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Novi_04 - Copia - VALTORTAVOX

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Lettura di: UNA VOCE AMICA


04 ELOGIO di MARZIAM [...] • Evangelo_07444

30 maggio 1946 (Ascensione).
444.1«Dove  hai lasciato le barche, Simone, quando sei venuto a Nazaret?», chiede  Gesù mentre cammina in direzione nord est, volgendo le spalle alla piana  di Esdrelon e procedendo in direzione del Tabor.
«Le ho rimandate  alla pesca, Maestro. Ma ho detto di trovarsi a Tarichea di tre in tre  giorni… Non sapevo quanto sarei rimasto con Te».
«Molto bene. Chi di  voi vuole andare ad avvertire mia Madre e Maria d’Alfeo di raggiungerci  a Tiberiade? Alla casa di Giuseppe è il ritrovo».
«Maestro,… vorremmo tutti. Ma di’ Tu chi deve andare e sarà meglio».
 «Allora Matteo, Filippo, Andrea e Giacomo di Zebedeo. Gli altri vengano  con Me a Tarichea. Direte alle donne il motivo del ritardo. E di  chiudere casa e di venire. Staremo insieme per tutta una luna. Andate.  Ché qui è il bivio. E la pace sia con voi». Bacia i quattro che si  separano e riprende la marcia con gli altri.
Ma dopo pochi passi si  ferma e osserva Marziam, che cammina a capo chino un poco indietro.  Quando il giovinetto lo raggiunge, Gesù gli passa la mano sotto il  mento, forzandolo ad alzare il viso. Due righe di pianto sono sul volto  brunetto.
«Andresti volentieri anche tu a Nazaret?».
«Sì, Maestro… Ma fa’ ciò che Tu vuoi».
 «Voglio che tu abbia conforto, figlio mio… Va’… Corri dietro a quelli.  La Madre ti consolerà». Lo bacia e lo lascia andare, e Marziam si dà a  correre raggiungendo presto i quattro.
444.2«È ancora un fanciullo…», osserva Pietro.
 «E soffre molto… Mi diceva ieri sera, ché l’ho trovato a piangere in un  angolo della casa: “È come se fossero morti ieri il padre e la madre…  La morte del vecchio padre mi ha riaperto tutto il cuore…”», dice  Giovanni.
«Povero figlio!… Ma è stata buona cosa che fosse presente a quella morte…», dice lo Zelote.
 «Si era tanto illuso di poter giovare al vecchio!… Mi diceva Porfirea  che faceva sacrifici d’ogni sorta per poter mettere insieme il denaro.  Ha lavorato nei campi, ha fatto fascine per i forni, ha pescato, non ha  mangiato le formaggelle per venderle, il miele per venderlo… Aveva quel  chiodo in cuore e voleva con sé il vecchio… Mah!», dice Pietro.
«È un uomo di propositi seri. Non gli pesa sacrificio e lavoro. Buone doti», dice Bartolomeo.
 «Sì, è un buon figlio e sarà un discepolo fra i migliori. Vedete con  che disciplina si regola anche nei momenti più turbati… Il suo cuore  afflitto desiderava Maria, ma non ha chiesto di andare. Ha così bene  compreso ciò che è forza nella preghiera, che supera molti adulti», dice  Gesù.
«Credi che faccia i sacrifici con uno scopo prefisso?», domanda Tommaso.
«Ne sono sicuro».
 «È vero. Ieri dette le frutta ad un vecchio dicendogli: “Prega per il  padre di mio padre che mi è morto da poco”, ed io gli ho osservato:  “Egli è in pace, Marziam. Non credi valida l’assoluzione di Gesù?”. Mi  ha risposto: “La credo valida. Ma io penso, nell’offrire suffragi[18],  alle anime per le quali nessuno prega, e dico: se al padre mio ciò non  occorre più, vadano questi sacrifici per coloro a cui nessuno pensa”. E  io ne sono rimasto edificato», dice Giacomo d’Alfeo.
