{"id":798,"date":"2012-03-10T20:51:27","date_gmt":"2012-03-10T20:51:27","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=798"},"modified":"2012-08-30T08:31:20","modified_gmt":"2012-08-30T08:31:20","slug":"lettera-apostolica-novo-millenio-ineunte-di-giovanni-paolo-ii","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/lettera-apostolica-novo-millenio-ineunte-di-giovanni-paolo-ii\/","title":{"rendered":"LETTERA APOSTOLICA  &#8220;NOVO MILLENIO INEUNTE&#8221; DI GIOVANNI PAOLO II"},"content":{"rendered":"<hr style=\"width: 639px;\" \/>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><span style=\"color: #ffff99; font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0A cura di Giovanna Busolini<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"color: #ffff99; font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\">=========================================<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><span style=\"color: #ffff99; font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abNutrirci della Parola, per essere \u00ab servi della Parola \u00bb nell&#8217;impegno dell&#8217;evangelizzazione: questa \u00e8 sicuramente una priorit\u00e0 per la Chiesa all&#8217;inizio del nuovo millennio. \u00c8 ormai tramontata, anche nei Paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una \u00ab societ\u00e0 cristiana \u00bb, che, pur tra le tante debolezze che sempre segnano l&#8217;umano, si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare con coraggio una situazione che si fa sempre pi\u00f9 varia e impegnativa, nel contesto della globalizzazione e del nuovo e mutevole intreccio di popoli e culture che la caratterizza.<\/span> <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Ho tante volte<\/strong><\/span><span style=\"color: #993366;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong> ripetuto in questi anni l&#8217;appello della <\/strong><\/span><strong><em><span style=\"color: #ff0000;\">nuova<\/span> <span style=\"color: #ff0000;\">evangelizzazione<\/span><\/em><\/strong><strong>.<\/strong><strong> Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall&#8217;ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: <\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"color: #ffff99; font-size: large;\"><span style=\"color: #993366;\"><strong>\u00ab <span style=\"color: #ff0000;\">Guai a me se non predicassi il Vangelo!<\/span> \u00bb <\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"color: #000000; font-size: large;\"><strong>(<em>1 Cor <\/em>9,16).<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"color: #ffff99; font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\">Questa passione non mancher\u00e0 di suscitare nella Chiesa una nuova missionariet\u00e0, <strong>che non potr\u00e0 essere demandata ad una porzione di \u00abspecialisti \u00bb,<\/strong> <span style=\"text-decoration: underline;\">ma dovr\u00e0 coinvolgere la responsabilit\u00e0 di tutti i membri del <strong>Popolo di Dio<\/strong><\/span><strong>. <\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><span style=\"color: #ffff99; font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #ff0000;\">Chi ha incontrato veramente Cristo, non pu\u00f2 tenerselo per s\u00e9, <\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><span style=\"color: #ffff99; font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #ff0000;\">deve annunciarlo.<\/span>\u00a0 \u00bb<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><span style=\"color: #ffff99; font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #0000ff;\">__________________________________________________________ <\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<hr style=\"width: 639px;\" \/>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"color: #0000ff; font-family: verdana,geneva;\">Da questa lettera apostolica \u00e8 possibile poi accedere (cliccando sui titoli) a tutti gli avvenimenti\u00a0o\u00a0le encicliche in questo testo citate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"color: #0000ff; font-family: verdana,geneva;\">________________________________________________________________ <\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #ff0000;\">LETTERA APOSTOLICA<\/span><em><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>NOVO MILLENNIO INEUNTE<\/strong><\/span><\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\"> DEL SOMMO PONTEFICE<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\"> <strong>GIOVANNI PAOLO II<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000; font-size: large;\"> ALL&#8217;EPISCOPATO, AL CLERO E AI FEDELI<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\"> AL TERMINE DEL GRANDE GIUBILEO<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\"> DELL&#8217;ANNO DUEMILA<\/span><\/p>\n<p><em>Ai Confratelli nell&#8217;Episcopato,<br \/>\nai sacerdoti e ai diaconi,<br \/>\nai religiosi e alle religiose,<br \/>\na tutti i fedeli laici.<\/em><\/p>\n<p>1.\u00a0All&#8217;inizio del nuovo millennio, mentre si chiude il Grande Giubileo in cui abbiamo celebrato i duemila anni della nascita di Ges\u00f9 e un nuovo tratto di cammino si apre per la Chiesa, riecheggiano nel nostro cuore le parole con cui un giorno Ges\u00f9, dopo aver parlato alle folle dalla barca di Simone, invit\u00f2 l&#8217;Apostolo a \u00ab prendere il largo \u00bb per la pesca: \u00ab\u00a0<em>Duc in altum<\/em>\u00a0\u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>5,4). Pietro e i primi compagni si fidarono della parola di Cristo, e gettarono le reti. \u00ab E avendolo fatto, presero una quantit\u00e0 enorme di pesci \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>5,6).<\/p>\n<p><em>Duc in altum!\u00a0<\/em>Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: \u00ab Ges\u00f9 Cristo \u00e8 lo stesso, ieri, oggi e sempre! \u00bb (<em>Eb\u00a0<\/em>13,8).<\/p>\n<p>Grande \u00e8 stata quest&#8217;anno la gioia della Chiesa, che si \u00e8 dedicata a contemplare il volto del suo Sposo e Signore. Essa si \u00e8 fatta pi\u00f9 che mai popolo pellegrinante, guidato da Colui che \u00e8 \u00ab il Pastore grande delle pecore \u00bb (<em>Eb\u00a0<\/em>13,20). Con uno straordinario dinamismo, che ha coinvolto tanti suoi membri, il Popolo di Dio, qui a Roma, come a Gerusalemme e in tutte le singole Chiese locali, \u00e8 passato attraverso la \u00ab Porta Santa \u00bb che \u00e8 Cristo. A lui, traguardo della storia e unico Salvatore del mondo, la Chiesa e lo Spirito hanno gridato: \u00ab\u00a0<em>Marana tha\u00a0<\/em>\u2014 Vieni, Signore Ges\u00f9 \u00bb (cfr\u00a0<em>Ap\u00a0<\/em>22,17.20;\u00a0<em>1 Cor\u00a0<\/em>16,22).<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile misurare l&#8217;evento di grazia che, nel corso dell&#8217;anno, ha toccato le coscienze. Ma certamente, \u00ab un fiume d&#8217;acqua viva \u00bb, quello che perennemente scaturisce \u00ab dal trono di Dio e dell&#8217;Agnello \u00bb (cfr\u00a0<em>Ap\u00a0<\/em>22,1), si \u00e8 riversato sulla Chiesa. E l&#8217;acqua dello Spirito che disseta e rinnova (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>4,14). E l&#8217;amore misericordioso del Padre che, in Cristo, ci \u00e8 stato ancora una volta svelato e donato. Al termine di quest&#8217;anno possiamo ripetere, con rinnovata esultanza, l&#8217;antica parola della gratitudine: \u00ab Celebrate il Signore perch\u00e9 \u00e8 buono, perch\u00e9 eterna \u00e8 la sua misericordia \u00bb (<em>Sal\u00a0<\/em>118[117],1).<\/p>\n<p>2. Sento perci\u00f2 il bisogno di rivolgermi a voi, carissimi, per condividere il canto della lode. A quest&#8217;Anno Santo del Duemila avevo pensato, come ad una scadenza importante, fin dall&#8217;inizio del mio Pontificato. Avevo colto, in questa celebrazione, un appuntamento provvidenziale, in cui la Chiesa, a trentacinque anni dal Concilio Ecumenico Vaticano II, sarebbe stata invitata ad interrogarsi sul suo rinnovamento per assumere con nuovo slancio la sua missione evangelizzatrice.<\/p>\n<p>\u00c8 riuscito il Giubileo in questo intento? Il nostro impegno, con i suoi sforzi generosi e le immancabili fragilit\u00e0, \u00e8 davanti allo sguardo di Dio. Ma non possiamo sottrarci al dovere della gratitudine per le \u00ab meraviglie \u00bb che Dio ha compiuto per noi. \u00ab\u00a0<em>Misericordias Domini in aeternum cantabo<\/em>\u00a0\u00bb (<em>Sal\u00a0<\/em>89[88],2).<\/p>\n<p>Al tempo stesso, quanto \u00e8 avvenuto sotto i nostri occhi chiede di essere riconsiderato e, in certo senso, decifrato, per ascoltare ci\u00f2 che lo Spirito, lungo quest&#8217;anno cos\u00ec intenso, ha detto alla Chiesa (cfr\u00a0<em>Ap\u00a0<\/em>2,7.11.17 ecc.).<\/p>\n<p>3. Soprattutto, carissimi Fratelli e Sorelle, \u00e8 doveroso per noi proiettarci verso il futuro che ci attende. Tante volte, in questi mesi, abbiamo guardato al nuovo millennio che si apre, vivendo il Giubileo non solo come\u00a0<em>memoria del passato,\u00a0<\/em>ma come\u00a0<em>profezia dell&#8217;avvenire.\u00a0<\/em>Bisogna ora far tesoro della grazia ricevuta, traducendola in fervore di propositi e concrete linee operative. Un compito al quale desidero invitare tutte le Chiese locali. In ciascuna di esse, raccolta intorno al suo Vescovo, nell&#8217;ascolto della Parola, nell&#8217;unione fraterna e nella \u00ab frazione del pane \u00bb (cfr\u00a0<em>At\u00a0<\/em>2,42), \u00e8 \u00ab veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica \u00bb.<sup>1<\/sup>\u00a0\u00c8 soprattutto nel concreto di ciascuna Chiesa che il mistero dell&#8217;unico Popolo di Dio assume quella speciale configurazione che lo rende aderente ai singoli contesti e culture.<\/p>\n<p>Questo radicarsi della Chiesa nel tempo e nello spazio riflette, in ultima analisi,\u00a0<em>il movimento stesso dell&#8217;Incarnazione.\u00a0<\/em>E ora dunque che ciascuna Chiesa, riflettendo su ci\u00f2 che lo Spirito ha detto al Popolo di Dio in questo speciale anno di grazia, ed anzi nel pi\u00f9 lungo arco di tempo che va dal Concilio Vaticano II al Grande Giubileo, compia una verifica del suo fervore e recuperi nuovo slancio per il suo impegno spirituale e pastorale. \u00c8 a tal fine che desidero offrire in questa Lettera, a conclusione dell&#8217;Anno giubilare, il contributo del mio ministero petrino, perch\u00e9 la Chiesa risplenda sempre di pi\u00f9 nella variet\u00e0 dei suoi doni e nell&#8217;unit\u00e0 del suo cammino.<\/p>\n<p align=\"center\">I<br \/>\n<strong>L&#8217;INCONTRO CON CRISTO<br \/>\nEREDIT\u00c0 DEL GRANDE GIUBILEO<\/strong><\/p>\n<p>4. \u00ab Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente \u00bb (<em>Ap\u00a0<\/em>11,17). Nella\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/docs\/documents\/hf_jp-ii_doc_30111998_bolla-jubilee_it.html\">Bolla di indizione del Giubileo<\/a>\u00a0auspicavo che la celebrazione bimillenaria del mistero dell&#8217;Incarnazione fosse vissuta come \u00abun unico, ininterrotto canto di lode alla Trinit\u00e0\u00bb<sup>2<\/sup>\u00a0e insieme \u00abcome cammino di riconciliazione e come segno di genuina speranza per quanti guardano a Cristo ed alla sua Chiesa\u00bb.<sup>3<\/sup>\u00a0L&#8217;esperienza dell&#8217;Anno giubilare si \u00e8 modulata appunto secondo queste dimensioni vitali, raggiungendo momenti di intensit\u00e0 che ci hanno fatto quasi toccare con mano la presenza misericordiosa di Dio, dal quale \u00abdiscende ogni buon regalo e ogni dono perfetto\u00bb (<em>Gc\u00a0<\/em>1,17).<\/p>\n<p>Penso alla\u00a0<em>dimensione della lode,\u00a0<\/em>innanzitutto. \u00c8 da qui infatti che muove ogni autentica risposta di fede alla rivelazione di Dio in Cristo. Il cristianesimo \u00e8 grazia, \u00e8 la sorpresa di un Dio che, non pago di creare il mondo e l&#8217;uomo, si \u00e8 messo al passo con la sua creatura, e dopo aver parlato a pi\u00f9 riprese e in diversi modi \u00ab per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio \u00bb (<em>Eb\u00a0<\/em>1,1-2).<\/p>\n<p><em>In questi giorni!\u00a0<\/em>S\u00ec, il Giubileo ci ha fatto sentire che duemila anni di storia sono passati senza attenuare la freschezza di quell&#8217;\u00ab oggi \u00bb con cui gli angeli annunciarono ai pastori l&#8217;evento meraviglioso della nascita di Ges\u00f9 a Betlemme: \u00ab Oggi vi \u00e8 nato nella citt\u00e0 di Davide un salvatore, che \u00e8 il Cristo Signore \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>2,11). Duemila anni sono passati, ma resta pi\u00f9 che mai viva la proclamazione che Ges\u00f9 fece della sua missione davanti ai suoi attoniti concittadini nella sinagoga di Nazareth, applicando a s\u00e9 la profezia di Isaia: \u00ab Oggi si \u00e8 adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>4,21). Duemila anni sono passati, ma torna sempre consolante per i peccatori bisognosi di misericordia \u2014 e chi non lo \u00e8 ? \u2014 quell&#8217;\u00ab oggi \u00bb della salvezza che sulla Croce apr\u00ec le porte del Regno di Dio al ladrone pentito: \u00ab In verit\u00e0 ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>23,43).<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>La pienezza del tempo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">5. La coincidenza di questo Giubileo con l&#8217;ingresso in un nuovo millennio ha certamente favorito, senza alcun cedimento a fantasie millenariste, la percezione del mistero di Cristo nel grande orizzonte della storia della salvezza.\u00a0<em>Il cristianesimo \u00e8 religione calata nella storia!\u00a0<\/em>\u00c8 sul terreno della storia, infatti, che Dio ha voluto stabilire con Israele un&#8217;alleanza e preparare cos\u00ec la nascita del Figlio dal grembo di Maria nella \u00abpienezza del tempo\u00bb (<em>Gal\u00a0<\/em>4,4). Colto nel suo mistero divino e umano, Cristo \u00e8 il fondamento e il centro della storia, ne \u00e8 il senso e la meta ultima. \u00c8 per mezzo di lui, infatti, Verbo e immagine del Padre, che \u00ab tutto \u00e8 stato fatto \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>1,3; cfr\u00a0<em>Col\u00a0<\/em>1,15). La sua incarnazione, culminante nel mistero pasquale e nel dono dello Spirito, costituisce il cuore pulsante del tempo, l&#8217;ora misteriosa in cui il Regno di Dio si \u00e8 fatto vicino (cfr\u00a0<em>Mc\u00a0<\/em>1,15), anzi ha messo radici, come seme destinato a diventare un grande albero (cfr\u00a0<em>Mc\u00a0<\/em>4,30-32), nella nostra storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\u00ab Gloria a te, Cristo Ges\u00f9, oggi e sempre tu regnerai \u00bb. Con questo canto mille e mille volte ripetuto, abbiamo quest&#8217;anno contemplato Cristo quale ce lo presenta l&#8217;Apocalisse: \u00ab l&#8217;Alfa e l&#8217;Omega, il Primo e l&#8217;Ultimo, il principio e la fine \u00bb (<em>Ap\u00a0<\/em>22,13). E contemplando Cristo, abbiamo insieme adorato il Padre e lo Spirito, l&#8217;unica e indivisa Trinit\u00e0, mistero ineffabile in cui tutto ha la sua origine e tutto il suo compimento.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Purificazione della memoria<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">6. Perch\u00e9 il nostro occhio potesse essere pi\u00f9 puro per contemplare il mistero, quest&#8217;Anno giubilare \u00e8 stato fortemente caratterizzato dalla\u00a0<em>richiesta di perdono.\u00a0<\/em>E ci\u00f2 \u00e8 stato vero non solo per i singoli, che si sono interrogati sulla propria vita, per implorare misericordia e ottenere il dono speciale dell&#8217;indulgenza, ma per l&#8217;intera Chiesa, che ha voluto ricordare le infedelt\u00e0 con cui tanti suoi figli, nel corso della storia, hanno gettato ombra sul suo volto di Sposa di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">A questo esame di coscienza ci eravamo a lungo disposti, consapevoli che la Chiesa, comprendendo nel suo seno i peccatori, \u00e8 \u00ab santa e sempre bisognosa di purificazione\u00bb. <sup>4 <\/sup>Convegni scientifici ci hanno aiutato a focalizzare quegli aspetti in cui lo spirito evangelico, nel corso dei primi due millenni, non sempre ha brillato. Come dimenticare la toccante <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/homilies\/2000\/documents\/hf_jp-ii_hom_20000312_pardon_it.html\">Liturgia del 12 marzo 2000<\/a>,\u00a0<\/em>in cui io stesso, nella Basilica di san Pietro, fissando lo sguardo sul Crocifisso, mi sono fatto voce della Chiesa chiedendo perdono per il peccato di tutti i suoi figli? Questa \u00ab purificazione della memoria \u00bb ha rafforzato i nostri passi nel cammino verso il futuro, rendendoci insieme pi\u00f9 umili e vigili nella nostra adesione al Vangelo.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>I testimoni della fede<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">7. La viva coscienza penitenziale, tuttavia, non ci ha impedito di rendere gloria al Signore per quanto ha operato in tutti i secoli, e in particolare nel secolo che ci siamo lasciati alle spalle, assicurando alla sua Chiesa<em>\u00a0una grande schiera di santi e di martiri.\u00a0<\/em>Per alcuni di essi l&#8217;Anno giubilare \u00e8 stato anche l&#8217;anno della beatificazione o canonizzazione. Riferita a Pontefici ben noti alla storia o ad umili figure di laici e religiosi, da un continente all&#8217;altro del globo, la santit\u00e0 \u00e8 apparsa pi\u00f9 che mai la dimensione che meglio esprime il mistero della Chiesa. Messaggio eloquente che non ha bisogno di parole, essa rappresenta al vivo il volto di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Molto si \u00e8 fatto poi, in occasione dell&#8217;Anno Santo, per raccogliere\u00a0<em>le memorie preziose dei Testimoni della fede nel secolo XX.