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Nuova introduzione provocatrice a

"L' Origine delle specie" di Darwin1

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Tratto dal periodico francese LE CEP n° 52 (www.le-cep.org)

Riassunto: Nel 1956, tre anni prima del centenario del famoso libro di Darwin, gli editori della versione usuale vollero attualizzarne la presentazione. Si indirizzarono dunque ad uno specialista qualificato, capo biologo del Comonwealth, Williams R. Thompson, il quale scrisse una Introduzione importante, tradotta qui per la prima volta. Vi era presentata una critica metodica e radicale delle principali affermazioni di Darwin, quelle, precisamente, che sono diffuse tra il grande pubblico ed hanno provocato, possiamo dirlo, l'evanescenza della visione cristiana del mondo. La selezione naturale, presentata da Darwin come una causa dell'evoluzione, fu ammessa perché sembra plausibile; ma questo merito, decisivo per convincere il pubblico, non costituisce una prova scientifica. Ugualmente, l'idea di un'evoluzione progressiva non è stata confermata dallo studio delle mutazioni ereditarie. E ancora, la classificazione ben ordinata degli esseri viventi non prova affatto la loro filiazione. La sua persistenza sulle lunghe durate contraddice anche il carattere aleatorio della variazione darviniana. La paleontologia, contrariamente al sentimento comune, refuta Darwin confermando l'assenza delle forme intermedie indispensabili alla teoria.

Bisogna dunque considerare che le speculazioni non verificabili del darvinismo hanno fatto perdere più di 50 anni alla biologia, nel momento stesso in cui esse provocarono il declino del cristianesimo, scartando l'idea di una sovranità divina sull'universo. Ecco ciò che meritava effettivamente di essere detto per il centenario di un tale libro!
Quando gli editori di questa riedizione de L'origine delle specie mi chiesero di scrivere una nuova Introduzione per rimpiazzare quella dell'illustre darviniano, sir Arthur Keith, scritta un quarto di secolo fa, esitai molto ad accettare l'invito.

Ammiro, come lo deve ogni biologo, gli immensi lavori scientifici di Charles Darwin e la sua calda devozione, durante tutta la sua vita, alla sua teoria dell'evoluzione. Ammetto, come ammetteva lui stesso benché non abbia inventato né la dottrina dell'evoluzione organica, né l'idea della selezione naturale, che i suoi argomenti, e specialmente gli argomenti de L'Origine delle specie, convinsero il mondo che egli aveva scoperto la vera spiegazione della diversità biologica e mostrato come gli adattamenti complessi degli esseri viventi si producevano secondo un semplice processo ineluttabile comprensibile anche ai più semplici ed agli illetterati. Ma io non sono convinto che Darwin abbia provato la sua tesi né che la sua influenza sul pensiero scientifico e quello del pubblico in generale sia stata benefica.

Mi sentivo dunque obbligato a spiegare agli editori de l' Everyman Library che la mia Introduzione sarebbe stata molto diversa da quella di sir Arthur Keith e che non potevo accontentarmi di semplici variazioni sull'inno a Darwin e al darvinismo che serve da introduzione a tanti manuali sulla biologia e l'evoluzione, e che ci si potrebbe aspettare in una riedizione de L'Origine delle specie. Gli editori non sollevarono obiezioni e la mia principale difficoltà scomparve. Sono evidentemente ben cosciente che le mie idee saranno considerate come eretiche e reazionarie per molti biologi. Tuttavia, io credo che in scienza l'eresia è una virtù e la reazione sovente una necessità e che, in nessun altro dominio scientifico, l'eresia e la reazione sono più che auspicabili come nella teoria dell'evoluzione. Ho scritto quel che pensavo di dover scrivere; ma la responsabilità degli editori non è in causa.

Ho detto che fu soprattutto L'Origine delle specie ad aver convertito la maggior parte della gente alla dottrina dell'evoluzione. Sir Arthur Keith era del tutto d'accorso. "Nessun libro, dice, è apparso per sostituirlo; L'Origine delle specie è sempre il libro contenente la dimostrazione più completa che la legge dell'evoluzione è vera". Ma più si insiste su questo punto, più è necessario esaminare minuziosamente le prove date ne L'Origine.

Naturalmente, si può essere portati ad accettare una proposizione per vera nonostante delle acquisizioni fallaci o inadatte. Tuttavia, nessuno sosterrà seriamente che è bene fare una cosa, anche giusta, per delle cattive ragioni.

Se gli argomenti non resistono all'analisi, il consenso dev'essere rifiutato, e una conversione generale dovuta a un cattivo argomento dev'essere ritenuta deplorevole.

Per sir Arthur Keith, Darwin è un autore che potrebbe essere classificato tra "il piccolo gruppo chiuso dei grandi Inglesi, dove figura Shakespeare". I critici letterari non sono apparentemente d'accordo con lui. Benché Darwin sia stato sovente considerato come un autore oscuro, si esprime abitualmente in modo molto chiaro; egli non s'interessava alle considerazioni filosofiche né alla definizione esatta dei termini che impiegava.

Nel capitolo finale della prima edizione de L'Origine, dove Darwin ricapitola i suoi argomenti, la parola evoluzione non è neppure menzionata; tuttavia, la proposizione che egli difende può facilmente essere definita: essa specifica che tutti gli organismi che esistono o sono esistiti si sono sviluppati a partire da qualche forma estremamente semplice, anche una sola, per un processo di discendenza con modificazioni. Il meccanismo di queste trasformazioni, benché infinitamente complesso nel suo funzionamento, è molto semplice nel suo principio. Per delle ragioni ancora in parte incomprese, gli organismi hanno tendenza a variare leggermente nei loro diversi caratteri. Queste variazioni devono essere dette aleatorie nel senso che esse non hanno relazione predestinata col benessere dell'organismo. Nondimeno, poiché si producono continuamente in molte direzioni, l'individuo nel quale una variazione particolare si è prodotta avrà un leggero vantaggio sui suoi concorrenti di un particolare ambiente. I vantaggi saranno trasmessi alla sua prole nella quale, a causa della variazione, essi si manifesteranno in gradi differenti e così, di generazione in generazione, si produrrà un adattamento progressivo all'ambiente nel quale i concorrenti male attrezzati spariranno sia per estinzione, sia per adattamento a un ambiente diverso.

Dobbiamo, dice Darwin, ammettere la verità delle proposizioni seguenti2: "(1) che le gradazioni nella perfezione di un qualunque organo o istinto esistono ora o possono essere esistiti, ciascuno buono nel suo genere; (2) che tutti gli organi e istinti sono, anche al grado più leggero, variabili; (3) che esiste una lotta per la vita con il fine della preservazione di ciascuna deviazione, purché utile, della struttura o dell'istinto". Ammesse queste verità, la teoria della discendenza con modificazioni per selezione naturale deve essere ammessa.

