{"id":9899,"date":"2014-06-07T22:27:40","date_gmt":"2014-06-07T22:27:40","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=9899"},"modified":"2014-06-07T22:27:40","modified_gmt":"2014-06-07T22:27:40","slug":"padre-crespi-la-bibbia-aveva-ragione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/padre-crespi-la-bibbia-aveva-ragione\/","title":{"rendered":"PADRE CRESPI:  LA BIBBIA AVEVA RAGIONE"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/indice.htm\"><strong>da: http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/indice.htm<\/strong><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>PADRE CRESPI:<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>LA BIBBIA AVEVA RAGIONE<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DA FAR CROLLARE LA STORIA &quot;UFFICIALE&quot;<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>DELL&#39;UMANITA&#39;: LE INCREDIBILI (E TACIUTE) SCOPERTE DI PADRE CRESPI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>(a cura di Claudio Prandini)<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"442\" src=\"http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/padre-crespi4.jpg\" style=\"border:none;\" width=\"300\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Don Carlo Crespi<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>DON CARLO CRESPI, UOMO DI SCIENZA E DI CARIT&Agrave;&nbsp;(*)<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;di Laura Cerri<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><em><strong>&ldquo;Non &egrave; quello che si riceve, ma quello che si d&agrave;, ci&ograve; che conta per la nostra gioia&rdquo;&nbsp;<\/strong><\/em><strong>&nbsp;(don Primo Mazzolari)<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong><em>&ldquo;Se la fede ci fa essere credenti, e la speranza ci fa essere credibili, &egrave; solo la carit&agrave; che ci fa essere creduti&rdquo;&nbsp;<\/em>&nbsp;(don Tonino Bello)<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Arrivava a confessarne spesso anche&nbsp; tre alla volta, di penitenti: seduto nel confessionale per un tempo infinito, di giorno e di notte,&nbsp; la stola violacea sulle spalle, in mano la corona del Rosario che continuava a sgranare,&nbsp; prestava orecchio attento e paziente alle parole sussurrate, attraverso le grate regolamentari, da&nbsp; due donne, l&rsquo;una a sinistra e l&rsquo;altra a destra, e&nbsp; da un uomo, ritto invece davanti a lui. Contemporaneamente. Ascoltava confessava assolveva benediva in serie, verrebbe da&nbsp; dire, e a ritmi supersonici. Come facesse, non si sa.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>E&rsquo; ben vero, tuttavia, che, conoscendo i suoi &hellip; polli, diceva&nbsp; a qualcuno, prima che prendesse posto,&nbsp; di mettersi da parte e lasciar confessare&nbsp; gli altri, poi&nbsp; ascoltava&nbsp; lui solo.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Fatto sta, comunque, che era a richiestissimo, da persone di ogni categoria, inclusi prelati, per il suo stile sobrio, ma carico di umanit&agrave;, bont&agrave; e tenerezza,&nbsp; e cos&igrave; passava&nbsp; ore e ore &ndash; anche 16 di fila, senza toccar cibo &#8211; a confessare: il legno dell&rsquo;inginocchiatoio del suo confessionale, dato il gran numero di penitenti che vi si inginocchiavano, era talmente logoro e consumato che&nbsp; si era formata una sorta di buco, di cunetta.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Ma non era quella soltanto l&rsquo;unica stranezza di questo straordinario personaggio, geniale e intelligentissimo, colto e insieme semplice, dalla vita spartana e frugale, ma soprattutto di una bont&agrave;, generosit&agrave; e disponibilit&agrave; disarmanti.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Un carattere comunque forte, il suo, avvezzo al comando. Basta un aneddoto: &ldquo;Alle cinque in punto inizierai a recitare il Rosario&rdquo; &ndash; aveva detto un giorno a un chierico, e quest&rsquo;ultimo si era affrettato ad ubbidire, in perfetto orario, anche se in chiesa, in quel momento, lui, don Carlo Crespi, non era ancora arrivato.&nbsp; Che tuttavia,&nbsp;&nbsp; una volta giunto&nbsp; sul posto, non si fece scrupoli a rimproverarlo: &ldquo;Perch&eacute; hai cominciato?&rdquo;&nbsp; &ldquo;Ma padre, mi aveva detto alle cinque in punto&rdquo;- si giustific&ograve; il chierico. E lui allora, deciso, di rimando:&nbsp; &ldquo;Perbacco, il punto lo metto io!&rdquo;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Ecco, era fatto cos&igrave;, don Carlo Crespi Croci, nato a Legnano il 29 maggio 1891 da Daniele, fattore della pi&ugrave; vasta tenuta agricola della zona,&nbsp; e da Luisa Croci, terzo di tredici figli.<\/strong><\/p>\n<h1 align=\"justify\">LA FORMAZIONE<\/h1>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Ha&nbsp; dodici anni, Carlo, quando incontra i salesiani presso il Collegio Sant&rsquo;Ambrogio di Milano, dove completa gli studi ginnasiali.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>&ldquo;Quando studiavo al Collegio &ndash; ricorder&agrave; lui stesso &ndash; la Vergine mi mostr&ograve; un sogno rivelatore&nbsp;:&nbsp;mi vidi vestito da sacerdote con una lunga barba sopra un vecchio pulpito, mentre predicavo di fronte a tanta gente. Il pulpito per&ograve; non sembrava una chiesa, ma una capanna &hellip;&rdquo;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Frequenta quindi il liceo salesiano di Valsalice, e si sente chiamato alla vita religiosa. Emetter&agrave; la professione perpetua nel 1910 e verr&agrave; ordinato sacerdote nel 1917. Compie studi di filosofia e teologia, ma anche di scienze naturali, matematica e musica, materie che insegner&agrave; a Padova e a Verona, e, sempre assecondando i molteplici&nbsp; interessi della sua mente poliedrica, segue anche corsi di ingegneria e idraulica.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Diventer&agrave;, tra l&rsquo;altro, un grande pianista e un esperto compositore.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>All&rsquo;universit&agrave; di Padova scopre poi&nbsp; l&rsquo;esistenza di un microorganismo fino ad allora sconosciuto, destando l&rsquo;interesse del mondo scientifico.