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Novi_22 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


22 2ª LEZIONE sul PURGATORIO QUADERNI_19431021

21 ottobre 1943
  Dice Gesù:
   «Riprendo l’argomento[466] delle anime accolte nel Purgatorio.
   Se tu hai afferrato il senso completo delle mie parole, non importa.  Queste sono pagine per tutti, perché tutti hanno nel Purgatorio degli  esseri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono destinati a  sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo, dunque.
  Ho detto che le anime purganti non soffrono che per l’amore ed espiano con l’amore. Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.
  Se voi, uomini irriflessivi, considerate attentamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi,[467] vedete che essa è tutta imperniata sull’amore. Amore verso Dio, amore verso il prossimo.
   Nel primo comandamento Io, Dio, mi impongo al vostro amore  riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura  rispetto alla vostra nullità: “Io sono il Signore Iddio tuo”.
   Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi credete dèi e, se non  avete in voi uno spirito vivificato dalla grazia, altro non siete che  polvere e putredine, animali che all’animalità unite l’astuzia  dell’intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa commettere opere da  bestie, peggio che da bestie: da demoni.
  Ditevelo mattina e sera,  ditevelo a mezzogiorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangiate, quando  bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate,  quando riposate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete  amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre:  “Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno non sono Dio. Il lavoro,  il riposo, le occupazioni, le opere del genio non sono Dio. La donna, o  peggio: le donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori  non sono Dio. Uno solo è Dio: è il Signore mio che mi ha dato  questa vita perché con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha  dato vesti, cibi, dimore, che mi ha dato il lavoro perché mi guadagni la  vita, la genialità perché testimoni d’essere il re della Terra, che mi  ha dato capacità d’amare e creature da amare ‘con santità’ e  non con libidine, che mi ha dato il potere, l’autorità perché ne faccia  mezzo di santità e non di dannazione. Io posso divenire simile a Lui  poiché Egli l’ha detto:[468] ‘Voi siete dèi’, ma solo se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno solo è Dio: Lui.  Io sono il suo figlio e suddito, l’erede del suo regno. Ma se diserto e  tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e  dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e  si degrada a quella di figlio di Satana, poiché non si può  contemporaneamente servire l’egoismo e l’amore, e chi serve il primo  serve il Nemico di Dio e perde l’Amore, ossia perde Dio”.
  Levate  dalla vostra mente e dal vostro cuore tutti i bugiardi dèi che vi avete  messi, cominciando dal dio di fango che siete voi quando non vivete in  Me. Ricordatevi cosa mi dovete per tutto quanto vi ho dato - e più vi  avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col vostro  metodo di vita - cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la  vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, acciò fosse immolato  come agnello senza macchia e lavasse col suo Sangue i vostri debiti e  non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri  sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono “coloro  che mi odiano”[469], poiché il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.
   Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbiate, e non tanto sugli  altari di pietra, ma sull’altare vivo del vostro cuore, solo ed unico il  Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete culto vero di  amore, di amore, di amore, o figli che non sapete amare, che dite, dite,  dite parole di preghiera, parole soltanto, ma non fate dell’amore la  vostra preghiera, l’unica che Dio gradisca.
  Ricordate che un vero  palpito d’amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vostro  cuore innamorato di Me, ha per Me un valore infinite volte più grande di  mille e mille preghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o freddo.  Attirate la mia Misericordia col vostro amore. Se sapeste come è attiva e  grande la mia Misericordia con chi mi ama! È un’onda che passa e lava  quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella  Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità  dell’Agnello che si è fatto immolare per voi.
  Non usate il Nome  santo per abitudine o per dare forza alla vostra ira, per sfogare la  vostra impazienza, per corroborare le vostre maledizioni. E soprattutto  non applicate il termine “dio” a creatura umana che amate per fame di  sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me.  E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel  Nome sarà la vostra forza e la vostra difesa. Il culto di questo Nome  vi giustificherà, perché chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni  il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con  verità, non dei mentitori che cercano coprire se stessi e le loro opere  col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io  non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano  dei malati di mente, dal confronto delle opere dei mentitori col loro  dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.
