108 - VALTORTAVOX

Parole di vita ETERNA
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Parabola dell'ACQUA e del GIUNCO

«[…] Gesù esce nel fresco  giardino ombroso. Ha semplicemente la sua veste azzurro cupo. Il  mantello, ripiegato con cura da Maria, resta su una cassapanca della  stanza. Maria esce insieme a Gesù.
Vanno per vialetti ben curati,  fra aiuole fiorite, sin verso la peschiera che pare uno specchio caduto  fra il verde. L’acqua limpidissima è appena rotta, qua e là, dal guizzo  argenteo di qualche pesce e dalla pioggiolina dello zampillo esilissimo,  alto e centrale. Dei sedili sono presso l’ampia vasca che pare un  laghetto e dalla quale partono piccoli canali di irrigazione. Credo anzi  che uno sia quello che alimenta la peschiera e gli altri, più piccoli,  quelli di scarico adibiti ad irrigare.
Gesù siede su un sedile messo  proprio contro il margine della vasca. Maria gli si siede ai piedi,  sull’erba verde e ben curata. In principio non parlano. Gesù gode  visibilmente del silenzio e del riposo nel fresco del giardino. Maria si  bea di guardarlo.
Gesù gioca con l’acqua limpida della vasca. Vi  immerge le dita, la pettina separandola in tante piccole scie e poi  lascia che tutta la mano sia immersa in quella pura freschezza. «Come è  bella quest’acqua limpida!», dice.
E Maria: «Tanto ti piace, Maestro?».
«Sì,  Maria. Perché è tanto limpida. Guarda. Non ha una traccia di fango. Vi è  acqua, ma è tanto pura che pare non vi sia nulla, quasi non fosse  elemento ma spirito. Possiamo leggere sul fondo le parole che si dicono i  pesciolini…».
«Come si legge in fondo alle anime pure. Non è vero, Maestro?», e Maria sospira con un rimpianto segreto.
Gesù sente il sospiro represso e legge il rimpianto velato da un sorriso, e medica subito la pena di Maria.
«Le  anime pure dove le abbiamo, Maria? È più facile che un monte cammini  che non una creatura sappia mantenersi pura delle tre purità. Troppe  cose intorno ad un adulto si agitano e fermentano. E non sempre si può  impedire che penetrino nell’interno. Non vi sono che i bambini che  abbiano l’anima angelica, l’anima preservata, dalla loro innocenza,  dalle cognizioni che possono mutarsi in fango. Per questo li amo tanto.  Vedo in loro un riflesso della Purezza infinita. Sono gli unici che  portino seco questo ricordo dei Cieli.
La Mamma mia è la Donna  dall’anima di bambino. Più ancora. Ella è la Donna dall’anima di angelo.  Quale era Eva uscita dalle mani del Padre. Lo pensi, Maria, cosa sarà  stato il primo giglio fiorito nel terrestre giardino? Tanto belli anche  questi che fanno guida a quest’acqua. Ma il primo, uscito dalle mani del  Creatore! Era fiore o era diamante? Erano petali o fogli d’argento  purissimo? Eppure mia Madre è più pura di questo primo giglio che ha  profumato i venti. E il suo profumo di Vergine inviolata empie Cielo e  Terra, e dietro ad esso andranno i buoni nei secoli dei secoli. Il  Paradiso è luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre  nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il  Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i  tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo e armonia,  letizia del Paradiso, sarebbero menomati della metà. La purezza della  Madre sarà la gemma del Paradiso.
Ma è sconfinato il Paradiso! Che  diresti di un re che avesse una gemma sola nel suo tesoro? Anche fosse  la Gemma per eccellenza? Quando Io avrò aperto le porte del Regno dei  Cieli… — non sospirare, Maria, per questo Io son venuto —  molte anime di giusti e di pargoli entreranno, scia di candore, dietro  alla porpora del Redentore. Ma saranno ancora pochi per popolare di  gemme i Cieli e formare i cittadini della Gerusalemme eterna. E dopo…  dopo che la Dottrina di verità e santificazione sarà conosciuta dagli  uomini, dopo che la mia Morte avrà ridato la Grazia agli uomini, come  potrebbero gli adulti conquistare i Cieli, se la povera vita umana è  continuo fango che rende impuri? Sarà dunque allora il mio Paradiso solo  dei pargoli? Oh! no! Come pargoli occorre saper divenire. Ma anche agli  adulti è aperto il Regno. Come pargoli… Ecco la purezza.