\u00a0<\/em>Li abbiamo commemorati il 7 maggio 2000, insieme con i rappresentanti delle altre Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali, nello scenario suggestivo del Colosseo, simbolo delle antiche persecuzioni. \u00c8 un&#8217;eredit\u00e0 da non disperdere, da consegnare a un perenne dovere di gratitudine e a un rinnovato proposito di imitazione.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Chiesa pellegrinante<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">8. Quasi mettendosi sulle orme dei Santi, si sono avvicendati qui a Roma, presso le tombe degli Apostoli, innumerevoli figli della Chiesa, desiderosi di professare la propria fede, confessare i propri peccati e ricevere la misericordia che salva. Il mio sguardo quest&#8217;anno non \u00e8 rimasto soltanto impressionato dalle folle che hanno riempito Piazza san Pietro durante molte celebrazioni. Non di rado mi sono soffermato a guardare le lunghe file di pellegrini in paziente attesa di varcare la Porta Santa. In ciascuno di essi cercavo di immaginare una storia di vita, fatta di gioie, ansie, dolori; una storia incontrata da Cristo, e che nel dialogo con lui riprendeva il suo cammino di speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Osservando poi il continuo fluire dei gruppi, ne traevo come\u00a0<em>un&#8217;immagine plastica della Chiesa pellegrinante,\u00a0<\/em>di quella Chiesa posta, come dice sant&#8217;Agostino, \u00ab fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio \u00bb.<sup>5<\/sup>\u00a0A noi non \u00e8 dato di osservare che il volto pi\u00f9 esteriore di questo evento singolare. Chi pu\u00f2 misurare le meraviglie di grazia, che si sono realizzate nei cuori? Conviene tacere e adorare, fidandosi umilmente dell&#8217;azione misteriosa di Dio e cantandone l&#8217;amore senza fine: \u00ab<em>Misericordias Domini in aeternum cantabo!<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>I\u00a0giovani<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">9. I numerosi incontri giubilari hanno visto radunarsi le pi\u00f9 diverse categorie di persone, registrando una partecipazione davvero impressionante, che talvolta ha messo a dura prova l&#8217;impegno degli organizzatori e degli animatori, sia ecclesiali che civili. Desidero approfittare di questa Lettera per esprimere a tutti il mio grazie pi\u00f9 cordiale. Ma al di l\u00e0 del numero, ci\u00f2 che tante volte mi ha commosso \u00e8 stata la constatazione dell&#8217;impegno serio di preghiera, di riflessione, di comunione, che questi incontri hanno per lo pi\u00f9 manifestato.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">E come non ricordare specialmente<em>\u00a0il gioioso ed entusiasmante\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/jubilevents\/events_jubilyouth_it.htm\">raduno dei giovani<\/a>?\u00a0<\/span><\/em>Se c&#8217;\u00e8 un&#8217;immagine del Giubileo dell&#8217;Anno 2000 che pi\u00f9 di altre rester\u00e0 viva nella memoria, sicuramente \u00e8 quella della marea di giovani con i quali ho potuto stabilire una sorta di dialogo privilegiato, sul filo di una reciproca simpatia e di un&#8217;intesa profonda. \u00c8 stato cos\u00ec fin dal benvenuto che ho loro dato in Piazza san Giovanni in Laterano e in Piazza san Pietro. Poi li ho visti sciamare per la Citt\u00e0, allegri come devono essere i giovani, ma anche pensosi, desiderosi di preghiera, di \u00ab senso \u00bb, di amicizia vera. Non sar\u00e0 facile, n\u00e9 per loro stessi, n\u00e9 per quanti li hanno osservati, cancellare dalla memoria quella settimana in cui Roma si \u00e8 fatta \u00ab giovane coi giovani \u00bb. Non sar\u00e0 possibile dimenticare la celebrazione eucaristica di Tor Vergata.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Ancora una volta, i giovani si sono rivelati per Roma e per la Chiesa\u00a0<em>un dono speciale dello Spirito di Dio.\u00a0<\/em>C&#8217;\u00e8 talvolta, quando si guarda ai giovani, con i problemi e le fragilit\u00e0 che li segnano nella societ\u00e0 contemporanea, una tendenza al pessimismo. Il Giubileo dei Giovani ci ha come \u00abspiazzati\u00bb, consegnandoci invece il messaggio di una giovent\u00f9 che esprime un anelito profondo, nonostante possibili ambiguit\u00e0, verso quei valori autentici che hanno in Cristo la loro pienezza. Non \u00e8 forse Cristo il segreto della vera libert\u00e0 e della gioia profonda del cuore? Non \u00e8 Cristo l&#8217;amico supremo e insieme l&#8217;educatore di ogni autentica amicizia? Se ai giovani Cristo \u00e8 presentato col suo vero volto, essi lo sentono come una risposta convincente e sono capaci di accoglierne il messaggio, anche se esigente e segnato dalla Croce. Per questo, vibrando al loro entusiasmo, non ho esitato a chiedere loro una scelta radicale di fede e di vita, additando un compito stupendo: quello di farsi \u00ab sentinelle del mattino \u00bb (cfr\u00a0<em>Is\u00a0<\/em>21,11-12) in questa aurora del nuovo millennio.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Pellegrini delle varie categorie<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">10. Non posso ovviamente soffermarmi in dettaglio sui singoli eventi giubilari. Ciascuno di essi ha avuto il suo carattere e ha lasciato il suo messaggio non solo a quanti vi hanno preso parte direttamente, ma anche a quanti ne hanno avuto notizia o vi hanno partecipato a distanza, attraverso i mass media. Ma come non ricordare il tono festoso del\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/jubilevents\/events_jubilchildren_it.htm\">primo grande incontro dedicato ai bambini<\/a>?\u00a0<\/em>Iniziare con loro, significava in certo modo rispettare il monito di Ges\u00f9: \u00ab Lasciate che i bambini vengano a me \u00bb (<em>Mc\u00a0<\/em>10,14). Significava forse ancor pi\u00f9 ripetere il gesto che egli comp\u00ec, quando \u00ab pose in mezzo \u00bb un bambino e ne fece il simbolo stesso dell&#8217;atteggiamento da assumere, se si vuole entrare nel Regno di Dio (cfr\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>18,2-4).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Cos\u00ec, in certo senso, \u00e8 sulle orme dei bambini che sono venuti a chiedere la misericordia giubilare le pi\u00f9 varie categorie di adulti: dagli anziani ai malati e disabili, dai lavoratori delle officine e dei campi agli sportivi, dagli artisti ai docenti universitari, dai Vescovi e presbiteri alle persone di vita consacrata, dai politici ai giornalisti fino ai militari, venuti a ribadire il senso del loro servizio come un servizio alla pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Grande respiro ebbe\u00a0<em>il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/jubilevents\/events_jubilworkers_it.htm\">raduno dei lavoratori<\/a>,\u00a0<\/em>svoltosi il 1\u00b0 maggio nella tradizionale data della festa del lavoro. Ad essi chiesi di vivere la spiritualit\u00e0 del lavoro, ad imitazione di san Giuseppe e di Ges\u00f9 stesso. Il loro giubileo mi offr\u00ec inoltre l&#8217;occasione per pronunciare un forte invito a sanare gli squilibri economici e sociali esistenti nel mondo del lavoro, e a governare con decisione i processi della globalizzazione economica in funzione della solidariet\u00e0 e del rispetto dovuto a ciascuna persona umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">I bambini, con la loro incontenibile festosit\u00e0, sono tornati nel\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/jubilevents\/events_jubilfamily_it.htm\">Giubileo delle Famiglie<\/a><\/em>, in cui sono stati additati al mondo come \u00ab primavera della famiglia e della societ\u00e0 \u00bb. Davvero eloquente \u00e8 stato questo incontro giubilare, in cui tante famiglie, provenienti dalle diverse regioni del mondo, sono venute ad attingere con rinnovato fervore la luce di Cristo sul disegno originario di Dio a loro riguardo (cfr\u00a0<em>Mc\u00a0<\/em>10,6-8;\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>19,4-6). Esse si sono impegnate a irradiarla verso una cultura che rischia di smarrire in modo sempre pi\u00f9 preoccupante il senso stesso del matrimonio e dell&#8217;istituto familiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Tra gli incontri pi\u00f9 toccanti, poi, rimane per me quello che ho avuto con\u00a0<em>i\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/jubilevents\/events_jubil-prisoners_it.htm\">carcerati di Regina Caeli<\/a><\/em>. Nei loro occhi ho letto il dolore, ma anche il pentimento e la speranza. Per loro il Giubileo \u00e8 stato a titolo tutto speciale un \u00ab anno di misericordia \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Simpatico, infine, negli ultimi giorni dell&#8217;anno, l&#8217;incontro con\u00a0<em>il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/jubilevents\/events_jubilentertainment_it.htm\">mondo dello spettacolo<\/a><\/em>, che tanta forza di attrazione esercita sull&#8217;animo della gente. Alle persone coinvolte in questo settore ho ricordato la grande responsabilit\u00e0 di proporre, con il lieto divertimento, messaggi positivi, moralmente sani, capaci di infondere fiducia e amore alla vita.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Il Congresso Eucaristico Internazionale<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">11. Nella logica di quest&#8217;Anno giubilare, un significato qualificante doveva avere il<em>\u00a0Congresso Eucaristico Internazionale<\/em>. E lo ha avuto! Se l&#8217;Eucaristia \u00e8 il sacrificio di Cristo che si rende presente tra noi, poteva la sua\u00a0<em>presenza reale\u00a0<\/em>non essere al centro dell&#8217;Anno Santo dedicato all&#8217;incarnazione del Verbo? Fu previsto, proprio per questo, come anno \u00abintensamente eucaristico\u00bb<sup>6<\/sup>\u00a0e cos\u00ec abbiamo cercato di viverlo. Al tempo stesso, come poteva mancare, accanto al ricordo della nascita del Figlio, quello della Madre? Maria \u00e8 stata presente nella celebrazione giubilare non solo attraverso opportuni e qualificati Convegni, ma soprattutto attraverso il grande Atto di affidamento con cui, affiancato da buona parte dell&#8217;Episcopato mondiale, ho consegnato alla sua premura materna la vita degli uomini e delle donne del nuovo millennio.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>La dimensione ecumenica<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">12. Si comprender\u00e0 che mi sia spontaneo parlare soprattutto del Giubileo visto dalla Sede di Pietro. Non dimentico tuttavia di aver voluto io stesso che la sua celebrazione avesse luogo a pieno titolo anche nelle Chiese particolari, ed \u00e8 l\u00ec che la maggior parte dei fedeli ha potuto ottenere le grazie speciali e, in particolare, l&#8217;indulgenza legata all&#8217;Anno giubilare. Resta comunque significativo che numerose Diocesi abbiano sentito il desiderio di rendersi presenti, con vasti gruppi di fedeli, anche qui a Roma. La Citt\u00e0 eterna ha cos\u00ec manifestato ancora una volta il suo ruolo provvidenziale di luogo in cui le ricchezze e i doni di ogni singola Chiesa, ed anzi di ogni singola nazione e cultura, si armonizzano nella \u00abcattolicit\u00e0 \u00bb, perch\u00e9 l&#8217;unica Chiesa di Cristo manifesti in modo sempre pi\u00f9 eloquente il suo mistero di sacramento di unit\u00e0.<sup>7<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Un&#8217;attenzione speciale avevo anche chiesto che si riservasse nel programma dell&#8217;Anno giubilare alla<em>\u00a0dimensione ecumenica<\/em>. Quale occasione pi\u00f9 propizia, per incoraggiare il cammino verso la piena comunione, che la comune celebrazione della nascita di Cristo? Molti sforzi sono stati compiuti a tale scopo, e rimane luminoso l&#8217;incontro ecumenico nella Basilica di san Paolo, il 18 gennaio 2000, quando per la prima volta nella storia\u00a0<em>una Porta Santa \u00e8 stata aperta congiuntamente\u00a0<\/em>dal Successore di Pietro, dal Primate Anglicano e da un Metropolita del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, alla presenza di rappresentanti di Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali di tutto il mondo. In questa linea sono andati anche alcuni importanti incontri con Patriarchi ortodossi e Capi di altre Confessioni cristiane. Ricordo, in particolare, la recente visita di S.S. Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni. Inoltre tanti fedeli di altre Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali hanno partecipato agli incontri giubilari delle singole categorie. Il cammino ecumenico resta certo faticoso, forse lungo, ma ci anima la speranza di essere guidati dalla presenza del Risorto e dalla forza inesauribile del suo Spirito, capace di sorprese sempre nuove.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Il pellegrinaggio in Terra Santa<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">13. E come poi non ricordare\u00a0<em>il mio personale Giubileo sulle strade della\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/jubilevents\/events_jubilentertainment_it.htm\">Terra Santa<\/a><\/em>? Avrei desiderato iniziarlo ad Ur dei Caldei, per mettermi quasi sensibilmente sulle orme di Abramo \u00abnostro padre nella fede\u00bb (cfr\u00a0<em>Rm\u00a0<\/em>4,11-16). Dovetti invece accontentarmi di una tappa solo spirituale, con la suggestiva \u00ab Liturgia della Parola \u00bb celebrata il 23 febbraio nell&#8217;Aula Paolo VI. Venne subito dopo il pellegrinaggio vero e proprio, seguendo l&#8217;itinerario della storia della salvezza. Ebbi cos\u00ec la gioia di sostare al Monte Sinai, nello scenario del dono del Decalogo e della prima Alleanza. Ripresi un mese pi\u00f9 tardi il cammino, toccando il Monte Nebo e recandomi poi negli stessi luoghi abitati e santificati dal Redentore. \u00c8 difficile esprimere la commozione che ho provato nel poter venerare i luoghi della nascita e della vita di Cristo, a Betlemme e a Nazareth, nel celebrare l&#8217;Eucaristia nel Cenacolo, nello stesso luogo della sua istituzione, nel rimeditare il mistero della Croce sul Golgotha, dove Egli ha dato la vita per noi. In quei luoghi, ancora tanto travagliati e anche recentemente funestati dalla violenza, ho potuto sperimentare un&#8217;accoglienza straordinaria non soltanto da parte dei figli della Chiesa, ma anche da parte delle comunit\u00e0 israeliana e palestinese. Intensa \u00e8 stata poi la mia emozione nella preghiera presso il Muro del Pianto e nella visita al Mausoleo di Yad Vashem, ricordo agghiacciante delle vittime dei campi di sterminio nazisti. Quel pellegrinaggio \u00e8 stato un momento di fraternit\u00e0 e di pace, che mi piace raccogliere come uno dei pi\u00f9 bei doni dell&#8217;evento giubilare. Ripensando al clima vissuto in quei giorni, non posso non esprimere l&#8217;augurio sentito di una sollecita e giusta soluzione dei problemi ancora aperti in quei luoghi santi, congiuntamente cari agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Il debito internazionale<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">14. Il Giubileo \u00e8 stato anche \u2014 e non poteva essere diversamente \u2014 un grande evento di carit\u00e0. Fin dagli anni preparatori, avevo fatto appello ad una maggiore e pi\u00f9 operosa attenzione ai problemi della povert\u00e0 che ancora travagliano il mondo. Un particolare significato ha assunto, in questo scenario, il problema del\u00a0<em>debito internazionale dei Paesi poveri<\/em>. Nei confronti di questi ultimi, un gesto di generosit\u00e0 era nella logica stessa del Giubileo, che nella sua originaria configurazione biblica era appunto il tempo in cui la comunit\u00e0 si impegnava a ristabilire giustizia e solidariet\u00e0 nei rapporti tra le persone, restituendo anche i beni materiali sottratti. Sono lieto di osservare che recentemente i Parlamenti di molti degli Stati creditori hanno votato un sostanziale condono del debito bilaterale a carico dei Paesi pi\u00f9 poveri e indebitati. Faccio voti che i rispettivi Governi diano compimento, in tempi brevi, a queste decisioni parlamentari. Piuttosto problematica si \u00e8 rivelata invece la questione del debito multilaterale, contratto dai Paesi pi\u00f9 poveri con gli Organismi finanziari internazionali. C&#8217;\u00e8 da augurarsi che gli Stati membri di tali Organizzazioni, soprattutto quelli che hanno un maggiore peso decisionale, riescano a trovare i necessari consensi per arrivare alla rapida soluzione di una questione, da cui dipende il cammino di sviluppo di molti Paesi, con pesanti conseguenze per la condizione economica ed esistenziale di tante persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Un dinamismo nuovo<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">15. Sono, queste, soltanto alcune delle linee emergenti dall&#8217;esperienza giubilare. Essa lascia impressi in noi tanti ricordi. Ma se volessimo ricondurre al nucleo essenziale la grande eredit\u00e0 che essa ci consegna, non esiterei ad individuarlo nella<em>\u00a0contemplazione del volto di Cristo<\/em>: lui considerato nei suoi lineamenti storici e nel suo mistero, accolto nella sua molteplice presenza nella Chiesa e nel mondo, confessato come senso della storia e luce del nostro cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Ora dobbiamo guardare avanti, dobbiamo \u00ab prendere il largo \u00bb, fiduciosi nella parola di Cristo:\u00a0<em>Duc in altum!