   Voi che non sapete amare altro che voi stessi e il vostro denaro, e vi  pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la carne o  ad impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da  ingordi e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo di pensare a Dio,  alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo ripeto,  avermi sempre presente qualunque cosa facciate; ma poiché non sapete  operare conservando lo spirito fisso in Dio, cessate, una volta alla  settimana, di operare per pensare unicamente a Dio.
  Questa, che vi  può parere legge servile, è invece prova di come Dio vi ama. Lo sa il  vostro buon Padre che siete macchine fragili che si usurano nell’uso  continuo, e ha provveduto alla vostra carne, anche a quella, poiché è  essa pure opera sua, dandovi comando di farla riposare un giorno su  sette per dare ad essa giusto ristoro. Dio non vuole le vostre malattie.  Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non  avreste conosciuto le malattie. Sono, queste, frutto delle vostre  disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono  nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza:[470]  quella d’Adamo, e rampollano le une dalle altre, tragica catena, dal  germe che vi è rimasto in cuore, dal veleno del Serpente maledetto che  vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di  imprudenze colpevoli.
  Ed è imprudenza colpevole il voler forzare  il vostro essere a continuo lavoro per il guadagno, come lo è il volere  supergodere della gola o del senso col non contentarvi del cibo  necessario alla vita e della compagna necessaria alla continuazione  della specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e  spossandovi e avvilendovi come, anzi, non come bruti - i quali non sono  simili ma superiori a voi nel connubio, al quale vanno ubbidendo a leggi  di ordine - ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che  disubbidiscono alle leggi sante dell’istinto retto, della ragione e di  Dio.
  Il vostro istinto voi lo avete corrotto ed esso ormai vi  conduce a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali  profanate il corpo vostro: opera mia; l’anima vostra: capolavoro mio; e  uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perché le sopprimete anzi  tempo volontariamente o attraverso le vostre lebbre che sono veleno  mortale alle vite sorgenti.
  Quante sono le anime che un vostro  appetito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le  porte della vita? Quante quelle che appena giungono al termine, e  vengono alla luce morenti o già morte, alle quali precludete il Cielo?  Quante quelle alle quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono portare,  con una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi?  Quante quelle che non possono resistere a questa sorte di martirio non  voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco sulla carne, che avete  generato senza riflettere che, quando si è corrotti come sepolcri[471]  pieni di putredine, non è più lecito generare dei figli per condannarli  al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non potendo  resistere a questa sorte, si suicidano?
  Ma che credete voi? Che Io  le dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di  loro, che peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre:  contro Dio, contro voi stessi e contro gli innocenti che generate per  portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e  se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in questo caso il  peso della colpa alleggerisce la condanna del suicida, ma carica la  condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.
  In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella settimana, e vi ha dato l’esempio suo di riposo[472]  - pensate, Lui: l’Agente infinito, il Generante che da Se stesso si  genera continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi  lo ha fatto, per esservi Maestro nella vita. E voi, trascurabili  potenze, volete non tenerne conto quasi foste più potenti di Dio! -. In  quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza sotto fatica  eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e dei doveri dell’anima.  Diritti: alla Vita vera. L’anima muore se è tenuta separata da Dio. La  domenica datela all’anima vostra - poiché non sapete farlo tutti i  giorni e tutte le ore - perché in essa domenica essa si nutra della  Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri  giorni di lavoro. Così dolce il riposo nella casa del padre ad un figlio  che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perché voi  questa dolcezza non la date all’anima vostra? Perché insozzate questo  giorno con crapule e libidini, invece di farne una tersa luce per  beatitudine vostra di ora e di poi?