Vedi  quest’acqua? Pare tanto limpida. Ma osserva: basta che Io con questo  giunco ne smuova il fondale che ecco si intorbida. Detriti e fango  affiorano. Il suo cristallo si fa giallognolo e nessuno ne beverebbe  più. Ma se Io levo il giunco, la pace ritorna e l’acqua torna poco a  poco limpida e bella. Il giunco: il peccato. Così delle anime. Il  pentimento, credilo, è ciò che depura…».
Sopraggiunge Marta  affannata: «Ancora qui sei, Maria? Ed io che mi affanno tanto!… L’ora  passa. I convitati presto verranno e vi è tanto da fare. Le serve sono  al pane, i servi scuoiano e cuociono le carni. Io preparo stoviglie,  mense e bevande. Ma ancora sono da cogliere le frutta e preparare  l’acqua di menta e miele…».
Maria ascolta sì e no le lamentele della  sorella. Con un sorriso beato continua a guardare Gesù, senza muoversi  dalla sua posizione.
Marta invoca l’aiuto di Gesù: «Maestro, guarda  come sono accaldata. Ti pare giusto che sia io sola a sfaccendare? Dille  Tu che mi aiuti». Marta è veramente inquieta.
Gesù la guarda con un sorriso per metà dolce e per metà un poco ironico, meglio, scherzoso.
Marta ci si inquieta un poco: «Dico sul serio, Maestro. Guardala come ozia mentre io lavoro. Ed è qui che vede…».
Gesù si fa più serio: «Non è ozio, Marta. È amore. L’ozio era prima.  E tu hai tanto pianto per quell’ozio indegno. Il tuo pianto ha messo  ancor più ala al mio andare per salvarmela e rendertela al tuo onesto  affetto. Vorresti tu contenderla di amare il suo Salvatore? La  preferiresti allora lontana di qui per non vederti lavorare, ma lontana  anche da Me? Marta, Marta! Devo dunque dire che costei (e Gesù le pone  la mano sul capo), venuta da tanto lontano, ti ha sorpassata nell’amore?  Devo dunque dire che costei, che non sapeva una parola di  bene, è ora dotta nella scienza dell’amore? Lasciala alla sua pace! È  stata tanto malata! Ora è una convalescente che guarisce bevendo le  bevande che la fortificano. È stata tanto tormentata… Ora, uscita  dall’incubo, guarda intorno a sé e in sé, e si scopre nuova e scopre un mondo nuovo.  Lascia che se ne faccia sicura. Con questo suo “nuovo” deve dimenticare  il passato e conquistarsi l’eterno… Non sarà conquistato questo  unicamente col lavoro, ma anche con l’adorazione. Avrà ricompensa chi  avrà dato un pane all’apostolo e al profeta. Ma doppia ne avrà chi avrà  dimenticato anche di cibarsi per amarmi, perché più grande della carne  avrà avuto lo spirito, il quale avrà avuto voci più forti di quelle  degli anche leciti bisogni umani. Tu ti affanni di troppe cose, Marta.  Costei di una sola. Ma è quella che basta al suo spirito e soprattutto  al suo e tuo Signore. Lascia cadere le cose inutili. Imita tua sorella.  Maria ha scelto la parte migliore. Quella che non le sarà mai più tolta.  Quando tutte le virtù saranno superate, perché non più necessarie ai  cittadini del Regno, unica resterà la carità. Essa resterà sempre.  Unica. Sovrana. Ella, Maria, ha scelto questa, e questa si è presa per  suo scudo e bordone. Con questa, come su ali d’angelo, verrà nel mio  Cielo».
Marta abbassa la testa mortificata e se ne va.
«Mia sorella ti ama molto e si cruccia per farti onore…», di-ce Maria per scusarla.
«Lo  so, e ne sarà ricompensata. Ma ha bisogno di esser depurata, come si è  depurata quest’acqua, del suo pensare umano. Guarda, mentre parlavamo,  come è tornata limpida. Marta si depurerà per le parole che le ho detto.  Tu… tu per la sincerità del tuo pentimento…».
«No, per il tuo perdono, Maestro. Non bastava il mio pentirmi a lavare il mio grande peccato…».
«Bastava e basterà alle tue sorelle che ti imiteranno. A tutti  i poveri infermi dello spirito. Il pentimento sincero è filtro che  depura; l’amore, poi, è sostanza che preserva da ogni nuova  inquinazione. Ecco perciò che coloro che la vita fa adulti e peccatori  potranno tornare innocenti come pargoli ed entrare come essi nel Regno  mio. Andiamo ora alla casa. Che Marta non resti troppo nel suo dolore.  Portiamole il nostro sorriso di Amico e di sorella».
L’Evangelo come mi è stato rivelato, 377.3/6

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