\u00a0<\/em>Ci\u00f2 che abbiamo fatto quest&#8217;anno non pu\u00f2 giustificare una sensazione di appagamento ed ancor meno indurci ad un atteggiamento di disimpegno. Al contrario, le esperienze vissute devono\u00a0<em>suscitare in noi un dinamismo nuovo<\/em>, spingendoci ad investire l&#8217;entusiasmo provato in iniziative concrete. Ges\u00f9 stesso ci ammonisce: \u00abNessuno che ha messo mano all&#8217;aratro e poi si volge indietro, \u00e8 adatto per il regno di Dio\u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>9,62). Nella causa del Regno non c&#8217;\u00e8 tempo per guardare indietro, tanto meno per adagiarsi nella pigrizia. Molto ci attende, e dobbiamo per questo porre mano ad un&#8217;efficace programmazione pastorale post-giubilare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\u00c8 tuttavia importante che quanto ci proporremo, con l&#8217;aiuto di Dio, sia profondamente radicato nella contemplazione e nella preghiera. Il nostro \u00e8 tempo di continuo movimento che giunge spesso fino all&#8217;agitazione, col facile rischio del \u00ab fare per fare \u00bb. Dobbiamo resistere a questa tentazione, cercando di \u00ab essere \u00bb prima che di \u00ab fare \u00bb. Ricordiamo a questo proposito il rimprovero di Ges\u00f9 a Marta: \u00ab Tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola \u00e8 la cosa di cui c&#8217;\u00e8 bisogno \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>10,41-42). In questo spirito, prima di proporre alla vostra considerazione alcune linee operative, desidero parteciparvi qualche spunto di meditazione sul mistero di Cristo, fondamento assoluto di ogni nostra azione pastorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\">II<br \/>\n<strong>UN VOLTO DA CONTEMPLARE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">16. \u00ab Vogliamo vedere Ges\u00f9 \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>12,21). Questa richiesta, fatta all&#8217;apostolo Filippo da alcuni Greci che si erano recati a Gerusalemme per il pellegrinaggio pasquale, \u00e8 riecheggiata spiritualmente anche alle nostre orecchie in questo Anno giubilare. Come quei pellegrini di duemila anni fa, gli uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di \u00ab parlare \u00bb di Cristo, ma in certo senso di farlo loro \u00ab vedere \u00bb. E non \u00e8 forse compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo in ogni epoca della storia, farne risplendere il volto anche davanti alle generazioni del nuovo millennio?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">La nostra testimonianza sarebbe, tuttavia, insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo\u00a0<em>contemplatori del suo volto<\/em>. Il Grande Giubileo ci ha sicuramente aiutati ad esserlo pi\u00f9 profondamente. A conclusione del Giubileo, mentre riprendiamo il cammino ordinario, portando nell&#8217;animo la ricchezza delle esperienze vissute in questo periodo specialissimo, lo sguardo resta pi\u00f9 che mai\u00a0<em>fisso sul volto del Signore<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>La testimonianza dei Vangeli<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">17. E la contemplazione del volto di Cristo non pu\u00f2 che ispirarsi a quanto di Lui ci dice la Sacra Scrittura, che \u00e8, da capo a fondo, attraversata dal suo mistero, oscuramente additato nell&#8217;Antico Testamento, pienamente rivelato nel Nuovo, al punto che san Girolamo sentenzia con vigore: \u00abL&#8217;ignoranza delle Scritture \u00e8 ignoranza di Cristo stesso\u00bb.<sup>8<\/sup>\u00a0Restando ancorati alla <em>Scrittura<\/em>, ci apriamo all&#8217;azione dello Spirito (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>15,26), che \u00e8 all&#8217;origine di quegli scritti, e insieme alla\u00a0<em>testimonianza degli Apostoli\u00a0<\/em>(cfr\u00a0<em>ibid.<\/em>, 27), che hanno fatto esperienza viva di Cristo, il Verbo della vita, lo hanno visto con i loro occhi, udito con le loro orecchie, toccato con le loro mani (cfr\u00a0<em>1 Gv\u00a0<\/em>1,1).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Quella che ci giunge per loro tramite \u00e8 una visione di fede, suffragata da una precisa testimonianza storica: una testimonianza veritiera, che i Vangeli, pur nella loro complessa redazione e con un&#8217;intenzionalit\u00e0 primariamente catechetica, ci consegnano in modo pienamente attendibile.<sup>9<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">18. I Vangeli in realt\u00e0 non pretendono di essere una biografia completa di Ges\u00f9 secondo i canoni della moderna scienza storica. Da essi tuttavia\u00a0<em>il volto del Nazareno emerge con sicuro fondamento storico<\/em>, giacch\u00e9 gli Evangelisti si preoccuparono di delinearlo raccogliendo testimonianze affidabili (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>1,3) e lavorando su documenti sottoposti al vigile discernimento ecclesiale. Fu sulla base di queste testimonianze della prima ora che essi, sotto l&#8217;azione illuminante dello Spirito Santo, appresero il dato umanamente sconcertante della nascita verginale di Ges\u00f9 da Maria, sposa di Giuseppe. Da chi lo aveva conosciuto durante i circa trent&#8217;anni da lui trascorsi a Nazareth (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>3,23), raccolsero i dati sulla sua vita di \u00ab figlio del carpentiere \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>13,55) e \u00abcarpentiere\u00bb egli stesso, ben collocato nel quadro della sua parentela (cfr\u00a0<em>Mc\u00a0<\/em>6,3). Ne registrarono la religiosit\u00e0, che lo spingeva a recarsi con i suoi in pellegrinaggio annuale al tempio di Gerusalemme (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>2,41) e soprattutto lo rendeva abituale frequentatore della sinagoga della sua citt\u00e0 (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>4,16).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Le notizie si fanno poi pi\u00f9 ampie, pur senza essere un resoconto organico e dettagliato, per il periodo del ministero pubblico, a partire dal momento in cui il giovane Galileo si fa battezzare da Giovanni Battista al Giordano, e forte della testimonianza dall&#8217;alto, con la consapevolezza di essere il \u00ab figlio prediletto \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>3,22), inizia la sua predicazione dell&#8217;avvento del Regno di Dio, illustrandone le esigenze e la potenza attraverso parole e segni di grazia e misericordia. I Vangeli ce lo presentano cos\u00ec in cammino per citt\u00e0 e villaggi, accompagnato da dodici Apostoli da lui scelti (cfr\u00a0<em>Mc\u00a0<\/em>3,13-19), da un gruppo di donne che li assistono (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>8,2-3), da folle che lo cercano o lo seguono, da malati che ne invocano la potenza guaritrice, da interlocutori che ne ascoltano, con vario profitto, le parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">La narrazione dei Vangeli converge poi nel mostrare la crescente tensione che si verifica tra Ges\u00f9 e i gruppi emergenti della societ\u00e0 religiosa del suo tempo, fino alla crisi finale, che ha il suo drammatico epilogo sul Golgotha. \u00c8 l&#8217;ora delle tenebre, a cui segue una nuova, radiosa e definitiva aurora. I racconti evangelici si chiudono infatti mostrando il Nazareno vittorioso sulla morte, ne additano la tomba vuota e lo seguono nel ciclo delle apparizioni, nelle quali i discepoli, prima perplessi e attoniti, poi colmi di indicibile gioia, lo sperimentano vivente e radioso, e da lui ricevono il dono dello Spirito (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>20,22) e il mandato di annunciare il Vangelo a \u00ab tutte le nazioni \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>28,19).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>La via della fede<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">19. \u00ab E i discepoli gioirono al vedere il Signore \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>20,20). Il volto che gli Apostoli contemplarono dopo la risurrezione era lo stesso di quel Ges\u00f9 col quale avevano vissuto circa tre anni, e che ora li convinceva della verit\u00e0 strabiliante della sua nuova vita mostrando loro \u00ab le mani e il costato \u00bb (<em>ibid.<\/em>). Certo, non fu facile credere. I discepoli di Emmaus credettero solo dopo un faticoso itinerario dello spirito (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>24,13-35). L&#8217;apostolo Tommaso credette solo dopo aver constatato il prodigio (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>20,24-29). In realt\u00e0, per quanto si vedesse e si toccasse il suo corpo,\u00a0<em>solo la fede poteva varcare pienamente il mistero di quel volto<\/em>. Era, questa, un&#8217;esperienza che i discepoli dovevano aver fatto gi\u00e0 nella vita storica di Cristo, negli interrogativi che affioravano alla loro mente ogni volta che si sentivano interpellati dai suoi gesti e dalle sue parole. A Ges\u00f9 non si arriva davvero che per la via della fede, attraverso un cammino di cui il Vangelo stesso sembra delinearci le tappe nella ben nota scena di Cesarea di Filippo (cfr\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>16,13-20). Ai discepoli, quasi facendo una sorta di primo bilancio della sua missione, Ges\u00f9 chiede che cosa la \u00ab gente \u00bb pensi di lui, ricevendone come risposta: \u00ab Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o uno dei profeti \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>16,14). Risposta sicuramente elevata, ma distante ancora \u2014 e quanto! \u2014 dalla verit\u00e0. Il popolo arriva a intravedere la dimensione religiosa decisamente eccezionale di questo\u00a0<em>rabb\u00ec\u00a0<\/em>che parla in modo cos\u00ec affascinante, ma non riesce a collocarlo oltre quegli uomini di Dio che hanno scandito la storia di Israele. Ges\u00f9, in realt\u00e0, \u00e8 ben altro! \u00c8 appunto questo passo ulteriore di conoscenza, che riguarda il livello profondo della sua persona, quello che Egli si aspetta dai \u00absuoi\u00bb: \u00abVoi chi dite che io sia?\u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>16,15). Solo la fede professata da Pietro, e con lui dalla Chiesa di tutti i tempi, va al cuore, raggiungendo la profondit\u00e0 del mistero: \u00abTu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente\u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>16,16).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">20. Com&#8217;era arrivato Pietro a questa fede? E che cosa viene chiesto a noi, se vogliamo metterci in maniera sempre pi\u00f9 convinta sulle sue orme? Matteo ci d\u00e0 una indicazione illuminante nelle parole con cui Ges\u00f9 accoglie la confessione di Pietro: \u00ab N\u00e9 la carne n\u00e9 il sangue te l&#8217;hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli \u00bb (16,17). L&#8217;espressione \u00ab carne e sangue \u00bb evoca l&#8217;uomo e il modo comune di conoscere. Questo modo comune, nel caso di Ges\u00f9, non basta. \u00c8 necessaria una grazia di \u00ab rivelazione \u00bb che viene dal Padre (cfr\u00a0<em>ibid.<\/em>). Luca ci offre un&#8217;indicazione che va nella stessa direzione, quando annota che questo dialogo con i discepoli si svolse \u00ab mentre Ges\u00f9 si trovava in un luogo appartato a pregare\u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>9,18). Ambedue le indicazioni convergono nel farci prendere coscienza del fatto che alla contemplazione piena del volto del Signore non arriviamo con le sole nostre forze, ma lasciandoci prendere per mano dalla grazia. Solo\u00a0<em>l&#8217;esperienza del silenzio e della preghiera\u00a0<\/em>offre l&#8217;orizzonte adeguato in cui pu\u00f2 maturare e svilupparsi la conoscenza pi\u00f9 vera, aderente e coerente, di quel mistero, che ha la sua espressione culminante nella solenne proclamazione dell&#8217;evangelista Giovanni: \u00ab E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verit\u00e0 \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>1,14).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>La profondit\u00e0 del mistero<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">21. Il Verbo e la carne, la gloria divina e la sua tenda tra gli uomini! \u00c8\u00a0<em>nell&#8217;unione intima e indissociabile di queste due polarit\u00e0\u00a0<\/em>che sta l&#8217;identit\u00e0 di Cristo, secondo la formulazione classica del Concilio di Calcedonia (a. 451): \u00ab una persona in due nature \u00bb. La persona \u00e8 quella, e solo quella, del Verbo eterno, figlio del Padre. Le due nature, senza confusione alcuna, ma anche senza alcuna possibile separazione, sono quella divina e quella umana.<sup>10<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Siamo consapevoli della limitatezza dei nostri concetti e delle nostre parole. La formula, pur sempre umana, \u00e8 tuttavia attentamente calibrata nel suo contenuto dottrinale e ci consente di affacciarci, in qualche modo, sull&#8217;abisso del mistero. S\u00ec, Ges\u00f9 \u00e8 vero Dio e vero uomo! Come l&#8217;apostolo Tommaso, la Chiesa \u00e8 continuamente invitata da Cristo a toccare le sue piaghe, a riconoscerne cio\u00e8 la piena umanit\u00e0 assunta da Maria, consegnata alla morte, trasfigurata dalla risurrezione: \u00ab Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>20,27). Come Tommaso la Chiesa si prostra adorante davanti al Risorto, nella pienezza del suo splendore divino, e perennemente esclama: \u00ab Mio Signore e mio Dio! \u00bb (<em>Gv<\/em>20,28).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">22. \u00ab Il Verbo si \u00e8 fatto carne \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>1,14). Questa folgorante presentazione giovannea del mistero di Cristo \u00e8 confermata da tutto il Nuovo Testamento. In questa linea si pone anche l&#8217;apostolo Paolo quando afferma che il Figlio di Dio \u00e8 \u00ab nato dalla stirpe di Davide secondo la carne \u00bb (<em>Rm\u00a0<\/em>1,3; cfr 9,5). Se oggi, col razionalismo che serpeggia in tanta parte della cultura contemporanea, \u00e8 soprattutto la fede nella divinit\u00e0 di Cristo che fa problema, in altri contesti storici e culturali ci fu piuttosto la tendenza a sminuire o dissolvere la concretezza storica dell&#8217;umanit\u00e0 di Ges\u00f9. Ma per la fede della Chiesa \u00e8 essenziale e irrinunciabile affermare che davvero il Verbo \u00ab si \u00e8 fatto carne \u00bb ed ha assunto\u00a0<em>tutte le dimensioni dell&#8217;umano<\/em>, tranne il peccato (cfr\u00a0<em>Eb\u00a0<\/em>4,15). In questa prospettiva, l&#8217;Incarnazione \u00e8 veramente una\u00a0<em>kenosi<\/em>, uno \u00ab spogliarsi \u00bb, da parte del Figlio di Dio, di quella gloria che egli possiede dall&#8217;eternit\u00e0 (cfr\u00a0<em>Fil<\/em>2,6-8;\u00a0<em>1 Pt\u00a0<\/em>3,18).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">D&#8217;altra parte, questo abbassamento del Figlio di Dio non \u00e8 fine a se stesso; tende piuttosto alla piena glorificazione di Cristo, anche nella sua umanit\u00e0: \u00ab Per questo Dio l&#8217;ha esaltato e gli ha dato il nome che \u00e8 al di sopra di ogni altro nome; perch\u00e9 nel nome di Ges\u00f9 ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il Signore, a gloria di Dio Padre \u00bb (<em>Fil\u00a0<\/em>2,9-11).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">23. \u00ab Il tuo volto, Signore, io cerco \u00bb (<em>Sal\u00a0<\/em>27[26], 8). L&#8217;antico anelito del Salmista non poteva ricevere esaudimento pi\u00f9 grande e sorprendente che nella contemplazione del volto di Cristo. In lui veramente Dio ci ha benedetti, e ha fatto \u00ab splendere il suo volto \u00bb sopra di noi (cfr\u00a0<em>Sal<\/em>67[66], 3). Al tempo stesso, Dio e uomo qual \u00e8, egli ci rivela anche il volto autentico dell&#8217;uomo, \u00ab svela pienamente l&#8217;uomo all&#8217;uomo \u00bb.<sup>11<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Ges\u00f9 \u00e8 \u00ab l&#8217;uomo nuovo \u00bb (<em>Ef\u00a0<\/em>4,24; cfr\u00a0<em>Col\u00a0<\/em>3,10) che chiama a partecipare alla sua vita divina l&#8217;umanit\u00e0 redenta. Nel mistero dell&#8217;Incarnazione sono poste le basi per un&#8217;antropologia che pu\u00f2 andare oltre i propri limiti e le proprie contraddizioni, muovendosi verso Dio stesso, anzi, verso il traguardo della \u00ab divinizzazione \u00bb, attraverso l&#8217;inserimento in Cristo dell&#8217;uomo redento, ammesso all&#8217;intimit\u00e0 della vita trinitaria. Su questa dimensione soteriologica del mistero dell&#8217;Incarnazione i Padri hanno tanto insistito: solo perch\u00e9 il Figlio di Dio \u00e8 diventato veramente uomo, l&#8217;uomo pu\u00f2, in lui e attraverso di lui, divenire realmente figlio di Dio.<sup>12<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Volto del Figlio<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">24. Questa identit\u00e0 divino-umana emerge con forza dai Vangeli, che ci offrono una serie di elementi grazie ai quali possiamo introdurci in quella \u00ab zona-limite \u00bb del mistero, rappresentata dall&#8217;<em>auto-coscienza di Cristo<\/em>. La Chiesa non dubita che nel loro racconto gli Evangelisti, ispirati dall&#8217;Alto, abbiano colto correttamente, nelle parole pronunciate da Ges\u00f9, la verit\u00e0 della sua persona e della coscienza che egli ne aveva. Non \u00e8 forse questo che ci vuol dire Luca, raccogliendo le prime parole di Ges\u00f9, appena dodicenne, nel tempio di Gerusalemme? Egli appare gi\u00e0 allora consapevole di essere in una relazione unica con Dio, quale \u00e8 quella propria del \u00ab figlio \u00bb. Alla Madre, infatti, che gli fa notare l&#8217;angoscia con cui lei e Giuseppe lo hanno cercato, Ges\u00f9 risponde senza esitazione: \u00ab Perch\u00e9 mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>2,49). Non meraviglia dunque che, nella maturit\u00e0, il suo linguaggio esprima decisamente la profondit\u00e0 del suo mistero, come \u00e8 abbondantemente sottolineato sia dai Vangeli sinottici (cfr\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>11,27;\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>10,22), sia soprattutto dall&#8217;evangelista Giovanni. Nella sua auto-coscienza Ges\u00f9 non ha alcun dubbio: \u00ab Il Padre \u00e8 in me e io nel Padre \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>10,38).