MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

"Quando la Chiesa - e per tale alludo ora alla riunione degli alti dignitari di Essa - agì secondo i dettami della mia Legge e del mio Vangelo, la Chiesa conobbe tempi fulgidi di fulgore. Ma guai quando, anteponendo gli interessi della Terra a quelli del Cielo, inquinò Se stessa con passioni umane! Tre volte guai quando adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica, e se ne fece asservire..." (Qd 12 dicembre 1943)

OPERA MINORE

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AUTOBIOGRAFIA CAPITOLO 22


Postfazione

 

   L'originale dell'Autobiografia di Maria Valtorta riempie sette quaderni (il primo dei quali non è proprio un quaderno ma un fascicolo confezionato a mano) per complessive 761 pagine manoscritte. Dopo le prime 42 pagine (che esauriscono il fascicolo, doppio nel formato rispetto ai sei quaderni successivi) la Valtorta inserisce nella narrazione la prima data: Oggi è il 10 marzo (1943). Quando mancano 42 pagine alla fine (ma il formato questa volta è la metà) mette l'ultimo dei riferimenti alla data del giorno: … alla Madonna Ss. di cui oggi sono celebrati i dolori (è il venerdì della settimana di Passione, 16 aprile 1943).
   Dal 10 marzo al 16 aprile, dunque, Maria Valtorta scrisse una consistente parte centrale dell'Autobiografia, pari a poco meno di sette decimi del tutto. Fatte le dovute proporzioni, si può dire che le bastarono meno di due mesi per stendere il racconto della propria vita. Di getto, senza ripensamenti o correzioni.
   L'aveva comunque ultimato quando, il 23 aprile 1943, venerdì santo, ebbe il primo "dettato" del Signore. Allora chiamò la fedele Marta, le confidò il fatto e la spedì dal Padre Migliorini, che non si fece attendere. Il religioso, suo direttore spirituale da meno di un anno, le disse di continuare a scrivere tutto quanto avrebbe ancora "ricevuto". Capì che doveva procurarle altri quaderni.
   E Maria Valtorta scrisse quasi ogni giorno fino al 1947, ad intermittenze negli anni successivi fino al 1951. I quaderni diventarono 122 (oltre ai 7 dell'Autobiografia) e le pagine manoscritte circa quindicimila.
  

   Scriveva stando seduta nel letto, tenendo sulle ginocchia il quaderno, poggiato ad un cartolare fatto con le sue mani, e usando la penna stilografica. Non preparava schemi, non sapeva neppure cosa avrebbe scritto giorno per giorno, non afferrava a volte il senso profondo di certe pagine mentre le scriveva, non rileggeva per correggere. Non aveva bisogno di concentrarsi né di consultare libri, tranne la Bibbia e il Catechismo di Pio X. Poteva essere interrotta anche per delle banalità e riprendere senza perdere il filo, ma non la fermavano le fasi acute del suo soffrire quotidiano o il bisogno impellente di riposare. Partecipava con tutta sé stessa allo scritto che fluiva spontaneamente dalla sua penna di scrittrice dotata.
   Poteva capitare che, finito di scrivere un bell'episodio o una lezione edificante, chiamasse Marta per farglieli ascoltare, sottraendola alle faccende di casa. Avrebbe poi rivisto le copie dattiloscritte del Padre Migliorini, il quale si portava in convento ogni quaderno autografo e lo riconsegnava dopo averlo fedelmente trascritto.
   La sua occupazione di scrittrice a tempo pieno non la estraniava dal mondo. Maria Valtorta leggeva il giornale, ascoltava la radio, riceveva qualche visita, scriveva lettere, seguiva gli eventi e li commentava con acume. Perfino si prestava a quei lavoretti domestici che poteva eseguire senza muoversi dal letto, come preparare una verdura o pulire la gabbietta degli uccellini. Brava in tutto, sapeva usare con maestrìa ago, uncinetto e tombolo. Finché potette farlo, badava da sé alla cura della propria persona.
   Soprattutto pregava e soffriva, procurando di non mostrarlo. Le sue orazioni e le sue estasi, documentate dagli scritti, non hanno avuto testimoni. Protetta da un aspetto sano, non lasciava trapelare i patimenti abbracciati con gioia spirituale per ansia di redimere. Appariva normale in tutto, anche nel mangiare: lo faceva con grande parsimonia ma con gusto. Qualche volta cantava: aveva una bella voce.
  

   L'esplosione letteraria di Maria Valtorta, successiva all'Autobiografia, può essere paragonata ad una pianta possente e rigogliosa, il cui seme, che ne racchiuse le peculiarità, è l'immagine del racconto autobiografico: seme già fecondato dal sole divino e nutrito dalla pioggia logorante, già marcito nella zolla del­l'u­manità e pronto a rivivere nella pianta.
   È un dono l'opera che ne uscirà, ma è anche una conquista, perché Maria Valtorta l'avrà ottenuta attraverso la sua immedesimazione con il Cristo, che le è costata il sacrificio di sé, volontario e totale.
   Quando ella narra la propria vicenda umana, nella Quaresima del 1943, crede di essere alla fine della vita. In effetti, aveva raggiunto la maturità. Solo che non era alla fine, ma ad un nuovo inizio. Perciò l'Autobiografia non è soltanto il racconto avvincente di una vita molto umana, ma attesta anche la preparazione a qualcos'altro e certifica la conseguita idoneità a compierlo. In essa sono segni di germoglio appartenenti a questo "altro" che stava per nascere.
   Maria Valtorta già parlava il linguaggio del Cristo che viveva in lei.
  