«Già. Ieri è  venuto da me e, gettandomi le braccia al collo, perché è ancora bambino,  in fondo, mi ha detto: “Ora tu mi sei proprio padre… e io ti rendo ciò  che la tua bontà mi aveva fatto mettere insieme. Non serve più quel  denaro al vecchio padre,… e tu e Porfirea fate tanto per me…”. Io, e  facevo fatica a stare senza lacrime, gli ho risposto: “No, figlio mio.  Useremo quel denaro in elemosine ai vecchi miseri o per degli orfanelli  poveri, e Dio userà le tue elemosine per aumentare la pace al povero  vecchio”. E Marziam mi ha dato due baci così forti che,… ecco,… io non  ho più potuto trattenere le lacrime. E come ti è grato, Bartolomeo, di  esserti fatto pagatore delle spese. Mi diceva: “Per me l’onore dato al  vecchio non ha prezzo. Dirò a Bartolomeo di tenermi per servo”».
 «Oh! povero figlio! Nemmeno per un’ora! Lui serve il Signore e ci  edifica tutti. Ho onorato un giusto. Lo potevo fare, perché il mio nome è  conosciuto e mi è facile trovare chi mi anticipa. Da Betsaida  provvederò al saldo del piccolo debito, un’inezia in fondo…».
«Sì.  Come denaro è poco, perché quelli di Jezrael furono generosi. Ma il tuo  amore verso il condiscepolo non è un’inezia. Perché ogni atto d’amore è  di grande valore.
444.3Voi  state formandovi a questo amore di prossimo, che è la seconda parte del  precetto base della Legge di Dio, ma che in verità era caduto molto in  trascuranza in Israele. I molti precetti, le minuziosaggini succedute  alla lineare e completa, nella sua brevità, legge del Sinai, hanno  svisato la prima parte del precetto base, riducendolo un ammasso di riti  esteriori, ai quali manca ciò che dà loro il nerbo, il valore, la  verità, ossia manca l’aderenza attiva dell’interno, con le opere che compie, con le tentazioni che supera, alle forme di culto esterno.  Quale valore può avere agli occhi di Dio l’ostentazione di un culto,  quando poi nell’interno il cuore non ama Dio, non si annichila in  venerabondo amore a Dio, quando non lo loda e ammira con l’avere amore  alle cose da Lui fatte, e per prima cosa all’uomo, che è il capolavoro  del Creato terrestre?
Vedete dove è avvenuto lo sbaglio in Israele?  Di avere, di un unico precetto, fatto in un primo tempo due precetti, e  successivamente, col decadere degli spiriti, avere nettamente tagliato  il secondo dal primo, come fosse un ramo inutile. Non era un ramo  inutile, non erano neppure due rami. Era un unico tronco, che sin dalla  base si era ornato delle singole virtù dei due amori.
Guardate quel  grosso fico nato lassù su quel poggio. Nato spontaneamente, quasi alla  radice, ossia appena spuntato dal suolo, si è formato in due rami tanto  uniti che le due scorze hanno aderito. Ma ogni ramo ha però gettato la  propria chioma ai lati, in modo tanto bizzarro che ha dato il nome di  “Casa del fico gemello” a questo piccolo paese su questo piccolo colle.  Orbene, se uno volesse ora separare i due tronchi, che in fondo sono un  solo tronco, dovrebbe usare la scure o la sega. Ma che farebbe? Farebbe  morire la pianta o, se fosse tanto sagace di condurre la scure o la  sega in modo da ledere uno solo dei due tronchi, ne salverebbe uno, ma  l’altro inesorabilmente morrebbe, e il superstite, sebbene vivo ancora,  sarebbe un malvivo e probabilmente intristirebbe non facendo più frutto o  pochissimo frutto.
Lo stesso è successo in Israele. Hanno voluto  dividere, separare le due parti, così unite da essere veramente una cosa  sola, hanno voluto ritoccare ciò che era perfetto. Perché ogni opera di  Dio è perfetta, ogni pensiero, ogni parola. Perciò se Dio sul Sinai ha  dato il comando di amare Dio santissimo e il prossimo con un unico  precetto, è chiaro che non sono due precetti che possono esser praticati  indipendentemente l’uno dall’altro, ma sono un solo precetto. E, non  bastandomi mai il formarvi a questa sublime virtù, la più grande di  tutte, quella che sale con lo spirito in Cielo, perché è l’unica che  sussiste in Cielo, insisto sulla stessa, anima di tutta la vita dello  spirito, che perde la vita se perde la carità, perché perde Iddio.
