{"id":499,"date":"2012-03-04T15:59:35","date_gmt":"2012-03-04T15:59:35","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=499"},"modified":"2012-08-30T07:51:01","modified_gmt":"2012-08-30T07:51:01","slug":"la-creazione-non-e-una-favola-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/la-creazione-non-e-una-favola-2\/","title":{"rendered":"La creazione non \u00e8 una favola"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">DOMENICO RAVALICO<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>LA CREAZIONE NON E\u2019 UNA FAVOLA<\/strong><\/p>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: large;\">NOTA INTRODUTTIVA<\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Domenico Ravalico mor\u00ec a Bologna, la citt\u00e0 dove insegnava, nel 1974, l&#8217;anno in cui apparve la prima edizione di questo testo. Nel ripubblicarlo oggi nel <\/em>Sito Internet <a href=\"http:\/\/www.fuocovivo.org\/\">www.lavocecattolica.it<\/a><em> forse egli avrebbe aggiornato alcuni dati. Ma poich\u00e9 si tratta per lo pi\u00f9 di punti di secondaria impor\u00adtanza nell&#8217;economia del testo, si ha motivo di ritenere che anche nella sua stesura originale l&#8217;opera conservi tutta la sua validit\u00e0 e attualit\u00e0. Torniamo perci\u00f2 a proporre il testo, oggi non pi\u00f9 reperibile in commercio, quale usc\u00ec dalla penna dell&#8217;illustre Autore.<\/em><\/strong><\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><span style=\"font-size: medium;\"><em>Elaborazione grafica: Prof. GIORGIO NICOLINI &#8211;<\/em><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><em>VITTORE SALADINO<\/em><\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da appena qualche decennio, quasi all&#8217;improvviso, la Scienza si \u00e8 accorta che esiste un progetto, una programmazione, alla base di ciascun vivente: nessuno pu\u00f2 vivere senza quel progetto predisposto in anticipo, registrato su nastri DNA, in codice. Si \u00e8 accorta che persino un microbo, visto sullo schermo fluorescente del super microscopio elettronico, \u00e8 favolosamente complesso e organizzato, tanto da declassare al livello di giocattoli infantili i prodigi della nostra tecnica. La Scienza si \u00e8 anche accorta, in questi ultimi lustri, che il corpo umano \u00e8 costituito da 60 mila miliardi di cellule viventi, ciascuna delle quali \u00e8 \u00abun mondo al di l\u00e0 di ogni pi\u00f9 ardita fantasia\u00bb. Ha anche riconosciuto che ogni uo\u00admo \u00e8 progettato, e che la sua programmazione complessiva \u00e8 registrata su nastri dna di lunghezza tale da poter circoscrivere tutto il Sistema Solare.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tre secoli or sono gli uomini rimasero sorpre\u00adsi e sgomenti per l&#8217;immensamente grande e per l&#8217;immensamente piccolo; oggi sono ester\u00adrefatti per l&#8217;immensamente organizzato. Da dove \u00e8 venuta quell&#8217;organizzazione? Mai come oggi l&#8217;uomo si trova a poter riconoscere, nello stupendo mistero delle origini, le orme del Creatore.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con chiarezza e trasparenza, in questo libro sono delineate le nuove \u00abincredibili\u00bb realt\u00e0 naturali, messe in luce dalla Scienza dopo gli anni &#8217;50.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify;\">PREFAZIONE<\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E\u2019 possibile riconoscere scientificamente, ai giorni nostri, che la Creazione non \u00e8 una favola? Si pu\u00f2 affermare con tutta certezza, in base a evidenti fe\u00adnomeni naturali, che il materialismo marxista, negatore della Creazione, \u00e8 falso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo dimostrano in modo sfolgorante nuove im\u00admense e inattese realt\u00e0 naturali, scoperte dalla Scienza in questo ultimo ventennio. Quelle scoperte stanno dischiudendo innanzi ai nostri occhi un pa\u00adnorama assolutamente nuovo, del tutto inimmagina\u00adbile, tale da coinvolgere l&#8217;Universo dall&#8217;atomo alla Galassia, e il Regno della vita dalla molecola all&#8217;organismo umano. E un panorama imprevisto e imprevedibile, sorprendente ed insieme inquietante.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Avviene oggi quanto \u00e8 gi\u00e0 accaduto in passato; l&#8217;Umanit\u00e0 si trova di fronte ad una svolta lungo il suo cammino; \u00e8 una svolta che sgomenta poich\u00e9 non consente di intravedere quale sia la meta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tre secoli or sono, l&#8217;invenzione del telescopio eb\u00adbe l&#8217;effetto di spalancar l&#8217;Universo innanzi agli occhi degli uomini, sorpresi e intimoriti. Dagli abissi dello spazio emersero miriadi di stelle e maestose Galassie. La Scienza si trov\u00f2 innanzi all&#8217;immensamente grande. Ma appena qualche decennio pi\u00f9 tar\u00addi, venne inventato il microscopio. Questa volta a dischiudersi innanzi agli occhi degli uomini fu il vasto mondo dei microbi, dei butteri, delle cellule viventi. La Scienza si trov\u00f2 innanzi all&#8217;immensamente piccolo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed ora siamo noi, uomini d&#8217;oggi, a dover rimane\u00adre sorpresi e costernati; siamo noi a dover accogliere &#8220;incredibili\u201d nuove realt\u00e0 naturali, dall&#8217;apparenza addirittura assurda. L&#8217;invenzione del super-microscopio elettronico ha spalancato innanzi ai nostri occhi una terza immensit\u00e0. Sul suo schermo fluorescente possiamo costatare che cosa siano effettiva\u00admente le cellule viventi e in genere i microrgani\u00adsmi. Quel formidabile strumento ha dimostrato che i nostri pi\u00f9 prestigiosi apparecchi e le nostre mac\u00adchine pi\u00f9 sorprendenti non sono altro che trastulli infantili, paragonati con una microscopica cellula o con un batterio. Un sommergibile atomico o un&#8217;astronave sono ben poca cosa di fronte ad un vermiciattolo o ad un moscerino.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vogliamo strillare? Non servirebbe a nulla, tanto indietro non si ritorna, come non si \u00e8 mai ritornati; dobbiamo per forza andare avanti. \u00c8 un trauma do\u00adloroso, ricorrente nella storia del sapere umano. Dobbiamo fare del nostro meglio per abituarci a vi\u00advere in un mondo che \u00e8 immensamente pi\u00f9 complesso di quanto non appaia ai nostri occhi, e non possa venir compreso dalla nostra mente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vista al super-microscopio elettronico, una foglia non \u00e8 pi\u00f9 una foglia; \u00e8 qualche cosa che con la foglia non ha proprio nulla in comune; \u00e8 una straordinaria, immensa metropoli produttiva, in cui regnano sovrane l&#8217;organizzazione e la cibernetica. Non sembra vero, non sembra neppure immaginabile, non sembra una acquisizione scientifica. Non \u00e8 stato facile accogliere l&#8217;idea della Terra sferica, non \u00e8 facile oggi pensare ad una foglia piena di automatismi, di computer e di reti cibernetiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Scienza ci dice che il corpo umano di un adul\u00adto \u00e8 costituito da un ordinato insieme di 60 mila miliardi di cellule viventi. Sono specializzate in mo\u00addo da formare i suoi diversi organi. Ma \u00e8 bene ripe\u00adterlo: sono 60 mila miliardi. Ebbene, che cos&#8217;\u00e8 una di quelle cellule, una sola?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo si vede chiaramente, senza alcuna ombra di dubbio, sullo schermo fluorescente del super-microscopio elettronico. \u00c8 del tutto simile ad una pro\u00addigiosa fabbrica ultra-moderna, immaginabile ma non progettabile, del tutto automatizzata, quindi in grado di funzionare senza alcun intervento dall&#8217;e\u00adsterno, e per di pi\u00f9 capace di controllare tutta la propria attivit\u00e0, ossia di pilotarsi. Il suo diametro \u00e8 di appena un centesimo di millimetro, in media, ep\u00adpure possiede molti congegni, molte apparecchiatu\u00adre, molti reparti di produzione, molte catene di montaggio e molte centrali energetiche.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 tutto. Quella fabbrica cos\u00ec favolosamente complessa non potrebbe funzionare, non potrebbe esistere, non sarebbe neppure pensabile senza un centro direttivo, in grado di coordinarne tutta l&#8217;attivit\u00e0 e di fornirle tutte le indicazioni necessarie. La cellula possiede perci\u00f2 il proprio centro direttivo nel suo nucleo. Quel centro \u00e8 pieno di computer pro\u00adgrammati adeguatamente. La programmazione \u00e8 registrata su appositi nastri. E quanto avviene anche nelle nostre fabbriche, nelle nostre banche, nei no\u00adstri laboratori scientifici. I computer sono oggi adul\u00adti, possono guidare una sonda spaziale o dirigere un&#8217;acciaieria.