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92 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


92 - La vera giustizia non fa vendette e distinzioni • da L’Evangelo, 584.5/6

[…] «E l’altra parabola? Ne hai promesse due», ricorda Giacomo di Alfeo.
«Eccola,  la mia seconda parabola. Sta per venire…», e accenna la porta della  casa, velata dalla tenda che si smuove lentamente al vento e che poi si  scosta, spostata dalla mano di un servo per dare il passo alla vecchia  Noemi, che si precipita ai piedi di Gesù dicendo: «Ma il fanciullo è  sano! Non è più deforme! Tu lo hai guarito nella notte. Si era svegliato  e io preparavo il bagno per lavarlo prima di mettergli la tunica e la  veste, che avevo cucita nella notte prendendo una veste smessa da  Lazzaro. Ma quando gli ho detto: “Vieni, fanciullo” e ho scostate le  coperte, ho visto che il suo piccolo corpo, così storto ieri, non era  più tale. E ho gridato. Sono accorse Sara e Marcella, che neppure  sapevano del fanciullo dormente nel mio letto, e le ho lasciate là per  correre a dirti…».
La curiosità prende tutti. Domande, ansia di vedere.
Gesù placa il brusio con un gesto. Ordina a Noemi: «Torna dal fanciullo. Lavalo, vestilo e conducimelo qui».
E poi si volge ai suoi discepoli:
«Ecco  la seconda parabola, e può essere detta: “La vera giustizia non fa  vendette e distinzioni”. Un uomo, anzi, l’Uomo, il Figlio dell’uomo, ha  nemici e amici. Pochi amici, molti nemici. E nemici dei quali non ignora  l’odio, né i pensieri, e dei quali conosce la volontà, che non fletterà  davanti a nessuna azione, per orrenda che sia. In questo più forti dei  suoi amici, nei quali lo sgomento o la delusione o un’eccessiva fiducia  fanno da arieti sgretolatori della loro fortezza. Questo Figlio  dell’uomo dai molti nemici, e al quale si rimproverano tante cose non  vere, incontrò ieri un povero fanciullo, il più desolato dei fanciulli,  figlio di uno che gli è nemico. E il fanciullo era deforme e storpio, e  chiedeva una grazia strana, quella di morire. Tutti chiedono onori e  gioie al Figlio dell’uomo, chiedono salute, chiedono vita. Questo povero  bambino chiedeva di morire per non soffrire più. Ha già conosciuto  tutto il dolore della carne e del cuore, perché colui che lo ha  generato, e che mi odia senza ragione, odia pure l’innocente infelice  che ha generato. E Io l’ho guarito perché non soffra più, perché oltre  che la salute fisica possa raggiungere la salute spirituale. Anche la  sua piccola anima è malata. L’odio del padre e lo scherno degli uomini  gliel’hanno piagata e fatta spoglia d’amore. Solo gli è rimasta la fede  nel Cielo e nel Figlio dell’uomo, al quale, anzi, ai quali chiede di  morire. Eccolo. Ora lo sentirete parlare».
Il fanciullo, ravviato e  pulito nella vesticciuola di lana bianca che Noemi gli ha cucito svelta  nella notte, viene avanti per mano della vecchia nutrice. È piccolo, per  quanto, non essendo più curvato e sciancato, sembri già più alto di  ieri. Ha il visetto irregolare e un poco vizzo di creatura che il dolore  ha fatto precocemente adulto. Ma non è più deforme. I piedini scalzi  calpestano sicuri il suolo, con un passo che non ha più quel claudicare  degli sciancati, e le spalle magre sono ben diritte nella loro magrezza.  Il collo esile le sovrasta e sembra lungo rispetto a ieri, quando gli  sprofondava fra le clavicole asimmetriche.
«Ma… ma questo è il figlio  di Anna di Nahum! Che miracolo sciupato! Credi con questo di renderti  amico suo padre e Nahum? Più astiosi li farai! Perché essi si auguravano  soltanto la morte di questo fanciullo, frutto di un infelice  matrimonio», esclama Giuda di Keriot.
«Non opero miracoli per farmi  degli amici, ma per pietà delle creature e per dare onore al Padre mio.  Non faccio distinzione e calcolo, mai, quando mi curvo pietoso su una  miseria umana. Non mi vendico di chi mi perseguita…».
L’Evangelo come mi è stato rivelato, 584.5/6

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