444.4Sentitemi.  Fate conto che alla vostra porta vengano un giorno a bussare due  ricchissimi sposi, chiedendo di essere ospitati per tutta la vita.  Potreste voi dire: “Accettiamo lo sposo, ma non vogliamo la sposa”,  senza sentirvi rispondere dallo sposo: “Ciò non può essere, perché io  non mi posso separare dalla carne della mia carne. Se voi non la volete  accogliere, io pure non mi posso fermare presso di voi e me ne vado con  tutti i miei tesori, dei quali vi avrei fatto compartecipi”?
Dio è  congiunto alla Carità. Essa è veramente, e più intimamente e veramente  ancora di due sposi che si amano intensamente, spirito del suo Spirito. È  Dio stesso la Carità. La Carità non è che l’aspetto più manifesto, più  illustrativo di Dio. Fra tut­ti i suoi attributi, essa è l’attributo re e  l’attributo origine, perché tutti gli altri attributi di Dio nascono  ancora dalla Carità. Che è la Potenza se non carità che opera? Che è la  Sapienza se non carità che insegna? Che è la Misericordia se non carità  che perdona? Che è la Giustizia se non carità che amministra? E potrei  continuare così per tutti gli innumerevoli attributi di Dio.
Ora, da  quello che dico, potete voi pensare che chi non ha la carità abbia Dio?  Non lo ha. Potete voi pensare che possa accogliere Dio e non la carità?  La carità che è unica, e abbraccia Creatore e creature, e non si può  averne una metà sola, quella data al Creatore, senza avere anche l’altra  metà, quella data al prossimo.
Dio è nelle creature. Vi è col suo  segno incancellabile, coi suoi diritti di Padre, di Sposo, di Re.  L’anima ne è il trono, il corpo il tempio. Ora, colui che non ama un suo  fratello e gli fa spregio, fa spregio, dà dolore, misconosce il Padrone  di casa del suo fratello, il Re, il Padre, lo Sposo del fratello, ed è  naturale che questo grande Essere che è Tutto, e che è presente in un fratello, in tutti i fratelli, faccia sua l’offesa fatta all’essere minore, alla parte del Tutto[19],  ossia al singolo uomo. Per questo vi ho insegnato le opere di  misericordia corporali e spirituali, per questo vi ho insegnato a non  scandalizzare i fratelli, per questo vi ho insegnato a non giudicare, a  non sprezzare, a non respingere i fratelli, sia che siano buoni o non  buoni, fedeli o gentili, amici o nemici, ricchi o poveri.
444.5Quando  in un talamo si compie un concepimento, esso si forma con lo stesso  atto, sia che avvenga su un talamo d’oro o sullo strame di una stalla. E  la creatura che si forma nel seno regale non è diversa da quella che si  forma nel seno di una mendica. Il concepire, il formare un nuovo  essere, è uguale in tutti i punti della Terra, quale che sia la loro  religione. Tutte le creature nascono come nacquero Abele e Caino dal  seno di Eva. E all’uguaglianza del concepimento, formazione e modo di  nascere dei figli di un uomo e di una donna sulla Terra, corrisponde  un’altra uguaglianza in Cielo: la creazione di un’anima da infondere  nell’embrione, perché esso sia di uomo e non di animale e lo  accompagni dal momento che è creata alla morte, e gli sopravviva in  attesa della risurrezione universale per ricongiungersi, allora, al  corpo risorto ed avere con esso il premio o il castigo. Il premio o il  castigo secondo le azioni fatte nella vita terrena.
Perché non vi  pensate che la Carità sia ingiusta e, solo perché molti non saranno di  Israele o di Cristo, pur essendo virtuosi nella religione che seguono,  convinti di essere nella vera, abbiano a rimanere in eterno senza  premio. Dopo la fine del mondo non sopravvivrà altra virtù che la  carità, ossia l’unione col Creatore di tutte le creature che vissero con  giustizia. Non ci saranno tanti Cieli, uno per Israele, uno per i  cristiani, uno per i cattolici, uno per i gentili, uno per i pagani. Non  ci saranno, ma vi sarà un solo Cielo. E così vi sarà un solo  premio: Dio, il Creatore che si ricongiunge ai suoi creati vissuti in  giustizia, nei quali, per la bellezza degli spiriti e dei corpi dei  santi, ammirerà Se stesso con gioia di Padre e di Dio. Vi sarà un sol  Signore. Non un Signore per Israele, uno per il cattolicesimo, uno per  le altre singole religioni.