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Come soldato, partecipa per un breve periodo alla prima guerra mondiale.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Ma la sua strada &egrave; quella che gli ha indicato, nella visione, la Vergine Maria: diventare missionario.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Suo campo di missione sar&agrave; allora l&rsquo;Ecuador, sia per preparare il materiale necessario a partecipare alla grande Esposizione Missionaria Vaticana dell&rsquo;anno santo 1925 e a quella salesiana di Torino, sia anche e soprattutto per mettere in opera un vasto piano di azione missionaria in quella terra.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Infatti, prima di partire, don Carlo scrive a un suo superiore: &rdquo;Ora vorrei una parola che mi assicuri che la mia povera opera sar&agrave; veramente spesa tra i Kivari (o Shuar,popolazione autoctona, che vive nella foresta amazzonica), perch&eacute; solo per loro ho tenuto tante conferenze &hellip; Lascio la famiglia, lascio la patria, lascio soprattutto splendidi ideali musicale e scientifici, soltanto per seguire la fortissima vocazione &hellip;&rdquo;<\/strong><\/p>\n<h1 align=\"justify\">UOMO DI STUDIO<\/h1>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Cos&igrave;, il 24 marzo 1923, nel porto di Genova, l&rsquo;attenzione di tutti&nbsp; era richiamata da un giovane sacerdote, don Carlo appunto, che andava e veniva irrequieto per far caricare sul vapore una sessantina di grosse casse destinate alle missioni salesiane dell&rsquo;Ecuador. Dal contenuto, queste casse,&nbsp; quanto mai vario: macchine fotografiche e cinematografiche, da presa, proiettori, una macchina &ldquo;grafofono&rdquo;per scrivere la lingua degli indigeni, e poi teodoliti, pluviometri, bussole, arnesi vari da lavoro, medicine, vestiti &hellip; e tanto altro ancora .<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Ma la ricchezza e la carica maggiore le portava dentro di s&eacute; lo stesso don Carlo, per il suo carattere vulcanico, dalla dinamica urgente e travolgente, e per la sua eccezionale&nbsp; volont&agrave; e&nbsp; capacit&agrave; di agire.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Sbarcato a Guayaquil, don Crespi si diresse a Quito e subito dopo a Cuenca, dove rimarr&agrave;&nbsp; per tutta la vita.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>In pochi mesi, da scienziato e naturalista qual era,&nbsp; si dedic&ograve; a formare&nbsp; una importante collezione di oltre 600 esemplari di felci, scoprendo nuove specie che da lui presero il nome di &ldquo;Crespiane&rdquo;.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>E presto, con una ventina di portatori, si addentr&ograve; nel folto della foresta amazzonica, impervia e millenaria, visitando centri missionari, e capanne di indigeni sparse a lunga distanza nel groviglio della giungla, passando interminabili giornate a piedi, irte di rischi, attraversando fiumi impetuosi su tronchi d&rsquo;albero scanalati, alloggiando in capanne improvvisate con rami e foglie, o dormendo in quelle degli indigeni sul nudo suolo o su stuoie, sotto il sole tropicale e le piogge torrenziali.&nbsp; Suo intento era quello di studiare usi, costumi, cultura e lingua degli Shuar, filmando, per la prima volta in tutta la regione, il loro modo di vivere e molte delle innumerevoli meraviglie della foresta amazzonica, per raccogliere materiale per l&rsquo;Esposizione.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Si recher&agrave;, l&rsquo;anno seguente, con le sue pellicole, negli Stati Uniti, dove , nell&rsquo;universit&agrave; di Columbia, prender&agrave; parte attiva a un convegno di famosi naturalisti e glottologi e sar&agrave; nominato Membro dell&rsquo;Istituto Interamericano, per i suoi apporti e meriti scientifici.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Si recher&agrave; anche a Roma, all&rsquo;Esposizione Missionaria, portando, dalle missioni salesiane, numerosi pezzi e non pochi animali della foresta, vivi, in gabbie sulle quali una targhetta indicava il mittente, per cos&igrave; dire, cio&egrave; i Salesiani appunto, che quegli animali avevano spedito per nave. Don Crespi ricord&ograve; poi&nbsp; per tutta la vita, ridendone&nbsp; di gusto, che la gente che usciva dall&rsquo;ambiente dell&rsquo;Esposizione, a cui partecipavano molte altre congregazioni missionarie, commentava ammirata:<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>&ldquo;Bestie come i Salesiani, nessuno!&rdquo;&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>&nbsp;A don Carlo&nbsp; si deve anche un importante Museo Archeologico, frutto di audacia e costanza, ricco di&nbsp; favolosi pezzi risalenti a un&rsquo;epoca sconosciuta, che gli Shuar, dei quali&nbsp; si era conquistato la fiducia, gli avevano consegnato nel corso di decenni: statuette, oggetti d&rsquo;oro o laminati d&rsquo;oro, d&rsquo;argento e bronzo, scettri, elmi, dischi, placche, spesso intagliati magistralmente con arcaici geroglifici che, a tutt&rsquo;oggi, nessuno ha saputo decifrare. Tanti reperti, insomma, di culture precolombiane di varie provincie dell&rsquo;Ecuador, che fecero del Museo la meta di innumerevoli turisti e scienziati (anche se non tutto &ndash; va riconosciuto &ndash; era autentico, per l&rsquo;inganno in cui talvolta cadde padre Crespi, ad opera di imbroglioni, che, approfittando della sua fiducia e buona fede, lo convinsero a scambiare pezzi autentici della sua collezione con altri, di nessun valore).<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Al Museo Archeologico si aggiunse anche una pinacoteca di opere di diverse epoche e scuole dell&rsquo;Ecuador e dell&rsquo;Europa.<\/strong><\/p>\n<h1 align=\"justify\">APOSTOLO DEI POVERI<\/h1>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Pensava e progettava in grande, don Carlo, anche e soprattutto in campo missionario e di apostolato, con una dinamica rivoluzionaria, con programmi ambiziosi per le scuole, per l&rsquo;agricoltura, per una colonizzazione disciplinata ed efficace.