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Novi_30 - Copia - VALTORTAVOX

Parole di vita ETERNA
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Lettura di: UNA VOCE AMICA


30 GESÙ e MARIA CONSOLANO una MAMMA [...] EVANGELO_Vol_03_Cap_208 § 8-11

208.8 E soli con Elia, Gesù e la Madre  vanno fino ad una vasta casa tutta chiusa e silenziosa, alla quale il  pastore bussa col suo bastone. Una serva mette il viso al finestrino  chiedendo chi è.
  Maria si fa avanti dicendo: «Maria di Gioacchino e suo Figlio, di Nazaret. Dillo alla tua padrona».
  «È inutile. Non vuole vedere nessuno. Si lascia morire nel pianto».
  «Pròvati».
   «No. So come mi caccia se cerco di distrarla. Non vuole nessuno,  vedere nessuno, parlare a nessuno. Solo con il ricordo dei figli parla».
   «Vai, donna. Te lo ordino. Dille: “C’è la piccola Maria di Nazaret,  quella che nel Tempio t’era figlia…”. Vedrai che mi vuole».
  La donna se ne va scuotendo il capo.
   Maria spiega al Figlio e al pastore: «Elisa era molto più vecchia di  me. Attendeva nel Tempio il ritorno dello sposo, andato in Egitto per  affari di eredità, e vi stette perciò fino ad età insolita. Ha quasi  dieci anni di più. Le maestre usavano dare alle piccine delle allieve  adulte per guidarle… e lei fu la mia compagna-maestra. Era buona e… Ecco  la donna».
  Infatti la servente accorre stupita e apre il portone  ben largo: «Entra, entra!», dice. E poi a bassa voce: «Te benedetta che  la fai uscire da quella stanza».
  Elia si congeda ed entrano Maria col Figlio.
  «Ma quest’uomo, veramente… Per pietà! Ha l’età di Levi…».
   «Lascialo entrare. È mio Figlio e la consolerà più di me». La donna  si stringe nelle spalle e li precede per il lungo vestibolo di una bella  ma triste casa. Tutto è pulito, ma tutto pare morto…
  208.9 Una donna alta, ma che va curva nelle sue vesti oscure, viene avanti per l’andito in penombra.
  «Elisa! Cara! Sono Maria!», dice Maria correndole incontro e abbracciandola.
   «Maria? Tu… Credevo morta tu pure. Mi era stato raccontato… quando?  Non so più!… Ho un vuoto qui nella testa… Mi era stato detto che tu eri  morta con molte madri dopo la venuta dei Magi. Ma chi mi ha detto che tu  eri la Madre del Salvatore?».
  «I pastori forse…».
  «Oh! i  pastori!». La donna ha uno scoppio di pianto angoscioso. «Non lo dire  quel nome. Mi ricorda l’ultima speranza per la vita di Levi… Eppure… sì…  un pastore mi parlò del Salvatore, ed io ho ucciso mio figlio  portandolo al posto dove si diceva che era il Messia, presso il  Giordano. Ma non c’era nessuno… e mio figlio è tornato in tempo per  morire… La fatica, il freddo… io l’ho ucciso… Ma non ho voluto essere  assassina. Mi si diceva che Egli, il Messia, guariva i morbi… e l’ho  fatto per quello… Ora mio figlio mi accusa di averlo ucciso…».
   «No, Elisa. Sei tu che lo pensi. Ascolta. Io credo che tuo figlio  invece mi ha proprio presa per mano dicendo: “Vieni dalla mia cara  mamma. Portale il Salvatore. Io sto meglio qui che sulla Terra. Ma lei  sente solo il suo pianto, e non può udire le parole che io le  sussurro fra i baci, povera mamma che è come posseduta da un demone che  la tenta alla disperazione, perché ci vuole divisi. Mentre, se lei si  rassegna e crede che Dio tutto fa per un fine di bene, saremo uniti per  sempre, col padre e col fratello. Gesù lo può fare”. Ed io sono venuta…  con Lui… Non lo vuoi vedere?…». Maria ha parlato tenendo sempre fra le  braccia la sventurata, baciandola sui capelli grigi, e con una dolcezza  quale Lei sola la può avere.
  «Oh! fosse vero! Ma perché, perché  allora Daniele non è venuto da te, a dirti di venire prima?… Ma chi mi  ha detto un tempo che eri morta? Non ricordo… non ricordo… Anche per  questo ho aspettato forse troppo a venire dal Messia. Ma avevano detto  che era morto Lui, tu, tutti a Betlemme…».
  «Non pensare a chi l’ha detto.
  208.10 Vieni,  guarda, qui è mio Figlio. Vieni da Lui. Fa’ contente le tue creature e  la tua Maria. Lo sai che soffriamo a vederti così?». E la conduce verso  Gesù, che si è messo in un angolo buio e che solo ora si fa avanti,  sotto ad un lume che la donna di servizio ha messo su un alto scrigno.
   La povera madre alza il capo… e vedo allora che è l’Elisa che era  anche sul Calvario fra le pie donne. Gesù le tende le mani con atto di  invito tutto amore. La sventurata lotta un poco, poi gli affida le sue e  infine di colpo si abbandona sul petto di Gesù gemendo: «Dimmelo,  dimmelo che io non ho colpa della morte di Levi! Dimmelo che essi non  sono perduti per sempre! Dimmelo che presto io sarò con loro!…».