Questa spiegazione ha un valore universale. Essa ci permette così di comprendere che ogni potenza, ogni capacità mentale fu un'acquisizione graduale ma necessaria, rendendo così scientificamente comprensibile l'origine e la storia dell'uomo. E, come fu il passato, tale sarà l'avvenire. Possiamo, dice Darwin, intravedere con una certa fiducia "un avvenire tranquillo di una durata ugualmente incalcolabile. E poiché la selezione naturale non lavora che per il bene di ciascun essere, tutte le dotazioni corporali e mentali progrediranno verso la perfezione".

L'idea che la selezione naturale, finalizzata alla sopravvivenza del più forte in popolazioni di individui aventi caratteristiche differenti e rivalizzanti tra di loro, ha prodotto nel corso dei tempi geologici delle trasformazioni graduali a partire da un organismo primitivo semplice per giungere alle forme più alte della vita senza alcun intervento di organizzazione o di forza direttrice, ecco l'essenza della posizione darviniana. L'evoluzione senza scopo né direzione, dice J.S. Huxley, ha finalmente realizzato, con l'uomo, un essere capace di volere e di dirigere il cambiamento evoluzionista. Questa rimane, mi sembra, la concezione dei darviniani moderni più rappresentativi. È vero che Darwin stesso ammetteva un elemento lamarkiano, cioè gli effetti dell'usura e la desuetudine, e sir Arthur Keith lo difese contro chi lo accusava di non contare che sulla selezione naturale; ma questa sarebbe piuttosto, nella visione moderna, una virtù della teoria darviniana, poiché l'eredità dei caratteri acquisiti è ora generalmente respinta dai biologi.

Dobbiamo adesso esaminare gli argomenti "che dimostrano che la legge dell'evoluzione è vera".

Il primo argomento di Darwin, al quale consacrò molto lavoro, è che esistono delle grandi variazioni tra gli individui di numerose specie3. Questa realtà delle variazioni è particolarmente evidente tra gli animali e le piante domestici. Da questi fatti innegabili Darwin trae numerose conclusioni.

Una di queste fu che le specie non sono strettamente immutabili, ciò che pretendevano abitualmente i biologi. Tra i diversi tipi di specie domestiche, le differenze sono sovente ben più grandi di quelle che esistono tra le specie selvagge, e anche tra queste è spesso molto difficile decidere se una forma particolare è una specie o una varietà. La grande differenza esistente tra le forme delle specie domestiche mostra che la variazione può essere stimolata da condizioni particolari e che la selezione artificiale operata dagli allevatori ha prodotto delle forme con dei caratteri estremamente distintivi. Le differenze tra le diverse specie di violette o tra quelle di imenotteri del genere Mesoleius, per esempio, sono chiaramente molto meno evidenti di quelle tra un pechinese e un setter irlandese, o tra una mela renetta e una golden.

Darwin sottolinea che in certe condizioni si producono degli individui anormali; e sostiene che è impossibile tracciare una linea tra queste mostruosità e gli individui considerati come normali4. Questi argomenti convergenti mostrano che quella che noi chiamiamo una specie non è che una tappa transitoria in una successione genealogica che non può, in nessun momento, essere ritenuta avere un'essenza o una natura permanente definibile. Non esiste dunque nessun ostacolo intrinseco a un'evoluzione illimitata e le condizioni estrinseche per ciò esistono.

Riferendosi ai fatti, Darwin non poteva provare che la selezione naturale dirige il corso dell'evoluzione.

Tuttavia, egli era convinto che tutti gli organismi tendono a moltiplicarsi in una proporzione geometrica, che ognuno vive lottando per i propri bisogni in un certo periodo della sua vita e che, tra gli individui differenti tra loro anche in grado leggero, il più adatto deve sopravvivere e trasmettere i suoi caratteri ai rampolli; e dato che questi caratteri continueranno a variare, la selezione naturale va progressivamente a migliorare gli adattamenti e la dotazione di ciascuna specie5. "Ciò che arresta la tendenza naturale di ciascuna specie ad aumentare di numero, dice Darwin, è molto oscuro… Noi non sappiamo esattamente quali siano i freni, neppure per un solo caso".

Egli poteva mostrare con esempi che nella natura vi è una grande distruzione di individui e indicare alcune delle cause di questa distruzione; ma non aveva da offrire che poche prove dettagliate concernenti l'azione della selezione naturale.

Che la selezione naturale abbia prodotto o meno la diversità passata e attuale delle forme organiche, questa diversità esiste, non solo nello spazio ma anche nel tempo. Dei fatti come la presenza di specie diverse appartenenti allo stesso genere in differenti isole della stessa regione si accordano con l'idea di discendenza con modificazione a partire da un antenato comune, come è l'assenza, in alcune isole isolate, di organismi senza potere attivo di migrazione, e la presenza di altri, come pipistrelli e uccelli, aventi un legame tassonomico con quelli dei continenti.

Altri argomenti erano avanzati da Darwin: il lento cambiamento e l'apparente progressione delle forme organiche negli strati geologici6, prova dell'esistenza nel passato di una grande diversità di organismi ora estinti; la similitudine, negli stadi embrionali, di organismi che in età adulta7 sono molto diversi; l'esistenza di organi rudimentali; e il fatto che una classificazione naturale degli organismi è possibile poiché questo indica una reale consanguineità ed è dunque, in un certo senso, uno specchio del sistema genealogico per il quale essi hanno visto la luce.

Ho cercato di includere in un riassunto necessariamente breve i punti più importanti dell'argomentazione di Darwin senza cercare di indebolirne la presentazione. Se Darwin ha convinto il mondo che le specie sono apparse per evoluzione e per selezione naturale lo ha fatto, penso, con gli argomenti che ho menzionato. Ma in un affare di questo genere molto dipende dal modo col quale gli argomenti sono presentati. Darwin considerava che la dottrina dell'origine delle forme viventi per discendenza con modificazioni, anche se ben stabilita, non fosse soddisfacente fintanto che le cause non fossero correttamente identificate. Così, la sua teoria delle modificazioni per selezione naturale era per lui di assoluta e capitale importanza.

Poiché non disponeva, all'epoca della pubblicazione de L'Origine, di nessun corpo di prove sperimentali per sostenere la sua teoria, ricorse ad argomenti speculativi. L'argomentazione degli evoluzionisti, dice Quatrefages, rende estremamente difficile la discussione delle loro idee. Delle convinzioni personali, delle semplici possibilità, sono presentate come prove, o almeno come argomenti validi in favore della teoria8. Come esempio, Quatrefages cita la spiegazione di Darwin di come la cincia poteva essere trasformata in uccello schiaccianoci per l'accumulo di piccoli cambiamenti di struttura e d'istinto dovuti alla selezione naturale; poi incominciava a dimostrare che è molto facile trasformare lo schiaccianoci in cincia. La dimostrazione può essere modificata senza difficoltà per adattarsi a qualunque caso, tuttavia è senza valore scientifico poiché inverificabile. E siccome l'immaginazione è senza freni, è facile dare l'impressione che si è dato un esempio concreto di vera trasmutazione9.

