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35 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


35 - Parabola del NOCCIOLO che GERMOGLIAda L’Evangelo, 268.5

«[…] Vedete questa noce? E  prendo questa perché non ho altri gusci sotto le mani, ma per capire la  parabola pensate ai nòccioli dei pinoli o delle palme, ai più duri, a  quelli delle ulive per esempio. Sono astucci serrati, senza fessure,  durissimi, di un legno compatto. Sembrano scrigni magici che solo una  violenza può aprire. Eppure, se uno di essi viene gettato nella terra,  anche semplicemente a terra e il passante lo affonda, col passarvi  sopra, quel tanto che esso si adagi nel suolo, che avviene? Che il  forziere si apre e fa radici e foglie. Come avviene da sé? Noi dobbiamo  battere molto col martello per riuscirvi e invece, senza colpi, il  nòcciolo si apre da sé. È dunque magico quel seme? No. Ha dentro una  polpa. Oh! una cosa debole rispetto al duro guscio! Eppure, essa nutre  un ancora più piccola cosa: il germe. E questo è la leva che sforza,  apre, dà pianta con fronde e radici. Provate a seppellire dei nòccioli e  poi attendete. Vedrete che alcuni nascono, altri no. Estraete quelli  che non sono nati. Apriteli col martello e vedrete che sono semivuoti.  Non è dunque l’umido del suolo né il calore quelli che fanno aprire il  nòcciolo. Ma è la polpa, e più: l’anima della polpa, il germe che,  gonfiando, fa da leva e apre. […]»

Spiegazione da L’Evangelo, 268.6

«[…] Questa è la parabola. Ma applichiamola a noi.
Che  ho fatto che non andasse fatto? Ci siamo ancora capiti così poco da non  comprendere che l’ipocrisia è peccato e che la parola è vento se non è  convalidata dall’azione? Che vi ho sempre detto Io? “Amatevi gli uni con  gli altri. L’amore è il precetto e il segreto della gloria”. E Io, che  predico, dovrei essere senza carità? Darvi l’esempio di un maestro  menzognero? No, mai!
Oh! amici miei. Il nostro corpo è il nòcciolo  duro, nel nòcciolo duro è chiusa la polpa: l’anima; in essa è il germe  che Io ho deposto. Esso è fatto di molti elementi. Ma il principale è la  carità. Essa è che fa da leva per schiudere il nòcciolo e liberare lo  spirito dalle costrizioni della materia ricongiungendolo a Dio, che  Carità è.
La carità non si fa solo di parole o di denaro. Si fa la  carità con la sola carità. E non vi paia uno scherzo di parole. Io non  avevo denaro, e le parole non bastavano per questo caso. Qui vi erano  sette persone sulle soglie della fame e dell’angoscia. La disperazione  avanzava le sue branche nere per ghermire e affogare. Il mondo si  ritirava duro ed egoista davanti a questa sventura. Il mondo mostrava di  non avere capito il Maestro nelle sue parole. Il Maestro ha  evangelizzato con le opere. Io avevo capacità e libertà di farlo. E  avevo il dovere di amare per tutto il mondo questi meschini che il mondo  disama. Io ho fatto tutto questo. […]
Quello che Io ho fatto, voi  dovete essere pronti a fare. Per amore del prossimo, per portare a Dio  un’anima, nessun lavoro vi deve pesare. Il lavoro, quale esso sia, non è  mai umiliante. Mentre umilianti sono le azioni basse, le falsità, le  denunce bugiarde, le durezze, i soprusi, gli strozzinaggi, le calunnie,  le lussurie. Queste mortificano l’uomo. […]»

Copyright © Fondazione Erede di Maria Valtorta onlus
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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