LEGGE ► MIRIAM D'ANTINO
LEGGE > DANIELA CIAVONI
12 marzo 1946
[Della stessa data è il capitolo 400 dell’opera L’EVANGELO]
Martedì 12-3
Penso… E soprattutto penso al danno irreparabile che avverrebbe in Giuseppe (Bonfanti), appena nato alla Grazia, se vedesse una sordità nella Chiesa, lui che, peccatore e sacrilego, ha sentito Dio nelle parole venute dall’Oltre Terra. E di questo, e solo per questo temo una ingiusta condanna. Per lui mi accoro. Anche per il resto della famiglia, anche per Marta, anche per altri, che non avrebbero più fiducia nel giudizio e nella carità della Chiesa, ma specie per lui, che ho strappato a Satana con sacrifici che solo Dio sa, mi accoro. Signore, non permettete che ciò avvenga per quell’anima che vi è e mi è tanto cara!
Ieri, scrivendo al Padre Migliorini, non mi sono ricordata di dire questo mio spasimo, della cui verità Dio è testimone… Azaria, angelo mio, come ho detto al “buon compagno” Raffaele di lasciare me per aiutare il Padre, e al vittorioso Michele di debellare Lucifero nelle sue astuzie, che certo saranno tutte usate in questi giorni per nuocere e dare dolore, e al luminosissimo Gabriele di portare il decreto di Dio agli uomini preposti a decretare, così dico a te: “Va’, va’, parla ai tuoi uguali perché il loro ministero istruisca quelli che devono giudicare!”. E dico anche: “Una luce, Azaria, una sola, mentre Satana, invisibile, non presente ma agente da lontano, manda i suoi fetori per farmi temere!”.
E Azaria dice: “Apri il libro a caso e leggi. Là è il conforto”.
Ubbidisco. Mi si apre al capo I° di Ezechiele, dal v. 10 in poi. Leggo e mi perdo nella visione beatifica. Il dolore scompare. Ma non c’è risposta per me perché io non sono Ezechiele! Un niente sono!
Azaria dice: “Ancora, ancora, finché dico basta”.
Leggo il II° capitolo e il III° fino al 14° versetto incluso. La risposta è venuta… Amara e dolce. Amara per il mondo, dolce, dolcissima per me, perché Egli mi conforta, il mio Signore…
Ieri, scrivendo al Padre Migliorini, non mi sono ricordata di dire questo mio spasimo, della cui verità Dio è testimone… Azaria, angelo mio, come ho detto al “buon compagno” Raffaele di lasciare me per aiutare il Padre, e al vittorioso Michele di debellare Lucifero nelle sue astuzie, che certo saranno tutte usate in questi giorni per nuocere e dare dolore, e al luminosissimo Gabriele di portare il decreto di Dio agli uomini preposti a decretare, così dico a te: “Va’, va’, parla ai tuoi uguali perché il loro ministero istruisca quelli che devono giudicare!”. E dico anche: “Una luce, Azaria, una sola, mentre Satana, invisibile, non presente ma agente da lontano, manda i suoi fetori per farmi temere!”.
E Azaria dice: “Apri il libro a caso e leggi. Là è il conforto”.
Ubbidisco. Mi si apre al capo I° di Ezechiele, dal v. 10 in poi. Leggo e mi perdo nella visione beatifica. Il dolore scompare. Ma non c’è risposta per me perché io non sono Ezechiele! Un niente sono!
Azaria dice: “Ancora, ancora, finché dico basta”.
Leggo il II° capitolo e il III° fino al 14° versetto incluso. La risposta è venuta… Amara e dolce. Amara per il mondo, dolce, dolcissima per me, perché Egli mi conforta, il mio Signore…