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma noi uomini riusciamo finalmente a compren\u00addere che cosa sia la cellula vivente soltanto perch\u00e9 negli anni &#8217;20 abbiamo scoperto che gli elettroni po\u00adtevano venir utilizzati anche senza fili conduttori. Siamo cos\u00ec passati dalle applicazioni dell&#8217;elettricit\u00e0 alle applicazioni elettroniche. Oggi possiamo com\u00adprendere che la cellula \u00e8 esattamente automatizzata e cibernetica soltanto perch\u00e9 con i transistor siamo riusciti a progettare e costruire gli elaboratori elet\u00adtronici, i computer. Con essi ci \u00e8 stato possibile dar inizio all&#8217;automazione e alla cibernetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Senza l&#8217;elettronica, senza i transistor, senza i cir\u00adcuiti logici e i circuiti integrati, senza il super-microscopio elettronico ci si troverebbe ancora oggi nella umiliante situazione di aver per la testa le fia\u00adbe inventate nel secolo scorso, quando la cellula sembrava un grumetto di mucillagine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a queste nuove grandiose scoperte, la Scienza di oggi afferma che ogni vivente realizza il proprio progetto. Prima c&#8217;\u00e8 il progetto, poi c&#8217;\u00e8 la programmazione registrata su nastro DNA, ed infine c&#8217;\u00e8 il vivente. Nessuno pu\u00f2 inserirsi nel Regno della vita di propria iniziativa, in quanto nessuno pu\u00f2 generarsi da solo, o venir generato da una qual\u00adche virt\u00f9 magica della materia, come si credeva un tempo. Tutti i viventi devono derivare dal loro pro\u00adgetto, venir &#8220;costruiti&#8221; in base alla registrazione presente sui loro nastri DNA, programmati in anticipo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo l&#8217;affermazione che la propriet\u00e0 fondamenta\u00adle di tutti i viventi, nessuno escluso, \u00e8 quella di essere dotati di un progetto, la Scienza \u00e8 giunta alla seguente conclusione: gli atomi sono progettati, le molecole sono progettate, le proteine sono progetta\u00adte, le cellule sono progettate, i viventi sono proget\u00adtati, per\u00f2 tutti questi progetti minori fanno parte di un progetto complessivo, totale, comprendente an\u00adche il Sistema Solare e l&#8217;Universo intero.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;atomo di idrogeno \u00e8 progettato in modo da far splendere il nostro Sole, e nello stesso tempo di for\u00adnire potenza ad ogni vivente affinch\u00e9 possa fun\u00adzionare, esser davvero vivente. \u00c8 progettato in modo da far splendere tutto l&#8217;Universo e di far &#8220;funzionare&#8221; ogni vivente su tutta la Terra. E forse anche oltre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 un &#8220;miracolo&#8221;, una visione nella quale l&#8217;occhio si perde smarrito e l&#8217;anima ha un tremore di commozione. E la Creazione che sorge maestosa sull&#8217;o\u00adrizzonte della conoscenza umana. Per la prima volta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>1 &#8211; INASPETTATA SFIDA ALL&#8217;INTELLIGENZA UMANA<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abOgni vivente ha il proprio programma regi\u00adstrato su nastri DNA. Con esso si auto-costruisce e poi funziona. \u00c8 cos\u00ec svelato il segreto della vita. Non esiste meraviglia pi\u00f9 grande\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prof. Marshall Nirenberg, Premio Nobel<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl progresso della Scienza liquider\u00e0 definitiva\u00admente la fede religiosa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 a Mosca un Istituto per l&#8217;ateismo che fa parte dell&#8217;Accademia delle Scienze. Elabora tutta l&#8217;intensa propaganda contro la religione, imposta dal governo, ed appronta i programmi scolastici per dare ai giovani una visione esclusivamente ma\u00adterialistica del mondo. Quella propaganda investe i fanciulli sin dalle prime classi elementari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLe scoperte scientifiche entrano dalla porta, mentre la fede religiosa vola via dalla finestra\u00bb. \u00c8 quanto affermano gli infaticabili propagandisti dell\u2019ateismo nella loro rivista popolare a grande tiratura Nauka i religija (Scienza e religione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl mondo d&#8217;oggi \u00e8 quello di Galileo, di Newton, di Darwin, di Pavlov e di Einstein. \u00c8 un mondo di progresso, di ipotesi e di proposizioni ardite, de\u00adstinate ad essere tradotte in termini sperimentali. La Scienza \u00e8 in continuo sviluppo. Ha aiutato l&#8217;uomo ad estendere il suo dominio al di l\u00e0 di ogni confine della natura. La religione \u00e8 invece solo oscurantismo; \u00e8 la droga dell&#8217;oppressione so\u00adciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;aiuto della Scienza, l&#8217;uomo \u00e8 arrivato ad inventare il microscopio, il telemetro, la radio, la televisione, il radar e i cervelli elettronici. \u00c8 anche arrivato ad utilizzare l&#8217;energia del nucleo atomico, ed a viaggiare nel Cosmo con le astronavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo essere certi che tutto questo non \u00e8 che una tappa del progresso. Altre scoperte atten\u00addono la Scienza futura: esse dischiuderanno vasti e affascinanti orizzonti. Pianificando quelle nuove scoperte, l&#8217;uomo riuscir\u00e0 ad orientare le sue azioni in termini puramente logici di vantaggio materiale; egli giunger\u00e0 in possesso non solo delle chiavi del presente ma anche, per la prima volta, di quelle del futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria della Scienza materialistica sul misti\u00adcismo delimiter\u00e0 il mondo esteriore delle impressioni soggettive, dimostrer\u00e0 che l&#8217;uomo \u00e8 una delle manifestazioni della natura, il risultato di una lun\u00adga evoluzione degli esseri viventi sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scienza \u00e8 prodotta dall&#8217;intelletto dell&#8217;uomo, mentre la religione \u00e8 opera della fantasia, dell&#8217;ignoranza e della paura. Le dottrine religiose sono ingenue e fantastiche; esse contraddicono alla Scienza e alla ragione. La Scienza materialistica \u00e8 Dio, non il vecchio Dio della Bibbia, bens\u00ec un Dio nuovo, sorto per la potenza dell&#8217;ingegno umano, un Dio fatto a somiglianza dell&#8217;uomo, creato dall&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non abbiamo alcun timore di affermare che ri\u00admangono ancora molti enigmi da risolvere, e che molti sono anche gli interrogativi in attesa di una risposta sicura; ma siamo assolutamente convinti che il progresso della Scienza metter\u00e0 tutto in chiaro, spiegher\u00e0 tutto con cause materiali, dar\u00e0 un&#8217;interpretazione fisicalista a tutti quei fenomeni naturali che oggi sono ancora avvolti nel mistero, rendendo definitiva e incrollabile la vittoria del materialismo ateo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed invece tutte le recenti conquiste della Scien\u00adza hanno dimostrato il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non una sola di esse ha dato ragione ai mate\u00adrialisti atei; tutte hanno dimostrato che la Creazio\u00adne non \u00e8 una favola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le passeremo in rassegna, sia pur brevemente, ad una ad una.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incominciamo con quella che riguarda diretta\u00admente il nostro corpo e la nostra vita sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scienza ha scoperto che il corpo umano \u00e8 programmato e quindi registrato in codice su un nastro. Ha scoperto che ciascuno di noi si \u00e8 auto\u00adcostruito nel grembo materno in base a quella programmazione registrata su quel nastro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per di pi\u00f9, la Scienza ha scoperto che il nostro corpo oggi vive in base a quella stessa programmazione registrata su quello stesso nastro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa significa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Significa che senza un progetto iniziale, conce\u00adpito prima della comparsa dell&#8217;uomo sulla Terra, e senza la sua programmazione e la registrazione su un apposito nastro, ci sarebbe impossibile esistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ascoltiamo la voce di un cantante ed i suoni di un&#8217;orchestra, questo avviene per l&#8217;incisione sul disco. Il cantante non \u00e8 presente, ma quella che ascoltiamo \u00e8 la sua voce; l&#8217;orchestra non \u00e8 neppu\u00adre presente, ma la ascoltiamo egualmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scienza ha scoperto, tra gli anni cinquanta e sessanta, il &#8220;disco&#8221; e la &#8220;incisione&#8221; della vita. Quattordici Premi Nobel sono gi\u00e0 stati assegnati ai principali artefici di questa nuova sorprendente acquisizione della conoscenza umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una scoperta immensa, del tutto inaspettata, di enorme importanza. \u00c8 probabilmente la pi\u00f9 grande che sia stata fatta in tutti i tempi. Gli scienziati sono unanimi nell&#8217;asserire che non pu\u00f2 esistere nell&#8217;Universo qualche cosa di pi\u00f9 meravi\u00adglioso. Non riescono ad immaginare qualche cosa che possa superare quel prodigio della Natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai giorni nostri il disco fonografico \u00e8 al tramon\u00adto; lo sostituisce il nastro magnetico. Al posto del\u00adla fonovaligia o del mangiadischi c&#8217;\u00e8 il registratore magnetico o il suona nastri. Voci e suoni, anzich\u00e9 venir incisi su dischi, vengono trasmessi alla