  E, dopo l’amore per chi vi ha  creato, l’amore a chi vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è  Carità, come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo  nella carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli  altri creati da Lui? Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire  di amare Dio chi spregia di amare coloro che Dio ama.
  Amate dunque  per primi quelli che per avervi generato sono i creatori secondi del  vostro essere sulla Terra. Il Creatore supremo è il Signore Iddio, che  forma le vostre anime e, padrone come è della Vita e della Morte,  permette il vostro venire alla vita. Ma creatori secondi sono coloro che  di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un nuovo figlio di  Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perché è per i Cieli che siete  creati, perché è per i Cieli che dovete vivere sulla Terra.
  Oh!  sublime dignità del padre e della madre! Episcopato santo, dico con  parola ardita ma vera, che consacra un nuovo servo a Dio col crisma di  un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo veste col  lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la conoscenza  di Dio nelle menti pargole e l’amore di Dio nei cuori innocenti. In  verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il  fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare  del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è  appena di un grado inferiore a quella dell’Eterno.
  Amate dunque di  amore unicamente inferiore a quello che dovete avere per il Signore  Iddio vostro, il padre e la madre vostra, questa duplice manifestazione  di Dio che l’amore coniugale fa divenire una “unità”. Amatela perché la  sua dignità e le sue opere sono le più simili a quelle di Dio per voi:  sono essi genitori i vostri terreni creatori, e tutto in voi li deve  venerare per tali.
  E amate la vostra prole, o genitori. Ricordate  che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il  dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi  l’amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il  dovere di essere perfetti per non sminuire il concetto e l’amore dei  figli verso di voi.
  Ricordatevi che generare una carne è molto, ma  è niente nello stesso tempo. Anche gli animali generano una carne e  molte volte la curano meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei  Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non spegnete la luce nelle anime  dei figli, non permettete che la perla dell’anima dei figli vostri  prenda abitudine al fango, perché essa abitudine non la spinga a  sommergersi nel fango. Date amore, amore santo ai figli vostri, e non  stolte cure alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. È la bellezza della loro anima, l’educazione del loro spirito quella che dovete curare.
   La vita dei genitori è sacrificio come è quella dei sacerdoti e dei  maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le categorie sono di  “formatori” di ciò che non muore: lo spirito, o la psiche, se più vi  piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella proporzione di mille a  uno, considerate a quale perfezione dovrebbero attingere genitori,  maestri e sacerdoti per essere veramente quali dovrebbero. Dico  “perfezione”. Non basta “formazione”. Devono formare gli altri, ma per  formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E come  possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono  divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è  Dio? E cosa può rendere capace l’uomo di modellarsi su Dio? L’amore. Sempre l’amore.  Siete ferro grezzo e informe. L’amore è la fornace che vi purifica e  scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali  nella forma di Dio. Allora sarete i “formatori” altrui: quando vi sarete  formati sulla perfezione di Dio.
  Molte volte i figli  rappresentano il fallimento spirituale dei genitori. Si vede attraverso  ai figli ciò che valevano i genitori. Ché, se è vero che talora da  genitori santi nascono figli depravati, questa è l’eccezione.  Generalmente uno dei genitori almeno non è santo e, dato che vi è più  facile copiare il male che il bene, il figlio copia il men buono. È  anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma  anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge  di compenso il più buono dei due è buono per due, e con preghiere,  lacrime e parole compie l’opera di tutti e due formando il figlio al  Cielo.
  Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vostri genitori,  Io vi dico: “Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto, ubbidite  soltanto, fuorché in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A  voi il merito dell’ubbidienza, dell’amore e del perdono, del perdono di  voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori e tanto più  l’accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la responsabilità  e il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio,  di Dio, unico Giudice”.
  Superfluo è spiegare che uccidere è  mancare all’amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e  di morte verso una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è  Giudice e Giudice santo e, se Egli ha concesso all’uomo di crearsi dei  consessi di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto sia nella  punizione, guai a voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, mancate  alla giustizia dell’uomo erigendovi a giudici di un vostro simile che ha  mancato o credete che vi abbia mancato.
