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Novi_18 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


18 Il MONDO È PIENO di «MORTI» IMPROVVISE QUADERNI_19431013

13 ottobre 1943
  Dice Gesù:
    «Che Io sia con te è atto di bontà mia. Desiderio di un Dio di amore  è questo di stare con le sue creature, e quando le creature non lo  cacciano con il loro tradimento Iddio non si allontana. In certi casi, e  per speciali rispondenze dell’anima, la vicinanza è più sensibile.
   Ma guai se l’anima che gode della benedizione della presenza sensibile  di Dio cadesse in peccato di superbia. Perderebbe subito Dio perché Dio non è dove è superbia.  Più è grande l’umiltà della creatura e più in essa scende Iddio. Maria  ebbe Dio in sé, non solo spiritualmente ma come Carne viva, perché  raggiunse il vertice della umiltà santa.
  Ma se Dio desidera stare con le sue creature, le creature dovrebbero desiderare di stare con Dio.
   Troppe sono le divagazioni delle anime! Corrono dietro agli interessi  umani, si sperdono su piste di umano piacere, si sviano dietro a  bugiarde dottrine, si abbagliano in troppi miraggi di scienza umana.  Giunge la sera della loro vita e si trovano così lontane da Me! Stanche,  nauseate, corrose, non hanno più forza di accostarsi al Signore. Già è  molto se resta in loro un residuo di nostalgie celesti e di ricordi di  fede che fa loro gettare il grido[430] degli antichi lebbrosi: “Gesù, abbi pietà di me”.
   È il grido che salva, perché non si chiama mai inutilmente il mio  Nome. Io, che veglio in attesa d’esser chiamato, accorro presso chi mi  invoca e per il mio Nome, davanti al cui suono tremano di gioia i Cieli e  di terrore gli abissi, opero il miracolo.
  Ma non bisognerebbe, o  figli disamorati e imprudenti, venire a Me soltanto all’ultima ora. E  sapete voi in anticipo se avrete tempo e modo di chiamare Me? E sapete  voi se Satana, con ultima astuzia, vi giuocherà l’ultimo inganno per  nascondervi l’appressarsi della morte, onde far sì che essa vi colga  come ladro[431] che giunge improvviso?
  Il mondo è pieno di morti improvvise. Sono uno dei prodotti della vostra maniera di esistere. Avete moltiplicato il piacere e la morte, avete moltiplicato il sapere e la morte.
   Il primo vi conduce alla morte, e non soltanto voi che peccate, ma  anche i figli e i figli dei vostri figli - così come voi scontate i  peccati dei padri dei vostri padri - attraverso le conseguenze delle  vostre libidini e delle vostre crapule.
  Il secondo vi conduce alla  morte attraverso al vostro cosiddetto “progresso”, del quale tre quarti  è opera dell’insegnamento di Satana, perché frutto del vostro  progredire sono le opere ed i mezzi di raffinata distruzione che voi  create, e l’altro quarto è dato da un eccessivo amore delle comodità,  sotto il quale si cela, oltre che l’epicureismo, anche l’antica superbia  di voler emulare Iddio nella velocità, nel volo e in altre cose  superiori all’uomo e male usate dall’uomo. Ché se Salomone trovò[432]  che chi aumenta il sapere aumenta il dolore, e lo trovò allora, che si  dovrebbe dire adesso che avete ridotto il mondo un caos di sapere dal  quale manca il freno della legge di Dio e della carità?
  Tanto  avreste avuto da studiare senza lambiccarvi la mente in astruserie  dannose o dietro opere omicide. Nel mio Universo sono pagine sterminate  nelle quali l’occhio dell’uomo poteva, e Io avrei voluto così fosse,  leggere soprannaturali insegnamenti e leggi di bellezza e bontà. Io l’ho  creato, Io, Dio Uno e Trino, quest’universo che vi circonda, e in esso  non ho messo del male per voi.
  Tutto nell’universo obbedisce ad  una legge di amore verso Dio e verso l’uomo. Ma voi, dal corso ordinato  degli astri, dal succedersi delle stagioni, dal fruttificare del suolo,  non imparate nulla. Nulla che serva a conquistare i Cieli. Unici che non  ubbidite, siete il disordine dell’Universo. E il vostro disordine  pagate con rovine continue, in cui perite come greggi impazzite che si  precipitano giù da un burrone in torrente mugghiante.
  Miseri  uomini che avete ottuso lo spirito sotto al peccato; ottuso al punto da  non sapere più capire l’armonia delle cose universali, le quali cantano  tutte le lodi del Dio Creatore e parlano di Lui e a Lui ubbidiscono con  un amore che inutilmente Io cerco nell’uomo.