Il tutto è molto convincente a causa dell'estrema semplicità fondamentale della spiegazione darviniana. Il lettore può ignorare tutto dei processi biologici, ma ha comunque l'impressione di comprendere veramente e, in un certo senso, di signoreggiare il meccanismo per il quale la meravigliosa varietà delle forme viventi è stata prodotta. Fu certamente questa la ragione principale del successo de L'Origine. Un'altra è il carattere inafferrabile dell'argomento darviniano.

Ciascuna caratteristica degli organismi permane in esistenza perché essa ha un valore di sopravvivenza. Ma questo valore si riferisce alla lotta per la vita. Noi non siamo dunque obbligati a prendere posizione sul significato delle differenze tra individui o specie poiché il possessore di una data modificazione può, nel corso della vita, salire o scendere. D'altro canto, se vogliamo, noi possiamo prendere posizione poiché è impossibile rifiutare la nostra affermazione. La plausibilità dell'argomento elimina il bisogno di prova e la sua natura stessa dà una sorta d'immunità contro la confutazione. Ne L'Origine, Darwin non ha mostrato che le specie erano nate per selezione naturale; egli ha semplicemente mostrato, sulla base di alcuni fatti e presupposti, come questo avrebbe potuto prodursi, e siccome se ne convinse lui stesso, fu capace di convincere gli altri.

Ma i fatti e le interpretazioni sui quali Darwin si appoggiava hanno ora smesso di convincere. Le ricerche persistenti sull'eredità e le variazioni hanno scosso la posizione darviniana. Ora sappiamo che le variazioni causate dai cambiamenti dell'ambiente -le differenze individuali considerate da Darwin come la materia sulla quale agisce la selezione naturale- non sono ereditarie.

Noi possiamo, per selezione, separare in una popolazione naturale un numero di linee pure o genotipi, ciascuna possedente per un dato carattere la sua curva speciale di variabilità; ma non possiamo cambiare questa curva per selezione all'interno del genotipo. Per esempio, in una certa linea pura di mosche, quelle che hanno le ali più lunghe possono, in teoria, avere un vantaggio, benché io non veda come dimostrarlo. Ma noi non possiamo, scegliendo e accoppiando queste mosche dalle ali lunghe, produrre un accrescimento progressivo della proporzione delle mosche dalle ali lunghe, né un aumento progressivo della lunghezza delle ali.

È vero che certe variazioni sono ereditarie. Le si chiama mutazioni; ma esse non si sviluppano gradualmente, appaiono subitaneamente e mantengono la loro natura.

Le varietà di piante e di animali domestici sono il risultato di mutazioni10. Ma queste forme devono essere eliminate nella natura, se no essa offrirebbe uno spettacolo completamente diverso della realtà. Ciò è in parte dovuto al fatto che le mutazioni non sono di natura adattativa.

Se diciamo che è solo per caso che esse sono utili, diamo prova di troppa indulgenza. In generale sono inutili, nocive o mortali. Lo stesso Darwin non pensava che le razze di animali domestici potessero sopravvivere nella natura, ma i darviniani moderni sono obbligati a spiegare l'evoluzione per mutazioni. Se noi minimizziamo o almeno limitiamo il valore della sopravvivenza dei caratteri in generale, possiamo ammettere che certe disposizioni morfologiche caratteristiche possono ben essere il risultato di mutazioni. Ma i neo-darviniani si attaccano fermamente alla credenza che ogni carattere specifico ha valore di sopravvivenza. A mio avviso, questo li mette in una posizione molto imbarazzante.

Per comprendere quanto poco convincente sia la loro posizione, basta guardare il fatto della correlazione organica.

Curiosamente, benché Darwin conoscesse evidentemente l'opera di Cuvier, non tenne in pratica alcun conto, ne L'Origine, del principio di correlazione adattiva enunciata da Cuvier. Per Darwin, la correlazione è solamente una coincidenza di caratteri tale che "la relazione tra gli occhi blu e la sordità nel gatto, il colore del carapace della tartaruga e il suo sesso femminile, la pelle implume e la pelle tra le dita esterne dei piccioni, la presenza di più o meno lanugine sui giovani uccelli appena usciti dal guscio con il colore futuro del loro piumaggio; o ancora, tra i peli e i denti nel cane turco nudo…". In realtà, le osservazioni di Darwin suggeriscono che egli vede la correlazione come una connessione materiale tra delle malformazioni piuttosto che come un adattamento. I suoi discepoli moderni in generale semplicemente ignorano il problema della correlazione. Infatti è più facile ignorarlo che risolverlo11.

Come ha detto Émile Guyénot, le mutazioni sono impotenti a spiegare l'adattamento generale che è alla base dell'organizzazione. "È impossibile produrre il mondo vivente -dove la nota dominante è l'organizzazione funzionale, la variazione correlata e il progresso- a partire da una serie di avvenimenti aleatori".

La situazione è, dunque, che se i darviniani moderni hanno ben conservato l'essenziale della meccanica evoluzionista di Darwin, vale a dire la selezione naturale agente su delle variazioni ereditarie aleatorie, la loro spiegazione, plausibile al tempo di Darwin, non lo è più oggigiorno.

Si è detto che la sostituzione di gemmule (particolato)12 attraverso il miscuglio delle eredità faceva scomparire una seria difficoltà per la posizione di Darwin. Ora, la conclusione che l'evoluzione progressiva risultava dal miscuglio delle eredità era già certamente una debolezza nell'argomentazione de L'Origine13, ma la nozione di gemmula introduce altre difficoltà.

Un punto importante della dottrina di Darwin, come esposto ne L'Origine, era la convinzione che l'evoluzione è un processo progressivo. "Noi possiamo contare, dice, su un avvenire sicuro di una durata incalcolabile. E poiché la selezione naturale lavora solo per il bene di ciascun essere, ogni acquisto corporale o mentale tenderà a progredire verso la perfezione". I contemporanei della regina Vittoria accettarono questa idea con entusiasmo.

Devo solamente dire che, su questo punto, Darwin era incoerente poiché, secondo lui, la selezione naturale agisce non solo per la sopravvivenza del più atto, ma anche per lo sterminio dei meno adatti, e può produrre sia un deterioramento anatomico che un miglioramento.

In ragione dell'esistenza di differenti genotipi all'interno di una specie e dei loro differenti caratteri di adattamento, alcuni campioni di una popolazione molto importante prelevati in diversi luoghi possono apparire differenti sotto diversi aspetti.

Ugualmente, come una popolazione di questo genere distribuitasi a partire da un centro (come nel caso dell'introduzione di un insetto) possa sviluppare delle varietà locali sufficientemente marcate per essere ritenute delle specie da un tassonomista, questo può essere ammesso volentieri. Inoltre, se consideriamo lo sviluppo di un organismo complesso a partire dalla cellula germinale strutturalmente semplice, dobbiamo riconoscere che, almeno in questo dominio, l'evoluzione nel senso classico è un fatto accessibile all'osservazione diretta14. Ma questi fatti sono molto lontani dalle speculazioni de L'Origine e dal concetto vittoriano di evoluzione.