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Per quanto sia lecito ritenere che, per la condizione umana che lo faceva crescere \u00ab in sapienza, et\u00e0 e grazia \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>2,52), anche la coscienza umana del suo mistero progredisse fino all&#8217;espressione piena della sua umanit\u00e0 glorificata, non c&#8217;\u00e8 dubbio che gi\u00e0 nella sua esistenza storica Ges\u00f9 avesse consapevolezza della sua identit\u00e0 di Figlio di Dio. Giovanni lo sottolinea fino ad affermare che fu, in definitiva, per questo, che venne respinto e condannato: cercavano infatti di ucciderlo \u00ab perch\u00e9 non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>5,18). Nello scenario del Getsemani e del Golgotha, la coscienza umana di Ges\u00f9 sar\u00e0 sottoposta alla prova pi\u00f9 dura. Ma nemmeno il dramma della passione e morte riuscir\u00e0 a intaccare la sua serena certezza di essere il Figlio del Padre celeste.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Volto dolente<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">25. La contemplazione del volto di Cristo ci conduce cos\u00ec ad accostare<em>\u00a0l&#8217;aspetto pi\u00f9 paradossale del suo mistero<\/em>, quale emerge nell&#8217;ora estrema, l&#8217;ora della Croce. Mistero nel mistero, davanti al quale l&#8217;essere umano non pu\u00f2 che prostrarsi in adorazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Passa davanti al nostro sguardo l&#8217;intensit\u00e0 della scena dell&#8217;agonia nell&#8217;orto degli Ulivi. Ges\u00f9, oppresso dalla previsione della prova che lo attende, solo davanti a Dio, lo invoca con la sua abituale e tenera espressione di confidenza: \u00ab Abb\u00e0, Padre \u00bb. Gli chiede di allontanare da lui, se possibile, il calice della sofferenza (cfr\u00a0<em>Mc\u00a0<\/em>14,36). Ma il Padre sembra non voler ascoltare la voce del Figlio. Per riportare all&#8217;uomo il volto del Padre, Ges\u00f9 ha dovuto non soltanto assumere il volto dell&#8217;uomo, ma caricarsi persino del \u00ab volto \u00bb del peccato. \u00ab Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo tratt\u00f2 da peccato in nostro favore, perch\u00e9 noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio \u00bb (<em>2 Cor\u00a0<\/em>5,21).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Non finiremo mai di indagare l&#8217;abisso di questo mistero. \u00c8 tutta l&#8217;asprezza di questo paradosso che emerge nel grido di dolore, apparentemente disperato, che Ges\u00f9 leva sulla croce: \u00ab\u00a0<em>Elo\u00ec, Elo\u00ec, lem\u00e0 sabact\u00e0ni?,\u00a0<\/em>che significa: Dio mio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbandonato? \u00bb (<em>Mc<\/em>15,34). \u00c8 possibile immaginare uno strazio pi\u00f9 grande, un&#8217;oscurit\u00e0 pi\u00f9 densa? In realt\u00e0, l&#8217;angoscioso \u00abperch\u00e9\u00bb rivolto al Padre con\u00a0<em>le parole iniziali del Salmo 22,\u00a0<\/em>pur conservando tutto il realismo di un indicibile dolore, si illumina con il senso dell&#8217;intera preghiera, in cui il Salmista unisce insieme, in un intreccio toccante di sentimenti, la sofferenza e la confidenza. Continua infatti il Salmo: \u00ab In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati [&#8230;] Da me non stare lontano, poich\u00e9 l&#8217;angoscia \u00e8 vicina e nessuno mi aiuta \u00bb (22[21], 5.12).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">26. Il grido di Ges\u00f9 sulla croce, carissimi Fratelli e Sorelle, non tradisce l&#8217;angoscia di un disperato, ma la preghiera del Figlio che offre la sua vita al Padre nell&#8217;amore, per la salvezza di tutti. Mentre si identifica col nostro peccato, \u00ab abbandonato \u00bb dal Padre, egli si \u00ab abbandona \u00bb nelle mani del Padre. I suoi occhi restano fissi sul Padre. Proprio per la conoscenza e l&#8217;esperienza che solo lui ha di Dio, anche in questo momento di oscurit\u00e0 egli vede limpidamente la gravit\u00e0 del peccato e soffre per esso. Solo lui, che vede il Padre e ne gioisce pienamente, misura fino in fondo che cosa significhi resistere col peccato al suo amore. Prima ancora, e ben pi\u00f9 che nel corpo, la sua passione \u00e8 sofferenza atroce dell&#8217;anima. La tradizione teologica non ha evitato di chiedersi come potesse, Ges\u00f9, vivere insieme l&#8217;unione profonda col Padre, di sua natura fonte di gioia e di beatitudine, e l&#8217;agonia fino al grido dell&#8217;abbandono. La compresenza di queste due dimensioni apparentemente inconciliabili \u00e8 in realt\u00e0 radicata nella profondit\u00e0 insondabile dell&#8217;unione ipostatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">27. Di fronte a questo mistero, accanto all&#8217;indagine teologica, un aiuto rilevante pu\u00f2 venirci da quel grande patrimonio che \u00e8\u00a0<em>la \u00ab teologia vissuta \u00bb dei Santi<\/em>. Essi ci offrono indicazioni preziose che consentono di accogliere pi\u00f9 facilmente l&#8217;intuizione della fede, e ci\u00f2 in forza delle particolari luci che alcuni di essi hanno ricevuto dallo Spirito Santo, o persino attraverso l&#8217;esperienza che essi stessi hanno fatto di quegli stati terribili di prova che la tradizione mistica descrive come \u00ab notte oscura \u00bb. Non rare volte i Santi hanno vissuto\u00a0<em>qualcosa di simile all&#8217;esperienza di Ges\u00f9 sulla croce\u00a0<\/em>nel paradossale intreccio di beatitudine e di dolore. Nel <em>Dialogo della Divina Provvidenza\u00a0<\/em>Dio Padre mostra a\u00a0<em>Caterina da Siena\u00a0<\/em>come nelle anime sante possa essere presente la gioia insieme alla sofferenza: \u00ab E l&#8217;anima se ne sta beata e dolente: dolente per i peccati del prossimo, beata per l&#8217;unione e per l&#8217;affetto della carit\u00e0 che ha ricevuto in se stessa. Costoro imitano l&#8217;immacolato Agnello, l&#8217;Unigenito Figlio mio, il quale stando sulla croce era beato e dolente\u00bb.<sup>13<\/sup>\u00a0Allo stesso modo\u00a0<em>Teresa di Lisieux\u00a0<\/em>vive la sua agonia in comunione con quella di Ges\u00f9, verificando in se stessa proprio il paradosso di Ges\u00f9 beato e angosciato: \u00ab Nostro Signore nell&#8217;orto degli Ulivi godeva di tutte le gioie della Trinit\u00e0, eppure la sua agonia non era meno crudele. \u00c8 un mistero, ma le assicuro che, da ci\u00f2 che provo io stessa, ne capisco qualcosa \u00bb.<sup>14<\/sup>\u00a0\u00c8 una testimonianza illuminante! Del resto, la stessa narrazione degli Evangelisti d\u00e0 fondamento a questa percezione ecclesiale della coscienza di Cristo, quando ricorda che, pur nel suo abisso di dolore, egli muore implorando il perdono per i suoi carnefici (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>23,34) ed esprimendo al Padre il suo estremo abbandono filiale: \u00ab Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>23,46).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Volto del Risorto<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">28. Come nel Venerd\u00ec e nel Sabato Santo, la Chiesa continua a restare in contemplazione di questo volto insanguinato, nel quale \u00e8 nascosta la vita di Dio ed offerta la salvezza del mondo. Ma la sua contemplazione del volto di Cristo non pu\u00f2 fermarsi all&#8217;immagine di lui crocifisso. <em>Egli \u00e8 il Risorto!\u00a0<\/em>Se cos\u00ec non fosse, vana sarebbe la nostra predicazione e vana la nostra fede (cfr\u00a0<em>1 Cor\u00a0<\/em>15,14). La risurrezione fu la risposta del Padre alla sua obbedienza, come ricorda la Lettera agli Ebrei: \u00ab Egli nei giorni della sua vita terrena offr\u00ec preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua piet\u00e0. Pur essendo Figlio, impar\u00f2 l&#8217;obbedienza dalle cose che pat\u00ec e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono \u00bb (5, 7-9).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\u00c8 a Cristo risorto che ormai la Chiesa guarda. Lo fa ponendosi sulle orme di Pietro, che vers\u00f2 lacrime per il suo rinnegamento, e riprese il suo cammino confessando a Cristo, con comprensibile trepidazione, il suo amore: \u00ab Tu sai che io ti amo \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>21,15.17). Lo fa accompagnandosi a Paolo, che lo incontr\u00f2 sulla via di Damasco e ne rest\u00f2 folgorato: \u00ab Per me il vivere \u00e8 Cristo, e il morire un guadagno \u00bb (<em>Fil\u00a0<\/em>1,21).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">A duemila anni di distanza da questi eventi, la Chiesa li rivive come se fossero accaduti oggi. Nel volto di Cristo essa, la Sposa, contempla il suo tesoro, la sua gioia. \u00ab\u00a0<em>Dulcis Iesu memoria, dans vera cordis gaudia<\/em>\u00a0\u00bb: quanto \u00e8 dolce il ricordo di Ges\u00f9, fonte di vera gioia del cuore! Confortata da questa esperienza, la Chiesa riprende oggi il suo cammino, per annunciare Cristo al mondo, all&#8217;inizio del terzo millennio: Egli \u00ab \u00e8 lo stesso ieri, oggi e sempre \u00bb (<em>Eb\u00a0<\/em>13,8).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\">III<br \/>\n<strong>RIPARTIRE DA CRISTO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">29. \u00ab Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>28,20). Questa certezza, carissimi Fratelli e Sorelle, ha accompagnato la Chiesa per due millenni, ed \u00e8 stata ora ravvivata nei nostri cuori dalla celebrazione del Giubileo. Da essa dobbiamo attingere\u00a0<em>un rinnovato slancio nella vita cristiana<\/em>, facendone anzi la forza ispiratrice del nostro cammino. \u00c8 nella consapevolezza di questa presenza tra noi del Risorto che ci poniamo oggi la domanda rivolta a Pietro a Gerusalemme, subito dopo il suo discorso di Pentecoste: \u00ab Che cosa dobbiamo fare? \u00bb (<em>At\u00a0<\/em>2,37).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Ci interroghiamo con fiducioso ottimismo, pur senza sottovalutare i problemi. Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula ci salver\u00e0, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde:\u00a0<em>Io sono con voi!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Non si tratta, allora, di inventare un \u00ab nuovo programma \u00bb. Il programma c&#8217;\u00e8 gi\u00e0: \u00e8 quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. \u00c8 un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre \u00e8 il nostro per il terzo millennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\u00c8 necessario tuttavia che esso si traduca in\u00a0<em>orientamenti pastorali adatti alle condizioni di ciascuna comunit\u00e0<\/em>. Il Giubileo ci ha offerto l&#8217;opportunit\u00e0 straordinaria di impegnarci, per alcuni anni, in un cammino unitario di tutta la Chiesa, un cammino di catechesi articolata sul tema trinitario e accompagnata da specifici impegni pastorali finalizzati a una feconda esperienza giubilare. Ringrazio per l&#8217;adesione cordiale con cui \u00e8 stata ampiamente accolta la proposta da me fatta nella Lettera apostolica\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_letters\/documents\/hf_jp-ii_apl_10111994_tertio-millennio-adveniente_it.html\">Tertio millennio adveniente<\/a><\/em>. Ora non \u00e8 pi\u00f9 un traguardo immediato che si delinea davanti a noi, ma il pi\u00f9 grande e impegnativo orizzonte della pastorale ordinaria. Dentro le coordinate universali e irrinunciabili, \u00e8 necessario che l&#8217;unico programma del Vangelo continui a calarsi, come da sempre avviene, nella storia di ciascuna realt\u00e0 ecclesiale. \u00c8\u00a0<em>nelle Chiese locali\u00a0<\/em>che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti \u2014 obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari \u2014 che consentono all&#8217;annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunit\u00e0, incidere in profondit\u00e0 mediante la testimonianza dei valori evangelici nella societ\u00e0 e nella cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Esorto, perci\u00f2, vivamente i Pastori delle Chiese particolari, aiutati dalla partecipazione delle diverse componenti del Popolo di Dio, a delineare con fiducia le tappe del cammino futuro, sintonizzando le scelte di ciascuna Comunit\u00e0 diocesana con quelle delle Chiese limitrofe e con quelle della Chiesa universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Tale sintonia sar\u00e0 certamente facilitata dal lavoro collegiale, ormai divenuto abituale, che viene svolto dai Vescovi nelle Conferenze episcopali e nei Sinodi. Non \u00e8 forse stato questo anche il senso delle Assemblee continentali del Sinodo dei Vescovi, che hanno scandito la preparazione al Giubileo, elaborando linee significative per l&#8217;odierno annuncio del Vangelo nei molteplici contesti e nelle diverse culture? Questo ricco patrimonio di riflessione non deve essere lasciato cadere, ma reso concretamente operativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\u00c8 dunque un&#8217;entusiasmante opera di ripresa pastorale che ci attende. Un&#8217;opera che ci coinvolge tutti. Desidero tuttavia additare, a comune edificazione ed orientamento,\u00a0<em>alcune priorit\u00e0 pastorali<\/em>, che l&#8217;esperienza stessa del Grande Giubileo ha fatto emergere con particolare forza al mio sguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>La santit\u00e0<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">30. E in primo luogo non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale \u00e8 quella della<em>\u00a0santit\u00e0<\/em>. Non era forse questo il senso ultimo dell&#8217;indulgenza giubilare, quale grazia speciale offerta da Cristo perch\u00e9 la vita di ciascun battezzato potesse purificarsi e rinnovarsi profondamente?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Mi auguro che, tra coloro che hanno partecipato al Giubileo, siano stati tanti a godere di tale grazia, con piena coscienza del suo carattere esigente. Finito il Giubileo, ricomincia il cammino ordinario, ma additare la santit\u00e0 resta pi\u00f9 che mai un&#8217;urgenza della pastorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Occorre allora riscoprire, in tutto il suo valore programmatico, il capitolo V della Costituzione dogmatica sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, dedicato alla \u00ab vocazione universale alla santit\u00e0 \u00bb. Se i Padri conciliari diedero a questa tematica tanto risalto, non fu per conferire una sorta di tocco spirituale all&#8217;ecclesiologia, ma piuttosto per farne emergere una dinamica intrinseca e qualificante. La riscoperta della Chiesa come \u00ab mistero \u00bb, ossia come popolo \u00ab adunato dall&#8217;unit\u00e0 del Padre, del Figlio e dello Spirito \u00bb,<sup>15<\/sup>\u00a0non poteva non comportare anche la riscoperta della sua \u00ab santit\u00e0 \u00bb, intesa nel senso fondamentale dell&#8217;appartenenza a Colui che \u00e8 per antonomasia il Santo, il \u00ab tre volte Santo \u00bb (cfr\u00a0<em>Is\u00a0<\/em>6,3). Professare la Chiesa come santa significa additare il suo volto di\u00a0<em>Sposa di Cristo<\/em>, per la quale egli si \u00e8 donato, proprio al fine di santificarla (cfr\u00a0<em>Ef\u00a0<\/em>5,25-26). Questo dono di santit\u00e0, per cos\u00ec dire, oggettiva, \u00e8 offerto a ciascun battezzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Ma il dono si traduce a sua volta in un compito, che deve governare l&#8217;intera esistenza cristiana: \u00abQuesta \u00e8 la volont\u00e0 di Dio, la vostra santificazione\u00bb (<em>1 Ts\u00a0<\/em>4,3). \u00c8 un impegno che non riguarda solo alcuni cristiani: \u00abTutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carit\u00e0\u00bb.<sup>16<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">31. Ricordare questa elementare verit\u00e0, ponendola a fondamento della programmazione pastorale che ci vede impegnati all&#8217;inizio del nuovo millennio, potrebbe sembrare, di primo acchito, qualcosa di scarsamente operativo. Si pu\u00f2 forse \u00ab programmare \u00bb la santit\u00e0? Che cosa pu\u00f2 significare questa parola, nella logica di un piano pastorale?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">In realt\u00e0, porre la programmazione pastorale nel segno della santit\u00e0 \u00e8 una scelta gravida di conseguenze. Significa esprimere la convinzione che, se il Battesimo \u00e8 un vero ingresso nella santit\u00e0 di Dio attraverso l&#8217;inserimento in Cristo e l&#8217;inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all&#8217;insegna di un&#8217;etica minimalistica e di una religiosit\u00e0 superficiale. Chiedere a un catecumeno: \u00ab Vuoi ricevere il Battesimo? \u00bb significa al tempo stesso chiedergli: \u00ab Vuoi diventare santo? \u00bb. Significa porre sulla sua strada il radicalismo del discorso della Montagna: \u00ab Siate perfetti come \u00e8 perfetto il Padre vostro celeste \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>5,48).