  Lasciate il vagolare vano dietro a tanto umano sapere, a tante umane fami. E venite a Me.
   La mia Croce c’è per qualche cosa, così ben alta sul mondo.  Guardatela questa Croce dove un Dio si immola per voi e, se avete  viscere d’uomini e non di bruti, regolatevi in proporzione al mio amore  per voi.
  Io non vi ho dato la mia vita perché voi continuaste a  perdere la vostra. Io ve l’ho data per darvi la Vita. Ma voi dovete  volerla avere questa vita eterna e agire di conseguenza, e non emulare  gli animali più immondi vivendo nel pantano.
  Ricordatevi di  possedere uno spirito. Ricordatevi che lo spirito è eterno. Ricordatevi  che per il vostro spirito è morto un Dio. Avete tanta paura di un  malanno che poco dura, e non temete l’orrore della dannazione i cui  tormenti non hanno termine.
  Tornate sulla via della Vita, poveri figli. Ve ne scongiura Colui che vi ama.
  E a te, che ascolti e scrivi, insegno, perché tu lo insegni ai fratelli, il modo sicuro di venire a Me.
  Imitare il Maestro in ogni cosa.  Ecco il segreto che salva. Se Egli prega, pregare. Se Egli opera,  operare. Se Egli si sacrifica, sacrificarsi. Nessun discepolo[433] è da più del Maestro e diverso dal Maestro. E nessun figlio è dissimile al genitore, se è buon figlio.
   Non hai mai notato come i bambini amino imitare il padre loro negli  atti, nelle parole, nel camminare? Mettono i loro piccoli piedi sulle  orme paterne e pare loro di divenire degli adulti nel fare ciò, perché  imitare il padre che amano è per loro raggiungere la perfezione.
   Maria mia, fa’ come quei piccini. Fàllo sempre. Segui le orme del tuo  Gesù. Sono orme sanguinose, perché il tuo Gesù è ferito per amore degli  uomini. Anche tu, per amore di essi, sanguina da mille ferite. In Cielo  si muteranno in gemme, perché saranno tante testimonianze della tua  carità, e la carità è la gemma del Cielo.
  Conducimi le anime. Sono  riottose come capretti. Ma se tu le attiri con dolcezza esse si  piegheranno. Esser dolci fra tanto amaro, che il prossimo distilla  continuamente, è cosa difficile. Ma occorre filtrare tutto attraverso l’amore di Me.  Occorre pensare che, per ogni anima che viene a Me, il mio giubilo è  grande e mi fa dimenticare le amarezze che continuamente l’uomo mi dà.  Occorre pensare che la Giustizia è molto irritata e che occorre esser  più che mai vittime redentrici per placarla.
  Io non voglio che tu  mi segua solo con amore. Voglio che tu mi segua anche con dolore. Io ho  sofferto per salvare il mondo. Il mondo ha bisogno di sofferenza per  essere salvato ancora.
  Questa dottrina, che il mondo non vuole  conoscere, è vera. Bisogna usare tutti i mezzi per salvare l’umanità che  muore. Il sacrificio nascosto e la palese dolcezza sono due armi per  vincere questa lotta della quale Io ti darò premio.
  Come il tuo  Signore, sii eroica nella carità, eroica nel sacrificio, dolce nelle  prove, dolce verso i fratelli. Prenderai allora il volto e la veste del  tuo Re, come un limpido specchio rifletterai il mio Volto.
  Bisogna sapere imitare Maria che portava fra la gente il Cristo: Salute del mondo.»
  Sempre il 13, a sera
  Dice Gesù:
   «Parlo a te per tutti, per spiegare gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.
   Non per vano modo di dire sono chiamato “sposo” delle anime vostre.  Vi ho sposate con rito di dolore e vi ho dato per dote il mio Sangue,  poiché siete così povere, da voi stesse, che sareste state un disdoro  per la dimora del Re. Nel Regno del Padre mio non entrano coloro che  sono denudati da ogni veste. Io vi ho tessuto la veste nuziale[434]  e l’ho tinta di porpora divina per renderla ancora più bella agli occhi  del Padre mio; Io vi ho incoronati del mio serto, perché chi regna  porta corona, e vi ho dato il mio scettro.
  Veramente ciò avrei  voluto darlo a tutte le anime, ma infinite hanno spregiato il mio dono.  Hanno preferito le vesti, le corone e gli scettri della Terra, la cui  durata è così relativa e la cui efficacia così nulla rispetto alle leggi  dello spirito.
