nov_05 - UOMODIO

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NOVENA in ATTESA del SANTO NATALE • 5° Giorno


DALL’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO – VOLUME I
Della mistica Maria Valtorta
5° GIORNO -  L'arrivo a Betlemme.   1ª parte
Giuseppe e Maria si sono rimessi in viaggio. Questa volta la destinazione è Betlemme. Maria è ormai vicina a dar alla luce il Figlio Suo, Gesù, ma Lei è sempre serena e fiduciosa.

5 giugno 1944.
Vedo una strada maestra. Vi è tanta folla. Asinelli che vanno carichi di masserizie e di persone. Asinelli che tornano. La gente sprona le cavalcature, e chi è a piedi va in fretta perché fa freddo.
L'aria è tersa e asciutta, il cielo sereno, ma tutto ha quel tagliente netto dei giorni di pieno inverno. La campagna, spogliata, sembra più vasta, e i pascoli hanno un'erbetta corta, bruciacchiata dai venti invernali; sui pascoli le pecore cercano un poco di nutrimento e cercano il sole che sorge piano piano. Stanno strette l'una all'altra perché hanno freddo anche loro, e belano alzando il muso e guardando il sole come dices-sero: "Vieni presto, ché fa freddo! ". Il terreno è a ondulazioni che si fanno sempre più nette. È un vero posto di collina. Vi sono conche erbose e coste, vi sono vallette e dorsi. La strada vi passa in mezzo e va a sud-est.
Maria è su un ciuchino bigio. Tutta avvolta nel pesante mantello. Sul davanti della sella è quell'arnese già visto nel viaggio verso Ebron, e sopra il cofano delle cose più necessarie.
Giuseppe cammina a lato tenendo la briglia. "Sei stanca?" chiede ogni tanto.
Maria lo guarda sorridendo e dice: "No". Alla terza volta aggiunge: "Tu piuttosto, che devi camminare, sarai stanco".
"Oh! io! Per me è niente. Penso che, se avessi trovato un altro asino, potevi essere più comoda e fare più presto. Ma non ho proprio trovato. Occorre a tutti, ora, la cavalcatura. Ma fa' cuore. Presto siamo a Betlemme. Oltre quel monte è Efrata".
Tacciono. La Vergine , quando non parla, pare raccogliersi in interna preghiera. Sorride di un sorriso mite ad un suo pensiero e, se guarda la folla, pare non la veda per quello che è: un uomo, una donna, un vecchio, un pastore, un ricco o un povero. Ma per quello che Lei solo vede.
"Hai freddo? " chiede Giuseppe, perché il vento si leva.
"No. Grazie".
Ma Giuseppe non si fida. Le tocca i piedi, penzolanti sul fianco del ciuchino, i piedi calzati nei sandali e che appena si vedono spuntare dalla lunga veste, e li deve sentire freddi, perché scuote il capo e si leva una coperta che ha a tracolla e avvolge le gambe di Maria e gliela stende anche sul grembo, di modo che le mani stiano ben calde sotto di essa e del manto.
Incontrano un pastore, che taglia la via col suo gregge passando dal pascolo di destra a quello di sinistra. Giuseppe si curva a dirgli qualcosa. Il pastore annuisce. Giuseppe prende il ciuchino e lo trascina dietro al gregge nel pascolo. Il pastore si leva una rozza scodella da una bisaccia e munge una grassa pecora dalle gonfie mammelle e dà la scodella a Giuseppe, che la offre a Maria.
"Dio vi benedica entrambi " dice Maria. "Tu per il tuo amore, e tu per la tua bontà. Pregherò per te".
"Venite da lontano?".
"Da Nazareth" risponde Giuseppe.
"E andate?".
"A Betlemme".
"Lungo viaggio per la donna in quello stato.  È tua moglie?".
" È  mia moglie".
"Avete dove andare?".
"No".
"Brutta cosa! Betlemme è piena di popolo venuto da ogni dove per segnarsi o per andare a segnarsi altrove. Non so se troverete alloggio. Sei pratico del luogo?".
"Non molto".
"Ebbene... io ti insegno... per Lei (e accenna a Maria). Cercate dell'albergo. Sarà pieno. Ma ve lo dico per darvi una guida. È in una piazza, la più grande. Vi si va da questa via maestra. Non potete sbagliare. Vi è una fonte davanti, ed è grande e basso con un gran portone. Sarà pieno. Ma, se non trovate niente nell'albergo e nelle case, girate dietro all'albergo, verso la campagna. Vi sono stalle nel monte, che delle volte servono ai mercanti che vanno a Gerusalemme per mettervi le bestie che non trovano posto nell'albergo. Sono stalle, sapete, nel monte: umide, fredde e senza porta. Ma sono sempre un rifugio, perché la donna... non può rimanere per la via. Forse là trovate un posto... e del fieno per dormire e per l'asino. E che Dio vi accompagni".
"E Dio ti dia gioia " risponde Maria.
Giuseppe invece risponde: "La pace sia con te".
Riprendono la strada. Una conca più vasta si mostra dal ciglione che hanno superato. Nella conca, su e giù per le chine morbide che la circondano, vi sono case e case. È  Betlemme.
"Eccoci nella terra di Davide, Maria. Ora riposerai. Mi sembri stanca tanto...".
"No. Pensavo... penso...".
Maria afferra la mano di Giuseppe e gli dice con un sorriso beato:
"Penso proprio che il tempo sia giunto".
"Dio di misericordia! Come facciamo?".
"Non temere, Giuseppe. Abbi costanza. Vedi come sono calma io?".
"Ma soffri molto".
"Oh! no. Sono piena di gaudio. Un gaudio tale, così forte, così bello, così incontenibile, che il mio cuore batte forte forte e mi dice: "Egli nasce! Egli nasce!" Lo dice ad ogni battito. È  il mio Bambino che bussa al mio cuore e dice: "Mamma, son qui che vengo a darti il bacio di Dio". Oh! che gioia, Giuseppe mio!".
Ma Giuseppe non è nella gioia. Pensa all'urgenza di trovare un ricovero e affretta il passo. Porta per porta chiede un ricovero. Niente. Tutto occupato. Giungono all'albergo. È  pieno persino sotto i rustici portici, che circondano il grande cortile interno, di gente che bivacca.
Giuseppe lascia Maria sul ciuchino dentro al cortile ed esce cercando nelle altre case. Torna sconfortato. Non vi è nulla.  Il rapido crepuscolo invernale comincia a stendere i suoi veli. Giuseppe supplica l'albergatore. Supplica dei viaggiatori. Loro sono uomini e sani. Qui vi è una donna prossima a dare un figlio alla luce. Abbiano pietà. Niente.
Vi è un ricco fariseo che li guarda con palese disprezzo e, quando Maria si accosta, si scansa come si fosse avvicinata una lebbrosa. Giuseppe lo guarda e un rossore di sdegno gli monta al volto. Maria posa la sua mano sul polso di Giuseppe per calmarlo e dice: "Non insistere. Andiamo. Dio provvederà".
Escono e seguono il muro dell'albergo. Svoltano per una stradetta incassata fra questo e delle povere case. Girano dietro l'albergo. Cercano. Ecco delle specie di grotte, di cantine, direi, più che di stalle, tanto sono basse e umide. Le più belle sono già occupate. Giuseppe si accascia.


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