Non è neppure necessario dilungarsi su tutti gli argomenti minori avanzati da Darwin. Essi consistono essenzialmente in traduzioni di certi fatti in termini di teoria evoluzionista, o, in altre parole, della loro storia. Se un organismo possiede una struttura senza funzione riconosciuta ma somigliante alla riduzione di una struttura funzionale esistente in qualche altra forma, essa sarà considerata come un "rudimento" la cui esistenza non si spiega che come un vestigio gradualmente svalutato venente da un antenato lontano dove questo vestigio era ben sviluppato e funzionale.

È chiaro che questa supposizione non ha alcun valore dimostrativo. Ha bisogno essa stessa di una dimostrazione.

A meno di adottare il postulato darviniano che tutti i tratti hanno un valore di sopravvivenza, non è necessario supporre che essi hanno, o hanno mai avuto, delle funzioni definite. Alcuni pretesi rudimenti, come gli omologhi delle ghiandole mammarie nell'uomo maschio, non possono, esclusivamente sulla base dei fatti disponibili, essere stati ereditati da un antenato nel quale erano funzionali. Altri, che si credevano inutili, hanno delle funzioni ben definite.

L'esistenza tra le balene di denti transitori e di piccole ossa sepolte nella carne ma corrispondenti al bacino, al femore e alla tibia, è generalmente considerata come una prova della loro discendenza a partire da antenati del tipo tetrapode con denti funzionali15. Ma, innanzitutto, alcuni anatomisti considerano che queste strutture giochino un ruolo importante nello sviluppo; secondariamente, noi non abbiamo prove di discesa di antenati tra i quali queste strutture erano maggiormente sviluppate; in terzo luogo, è chiaro che se esse esistono ora non è necessariamente perché esistevano nel passato, ma perché delle cause presenti agiscono per produrle. Alcuni di questi casi, come quelli di "convergenza" anatomica e di omologia, dimostrano in realtà che vi è un gran numero di organismi che differiscono considerevolmente nei dettagli di struttura pur essendo costruiti secondo lo stesso piano fondamentale. Ma questa non è una prova della loro discendenza a partire da un antenato avente questo tipo anatomico. Bisognerebbe provarlo. Si può dire che, a meno di ammettere questo, si deve fare la supposizione ancora più difficile che numerosi tipi complessi sono apparsi in modo indipendente. Questo è un punto, da notare, che Darwin sollevò contro Lamarck. Ma, per parte mia, io non mi sento obbligato a esprimere la mia opinione in merito. Darwin stesso considerava che l'idea di evoluzione era insoddisfacente fintanto che il suo meccanismo restava inspiegato. Io sono d'accordo, e poiché nessuno mi ha spiegato in modo soddisfacente come ha potuto prodursi l'evoluzione, non mi sento costretto a dire che si è prodotta. Preferisco dire che su questo soggetto la nostra informazione è inadeguata.

Darwin ha suggerito ne L'Origine che lo sviluppo dell'embrione fornisce la prova dell'evoluzione. Ha postulato che i caratteri appaiono nell'embrione allo stadio al quale si svilupparono nell'antenato, così che i nuovi sviluppi possono essere fissati, per così dire, a una fase dello sviluppo ancestrale; poiché Darwin sosteneva anche che le piccole variazioni, da cui, a suo avviso, dipendeva l'evoluzione "… non appaiono generalmente ad ogni inizio della vita".

Questa idea -elaborata da altri ricercatori- è finalmente divenuta, nelle mani di Haeckel, la "grande legge biogenetica16" secondo la quale l'ontogenesi ricapitola la filogenesi, o ancora, come hanno detto i suoi propagandisti: l'animale, nel corso del suo sviluppo "risale il suo albero genealogico". Una legge naturale non può essere stabilita che come un'induzione a partire dai fatti. Haeckel era naturalmente incapace di farlo. Ciò che egli fece fu di arrangiare le forme della vita animale in una serie andante dal semplice al complesso, intercalando delle identità immaginarie quando vi era discontinuità, dando poi alle fasi embrionali i nomi corrispondenti agli stadi della pretesa serie evolutiva. I casi nei quali questo parallelismo non esisteva erano trattati col semplice espediente di dire che lo sviluppo embrionale era stato falsificato. Quando la "convergenza" degli embrioni non era del tutto soddisfacente17, Haeckel modificava le illustrazioni per adattarle alla sua teoria. Le falsificazioni erano leggere ma significative. La "legge biogenetica" come prova dell'evoluzione è dunque senza valore.

Un argomento più importante agli occhi dello stesso Darwin, era la possibilità di classificare gli organismi. Ogni vera classificazione, diceva, è genealogica. La discendenza comune "… è il legame nascosto che i naturalisti hanno cercato inconsciamente". L'arrangiamento dei gruppi in ogni classe, "rispettosa della subordinazione e relazione agli altri gruppi, deve essere strettamente genealogica per essere naturale".

E ancora, "… il sistema naturale è genealogico nel suo concatenamento, come un pedigree; ma i gradi di modificazione che i differenti gruppi hanno subito devono esprimersi classificandoli in: generi, sottofamiglie, selezioni, ordini e classi differenti". Ciò che noi chiamiamo il sistema naturale di classificazione è una prova dell'evoluzione poiché non può spiegarsi che con l'evoluzione.

La plausibilità dell'argomento è evidente, anche se non è così convincente come appare a prima vista. Per la teoria darviniana, l'evoluzione è essenzialmente non diretta, non è che il risultato della selezione naturale agente su delle piccole variazioni fortuite.

L'argomento implica espressamente che niente è esente da questo processo evolutivo. Di conseguenza, l'ultima cosa che dovremmo attenderci, sulla base dei principi darviniani, è la persistenza di alcuni piani strutturali comuni fondamentali; tuttavia è questo quello che troviamo. Il mondo animale, per esempio, può essere diviso in alcune decine di gruppi o phyla, che non sono tutti morfologicamente così coerenti e nettamente definiti come noi vorremmo per la loro classificazione, ma che sono nondimeno delle entità stabili e definibili dal punto vista tassonomico. Ogni animale identificabile finora esistito può essere inquadrato tra questi gruppi. In generale, i gruppi subordinati sono anch'essi ben definiti. Si può dire al primo colpo d'occhio a quale Ordine o Famiglia un dato insetto appartiene. Come ho già detto, vi è sovente controversia e incertezza sulle definizioni dei generi, specie e varietà; ma l'insieme del sistema tassonomico appare come un accomodamento ordinato di entità nettamente distinte, che sono tali perché sono separate da intervalli. Darwin spiegava questi intervalli con l'ipotesi che gli intermediari sono costantemente eliminati dalla selezione naturale. Io non penso che ci si possa chiedere di accettare questa supposizione non provata come un argomento in favore del darvinismo. In ogni caso, essa non ha alcun rapporto con la persistenza, nel corso dei tempi geologici e malgrado le variazioni fortuite e la selezione naturale, dei piani anatomici fondamentali presentati dai grandi gruppi. Darwin ha ripetuto più volte che i caratteri ereditati da lungo tempo divenivano stabili, e forse considerava che la persistenza di tipi morfologici potesse spiegarsi così.