  Pensate, o poveri figli,  che l’offesa, il dolore sconvolgono mente e cuore, e che l’ira e lo  stesso dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che  vi preclude la visione della verità vera e della carità quale Dio ve la  presenta perché su di essa sappiate regolare il vostro anche giusto  sdegno e non farne, con troppa spietata condanna, una ingiustizia. Siate santi anche mentre l’offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.
   E voi pure, giudici della Terra, siate santi. Avete per le mani gli  orrori più vivi dell’umanità. Scrutateli con occhio e mente intrisi di  Dio. Vedete il “perché” vero di certe “miserie”. Pensate che, se anche  sono vere “miserie” della umanità che si degrada, molte sono le cause  che le producono. Nella mano che uccise cercate la forza che la mosse ad  uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini. Interrogatevi se voi:  traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste stati migliori di colui o di  colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il severo esame di  voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di essere i veri uccisori  del figlio che ella soppresse, perché dopo l’ora gioconda voi vi siete  sottratti al vostro impegno d’onore. E, se lo potete fare, siate pure  severi.
  Ma se, dopo aver peccato contro la creatura nata da una  vostra insidia e da una vostra lussuria, volete ancora ottenere un  perdono da Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di  vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o  dopo quel delitto che avete provocato, siate almeno operosi nel  prevenire il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria  d’ambiente predispongono alle cadute nel vizio e nell’infanticidio.
  Ricordate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore[473].  E per l’onore che più non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come  fiore da un suolo profanato, il fiore vivo del pentimento che redime.  Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgraziate che un cosiddetto  “amore” aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla  lussuria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro. Se le avessi  maledette e fuggite, le avrei perdute per sempre. Le ho amate anche per il mondo,  che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo  sdegno. Al posto delle carezze di peccato, le ho carezzate con la  purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per  loro parole d’amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro  bacio, ho dato le ricchezze della mia Verità.
  Così si fa, uomini,  per trarre dal fango chi nel fango spro­fon­da, e non ci si avvinghia al  collo per perire in due, o non si gettano pietre per sprofondarvele di  più. È l’amore, è sempre l’amore che salva.
  Quale peccato contro l’amore sia l’adulterio, ne ho già parlato[474]  e non ripeto, per ora almeno. Vi è su questo rigurgito di animalità  tanto da dire - e tanto che non capireste neppure, perché d’essere  traditori del focolare ve ne vantate - che per pietà della mia piccola  discepola mi taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfinita  e turbare il suo animo con crudezze umane poiché, prossimo alla mèta,  pensa solo al Cielo.
  Colui che ruba, è ovvio che manchi all’amore.  Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a se  stesso, e amasse gli altri quanto se stesso, non leverebbe con violenza  e frode ciò che è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò all’amore,  come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di merce, di  denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto  all’amico, un’invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri,  facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma,  perché senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guadagno  si muore, e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.
   Vi ho dato la parola come segno di elevazione su tutti gli altri  animali della Terra. Dovreste dunque amarmi per la parola, dono mio. Ma  posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di Cielo vi  fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate  né Me né il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non  riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la riputazione di  un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.
  L’invidia non è  carità: è anticarità. Chi desidera smodatamente la roba altrui è invido e  non ama. Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l’apparenza  di gioia vi sono sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a  voi, apparentemente meno felici di coloro che invidiate. Ché, se poi  l’oggetto desiderato è la altrui moglie o l’altrui marito, allora  sappiate che al peccato d’invidia unite quello di lussuria e di  adulterio. Compiete perciò una triplice offesa alla carità di Dio e di  prossimo.