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Come il Concilio stesso ha spiegato, questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni \u00ab geni \u00bb della santit\u00e0. Le vie della santit\u00e0 sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di beatificare e canonizzare, in questi anni, tanti cristiani, e tra loro molti laici che si sono santificati nelle condizioni pi\u00f9 ordinarie della vita. \u00c8 ora di riproporre a tutti con convinzione questa\u00a0<em>\u00ab misura alta \u00bb della vita cristiana ordinaria<\/em>: tutta la vita della comunit\u00e0 ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione. \u00c8 per\u00f2 anche evidente che i percorsi della santit\u00e0 sono personali, ed esigono una vera e propria\u00a0<em>pedagogia della santit\u00e0<\/em>, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone. Essa dovr\u00e0 integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme pi\u00f9 recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>La preghiera<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">32. Per questa pedagogia della santit\u00e0 c&#8217;\u00e8 bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell&#8217;<em>arte della preghiera<\/em>. L&#8217;Anno giubilare \u00e8 stato un anno di pi\u00f9 intensa preghiera, personale e comunitaria. Ma sappiamo bene che anche la preghiera non va data per scontata. \u00c8 necessario imparare a pregare, quasi apprendendo sempre nuovamente quest&#8217;arte dalle labbra stesse del Maestro divino, come i primi discepoli: \u00ab Signore, insegnaci a pregare! \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>11,1). Nella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: \u00ab Rimanete in me e io in voi \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>15,4). Questa reciprocit\u00e0 \u00e8 la sostanza stessa, l&#8217;anima della vita cristiana ed \u00e8 condizione di ogni autentica vita pastorale. Realizzata in noi dallo Spirito Santo, essa ci apre, attraverso Cristo ed in Cristo, alla contemplazione del volto del Padre. Imparare questa logica trinitaria della preghiera cristiana, vivendola pienamente innanzitutto nella liturgia, culmine e fonte della vita ecclesiale,<sup>17<\/sup>\u00a0ma anche nell&#8217;esperienza personale, \u00e8 il segreto di un cristianesimo veramente vitale, che non ha motivo di temere il futuro, perch\u00e9 continuamente torna alle sorgenti e in esse si rigenera.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">33. E non \u00e8 forse un \u00ab segno dei tempi \u00bb che si registri oggi, nel mondo, nonostante gli ampi processi di secolarizzazione,\u00a0<em>una diffusa esigenza di spiritualit\u00e0<\/em>, che in gran<br \/>\nparte si esprime proprio in\u00a0<em>un rinnovato bisogno di preghiera<\/em>? Anche le altre religioni, ormai ampiamente presenti nei Paesi di antica cristianizzazione, offrono le proprie risposte a questo bisogno, e lo fanno talvolta con modalit\u00e0 accattivanti. Noi che abbiamo la grazia di credere in Cristo, rivelatore del Padre e Salvatore del mondo, abbiamo il dovere di mostrare a quali profondit\u00e0 possa portare il rapporto con lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">La grande tradizione mistica della Chiesa, sia in Oriente che in Occidente, pu\u00f2 dire molto a tal proposito. Essa mostra come la preghiera possa progredire, quale vero e proprio dialogo d&#8217;amore, fino a rendere la persona umana totalmente posseduta dall&#8217;Amato divino, vibrante al tocco dello Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre. Si fa allora l&#8217;esperienza viva della promessa di Cristo: \u00ab Chi mi ama sar\u00e0 amato dal Padre mio e anch&#8217;io lo amer\u00f2 e mi manifester\u00f2 a lui \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>14,21). Si tratta di un cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede tuttavia forte impegno spirituale e conosce anche dolorose purificazioni (la \u00ab notte oscura \u00bb), ma approda, in diverse forme possibili, all&#8217;indicibile gioia vissuta dai mistici come \u00ab unione sponsale \u00bb. Come dimenticare qui, tra tante luminose testimonianze, la dottrina di san Giovanni della Croce e di santa Teresa d&#8217;Avila?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">S\u00ec, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunit\u00e0 cristiane devono diventare\u00a0<em>autentiche \u00abScuole \u00bb di preghiera<\/em>, dove l&#8217;incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero \u00ab invaghimento \u00bb del cuore. Una preghiera intensa, dunque, che tuttavia non distoglie dall&#8217;impegno nella storia: aprendo il cuore all&#8217;amore di Dio, lo apre anche all&#8217;amore dei fratelli, e rende capaci di costruire la storia secondo il disegno di Dio.<sup>18<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">34. Certo alla preghiera sono in particolare chiamati quei fedeli che hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione: questa li rende, per sua natura, pi\u00f9 disponibili all&#8217;esperienza contemplativa, ed \u00e8 importante che essi la coltivino con generoso impegno. Ma ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d&#8217;oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri, ma \u00abcristiani a rischio \u00bb. Correrebbero, infatti, il rischio insidioso di veder progressivamente affievolita la loro fede, e magari finirebbero per cedere al fascino di \u00ab surrogati \u00bb, accogliendo proposte religiose alternative e indulgendo persino alle forme stravaganti della superstizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Occorre allora che\u00a0<em>l&#8217;educazione alla preghiera\u00a0<\/em>diventi in qualche modo un punto qualificante di ogni programmazione pastorale. Io stesso mi sono orientato a dedicare le prossime catechesi del mercoled\u00ec alla\u00a0<em>riflessione sui Salmi<\/em>, cominciando da quelli delle Lodi, con cui la preghiera pubblica della Chiesa ci invita a consacrare e orientare le nostre giornate. Quanto gioverebbe che non solo nelle comunit\u00e0 religiose, ma anche in quelle parrocchiali, ci si adoperasse maggiormente perch\u00e9 tutto il clima fosse pervaso di preghiera. Occorrerebbe valorizzare, col debito discernimento, le forme popolari, e soprattutto educare a quelle liturgiche. Una giornata della comunit\u00e0 cristiana, in cui si coniughino insieme i molteplici impegni pastorali e di testimonianza nel mondo con la celebrazione eucaristica e magari con la recita di Lodi e Vespri, \u00e8 forse pi\u00f9 \u00ab pensabile \u00bb di quanto ordinariamente non si creda. L&#8217;esperienza di tanti gruppi cristianamente impegnati, anche a forte componente laicale, lo dimostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>L&#8217;Eucaristia domenicale<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">35. Il massimo impegno va posto dunque nella liturgia, \u00ab il culmine verso cui tende l&#8217;azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virt\u00f9 \u00bb.<sup>19<\/sup>\u00a0Nel secolo XX, specie dal Concilio in poi, molto \u00e8 cresciuta la comunit\u00e0 cristiana nel modo di celebrare i Sacramenti e soprattutto l&#8217;Eucaristia. Occorre insistere in questa direzione, dando particolare rilievo all&#8217;<em>Eucaristia domenicale\u00a0<\/em>e alla stessa\u00a0<em>domenica<\/em>, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana.<sup>20<\/sup>\u00a0Da duemila anni, il tempo cristiano \u00e8 scandito dalla memoria di quel \u00abprimo giorno dopo il sabato \u00bb (<em>Mc<\/em>16,2.9;\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>24,1;\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>20,1), in cui Cristo risorto port\u00f2 agli Apostoli il dono della pace e dello Spirito (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>20,19-23). La verit\u00e0 della risurrezione di Cristo \u00e8 il dato originario su cui poggia la fede cristiana (cfr\u00a0<em>1 Cor\u00a0<\/em>15,14), evento che si colloca\u00a0<em>al centro del mistero del tempo<\/em>, e prefigura l&#8217;ultimo giorno, quando Cristo ritorner\u00e0 glorioso. Non sappiamo quali eventi ci riserver\u00e0 il millennio che sta iniziando, ma abbiamo la certezza che esso rester\u00e0 saldamente nelle mani di Cristo, il \u00ab Re dei re e Signore dei signori \u00bb (<em>Ap\u00a0<\/em>19,16), e proprio celebrando la sua Pasqua, non solo una volta all&#8217;anno, ma ogni domenica, la Chiesa continuer\u00e0 ad additare ad ogni generazione \u00ab ci\u00f2 che costituisce l&#8217;asse portante della storia, al quale si riconducono il mistero delle origini e quello del destino finale del mondo \u00bb.<sup>21<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">36. Vorrei pertanto insistere, nel solco della\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_letters\/documents\/hf_jp-ii_apl_05071998_dies-domini_it.html\">Dies Domini<\/a><\/em>, perch\u00e9 la\u00a0<em>partecipazione all&#8217;Eucaristia\u00a0<\/em>sia veramente, per ogni battezzato, il\u00a0<em>cuore della domenica<\/em>: un impegno irrinunciabile, da vivere non solo per assolvere a un precetto, ma come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente. Stiamo entrando in un millennio che si prefigura caratterizzato da un profondo intreccio di culture e religioni anche nei Paesi di antica cristianizzazione. In molte regioni i cristiani sono, o stanno diventando, un \u00abpiccolo gregge \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>12,32). Ci\u00f2 li pone di fronte alla sfida di testimoniare con maggior forza, spesso in condizione di solitudine e di difficolt\u00e0, gli aspetti specifici della propria identit\u00e0. Il dovere della partecipazione eucaristica ogni domenica \u00e8 uno di questi. L&#8217;Eucaristia domenicale, raccogliendo settimanalmente i cristiani come famiglia di Dio intorno alla mensa della Parola e del Pane di vita, \u00e8 anche l&#8217;antidoto pi\u00f9 naturale alla dispersione. Essa \u00e8 il luogo privilegiato dove la comunione \u00e8 costantemente annunciata e coltivata. Proprio attraverso la partecipazione eucaristica, il\u00a0<em>giorno del Signore\u00a0<\/em>diventa anche il\u00a0<em>giorno della Chiesa<\/em>,<sup>22<\/sup>\u00a0che pu\u00f2 svolgere cos\u00ec in modo efficace il suo ruolo di sacramento di unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Il sacramento della Riconciliazione<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">37. Un rinnovato coraggio pastorale vengo poi a chiedere perch\u00e9 la quotidiana pedagogia delle comunit\u00e0 cristiane sappia proporre in modo suadente ed efficace la pratica del<em>\u00a0sacramento della Riconciliazione<\/em>. Come ricorderete, nel 1984 intervenni su questo tema con l&#8217;Esortazione post-sinodale\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_exhortations\/documents\/hf_jp-ii_exh_02121984_reconciliatio-et-paenitentia_it.html\">Reconciliatio et paenitentia<\/a><\/em>, che raccoglieva i frutti di riflessione di un&#8217;Assemblea del Sinodo dei Vescovi dedicata a questa problematica. Invitavo allora a fare ogni sforzo per fronteggiare la crisi del \u00ab senso del peccato \u00bb che si registra nella cultura contemporanea,<sup>23<\/sup>\u00a0ma pi\u00f9 ancora invitavo a far riscoprire Cristo come\u00a0<em>mysterium pietatis<\/em>, colui nel quale Dio ci mostra il suo cuore compassionevole e ci riconcilia pienamente a s\u00e9. \u00c8 questo volto di Cristo che occorre far riscoprire anche attraverso il sacramento della Penitenza, che \u00e8 per un cristiano \u00ab la\u00a0<em>via ordinaria\u00a0<\/em>per ottenere il perdono e la remissione dei suoi peccati gravi commessi dopo il Battesimo\u00bb.<sup>24<\/sup>\u00a0Quando il menzionato Sinodo affront\u00f2 il problema, stava sotto gli occhi di tutti la crisi del Sacramento, specialmente in alcune regioni del mondo. I motivi che ne erano all&#8217;origine non sono svaniti in questo breve arco di tempo. Ma l&#8217;Anno giubilare, che \u00e8 stato particolarmente caratterizzato dal ricorso alla Penitenza sacramentale, ci ha offerto un messaggio incoraggiante, da non lasciar cadere: se molti, e tra essi anche tanti giovani, si sono accostati con frutto a questo Sacramento, probabilmente \u00e8 necessario che i Pastori si armino di maggior fiducia, creativit\u00e0 e perseveranza nel presentarlo e farlo valorizzare. Non dobbiamo arrenderci, carissimi Fratelli nel sacerdozio, di fronte a crisi temporanee! I doni del Signore \u2014 e i Sacramenti sono tra i pi\u00f9 preziosi \u2014 vengono da Colui che ben conosce il cuore dell&#8217;uomo ed \u00e8 il Signore della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Il primato della grazia<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">38. Impegnarci con maggior fiducia, nella programmazione che ci attende, ad una pastorale che dia tutto il suo spazio alla preghiera, personale e comunitaria, significa rispettare un principio essenziale della visione cristiana della vita:\u00a0<em>il primato della grazia<\/em>. C&#8217;\u00e8 una tentazione che da sempre insidia ogni cammino spirituale e la stessa azione pastorale: quella di pensare che i risultati dipendano dalla nostra capacit\u00e0 di fare e di programmare. Certo, Iddio ci chiede una reale collaborazione alla sua grazia, e dunque ci invita ad investire, nel nostro servizio alla causa del Regno, tutte le nostre risorse di intelligenza e di operativit\u00e0. Ma guai a dimenticare che \u00ab senza Cristo non possiamo far nulla \u00bb (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>15,5).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">La preghiera ci fa vivere appunto in questa verit\u00e0. Essa ci ricorda costantemente il primato di Cristo e, in rapporto a lui, il primato della vita interiore e della santit\u00e0. Quando questo principio non \u00e8 rispettato, c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi se i progetti pastorali vanno incontro al fallimento e lasciano nell&#8217;animo un avvilente senso di frustrazione? Facciamo allora l&#8217;esperienza dei discepoli nell&#8217;episodio evangelico della pesca miracolosa: \u00ab Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>5,5). \u00c8 quello il momento della fede, della preghiera, del dialogo con Dio, per aprire il cuore all&#8217;onda della grazia e consentire alla parola di Cristo di passare attraverso di noi con tutta la sua potenza:\u00a0<em>Duc in altum!\u00a0<\/em>Fu Pietro, in quella pesca, a dire la parola della fede: \u00ab Sulla tua parola getter\u00f2 le reti \u00bb (<em>ibid<\/em>.). Consentite al Successore di Pietro, in questo inizio di millennio, di invitare tutta la Chiesa a questo atto di fede, che s&#8217;esprime in un rinnovato impegno di preghiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Ascolto della Parola<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">39. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che questo primato della santit\u00e0 e della preghiera non \u00e8 concepibile che a partire da un rinnovato<em>\u00a0ascolto della parola di Dio<\/em>. Da quando il Concilio Vaticano II ha sottolineato il ruolo preminente della parola di Dio nella vita della Chiesa, certamente sono stati fatti grandi passi in avanti nell&#8217;ascolto assiduo e nella lettura attenta della Sacra Scrittura. Ad essa si \u00e8 assicurato l&#8217;onore che merita nella preghiera pubblica della Chiesa. Ad essa i singoli e le comunit\u00e0 ricorrono ormai in larga misura, e tra gli stessi laici sono tanti che vi si dedicano anche con l&#8217;aiuto prezioso di studi teologici e biblici. Soprattutto poi \u00e8 l&#8217;opera dell&#8217;evangelizzazione e della catechesi che si sta rivitalizzando proprio nell&#8217;attenzione alla parola di Dio. Occorre, carissimi Fratelli e Sorelle, consolidare e approfondire questa linea, anche mediante la diffusione nelle famiglie del libro della Bibbia. In particolare \u00e8 necessario che l&#8217;ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell&#8217;antica e sempre valida tradizione della<em>lectio divina<\/em>, che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Annuncio della Parola<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">40. Nutrirci della Parola, per essere \u00ab servi della Parola \u00bb nell&#8217;impegno dell&#8217;evangelizzazione: questa \u00e8 sicuramente una priorit\u00e0 per la Chiesa all&#8217;inizio del nuovo millennio. \u00c8 ormai tramontata, anche nei Paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una \u00ab societ\u00e0 cristiana \u00bb, che, pur tra le tante debolezze che sempre segnano l&#8217;umano, si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare con coraggio una situazione che si fa sempre pi\u00f9 varia e impegnativa, nel contesto della globalizzazione e del nuovo e mutevole intreccio di popoli e culture che la caratterizza. Ho tante volte ripetuto in questi anni l&#8217;appello della\u00a0<em>nuova evangelizzazione<\/em>. Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall&#8217;ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: \u00ab Guai a me se non predicassi il Vangelo! \u00bb (<em>1 Cor\u00a0<\/em>9,16).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Questa passione non mancher\u00e0 di suscitare nella Chiesa una nuova missionariet\u00e0, che non potr\u00e0 essere demandata ad una porzione di \u00ab specialisti \u00bb, ma dovr\u00e0 coinvolgere la responsabilit\u00e0 di tutti i membri del Popolo di Dio. Chi ha incontrato veramente Cristo, non pu\u00f2 tenerselo per s\u00e9, deve annunciarlo. