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86 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


86 - Parabola dei cattivi consiglierida L’Evangelo, 569.1-2

Parabola dei cattivi consiglieri
«[…] Un tempo un gran re mandò,  nella parte del suo regno che voleva provare nella sua giustizia, il  suo figlio diletto dicendogli: “Va’, percorri ogni luogo, benefica in  mio nome, istruisci su di me, fammi conoscere e fammi amare. Ti do ogni  potere, e tutto ciò che tu farai sarà ben fatto”. Il figlio del re,  presa la paterna benedizione, andò dove il padre lo aveva mandato, e con  qualche suo scudiero e amico si dette instancabile a percorrere quella  parte del regno del padre suo.
Ora questa regione, per un succedersi  di sventurati avvenimenti, si era moralmente suddivisa in parti l’una  all’altra contrarie, le quali, ognuna per proprio conto, facevano grandi  grida e inviavano pressanti suppliche al re per dire che ognuna era la  migliore, la più fedele, e che le vicine erano perfide e meritavano  castigo. Perciò il figlio del re si trovò di fronte a cittadini i cui  umori variavano a seconda della città alla quale appartenevano, uguali  in due cose: la prima nel credersi ognuno migliore degli altri, e la  seconda nel voler rovinare la città vicina e nemica, facendola decadere  nel concetto del re. Giusto e sapiente come egli era, il figlio del re  tentò allora di istruire, con molta misericordia, alla giustizia ogni  parte di quella regione, per farla tutta amica e beneamata del padre  suo. E, poiché era buono, vi perveniva sebbene lentamente perché, come  sempre avviene, solo i retti di cuore, di ognuna delle diverse province  della regione, seguivano i suoi consigli. Anzi, è giusto dirlo, proprio  là dove con sprezzo si diceva che meno era sapienza e volontà, egli  trovò più volontà di ascoltarlo e divenire sapienti nella verità.
Allora  quelli delle province vicine dissero: “Se non ci diamo da fare, la  grazia del re andrà tutta a questi che noi sprezziamo. Andiamo a  sovvertire coloro che noi odiamo, e andiamoci fingendo di essere noi  stessi convertiti e disposti a deporre gli odi per fare onore al figlio  del re”. E andarono. Si sparsero in veste di amici fra le città della  provincia rivale, consigliando, con falsa bontà, le cose da farsi per  onorare sempre più e sempre meglio il figlio del re, e perciò il re suo  padre. Perché onore dato al figlio, messo di suo padre, è anche sempre  onore dato a colui che lo ha mandato. Ma quelli non onoravano il figlio  del re, anzi lo odiavano fortemente sino a volerlo rendere odioso ai  sudditi e al re stesso. Tanto furono astuti nella loro falsa bonomia,  tanto bene seppero presentare per ottimi i loro consigli, che molti  della regione vicina accolsero per buono ciò che era malvagio e  lasciarono la via giusta che seguivano per prenderne una ingiusta, e il  figlio del re constatò che la sua missione in molti falliva.
Ora  ditemi voi: quale fu il maggior peccatore agli occhi del re? Quale il  peccato di coloro che consigliavano e di coloro che accettarono il  consiglio? E ancor vi chiedo: con chi, quel re buono, sarà stato più  severo? Non sapete rispondermi? Io ve lo dirò.
Il più grande peccatore agli occhi del re fu colui che sobillò al male il proprio prossimo, per odio allo stesso che voleva ricacciare in tenebre di ignoranza ancor più fonde, per odio verso il figlio del re che voleva sconfiggere nella sua missione facendolo apparire incapace agli occhi del re e dei sudditi, per odio  verso il re stesso perché, se l’amore dato al figlio è amore dato al  padre, ugualmente l’odio dato al figlio è odio dato al padre. Dunque, il  peccato di coloro che consigliavano male, con piena intelligenza di  consigliare il male, era peccato di odio oltre che di menzogna, di odio  premeditato, e quello di coloro che accettarono il consiglio credendolo  buono era unicamente peccato di stoltezza.
Ma voi ben sapete che è  responsabile delle sue azioni chi è intelligente, mentre chi, per  malattia o altra causa, è stolto, non è responsabile in proprio, ma sono  i suoi parenti responsabili per lui. Per questo, sinché un fanciullo  non è maggiorenne, è ritenuto irresponsabile, ed è il padre che risponde  delle azioni del figlio. Perciò il re, che era buono, fu severo con i  mali consiglieri intelligenti e benigno con gli ingannati da essi, ai  quali mosse soltanto un rimprovero, quello di aver creduto a questo o a  quel suddito prima di interrogare direttamente il figlio del re e sapere  da lui quali erano veramente le cose da fare. Perché è soltanto il  figlio del padre colui che sa realmente le volontà del padre suo. […]»