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Un lavoro enorme, sempre in favore dei poveri: fece installare a Macas, in piena foresta amazzonica, la luce elettrica, vi port&ograve; una macchina e attrezzi di falegnameria e meccanica,&nbsp; quasi tutto trasportato a spalla lungo un tragitto di oltre 150 chilometri.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Apr&igrave; una scuola agricola a Cuenca, facendo arrivare dall&rsquo;Italia macchinari e personale specializzato. Organizz&ograve; anche laboratori di taglio e cucito per le ragazze misere della citt&agrave;.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>E in poco tempo, come per incanto, attu&ograve; quella che venne definita la&nbsp;<em>revoluci&ograve;n blanca&nbsp;<\/em>in campo scolastico e culturale: per volont&agrave; e merito suo sorsero infatti il Normal Orientalista, il Collegio Tecnico, la Quinta Agronomica, Il Teatro salesiano, la Gran Casa della Comunit&agrave;, e in particolare l&rsquo;Istituto &ldquo;Cornelio Merch&agrave;n&rdquo;, grandioso edificio per le scuole&nbsp; elementari e professionali per alunni poveri.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Per questi ragazzi del popolo, don Crespi era un vero padre: ogni mattina i pi&ugrave; bisognosi ricevevano anche la colazione, a volte pure il vestito. In varie occasioni don Carlo utilizz&ograve; la tela donatagli da qualche benefattrice per una nuova tonaca, in sostituzione di quella, ormai troppo logora, che portava, per ricavarne invece alcuni pezzi per pantaloncini. Del resto, era sempre in mezzo ai poveri, facendo catechismo ai ragazzi di strada, la domenica pomeriggio, e dando loro, oltre al divertimento, il pane quotidiano.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Quando si muoveva tra gli allievi della sua grande Scuola Merch&agrave;n o nell&rsquo;affollatissimo oratorio festivo, aveva sempre una mano piena di caramelle, che distribuiva a chi gli veniva a tiro, mentre nell&rsquo;altra reggeva una piccola campanella, con cui richiamava l&rsquo;attenzione e che, con frequenza, batteva leggermente in testa al ragazzo interessato. Alla sua morte, un giornalista di Cuenca ha scritto: &ldquo;Chi di noi non ha ricevuto da don Crespi una carezza, una caramella e &hellip; un colpo di campanello in testa?&rdquo;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Una banda musicale con 150 strumenti animava le sfilate religiose e patriottiche, l&rsquo;oratorio riempiva di felice chiasso il cortile dell&rsquo;istituto, ogni domenica. La filodrammatica e il cinematografo, poi,&nbsp; erano attesi con ansia nei giorni festivi dai ragazzi delle strade: insomma, con padre Crespi tutto si&nbsp; tramutava in sana&nbsp; allegria, specialmente nella vita dei piccoli, che erano la sua ragione di essere. Secondo la regola di san Francesco di Sales: &ldquo;Fare il bene e farlo con gioia &egrave; un doppio bene&rdquo;. E la domenica aveva luogo anche la sfilata di oltre un centinaio di poveri, per ricevere da lui un fagottino di riso, di farina o di zucchero.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Don Carlo si moltiplicava , per cos&igrave; dire: era&nbsp; un uomo che non riposava mai! Infatti, mentre durante il giorno dirigeva&nbsp; e finanziava le sue opere, di notte continuava&nbsp; l&rsquo;azione che aveva lasciato incompiuta.&nbsp; E giorno e notte la gente bisognosa accorreva&nbsp; a lui in code interminabili, ed egli metteva&nbsp; la mano nella larga tasca della sua veste nera e il denaro si materializzava&nbsp; come per incanto. Generazioni di persone si susseguirono nel tempo beneficiando del suo cuore generoso e tenero.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Prediligeva i poveri, ma il pi&ugrave; povero era lui stesso: la sua umilt&agrave; si vedeva nella veste che portava, logora fino a sfilacciarsi, nelle scarpe rotte e nel pasto frugale, nella sua stanzetta angusta, quasi misera, arredata dal solo letto di&nbsp; legno. Il suo riposo notturno era di cinque ore, e a volte meno, perch&eacute; non c&rsquo;era praticamente notte in cui non fosse chiamato per assistere e confessare moribondi. Ai colpi alla porta d&rsquo;ingresso della sua povera casa, rispondeva immediatamente: &ldquo;Vengo!&rdquo;<\/strong><\/p>\n<h1 align=\"justify\">NELLA LUCE E NELLA GIOIA DI DIO<\/h1>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Don Crespi non aspir&ograve; mai ai premi o alla popolarit&agrave;, ma la sua personalit&agrave; si imponeva e piovevano su di lui i pi&ugrave; alti riconoscimenti per la sua opera in campo scientifico, artistico e culturale. Ogni onorificenza, per&ograve;,&nbsp; veniva da lui riferita, rapportata, per cos&igrave; dire, a ci&ograve; che pi&ugrave; gli stava a cuore: i suoi poveri.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Cos&igrave;, &ldquo;Eccellenza &ndash; rispose, quando il presidente della repubblica dell&rsquo;Ecuador gli mise sul petto una medaglia d&rsquo;oro&nbsp; &ndash; il padre Crespi non cerca medaglie, ma pane, riso, zucchero, per i suoi bambini poveri&rdquo;.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>E ancora, quando venne insignito del titolo di Canonico onorario: &ldquo;Che direbbero i miei ragazzi se mi vedessero con sottana e fascia paonazzi?&rdquo;, e non entr&ograve; mai in esercizio di questa nomina.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>E in altra occasione, per il conferimento dell&rsquo;ennesima medaglia, esclam&ograve;, in mezzo a un enorme pubblico:&rdquo;Le mie medaglie d&rsquo;oro sono i miei ragazzi pi&ugrave; poveri&rdquo;.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Con il passare degli anni si diraderanno i suoi interessi scientifici e accademici, diventando sempre pi&ugrave; preponderante la dedizione ai poveri e ai ragazzi abbandonati. Perch&eacute; alla base del suo immenso lavoro e delle sue molteplici attivit&agrave; era la volont&agrave; di imitare Cristo nel suo amore preferenziale per i miseri, nel suo avvicinarsi ai piccoli, nella sua sollecitudine per i peccatori, dimenticando se stesso,&nbsp; con una grande umilt&agrave;, riflessa nella semplicit&agrave; dei suoi gesti.