verni\u00adce magnetica di un apposito nastro, alto alcuni millimetri e molto sottile. \u00c8 avvolto su bobina, per funzionare con il registratore; oppure sul mozzo della musicassetta, per funzionare con il suona na\u00adstri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i programmi radio vengono prima regi\u00adstrati su nastro magnetico, e poi &#8220;messi in onda&#8221;, ossia diffusi dalle antenne trasmittenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa cosa avviene per la TV. Tutte le im\u00admagini, che possiamo scorgere sul video del televi\u00adsore, vengono prima registrate su nastro magneti\u00adco, e poi &#8220;messe in onda&#8221;, all&#8217;ora prestabilita. Pu\u00f2 sembrare persino impossibile che le immagini lu\u00adminose e in movimento possano venir registrate su nastro magnetico. \u00c8 un prodigio dell&#8217;elettronica, la regina del nostro secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo non solo per la televisione in bianco e nero, ma anche per quella a colori. Immagini in movimento, luminose e a colori, modulano la ver\u00adnice del video-nastro, per poi riapparire sullo schermo dei televisori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono state proprio queste conquiste della tecni\u00adca a rendere possibile la scoperta della registrazio\u00adne su nastro della programmazione di ogni forma di vita, dal microrganismo sino all&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza di essa sarebbe ancor oggi impossibile in\u00adtendere che alla base della vita vi \u00e8 una programmazione predisposta in anticipo, e registrata su un apposito nastro, come verr\u00e0 descritto nel cap. III.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La scoperta di quella programmazione, presente in tutti i viventi, ha sbalordito e sgomentato gli scienziati. Con quella scoperta, la conoscenza umana \u00e8 giunta ad uno dei suoi vertici, \u00e8 pervenu\u00adta a svelare il segreto della vita.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Il prodigioso nastro DNA<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>Quel nastro, capace di convenire la materia inerte in una immensa gamma di esseri viventi, viene indicato con la sigla internazionale DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un solo nastro DNA per tutti i viventi, e la registrazione \u00e8 effettuata nello stesso modo per tutti, si tratti di un lichene o di una quercia, di un vermiciattolo o di una balena azzurra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi incidiamo su disco, o registriamo su nastro, qualsiasi voce e qualsiasi suono; tanto una tiritera infantile quanto una imponente sinfonia musicale. Avviene la stessa cosa per la registrazione della vi\u00adta, di ogni forma di vita, passata o presente. I di\u00adnosauri si sono auto costruiti ed hanno &#8220;fun\u00adzionato&#8221;, vissuto, in base alla stessa registrazione sullo stesso nastro DNA, che ha dato origine agli uomini di oggi. \u00c8 variata soltanto la programma\u00adzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente, la classificazione dei viventi com\u00adprende circa un milione di specie di animali e 350.000 specie di vegetali. Vi \u00e8 un progetto e una programmazione per ciascuna di esse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Varia la programmazione, ma la registrazione \u00e8 la stessa per tutti, protisti, piante, animali e uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 con la programmazione registrata su quel na\u00adstro biologico che ebbe inizio la vita sulla Terra, ed \u00e8 con quella programmazione che essa si \u00e8 dif\u00adfusa nel tempo, sino ai giorni nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nastro DNA \u00e8 immensamente sottile. Non lo si vede con il microscopio. Lo si \u00e8 potuto scorgere indirettamente mediante una tecnica nuova, estremamente raffinata, quella che consente di vedere le ombre degli atomi mediante la diffrazione dei raggi X. Il suo spessore \u00e8 di appena due milionesi\u00admi di millimetro, pari a dieci atomi. Non lo possiamo immaginare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 anche immensamente lungo, diversamente non potrebbe contenere l&#8217;enorme registrazione ne\u00adcessaria per fornire tutte le indicazioni tecniche e le informazioni occorrenti per costruire un essere vivente, complesso come \u00e8. Quello di un microbo \u00e8, in media, mille volte pi\u00f9 lungo del microbo stesso. Pu\u00f2 stare, spiralizzato e ravvolto, nel mi\u00adcrobo, solo perch\u00e9 \u00e8 immensamente sottile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scienza ha scoperto che sul nastro DNA \u00e8 registrata tutta la programmazione al completo di ogni vivente. Essa contiene tutte le indicazioni tec\u00adniche, affinch\u00e9 il vivente possa prima auto-costruirsi e poi &#8220;funzionare&#8221;, ossia vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da chi possiamo far derivare quel progetto, quella programmazione, quella registrazione e quel nastro biogenetico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidentemente, solo da Qualcuno che \u00e8 al di l\u00e0 della materia e dell&#8217;energia, al di l\u00e0 della vita e della Natura, al di l\u00e0 del tempo e dello spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto da Dio Creatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Una Galassia per ogni uomo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali itinerari scientifici sono stati percorsi per giungere a scoprire nella Natura una realt\u00e0 cos\u00ec immensa, cos\u00ec maestosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pagine seguenti vorrebbero essere un rac\u00adconto episodico di quella straordinaria avventura della conoscenza umana. La prima grande scoper\u00adta fu la seguente: gli esseri viventi sono formati da cellule, come la materia \u00e8 formata da atomi. Senza atomi non esiste materia, senza cellule non esiste alcun vivente. I viventi pi\u00f9 piccoli, i batteri e i mi\u00adcrobi, sono formati da una cellula sola. Il corpo umano \u00e8 formato da una sterminata miriade di cellule (v. fig. 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa scoperta pu\u00f2 venir fatta risalire all&#8217;anno 1675, quando Marcelle Malpighi, il fondatore del\u00adla scienza della vita, scrutando con uno dei primi microscopi, riusc\u00ec a scorgere l&#8217;intima struttura del\u00adle piante. Si avvide che esse sono formate da un enorme numero di particelle fondamentali. Le chiam\u00f2 utricoli. La sua scoperta era troppo in anticipo sui tempi, e venne presto dimenticata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1838, un naturalista tedesco, Matthias Schleiden, scrutando nelle piante con microscopi migliori, vide bene la loro struttura cellulare; ri\u00adscopr\u00ec gli &#8220;atomi della vita&#8221;. Un suo amico zoolo\u00adgo, Theodor Schwann, volle scrutare anche negli organismi animali. Scopr\u00ec che anche essi sono for\u00admati da un fittissimo insieme di cellule.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le cellule derivano da altre cellule; non avviene mai che una cellula si formi spontanea\u00admente; la vita deriva sempre dalla vita. Il nostro corpo ebbe inizio da una sola cellula-uovo, pi\u00f9 piccola del puntino di una i. L&#8217;auto-costruzione del nostro organismo \u00e8 avvenuta mediante una conti\u00adnua suddivisione di cellule. La prima si divise in due cellule; le due si divisero in quattro e cos\u00ec via. Quando siamo venuti alla luce, il nostro corpo neonato era formato da circa 2300 miliardi di cel\u00adlule viventi, tutte derivate da quella primigenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascuna di quella miriade possedeva il proprio centro direttivo, con la programmazione di tutto il nostro corpo registrata su 46 nastri DNA, sistema\u00adti in altrettanti contenitori, i cromosomi, appaiati a coppie, met\u00e0 di origine materna e met\u00e0 di prove\u00adnienza paterna (v. fig. 16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;uomo adulto quelle cellule sono, in base a valutazioni ufficiali, ben 60 mila miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qualche cosa di immenso. Ma \u00e8 pi\u00f9 immenso ancora che tutta la programmazione dell&#8217;auto-costruzione e del funzionamento dell&#8217;essere umano sia presente sui nastri DNA contenuti in ciascuna di quella miriade sterminata di cellule, una per una. Ciascuna possiede il proprio centro direttivo, che tutto dirige, coordina e controlla. I nastri DNA sono contenuti in quel centro (v. fig. 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quarantasei nastri DNA moltiplicati per 60 mi\u00adla miliardi, per ogni uomo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una popolazione di cellule.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Purtroppo, le nostre possibilit\u00e0 immaginative so\u00adno molto esigue. L&#8217;uomo, nella sua avventura attraverso i secoli, ha sempre scoperto qualche prodigio della Natura che lo ha costernato. Oggi tocca a noi rimanere perplessi e sgomenti di fronte a nuove impensate realt\u00e0, al di l\u00e0 di ogni pi\u00f9 ardita fantasia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sessanta mila miliardi di cellule viventi per ogni uomo&#8230; E ciascuna di esse vuole la sua parte di ossigeno per poter funzionare, vuole l&#8217;adeguato ri\u00adfornimento di sostanze energetiche da consumare, e vuole sostanze nutritive per le sue necessit\u00e0 metaboliche, per poter continuare ad essere vivente, per non morire.