Spiegazioneda L’Evangelo, 569.3-5

«[…]  l’uomo ha questa magnifica libertà di volere, e può volere liberamente  il bene o il male, ed ha l’altro magnifico dono di un intelletto capace  di discernere il bene e il male, e perciò non tanto il consiglio in se  stesso, ma il modo con cui può venire accolto può dare premio o castigo.  Ché se nessuno può proibire ai malvagi di tentare il loro prossimo per  rovinarlo, nulla può interdire ai buoni di respingere la tentazione e di  rimanere fedeli al bene. Lo stesso consiglio può nuocere a dieci e  giovare ad altri dieci. Perché, se chi lo segue si nuoce, chi non lo  segue giova alla sua anima.
Perciò nessuno dica: “Ci dissero di  fare”. Ma ognuno dica sinceramente: “Io ho voluto fare”. Avrete allora  almeno il perdono che si dà ai sinceri. E se siete incerti sulla bontà  del consiglio che ricevete, meditate prima di accettarlo e metterlo in  pratica. Meditate invocando l’Altissimo, il quale non rifiuta mai le sue  luci agli spiriti di buona volontà. E se la vostra coscienza,  illuminata da Dio, vede anche un punto solo, piccolo, impercettibile, ma  tale che non può essere in un’opera di giustizia, allora dite: “Io non  farò questo, perché è giustizia impura”.
Oh! in verità vi dico che  chi farà buon uso del suo intelletto e della sua libertà d’arbitrio e  invocherà il Signore per vedere la verità delle cose, non sarà rovinato  dalla tentazione, perché il Padre dei Cieli lo aiuterà a fare il bene  contro tutte le insidie del mondo e di Satana.
[…] I consigli hanno  due valori: quello della fonte dalla quale provengono, ed è già grande  perché può avere conseguenze incalcolabili, e quello del cuore al quale  sono dati. Il valore che dà ad essi il cuore, al quale vengono proposti,  è valore non solo incalcolabile ma immutabile. Perché, se il cuore è  buono e segue consiglio buono, dà al consiglio valore di opera giusta, e  se non lo fa leva la seconda parte di valore allo stesso, che resta  consiglio ma non opera, ossia merito solo per chi lo dà. E se  il consiglio è malvagio e non viene accolto dal cuore buono, invano  tentato con blandizie o con terrori a metterlo in pratica, acquista  valore di vittoria sul Male e di martirio per fedeltà al Bene, e perciò  prepara gran tesoro nel Regno dei Cieli.
Quando perciò il vostro  cuore è tentato da altri, meditate, mettendovi sotto la luce di Dio, se  ciò può essere parola buona, e se, con l’aiuto divino che permette le  tentazioni ma non vuole la vostra rovina, vedete che esso non è buona  cosa, sappiate dire a voi stessi e a chi vi tenta: “No. Io resto fedele  al mio Signore, e questa fedeltà mi assolva dai miei passati peccati e  mi riammetta non fuori, presso le porte del Regno, ma dentro ai confini  di esso, perché anche per me l’Altissimo ha mandato il Figlio suo per  condurmi alla salvezza eterna”. […]»

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