazione sociale e di unificazione ideologica&quot;. Il repubblicano era un patriota, le cui idee trascendevano i limiti della patria per abbracciare l&#8217;universo. Di qui, un fanatismo che corrispondeva a quello di monsignor Delamare che scriveva nel 1903: &quot;Il massone, ecco il vero nemico&quot;, ma che per partito preso attestava solennemente la propria tolleranza, rivendicata dalla sinistra come uno dei valori ereditati dal secolo dei Lumi. Guerra ideologica, guerra fanatica&#8230; Alain Besan\u00e7on ha certamente ragione quando afferma che &quot;le democrazie, una volta che le si \u00e8 fatte entrare in guerra, sono feroci, perch\u00e9 esse pensano di avere assolutamente ragione e che i propri avversari hanno assolutamente torto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Furono i repubblicani a vincere le elezioni del 1914. Al momento in cui scoppi\u00f2 la prima guerra mondiale, &quot;essi avevano gi\u00e0 conquistato le campagne, le classi medie, avevano battuto la grande borghesia che aveva perduto il suo monopolio politico pour mantenendo ancora delle forti posizioni&quot; (il grande borghese Poincar\u00e9 aveva detto, in privato, che decapitando Luigi XVI i francesi avevano decapitato il proprio padre).<\/em><\/p>\n<p><em>Ma tale era la forza della pressione repubblicana che persino i rappresentanti della grande borghesia prendevamo le difese de regime contro la &quot;pressione clericale&quot;. A testimonianza di ci\u00f2, si prenda la posizione di Poincar\u00e9 nella crisi dell&#8217;affare Dreyfus o la sua difesa di Waldeck-Rousseau. Alla vigilia della guerra, i repubblicani controllavamo la stampa, si battevano per una scuola laica e gratuita. &quot;Essi sono gli eredi della Rivoluzione, e vogliono spingere il proprio vantaggio fino in fondo: REPUBBLICANIZZARE L&#8217;EUROPA&quot;. Eccoci giunti al cuore del nostro problema.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 \u00e8 precisante qui che tocchiamo L&#8217;IDEA NUOVA: come repubblicanizzare l&#8217;Europa? I radicali pensavamo alla Germania, ma non dimenticavano che in Germania vi erano anche dei protestanti e dei massoni. Mentre il nemico tradizionale, l&#8217;Austria-Ungheria, incarnava insieme monarchia e cattolicesimo. Come repubblicanizzare l&#8217;Europa senza costringere l&#8217;Austria a cambiare tanto il proprio regime che la propria fede?<\/em><\/p>\n<p><em>Non bastava come obiettivo ideale recuperare l&#8217;Alsazia-Lorena, prendersi la rivincita su Sedan: il grande disegno offerto dall&#8217;\u00e9lite politica ed intellettuale ai soldati delle trincee era di estirpare dall&#8217;Europa le ultime vestigia del clericalismo e del monarchismo, e questo ignorando o giungendo di ignorare il processo di liberalizzazione accelerato al quale si era assistito in Germania e in Austria-Ungheria dalla fine del secolo. Fu questo il grande disegno che spinse i repubblicani radicali alla sacra unione con elementi nazionalisti, revanscisti, di destra, e a prestare orecchio agli emigranti delle nazioni e delle nazionalit\u00e0 della monarchia austro-ungarica che portavano la loro (falsa) testimonianza da &quot;esperti&quot; sullo stato d&#8217;oppressione quasi coloniale al quale i loro compatrioti sarebbero stati sottoposti da parte degli austriaci, degli ungheresi, dei tedeschi e di altri ancora&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Winock e Azema parlano della potenza della pressione repubblicana sugli stessi grandi borghesi. Date le forti posizioni occupate dai radicali e dai loro amici in tutti i settori dell&#8217;amministrazione, questa pressione si esercitava anche su quei ministri e quei diplomatici ai quali la &quot;vittoria totale&quot; e l&#8217;idea di distruggere la monarchia parevano un&#8217;assurdit\u00e0, densa di pericoli per l&#8217;avvenire. Fu per la paura di opporsi alla pressione proveniente &quot;dal basso&quot; che la maggioranza dei dirigenti &#8212; il caso di Briand fu quasi unico &#8212; accolse con diffidenza le pi\u00f9 ragionevoli aperture verso la pace, il cui rifiuto suscit\u00f2 un sospiro di sollievo nei fanatici della vittoria totale. Era, ancora una volta, lo stato d&#8217;animo che aveva caratterizzato i rivoluzionari del 1789: &quot;Avendo Luigi XVI accettato la monarchia costituzionale, la rivoluzione era in