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Ci sembra interessante segnalare in merito la traduzione col copto dei versetti biblici relativi fatta da F. Crombette. Abbiamo estratto dal secondo volume di "Galileo aveva torto o... ragione? solo una piccola parte della sua lunga spiegazione, ma per capirla veramente bisognerebbe leggere tutto il racconto (e tutto il libro). Lo si può scaricare gratuitamente.
(...)
Giosuè, parlando a nome di Dio, non ha commesso errore grossolano, di linguaggio o di fatto, non lo ha commesso proprio. Uno inesperto o disattento, o anche un astronomo schiavo del linguaggio corrente direbbe: "Il sole si arresti". Giosuè è ben più esatto e avvertito, nonostante l´agitazione causata dal "fuoco della battaglia"; egli dice "che il sole non si muova rispetto a Gabaon". Le parole "rispetto a Gabaon", non sono "della letteratura orientale superfettatoria" o "un´esternazione poetica", ma fanno parte integrante del testo, appartengono all´idea principale. Risaliamo d´altronde al testo ebraico:

Traduzione con il copto:

Ossia in testo coordinato: "Ancora prima della distruzione dei nemici, Giosuè parlò a Jèhovah (giacchè Jèhovah è buono con i suoi adoratori), nella parte superiore dell´inseguimento degli amorrèi dalla moltitudine dei figli di Israele, e proferì questa parola udita dalla moltitudine dei viventi e che si realizzò a causa dei sacrifici di Israele: "Tu, che sei sospeso in alto (sole) al di sopra di Gabaon, non cambiare di posto, e neanche tu, che brilli nella notte (luna) al di sopra della regione inferiore che circonda Aialon". A questa parola forte, proferita dal capo potente, quello che è sospeso in alto e quella che brilla nella notte si riposarono senza avanzare, e ritardarono la loro circonferenza fino alla distruzione dei nemici."
Il testo così sviluppato diviene ben più chiaro della traduzione della Volgata: è ben ancor prima della distruzione dei nemici, sulla salita di Bèthoron, designata come la parte superiore dell´inseguimento degli amorrèi, che Giosuè fece il suo miracolo, e non lo fece senza prima essersi rivolto a Dio. L´effetto della sua parola fu risentito nel mondo intero, il che ci dimostra che il fenomeno non fu un semplice effetto ottico, una sorta di miraggio locale, come a molti è piaciuto immaginare. E il testo non permette di dubitare che si è trattato, non di un arresto assoluto del sole e della luna, ma di un arresto relativo: Giosuè dice al sole, che è allora su Gabaon, e alla luna, sulla valle di Aialon, di restarvi. Ci obietterete che il seguito del versetto 13 del capitolo X è più formale e che dice, secondo la Volgata, "che il sole si arrestò in mezzo al cielo "? Ma il testo ebraico dice:
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In caratteri romani: Ouadjiâehamod Haschschèmèsch Bâechaçihadj Haschschômadjim; che si traduce:

Ossia in testo coordinato: "La parola proferita dal capo potente fece sì che quello che è sospeso in alto cessò di marciare per (un tempo che va) dal suo sorgere fino alla metà della misura del suo movimento circolare intorno ai cieli".
Il "centro del cielo" di S. Gerolamo ha... ben imbrogliato gli esegeti. Il "centro del cielo" è lo Zenit, e alcuni l´hanno pensato; per loro, il miracolo sarebbe dunque avvenuto a mezzogiorno, il che avrebbe però esposto i soldati al massimo ardore del sole. Quelli che propendevano per un miracolo avvenuto al termine del giorno, hanno deformato il testo della Volgata e tradotto "centro" con il termine vago "nel". La nostra traduzione rimette le cose a punto, ma fa anche di più: ci indica la durata del fenomeno che fu uguale al tempo che il sole impiega dal suo levare alla metà del suo percorso nel cielo, ossia dalle 5 circa a mezzogiorno. Questo particolare concorda con quello che abbiamo di Rampsinitès: "la giornata fu accresciuta della metà della durata delle ore di luce", ossia di circa 7 ore.
Si crederà di poterci ancora obiettare che il seguito del testo biblico dice che "il sole non si affrettò a nascondersi per lo spazio di un giorno". In realtà, la parola che si è tradotta "spazio"
, Thômîdjm, si comprende con il copto:

il che indica che la durata del chiaro è stata di circa un giro completo dell´astro. Su questo punto ci incontriamo con Vigouroux che, in luogo di "Non festinavit occumbere spatio unius diei", della Volgata, traduce: "Non festinavit (sol) occumbere diem circiter integrum", cioè "Circa un giorno intero". Questa rettifica aggiunge alla traduzione precedente una preziosa nota di semplice approssimazione.
Pagina pubblicata il 14-01-2004
Bibbia & Scienza - 2020