Ma senza introdurre delle considerazioni del tutto estranee al suo sistema, noi non possiamo spiegare perché il tipo anatomico dell'Echinoderma o dell'Insetto ha continuato ad essere ereditato. Siccome tutti gli organismi che conosciamo sono generati da altri organismi, è naturale interpretare la classificazione biologica in termini di genealogia, anche se non tutte le cose che possono essere classificate sono forzatamente legate dalla generazione. L'ordinamento degli elementi chimici e dei loro composti è una vera classificazione, così come quello delle forme geometriche, e tuttavia nessuna considerazione di genealogia vi è implicata.

Sotto questo aspetto, si vede facilmente che in realtà il sistema di classificazione degli esseri viventi è semplicemente basato sulle caratteristiche degli organismi così come si presentano qui e ora. Il fondamento di queste caratteristiche attuali è la loro costituzione fisico-chimica. Se noi vogliamo costruire una classificazione genealogica, non possiamo farlo con una collezione di astrazioni tratte dalla nostra ripartizione degli organismi esistenti, ma dobbiamo scoprire da quali forme gli organismi attuali sono veramente passati. Se tali fatti storici non possono essere attestati, allora è inutile cercare dei sostituti, e dal solo fatto che una classificazione è possibile, non possiamo certamente dedurne che essa è genealogica e che costituisce una prova qualunque dell'evoluzione.

L'evoluzione, se è avvenuta, può in un senso largo essere qualificata come processo storico; di conseguenza per mostrare che essa si è veramente prodotta la prova storica è necessaria. La Storia, in senso stretto, dipende dalla testimonianza umana. Poiché questo non è disponibile a proposito dello sviluppo della vita nel mondo, dobbiamo accontentarci di qualcosa di meno soddisfacente. La sola prova disponibile è quella dei fossili. È stato sottolineato sia dai partigiani che dagli avversari della dottrina evoluzionista che, anche se potessimo dimostrare la successione cronologica di certi organismi, questa non sarebbe una prova di discendenza. Potrà sembrare una furberia, ma se mettiamo in una gabbia un paio di mosche e le lasciamo riprodurre, noi non dubitiamo che le mosche che troveremo dopo un mese saranno le discendenti del paio iniziale.

Parimenti, se in una formazione geologica apparentemente non perturbata noi troviamo a un livello superiore delle conchiglie di chiocciole molto simili a quelle di un livello inferiore, possiamo ragionevolmente concludere che esiste una connessione genealogica tra i due gruppi, anche se non possiamo seguire la discendenza da individuo a individuo, come richiesto in un vero albero genealogico.

Di conseguenza, se troviamo negli strati geologici una serie di fossili mostranti una transizione graduale da forma semplice a forme complesse e se siamo certi che essa corrisponde a una vera sequenza cronologica, allora saremo inclini a pensare che l'evoluzione darviniana ha avuto luogo, anche se il suo meccanismo resta sconosciuto18. Questo è certamente ciò che Darwin avrebbe amato scrivere, ma evidentemente era incapace di farlo. Ciò che i dati disponibili mostravano, era la notevole assenza di numerose forme intermedie che la sua teoria esigeva, l'assenza di tipi primitivi che avrebbero dovuto trovarsi negli strati considerati come i più antichi, e l'apparizione subitanea dei principali gruppi tassonomici.

Di fronte a queste difficoltà, Darwin non poté che dolersi dell'imperfezione dei documenti geologici, e suggerire che se essi fossero stati perfetti avrebbero fornito le prove delle sue vedute. È dunque chiaro che le prove paleontologiche a sua disposizione, poiché non avevano condotto i naturalisti competenti a credere nell'evoluzione, non potevano giustificare che una sospensione del giudizio.

Certo, lo stato dei fossili è insoddisfacente, poiché i tessuti molli sono generalmente scomparsi lasciando solo la struttura dello scheletro sovente molto deformata. Gli insetti fossili del gruppo che mi è più famigliare non possono essere identificati con precisione, neanche fino al genere vicino. È evidente che molti organismi ora estinti sono esistiti nel passato, ma non potremo mai conoscerli come conosciamo le forme viventi.

La successione cronologica dei fossili è anch'essa oggetto di un dubbio, giacché sembra che, generalmente, l'età delle rocce non è determinata dal loro carattere intrinseco ma dai fossili che contengono, mentre la successione dei fossili è determinata dalla successione degli strati. Si pensava anche che i fossili dovessero apparire in un certo ordine, corrispondente grossolanamente alle tappe dello sviluppo embriologico. Di fatto gli strati, e dunque i fossili che essi contengono, non si presentano sempre nell'ordine atteso. In certe parti del mondo, per esempio, il Cambriano, considerato come la formazione fossilifera più antica, riposa sul Cretaceo, considerato come relativamente recente; in altre parti del mondo, è sul Cretaceo che i letti terziari appaiono al posto del Cambriano, direttamente sul granito. Talvolta la natura dei depositi tende e far credere che essi sono cronologicamente continui poiché si distinguono solo dai fossili che contengono. Diverse ipotesi sono state emesse per spiegare queste distorsioni alla teoria, e benché esse siano sovente oggetto di controversie tra geologi, io non penso che i problemi ai quali si riferiscono siano insolubili19.

D'altra parte, mi sembra che Darwin, ne L'Origine, non fu capace di avanzare una prova paleontologica sufficiente per sostenere le sue vedute e che anzi la prova che egli diede era loro contraria; posso dire che la situazione non è molto diversa oggigiorno. I paleontologi darviniani moderni sono obbligati, come i loro predecessori e come Darwin, a edulcorare i fatti con delle ipotesi sussidiarie che, anche se plausibili, sono per loro natura inverificabili.

Si è detto che, benché non si trovino nei depositi geologici gli intermediari richiesti dalla teoria darviniana, ne sono stati esumati alcuni di molto sorprendenti, il cui esempio classico più citato è l'Archaeopteryx20. A me tuttavia sembra che, poiché gli strati geologici rappresentano probabilmente delle condizioni di ambienti molto differenti da quelli di oggi, i prelievi fatti possono essere ritenuti come corrispondenti a quelli che sono fatti in Europa continentale o sotto i Tropici in rapporto alla flora e alla fauna delle isole Britanniche.