pericolo. Era necessario continuarla con tutti i mezzi per abolire quel che rimaneva della regalit\u00e0. Per rompere &quot;l&#8217;incantesimo secolare&quot;, era necessaria la guerra. Se pure si aveva la scelta degli avversari, bisognava tuttavia, per screditare la regalit\u00e0, per ucciderla moralmente, che il nemico, fosse l&#8217;Austria, alleata ufficiale del governo, alleata della famiglia del re e della monarchia. Qualsiasi mezzo era buono contro i nemici del genere umano&quot;. Si poteva constatare la stessa emozione, lo stesso ragionamento,nei repubblicani radicali, austrofobi, di Parigi, Londra, Roma, ogniqualvolta corresse voce su negoziati in vista di una pace di compromesso e, soprattutto, a partire dal momento in cui Carlo, cin la proclamazione dell&#8217;amnistia per i delitti politici e con i suoi primi provvedimenti di riforma della costituzione, fece il primo passo verso la federalizzazione della monarchia. &quot;Ancora qualche passo in avanti di tal sporta- disse Masaryk ai suoi amici &#8212; e siamo perduti&quot;. Per sua fortuna, le circostanze impedirono all&#8217;imperatore di andare oltre&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Chiaro, no? Il recupero dell&#8217;Alsazia-Lorena e la <em>revanche<\/em> per la sconfitta di S\u00e9dan servivano solo da specchietto per le allodole (nazionaliste); l&#8217;obiettivo vero andava molto oltre la sconfitta della Germania: prevedeva la dissoluzione dell&#8217;Austria-Ungheria e la fine di tutti i grandi imperi (compreso quello russo, formalmente membro dell&#8217;Intesa, ma trascinato in una guerra alla quale non avrebbe potuto sopravvivere, n\u00e9 in senso militare, n\u00e9 in senso ideologico). L&#8217;anno in cui la guerra ideologica soppiant\u00f2 la guerra classica e patriottica fu il 1917, che vide quasi contemporaneamente l&#8217;uscita di scena dell&#8217;alleato (imbarazzante) zarista e l&#8217;ingresso nella coalizione alleata della democrazia americana, col presidente Wilson quale fanatico banditore di un Mondo Nuovo, fondato su repubblica, democrazia e liberto mercato. E guarda caso, sempre nel 1917 la dinastia britannica, ma di origine tedesca, di Sassonia-Coburgo-Gotha, erede degli Hannover dal 1901 (quando era morta la regina Vittoria e le erano succeduti al trono prima Edoardo VII e poi Giorgio V), assunse la nuova denominazione di Windsor, come a voler tagliare i ponti col suo stesso passato e poter traghettare felicemente nei tempi nuovi, repubblicani e democratici. Infine il 1917 fu l&#8217;anno che vide abortire i tentativi di Carlo I d&#8217;Asburgo per negoziare con l&#8217;Intesa una pace separata; logico: tutto volevano le massonerie dell&#8217;Intesa, tranne che di concedere all&#8217;Austria-Ungheria di sopravvivere al conflitto. In questo quadro, le rivendicazioni nazionali delle minoranze &quot;oppresse&quot;, come i cechi che Masaryk pretendeva di rappresentare, servivano solo da pretesto per poter smembrare l&#8217;impero asburgico, giustificandone la fine con ragioni di giustizia addirittura morale; come gi\u00e0 era avvenuto per la liquidazione del regno borbonico dell&#8217;Italia meridionale, nel 1860, che il premier liberale inglese Gladstone aveva bollato come <em>la negazione di Dio<\/em>. E Gladstone era un massone di alto grado.<\/p>\n<p>S\u00ec: la storia dell&#8217;Europa e del mondo moderno sarebbe tutta da riscrivere; in realt\u00e0 essa \u00e8 molto, ma molto diversa da come appare, e da come generalmente viene presentata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo a suo tempo sostenuto che la dissoluzione dell&#8217;Austria-Ungheria, che la vulgata corrente presenta come l&#8217;inevitabile effetto del principio di autodeterminazione dei popoli, dunque come un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[196,260],"class_list":["post-23033","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-massoneria","tag-ungheria"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23033","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23033"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23033\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23033"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23033"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23033"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}