   «Sì, sì. Ascolta. Essi sono tripudianti ora che tu sei fra le mie  braccia. Presto Io andrò da loro, e che devo loro dire, allora? Che tu  non ti rassegni al Signore? Questo devo dire? Le donne d’Israele, le  donne di Davide, così forti, così savie, devono avere una smentita in  te? No. Tu soffri, ma perché hai sofferto sola. Il tuo dolore e te. Tu e  il dolore. Non può sopportarsi allora. Non hai più presenti le parole[90]  di speranza su coloro che la morte ci ha presi? “Io vi trarrò dai  vostri sepolcri e vi condurrò nella terra di Israele. E voi conoscerete  che Io sono il Signore quando avrò aperto le vostre tombe e vi avrò  tratti dai vostri sepolcri. Quando avrò infuso in voi il mio spirito  avrete vita”. La terra d’Israele, per i giusti addormentati nel Signore,  è il Regno di Dio. Io lo aprirò e lo darò a quelli che attendono».
   «Anche al mio Daniele? Anche al mio Levi?… Aveva tanto ribrezzo della  morte!… Non poteva pensare di essere lontano dalla sua mamma. Per questo  io volevo morire e andare al suo fianco nel sepolcro…».
  «Ma là  essi non erano con la loro parte viva. Là erano le cose morte che non  potevano udirti. Essi sono nel luogo di attesa…».
  «Ma c’è proprio?  Oh! non ti fare scandalo di me. La mia memoria se ne è andata in  pianto! Ho il capo pieno del rumore del pianto e del rantolo dei figli.  Quel rantolo! Quel rantolo!… Mi ha disciolto il cervello. Non ho che  quel rantolo qui dentro…».
  «Ed Io ti ci metterò le parole della  vita. Seminerò la Vita, perché Vita Io sono, dove è il fragore della  morte. Ricorda il grande Giuda Maccabeo che volle fatto un sacrificio  per i morti, rettamente pensando che essi sono destinati a risorgere, e  che occorre loro accelerare la pace con opportuni sacrifici. Se Giuda il  Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e  fatto pregare per i morti? Egli invece, come è scritto[91], pensò  che grande ricompensa è riserbata a coloro che muoiono piamente, come  certo i tuoi figli fecero… Vedi che dici di sì? Or dunque non disperare.  Ma santamente prega per i tuoi morti perché i loro peccati siano  annullati prima della mia venuta a loro. Allora, senza un attimo di  attesa, verranno con Me in Cielo. Perché Io sono la Via, la Verità e la  Vita, e conduco e dico il Vero e do Vita a chi crede al mio Vero e mi  segue. Dimmi. I tuoi figli credevano nella venuta del Messia?».
  «Certo, Signore. Lo avevano imparato da me questo credere».
  «E Levi credeva possibile la guarigione per mio volere?».
   «Sì, Signore. Speravamo in Te ma… non è giovato… ed egli è morto  sconfortato dopo avere tanto sperato…». Il pianto della donna riprende  più calmo ma più desolato, nella sua calma, di quanto non fosse nella  furia di prima.
  «Non dire che non è giovato. Chi crede in Me, anche se è morto, vivrà in eterno…
  208.11 La sera scende, donna. Io raggiungo i miei apostoli. Ti lascio la Madre mia…».
   «Oh! resta Tu pure!… Ho paura che, andando via Tu, mi riprenda quel  tormento… Comincia appena appena a calmarsi la bufera sotto il suono  delle tue parole…».
  «Non temere! Hai Maria con te. Domani verrò di  nuovo. Ho alcune cose da dire ai pastori. Posso dire loro di venire  presso la tua casa?…».
  «Oh! sì. Ci venivano anche lo scorso anno  per il figlio mio… Dietro alla casa è un orto e poi un rustico cortile.  Possono andare là, come facevano allora per tenere raccolte le greggi…».
  «Va bene. Verrò. Sii buona. Ricordati che Maria nel Tempio era affidata a te. Io pure te l’affido questa notte».
   «Sì, sta’ quieto. La curerò, la… Dovrò pensare alla sua cena, al suo  riposo… Quanto è che non penso a queste cose! Maria, vuoi dormire nella  mia stanza come faceva Levi nella sua malattia? Io nel letto del figlio,  tu nel mio. E mi sembrerà di risentire il suo respiro leggero… Mi  teneva sempre per mano…».
  «Sì, Elisa. E prima parleremo di tante cose».
  «No. Sei stanca. Devi dormire».
  «Tu pure…».
  «Oh! io! Non dormo più da mesi… Piango… piango… Non so fare altro…».
   «Questa sera invece pregheremo e poi andremo nel letto e tu dormirai…  Dormiremo con la mano nella mano anche noi due. Va’ pure, Figlio, e  prega per noi…».
  «Vi benedico. La pace sia con voi e a questa casa!».
   E Gesù se ne va con la servente, che è di stucco e non fa che  ripetere: «Che miracolo, Signore! Che miracolo! Dopo tanti mesi ha  parlato, ha pensato… Oh! che cosa!… Dicevano che moriva folle… E ne  avevo pena perché è buona».
  «Sì, è buona, e Dio l’aiuterà perciò. Addio, donna. La pace anche a te».
  Gesù esce nella strada semibuia e tutto ha fine.

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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