Con l'estensione della gamma delle nostre raccolte, noi arricchiamo inevitabilmente la nostra rappresentazione di gruppi diversi, trascinante necessariamente e fatalmente l'apparizione di intermediari tra le forme prelevate nella regione limitata del nostro punto di partenza. Riconoscere questo fatto, relativamente alle nostre raccolte di organismi esistenti qui e ora, non ci costringe necessariamente a un'opinione qualunque sull'origine delle specie; e la stessa cosa è vera per le raccolte di fossili.

L'Origine delle specie ha convertito la maggior parte dei suoi lettori a una fede nell'evoluzione darviniana. Dobbiamo però chiederci se fu un vantaggio o uno svantaggio per la biologia e per l'umanità. Sir Arthur Keith, come abbiamo visto, non aveva nessun dubbio al riguardo, ed alcuni dei propagandisti darviniani erano più positivi ancora.

Parlando nella sua Anthropogenie della controversia evoluzionista, Haeckel afferma che in questa battaglia intellettuale che appassionava tutte le parti pensanti dell'umanità e preparava per l'avvenire una società veramente umana, noi vediamo, da una parte, sotto lo splendido stendardo della scienza, la liberazione dello spirito, la verità, la ragione, la civiltà, lo sviluppo e il progresso. Nell'altro campo, sotto la bandiera della gerarchia, la servitù intellettuale, l'errore, l'irrazionalità, i modi di vita barbari, la superstizione e la decadenza. Di recente, un propagandista dell'evoluzione ha detto che senza la dottrina dell'evoluzione, la biologia, salvo in certi domini ristretti, diveniva inintelligibile21.

Io sono incapace di accettare queste idee. Non contesto il fatto che l'avvento dell'idea evoluzionista, dovuto principalmente a L'Origine, stimolò grandemente la ricerca biologica. Ma mi sembra che, proprio a causa della natura dello stimulus, una grande parte di questo lavoro fu orientata in direzioni sterili o consacrata all'inseguimento fuochi fatui. Io non sono il solo biologo di questo avviso. La convinzione darviniana che l'evoluzione risulti dalla selezione naturale agente su piccole variazioni fortuite doveva ritardare di mezzo secolo, dice Guyénot, il progresso delle ricerche sull'evoluzione.

Le ricerche veramente fruttuose sull'eredità non sono mai cominciate prima della riscoperta, nel 1900, dell'opera fondamentale di Mendel, pubblicata nel 1865, e che non doveva nulla all'opera di Darwin. Nella sua grande opera Growth and Form22 d'Arcy Thompson notò l'effetto debilitante della teoria darviniana.

"Fintanto che le 'variazioni fortuite' e la 'sopravvivenza del più atto' restano radicate come ipotesi fondamentali e soddisfacenti nella filosofia della biologia, altrettanto a lungo queste 'cause speciose e soddisfacenti' ritarderanno 'l'inchiesta seria e minuziosa' con grande pregiudizio delle scoperte future". Molto tempo fu perso a produrre degli alberi genealogici inverificabili. Per esempio, con degli argomenti plausibili ma poco convincenti, gli zoologi hanno "dimostrato" la discendenza dei vertebrati a partire da quasi tutti i gruppi di invertebrati. Durante i 30 anni dal 1870 al 1900, ci fu un'immensa concentrazione di sforzi in embriologia, ispirati dalla "legge biogenetica". Qui ancora l'obiettivo principale era il depistaggio degli antenati. Il tentativo di spiegare lo sviluppo secondo le sue cause fisiche reali, fu respinto con disprezzo da alcuni autori come Haeckel. "… Abbiamo di meglio da fare in embriologia, disse uno di loro, che discutere le tensioni degli strati embrionali e altre questioni simili poiché, necessariamente, tutte le spiegazioni devono essere di natura filogenetica". Poco a poco si comprese che questi obiettivi non erano raggiungibili. L'embriologia allora cessò di essere alla moda. Anche i tassonomisti seguirono il movimento, costruendo ipotetici antenati per i loro gruppi e spiegando la derivazione delle forme attuali a partire da queste entità immaginarie.

Io non nego evidentemente che una grande quantità di informazioni preziose fu acquisita da tali studi, ma credo che essa avrebbe potuto essere ottenuta più efficacemente su una base puramente obiettiva. La mia impressione è anche che, benché tali informazioni restassero improduttive da un punto di vista darviniano, ciò non fu generalmente riconosciuto. Le lacune dei dati erano rappezzate con delle ipotesi, e il lettore ha l'impressione che, se i fatti non sostengono la teoria, dovrebbero invece farlo.

Un effetto durevole e deplorevole del successo de L'Origine fu l'assuefazione dei biologi alla speculazione inverificabile. Delle "spiegazioni" sull'origine delle strutture, degli istinti e attitudini mentali di ogni tipo, in termini di principi darviniani, marcate della plausibilità darviniana ma disperatamente inverificabili, uscirono a flutti da ogni centro di ricerca.

Le speculazioni sull'origine e il significato delle rassomiglianze tra animali, o tra gli animali e il loro ambiente e il significato dei colori sgargianti che essi sovente mostrano, ne costituiscono gli esempi più conosciuti. Nell'articolo sul Mimétisme della 14ª edizione dell'Encyclopaedia Britannica, troviamo una notevole spiegazione della forma degli insetti tropicali appartenenti al gruppo dei "porta-lanterna". La testa di questi insetti, che non è molto grande, assomiglia, in miniatura, alla testa di un alligatore prolungata da un muso alla base del quale si trova una protuberanza simile a un occhio mentre, lungo il lato, delle formazioni assomigliano a minuscoli denti. Per curiosa che sia la somiglianza, si tratta chiaramente di una pura coincidenza. L'insetto nel suo insieme non assomiglia per niente a un alligatore. Tuttavia, per l'autore darviniano dell'articolo, abbiamo qui un esempio di sviluppo di una rassomiglianza protettrice per la selezione naturale. La similitudine tra la testa dell'insetto e quella dell'alligatore è una protezione contro le scimmie. La scimmia in realtà non confonde l'insetto con l'alligatore, ma la vista della sua testa le ricorda un giorno in cui un alligatore cercò di rapirla mentre si abbeverava a un ruscello. Ecco l'effetto dei fantasmi darviniani sul pensiero biologico!

Il successo del darvinismo fu accompagnato da un declino dell'onestà scientifica. Questo fu già evidente con le affermazioni temerarie di Haeckel23 e l'argomentazione mutevole, tortuosa e teatrale di Thomas H. Huxley. Un esempio sconcertante, scoperto solo recentemente, è quello della modificazione del cranio perpetrata a Piltdown al fine di poterlo utilizzare come prova della discendenza dell'uomo dalla scimmia24.

Ma anche prima di questo, un caso simile di manipolazione di prove fu finalmente rivelato dall'inventore del Pitecantropo25, che ammise, molti anni dopo il suo rapporto sensazionale, che aveva trovato nella stessa ricerca delle ossa incontestabilmente umane. Benché questi fatti siano ora ben conosciuti, un'opera pubblicata nel 1943 accetta ancora la diagnostica del Pitecantropo data da Dubois come essente una creatura con un femore di forma umana permettente la posizione eretta.