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale\u00a0<em>impegno quotidiano delle comunit\u00e0 e dei gruppi cristiani<\/em>. Ci\u00f2 tuttavia avverr\u00e0 nel rispetto dovuto al cammino sempre diversificato di ciascuna persona e nell&#8217;attenzione per le diverse culture in cui il messaggio cristiano deve essere calato, cos\u00ec che gli specifici valori di ogni popolo non siano rinnegati, ma purificati e portati alla loro pienezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Il cristianesimo del terzo millennio dovr\u00e0 rispondere sempre meglio a questa\u00a0<em>esigenza di inculturazione<\/em>. Restando pienamente se stesso, nella totale fedelt\u00e0 all&#8217;annuncio evangelico e alla tradizione ecclesiale, esso porter\u00e0 anche il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui \u00e8 accolto e radicato. Della bellezza di questo volto pluriforme della Chiesa abbiamo particolarmente goduto nell&#8217;Anno giubilare. \u00c8 forse solo un inizio, un&#8217;icona appena abbozzata del futuro che lo Spirito di Dio ci prepara.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La proposta di Cristo va fatta a tutti con fiducia. Ci si rivolger\u00e0 agli adulti, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, senza mai nascondere le esigenze pi\u00f9 radicali del messaggio evangelico, ma venendo incontro alle esigenze di ciascuno quanto a sensibilit\u00e0 e linguaggio, secondo l&#8217;esempio di Paolo, il quale affermava: \u00ab Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno \u00bb (<em>1 Cor\u00a0<\/em>9,22). Nel raccomandare tutto questo, penso in particolare alla\u00a0<em>pastorale giovanile<\/em>. Proprio per quanto riguarda i giovani, come poc&#8217;anzi ho ricordato, il Giubileo ci ha offerto una testimonianza di generosa disponibilit\u00e0. Dobbiamo saper valorizzare quella risposta consolante, investendo quell&#8217;entusiasmo come un nuovo \u00ab talento \u00bb (cfr\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>25,15) che il Signore ci ha messo nelle mani perch\u00e9 lo facciamo fruttificare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">41. Ci sostenga ed orienti, in questa \u00ab missionariet\u00e0 \u00bb fiduciosa, intraprendente, creativa, l&#8217;esempio fulgido dei tanti testimoni della fede che il Giubileo ci ha fatto rievocare. La Chiesa ha trovato sempre, nei suoi martiri, un seme di vita.\u00a0<em>Sanguis martyrum \u2014 semen christianorum<\/em>:<sup>25<\/sup>\u00a0questa celebre \u00ab legge \u00bb enunciata da Tertulliano, si \u00e8 dimostrata sempre vera alla prova della storia. Non sar\u00e0 cos\u00ec anche per il secolo, per il millennio che stiamo iniziando? Eravamo forse troppo abituati a pensare ai martiri in termini un po&#8217; lontani, quasi si trattasse di una categoria del passato, legata soprattutto ai primi secoli dell&#8217;era cristiana. La memoria giubilare ci ha aperto uno scenario sorprendente, mostrandoci il nostro tempo particolarmente ricco di testimoni, che in un modo o nell&#8217;altro, hanno saputo vivere il Vangelo in situazioni di ostilit\u00e0 e persecuzione, spesso fino a dare la prova suprema del sangue. In loro la parola di Dio, seminata in buon terreno, ha portato il centuplo (cfr\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>13,8.23). Con il loro esempio ci hanno additato e quasi spianato la strada del futuro. A noi non resta che metterci, con la grazia di Dio, sulle loro orme.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IV<br \/>\n<strong>TESTIMONI DELL&#8217;AMORE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">42. \u00ab Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>13,35). Se abbiamo veramente contemplato il volto di Cristo, carissimi Fratelli e Sorelle, la nostra programmazione pastorale non potr\u00e0 non ispirarsi al \u00ab comandamento nuovo \u00bb che egli ci ha dato: \u00abCome io vi ho amato, cos\u00ec amatevi anche voi gli uni gli altri\u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>13,34).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00c8 l&#8217;altro grande ambito in cui occorrer\u00e0 esprimere un deciso impegno programmatico, a livello di Chiesa universale e di Chiese particolari:\u00a0<em>quello della comunione\u00a0<\/em>(<em>koinon\u00eca<\/em>) che incarna e manifesta l&#8217;essenza stessa del mistero della Chiesa. La comunione \u00e8 il frutto e la manifestazione di quell&#8217;amore che, sgorgando dal cuore dell&#8217;eterno Padre, si riversa in noi attraverso lo Spirito che Ges\u00f9 ci dona (cfr\u00a0<em>Rm\u00a0<\/em>5,5), per fare di tutti noi \u00ab un cuore solo e un&#8217;anima sola \u00bb (<em>At\u00a0<\/em>4,32). \u00c8 realizzando questa comunione di amore che la Chiesa si manifesta come \u00ab sacramento \u00bb, ossia \u00absegno e strumento dell&#8217;intima unione con Dio e dell&#8217;unit\u00e0 di tutto il genere umano\u00bb.<sup>26<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le parole del Signore, a questo proposito, sono troppo precise per poterne ridurre la portata. Tante cose, anche nel nuovo secolo, saranno necessarie per il cammino storico della Chiesa; ma se mancher\u00e0 la carit\u00e0 (<em>agape<\/em>), tutto sar\u00e0 inutile. \u00c8 lo stesso apostolo Paolo a ricordarcelo nell&#8217;<em>inno alla carit\u00e0<\/em>: se anche parlassimo le lingue degli uomini e degli angeli, e avessimo una fede \u00ab da trasportare le montagne \u00bb, ma poi mancassimo della carit\u00e0, tutto sarebbe \u00ab nulla \u00bb (cfr\u00a0<em>1 Cor\u00a0<\/em>13,2). La carit\u00e0 \u00e8 davvero il \u00ab cuore \u00bb della Chiesa, come aveva ben intuito santa Teresa di Lisieux, che ho voluto proclamare Dottore della Chiesa proprio come esperta della<em>scientia amoris<\/em>: \u00abCapii che la Chiesa aveva un Cuore e che questo Cuore era acceso d&#8217;Amore. Capii che solo l&#8217;Amore faceva agire le membra della Chiesa [&#8230;] Capii che l&#8217;Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l&#8217;Amore era tutto\u00bb.<sup>27<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Una spiritualit\u00e0 di comunione<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">43. Fare della Chiesa<em>\u00a0la casa e la scuola della comunione<\/em>: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Che cosa significa questo in concreto? Anche qui il discorso potrebbe farsi immediatamente operativo, ma sarebbe sbagliato assecondare simile impulso. Prima di programmare iniziative concrete occorre\u00a0<em>promuovere una spiritualit\u00e0 della comunione<\/em>, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l&#8217;uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell&#8217;altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunit\u00e0. Spiritualit\u00e0 della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinit\u00e0 che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualit\u00e0 della comunione significa inoltre capacit\u00e0 di sentire il fratello di fede nell&#8217;unit\u00e0 profonda del Corpo mistico, dunque, come \u00ab uno che mi appartiene \u00bb, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualit\u00e0 della comunione \u00e8 pure capacit\u00e0 di vedere innanzitutto ci\u00f2 che di positivo c&#8217;\u00e8 nell&#8217;altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un \u00ab dono per me \u00bb, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualit\u00e0 della comunione \u00e8 infine saper \u00ab fare spazio \u00bb al fratello, portando \u00ab i pesi gli uni degli altri \u00bb (<em>Gal\u00a0<\/em>6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz&#8217;anima, maschere di comunione pi\u00f9 che sue vie di espressione e di crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">44. Su questa base, il nuovo secolo dovr\u00e0 vederci impegnati pi\u00f9 che mai a valorizzare e sviluppare quegli ambiti e strumenti che, secondo le grandi direttive del Concilio Vaticano II, servono ad assicurare e garantire la comunione. Come non pensare, innanzitutto, a quegli<em>specifici servizi alla comunione\u00a0<\/em>che sono\u00a0<em>il ministero petrino<\/em>, e, in stretta relazione con esso,<em>la collegialit\u00e0 episcopale<\/em>? Si tratta di realt\u00e0 che hanno il loro fondamento e la loro consistenza nel disegno stesso di Cristo sulla Chiesa,<sup>28<\/sup>\u00a0ma proprio per questo bisognose di una continua verifica che ne assicuri l&#8217;autentica ispirazione evangelica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Molto si \u00e8 fatto dal Concilio Vaticano II in poi anche per quanto riguarda la riforma della Curia romana, l&#8217;organizzazione dei Sinodi, il funzionamento delle Conferenze episcopali. Ma certamente molto resta da fare, per esprimere al meglio le potenzialit\u00e0 di questi strumenti della comunione, oggi particolarmente necessari di fronte all&#8217;esigenza di rispondere con prontezza ed efficacia ai problemi che la Chiesa deve affrontare nei cambiamenti cos\u00ec rapidi del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">45. Gli spazi della comunione vanno coltivati e dilatati giorno per giorno, ad ogni livello, nel tessuto della vita di ciascuna Chiesa. La comunione deve qui rifulgere nei rapporti tra Vescovi, presbiteri e diaconi, tra Pastori e intero Popolo di Dio, tra clero e religiosi, tra associazioni e movimenti ecclesiali. A tale scopo devono essere sempre meglio valorizzati gli organismi di partecipazione previsti dal Diritto canonico, come\u00a0<em>i Consigli presbiterali e pastorali<\/em>. Essi, com&#8217;\u00e8 noto, non si ispirano ai criteri della democrazia parlamentare, perch\u00e9 operano per via consultiva e non deliberativa;<sup>29<\/sup>\u00a0non per questo tuttavia perdono di significato e di rilevanza. La teologia e la spiritualit\u00e0 della comunione, infatti, ispirano un reciproco ed efficace ascolto tra Pastori e fedeli, tenendoli, da un lato, uniti\u00a0<em>a priori\u00a0<\/em>in tutto ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, e spingendoli, dall&#8217;altro, a convergere normalmente anche nell&#8217;opinabile verso scelte ponderate e condivise.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Occorre a questo scopo far nostra l&#8217;antica sapienza che, senza portare alcun pregiudizio al ruolo autorevole dei Pastori, sapeva incoraggiarli al pi\u00f9 ampio ascolto di tutto il Popolo di Dio. Significativo ci\u00f2 che san Benedetto ricorda all&#8217;Abate del monastero, nell&#8217;invitarlo a consultare anche i pi\u00f9 giovani: \u00ab Spesso ad uno pi\u00f9 giovane il Signore ispira un parere migliore \u00bb.<sup>30<\/sup>\u00a0E san Paolino di Nola esorta: \u00abPendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perch\u00e9 in ogni fedele soffia lo Spirito di Dio\u00bb.<sup>31<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Se dunque la saggezza giuridica, ponendo precise regole alla partecipazione, manifesta la struttura gerarchica della Chiesa e scongiura tentazioni di arbitrio e pretese ingiustificate, la spiritualit\u00e0 della comunione conferisce un&#8217;anima al dato istituzionale con un&#8217;indicazione di fiducia e di apertura che pienamente risponde alla dignit\u00e0 e responsabilit\u00e0 di ogni membro del Popolo di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>La variet\u00e0 delle vocazioni<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">46. Questa prospettiva di comunione \u00e8 strettamente legata alla capacit\u00e0 della comunit\u00e0 cristiana di fare spazio a tutti i doni dello Spirito. L&#8217;unit\u00e0 della Chiesa non \u00e8 uniformit\u00e0, ma integrazione organica delle legittime diversit\u00e0. \u00c8 la realt\u00e0 di molte membra congiunte in un corpo solo, l&#8217;unico Corpo di Cristo (cfr<em>\u00a01 Cor\u00a0<\/em>12,12). \u00c8 necessario perci\u00f2 che la Chiesa del terzo millennio stimoli tutti i battezzati e cresimati a prendere coscienza della propria attiva responsabilit\u00e0 nella vita ecclesiale. Accanto al ministero ordinato, altri ministeri, istituiti o semplicemente riconosciuti, possono fiorire a vantaggio di tutta la comunit\u00e0, sostenendola nei suoi molteplici bisogni: dalla catechesi all&#8217;animazione liturgica, dall&#8217;educazione dei giovani alle pi\u00f9 varie espressioni della carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Certamente un impegno generoso va posto \u2014 soprattutto con la preghiera insistente al padrone della messe (cfr\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>9,38) \u2014 per\u00a0<em>la promozione delle vocazioni al sacerdozio e di quelle di speciale consacrazione<\/em>. \u00c8 questo un problema di grande rilevanza per la vita della Chiesa in ogni parte del mondo. In certi Paesi di antica evangelizzazione, poi, esso si \u00e8 fatto addirittura drammatico a motivo del mutato contesto sociale e dell&#8217;inaridimento religioso indotto dal consumismo e dal secolarismo. \u00c8 necessario ed urgente impostare una vasta e capillare<em>pastorale delle vocazioni<\/em>, che raggiunga le parrocchie, i centri educativi, le famiglie, suscitando una pi\u00f9 attenta riflessione sui valori essenziali della vita, che trovano la loro sintesi risolutiva nella risposta che ciascuno \u00e8 invitato a dare alla chiamata di Dio, specialmente quando questa sollecita la donazione totale di s\u00e9 e delle proprie energie alla causa del Regno.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In questo contesto prende tutto il suo rilievo anche ogni altra vocazione, radicata in definitiva nella ricchezza della vita nuova ricevuta nel sacramento del Battesimo. In particolare, sar\u00e0 da scoprire sempre meglio\u00a0<em>la vocazione che \u00e8 propria dei laici<\/em>, chiamati come tali a \u00ab cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio \u00bb<sup>32<\/sup>\u00a0ed anche a svolgere \u00ab i compiti propri nella Chiesa e nel mondo [&#8230;] con la loro azione per l&#8217;evangelizzazione e la santificazione degli uomini \u00bb.<sup>33<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In questa stessa linea, grande importanza per la comunione riveste il dovere di\u00a0<em>promuovere le varie realt\u00e0 aggregative<\/em>, che sia nelle forme pi\u00f9 tradizionali, sia in quelle pi\u00f9 nuove dei movimenti ecclesiali, continuano a dare alla Chiesa una vivacit\u00e0 che \u00e8 dono di Dio e costituisce un&#8217;autentica \u00ab primavera dello Spirito \u00bb. Occorre certo che associazioni e movimenti, tanto nella Chiesa universale quanto nelle Chiese particolari, operino nella piena sintonia ecclesiale e in obbedienza alle direttive autorevoli dei Pastori. Ma torna anche per tutti, esigente e perentorio, il monito dell&#8217;Apostolo: \u00abNon spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ci\u00f2 che \u00e8 buono\u00bb (<em>1 Ts\u00a0<\/em>5,19-21).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">47. Un&#8217;attenzione speciale, poi, deve essere assicurata alla\u00a0<em>pastorale della famiglia<\/em>, tanto pi\u00f9 necessaria in un momento storico come il presente, che sta registrando una crisi diffusa e radicale di questa fondamentale istituzione. Nella visione cristiana del matrimonio, la relazione tra un uomo e una donna \u2014 relazione reciproca e totale, unica e indissolubile \u2014 risponde al disegno originario di Dio, offuscato nella storia dalla \u00ab durezza del cuore \u00bb, ma che Cristo \u00e8 venuto a restaurare nel suo splendore originario, svelando ci\u00f2 che Dio ha voluto fin \u00ab dal principio \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>19,8). Nel matrimonio, elevato alla dignit\u00e0 di Sacramento, \u00e8 espresso poi il \u00ab grande mistero \u00bb dell&#8217;amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa (cfr\u00a0<em>Ef\u00a0<\/em>5,32).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Su questo punto, la Chiesa non pu\u00f2 cedere alle pressioni di una certa cultura, anche se diffusa e talvolta militante. Occorre piuttosto fare in modo che, attraverso un&#8217;educazione evangelica sempre pi\u00f9 completa, le famiglie cristiane offrano un esempio convincente della possibilit\u00e0 di un matrimonio vissuto in modo pienamente conforme al disegno di Dio e alle vere esigenze della persona umana: di quella dei coniugi, e soprattutto di quella pi\u00f9 fragile dei figli. Le famiglie stesse devono essere sempre pi\u00f9 consapevoli dell&#8217;attenzione dovuta ai figli e farsi soggetti attivi di un&#8217;efficace presenza ecclesiale e sociale a tutela dei loro diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>L&#8217;impegno ecumenico<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">48. E che dire poi dell&#8217;urgenza di promuovere la comunione nel delicato ambito dell&#8217;<em>impegno ecumenico<\/em>? Purtroppo, le tristi eredit\u00e0 del passato ci seguono ancora oltre la soglia del nuovo millennio. La celebrazione giubilare ha registrato qualche segnale davvero profetico e commovente, ma ancora tanto cammino rimane da fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In realt\u00e0, facendoci fissare lo sguardo su Cristo, il Grande Giubileo ci ha fatto prendere pi\u00f9 viva coscienza della Chiesa come mistero di unit\u00e0. \u00ab Credo la Chiesa una \u00bb: ci\u00f2 che esprimiamo nella professione di fede, ha\u00a0<em>il suo fondamento ultimo in Cristo, nel quale la Chiesa non \u00e8 divisa\u00a0<\/em>(cfr\u00a0<em>1 Cor\u00a0<\/em>1,11-13). In quanto suo Corpo, nell&#8217;unit\u00e0 prodotta dal dono dello Spirito, essa \u00e8 indivisibile. La realt\u00e0 della divisione si genera sul terreno della storia, nei rapporti tra i figli della Chiesa, quale conseguenza dell&#8217;umana fragilit\u00e0 nell&#8217;accogliere il dono che continuamente fluisce dal Cristo-Capo nel Corpo mistico. La preghiera di Ges\u00f9 nel Cenacolo \u2014 \u00ab come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch&#8217;essi in noi una cosa sola \u00bb (<em>Gv<\/em>17,21) \u2014 \u00e8 insieme\u00a0<em>rivelazione\u00a0<\/em>e\u00a0<em>invocazione<\/em>. Essa ci rivela l&#8217;unit\u00e0 di Cristo col Padre quale luogo sorgivo dell&#8217;unit\u00e0 della Chiesa e dono perenne che in lui questa, misteriosamente, ricever\u00e0 fino alla fine dei tempi. Quest&#8217;unit\u00e0, che non manca di realizzarsi concretamente nella Chiesa cattolica, nonostante i limiti propri dell&#8217;umano, opera pure in varia misura nei tanti elementi di santificazione e di verit\u00e0 che si trovano all&#8217;interno delle altre Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali; tali elementi, come doni propri della Chiesa di Cristo, le sospingono incessantemente verso l&#8217;unit\u00e0 piena.