444.6Ora  vi rivelo una grande verità. Ricordatevela. Trasmettetela ai vostri  successori. Non attendete sempre che lo Spirito Santo rischiari le  verità dopo anni o secoli di oscurità. Udite.
Voi forse direte: “Ma  allora che giustizia c’è ad essere della religione santa, se saremo alla  fine del mondo ugualmente trattati, come lo saranno i gentili?”. Vi  rispondo: la stessa giustizia che c’è, ed è vera giustizia, per coloro  che, pur essendo della religione santa, non saranno beati perché non  saranno vissuti da santi. Un pagano virtuoso, soltanto perché visse con  virtù eletta, convinto che la sua religione era buona, avrà alla fine il  Cielo. Ma quando? Alla fine del mondo, quando delle quattro dimore dei  trapassati due sole sussisteranno, ossia il Paradiso e l’Inferno. Perché  la Giustizia, in quel momento, non potrà che conservare e dare i due  regni eterni a chi dall’albero del libero arbitrio scelse i frutti buoni  o volle i frutti malvagi.
Ma quanta attesa prima che un pagano  virtuoso giunga a quel premio!… Non ve lo pensate? E questa attesa,  specie dal momento in cui la Redenzione, con tutti i suoi conseguenti  prodigi, si sarà verificata, e l’Evangelo sarà predicato nel mondo, sarà  la purgazione delle anime che vissero da giuste in altre religioni ma  non poterono entrare nella Fede vera dopo averla conosciuta come  esistente e di provata realtà. Ad essi il Limbo per i secoli e secoli  sino alla fine del mondo. Ai credenti nel Dio vero, che non seppero  essere eroicamente santi, il lungo Purgatorio; e per alcuni potrà avere  termine alla fine del mondo. Ma, dopo l’espiazione e l’attesa, i buoni,  quale che sia la loro provenienza, saranno tutti alla destra di Dio; i  malvagi, quale che sia la loro provenienza, alla sinistra e poi  nell’Inferno orrendo, mentre il Salvatore entrerà con i buoni nel Regno  eterno».
444.7«Signore,  perdona se non ti capisco. Ciò che dici è molto difficile… almeno per  me… Tu dici sempre che sei il Salvatore e redimerai quelli che credono  in Te. E allora quelli che non credono, o perché non ti hanno conosciuto  essendo vissuti prima, oppure perché — è tanto grande il mondo! — non  hanno avuto notizia di Te, come possono essere salvati[20]?», chiede Bartolomeo.
«Te l’ho detto: per la loro vita di giusti, per le loro opere buone, per la loro fede che essi credono vera».
«Ma non sono ricorsi al Salvatore…».
 «Ma il Salvatore per essi, anche per essi, soffrirà. Non pensi,  Bartolmai, quale ampiezza di valore avranno i miei meriti di Uomo-Dio?».
«Mio Signore, sempre inferiori a quelli di Dio, a quelli che hai perciò da sempre».
 «Giusta e non giusta risposta. I meriti di Dio sono infiniti, tu dici.  Tutto è infinito in Dio. Ma Dio non ha meriti nel senso che non ha  meritato. Ha degli attributi, delle virtù sue proprie. Egli è Colui che  è: la Perfezione, l’Infinito, l’Onnipotente. Ma per meritare bisogna  compiere, con sforzo, qualcosa di superiore alla nostra natura. Non è un  merito mangiare, ad esempio. Ma può divenire un merito il saper  mangiare parcamente, facendo veri sacrifici per dare ciò che risparmiamo  ai poveri. Non è un merito stare zitti. Ma lo diviene quando si sta  zitti non ribattendo un’offesa. E così via. Ora tu comprendi che Dio non  ha bisogno di sforzare Se stesso che è perfetto, infinito. Ma  l’Uomo-Dio può sforzare Se stesso, umiliando l’infinita Natura divina a  limitazione umana, vincendo la natura umana che non è assente o  metaforica in Lui ma è reale, con tutti i suoi sensi e sentimenti, con  le sue possibilità di sofferenza e di morte, con la sua volontà libera.