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>La sua devozione per la Madonna fu centrale e permanente: forse la causa di canonizzazione, che &egrave; stata avviata nel 2006, far&agrave; scoprire la verit&agrave; su due visioni che egli ebbe della Vergine, mentre celebrava la messa solenne in suo onore.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Cos&igrave; come sull&rsquo;apparizione di Santa Teresina del Bambin Ges&ugrave;, nel 1937, mentre era gravemente ammalato, tanto che i medici lo davano per spacciato. Ma la piccola santa di Lisieux gli avrebbe detto&nbsp; che la sua malattia non era mortale, e lui subito si sent&igrave; guarito.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Il 30 aprile 1982 don Carlo Crespi giunse al termine della sua vita, lunga e laboriosa, amato e venerato dall&rsquo;intera citt&agrave; di Cuenca come un patriarca biblico, un&rsquo;icona di santit&agrave; e di sapienza.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>Chi l&rsquo;ha conosciuto ancora lo ricorda nei suoi quotidiani e frenetici spostamenti tra il confessionale, affollatissimo ancora fino a poche settimane prima della sua morte, e l&rsquo;altare, tra il santuario, dove trascorreva parte del suo tempo, immerso nella preghiera a Maria Ausiliatrice, e la scuola, il sorriso di bimbo che spuntava immancabile sulle labbra, pur seminascoste dal folto barbone candido, gli occhi vivacissimi che ballavano allegramente, le dita della mano destra che perennemente&nbsp; sgranavano&nbsp; un vecchio rosario.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>(*)&nbsp;<\/strong><strong>La scorsa settimana i collaboratori della causa di beatificazione e di canonizzazione del Servo di Dio Carlo Crespi Croci (Legnano 1891 &#8211; Cuenca 1982), eroico missionario salesiano in Ecuador, hanno consegnato al Sottosegretario della Congregazione delle Cause dei Santi, mons. Marcello Bartolucci, la parte suppletiva degli Atti dell`Inchiesta diocesana, come era stato richiesto dalla medesima Congregazione con Lettera del 20 agosto 2008. Il lavoro che ora attende i medesimi Collaboratori &egrave; quello di preparare la cosiddetta &quot;Positio&quot;, cio&egrave; il dossier che deve documentare al meglio l`eroicit&agrave; della vita e delle virt&ugrave; del Servo di Dio.<\/p>\n<p>\tResponsabile ultimo della Positio &egrave; il Relatore nominato dalla Congregazione delle Cause dei Santi, il rev.mo Padre Cristoforo Bove, o.f.m. conv., al quale sono gi&agrave; state affidate numerose Cause della nostra Famiglia, come quella di Mamma Margherita, di Francesco Convertini, di Elia Comini, di Ottavio Ortiz, di Giuseppe Arribat e di Stefano Ferrando, e anche la Causa del Servo di Dio Albino Luciani (Giovanni Paolo I).<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><iframe loading=\"lazy\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/OECQcj4izyg\" width=\"560\"><\/iframe><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong>LE SCOPERTE DI PADRE CARLO CRESPI E GLI ARTEFATTI CHE<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>&nbsp;FANNO TRABALLARE L&rsquo;ARCHEOLOGIA CONVENZIONALE<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><a href=\"http:\/\/www.ilnavigatorecurioso.it\/2014\/03\/03\/le-scoperte-di-padre-carlo-crespi-e-gli-artefatti-che-fanno-traballare-larcheologia-convenzionale\/\">Fonte web<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-left:-0.25pt;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"left\" border=\"0\" height=\"196\" src=\"http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/padre-crespi10.jpg\" style=\"border:none;\" width=\"248\" \/>La storia di Padre Crespi &egrave; una delle pi&ugrave; enigmatiche mai raccontate: una civilt&agrave; sconosciuta, manufatti incredibili, enormi quantit&agrave; d&#39;oro, simboli appartenenti ad una lingua sconosciuta e strane rappresentazioni che collegano l&#39;America Precolombiana agli antichi Sumeri. La cronaca degli eventi, e il modo in cui sono stati trattati, secondo molti rivela ancora una volta una cospirazione per nascondere la verit&agrave; sulla storia dell&#39;umanit&agrave;.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"207\">Padre Carlo Crespi nacque a Milano nel 1891 e mor&igrave; nel 1982.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"208\">E&rsquo; stato un prete missionario salesiano che ha vissuto nella piccola citt&agrave; di Cuenca, in Ecuador, per pi&ugrave; di 50 anni, dedicando la sua vita al culto e alle opere di carit&agrave;.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"209\">Il religioso era una persona dai molti talenti: &egrave; stato educatore, botanico, antropologo, musicista, ma soprattutto un grande umanista.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"210\">Nel 1927, la sua vocazione missionaria lo ha portato a vivere fianco a fianco con gli indigeni ecuadoregni, facendosi carico degli indigeni e conquistandosi il rispetto della trib&ugrave; dei Jibaro, i quali cominciarono a considerarlo come un vero amico.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"211\">Come segno di riconoscenza, nel corso dei decenni gli indigeni hanno donato a Padre Crespi centinaia di manufatti archeologici risalenti ad un&rsquo;epoca sconosciuta, spiegando che si trattava di oggetti trovati in un tunnel sotterraneo che si trovava nella giungla dell&rsquo;Ecuador. Molti di essi erano in oro, intagliati con geroglifici di una lingua sconosciuta e che ancora oggi nessuno &egrave; stato in grado di decifrare.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"212\">Gli oggetti erano stati recuperati dagli indios in una caverna molto profonda, detta in spagnolo Cueva de los Tayos, posizionata nella regione amazzonica conosciuta come Morona Santiago. La grotta, che si trova a circa 800 metri sul livello del mare, fu chiamata Tayos a causa dei caratteristici uccelli quasi ciechi che vivono nelle sue profondit&agrave;.