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Novi_25 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


25 LEZIONI sull'INFERNO QUADERNI_19440115

Dice Gesù:
«Una volta ti ho fatto vedere  il Mostro  d’abisso. Oggi ti parlerò del suo regno. Non ti posso sempre tenere in  paradiso. Ricordati che tu hai la missione di richiamare delle verità ai  fratelli che troppo le hanno dimenticate. E da queste dimenticanze, che  sono in realtà sprezzi per delle verità eterne, provengono tanti mali  agli uomini.
Scrivi dunque questa pagina dolorosa. Dopo sarai  confortata. È la notte del venerdì. Scrivi guardando al tuo Gesù che è  morto sulla croce fra tormenti tali che sono paragonabili a quelli  dell’inferno, e che l’ha voluta, tale morte, per salvare gli uomini  dalla Morte.
Gli uomini di questo tempo non credono più  all’esistenza dell’Inferno. Si sono congegnati un al di là a loro gusto e  tale da essere meno terrorizzante alla loro coscienza meritevole di  molto castigo. Discepoli più o meno fedeli dello Spirito del Male, sanno  che la loro coscienza arretrerebbe da certi misfatti, se realmente  credesse all’Inferno così come la Fede insegna che sia; sanno che la  loro coscienza, a misfatto compiuto, avrebbe dei ritorni in se stessa e  nel rimorso troverebbe il pentimento, nella paura troverebbe il  pentimento e col pentimento la via per tornare a Me.
La loro  malizia, istruita da Satana, al quale sono servi o schiavi (a seconda  della loro aderenza ai voleri e alle suggestioni del Maligno) non vuole  questi arretramenti e questi ritorni. Annulla perciò la fede  nell’Inferno quale realmente è e ne fabbrica un altro, se pure se lo  fabbrica, il quale non è altro che una sosta per prendere lo slancio ad  altre, future elevazioni.
Spinge questa sua opinione sino a credere sacrilegamente  che il più grande di tutti i peccatori dell’umanità, il figlio diletto  di Satana, colui che era ladro come è detto  nel Vangelo, che era  concupiscente e ansioso di gloria umana come dico Io, l’Iscariota, che  per fame della triplice concupiscenza si è fatto mercante del Figlio di  Dio e per trenta monete e col segno di un bacio – un valore monetario  irrisorio e un valore affettivo infinito – mi ha messo nelle mani dei  carnefici, possa redimersi e giungere a Me passando per fasi successive.
 No. Se egli fu il sacrilego per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu  l’ingiusto per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu colui che sparse  con sprezzo il mio Sangue, Io non lo sono. E perdonare a Giuda sarebbe  sacrilegio alla mia Divinità da lui tradita, sarebbe ingiustizia verso  tutti gli altri uomini, sempre meno colpevoli di lui e che pure sono  puniti per i loro peccati, sarebbe sprezzo al mio Sangue, sarebbe infine  venire meno alle mie leggi.
Ho detto,  Io Dio Uno e Trino, che ciò che è destinato all’Inferno dura in esso per l’eternità, perché da quella morte non si esce a nuova resurrezione. Ho detto che quel fuoco è eterno  e che in esso saranno accolti tutti gli operatori di scandali e di  iniquità. Né crediate che ciò sia sino al momento della fine del mondo.  No, ché anzi, dopo la tremenda rassegna, più spietata si farà quella  dimora di pianto e tormento, poiché ciò che ancora è concesso ai suoi  ospiti di avere per loro infernale sollazzo – il poter nuocere ai  viventi e il veder nuovi dannati precipitare nell’abisso – più non sarà,  e la porta del regno nefando di Satana sarà ribattuta, inchiavardata  dai miei angeli, per sempre, per sempre, per sempre, un sempre il cui  numero di anni non ha numero e rispetto al quale, se anni divenissero i  granelli di rena di tutti gli oceani della Terra, sarebbero meno di un  giorno di questa mia eternità immisurabile, fatta di luce e di gloria  nell’alto per i benedetti, fatta di tenebre e orrore per i maledetti nel  profondo.
Ti ho detto  che il Purgatorio è fuoco di amore. L’Inferno è fuoco di rigore.