<sup>34<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La preghiera di Cristo ci ricorda che questo dono ha bisogno di essere accolto e sviluppato in maniera sempre pi\u00f9 profonda. L&#8217;invocazione \u00ab\u00a0<em>ut unum sint<\/em>\u00a0\u00bb \u00e8, insieme, imperativo che ci obbliga, forza che ci sostiene, salutare rimprovero per le nostre pigrizie e ristrettezze di cuore. \u00c8 sulla preghiera di Ges\u00f9, non sulle nostre capacit\u00e0, che poggia la fiducia di poter raggiungere anche nella storia, la comunione piena e visibile di tutti i cristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In questa prospettiva di rinnovato cammino post-giubilare, guardo con grande speranza alle<em>Chiese dell&#8217;Oriente<\/em>, auspicando che riprenda pienamente quello scambio di doni che ha arricchito la Chiesa del primo millennio. Il ricordo del tempo in cui la Chiesa respirava con \u00abdue polmoni\u00bb spinga i cristiani d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente a camminare insieme, nell&#8217;unit\u00e0 della fede e nel rispetto delle legittime diversit\u00e0, accogliendosi e sostenendosi a vicenda come membra dell&#8217;unico Corpo di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Con analogo impegno dev&#8217;essere coltivato il dialogo ecumenico con i fratelli e le sorelle della<em>Comunione anglicana\u00a0<\/em>e delle\u00a0<em>Comunit\u00e0 ecclesiali nate dalla Riforma<\/em>. Il confronto teologico su punti essenziali della fede e della morale cristiana, la collaborazione nella carit\u00e0 e, soprattutto, il grande ecumenismo della santit\u00e0, con l&#8217;aiuto di Dio non potranno nel futuro non produrre i loro frutti. Intanto proseguiamo con fiducia nel cammino, sospirando il momento in cui, con tutti i discepoli di Cristo, senza eccezione, potremo cantare insieme a voce spiegata: \u00ab Ecco quanto \u00e8 buono e quanto \u00e8 soave che i fratelli vivano insieme \u00bb (<em>Sal\u00a0<\/em>133[132],1).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Scommettere sulla carit\u00e0<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">49. Dalla comunione intra-ecclesiale, la carit\u00e0 si apre per sua natura al servizio universale, proiettandoci\u00a0<em>nell&#8217;impegno di un amore operoso e concreto verso ogni essere umano<\/em>. \u00c8 un ambito, questo, che qualifica in modo ugualmente decisivo la vita cristiana, lo stile ecclesiale e la programmazione pastorale. Il secolo e il millennio che si avviano dovranno ancora vedere, ed anzi \u00e8 auspicabile che lo vedano con forza maggiore, a quale grado di dedizione sappia arrivare la carit\u00e0 verso i pi\u00f9 poveri. Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi: \u00ab Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>25,35-36). Questa pagina non \u00e8 un semplice invito alla carit\u00e0: \u00e8 una pagina di cristologia, che proietta un fascio di luce sul mistero di Cristo. Su questa pagina, non meno che sul versante dell&#8217;ortodossia, la Chiesa misura la sua fedelt\u00e0 di Sposa di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Certo, non va dimenticato che nessuno pu\u00f2 essere escluso dal nostro amore, dal momento che \u00ab con l&#8217;incarnazione il Figlio di Dio si \u00e8 unito in certo modo a ogni uomo \u00bb.<sup>35<\/sup>\u00a0Ma stando alle inequivocabili parole del Vangelo, nella persona dei poveri c&#8217;\u00e8 una sua presenza speciale, che impone alla Chiesa un&#8217;opzione preferenziale per loro. Attraverso tale opzione, si testimonia lo stile dell&#8217;amore di Dio, la sua provvidenza, la sua misericordia, e in qualche modo si seminano ancora nella storia quei semi del Regno di Dio che Ges\u00f9 stesso pose nella sua vita terrena venendo incontro a quanti ricorrevano a lui per tutte le necessit\u00e0 spirituali e materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">50. In effetti sono tanti, nel nostro tempo, i bisogni che interpellano la sensibilit\u00e0 cristiana. Il nostro mondo comincia il nuovo millennio carico delle contraddizioni di una crescita economica, culturale, tecnologica, che offre a pochi fortunati grandi possibilit\u00e0, lasciando milioni e milioni di persone non solo ai margini del progresso, ma alle prese con condizioni di vita ben al di sotto del minimo dovuto alla dignit\u00e0 umana. \u00c8 possibile che, nel nostro tempo, ci sia ancora chi muore di fame? chi resta condannato all&#8217;analfabetismo? chi manca delle cure mediche pi\u00f9 elementari? chi non ha una casa in cui ripararsi?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lo scenario della povert\u00e0 pu\u00f2 allargarsi indefinitamente, se aggiungiamo alle vecchie le nuove povert\u00e0, che investono spesso anche gli ambienti e le categorie non prive di risorse economiche, ma esposte alla disperazione del non senso, all&#8217;insidia della droga, all&#8217;abbandono nell&#8217;et\u00e0 avanzata o nella malattia, all&#8217;emarginazione o alla discriminazione sociale. Il cristiano, che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atto di fede in Cristo decifrandone l&#8217;appello che egli manda da questo mondo della povert\u00e0. Si tratta di continuare una tradizione di carit\u00e0 che ha avuto gi\u00e0 nei due passati millenni tantissime espressioni, ma che oggi forse richiede ancora maggiore inventiva. \u00c8 l&#8217;ora di una nuova \u00ab fantasia della carit\u00e0 \u00bb, che si dispieghi non tanto e non solo nell&#8217;efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacit\u00e0 di farsi vicini, solidali con chi soffre, cos\u00ec che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunit\u00e0 cristiana, come \u00ab a casa loro \u00bb. Non sarebbe, questo stile, la pi\u00f9 grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carit\u00e0 e la testimonianza della povert\u00e0 cristiana, l&#8217;annuncio del Vangelo, che pur \u00e8 la prima carit\u00e0, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l&#8217;odierna societ\u00e0 della comunicazione quotidianamente ci espone. La carit\u00e0 delle\u00a0<em>opere\u00a0<\/em>assicura una forza inequivocabile alla carit\u00e0 delle\u00a0<em>parole<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Le sfide odierne<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">51. E come poi tenerci in disparte di fronte alle prospettive di un<em>\u00a0dissesto ecologico<\/em>, che rende inospitali e nemiche dell&#8217;uomo vaste aree del pianeta? O rispetto ai\u00a0<em>problemi della pace<\/em>, spesso minacciata con l&#8217;incubo di guerre catastrofiche? O di fronte al\u00a0<em>vilipendio dei diritti umani fondamentali\u00a0<\/em>di tante persone, specialmente dei bambini? Tante sono le urgenze, alle quali l&#8217;animo cristiano non pu\u00f2 restare insensibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Un impegno speciale deve riguardare alcuni aspetti della radicalit\u00e0 evangelica che sono spesso meno compresi, fino a rendere impopolare l&#8217;intervento della Chiesa, ma che non possono per questo essere meno presenti nell&#8217;agenda ecclesiale della carit\u00e0. Mi riferisco al dovere di impegnarsi per\u00a0<em>il rispetto della vita di ciascun essere umano\u00a0<\/em>dal concepimento fino al suo naturale tramonto. Allo stesso modo, il servizio all&#8217;uomo ci impone di gridare, opportunamente e importunamente, che quanti s&#8217;avvalgono delle\u00a0<em>nuove potenzialit\u00e0 della scienza<\/em>, specie sul terreno delle biotecnologie, non possono mai disattendere le esigenze fondamentali dell&#8217;etica, appellandosi magari ad una discutibile solidariet\u00e0, che finisce per discriminare tra vita e vita, in spregio della dignit\u00e0 propria di ogni essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per l&#8217;efficacia della testimonianza cristiana, specie in questi ambiti delicati e controversi, \u00e8 importante fare un grande sforzo per spiegare adeguatamente i motivi della posizione della Chiesa, sottolineando soprattutto che non si tratta di imporre ai non credenti una prospettiva di fede, ma di interpretare e difendere i valori radicati nella natura stessa dell&#8217;essere umano. La carit\u00e0 si far\u00e0 allora necessariamente servizio alla cultura, alla politica, all&#8217;economia, alla famiglia, perch\u00e9 dappertutto vengano rispettati i principi fondamentali dai quali dipende il destino dell&#8217;essere umano e il futuro della civilt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">52. Tutto questo ovviamente dovr\u00e0 essere realizzato con uno stile specificamente cristiano: saranno soprattutto\u00a0<em>i laici\u00a0<\/em>a rendersi presenti in questi compiti in adempimento della vocazione loro propria, senza mai cedere alla tentazione di ridurre le comunit\u00e0 cristiane ad agenzie sociali. In particolare, il rapporto con la societ\u00e0 civile dovr\u00e0 configurarsi in modo da rispettare l&#8217;autonomia e le competenze di quest&#8217;ultima, secondo gli insegnamenti proposti dalla\u00a0<em>dottrina sociale della Chiesa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00c8 noto lo sforzo che il Magistero ecclesiale ha compiuto, soprattutto nel secolo XX, per leggere la realt\u00e0 sociale alla luce del Vangelo ed offrire in modo sempre pi\u00f9 puntuale ed organico il proprio contributo alla soluzione della questione sociale, divenuta ormai una questione planetaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo versante etico-sociale si propone come dimensione imprescindibile della testimonianza cristiana: si deve respingere la tentazione di una spiritualit\u00e0 intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carit\u00e0, oltre che con la logica dell&#8217;Incarnazione e, in definitiva, con la stessa tensione escatologica del cristianesimo. Se quest&#8217;ultima ci rende consapevoli del carattere relativo della storia, ci\u00f2 non vale a disimpegnarci in alcun modo dal dovere di costruirla. Rimane pi\u00f9 che mai attuale, a tal proposito, l&#8217;insegnamento del Concilio Vaticano II: \u00ab Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall&#8217;incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ci\u00f2 con un obbligo ancora pi\u00f9 stringente \u00bb.<sup>36<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Un segno concreto<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">53. Per dare un segno di questo indirizzo di carit\u00e0 e di promozione umana, che si radica nelle intime esigenze del Vangelo, ho voluto che lo stesso Anno giubilare, tra i numerosi frutti di carit\u00e0 che gi\u00e0 ha prodotto nel corso del suo svolgimento \u2014 penso, in particolare, all&#8217;aiuto offerto a tanti fratelli pi\u00f9 poveri per consentir loro di prendere parte al Giubileo \u2014 lasciasse anche<em>\u00a0un&#8217;opera\u00a0<\/em>che costituisse, in qualche modo,\u00a0<em>il frutto e il sigillo della carit\u00e0 giubilare<\/em>. Molti pellegrini, infatti, hanno in diversi modi versato il loro obolo e, insieme con loro, anche molti protagonisti dell&#8217;attivit\u00e0 economica hanno offerto sostegni generosi, che sono serviti ad assicurare una conveniente realizzazione dell&#8217;evento giubilare. Saldati i conti delle spese che \u00e8 stato necessario affrontare nel corso dell&#8217;anno, il denaro che si sar\u00e0 potuto risparmiare dovr\u00e0 essere destinato a finalit\u00e0 caritative. \u00c8 importante infatti che da un evento religioso tanto significativo sia allontanata ogni parvenza di speculazione economica. Ci\u00f2 che sopravanzer\u00e0 servir\u00e0 a ripetere anche in questa circostanza l&#8217;esperienza vissuta tante altre volte nel corso della storia da quando, agli inizi della Chiesa, la comunit\u00e0 di Gerusalemme offr\u00ec ai non cristiani lo spettacolo commovente di uno spontaneo scambio di doni, fino alla comunione dei beni, a favore dei pi\u00f9 poveri (cfr\u00a0<em>At\u00a0<\/em>2,44-45).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L&#8217;opera che verr\u00e0 realizzata sar\u00e0 soltanto un piccolo rivolo che confluir\u00e0 nel grande fiume della carit\u00e0 cristiana che percorre la storia. Piccolo, ma significativo rivolo: il Giubileo ha spinto il mondo a guardare verso Roma, la Chiesa \u00ab che presiede alla carit\u00e0 \u00bb<sup>37<\/sup>\u00a0ed a recare a Pietro il proprio obolo. Ora la carit\u00e0 manifestata nel centro della cattolicit\u00e0 torna, in qualche modo, a volgersi verso il mondo attraverso questo segno, che vuole restare come frutto e memoria viva della comunione sperimentata in occasione del Giubileo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Dialogo e missione<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">54. Un nuovo secolo, un nuovo millennio si aprono nella luce di Cristo. Non tutti per\u00f2 vedono questa luce. Noi abbiamo il compito stupendo ed esigente di esserne il \u00ab riflesso \u00bb. \u00c8 il<em>mysterium lunae\u00a0<\/em>cos\u00ec caro alla contemplazione dei Padri, i quali indicavano con tale immagine la dipendenza della Chiesa da Cristo, Sole di cui essa riflette la luce.<sup>38<\/sup>\u00a0Era un modo per esprimere quanto Cristo stesso dice, presentandosi come \u00ab luce del mondo \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>8,12) e chiedendo insieme ai suoi discepoli di essere \u00ab la luce del mondo \u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>5,14).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00c8 un compito, questo, che ci fa trepidare, se guardiamo alla debolezza che ci rende tanto spesso opachi e pieni di ombre. Ma \u00e8 compito possibile, se esponendoci alla luce di Cristo, sappiamo aprirci alla grazia che ci rende uomini nuovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">55. \u00c8 in quest&#8217;ottica che si pone anche la grande sfida del\u00a0<em>dialogo interreligioso<\/em>, nel quale il nuovo secolo ci vedr\u00e0 ancora impegnati, nella linea indicata dal Concilio Vaticano II.<sup>39<\/sup>\u00a0Negli anni che hanno preparato il Grande Giubileo la Chiesa ha tentato, anche con incontri di notevole rilevanza simbolica, di delineare\u00a0<em>un rapporto di apertura e dialogo con esponenti di altre religioni<\/em>. Il dialogo deve continuare. Nella condizione di pi\u00f9 spiccato pluralismo culturale e religioso, quale si va prospettando nella societ\u00e0 del nuovo millennio, tale dialogo \u00e8 importante anche per mettere un sicuro presupposto di pace e allontanare lo spettro funesto delle guerre di religione che hanno rigato di sangue tanti periodi nella storia dell&#8217;umanit\u00e0. Il nome dell&#8217;unico Dio deve diventare sempre di pi\u00f9, qual \u00e8,\u00a0<em>un nome di pace e un imperativo di pace<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">56. Ma il dialogo non pu\u00f2 essere fondato sull&#8217;indifferentismo religioso, e noi cristiani abbiamo il dovere di svilupparlo offrendo la testimonianza piena della speranza che \u00e8 in noi (cfr\u00a0<em>1 Pt<\/em>3,15). Non dobbiamo aver paura che possa costituire offesa all&#8217;altrui identit\u00e0 ci\u00f2 che \u00e8 invece<em>annuncio gioioso di un dono\u00a0<\/em>che \u00e8 per tutti, e che va a tutti proposto con il pi\u00f9 grande rispetto della libert\u00e0 di ciascuno: il dono della rivelazione del Dio-Amore che \u00ab ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>3,16). Tutto questo, come \u00e8 stato anche recentemente sottolineato dalla Dichiarazione\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/documents\/rc_con_cfaith_doc_20000806_dominus-iesus_it.html\">Dominus Iesus<\/a><\/em>, non pu\u00f2 essere oggetto di una sorta di trattativa dialogica, quasi fosse per noi una semplice opinione: \u00e8 invece per noi grazia che ci riempie di gioia, \u00e8 notizia che abbiamo il dovere di annunciare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La Chiesa, pertanto, non si pu\u00f2 sottrarre all&#8217;attivit\u00e0 missionaria verso i popoli, e resta compito prioritario della\u00a0<em>missio ad gentes\u00a0<\/em>l&#8217;annuncio che \u00e8 nel Cristo, \u00ab Via, Verit\u00e0 e Vita \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>14,6), che gli uomini trovano la salvezza. Il dialogo interreligioso \u00ab non pu\u00f2 semplicemente sostituire l&#8217;annuncio, ma resta orientato verso l&#8217;annuncio \u00bb.