   L'opera principale di Maria Valtorta si diffonde ormai da  molti anni, ma solo di recente ha potuto recuperare il titolo che le era congeniale:L'Evangelo come mi è stato rivelato. Sono dieci volumi.
   Narra la nascita e l'infanzia della Vergine Maria e del figlio suo Gesù, i tre anni della vita pubblica di Gesù (che sono la parte più consistente), la sua passione, morte, resurrezione e ascensione al Cielo, i primordi della Chiesa e l'assunzione di Maria.
   Descrive paesaggi, ambienti, persone ed eventi con la vivezza di una rappresentazione. Delinea caratteri e situazioni con abilità introspettiva. Espone gioie e drammi con il sentimento di chi ad essi partecipa realmente. Erudisce su circostanze storiche, riti, usanze, caratteristiche ambientali, culture sacre e profane, con dati e precisazioni che gli esperti non prevenuti trovano ineccepibili. Soprattutto espone e illustra, attraverso l'ampio racconto della vita terrena del Cristo, tutta la dottrina del cristianesimo che ci viene tramandata nella Chiesa cattolica.
   Maria Valtorta la scrisse dal 1944 al 1947. Alcuni degli ultimi episodi sono del 1951.
   Non sempre procedeva secondo l'ordine narrativo. A volte, per esigenze spirituali, doveva scrivere uno o più episodi fuori dalla trama, e in seguito le veniva indicato dove inserirli. Nonostante la sporadica discontinuità e nonostante, soprattutto, la mancanza di schemi preparatori, sia scritti che mentali, l'opera presenta una struttura perfettamente organica, dall'inizio alla fine.
   Per giunta, Maria Valtorta la intercalava con la stesura di pagine di altro argomento, cominciate nel 1943 (appena ultimata l'Autobiografia) e proseguite negli anni successivi fino al 1950. Trattano temi in prevalenza ascetici, biblici, dottrinali, e hanno dato corpo ad altre opere: tre volumi di miscellanea intitolati I Quaderni (rispettivamente del 1943, del 1944, del 1945-50), il volume intitolato Libro di Azaria (sono lezioni spirituali sulla base del messale festivo) e il volume delle Lezioni sull'Epistola di Paolo ai Romani.
  

   Stava per portare a termine l'opera principale quando fu presa dalla nostalgia del suo Signore, pensando di non doverlo più vedere. Ma Egli venne a consolarla con una promessa: "Io sempre verrò. E per te sola. E sarà ancora più dolce perché sarò tutto per te. … ti porterò più su, nelle pure sfere della pura contemplazione… D'ora in poi contemplerai soltanto. … ti smemorerò del mondo nel mio amore". Era il 14 marzo 1947, giorno del suo 50° compleanno.
   Già da alcuni anni, il 12 settembre 1944, Gesù le aveva predetto una morte estatica: "Come sarai felice quando ti accorgerai di essere nel miomondo per sempre e d'esservi venuta, dal povero mondo, senza neppure essertene accorta, passando da una visione alla realtà, come un piccolo che sogna la mamma e che si sveglia con la mamma che lo stringe al cuore. Così Io farò con te".
   Quando, nell'estate del 1956, si vide arrivare dall'editore, finalmente, il primo volume stampato della prima edizione del­l'opera — prevista in quattro grossi volumi e senza il suo nome, che non doveva essere conosciuto in vita — Maria Valtorta lo esaminò con indifferenza e lo depose sul letto come se non la riguardasse. Fu il primo segnale di un distacco che si sarebbe accentuato con l'andare del tempo, fino a diventare incomunicabilità, dolce apatia, abbandono totale. Eppure non venne mai meno la vivezza del suo sguardo, la normalità della sua espressione serena.
   Negli ultimi suoi anni non fece assolutamente nulla, mangiava solo se la imboccavano, parlava solo per ripetere le ultime parole della frase che le veniva rivolta. Di suo esclamava: "Che sole che c'è qui!", ogni tanto, e nient'altro. (Secondo qualche medico che l'ebbe in cura, avrebbe dovuto urlare per i dolori.) In due o tre occasioni, speciali, tornò come in sé e dette la sua risposta lucida, azzeccata, profetica. Un solo istante, ed era di nuovo smemorata del mondo.
   Si spense nella luminosa mattina di giovedì 12 ottobre 1961, come ubbidendo alla parola del sacerdote che le recitava la preghiera per gli agonizzanti: "Parti, anima cristiana, da questo mondo". Aveva 64 anni di età ed era in letto da 27 anni e mezzo.
   Il 2 luglio 1973 i resti mortali di Maria Valtorta, traslati a Firenze dal Camposanto della Misericordia di Viareggio, furono tumulati in una cappella nel Chiostro annesso alla Basilica della Ss. Annunziata.
  

   Gli scritti valtortiani hanno già una storia di mezzo secolo, nella quale si muovono personaggi e istituzioni soprattutto del­l'a­rea cattolica. Come avvenne per il Cristo, il segno che caratterizza questa storia è la contraddizione.
   Una prima sintesi di essa è in un libro dal titolo emblematico: Pro e contro Maria Valtorta. L'ha redatto e pubblicato nel 1995 l'editore che della storia valtortiana è un testimone.
   Raccoglie e analizza quanto di più autorevole è stato scritto in 40 anni sull'opera della Valtorta. Racconta, nell'introduzione, gli inizi della sua diffusione, che ha superato feroci contrasti e si è immessa nelle vie che la Chiesa percorre nel mondo.
  

   14 Marzo 1997

  Centenario della nascita di Maria Valtorta

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Maria Valtorta, 'Violetta di Gesù'