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"213\">Essendo un uomo di cultura, Padre Crespi presto si rese conto che gli straordinari manufatti presentavano inquietanti analogie con l&rsquo;iconografia delle antiche civilt&agrave; mesopotamiche, suggerendo un qualche collegamento tra culture sviluppatesi su versati opposti del pianeta.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"214\">Come riporta&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.yurileveratto.com\/it\/articolo.php?Id=126\" sab=\"215\" target=\"_blank\">Yuri Leveratto<\/a>&nbsp;nel suo approfondito resoconto, Crespi era convinto che le lamine e le placche d&rsquo;oro a lui donate, e da lui studiate, indicassero senza ombra di dubbio che il mondo antico medio-orientale&nbsp;<a href=\"http:\/\/chapmanresearch.org\/PDF\/Crespi%20Ancient%20Artifact%20Collection%20of%20Cuenca%20%20Ecuador.pdf\" sab=\"216\" target=\"_blank\">antecedente al diluvio universale<\/a>&nbsp;fosse in contatto con le civilt&agrave; che si erano sviluppate nel Nuovo Mondo, gi&agrave; presenti in America a partire da sessanta millenni fa.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"217\">Secondo Padre Crespi, gli arcaici segni geroglifici che erano stati incisi, o forse pressati con degli stampi, non erano altro che la lingua madre dell&rsquo;umanit&agrave;, l&rsquo;idioma che si parlava prima del diluvio universale. Nella sua ingenuit&agrave; di uomo di fede e di cultura, il religioso non si rese conto che le sue idee mettevano fortemente in discussione le teorie consolidate dell&rsquo;archeologia convenzionale (ufficiale).<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"218\">Visto che i manufatti donatigli avevano formato una collezione di oggetti davvero numerosa, nel 1960 Crespi chiese e ottenne dal Vaticano l&rsquo;autorizzazione per creare un museo nella missione salesiana di Cuenca.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"219\">Quello di Cuenca &egrave; stato il pi&ugrave; grande museo che sia mai stato creato in Ecuador, almeno fino al 1962, quando un misterioso incendio distrusse completamente la struttura, e la maggior parte dei reperti fu perduta per sempre. Tuttavia, Crespi pare sia riuscito a salvare alcuni pezzi nascondendoli in un luogo a lui solo noto.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"219\">Nel 1969, Juan Moricz, un ricercatore ungherese naturalizzato argentino, esplor&ograve; a fondo la caverna, trovando molte lamine d&rsquo;oro che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, statue antiche di stile mediorientale, e altri numerosi oggetti d&rsquo;oro, argento e bronzo: scettri, elmi, dischi, placche. Fu Crespi ad indicare a Moricz come entrare nella caverna e come trovare la giusta via nel labirinto senza fondo situato nelle sue profondit&agrave;.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"219\">Nel 1972, fu lo scrittore svedese Erik Von Daniken a diffondere la notizia del ritrovamento del ricercatore ungherese. Quando la notizia dello strano ritrovamento di Moricz si sparse nel mondo, molti studiosi decisero di esplorare la caverna con spedizioni private.<\/p>\n<p>\tUna delle prime e pi&ugrave; ardite spedizioni fu quella condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecip&ograve; l&rsquo;astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969. Si narra che l&rsquo;astronauta rifer&igrave; che i tre giorni nei quali rimase all&rsquo;interno della grotta furono ancora pi&ugrave; significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"225\">Verso la fine degli anni &rsquo;70,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.archivioflaviobeninati.com\/2013\/08\/gabriele-dannunzio-baraldi\/\" sab=\"227\" target=\"_blank\">Gabriele D&rsquo;Annunzio Baraldi<\/a>&nbsp;visit&ograve; a lungo Cuenca, dove conobbe sia Carlo Crespi che Juan Moricz. In quell&rsquo;occasione Carlo Crespi confid&ograve; all&rsquo;italo-brasiliano che la Cueva de los Tayos era senza fondo e che le migliaia di diramazioni sotterranee non erano naturali, ma bens&igrave; costruite dall&rsquo;uomo nel passato.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"228\">Secondo Crespi la maggioranza dei reperti che gli indigeni gli consegnavano provenivano da una grande piramide sotterranea, situata in una localit&agrave; segreta. Il religioso italiano confess&ograve; poi a Baraldi che, per timore di futuri saccheggi, ordin&ograve; agli indigeni di coprire interamente di terra detta piramide, in modo che nessuno potesse mai pi&ugrave; trovarla.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"229\">Baraldi not&ograve; che in molte placche e lamine d&rsquo;oro erano ricorrenti vari segni: il sole, la piramide, il serpente, l&rsquo;elefante. In particolare la placca dove venne incisa una piramide con un sole nella sua sommit&agrave; venne interpretata da Baraldi come una gigantesca eruzione vulcanica che avvenne in epoche remote.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"230\">Quando Carlo Crespi mor&igrave;, nell&rsquo;aprile del 1982, la sua fantasmagorica collezione d&rsquo;arte antidiluviana fu sigillata per sempre, e nessuno pot&eacute; mai pi&ugrave; ammirarla. Vi sono molte voci sulla sorte dei preziosissimi reperti raccolti pazientemente dal religioso milanese. Secondo alcuni furono semplicemente inviati in segreto a Roma, e giacerebbero ancora adesso in qualche caveau del Vaticano.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"239\">Molti archeologi convenzionali hanno accusato Padre Crespi di essere un impostore o semplicemente un visionario, il quale ha spacciato come autentiche delle lamine d&rsquo;oro che erano semplicemente dei falsi o delle copie di manufatti medio-orientali. Ma a prescindere dalle accuse dell&rsquo;establishment archeologico, restano le fotografie e le numerose testimonianze di molti studiosi a prova della loro veridicit&agrave;.