<sup>40<\/sup>\u00a0Il dovere missionario, d&#8217;altra parte, non ci impedisce di andare al dialogo\u00a0<em>intimamente disposti all&#8217;ascolto<\/em>. Sappiamo infatti che, di fronte al mistero di grazia infinitamente ricco di dimensioni e di implicazioni per la vita e la storia dell&#8217;uomo, la Chiesa stessa non finir\u00e0 mai di indagare, contando sull&#8217;aiuto del Paraclito, lo Spirito di verit\u00e0 (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>14,17), al quale appunto compete di portarla alla \u00ab pienezza della verit\u00e0 \u00bb (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>16,13).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo principio \u00e8 alla base non solo dell&#8217;inesauribile approfondimento teologico della verit\u00e0 cristiana, ma anche del dialogo cristiano con le filosofie, le culture, le religioni. Non raramente lo Spirito di Dio, che \u00ab soffia dove vuole \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>3,8), suscita nell&#8217;esperienza umana universale, nonostante le sue molteplici contraddizioni, segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo a comprendere pi\u00f9 profondamente il messaggio di cui sono portatori. Non \u00e8 stato forse con questa umile e fiduciosa apertura che il Concilio Vaticano II si \u00e8 impegnato a leggere i \u00ab segni dei tempi? \u00bb.<sup>41<\/sup>\u00a0Pur attuando un operoso e vigile discernimento, per cogliere i \u00ab veri segni della presenza o del disegno di Dio \u00bb,<sup>42<\/sup>\u00a0la Chiesa riconosce che non ha solo dato, ma anche \u00ab ricevuto dalla storia e dallo sviluppo del genere umano \u00bb.<sup>43<\/sup>\u00a0Questo atteggiamento di apertura e insieme di attento discernimento il Concilio lo ha inaugurato anche nei confronti delle altre religioni. Tocca a noi seguirne l&#8217;insegnamento e la traccia con grande fedelt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Nella luce del Concilio<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">57. Quanta ricchezza, carissimi Fratelli e Sorelle, negli orientamenti che il Concilio Vaticano II ci ha dato! Per questo, in preparazione al Grande Giubileo, ho chiesto alla Chiesa di<em>interrogarsi sulla ricezione del Concilio<\/em>.<sup>44<\/sup>\u00a0\u00c8 stato fatto? Il Convegno che si \u00e8 tenuto qui in Vaticano \u00e8 stato un momento di questa riflessione, e mi auguro che altrettanto si sia fatto, in diversi modi, in tutte le Chiese particolari. A mano a mano che passano gli anni,\u00a0<em>quei testi non perdono il loro valore n\u00e9 il loro smalto<\/em>. \u00c8 necessario che essi vengano letti in maniera appropriata, che vengano conosciuti e assimilati, come testi qualificati e normativi del Magistero, all&#8217;interno della Tradizione della Chiesa. A Giubileo concluso sento pi\u00f9 che mai il dovere di additare il Concilio, come\u00a0<em>la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX<\/em>: in esso ci \u00e8 offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CONCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DUC IN ALTUM!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">58. Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull&#8217;aiuto di Cristo. Il Figlio di Dio, che si \u00e8 incarnato duemila anni or sono per amore dell&#8217;uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti. Non \u00e8 stato forse per riprendere contatto con questa fonte viva della nostra speranza, che abbiamo celebrato l&#8217;Anno giubilare? Ora il Cristo contemplato e amato ci invita ancora una volta a metterci in cammino: \u00ab Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo\u00bb (<em>Mt\u00a0<\/em>28,19). Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza \u00ab che non delude \u00bb (<em>Rm\u00a0<\/em>5,5).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il nostro passo, all&#8217;inizio di questo nuovo secolo, deve farsi pi\u00f9 spedito nel ripercorrere le strade del mondo. Le vie sulle quali ciascuno di noi, e ciascuna delle nostre Chiese, cammina, sono tante, ma non v&#8217;\u00e8 distanza tra coloro che sono stretti insieme dall&#8217;unica comunione, la comunione che ogni giorno si alimenta alla mensa del Pane eucaristico e della Parola di vita. Ogni domenica il Cristo risorto ci rid\u00e0 come un appuntamento nel Cenacolo, dove la sera del \u00abprimo giorno dopo il sabato\u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>20,19) si present\u00f2 ai suoi per \u00ab alitare \u00bb su di loro il dono vivificante dello Spirito e iniziarli alla grande avventura dell&#8217;evangelizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ci accompagna in questo cammino la Vergine Santissima, alla quale, qualche mese fa, insieme con tanti Vescovi convenuti a Roma da tutte le parti del mondo, ho affidato il terzo millennio. Tante volte in questi anni l&#8217;ho presentata e invocata come \u00ab Stella della nuova evangelizzazione \u00bb. La addito ancora, come aurora luminosa e guida sicura del<br \/>\nnostro cammino. \u00abDonna, ecco i tuoi figli\u00bb, le ripeto, riecheggiando la voce stessa di Ges\u00f9 (cfr\u00a0<em>Gv\u00a0<\/em>19,26), e facendomi voce, presso di lei, dell&#8217;affetto filiale di tutta la Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">59. Carissimi Fratelli e Sorelle! Il simbolo della Porta Santa si chiude alle nostre spalle, ma per lasciare pi\u00f9 spalancata che mai la porta viva che \u00e8 Cristo. Non \u00e8 a un grigio quotidiano che noi torniamo, dopo l&#8217;entusiasmo giubilare. Al contrario, se autentico \u00e8 stato il nostro pellegrinaggio, esso ha come sgranchito le nostre gambe per il cammino che ci attende. Dobbiamo imitare lo slancio dell&#8217;apostolo Paolo: \u00ab Proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lass\u00f9, in Cristo Ges\u00f9 \u00bb (<em>Fil\u00a0<\/em>3,13-14). Dobbiamo imitare insieme la contemplazione di Maria, che, dopo il pellegrinaggio alla citt\u00e0 santa di Gerusalemme, ritornava nella casa di Nazareth meditando nel suo cuore il mistero del Figlio (cfr\u00a0<em>Lc\u00a0<\/em>2,51).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ges\u00f9 risorto, che si accompagna a noi sulle nostre strade, lasciandosi riconoscere, come dai discepoli di Emmaus \u00ab nello spezzare il pane \u00bb (<em>Lc\u00a0<\/em>24,35), ci trovi vigili e pronti per riconoscere il suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annuncio: \u00abAbbiamo visto il Signore! \u00bb (<em>Gv\u00a0<\/em>20,25).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00c8 questo il frutto tanto auspicato del Giubileo dell&#8217;Anno Duemila, il Giubileo che ha riproposto al vivo ai nostri occhi il mistero di Ges\u00f9 di Nazareth, Figlio di Dio e Redentore dell&#8217;uomo. Mentre esso si conclude e ci apre a un futuro di speranza, salga al Padre, attraverso Cristo, nello Spirito Santo, la lode e il ringraziamento di tutta la Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Con questo auspicio invio a tutti dal profondo del cuore la mia Benedizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Dal Vaticano, il 6 gennaio, Solennit\u00e0 dell&#8217;Epifania del Signore, dell&#8217;anno 2001, ventitreesimo di Pontificato.<\/em><\/p>\n<div style=\"text-align: left;\">\n<hr align=\"left\" size=\"3\" width=\"100%\" \/>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(1) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull&#8217;ufficio pastorale dei Vescovi\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decree_19651028_christus-dominus_it.html\">Christus Dominus<\/a>,\u00a0<\/em>11.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(2) Bolla\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/jubilee_2000\/docs\/documents\/hf_jp-ii_doc_30111998_bolla-jubilee_it.html\">Incarnationis mysterium<\/a>\u00a0<\/em>(29 novembre 1998), 3:\u00a0<em>AAS\u00a0<\/em>91 (1999), 132.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(3)\u00a0<em>Ibid.,\u00a0<\/em>4:\u00a0<em>l.c.,\u00a0<\/em>133.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(4) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a>,\u00a0<\/em>8.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(5)\u00a0<em>De civ. Dei\u00a0<\/em>XVIII, 51,2:\u00a0<em>PL\u00a0<\/em>41,614; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a>,\u00a0<\/em>8.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(6) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap.\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_letters\/documents\/hf_jp-ii_apl_10111994_tertio-millennio-adveniente_it.html\">Tertio millennio adveniente<\/a>\u00a0<\/em>(10 novembre 1994), 55:\u00a0<em>AAS<\/em>87 (1995), 38.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(7) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(8) \u00ab Ignoratio enim Scripturarum ignoratio Christi est \u00bb:\u00a0<em>Comm. in Is., Prol.: PL\u00a0<\/em>24,17.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(9) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina rivelazione\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html\">Dei Verbum<\/a><\/em>, 19.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(10) \u00ab Seguendo i santi Padri, all&#8217;unanimit\u00e0, noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Ges\u00f9 Cristo, perfetto nella sua divinit\u00e0 e perfetto nella sua umanit\u00e0, vero Dio e vero uomo [&#8230;] uno e medesimo Cristo Signore unigenito, da riconoscersi in due nature, senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili [&#8230;] egli non \u00e8 diviso o separato in due persone, ma \u00e8 un unico e medesimo figlio, unigenito, Dio, Verbo e Signore Ges\u00f9 Cristo \u00bb:<em>DS\u00a0<\/em>301-302.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(11) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, 22.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(12) Osserva a tal proposito sant&#8217;Atanasio: \u00ab L&#8217;uomo non poteva essere divinizzato rimanendo unito a una creatura, se il Figlio non fosse vero Dio \u00bb,\u00a0<em>Discorso II contro gli Ariani\u00a0<\/em>70:\u00a0<em>PG\u00a0<\/em>26, 425 B.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(13) N. 78.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(14)\u00a0<em>Ultimi Colloqui. Quaderno giallo<\/em>, 6 luglio 1897:\u00a0<em>Opere complete<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 1997, 1003.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(15) S. Cipriano,\u00a0<em>De Orat. Dom.\u00a0<\/em>23:\u00a0<em>PL\u00a0<\/em>4, 553; cfr\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, 4.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(16) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, 40.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(17) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/em>, 10.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(18) Cfr Congr. per la Dottrina della Fede, Lett. su alcuni aspetti della meditazione cristiana<em>Orationis formas\u00a0<\/em>(15 ottobre 1989):\u00a0<em>AAS\u00a0<\/em>82 (1990), 362-379.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(19) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum Concilium<\/a><\/em>, 10.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(20) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap.\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_letters\/documents\/hf_jp-ii_apl_05071998_dies-domini_it.html\">Dies Domini<\/a>\u00a0<\/em>(31 maggio 1998), 19:\u00a0<em>AAS\u00a0<\/em>90 (1998), 724.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(21)\u00a0<em>Ibid<\/em>., 2:\u00a0<em>l.c.<\/em>, 714.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(22) Cfr\u00a0<em>ibid<\/em>., 35:\u00a0<em>l.c.<\/em>, 734.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(23) Cfr n. 18:\u00a0<em>AAS\u00a0<\/em>77 (1985), 224.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(24)\u00a0<em>Ibid<\/em>., 31:\u00a0<em>l.c.<\/em>, 258.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(25) Tertulliano,\u00a0<em>Apol<\/em>., 50,13:\u00a0<em>PL\u00a0<\/em>1, 534.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(26) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(27) MsB 3vo,\u00a0<em>Opere complete<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano, 1997, 223.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(28) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, c. III.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(29) Cfr Congr. per il Clero ed Altre, Istr. interdicasteriale su alcune questioni circa la collaborazione dei laici al ministero dei sacerdoti\u00a0<em>Ecclesiae de mysterio<\/em>\u00a0(15 agosto 1997):<em>AAS\u00a0<\/em>89 (1997), 852-877, specie art. 5: Gli organismi di collaborazione nella Chiesa particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(30) Reg. III, 3: \u00ab\u00a0<em>Ideo autem omnes ad consilium vocari diximus, quia saepe iuniori Dominus revelat quod melius est<\/em>\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(31) \u00ab\u00a0<em>De omnium fidelium ore pendeamus, quia in omnem fidelem Spiritus Dei spirat<\/em>\u00a0\u00bb:<em>Epist.\u00a0<\/em>23, 36 a Sulpicio Severo:\u00a0<em>CSEL\u00a0<\/em>29, 193.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(32) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, 31.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(33) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull&#8217;apostolato dei laici\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decree_19651118_apostolicam-actuositatem_it.html\">Apostolicam actuositatem<\/a><\/em>, 2.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(34) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\">Lumen gentium<\/a><\/em>, 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(35) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, 22.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(36) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, 34.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(37) S. Ignazio di Antiochia,\u00a0<em>Lettera ai Romani<\/em>, Pref., ed. Funk, I, 252.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(38) Cos\u00ec, ad esempio, S. Agostino: \u00ab\u00a0<em>Luna intellegitur Ecclesia, quod suum lumen non habeat, sed ab Unigenito Dei Filio, qui multis locis in Sanctis Scripturis allegorice sol appellatus est<\/em>\u00a0\u00bb:\u00a0<em>Enarr. in Ps. 10, 3: CCL\u00a0<\/em>38, 42.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(39) Cfr Dich. sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html\">Nostra aetate<\/a><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(40) Istr. sull&#8217;annuncio del Vangelo e il dialogo interreligioso del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e della Congregazione per l&#8217;Evangelizzazione dei Popoli,\u00a0<em>Dialogo e annuncio: riflessioni e orientamenti\u00a0<\/em>(19 maggio 1991), 82:\u00a0<em>AAS\u00a0<\/em>84 (1992), 444.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(41) Cfr Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, 4.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(42)\u00a0<em>Ibid<\/em>., 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(43)\u00a0<em>Ibid<\/em>., 44.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(44) Cfr Lett. ap.\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/apost_letters\/documents\/hf_jp-ii_apl_10111994_tertio-millennio-adveniente_it.html\">Tertio millennio adveniente<\/a><\/em>\u00a0(10 novembre 1994), 36:\u00a0<em>AAS\u00a0<\/em>87 (1995), 28.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Copyright \u00a9 Libreria Editrice Vaticana<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><span style=\"font-family: trebuchet ms,geneva;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0A cura di Giovanna Busolini ========================================= \u00abNutrirci della Parola, per essere \u00ab servi della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[],"class_list":["post-798","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-materiale-didattico"],"avopt_banners_inside_post":true,"avopt_banners_on_page":true,"av_copy_from":"","av_sharing_message":"","av_sharing_allowed":true,"av_sharing_on":{"fb":[]},"av_allow_affiliate_banner":false,"av_allow_affiliate_multi_banner":false,"av_show_affiliation_buy_button":false,"av_post_rating":true,"av_have_post_rating_value":false,"av_is_artificial_intelligence_content":false,"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>LETTERA APOSTOLICA NOVO MILLENIO INEUNTE<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/lettera-apostolica-novo-millenio-ineunte-di-giovanni-paolo-ii\/\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:title\" content=\"LETTERA APOSTOLICA NOVO MILLENIO INEUNTE\" \/>\n<meta name=\"twitter:description\" content=\"\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0A cura di Giovanna Busolini ========================================= \u00abNutrirci della Parola, per essere \u00ab servi della [&hellip;]\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Giovanna\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"83 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"http:\\\/\\\/bibliotecaneval.altervista.org\\\/lettera-apostolica-novo-millenio-ineunte-di-giovanni-paolo-ii\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"http:\\\/\\\/bibliotecaneval.altervista.org\\\/lettera-apostolica-novo-millenio-ineunte-di-giovanni-paolo-ii\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Giovanna\",\"@id\":\"http:\\\/\\\/bibliotecaneval.altervista.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/cc559aef3ae94840d0abec6efdc77d18\"},\"headline\":\"LETTERA APOSTOLICA &#8220;NOVO MILLENIO INEUNTE&#8221; 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