Nel 1947, un'esposizione a Londra, destinata all'educazione del pubblico, presentava lo sviluppo dell'uomo in modo tale che insinuasse la verità della "legge biogenetica"; e nella stessa esposizione si trovavano delle ricostruzioni problematiche che mostravano la discendenza dell'uomo includendovi l'uomo di Piltdown.

Come sappiamo, esistono grandi divergenze di opinione tra i biologi, non solo sulle cause dell'evoluzione ma anche sul suo reale processo. Queste divergenze esistono perché la prova non è soddisfacente e non permette nessuna conclusione certa.

È dunque giusto e appropriato attirare l'attenzione del pubblico non scientifico sui disaccordi a proposito dell'evoluzione; ma alcune recenti osservazioni di evoluzionisti mostrano che essi trovano tutto questo irragionevole. Questa situazione, dove degli studiosi prendono la difesa di una dottrina che essi sono incapaci di definire scientificamente e ancor meno di dimostrare con rigore scientifico, provando a mantenere il suo credito nel pubblico con la soppressione delle critiche e l'eliminazione delle difficoltà, è una situazione anormale e indesiderabile in scienza.

È difficile valutare l'impatto de L'Origine sulla mentalità pubblica. Esso deve essere considerato in unione con la successiva opera di Darwin, L'Ascendenza dell'Uomo, e con gli scritti dei suoi partigiani di numerosi paesi. Tuttavia, sir Arthur Keith ha detto che Darwin stesso aveva fatto più di tutti per levare "il velo dalla superstizione" nell'umanità e, in un altro passo, che il darvinismo è "una dottrina fondamentale della liturgia razionalista". Queste osservazioni lasciano intendere che a suo avviso il declino della fede nel soprannaturale, e probabilmente il declino del cristianesimo, sono largamente dovuti all'influenza di Darwin. Io credo che ci sia molto da dire in favore di questa opinione. È vero che ne L'Origine Darwin parla della vita come "essere stata data inizialmente ad alcune forme o ad una sola", e fa riferimento a un Creatore26. Da un'altra parte, egli si eleva contro la generazione spontanea, sostenuta da Lamarck. Ma io credo che quest'obiezione si indirizzava soprattutto a un'idea che avrebbe limitato l'estensione esplicativa della sua stessa teoria.

Benché l'opera di Darwin non contenga alcun attacco diretto contro la visione cristiana del mondo, gli è opposta su numerosi punti cruciali. Il racconto biblico della creazione degli esseri viventi può essere interpretato, e lo è stato sovente, in un modo più o meno compatibile con la dottrina dell'evoluzione. Dei propagandisti come T.H. Huxley, hanno fatto ogni sforzo per frenare questa possibilità e provare che l'ortodossia cristiana implica un'interpretazione letterale della Genesi, inconciliabile con l'evoluzionismo. Lo stesso Darwin, malgrado avesse inizialmente alcune idee vagamente cristiane, le abbandonò ben presto e cessò di credere nella rivelazione cristiana.

La dottrina dell'evoluzione per selezione naturale, così com'è formulata da Darwin e come i suoi discepoli la spiegano ancora, ha un forte profumo antireligioso. Ciò è dovuto al fatto che gli adattamenti complessi e le coordinazioni che noi vediamo tra gli esseri viventi, evocando naturalmente l'idea di finalità e di disegno, e dunque di una Provvidenza intelligente, sono spiegate, secondo ciò che sembra un argomento rigoroso, come risultanti dal caso. Si può dire, e i teologi più ortodossi lo sostengono, che Dio controlla e dirige anche gli avvenimenti dovuti al caso; ma i darvinisti respingono categoricamente quest'affermazione ed è chiaro che nel libro di Darwin l'evoluzione è presentata come un processo essenzialmente non diretto.

Per la maggioranza dei suoi lettori dunque, L'Origine ha effettivamente fatto svanire la prova di un controllo provvidenziale sull'universo. Si potrà dire che è colpa loro. Nondimeno, lo scacco di Darwin e dei suoi successori nel tentare una valutazione equa delle questioni religiose in gioco, rivela una stupidità deplorevole e una mancanza di responsabilità. Inoltre, su un piano puramente filosofico, la dottrina darviniana dell'evoluzione comporta alcune difficoltà che Darwin e Huxley erano incapaci di apprezzare.

Tra gli organismi semplicemente viventi, quelli che vivono e provano delle sensazioni e quelli che vivono ed hanno delle sensazioni e una ragione, esistono -è il parere di rispettabili filosofi- delle brusche transizioni corrispondenti a un'ascensione nella scala degli esseri, ed essi pensano che le forze del mondo materiale non possano produrre tali transizioni.

Non cercherò di discutere qui questa difficile questione. Nondimeno, è chiaro che questa concezione è sempre stata quella dell'umanità in generale. Che le piante, gli animali e l'uomo possano essere distinti perché sono radicalmente differenti, è una convinzione di buon senso, o lo era almeno fino all'epoca di Darwin. I biologi sono ancora d'accordo per una separazione tra le piante e gli animali, ma l'idea che la differenza tra l'uomo e l'animale sia solamente di grado è ora così diffusa tra loro che anche gli psicologi non cercano più di utilizzare delle parole come "ragione" o "intelligenza" secondo il loro senso esatto.

Questa tendenza generale a eliminare, per mezzo di speculazioni non verificabili, i limiti delle categorie che ci offre la Natura, è l'eredità legata alla biologia de L'origine delle specie. Per stabilire la continuità che la teoria richiede, si invocano degli argomenti storici benché la prova storica manchi. Così si costruiscono questi fragili giri di ipotesi impilati gli uni sugli altri, dove realtà e fiction si mescolano in una inestricabile confusione. Che queste costruzioni rispondano a un appetito naturale è fuori dubbio. È ugualmente certo che nel suo libro Darwin ha creato quello che si può chiamare il metodo classico per soddisfare questo appetito. Noi cominciamo a realizzare che il metodo è dubbio e la soddisfazione illusoria. Ma per comprendere il nostro stesso pensiero, per vedere quali errori dobbiamo sradicare al fine di stabilire la biologia su una base scientifica, possiamo ancora ritornare con profitto al libro sorgente che è L'Origine delle specie.

Williams R. Thompson


1 Everyman's Library Edition of the Origin of Species (n° 811), Londra, J.M. Dent & Sons, Ltd., 1956. I passaggi sottolineati sono nostri.

2 Da L'Origine, cap 15.

3 Op. cit. cap. 1, 2 e 5.

4 Ibid cap. 2

5 Ibid cap. 3

6 Ibid cap. 10 e 11

7 Ibid cap. 14

8 Armand de Quatrefages, Charles Darwin et ses précurseurs français. Études sur le trasformisme, Paris, G. Baillière, 1870, pag. 154-159. Vedere anche Darwin, Life and Letters, vol. 3, pag. 117-118.