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi dobbiamo respirare continuamente, giorno e notte, per far giungere l&#8217;indispensabile ossigeno a quella immensa popolazione di cellule viventi, pari a quella degli abitanti di 20.000 Terre&#8230; Con il fiato dobbiamo continuamente eliminare dal corpo il gas anidride carbonica, quello che costi\u00adtuisce il residuo della loro attivit\u00e0 organica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro cuore deve pulsare continuamente per sospingere il sangue, carico di ossigeno, glucosio e sostanze nutritizie, affinch\u00e9 possa giungere agli &#8220;abitanti di quelle 20.000 Terre&#8221;, senza dimenti\u00adcarne neppure una sola. L&#8217;organizzazione della di\u00adstribuzione &#8220;a domicilio&#8221; delle cellule \u00e8 perfetta. E basata su una immensa rete di microscopici vasi sanguigni, i capillari; quella rete collega le varie arterie con le corrispondenti vene; chiude il siste\u00adma circolatorio. Se i capillari di quella rete venissero collegati uno di seguito all&#8217;altro, risulterebbe\u00adro lunghi 95.000 chilometri. Per ogni uomo sono necessari tanti capillari, da poter girare due volte intorno alla Terra. Ne resterebbe ancora un tratto di 15.000 chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cellule viventi formano anche i capillari, come formano qualsiasi altra parte del corpo. Ne occorrono in media dieci per millimetro. Quante siano quelle necessarie per costruire l&#8217;intera rete dei ca\u00adpillari risulta da un calcolo molto semplice. La lunghezza complessiva, di 95.000 chilometri, \u00e8 pa\u00adri a 95 milioni di metri, ossia 95 miliardi di millimetri. Le cellule necessarie sono dunque 950 mi\u00adliardi, sui 60 mila miliardi disponibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il solo sistema circolatorio, cuore, arterie, vene e capillari si pensa siano necessari 20 mila miliardi di cellule viventi. Altri 10 mila miliardi sono necessari per il sistema scheletrico, poich\u00e9 anche le nostre ossa sono formate da cellule viven\u00adti, le osteociti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo gi\u00e0 a 30 mila miliardi di cellule. Poi ven\u00adgono gli altri sette sistemi del nostro corpo. La valutazione di 60 mila miliardi di cellule viventi \u00e8 dunque certamente molto vicina alla realt\u00e0.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Attivit\u00e0 automatizzata<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 le cellule del nostro corpo siano in nu\u00admero cos\u00ec enorme, tutte funzionano, tutte compio\u00adno qualche lavoro utile; nessuna di esse vive di rendita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quelle del fegato sono, ad esempio, degli indaffaratissimi laboratori chimici. Alcune di esse sono adibite a fabbricare quel litro di bile al giorno che ci \u00e8 necessario per la digestione. Altre hanno un compito del tutto diverso, ma non meno impor\u00adtante: devono riconoscere a vista e distruggere tut\u00adti i veleni e tutti i microbi che, ad ogni pasto, noi mandiamo gi\u00f9 sveltamente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A digestione ultimata, una gran massa di particelle alimentari viene trasferita dall&#8217;intestino al fegato, tramite la vena porta. Quelle particelle sono a miliardi. Eppure le cellule del fegato le control\u00adlano con attenta cura, una per una. Se c&#8217;\u00e8 un mi\u00adcrobo tra di esse, o un elemento tossico, viene im\u00admediatamente aggredito e demolito. I suoi resti vengono inviati ai reni, affinch\u00e9 provvedano a farli uscire lungo le vie urinarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre cellule sono invece adibite a &#8220;tessere&#8221; proteine. Nei nostri alimenti ve ne sono molte, ma il nostro corpo vuole le proprie proteine, per cui demolisce tutte quelle che ingeriamo, ed utilizza i componenti per approntarne delle altre, quelle che gli sono necessarie. \u00c8 un lavoro enorme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, molte cellule del fegato devono imma\u00adgazzinare lo zucchero glucosio, ossia il carburante del nostro organismo. Ma per far questo, devono prima convertirlo in glicogeno. Ad ogni richiesta di &#8220;carburante&#8221;, devono riconvertire il glicogeno in glucosio ed inviarlo al cuore, affinch\u00e9 possa giungere a tutto il corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ciascuna cellula vivente \u00e8 un automatismo. Come fa a sapere ci\u00f2 che deve fare? Agisce nell&#8217;ambito di un&#8217;organizzazione pi\u00f9 vasta, alla base della quale vi \u00e8 la registrazione sui nastri DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto il lavoro da compiere \u00e8 predisposto in an\u00adticipo, quindi \u00e8 programmato e registrato su quei nastri.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Cibernetica<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare un punto di appoggio alla nostra im\u00admaginazione, possiamo paragonare la cellula vi\u00advente ad una fabbrica completamente automatizza\u00adta, e quindi in grado di funzionare da sola, senza alcun intervento dall&#8217;esterno (v. fig. 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I progressi dell&#8217;elettronica e dell&#8217;automazione consentono di progettare, almeno in linea teorica, una fabbrica di questo tipo. Per metterla in attivi\u00adt\u00e0, per farla funzionare e per controllarla, sarebbe\u00adro sufficienti dei segnali elettrici registrati sulle pi\u00adste di un nastro magnetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei segnali dovrebbero giungere, anzitutto, ad un complesso di elaboratori elettronici adeguatamente programmati, in grado di interpretare i se\u00adgnali provenienti dal nastro, e convenirli in co\u00admandi operativi. Tali comandi, anch&#8217;essi costituiti da segnali elettrici, dovrebbero giungere ai rel\u00e9 e ai servomeccanismi preposti all&#8217;avviamento o alla messa in riposo delle macchine, dei congegni e dei sistemi di trasporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale modo, i segnali provenienti dalle testine di lettura del registratore dovrebbero poter attiva\u00adre tutto il ciclo produttivo della fabbrica, in ogni suo minimo dettaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <strong>elaboratore elettronico<\/strong> dovrebbe sorvegliare tutta l&#8217;attivit\u00e0 della fabbrica, nonch\u00e9 i semilavorati ed i prodotti finiti. Interverrebbe immediatamente all&#8217;insorgere di un&#8217;anomalia. Diversamente, il suo funzionamento diverrebbe ben presto caotico, e tutto il sistema si auto-distruggerebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella fabbrica automatizzata dovrebbe essere cibernetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio della cibernetica \u00e8 semplice. Funzio\u00adnando, la macchina o il congegno produce un segnale elettrico. Sino a tanto che tutto va bene, quel segnale \u00e8 sempre lo stesso. Non appena il la\u00advoro \u00e8 ultimato, o \u00e8 necessario altro materiale, op\u00adpure si \u00e8 verificato un guasto, il segnale subisce un&#8217;alterazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;elaboratore elettronico, incaricato alla sorve\u00adglianza di quella macchina o congegno, controlla continuamente il segnale che gli perviene. Non ap\u00adpena si accorge di una variazione qualsiasi, la interpreta e quindi provvede a dare gli ordini neces\u00adsari, in base alla programmazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una fabbrica progettata in questo modo, trascu\u00adrando i dettagli, risulterebbe del tutto automatiz\u00adzata e dovrebbe funzionare normalmente. Non ci sarebbe possibile progettarla in nessun altro mo\u00addo. Programmazione, registrazione su nastro ma\u00adgnetico, segnali elettrici, comandi operativi e con\u00adtrolli elettronici sarebbero alla base della nostra ipotetica fabbrica in grado di funzionare comple\u00adtamente da sola, progettata da esseri umani, ma in assenza di essi.