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"240\">Come scrive Leveratto nel suo articolo, l&rsquo;impressione che si ha a leggere questa vicenda &egrave; che qualcuno abbia voluto occultare i fantastici pezzi archeologici collezionati e studiati dal religioso milanese. Ma perch&eacute;? Eppure, come hanno dimostrato gli studi di Richard Cassaro, i paralleli tra le culture mesopotamiche e quelle precolombiane sono palesemente evidenti.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"241\">Perch&egrave; gli archeologi di epoca vittoriana ritenevano pacifica l&rsquo;esistenza di una cultura madre antecedente che avrebbe poi generato culture figlie con lo stesso sistema iconografico, simbolico e religioso? E perch&egrave; oggi questa ipotesi &egrave; avversata ferocemente da archeologi militanti che negano a tutti i costi questa possibilit&agrave;? Perch&egrave; non ricercare pacificamente? Quale valenza avrebbe per l&rsquo;umanit&agrave; sapere che discendiamo da un unica, avanzata civilt&agrave; globale antidiluviana?<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"232\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"233\"><a href=\"http:\/\/www.ilnavigatorecurioso.it\/2014\/02\/28\/antico-egitto-e-america-precolombiana-cosi-distanti-eppure-cosi-simili\/\" sab=\"234\" target=\"_blank\">Antico Egitto e America Precolombiana: cos&igrave; distanti, eppure cos&igrave; simili<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"235\"><a href=\"http:\/\/www.ilnavigatorecurioso.it\/2013\/10\/04\/nuovi-studi-sulle-piramidi-di-visoko-spingono-linizio-della-civilta-indietro-di-20-mila-anni\/\" sab=\"236\" target=\"_blank\" title=\"Nuovi studi sulle Piramidi di Visoko spingono l\u2019inizio della civilt\u00e0 indietro di 20 mila anni\">Le piramidi di Visoko spingono indietro di 20 mila anni l&rsquo;inizio della storia<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"237\"><a href=\"http:\/\/www.ilnavigatorecurioso.it\/2013\/11\/11\/lenigmatica-statuina-del-leone-umano-potrebbe-avere-40-mila-anni\/\" sab=\"238\" target=\"_blank\" title=\"L\u2019enigmatica statuina del \u201cLeone Umano\u201d potrebbe avere 40 mila anni\">La statuina del Leone Umano potrebbe avere pi&ugrave; di 40 mila anni<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"241\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"241\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\" sab=\"241\"><iframe loading=\"lazy\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/rO2xPgrQsqg\" width=\"560\"><\/iframe><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"241\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"241\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\" sab=\"241\"><strong>IL MISTERO DELLA BIBLIOTECA METALLICA<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\" sab=\"241\"><strong>DI PADRE CARLO CRESPI<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"241\"><a href=\"http:\/\/www.yurileveratto.com\/it\/articolo.php?Id=334\">Fonte web<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"124\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"left\" border=\"0\" height=\"182\" src=\"http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/padre-crespi5.jpg\" style=\"border:none;\" width=\"218\" \/>Il Padre italiano Carlo Crespi (1891-1982), era giunto nella selva amazzonica ecuadoriana nel 1927.&nbsp;<br sab=\"125\" \/><br \/>\n\tCon il tempo aveva ammassato, presso la sua missione salesiana di Cuenca, una fantasmagorica collezione di manufatti antichi d&rsquo;inestimabile valore storico e archeologico: statuette d&rsquo;oro di stile mediorientale, numerosi oggetti d&rsquo;oro, argento o bronzo: scettri, elmi, dischi, placche, e molte lamine metalliche che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, la cosiddetta &ldquo;biblioteca metallica&rdquo;.<br sab=\"126\" \/><br \/>\n\t<br sab=\"127\" \/><br \/>\n\tTra le varie lamine, una di esse era lunga circa 20 pollici e riportava 56 segni stampati, come fosse un alfabeto pi&ugrave; antico di quello dei Fenici (foto a sinistra del testo).<br sab=\"128\" \/><br \/>\n\tPadre Carlo Crespi era molto anziano quando fu girato il video di Stanley Hall, che riporto nel corpo articolo, e forse era anche confuso, ma nell&rsquo;ultima parte del video (esattamente nel punto: 4 min. e 18 sec), si vede benissimo che la biblioteca metallica, da lui gelosamente custodita, era reale.&nbsp;<br sab=\"129\" \/><br \/>\n\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"right\" alt=\"\" height=\"333\" hspace=\"7\" sab=\"130\" src=\"http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/padre-crespi6.jpg\" style=\"border:none;\" vspace=\"2\" width=\"80\" \/>Osservando al rallentatore l&rsquo;ultima parte del video, dove si vedono le placche metalliche, si nota che vi sono impressi dei segni o una sorta di geroglifici, come se si fosse voluto rappresentare la storia di un popolo.&nbsp;<br sab=\"131\" \/><br \/>\n\tCarlo Crespi ha sempre dichiarato a tutti i suoi intervistatori che tutti i reperti del suo museo, gli erano stati consegnati, nel corso degli anni, da indigeni Suhar, che a loro volta li avevano raccolti nella&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.yurileveratto.com\/it\/articolo.php?Id=126\" sab=\"132\">Cueva de los Tayos<\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"133\">Ecco una sua dichiarazione, ripetuta pi&ugrave; volte a vari ricercatori:<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"134\"><em sab=\"135\">Tutto quello che gli indios mi hanno portato dalla caverna risale a epoche antiche, prima di Cristo. La maggioranza dei simboli e di alcune rappresentazioni preistoriche risalgono ad epoche antecedenti il Diluvio.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"136\"><em sab=\"137\">Padre Carlo Crespi<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"138\">Il religioso italiano sosteneva che i reperti da lui custoditi fossero d&rsquo;origine antidiluviana e fossero stati nascosti nella caverna da discendenti di popoli mediorientali che erano scampati al diluvio.