  Come vedete, se voi contravvenite al decalogo  contravvenite all’amore. E così è per i consigli che vi ho dato, che  sono il fiore della pianta della Carità. Ora, se contravvenendo alla  Legge contravvenite all’amore, è ovvio che il peccato è mancanza al­l’a­more. E perciò deve espiarsi con l’amore. L’amore che non avete saputo darmi in Terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perché dico[475] che il Purgatorio altro non è che sofferenza d’amore.
   Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua Legge. Vi siete  buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e  poco amando Lui. È giusto che, non avendo meritato l’Inferno e non  avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità,  ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla Terra. È giusto che  sospiriate per mille e mille ore di espiazione d’amore ciò che avete  mille e mille volte mancato di sospirare sulla Terra: Dio,  scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni volta che avete voltato  le spalle all’amore corrispondono anni e secoli di nostalgia amorosa.  Anni o secoli a seconda della vostra gravità di colpa.
  Fatti ormai  sicuri di Dio, cogniti della superna bellezza di Dio per quel fugace  incontro del primo giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi  più viva l’ansia d’amore, voi sospirate a Lui, la lontananza di Lui  piangete, d’esser stati voi la causa di tale lontananza vi rammaricate e  pentite, e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco acceso dalla  Carità per vostro supremo bene.
  Quando i meriti del Cristo  vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze  d’ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l’incandescenza d’amore vi  penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre  più si fa lucido in voi il ricordo di Dio visto in quell’attimo.
   Come nella vita della Terra più cresce l’amore e più sottile si fa il  velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel secondo regno più  cresce la purificazione, e perciò l’amore, e più prossimo e visibile si  fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del santo  fuoco. È come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il  suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo,  finché, passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al  conquistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa,  da luce a Luce, salite ad esser luce e vampa in Esso, Sole eterno, come  scintilla assorbita da un rogo e come lampada gettata in un incendio.
   Oh! gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti alla mia Gloria,  passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh! conoscenza  perfetta del Perfetto Amore!
  Questa conoscenza, o Maria, è mistero  che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con  parola umana. Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla  dall’ora della morte. Credi che non v’è più grande carità di procurarla  con le preghiere a chi amaste sulla Terra e che ora iniziano la  purgazione nell’amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore  tante e tante volte.
  Animo, benedetta alla quale sono svelate le  verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami  nell’al di là.
  Lascia consumare dall’Amore lo stame di tua vita.  Riversa il tuo amore sul Purgatorio per aprire le porte del Cielo a chi  ami. Te beata se saprai amare sino all’incenerimento di ciò che è debole  e che peccò. Allo spirito purificato dall’immolazione d’a­mo­re vengono  incontro i Serafini e gli insegnano il Sanctus eterno da cantare[476] ai piedi del mio trono.»

[466] l’argomento trattato il 17 ottobre.
[467] comandi, che sono sintetizzati nei precetti di Deuteronomio 6, 5 (amore verso Dio) e di Levitico 19, 18  (amore verso il prossimo), già richiamati il 7 luglio e il 17 ottobre.  Da essi dipendono i dieci comandamenti, che vengono qui commentati e che  sono tramandati in Esodo 20, 1-17; Deuteronomio 5, 1-22.
[468] l’ha detto in Salmo 82, 6.
[469] coloro che mi odiano, come è detto in Esodo 20, 5.
[470] prima disubbidienza, nel contesto del peccato originale, già richiamato il 26 e 29 settembre e il 12 ottobre.
[471] come sepolcri…, secondo l’immagine di Matteo 23, 27.
[472] l’esempio suo di riposo, come si legge in Genesi 2, 2-3.
[473] non ho ricusato di redimere le donne senza onore, come Maria di Magdala (ravvisata, nel “dettato” del 13 ottobre, nella peccatrice innominata dell’episodio di Luca 7, 36-50), la samaritana (in Giovanni 4, 5-26) e l’adultera (in Giovanni 8, 3-11).
[474] ne ho già parlato il 25 settembre.
[475] dico, come già detto il 17 ottobre.
[476] da cantare, come in Isaia 6, 1-3.

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