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La corsa di Pioneer-10<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro esempio di progetto programmato e registrato su nastro, \u00e8 quello delle sonde interplanetarie e delle astronavi. Da sole, senza quella registrazione inserita nell&#8217;elaboratore elettronico di assetto e di guida, non potrebbero mettersi in corsa intorno alla Terra lungo un&#8217;orbita prestabilita, e tanto meno raggiungere la Luna o un pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quella registrazione che sostituisce il gruppo di scienziati che ha predisposto il loro lancio nello spazio. E come se fossero presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impresa di Pioneer-10 \u00e8 spettacolosa. \u00c8 in corsa verso i confini del Sistema Solare; uscir\u00e0 da esso e si lancer\u00e0 nel Cosmo aperto. Porta un mes\u00adsaggio per il popolo extraterrestre al quale, eventualmente, dovesse giungere. Corre lungo una rot\u00adta cosmica, come se si trovasse su un binario, con estrema precisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come fa ad auto-guidarsi? Come fa a correre nel Cosmo, come se fosse sistemato su un binario? Per mesi e mesi, uno stuolo di scienziati del Centro Studi Ames della NASA, a Mountain Wiew, in California, ha allineato cifre e istituito calcoli, allo scopo di programmare esattamente la rotta cosmica di Pio\u00adneer-10. \u00c8 predisposta per la durata di 12 anni, con una velocit\u00e0 media di 120 mila chilometri all&#8217;ora. Prevede il passaggio attraverso il Grande Ghoul Ga\u00adlattico, una zona di meteoriti e pulviscolo cosmico. Comprende un percorso arcuato per scavalcare Mar\u00adte a 219 milioni di chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scienziati della NASA avevano previsto che Pioneer-10 avrebbe raggiunto Giove il 3 dicembre 1974, passando a 140 mila chilometri dalla sua su\u00adperficie. In quel giorno, segnali radio trasmessi dalla Terra, misero in funzione le sue due teleca\u00admere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le immagini ravvicinate del gigante congelato apparvero sugli schermi dei televisori in America e in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La corsa nello spazio di Pioneer-10 \u00e8 continua\u00admente sorvegliata dai controllori della NASA. Prosegue sulla rotta prestabilita, grazie a quella pro\u00adgrammazione predisposta in anticipo. Venne regi\u00adstrata in codice su nastri magnetici. I nastri sono stati inseriti in un cervello elettronico ultra-miniaturizzato, installato a bordo. \u00c8 quel cervello elettronico che controlla continuamente il percorso della sonda, confrontandolo con quello pro\u00adgrammato. Utilizza alcune stelle come punti di ri\u00adferimento. Qualsiasi deviazione dalla rotta viene immediatamente compensata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli undici strumenti scientifici a bordo del Pioneer-10 sono in funzione e continuano regolar\u00admente a raccogliere dati. Apparecchiature radio trasmettono senza sosta quei dati agli studi Ames. Anche la cellula-uovo, che diede inizio al nostro corpo, si \u00e8 autoguidata in modo simile. Anch&#8217;essa si \u00e8 valsa di una programmazione predisposta in anticipo, registrata in codice su nastri e affidata all&#8217;intelligenza &#8220;artificiale&#8221; del suo centro direzio\u00adnale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro corpo neonato, appena giunto alla lu\u00adce, fu la prima tappa di un lungo viaggio, su un itinerario rigorosamente prestabilito e controllato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra una favola, ed \u00e8 la realt\u00e0; una realt\u00e0 im\u00admensa, sfolgorante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>2 &#8211; NUOVI PRODIGI DELLA NATURA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abLe meraviglie della nostra tecnica sono al li\u00advello di giocattoli infantili, se vengono con\u00adfrontate con quelle della Natura\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prof. george wald, Premio Nobel<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abII pi\u00f9 piccolo e pi\u00f9 semplice di tutti i viventi, un microrganismo costituito da una sola cellula, \u00e8 immensamente pi\u00f9 complesso e meglio organiz\u00adzato di qualsiasi nostro &#8220;cervello elettronico&#8221;, o di una qualsiasi altra apparecchiatura, sia pure un&#8217;a\u00adstronave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe paragonabile soltanto ad una prodigio\u00adsa fabbrica ultra-automatizzata e cibernetica, capa\u00adce di dirigere e controllare tutta la propria attivit\u00e0, e quindi in grado di funzionare completamente da sola, e per di pi\u00f9 di provvedere a riparare gli eventuali guasti, se ci fosse possibile progettarla e<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">costruirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un sommergibile atomico o l&#8217;impianto di telese\u00adlezione di un&#8217;intera nazione sono ben poca cosa di fronte ad un&#8217;ameba, e sono quasi niente al cospet\u00adto di un organismo pluricellulare, ad esempio un vermiciattolo o un filo d&#8217;erba\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto oggi affermano tutti gli scienziati, tutti indistintamente, a qualsiasi paese appartengano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl corpo umano, essendo formato da 60 mila miliardi di cellule viventi, ciascuna delle quali \u00e8 fa\u00advolosamente complessa, \u00e8 una Galassia vivente. Riesce a costruirsi da s\u00e9, partendo da una cellula sola, in base alla programmazione di tutto quanto deve venir eseguito, registrata sui nastri DNA, riu\u00adniti nel suo centro direzionale. Quel centro prov\u00advede a fornire tutti i &#8220;piani costruttivi&#8221;, a pianifi\u00adcare la costruzione dei vari organi, a coordinare la loro attivit\u00e0 ed a rendere efficiente tutto quell\u2019immenso sistema biologico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scienziati sono giunti a queste sorprendenti e sconcertanti conclusioni, dopo l&#8217;avvento del supermicroscopio elettronico (v. fig. 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con quel nuovo formidabile strumento di osser\u00advazione, una microscopica cellula vivente diventa grande quanto un bue, una foglia assume le di\u00admensioni di una citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visto invece al microscopio ottico, ingrandito 1000 o al massimo 2000 volte, un microbo \u00e8 sem\u00adpre un microbo, un filo d&#8217;erba \u00e8 sempre un filo d&#8217;erba. Ma visti al super-microscopio elettronico, ingranditi 200.000 volte, sino a 800.000 volte, il microbo e il filo d&#8217;erba sono qualche cosa di completamente diverso, qualcosa che ha assolutamente nulla a che fare con essi.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Un mondo nuovo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che si vede, poggiando gli occhi sul binocolo del <strong>super-microscopio<\/strong>, \u00e8 qualche cosa di mai visto, \u00e8 un mondo nuovo che sbalordisce e mozza il respiro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il super-microscopio elettronico \u00e8 il nuovo oc\u00adchio della Scienza. La sua potenza \u00e8 pari a quella di un grande telescopio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutto quanto esiste sotto un certo ordine di grandezze, la luce non \u00e8 pi\u00f9 luce. Non illumina ci\u00f2 che \u00e8 piccolo oltre un certo limite. Non illumi\u00adna un virus e non illumina una proteina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I raggi elettronici, quelli usati per la televisione e per il radar, hanno lunghezze d&#8217;onda pi\u00f9 corte di quelle della luce, e riescono perci\u00f2 ad &#8220;illu\u00adminare&#8221; anche un vasto mondo sub-microscopico, impenetrabile per la luce (v. fig. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i raggi elettronici \u00e8 necessario lo schermo fluorescente, ed \u00e8 perci\u00f2 che il super-microscopio si basa sullo stesso principio del televisore, pur es\u00adsendo del tutto diverso, e di dimensioni molto maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni secoli or sono, prima dell&#8217;invenzione del microscopio ottico, era impossibile immaginare che tutti i viventi fossero formati da microscopiche cellule funzionanti per proprio conto. Una si\u00admile idea sarebbe apparsa del tutto assurda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo l&#8217;invenzione del microscopio ottico, risul\u00adt\u00f2 evidente che la vita si basa sulle cellule. Ma che le cellule viventi fossero delle prodigiose fabbriche ultra-automatizzate, programmate con la registrazione su nastri e provviste di inverosimili reti ci\u00adbernetiche di controllo, non poteva passare nella mente di nessuno.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I grandi telescopi ci mostrano le immense Galassie sparse nell&#8217;Universo. Con essi abbiamo acquisito la conoscenza dell&#8217;infinitamente grande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I super-microscopi elettronici hanno spalancato innanzi ai nostri occhi un universo nuovo, insospettato, quello dell&#8217;infinitamente organizzato, l&#8217;u\u00adniverso della cellula vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a quanto esiste in quel nuovo univer\u00adso, tutto ci\u00f2 che ci pu\u00f2 dare la nostra tecnica \u00e8 sul livello di giocattoli infantili. Questa costatazio\u00adne ha messo in crisi la Scienza stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Realt\u00e0 favolosa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>Come \u00e8 possibile che la cellula vivente sia una prodigiosa fabbrica ultra-automatizzata e cibernetica? Come \u00e8 possibile che sia favolosamente com\u00adplessa, tanto complessa da declassare al livello di giocattolo infantile un&#8217;astronave o un impianto na\u00adzionale di teleselezione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo \u00e8 per molte ragioni. Una di esse \u00e8 che si comporta come una fabbrica automatizzata capace di approntare tutti gli ingegneri, tutti i tecnici, tut\u00adti gli operai che le occorrono&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ascolterebbe, diversamente, gli ordini che i suoi nastri DNA impartiscono continuamente? Chi si incaricherebbe di leggere le informazioni tecniche trascritte su di essi? Chi eseguirebbe il lavoro in base alla pianificazione predisposta in an\u00adticipo? Chi si occuperebbe dei \u00abpiani costruttivi\u00bb trascritti sui meravigliosi nastri DNA?