 Il Purgatorio è luogo in cui, pensando a Dio, la cui Essenza vi è  brillata nell’attimo del particolare giudizio e vi ha riempito di  desiderio di possederla, voi espiate le mancanze di amore per il Signore  Dio vostro. Attraverso l’amore conquistate l’Amo­re, e per gradi di  carità sempre più accesa lavate la vostra veste sino a renderla candida e  lucente per entrare nel regno della Luce i cui fulgori ti ho mostrato  giorni or sono.  L’Inferno è luogo in cui il pensiero di Dio, il ricordo  del Dio intravveduto nel particolare giudizio non è, come per i  purganti, santo desiderio, nostalgia accorata ma piena di speranza,  speranza piena di tranquilla attesa, di sicura pace che raggiungerà la  perfezione quando diverrà conquista di Dio, ma che già dà allo spirito  purgante un’ilare attività purgativa perché ogni pena, ogni attimo di  pena li avvicina a Dio, loro amore; ma è rimorso, è rovello, è dannazione, è odio. Odio verso Satana, odio verso gli uomini, odio verso se stessi.
 Dopo averlo adorato, Satana, nella vita, al posto mio, ora che lo  posseggono e ne vedono il vero aspetto, non più celato sotto il maliardo  sorriso della carne, sotto il lucente brillìo dell’oro, sotto il  potente segno della supremazia, lo odiano perché causa del loro tormento.
 Dopo avere, dimenticando la loro dignità di figli di Dio, adorato gli  uomini sino a farsi degli assassini, dei ladri, dei barattieri, dei  mercanti di immondezze per loro, adesso che ritrovano i loro padroni per  i quali hanno ucciso, rubato, truffato, venduto il proprio onore e  l’onore di tante creature infelici, deboli, indifese, facendone  strumento al vizio che le bestie non conoscono – alla lussuria,  attributo dell’uomo avvelenato da Satana – adesso li odiano perché causa del loro tormento.
 Dopo avere adorato se stessi dando alla carne, al sangue, ai sette  appetiti della loro carne e del loro sangue tutte le soddisfazioni,  calpestando la Legge di Dio e la legge della moralità, ora si odiano perché si vedono causa del loro tormento.
 La parola “Odio” tappezza quel regno smisurato, rugge in quelle fiamme,  urla nei chachinni dei demoni, singhiozza e latra nei lamenti dei  dannati, suona, suona, suona come una eterna campana a martello, squilla  come una eterna buccina di morte, empie di sé i recessi di quella  carcere; è, di suo, tormento, perché rinnovella ad ogni suo suono il  ricordo dell’Amore per sempre perduto, il rimorso di averlo voluto  perdere, il rovello di non poterlo mai più rivedere.
L’anima morta,  fra quelle fiamme, come quei corpi gettati nei roghi o in un forno  crematorio, si contorce e stride come animata di nuovo da un movimento  vitale e si risveglia per comprendere il suo errore, e muore e rinasce  ad ogni momento con sofferenze atroci, perché il rimorso la uccide in  una bestemmia e l’uccisione la riporta al rivivere per un nuovo  tormento. Tutto il delitto di aver tradito Dio nel tempo sta di fronte  all’anima nell’eternità, tutto l’errore di aver ricusato Dio nel tempo  sta per suo tormento presente ad essa per l’eternità.
Nel fuoco le  fiamme simulano le larve di ciò che adorarono in vita, le passioni si  dipingono in roventi pennellate coi più appetitosi aspetti, e stridono,  stridono il loro memento: “Hai voluto il fuoco delle passioni. Ora abbiti il fuoco acceso da Dio il cui santo Fuoco hai deriso”.
 Fuoco risponde a fuoco. In Paradiso è fuoco di amore perfetto. In  Purgatorio è fuoco di amore purificatore. In Inferno è fuoco di amore  offeso. Poiché gli eletti amarono alla perfezione, l’Amore a loro si  dona nella sua Perfezione. Poiché i purganti amarono tiepidamente,  l’Amore si fa fiamma per portarli alla Perfezione. Poiché i maledetti  arsero di tutti i fuochi men che del fuoco di Dio, il Fuoco dell’ira di  Dio li arde in eterno. E nel fuoco è gelo.
Oh! che sia l’Inferno non  potete immaginare. Prendete tutto quanto è tormento dell’uomo sulla  Terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che sommergono, fame, sonno, sete,  ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una unica somma e  moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di quella  tremenda verità.