  Onori, ricchezze, glorie, Io non le maledico. Dico  solo che non sono fine a se stesse, ma sono mezzi per conquistare il  vero fine: la vita eterna. Bisogna usarne, se la vostra missione di  uomini ve le affida, con cuore e mente pieni di Dio, facendo di queste  ricchezze ingiuste non ragione di rovina ma di vittoria.
  Esser poveri di spirito, guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste: ecco due frasi[435] che capite poco.
  Poveri di spirito  vuol dire non avere attaccamento a ciò che è terreno; vuol dire essere  liberi e sciolti da ciò che è veste pomposa, come umili pellegrini che  vanno verso la mèta godendo degli aiuti che la Provvidenza elargisce. Ma  non godendone con superbia e avarizia, ma sibbene come gli uccelli  dell’aria, che beccano contenti i granelli che il loro Creatore sparge  per i loro piccoli corpi e poi cantano di gratitudine, grati come sono  della piumosa veste che li ripara, e di più non cercano, e non si  rammaricano con ira se un giorno il cibo è scarso e l’acqua del cielo  bagna nidi e penne, ma sperano pazienti in Chi non li può abbandonare.
  Poveri di spirito  vuol dire vivere dove Dio vi ha posti, ma coll’animo staccato dalle  cose della Terra e unicamente preoccupato di conquistare il Cielo.
   Quanti re, quanti potenti in ricchezze della Terra furono “poveri di  spirito” e conquistarono il Cielo, usando la forza per domare l’umano  che in loro si agitava verso le glorie labili, e quanti poveri della  Terra non sono tali perché, pur non possedendo ricchezze, le hanno  anelate con invidia, e molte volte hanno ucciso lo spirito vendendosi a  Satana per una borsa di denaro, per una veste di potere, per una tavola  sempre imbandita di ciò che serve a formare il cibo per i vermi della  putredine della tomba!
  Guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste vuol dire esercitare carità di ogni forma nelle glorie della Terra.
  Matteo, il pubblicano[436],  ha saputo fare delle ricchezze ingiuste scala per penetrare in Cielo.  Maria, la peccatrice, ha saputo, rinunciando agli artifizi con cui  rendeva più seducente la sua carne e usandoli per i poveri di Cristo,  cominciando da Cristo stesso, santificare quelle ricchezze di peccato.  Nei secoli, cristiani molti di numero, pochi rispetto alla massa, hanno  saputo fare delle ricchezze e del potere la loro arma di santità. Sono  quelli che hanno capito Me. Ma sono così pochi!
  La mia veste, la  veste che vi dono, è quella che Io ho bagnata col mio Sangue durante  l’agonia spirituale, morale e fisica, che va dal Getsemani al Golgota.  La mia corona è quella di spine e il mio scettro è la croce.
  Ma  chi vuole questi monili di Cristo? Solo i veri amatori miei. E quelli li  disposo con rito di alta carità. Quando sarà finito il tempo della  Terra, per ogni mio singolo amatore Io verrò, fulgido, ad introdurli  nella gloria.
  Verrò, Maria, verrò. Per ora è il tempo del  reciproco desiderio. Perché, per quanto Io possa essere presso a te,  anche sensibilmente, sono sempre come amante che gira intorno alle  muraglie che gli impediscono di penetrare dall’amata. Il tuo spirito si  affaccia da ogni spiraglio per vedere Me e getta il suo grido d’amore.  Ma la carne lo tiene prigioniero. Se anche Io forzando la carne entro,  poiché sono il Padrone del miracolo, sono sempre contatti fugaci e  relativi.
  Non posso prenderti con Me. Ucciderei la tua carne, ed  essa ha ancora un oggi e un domani di utilità per la causa mia. Ancora  tutto non è compiuto del tuo lavoro, e Io solo so quando fermerò per te  l’ora terrena che scorre.
  Ma allora verrò. Oh! come, anima che  desideri uscire dalla Terra ostile, come ti sembrerà bello il Cielo! E  come, confrontandoli coi presenti, ti parranno accesi gli abbracci  dell’Amore!
  Tu dici che è cessata per te l’ansia per le  vicissitudini che potevano, in questi tempi di sventura, turbare gli  ultimi giorni della mamma tua, e che ciò mette nel tuo soffrire di  orfana una vena di pace. Ma pensa quando potrai dire a te stessa che è  cessata per te ogni ansia e ogni pericolo e nulla più potrà separarti  dal tuo Signore!
  Ama con un superamento di forze, poiché Io ti ho amata e ti amo con un superamento di misura.