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per prodigiosi che siano, da soli quei nastri DNA con la trascrizione in codice di come deve venir costruito e di come deve funzionare un or\u00adganismo vivente, non servirebbero a nulla di nulla. Sarebbero simili a pacchi di disegni tecnici rela\u00adtivi alla costruzione di un aviogetto, lanciati in pieno deserto; la sabbia li sommergerebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poteva, la Creazione, predisporre ogni progetto in anticipo, programmarlo e registrarlo su appositi nastri, per poi trascurare tutto il resto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco la ragione per cui la cellula vivente \u2014 la base di ogni forma di vita \u2014 \u00e8 una fabbrica automatizzata funzionante con ingegneri, tecnici e ope\u00adrai anch&#8217;essi automatizzati. Funziona con dei robot&#8230; Quei robot sono designati con la sigla interna\u00adzionale RNA. Sono i robot-RNA della cellula.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono gli stessi in tutti i viventi. I robot-RNA di un microbo sono del tutto eguali a quelli di un elefante. Quelli di un topo sono esattamente gli stessi di quelli di un uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come c&#8217;\u00e8 un solo nastro DNA per tutti i viventi sulla Terra cos\u00ec c&#8217;\u00e8 una moltitudine degli stessi robot-RNA per tutti, microbi, piante, animali e uo\u00admini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Essendo uno solo il nastro DNA, una sola la re\u00adgistrazione e uno solo il codice usato per la trascrizione, anche gli esecutori non possono essere se non gli stessi per tutti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E di pi\u00f9, \u00e8 lo stesso nastro DNA che genera i robot-RNA. Mentre il nastro magnetico dei nostri registratori produce segnali elettrici, il nastro DNA produce robot. Nei nostri registratori quei segnali elettrici fluiscono lungo fili conduttori, cir\u00adcuiti e transistor; infine giungono alla bobina mobile dell&#8217;altoparlante. Nella cellula vivente sono in\u00advece in corsa, in attivit\u00e0, i robot-RNA. Sono essi ad approntare tutto quanto occorre a far funzio\u00adnare le apparecchiature biologiche, a costruire attrezzi di lavoro e macchine-utensili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra un&#8217;assurda fantasticheria. \u00c8 una realt\u00e0 che stentiamo ad accogliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come potrebbe funzionare quella prodigiosa fabbrica che \u00e8 la cellula vivente senza i suoi robot-RNA?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Robot-RNA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quell\u2019altra fabbrica del tutto automatizzata, in grado di funzionare completamente da sola che abbiamo immaginato nel capitolo precedente, fa\u00adceva a meno dei robot. In realt\u00e0 i robot erano costituiti dai servomeccanismi, dai rel\u00e9, dai conge\u00adgni di comando azionati dai segnali elettrici provenienti dagli elaboratori elettronici. Ma i se\u00adgnali elettrici richiedono fili conduttori, un&#8217;immen\u00adsa rete di collegamenti. La cellula vivente ne fa a meno. Genera robot invece di segnali elettrici. I robot si comportano come se fossero intelligen\u00adti, inseriti come sono nella sua organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando non sono pi\u00f9 necessari, vengono demoliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il sistema produttivo pi\u00f9 razionale che si pos\u00adsa immaginare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 da eseguire un dato lavoro, ad esempio ap\u00adprontare una delle migliaia di proteine di cui la cellula ha necessit\u00e0? Pu\u00f2 essere costituita a sua volta da un migliaio di parti componenti minori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fa la cellula vivente a far eseguire il mon\u00adtaggio di tutti quei componenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parte da un &#8220;piano costruttivo&#8221; registrato su uno dei nastri DNA. Esso indica l&#8217;esatta sequenza lineare del collegamento dei componenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene generato un RNA tecnico capace di por\u00adtare in cantiere quel &#8220;piano costruttivo&#8221;. E una specie di capo-reparto, in grado di far lavorare RNA-operai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nastro DNA e il cromosoma che lo contiene sono organizzati in modo da generare quel RNA-tecnico con tutta facilit\u00e0. Dispongono del materia\u00adle necessario ed anche degli adatti mezzi operativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;RNA-tecnico porta l&#8217;impronta esatta del &#8220;piano costruttivo&#8221; presente sul nastro DNA. Un accorgi\u00admento consente di evitare che venga confuso con il DNA stesso. Tutto \u00e8 meticolosamente previsto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;RNA-tecnico esce dal centro direzionale e va in cantiere, per far approntare quella proteina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 indicato con il termine internazionale di messenger-RNA. La sigla usata \u00e8 m-RNA. \u00c8 il robot messaggero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I robot-operai vengono anch&#8217;essi approntati dal centro direttivo, generati in numero adeguato dai nastri DNA, a seconda dell&#8217;entit\u00e0 della produzione complessiva, dell&#8217;intera cellula. Solo gli m-RNA vengono prodotti uno per uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il montaggio di una proteina \u00e8 sufficiente un RNA-tecnico e una o pi\u00f9 squadre di RNA-operai. Gli RNA-ingegneri vengono messi in azio\u00adne solo quando si tratta di costruzioni pi\u00f9 com\u00adplesse, come si vedr\u00e0 in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un prodigioso cantiere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>Ma che cosa potrebbero fare i robot-RNA da soli? Niente di niente. Come potrebbero eseguire il lavoro ad essi affidato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono meravigliosi, ma la cellula in cui lavorano non lo \u00e8 meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le strutture di quella prodigiosa &#8220;fab\u00adbrica&#8221; sono funzionanti, tutte sono automatizzate, tutte sono sotto gli ordini e sotto il controllo del centro direzionale. Quelle strutture sono in realt\u00e0 delle apparecchiature, di forma tale da sostituire tutte le macchine e tutte le opere murarie di una nostra fabbrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cellula vivente tipica \u00e8 di forma sferoidale. \u00c8 simile ad un complesso industriale costruito nell&#8217;interno di una sfera con il nucleo direzionale al centro. Intorno al nucleo, c&#8217;\u00e8 il cantiere. Lunghe e vaste pareti, poste una di seguito all&#8217;altra, costitui\u00adscono i siti di lavoro dei robot-RNA (v. fig. 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorniamo alla proteina da approntare. L&#8217;m-RNA con il &#8220;piano costruttivo&#8221; \u00e8 pronto. Esce dal centro. Il cantiere \u00e8 in piena attivit\u00e0. Una specie di &#8220;cervello elettronico&#8221; tiene tutto sottocchio, sa dove c&#8217;\u00e8 un posto libero. Invia l&#8217;m-RNA su quella tale parete, in quel tal punto, dove c&#8217;\u00e8 quel posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;m-RNA giunge al posto designato. Immedia\u00adtamente la parete lo afferra e lo svolge su tutta la sua lunghezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parete deve necessariamente svolgerlo e trat\u00adtenerlo solidamente. Tutta la costruzione della proteina avviene sopra di esso. \u00c8 la base su cui effettua il lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accorrono immediatamente i robot-operai. Per prima cosa \u00e8 necessario andare in magazzino per prelevare le prime parti componenti, con le quali iniziare il montaggio della proteina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I robot che provvedono al trasporto sono desi\u00adgnati con il termine transfert-RNA. La loro sigla \u00e8 t-RNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri robot devono provvedere a riunire insieme le varie parti componenti, ed a saldarle, in modo da formare un unico complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono i ribosomial-RNA, gli r-RNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;m-RNA disteso \u00e8 simile alla catena di mon\u00adtaggio di una nostra fabbrica di automobili. E molto lungo, pu\u00f2 essere lunghissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un aspetto sorprendente dell&#8217;immensa organiz\u00adzazione in atto in qualsiasi cellula vivente, \u00e8 che l&#8217;m-RNA si comporta anche come una monorotaia rettilinea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parete sulla quale \u00e8 fissato provvede ad in\u00adnestare su quella monorotaia un veicolo a tre po\u00adsti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 una fiaba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II centro direzionale non appronta soltanto tutti gli operai che gli necessitano, appronta anche del\u00adle vetturette, adatte per trasportare gli operai, mentre lavorano lungo la catena di montaggio.