9 Questo punto è marcato in modo forte dal Pr. Nilsson nella sua importante opera Synthetische Arbildung: "Un esame serrato scopre l'impossibilità empirica inerente all'idea di evoluzione. Se noi diciamo che Homo è evoluto dall'Amoeba durante milioni di anni, non troviamo questo impossibile perché le differenze tra le specie non offrono dei punti di comparazione e la distanza tra le specie è biologicamente incomprensibile. Ma se, come legame nella catena noi scegliamo degli animali un po' più simili all'uomo, l'accettazione non viene altrettanto facilmente per il nostro spirito. L'affermazione che l'uomo è stato successivamente merluzzo, rana, coccodrillo, ornitorinco e gorilla, fa ricalcitrare il pensiero perché tali cambiamenti sono strani alla nostra comprensione empirica; essi sono da Alice nel paese delle meraviglie".

10 Questo punto è esposto più in dettaglio e con competenza dal Pr R. Good nel suo articolo "Natural Selection Re-examined", The Listener, 7 maggio 1959, pagine 797-799.

11 Émile Guyénot (1885-1963), insegnò all'Università di Ginevra. Cf il suo Les Sciences de la vie aux 17° et 18° siecles; l'idée d'évolution, BM. 9010 a 1.

12 Ndlr. Siccome Darwin credeva all'eredità dei caratteri acquisiti, la semplicità della genetica mendeliana (d'altronde incompatibile con la sua teoria) non poteva sfuggirgli. La sua nozione di "gemmula" mirava a rendere compatibile la trasmissione dei tratti ereditari e delle variazioni acquisite. Questa fu senza dubbio una delle cause dell'oblio dei lavori di Mendel durante 50 anni: il tempo necessario perché la teoria delle mutazioni venisse a dare la sensazione che delle mutazioni (ereditarie) potrebbero spiegare l'evoluzione. Purtroppo per gli evoluzionisti, le mutazioni non hanno mai fatto apparire il minimo organo nuovo.

13 Nota di Jean-François Moreel: infatti, non è ne L'Origine des espéces che questo punto è sviluppato, ma ne La Variation des animaux et des plantes domestiques (Londra, Jonh Murray, 1868), opera di cui i darviniani non parlano mai, tanto temono per Darwin.

14 Ndlr. Si parla allora di "speciazione", ma questa suddivisione di una specie tassonomica non vede mai apparire organi nuovi; non si tratta dunque di evoluzione nel senso proprio (la pretesa macro-evoluzione). Le differenti forme dei becchi tra i fringuelli delle Galapagos risultano da questo fenomeno, e i naturalisti discutono ancora per sapere se si tratta di varietà in seno a una specie o di una specie distinta.

15 Vedere per esempio: The Evolution Theory in its Relation to tooth Replacement, F. Gordon Cawston, E.P.M. Brouchure n° 29. (BM, WP 12598)

16 E. Haeckel, The Evolution of Man, 1905, vol. II, Histoire de la tige humaine ou phylogénie, pag. 413-414 (B.M. 7001 r4)

17 Cf. Haeckel's Frauds and Forgeries, per J. Assmuth & E.R. Hull, 1915 (B.M. 7006 aaa 51)

18 De l'Origine, cap. 10. È pertinente notare che l'eminente storico e filosofo Oswald Spengler, nel suo Déclin de l'Occident (1918), rimarcava: "Non vi è confutazione più concludente del darwinismo che quella fornita dalla paleontologia".

19 Ndt: per sapere come avviene la formazione degli strati si consiglia la visione del filmato con i recenti esperimenti condotti da Guy Berthault: http://www.noevolution.org/. 

20 Cf. Archaeopteryx - Not a Link, de C.E.A. Turner, E:P:M: Brochure n° 76 (B.M. WP 12598).

21 Si tratta di Theodosius Dobzhansky (1900-1975), nel suo saggio Nothing in Biology Makes Sense Except in the Light of Evolution, 1973 [NdT]

22 La lista completa degli scritti di D'Arcy Wentworth Thompson si trova in Essay on Growth and Form offerti a D'Arcy W. Thompson, 1942 (B.M. 7008 b 22).

23 Cf Haeckel's Fallacies di R. Blake, 1908 (B.M. 4018 h31).

24 The Piltdown Forgery, Dr Weiner. The Solution of the Piltdown Problem J.S. Weiner, K.P. Oakley and W.E. Le Gros Clark. B.M. (NH) Geology, vol. 2, n° 3, 1953. Prima che il lettore ne tragga una conclusione, non dovrebbe mancare di consultare Lessons of Piltdown di Francis Vere, edizioni E.P.M. 1959.
Il sapiente professore è troppo generoso. Ogni approccio dell'origine dell'uomo nei grandi musei del mondo è basato su delle ricostruzioni, la cui validità è soggetta a seria critica. Intere ricostruzioni dell'uomo primitivo, basate sulla più piccola scoperta non verificata, sono presentate sovente in modo imprudente nella letteratura destinata al pubblico profano. Quando poi la ricostruzione è dimostrata falsa, nessuna riparazione appropriata viene offerta per chiarire il malinteso. Nessuno studente dell'evoluzione dovrebbe privarsi del piacere di consultare The Illustrated London News del 24 giugno 1922, pagine 942, 943 e 944. L'intera doppia pagina di questa rivista lussuosa è dedicata all'Hesperopithecus, Uomo Scimmia del mondo occidentale, pagina scritta nientemeno che dal luminare dell'epoca che era allora sir Grafton Elliot Smith, F.R.S., professore di anatomia all'Università di Londra. Gli Hesperopithecus (maschio e femmina) vi sono mostrati spensierati, circondati dal cavallo primitivo Pliohippus, dalle antilopi Ilingoceras e dal rinoceronte senza corna. La ricostruzione dell'Hesperopithecus si basa sull'unica scoperta di Harold J. Cook, consulente geologo, di un molare trovato nel Pliocene negli strati di Snake Crack nel Nebrasca occidentale. Il Pr Henry Faifield Osborn salutò questo dente come appartenente a un nuovo genere e specie: l'Hesperopithecus haroldcookii. Successivamente fu mostrato dal Dr W.K. Gregory che il famoso dente era quello di un pecari estinto, il Prosthennops serus. Vedere American Museum Novitates, 25 aprile 1922 e 6 gennaio 1923; Science, vol. 66, 1927.

25 Quanto ai fatti relativi al Pitecantropo, I. la brochure 75 di E.P.M. Pithecanthropus (Ape-Man): the Facts, di A.G. Tilney; vedere anche la brochure 94 Four Weak Links di Francis Vere, ed. E.P.M. 1958 (B.M. WP 12598)

26 Ndlr. Si tratta di una semplice frase nella conclusione, senza dubbio aggiunta per prevenire le inevitabili obiezioni dei "bigotti".

Bibbia & Scienza - 2020