
| Home | Argomenti vari |
![]()
La cronologia biblica indica che dalla creazione dell’uomo a oggi sono trascorsi circa 6.000 anni. Come mai, allora, spesso si legge di età molto più antiche attribuite a fossili di tipo umano? Prima di dire che la cronologia biblica sia in errore, si deve tener presente che i metodi di datazione basati sulla radioattività sono stati oggetto di dure critiche da parte di alcuni scienziati. Una rivista scientifica ha parlato di ricerche indicanti che “le età calcolate in base al decadimento radioattivo potrebbero essere errate non solo di qualche anno, ma di ordini di grandezza”. E ha detto: “L’uomo, anziché essere sulla terra da tre milioni e 600 mila anni, forse esiste solo da poche migliaia di anni”.
Si prenda ad esempio l’“orologio” al radiocarbonio. Questo metodo di datazione basato sul carbonio radioattivo fu sviluppato nell’arco di due decenni da scienziati di tutto il mondo. Fu accolto con soddisfazione come un metodo accurato per datare manufatti risalenti a periodi remoti della storia umana. Ma in seguito si tenne a Uppsala, in Svezia, una conferenza mondiale di esperti — fra cui radiochimici, archeologi e geologi — per mettere a confronto i risultati. Secondo il resoconto della conferenza, i presupposti fondamentali su cui si basavano le misurazioni risultarono più o meno inattendibili. Per esempio, si scoprì che la velocità con cui il carbonio radioattivo si forma nell’atmosfera non è rimasta costante nel tempo, e che questo metodo non è attendibile se si datano oggetti anteriori al 2000 a.E.V. circa. Si tenga presente che le testimonianze veramente attendibili dell’attività dell’uomo sulla terra non sono espresse in milioni di anni, ma in migliaia di anni.
Ad esempio, nel libro Il destino della Terra si legge: “Soltanto sei o settemila anni fa ... è nata la civiltà, che ci ha permesso di edificare un mondo comune”. La storia dell’uomo: gli ultimi due milioni di anni afferma: “Nel vecchio mondo, la maggior parte delle iniziative che condussero alla rivoluzione agricola fu presa tra il 10000 e il 5000 a.C.”. Dice pure: “Soltanto negli ultimi 5.000 anni l’uomo ha lasciato testimonianze scritte della sua esistenza”. Il fatto che la documentazione fossile attesti l’improvvisa comparsa dell’uomo moderno sulla terra, e che le testimonianze storiche attendibili siano per ammissione recenti, è in armonia con la cronologia biblica relativa alla vita umana sulla terra.
A questo riguardo, si noti ciò che dichiarò su Science il fisico nucleare e premio Nobel W. F. Libby, uno dei pionieri del metodo di datazione basato sul radiocarbonio: “La ricerca per sviluppare il metodo di datazione avveniva in due fasi: la datazione, rispettivamente, di esemplari di epoche storiche e preistoriche. Arnold [un collaboratore] e io avemmo la nostra prima sorpresa quando i nostri consulenti ci informarono che la storia risaliva a soli 5.000 anni fa...
Si leggono dichiarazioni secondo cui questa o quella civiltà o località archeologica ha 20.000 anni. Imparammo in maniera piuttosto brusca che queste cifre, queste epoche remote, non sono note con accuratezza”. Recensendo un libro sull’evoluzione, lo scrittore inglese Malcolm Muggeridge parlò della mancanza di prove a sostegno dell’evoluzione. Osservò che si moltiplicavano le congetture, e disse: “In paragone, il racconto di Genesi sembra piuttosto serio, e come minimo ha il pregio di corrispondere a ciò che effettivamente conosciamo sugli esseri umani e sul loro comportamento”. Aggiunse che le infondate attribuzioni di milioni di anni all’evoluzione dell’uomo “e i repentini salti da un cranio all’altro non possono che apparire del tutto fantasiosi a chiunque non sia succube del mito [evoluzionistico]”.
Muggeridge concluse dicendo: “I posteri si meraviglieranno senz’altro, e spero lo trovino molto divertente, che una teoria così sconclusionata e poco convincente abbia fatto presa con tanta facilità sulle menti del XX secolo e sia stata applicata così estesamente e con tanto poco criterio”.
Bibbia & Scienza - 2020