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pareti del cantiere hanno a loro disposizione i robot-operai e le vetturette triposto, adatte per viaggiare su monorotaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle vetturette sono anche dei reparti di montaggio. La loro importanza \u00e8 fondamentale nell&#8217;organizzazione produttiva della cellula vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono designate con il termine ribosomi. Consi\u00adstono in due parti, una motrice, in contatto con la monorotaia, ed una in funzione di abitacolo per tre t-RNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I ribosomi vengono approntati in una particola\u00adre sezione del centro direttivo. \u00c8 denominata nucleolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al super-microscopio elettronico si vede il can\u00adtiere della cellula formato da un gran numero di pareti, e si vedono distintamente i ribosomi, ade\u00adrenti ad essi. In media, i ribosomi sono una deci\u00adna di migliaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non per nulla gli scienziati, che per primi han\u00adno visto l&#8217;interno della cellula vivente ed hanno costatato che \u00e8 una fabbrica organizzata a quel modo, sono rimasti esterrefatti e sgomenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi non possiamo neppure immaginare mecca\u00adnismi automatizzati capaci di ordinare la costru\u00adzione di robot-tecnici, di robot-operai, di vetturet\u00adte-reparti di montaggio in corsa su monorotaia. Siamo immensamente lontani da quella frontiera assoluta della tecnica della Natura, parte integran\u00adte della Creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Robot-RNA al lavoro<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">II montaggio della proteina ha inizio. Il ribosoma \u00e8 stato sistemato sulla monorotaia dell&#8217;m-RNA. Si tratta di collocare a posto il primo dei mille componenti. Accorre subito un t-RNA, quel\u00adlo adibito al trasporto in quel primo componente. C&#8217;\u00e8 un t-RNA per ciascuno di essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel t-RNA entra nel ribosoma. Vi si sistema. Lo pu\u00f2 fare poich\u00e9 \u00e8 quello richiesto dal &#8220;piano costruttivo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tiene il componente all&#8217;esterno del ribosoma. Entra immediatamente un seconda t-RNA, quello che porta il secondo componente richiesto dal &#8220;piano costruttivo&#8221;. Anch&#8217;esso tiene il proprio componente al di fuori del ribosoma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interviene subito un r-RNA; provvede a saldare i due componenti. Per far ci\u00f2 utilizza un adatto utensile da saldatura. Quell&#8217;utensile \u00e8 uno dei molti enzimi adoperati in cantiere. \u00c8 designato con il termine peptiditransferasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non basta un utensile per fare una saldatura, \u00e8 necessaria dell&#8217;energia, della forza. L&#8217;r-RNA, oltre a quell&#8217;utensile, adopera anche l&#8217;energia organica contenuta in un apposito contenitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel contenitore di energia \u00e8 indicato con la si\u00adgla internazionale ATP. \u00c8 il contenitore universale di energia organica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come in tutti i viventi sulla Terra, tanto in quelli della nostra epoca, quanto in quelli delle lontane epoche preistoriche, vi sono gli stessi DNA, gli stessi RNA, gli stessi ribosomi, cos\u00ec vi sono gli stessi ATP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre viene effettuata la saldatura dei due com\u00adponenti, nel ribosoma entra il terzo t-RNA, con il terzo componente richiesto. Non appena la saldatura \u00e8 ultimata, il primo t-RNA \u00e8 libero; esce dal ribosoma e va in magazzino a prelevare un altro carico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quello stesso istante, il ribosoma scatta. Fa un passo innanzi sulla monorotaia della catena di montaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre l&#8217;r-RNA effettua la seconda saldatura, entra un altro t-RNA con il quarto componente. Il ribosoma ha un altro scatto, fa un altro passo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si forma cos\u00ec un primo tratto della proteina. \u00c8 sostenuto dall&#8217;ultimo t-RNA di turno, con l&#8217;aiuto della parete. Quel tratto di proteina \u00e8 denominato catena peptidica.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Tutto ultra-automatizzato<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle nostre fabbriche il tempo viene scandito in minuti; nella cellula vivente viene scandito in modo estremamente pi\u00f9 rapido, in microsecondi. Osservata da noi, l&#8217;attivit\u00e0 della cellula risulterebbe fulminea. Eppure, il montaggio di una lunga proteina, con un migliaio di componenti, viene ef\u00adfettuato da pi\u00f9 squadre di RNA. La parete prov\u00advede a sistemare sulla monorotaia dell&#8217;m-RNA, quattro, cinque o pi\u00f9 ribosomi, ad intervalli rego\u00adlari, in modo da ottenere pi\u00f9 catene peptidiche si\u00admultaneamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la stessa parete che poi provvede al collega\u00admento di esse, con r-RNA adatti, in modo da otte\u00adnere una unica catena. La proteina non \u00e8 ancora pronta. Deve passare in un altro reparto per assu\u00admere la forma necessaria. Anche a tale trasferi\u00admento provvede la parete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 non rimanere sbalorditi quando, al super-microscopio elettronico, si osserva tutto l&#8217;enorme sviluppo di quelle pareti del cantiere. Con termine antiquato, sono dette membrane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consistono di una parte esterna, sopra la quale avvengono le lavorazioni, e di una interna, in funzione di deposito dei materiali e degli attrezzi di lavoro. Tra una membrana e l&#8217;altra vi \u00e8 una specie di vescichetta schiacciata, riempita di liquido cito\u00adplasmatico. L&#8217;insieme delle vescichette forma la rete di comunicazione del cantiere. Essa raggiunge il nucleo direzionale da un lato, e l&#8217;esterno della cellula dall&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pi\u00f9, lungo tale rete, sono disposti i magazzini di materie prime e quelli del &#8220;carburante&#8221;, ossia glucosio. Sono denominati vacuoli (v. fig. 7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il liquido fluisce in un solo senso, per cui \u00e8 sta\u00adta avanzata l&#8217;ipotesi che esso agisca da sistema circolatorio, partecipando all&#8217;assunzione dall&#8217;ambien\u00adte esterno di svariate sostanze, al trasporto interno dei semilavorati e dei prodotti finiti, nonch\u00e9 all&#8217;e\u00adspulsione dei rifiuti dalla cellula.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insieme \u00e8 denominato sistema vacuolare. Tutto il cantiere, pulsante e dinamico, \u00e8 detto reticolo endoplasmatico. L&#8217;abbreviazione internazionale \u00e8 ER.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quell&#8217;enorme rete di membrane, di canalicoli e di vacuoli apparve, con i primi microscopi, simile ad un reticolo. Il termine rimase.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le attivissime membrane vanno soggette ad usura, e devono venir sostituite. Sono collegate con un&#8217;apposita zona del cantiere, nella quale ven\u00adgono continuamente approntate nuove membrane. Al super-microscopio si vedono quelle in attivit\u00e0 cosparse di ribosomi, mentre le nuove, in attesa, ne sono prive. Il gruppo delle membrane nuove forma il complesso di Golgi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apposite squadre di RNA provvedono alla de\u00admolizione immediata di tutto ci\u00f2 che va fuori uso nel cantiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche quell&#8217;m-RNA che ha portato nell&#8217;ER il &#8220;piano di montaggio&#8221; della nostra proteina, \u00e8 sta\u00adto subito demolito, distrutto, non appena ultimata, affinch\u00e9 la sua presenza non causasse confusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apposite reti cibernetiche controllano tutto quanto avviene nella cellula. Migliaia di proteine, di svariati tipi, vengono allestite contemporanea\u00admente lungo le membrane dell&#8217;ER, sui piani di costruzione, forniti da altrettanti robot-tenici, gli m-RNA. Altrettante migliaia di squadre di t-RNA e di r-RNA provvedono ad eseguire il lavoro, entro i ribosomi scattanti sulle monorotaie delle catene di montaggio. Intanto, in altre zone, .vengono riu\u00adniti atomi per ottenere le parti componenti da in\u00adviare ai magazzini. Tutto procede rapidamente ed esattamente, sotto la direzione del centro e la sor\u00adveglianza dei congegni cibernetici di controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa dire di tutto ci\u00f2, se si tiene conto che l&#8217;ultra-automatizzata e favolosamente complessa cellula vivente misura, in media, 10 centesimi di millimetro?