   La mia Carità ti ha lavata e vestita per non vedere la tua nudità su  cui erano molte ombre di polvere umana. Tutto la mia Carità ha  predisposto per il tuo bene immortale.
  Agli occhi del mondo può  apparire che la mia mano si sia aggravata su te. Ma il mondo è uno  stolto che non sa vedere le verità soprannaturali.
  Tu sei stata  sempre amata di un amore di predilezione da Me. Come giardiniere che ha  creato un nuovo fiore da un ruvido arbusto sino allora privo di corolle e  ne è geloso come di un tesoro, Io ho vegliato e veglio su di te. Mi hai  detto che sono di una prepotenza gelosa. È ciò che faccio coi  prediletti che serbo a Me soltanto.
  E se ho fatto il deserto  intorno a te, è perché ho voluto metterti nella condizione di non avere  altro luogo di attrazione che non sia il Cielo. Là, nell’altra vita, è  tutto ciò che amasti con tanta forza umana. Ora più niente hai sulla  Terra e sei come un uccello imprigionato che, attraverso le sbarre della  gabbia, guarda il cielo dove i suoi compagni sono liberi e felici, e  sta presso la porticciola in attesa che venga socchiusa per prendere il  volo.
  Verrò, sta’ certa. Anche la nostalgia presente serve ad  ornare il tuo diadema. Sii costante e paziente. Come un bimbo che sa la  mamma vicina, riposa senz’ansie sull’amore del tuo Gesù. Egli non ti  perde di vista, non ti lascia, non ti dimentica. Ha più ansia di te di  pronunciare la parola che libera lo spirito e lo introduce nel Regno.  Dopo tanto gelo, dopo tanto spogliamento, dopo tanto pianto, verrò per  darti il mio Sole, per rivestirti di fiori eterni, per asciugare ogni  tuo pianto.
  Tu che hai avuto una visione[437] della Luce  che empie i Cieli, pensa cosa sarà entrare in essa, presa per mano dal  tuo Re. Se uno spiraglio socchiuso appena su quel Regno di Luce e appena  intravisto permane in te con un ricordo che ti empie di letizia, pensa  cosa sarà quando la Luce sarà il tuo possesso. Allora, e non più con le  limitazioni di ora, Io vivrò in te e tu in Me, e come la sposa del  Cantico potrai dire[438] che il tuo Gesù è tuo e tu di Lui.
   Per ora chiamami con ogni tuo affetto. Se son presso non conta. Amo  sentirmi chiamare e più sono chiamato e più presto vengo, perché non so  resistere alla voce dell’amore.
  Prima che venga la sera dell’età  verrò. Non ritornerò, perché sei tu che sei tornata a Me e non Io a te,  che non ho mai lasciata. Verrò. Me ne stavo come un povero nell’ombra  attendendo che tu mi dessi il cuore, me ne aprissi la porta e mi facessi  entrare da Re e Sposo in te. Ma ora verrò. Verrò per gli sponsali. Sta  per cessare il tempo del fidanzamento mortale e per iniziarsi il rito  delle nozze eterne.
  Pochi ritocchi ancora ho da darti, o mia vigna[439],  per farti bella del tutto agli occhi miei. Non gemere se le cesoie  fanno male. Quando è tempo di potare è segno che è primavera. E nel  tempo di primavera verrò perché è il tempo degli amori. L’anima entra  nella primavera quando per lei cessa l’inverno mortale e comincia la  letizia nel giardino di Dio.»

[430] il grido, come in Luca 17, 12-13.
[431] come ladro, secondo l’immagine di Matteo 24, 42-44; Luca 12, 39-40.
[432] trovò…, come è detto in Qoèlet 1, 17-18.
[433] Nessun discepolo… come è detto in Matteo 10, 24; Luca 6, 40.
[434] la veste nuziale, alludendo forse alla parabola riportata in Matteo 22, 1-14.
[435] due frasi, la prima in Matteo 5, 3, la seconda in Luca 16, 9 (e anche 12, 33).
[436] pubblicano, la cui conversione è riferita in Matteo 9, 9; Marco 2, 14; Luca 5, 27-28; peccatrice, che è innominata nell’episodio di Luca 7, 36-50,  ma che viene qui identificata con Maria di Magdala, sorella di Marta e  Lazzaro di Betania, la stessa dell’episodio riferito in Matteo 26, 6-13; Marco 14, 3-9; Giovanni 12, 1-8.
[437] visione del 1° luglio.
[438] dire, come in Cantico dei cantici 2, 16.
[439] vigna, secondo l’immagine di Isaia 5, 1-6.

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