 Nessuno ama la morte, specie se è dolorosa, precoce e immeritata.  Nessuno l’ama. Eppure ogni uomo deve morire. Perciò dovrebbe guardare la  morte con la stessa calma con cui vede finire tutto ciò che ha vita.  Ebbene, Io sforzo la mia Umanità ad amare la morte. Non solo. Io ho  eletto la vita per potere avere la morte. Per l’Umanità. Perciò Io,  nella mia veste di Uomo-Dio, acquisto quei meriti che, rimanendo Dio,  non potevo acquistare. E con essi, che sono infiniti per la forma come  li acquisto, per la Natura divina congiunta all’umana, per le virtù di  carità e di ubbidienza con le quali mi sono messo in condizione di  meritarli, per la fortezza, per la giustizia, temperanza, prudenza, per  tutte le virtù che ho messe nel mio cuore a renderlo accetto a Dio,  Padre mio, Io avrò una potenza infinita non solo come Dio, ma come Uomo  che si immola per tutti, ossia che raggiunge il limite massimo della  carità. È il sacrificio quello che dà il merito. Più grande il  sacrificio e più grande il merito. Completo il sacrificio e completo il  merito. Perfetto il sacrificio e perfetto il merito. E usabile secondo  la santa volontà della vittima, alla quale il Padre dice: “Sia come tu  vuoi!”, perché essa lo ha amato senza misura ed ha amato il prossimo  senza misura.
Ecco, Io ve lo dico. Il più povero degli uomini può  essere il più ricco e beneficare un numero senza misura di fratelli, se  sa amare sino al sacrificio. Io ve lo dico: anche non aveste neppur più  una briciola di pane, un calice d’acqua, un brandello di veste, voi  potete beneficare sempre. Come? Pregando e soffrendo per i fratelli.  Beneficare chi? Tutti. In che modo? In mille modi tutti santi,  perché, se voi saprete amare, saprete come Dio operare, insegnare,  perdonare, amministrare e, come l’Uomo-Dio, redimere».
444.8«O Signore, donaci questa carità!», sospira Giovanni.
 «Dio ve la dà, perché a voi si dona. Ma voi dovete accoglierla e  praticarla sempre più perfettamente. Nessun evento deve essere per voi  disgiunto da carità. Dai materiali a quelli dello spirito. Tutto sia  fatto con carità e per la Carità. Santificate le vostre azioni, le  vostre giornate, mettete il sale alle vostre orazioni, la luce nelle  vostre operazioni. La luce, il sapore, la santificazione, è la carità.  Senza di essa, nulli sono i riti e vane le preghiere e false le offerte.  In verità vi dico che il sorriso con cui un povero vi saluta come  fratelli è più di valore del sacco di monete che uno vi può gettare ai  piedi solo per essere notato. Sappiate amare e Dio sarà con voi,  sempre».
«Insegnaci ad amare così, Signore».
«Sono due anni che  ve lo insegno. Fate ciò che mi vedete fare e sarete nella Carità, e la  Carità sarà in voi, e su voi sarà il sigillo, il crisma, la corona che  vi farà veramente riconoscere per ministri di Dio-Carità. Ora sostiamo  in questo luogo ombroso. Vi è erba folta e alta, e le piante mitigano il  calore. Proseguiremo a sera…».

[18] offrire suffragi è un’azione di preghiere per i defunti che ha radici in 2 Maccabei 12, 45,  come è detto in 208.10. Gesù la illustra come tale in 76.2 (dove parla  anche della resurrezione dei corpi) e in 635.20; e la preannuncia a  Marziam come sacrificio eucaristico in 305.5. Essa produce effetti nella  cosiddetta “comunione dei santi”, sulla quale Gesù ammaestra proprio  Marziam in 311.4 e alla quale accenna altre volte, come in 376.5.
[19] parte del Tutto è stato corretto in parte creata dal Tutto da MV su una copia dattiloscritta, a seguito della spiegazione data in nota a 167.9.
[20] come possono essere salvati? è una domanda simile a quella di Sintica in 289.5, cui seguiva la risposta di Gesù.

Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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