31 • LEZIONE del SIGNORE sulle PROVE dela VITA e [...] • EVANGELO_Vol_03_Cap_209 § 5-7
209.5 Dirò due parole alla gente».
E lasciati i pastori si volge alla folla.
«La pace sia con voi.
Ieri ho sentito parlare due grandi sventurati. L’uno all’aurora della vita, l’altra al tramonto: due anime che piangevano la loro desolazione. Ed ho pianto nel mio cuore con loro, vedendo quanto dolore è sulla Terra e come solo Dio lo può sollevare. Dio! La conoscenza esatta di Dio, della sua grande, infinita bontà, della sua costante presenza, delle sue promesse. Ho visto come l’uomo può essere torturato dall’uomo e come può essere travolto dalla morte in desolazioni, sulle quali lavora Satana per aumentare il dolore e per creare rovine. Mi sono detto allora: “Non devono i figli di Dio soffrire di questa tortura nelle torture. Diamo la conoscenza di Dio a chi la ignora, ridiamola a chi l’ha dimenticata sotto bufere di dolore”. Ma anche ho visto che da Me solo non basto più agli infiniti bisogni dei fratelli. E ho deciso di chiamare molti, in numero sempre più grande, perché tutti coloro che hanno bisogno del conforto della conoscenza di Dio lo possano avere.
Questi dodici sono i primi. Come secondi Me sono capaci di condurre a Me, e perciò al conforto, tutti coloro che piegano sotto pesi troppo grandi di dolore. In verità Io ve lo dico: venite a Me, voi tutti che siete addolorati, disgustati, col cuore ferito, stanchi, ed Io condividerò il vostro dolore e vi darò pace. Venite, attraverso ai miei apostoli, attraverso ai miei discepoli e discepole che ogni giorno si aumentano di nuovi volonterosi. Troverete il conforto nei vostri dolori, la compagnia nelle vostre solitudini, l’amore dei fratelli a farvi dimenticare l’odio del mondo; troverete, alto su tutti, consolatore sopra tutti, compagno perfetto, l’amore di Dio. Non dubiterete più di niente. Non direte mai più: “Tutto è finito per me!”. Ma direte: “Tutto per me ha inizio in un mondo soprannaturale che abolisce le distanze e annulla le separazioni”, per cui i figli orfani saranno riuniti coi genitori assurti al seno d’Abramo, e i padri e le madri, le spose e i vedovi, ritroveranno i figli perduti e il perduto consorte.
209.6 In questa terra di Giudea, ancora prossima a Betlemme di Noemi[92], Io vi ricordo che l’amore solleva dal dolore e rende gioia. Guardate, voi che piangete, la desolazione di Noemi dopo che la sua casa rimase senza uomini. Udite le sue parole di sconfortato commiato ad Orfa e a Rut: “Tornatevene alla casa di vostra madre. Il Signore usi misericordia con voi come voi l’avete usata a quelli che sono morti e con me…”. Udite le sue stanche insistenze. Non sperava più nulla dalla vita colei che un tempo era Noemi la bella e che ora era la tragica Noemi spezzata dal dolore, ma solo tornare, per morire, nei luoghi in cui era stata felice nel tempo della sua giovinezza fra l’amore del marito e i baci dei figli. Diceva: “Andate, andate. Inutile venire con me… Io sono come una morta… La mia vita non è più qui, ma là, nell’oltre vita dove essi sono. Non sacrificate più la vostra giovinezza al fianco di una cosa che muore. Perché realmente io sono ‘una cosa’. Tutto m’è indifferente. Dio tutto mi ha preso… Sono un’angoscia. E farei la vostra angoscia… ed essa mi peserebbe sul cuore. E il Signore me ne chiederebbe ragione, Lui che mi ha già tanto percossa, perché tenere voi, vive, presso me morta, sarebbe egoismo. Andate dalle vostre madri…”.
Ma Rut rimase a sorreggere la dolente vecchiaia. Rut aveva compreso che ci sono dolori sempre più grandi del proprio, e che il suo di giovane vedova era più lieve di quello della donna che aveva perduto, oltre che il marito, i due figli; così come il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.
Quante madri senza figli per i figli senza madre vi sono nel mondo! Quante vedove senza prole vi sono per essere pietose alle vecchiezze solitarie! Quanti vi sono, fatti privi di amori perché siano tutti per gli[93] infelici, con il loro bisogno di amare e combattere così l’odio, dando, dando, dando amore all’umanità infelice, che sempre più soffre perché sempre più odia!
209.7 Il dolore è croce, ma è anche ala. Il lutto spoglia ma per rivestire. Sorgete, voi che piangete! Aprite gli occhi, uscite dagli incubi, dalle tenebre, dagli egoismi! Guardate… Il mondo è la landa dove si piange e muore. E grida: “aiuto!” il mondo, per le bocche degli orfani, dei malati, dei soli, dei dubbiosi, per le bocche di quelli che un tradimento, che una crudeltà fanno prigionieri del rancore. Andate a questi che gridano. Dimenticatevi fra i dimenticati! Guarite fra i malati! Sperate fra i disperati! Il mondo è aperto alle buone volontà di servire Dio nel prossimo e di conquistarsi il Cielo: l’unione con Dio e la riunione con coloro che piangiamo. Qui è la palestra. Là è il trionfo.
Venite. Imitate Rut presso tutti i dolori. Dite voi pure: “Io sarò con voi fino alla morte”. E se anche vi risponderanno, queste sventure che si credono insanabili: “Non chiamatemi più Noemi, ma chiamatemi Mara perché Dio mi ha colmata d’amarezze”, persistete. Ed Io in verità vi dico che un giorno, per il vostro persistere, queste sventure esclameranno: “Sia benedetto il Signore che mi ha levata dall’amarezza, dalla desolazione, dalla solitudine, per opera di una creatura che ha saputo far fruttificare il suo dolore in bene. Dio la benedica in eterno perché ella è la mia salvatrice”.
L’atto buono di Rut presso Noemi, pensatelo, dette al mondo il Messia, perché da David di Isai, da Isai di Obed, viene il Messia, come Obed da Booz, Booz da Salmon, Salmon da Nahasson, Nahasson da Aminadab, Aminadab da Aram, Aram da Esron, Esron da Fares sono venuti, per popolare i campi di Betlemme preparando gli antenati del Signore. Ogni atto buono è origine a grandi cose. Quali voi non vi pensate. E lo sforzo di uno sul proprio egoismo può provocare un’onda tale d’amore che è capace di salire, salire, tenendo fra la sua limpidezza colui che l’ha provocata, sino a portarlo ai piedi dell’altare, al cuore di Dio.
Dio vi dia pace».
E Gesù, senza tornare nel giardino dalla porticina aperta fra la siepe, veglia acciò nessuno si accosti alla siepe, oltre la quale viene un lungo pianto… Solo quando tutti quelli di Betsur se ne sono andati, si allontana coi suoi senza turbare quel pianto salutare…