Nell’ardore insostenibile sarà commisto il gelo siderale.  I dannati arsero di tutti i fuochi umani avendo unicamente gelo  spirituale per il Signore Iddio loro. E gelo li attende per congelarli  dopo che il fuoco li avrà salati come pesci messi ad arrostire su una  fiamma. Tormento nel tormento questo passare dall’ardore che scioglie al  gelo che condensa.
Oh! non è un linguaggio metaforico, poiché Dio  può fare che le anime, pesanti delle colpe commesse, abbiano sensibilità  uguali a quelle di una carne, anche prima che quella carne rivestano.  Voi non sapete e non credete. Ma in verità vi dico che vi converrebbe di  più subire tutti i tormenti dei miei martiri anziché un’ora di quelle  torture infernali.
L’oscurità sarà il terzo tormento.  Oscurità materiale e oscurità spirituale. Esser per sempre nelle tenebre  dopo aver visto la luce del paradiso ed esser nell’abbraccio della  Tenebra dopo aver visto la Luce che è Dio! Dibattersi in quell’orrore  tenebroso in cui si illumina solo, al riverbero dello spirito arso, il  nome del peccato per cui sono in esso orrore confitti! Non trovare  appiglio, in quel rimestìo di spiriti che si odiano e nuocciono a  vicenda, altro che nella disperazione che li rende folli e sempre più  maledetti. Nutrirsi di essa, appoggiarsi ad essa, uccidersi con essa. La  morte nutrirà la morte, è detto. La disperazione è morte e nutrirà  questi morti per l’eternità.
Io ve lo dico, Io che pur l’ho creato  quel luogo: quando sono sceso in esso per trarre dal Limbo coloro che  attendevano la mia venuta, ho avuto orrore, Io, Dio, di quell’orrore; e,  se cosa fatta da Dio non fosse immutabile perché perfetta, avrei voluto  renderlo meno atroce, perché sono l’Amore e di quell’orrore ho avuto  dolore.
E voi ci volete andare.
Meditate, o figli, questa mia  parola. Ai malati viene data amara medicina, agli affetti da cancri  viene cauterizzato e reciso il male. Questa è per voi, malati e  cancerosi, medicina e cauterio di chirurgo. Non rifiutatela. Usatela per  guarirvi. La vita non dura per questi pochi giorni della Terra. La vita  incomincia quando vi pare finisca, e non ha più termine.
Fate che per voi scorra là dove la luce e la gioia di Dio fanno bella l’eternità e non dove Satana è l’eterno Suppliziatore.»
Dice Giovanni:
«Il conforto sarò io, piccola sorella.
 Ieri mattina hai avuto un piccolo lamento col nostro buon Gesù. Ti è  parso che Egli ti posponesse all’operaia dell’ultima ora,  alla vittima  subito immolata, mentre tu, che da anni sei sull’altare e che hai per  prima pronunciato la preghiera data dal Maestro, non vedi mai consumare  il sacrificio.
Mi sei sorella, Maria. Sono stato il primo discepolo  di Gesù, sono stato quello che più di tutti gli sono stato simile. Le  sue parole, i suoi affetti, i suoi desideri li ho fatti miei. Ho avuto  la stessa ansia di Lui di morire per redimere. Ed ho visto gli altri  precedermi presso Dio. Anche Paolo, apostolo dell’ora già trascorsa, mi  ha preceduto. E Stefano è caduto primo, egli venuto dopo il Maestro. Ed  io sono rimasto.
Ho conosciuto il dolore del distacco dal Maestro,  l’ansia dell’attesa, le persecuzioni, il martirio, l’esilio. Ma non la  rapida consumazione del sacrificio. Io che ero affamato del mio Gesù, ho  dovuto vedere scorrere gli anni fino alla più tarda vecchiezza prima di  poterlo raggiungere.
E che perciò? Il mio martirio d’amore e di  desiderio sarà stato meno martirio di quello degli altri? E meno  fruttuoso? No, piccola sorella. Vi è chi subito viene accolto e chi “deve restare  finché Egli vuole si resti”, perché ha il compito di esser voce di Dio ai fratelli.
 Ma credi, sorella nell’amore del Cristo, che la tua attesa è  predilezione di Gesù. Egli ti lascia perché sei il suo piccolo Giovanni   e devi predicare, con la parola che il Maestro ti dona, l’amore ai  fratelli. È la più dolce missione.
La pace sia con te sempre.»

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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