&nbsp;<br sab=\"139\" \/><br \/>\n\tMolte persone che mi hanno contattato durante questi anni, hanno argomentato che il &ldquo;tesoro&rdquo; di Padre Carlo Crespi fosse costituito da falsi o, da pezzi veri, che per&ograve; non provenivano dalla Cueva de los Tayos.<br sab=\"140\" \/><br \/>\n\tE&rsquo; una possibilit&agrave;, per&ograve; a mio parere qualcosa di vero in questa storia della Cueva de los Tayos c&rsquo;&egrave;, per vari motivi.&nbsp;<br sab=\"141\" \/><br \/>\n\tInnanzitutto il Padre Carlo Crespi, non ha mai tenuto conferenze sulla sua collezione e non si &egrave; mai fatto pubblicit&agrave; allo scopo di guadagnarci soldi o fama, anzi era piuttosto schivo e controverso.&nbsp;<br sab=\"142\" \/><br \/>\n\tChe bisogno avrebbe avuto quindi di inventarsi tutto e raggruppare una montagna di manufatti falsi?&nbsp;<br sab=\"143\" \/><br \/>\n\tC&rsquo;&egrave; poi la possibilit&agrave; che sia stato ingannato da astuti artigiani: a tale proposito lo scrittore Richard Wingate, scrive:<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"144\"><em sab=\"145\">E&rsquo; stato detto che i reperti di Padre Crespi siano dei falsi che gli furono consegnati da indigeni. Per&ograve; in seguito i segni scolpiti in alcuni suoi reperti sono stati individuati come geroglifici egizi, ieratico egizio, punico e demotico.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"146\">Come avrebbero potuto, gli indigeni Suhar o improvvisati artigiani della zona di Cuenca, riportare delle iscrizioni in lingue antiche, nei reperti che consegnavano a Crespi?<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"147\">E&#39; vero che tutti o alcuni dei suoi manufatti potrebbero essere stati veri, ma non provenienti dalla Cueva de los Tayos, ma anche in questo caso perch&eacute; lui avrebbe divulgato che gli furono consegnati dagli indigeni Suhar? Non avrebbe guadagnato nulla dicendo ci&ograve;.<br sab=\"150\" \/><br \/>\n\tAlcuni reperti di Crespi sono stati analizzati da riconosciuti archeologi: per esempio il professor Miloslav Stingi, membro dell&rsquo;Accademia delle scienze di Praga, dopo aver analizzato alcuni reperti di Padre Crespi disse:<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"151\"><em sab=\"152\">Il sole &egrave; spesso parte centrale di alcuni reperti incaici, ma l&rsquo;uomo non &egrave; stato mai messo sullo stesso piano rispetto al sole, come vedo in alcuni di questi reperti. Vi sono rappresentazioni di uomini con dei raggi solari che si dipartono dalle loro teste, e vi sono uomini rappresentati con punti, come fossero stelle uscendo da loro stessi. Il simbolo sacro del potere &egrave; sempre stato la mente, ma in questi reperti la mente o il capo, &egrave; rappresentata simultaneamente come il sole o una stella.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"153\">Con questa dichiarazione Stingi, propende per sostenere che alcuni dei reperti di Crespi non hanno una derivazione indigena (che sia andina o amazzonica), ma hanno origine differente.&nbsp;<br sab=\"154\" \/><br \/>\n\tOsservate con attenzione la placca d&rsquo;oro che riporto qui sotto: &egrave; una piramide con alla sua sommit&agrave; un sole.&nbsp;<br sab=\"155\" \/><br \/>\n\t<br sab=\"156\" \/><br \/>\n\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"left\" alt=\"\" height=\"150\" hspace=\"2\" sab=\"157\" src=\"http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/padre-crespi8.jpg\" style=\"border:none;\" vspace=\"2\" width=\"216\" \/>Molto stranamente i gradini della piramide sono 13 e il sole posto nella sua sommit&agrave; ricorda l&rsquo;occhio onniveggente. Ai lati vi sono poi due felini, due elefanti e due serpenti. Alla base della piramide vi sono le lettere di un alfabeto arcaico, che secondo alcuni ricercatori sarebbe un proto-fenicio.<br sab=\"158\" \/><br \/>\n\tLa piramide, il sole posto alla sua sommit&agrave; e i 13 gradini sono indubbiamente simboli massonici. Sappiamo che la Massoneria ha origini che si rimontano alla notte dei tempi, e pertanto questa potrebbe essere una placca aurea di culture medio-orientali. Notiamo inoltre che gli elefanti non sono presenti in Sud America (se non prima del diluvio, i mastodonti, che si sono estinti con gli altri animali della&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.yurileveratto.com\/it\/articolo.php?Id=65\" sab=\"159\">megafauna<\/a>&nbsp;nel 9500 a.C.), e questo rafforza la tesi che l&rsquo;oggetto in questione abbia un&rsquo;origine non americana.&nbsp;<br sab=\"160\" \/><br \/>\n\tPer quanto riguarda i felini, essi non sono puma o giaguari (tipici delle culture andine e amazzoniche), ma gatti, animali sacri dell&rsquo;antico Egitto.&nbsp;<br sab=\"161\" \/><br \/>\n\tIl&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.yurileveratto.com\/it\/articolo.php?Id=233\" sab=\"162\">serpente<\/a>&nbsp;poi &egrave; un simbolo universale adorato in tutte le culture del mondo antico, come immagine del rigenerarsi della vita, e metafora dell&rsquo;utero della donna (sta, infatti, negli anfratti dei fiumi).&nbsp;<br sab=\"163\" \/><br \/>\n\tUn ultimo particolare: nel lato sinistro rispetto al sole vi sono 4 piccoli circoli, mentre nel lato destro vi sono 5 piccoli circoli. Si tratta dei 9 pianeti del sistema solare?<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"164\">Anche in questo reperto si possono notare alcuni particolari importanti:&nbsp;<br sab=\"165\" \/><br \/>\n\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"right\" alt=\"\" height=\"221\" hspace=\"2\" sab=\"166\" src=\"http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/padre-crespi9.jpg\" style=\"border:none;\" vspace=\"2\" width=\"200\" \/>Innanzitutto ritroviamo la piramide, questa volta formata da 5 livelli.&nbsp;<br sab=\"167\" \/><br \/>\n\tNei primi tre vi sono dei simboli di un alfabeto antico, non decifrato. Quindi un elefante, simbolo non tipico delle culture sud-americane, e sulla cima un sole con dieci raggi.&nbsp;<br sab=\"168\" \/><br \/>\n\tLa biblioteca metallica &egrave; stata mai vista al di fuori del fantasmagorico museo di Padre Carlo Crespi?