>

72 - VALTORTAVOX

Parole di vita ETERNA
TEMATICHE
OPERE
VIDEO
Vai ai contenuti

Voce narrante • DANIELA CIAVONI


72 - Il POTENTE ALBERO di TEREBINTOda L’Evangelo, 476.3-5

«[…] Le anime! Esse sono la cosa  più varia che ci sia. Nessuna materia, e sono tante le materie che sono  sulla Terra, è così variata nei suoi aspetti quanto lo sono le anime  nelle loro tendenze e reazioni.
Vedete questo potente terebinto? È  in mezzo a tutto un bosco di terebinti, simili ad esso nella specie.  Quanti sono? Cento e cento, mille forse, forse più. Coprono questo aspro  fianco di monte, soverchiando col loro profumo aspro e salutare di  resine ogni altro odore della valle e del monte. Ma guardate. Mille e  più, e non uno in grossezza, altezza, potenza, pendenza, disposizione,  che sia uguale all’altro, se si osserva bene. Chi dritto come una lama,  chi volto a settentrione o mezzogiorno, a oriente od occidente. Chi nato  in piena terra, chi là su uno scrimolo che non si sa come possa  reggerlo e come possa esso sostenersi così proteso nel vuoto, quasi a  far ponte con l’altro versante, alto sopra quel torrente, ora asciutto  ma così turbinoso nelle epoche di pioggia. Chi contorto come se un  crudele lo avesse oppresso mentre era tenera pianta, chi senza difetti.  Chi chiomato sino quasi alla base, chi schiomato e avente appena un  ciuffetto sulla cima. Quello con rami solo a destra. L’altro là fronzuto  in basso e arso nella vetta bruciata da un fulmine. Questo morto che  sopravvive in un ostinato ramo, unico, che è sorto quasi alla radice,  raccogliendo la superstite linfa che era morta nell’alto. E questo che  vi ho indicato per primo, bello come più non potrebbe, ha forse un ramo,  un rametto, una foglia — che dico dicendo una foglia sulle migliaia che  porta? — che sia simile all’altra? Sembra che lo siano. Ma non lo sono.  Guardate questo ramo, il più basso. Osservate in esso la cima, solo la  cima del ramo. Quante foglie saranno su quella cima? Forse duecento  aghetti verdi e sottili. Eppure, guardate! Ve ne è una simile all’altra  in colore, robustezza, freschezza, flessibilità, portamento, età? Non vi  è.
Così le anime. Tante quante sono, tante le loro diversità di  tendenze e reazioni. E non è buon maestro e medico di anime chi non le  sa conoscere e lavorare a seconda delle diverse loro tendenze e  reazioni. Non è un lavoro facile, amici miei. Ci vuole studio continuo,  abitudine alla meditazione che illumina più di ogni lunga lettura su  testi fissi. Il libro che deve studiare un maestro e medico di anime  sono le anime stesse. Tanti fogli quante anime, e in ogni foglio molti  sentimenti e passioni passate, presenti e in embrione. Perciò studio  continuo, attento, meditativo, pazienza costante, sopportazione,  fortezza nel saper medicare le piaghe più putride per risanarle senza  mostrare schifo, che avvilisce il piagato, e senza una falsa pietà che,  per non mortificare collo scoprire il marciume e non nettare per tema di  far soffrire la parte marcia, lascia incancrenire il male corrompendo  tutto l’essere; prudenza, nel contempo, per non esacerbare con modi  troppo rudi le ferite dei cuori e per non infettarsi al loro contatto,  volendo fare i sicuri che non temono di infettarsi trattando coi  peccatori.
E tutte queste virtù, necessarie al maestro e medico di  anime, dove trovano la loro luce per vedere e capire, la loro pazienza,  talora eroica, per perseverare ricevendo freddezze, qualche volta  offese, la loro fortezza per medicare saggiamente, la loro prudenza per  non nuocere al malato e a se stessi? Nel-l’amore. Sempre nell’amore.  Esso dà luce a tutto, dà saggezza, dà fortezza e prudenza. Preserva  dalle curiosità, che sono via ad assumere le colpe che si sono curate.  Quando uno è tutto amore, non può entrare in lui altro desiderio e altra  scienza che non quella d’amore.
Vedete? I medici dicono che, quando  uno fu morente per una malattia, difficilmente di essa si ammala mai  più, perché ormai il suo sangue l’ha ricevuta e l’ha vinta. Il concetto  non è perfetto, ma non è neppure in tutto errato. Ma l’amore, che è  salute invece che malattia, fa ciò che dicono i medici e per tutte le  passioni non buone. Chi ama fortemente Dio e i fratelli non fa cosa che  possa dare dolore a Dio e ai fratelli; perciò, anche avvicinando i  malati dello spirito e venendo a conoscenza di cose che l’amore aveva  sino allora velate, non se ne corrompe, perché resta fedele all’amore e  il peccato non entra. Che volete che sia il senso per uno che ha vinto  il senso con la carità? Che le ricchezze per chi nell’amore di Dio e  delle anime trova ogni tesoro? Che la gola, che l’avarizia, che  l’incredulità, che l’accidia, che la superbia per chi non appetisce che a  Dio, per chi dà se stesso, anche se stesso per servire Dio, per chi  nella sua Fede trova ogni suo bene, per chi è pungolato dalla fiamma  instancabile della carità e opera instancabilmente per dare gioia a Dio,  per chi conosce Dio — amarlo è conoscerlo — e non può più insuperbire  perché si vede quale è rispetto a Dio?
Un giorno voi sarete sacerdoti  della mia Chiesa. Sarete perciò i medici e maestri di spiriti.  Ricordate queste mie parole. Non sarà il nome che porterete, né la  veste, né le funzioni che eserciterete che vi faranno sacerdoti, ossia  ministri di Cristo, maestri e medici di anime, ma sarà l’amore che  possederete che vi farà tali. Esso vi darà tutto quanto occorre per  esserlo, e le ani-me, tutte diverse fra loro, giungeranno ad un’unica  somiglianza: quella del Padre, se voi le saprete lavorare con l’amore».

Copyright © Fondazione Erede di Maria Valtorta onlus
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Torna ai contenuti