<br sab=\"169\" \/><br \/>\n\tIn effetti ci sono state altre persone che affermarono di essere state all&rsquo;interno della Cueva de los Tayos e aver visto con i loro occhi altre lamine della biblioteca metallica, primo tra tutti l&rsquo;ungherese naturalizzato argentino Juan Moricz, che dichiar&ograve; di aver portato a termine una spedizione nel 1965 guidato da indigeni Suhar.<br sab=\"170\" \/><br \/>\n\tNella seconda spedizione, guidata da Juan Moricz nel 1969, alla quale partecip&ograve; Gaston Fernandez Borrero, non furono per&ograve; trovate alcune tracce della biblioteca metallica, ma solo stalattiti e stalagmiti.&nbsp;<br sab=\"171\" \/><br \/>\n\tDopo la seconda spedizione Juan Moricz fece un tentativo di ufficializzare la sua scoperta, il 21 luglio 1969, dichiarando di fronte ad un notaio di aver individuato nella caverna, oggetti importanti dal punto di vista archeologico.&nbsp;<br sab=\"172\" \/><br \/>\n\tVarie persone mi hanno scritto sostenendo che Moricz fosse in mala fede, e che lui, dopo aver visto la collezione di Carlo Crespi e aver ascoltato la sua probabile provenienza, pens&ograve; di divulgare la storia che aveva trovato la biblioteca metallica all&rsquo;interno della caverna, per ottenerne soldi e fama.&nbsp;<br sab=\"173\" \/><br \/>\n\tAnche questa &egrave; una possibilit&agrave;, considerando che Moricz non mostr&ograve; mai nessuna fotografia dei suoi ritrovamenti.&nbsp;<br sab=\"174\" \/><br \/>\n\tCi sono per&ograve; altre dichiarazioni, come quella del maggiore Petronio Jaramillo, tratta dal libro &ldquo;Oltre le Ande&rdquo; di Pino Turolla.&nbsp;<br sab=\"175\" \/><br \/>\n\tJaramillo, che dichiar&ograve; di essere entrato nella caverna nel 1956, descrisse alcuni manufatti antichi e le famose lamine metalliche, ma anche in questo caso non ci sono fotografie e pertanto si pu&ograve; concludere che la biblioteca metallica &egrave; stata vista e fotografata solo ed esclusivamente nel museo di Padre Carlo Crespi.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"164\">Quando Padre Carlo Crespi mor&igrave;, nel gennaio del 1982, la sua meravigliosa collezione d&rsquo;arte mediorientale (e antidiluviana), fu portata via dal museo di Cuenca, verso una destinazione ignota.<br sab=\"188\" \/><br \/>\n\tAlcune voci sostennero che il Banco Centrale dell&rsquo;Ecuador abbia acquisito, il 9 luglio 1980, per la somma di 10.667.210 $, circa 5000 pezzi archeologici in oro e argento dalla missione salesiana.&nbsp;<br sab=\"189\" \/><br \/>\n\tIl responsabile del museo del Banco Centrale dell&rsquo;Ecuador, per&ograve;, Ernesto Davila Trujillo, sment&igrave; categoricamente che l&rsquo;entit&agrave; di Stato acquis&igrave; la collezione privata di Padre Crespi.&nbsp;<br sab=\"190\" \/><br \/>\n\tSecondo altre persone i reperti di Padre Crespi furono inviati in segreto a Roma, ed oggi si troverebbero in qualche cav&ograve; del Vaticano.<br sab=\"191\" \/><br \/>\n\tA questo punto sorge una considerazione: se i reperti di Padre Carlo Crespi, inclusa la biblioteca metallica, erano dei falsi, perch&eacute; sono stati fatti sparire?&nbsp;<br sab=\"192\" \/><br \/>\n\tSe fossero stati dei falsi sarebbero stati venduti all&rsquo;incanto in qualche mercatino di periferia, a poco prezzo.&nbsp;<br sab=\"193\" \/><br \/>\n\tAssumendo pertanto che la maggioranza di quei reperti erano veri, ma che non provenissero dalla Cueva de los Tayos, perch&eacute; sarebbero stati custoditi proprio nella missione salesiana di Padre Carlo Crespi?&nbsp;<br sab=\"194\" \/><br \/>\n\tChe bisogno avrebbe avuto il legittimo proprietario (l&rsquo;ordine dei Salesiani? Il Vaticano?), d&rsquo;inviarli a Cuenca?&nbsp;<br sab=\"195\" \/><br \/>\n\tForse per nasconderli? In questo caso per&ograve; Carlo Crespi non li avrebbe mai mostrati a nessuno.&nbsp;<br sab=\"196\" \/><br \/>\n\tCome si vede il mistero della biblioteca metallica di Padre Carlo Crespi, &egrave; ancora attuale: nessuno pu&ograve; essere certo della sua reale provenienza, e tantomeno della sua attuale ubicazione.&nbsp;<br sab=\"197\" \/><br \/>\n\tIl fatto che sia stata occultata potrebbe essere una prova non solo della sua autenticit&agrave;, ma anche del suo inestimabile valore e forse, del suo scomodo significato.<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"164\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" sab=\"164\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\" sab=\"164\"><strong>APPROFONDIMENTO<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\" sab=\"164\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\" sab=\"164\"><strong><span sab=\"329\"><a href=\"http:\/\/www.yurileveratto.com\/it\/articolo.php?Id=126\">PADRE CARLO CRESPI, IL VERO SCOPRITORE DEL<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\" sab=\"164\"><strong><span sab=\"329\"><a href=\"http:\/\/www.yurileveratto.com\/it\/articolo.php?Id=126\">TESORO DELLA CUEVA DE LOS TAYOS (+ VIDEO)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da: http:\/\/www.ilcrivello.altervista.org\/indice.htm PADRE CRESPI: LA BIBBIA AVEVA RAGIONE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DA FAR CROLLARE LA STORIA &quot;UFFICIALE&quot; DELL&#39;UMANITA&#39;: LE INCREDIBILI (E TACIUTE) SCOPERTE DI PADRE CRESPI &nbsp; (a cura di Claudio Prandini) &nbsp; &nbsp; Don Carlo Crespi &nbsp; &nbsp; INTRODUZIONE DON CARLO CRESPI, UOMO DI SCIENZA E DI CARIT&Agrave;&nbsp;(*) &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;di Laura Cerri &ldquo;Non &egrave; quello che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[73,41],"tags":[],"class_list":["post-9899","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni-stampa","category-scienza-e-fede"],"avopt_banners_inside_post":true,"avopt_banners_on_page":true,"av_copy_from":"","av_sharing_message":"","av_sharing_allowed":true,"av_sharing_on":{"fb":[]},"av_allow_affiliate_banner":false,"av_allow_affiliate_multi_banner":false,"av_show_affiliation_buy_button":false,"av_post_rating":true,"av_have_post_rating_value":false,"av_is_artificial_intelligence_content":false,"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - 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