<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Organizers<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si tratta di una qualsiasi &#8220;costruzione&#8221; complessa, i robot-RNA non sono pi\u00f9 sufficienti. Essi &#8220;lavorano&#8221; nell&#8217;interno della cellula vivente, nella sua &#8220;zona industriale&#8221;, il reticolo endoplasmatico, ed ovunque sia necessario, ma non oltre i confini della cellula. Possono approntare comples\u00adse molecole proteiche, ma non possono venir adi\u00adbiti alla &#8220;costruzione&#8221; di imponenti sistemi biolo\u00adgici, come pu\u00f2 essere un filo d&#8217;erba o, su un livel\u00adlo molto pi\u00f9 alto, un pulcino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 allora che entrano in attivit\u00e0 gli ingegneri del DNA, gli organizers. Sono essi a provvedere al &#8220;montaggio&#8221; delle cellule specializzate, in modo da ottenere degli organi funzionanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 curioso che gli organizers siano stati scoperti circa quarantenni prima degli RNA, quando an\u00adcora non si sapeva nulla neppure dei nastri DNA. Sono pi\u00f9 voluminosi e si muovono all&#8217;esterno del\u00adle cellule, per cui risultano meglio visibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A scoprirli fu il biologo tedesco Hans Spemann, nel 1918. Spemann ebbe il premio Nobel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci \u00e8 ancora dato di sapere che, cosa siano gli organizers e come agiscono. Indubbiamente vengono diretti dai nastri DNA, visto che su di essi \u00e8 registrata tutta la programmazione al completo. E probabile che vengano anche prodotti dai DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Costruzione di un vivente <\/strong>(figura 8)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nastri DNA, robot-RNA e organizers, con il rit\u00admo preciso di un cronometro, stanno costruendo quello che sar\u00e0 un pulcino, nell&#8217;interno di un uo\u00advo. Riescono a compiere un prodigio impensabile: convertono le sostanze organiche presenti nel tuorlo e nell&#8217;albume, nelle innumerevoli piccole parti componenti il pulcino, e le collocano esatta\u00admente al loro posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con quelle sostanze costruiscono ossicine, fibre nervose e fibre muscolari, alveoli polmonari, cellu\u00adle epiteliali e cos\u00ec via. Poi le utilizzano automatica\u00admente, in base agli ordini dati dai nastri DNA, riportati dagli organizers. Con le fibre muscolari co\u00adstruiscono un cuore, con il suo complesso e ingegnoso meccanismo di ventricoli e con il suo mira\u00adbile gioco di valvole, affinch\u00e9 possa dilatarsi e contrarsi armoniosamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto avviene per opera di quegli invisibili ar\u00adtefici, nell&#8217;interno dell&#8217;uovo, \u00e8 simile ad un&#8217;esplosione vista al rallentatore. Milioni di passaggi si susseguono in base a sequenze rigorosamente prestabilite. Vi sono sempre le sostanze giuste, nel posto giusto, al momento giusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al dodicesimo giorno di lavoro senza sosta, tut\u00adte le parti principali del pulcino sono gi\u00e0 pronte. Le sue ossicine sono state costruite e collocate in un&#8217;unica struttura bene ordinata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo altri due giorni spunta la peluria gialla sulla sua pelle. Al diciottesimo giorno, con la testolina piegata sul petto, il pulcino riesce a pigola\u00adre flebilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascuno dei suoi occhietti \u00e8 a posto. \u00c8 formato esattamente come necessario per poter captare i raggi di luce, consentire alle immagini di formarsi sulla sua retina e di venir trasmesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come avranno fatto i robot-RNA e gli organi\u00adzers ad approntare tutto il necessario e ad effet\u00adtuare la costruzione? \u00abUn pulcino \u2014 affermano gli scienziati \u2014 \u00e8 pi\u00f9 complesso di un aviogetto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 \u00e8 al di l\u00e0 del limite entro il quale i paragoni hanno significato, ed oltre i gradi che corrispondono alle nostre idee di progressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Funzioniamo con l&#8217;energia della luce<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto vien fatto funzionare con un&#8217;apposita energia, predisposta esattamente alle necessit\u00e0 del\u00adla cellula vivente. Ma la cellula, in quanto vivente, non dovrebbe fare a meno di energie. \u00c8 forse un motore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un altro immenso prodigio della Natura, mes\u00adso in evidenza dalla Scienza dei giorni nostri. A nulla servirebbero gli efficientissimi nastri DNA e i robot RNA; immobili rimarrebbero i ribosomi; paralizzato risulterebbe tutto il &#8220;cantiere&#8221; della cellula vivente, il suo reticolo endoplasmatico, sen\u00adza un&#8217;energia adeguata, predisposta per farli fun\u00adzionare. Senza quell&#8217;energia, la cellula vivente non potrebbe essere quella prodigiosa fabbrica ultra\u00ad automatizzata che \u00e8. Non potrebbe esistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma chi la rifornisce di energia? Lo sappiamo benissimo: \u00e8 il Sole stesso a dar energia a tutta la vita sulla Terra. Le piante captano l&#8217;energia conte\u00adnuta nei raggi solari, e la inseriscono in un apposi\u00adto contenitore: la molecola di zucchero glucosio. \u00c8 quella la &#8220;benzina&#8221; dei viventi. Non si pu\u00f2 vive\u00adre sulla Terra, se non si viene riforniti di quella &#8220;benzina&#8221; e se non si \u00e8 in grado di utilizzarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;energia della luce solare \u00e8 alla base di ogni forma di vita. Dal microbo sino all&#8217;uomo, tutti utilizziamo quell&#8217;energia per vivere, tutti \u00abandiamo con la forza della luce solare\u00bb; tutti siamo alquan\u00adto pi\u00f9 fantascientifici di quanto non immaginiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come si fa a mettere l&#8217;energia della luce in un contenitore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I plastidi clorofilliani delle foglie sono delle ap\u00adparecchiature capaci di compiere quel prodigio. Sono contenuti in apposite cellule viventi, &#8220;organiz\u00adzate a quello scopo, e sistemate nella parte supe\u00adriore, esposte alla luce. Scindono le molecole d&#8217;ac\u00adqua nei loro componenti: due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. I raggi di luce energizzano l&#8217;elet\u00adtrone degli atomi di idrogeno. Cos\u00ec energizzati, quegli atomi vanno a formare lo zucchero gluco\u00adsio, in unione con l&#8217;anidride carbonica prelevata dall&#8217;aria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il processo della fotosintesi. I plastidi clorifilliani sono delle complicatissime apparecchiature chimico-elettroniche. Per essere riusciti ad intrave\u00adderne il funzionamento, parzialmente, Hans Krebs e Melvin Calvin ebbero il premio Nobel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;energia della luce viene convertita, dunque, in energia elettronica. Quell&#8217;elettronica di cui noi an\u00addiamo tanto orgogliosi, viene utilizzata dai viventi da quando ebbero inizio sulla Terra, da 2,2 miliar\u00addi di anni or sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con quell&#8217;energia, le piante funzionano; con es\u00adsa funzionano anche tutti gli animali e tutti gli uomini. A noi giunge insieme con i farinacei, e pi\u00f9 o meno con tutti gli altri elementi.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">L&#8217;energia della vita<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma sono forse elettronici i viventi? Non lo sono. L&#8217;energia elettronica non sarebbe adatta per farli funzionare. \u00c8 necessaria un&#8217;energia molto pi\u00f9 &#8220;fine&#8221;, esattamente predisposta per le microscopiche apparecchiature biologiche. E l&#8217;energia organi\u00adca, vitale, metabolica. \u00c8 contenuta in appositi serbatoi, quelli ai quali \u00e8 stato accennato, le molecole di ATP.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stesse cellule viventi, che captano i raggi di luce e ne prelevano l&#8217;energia, per funzionare devo\u00adno convertire quell&#8217;energia nell&#8217;altra, quella orga\u00adnica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anch&#8217;esse la prelevano dalle molecole di ATP, quelle che esse stesse hanno caricato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma per convertire l&#8217;energia elettronica nell&#8217;ener\u00adgia vitale dell&#8217;ATP, sono necessarie delle &#8220;centrali energetiche&#8221; (fig. 5). Sono dette mitocondri (fig. 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ve ne sono in tutte le cellule viventi. Non si \u00e8 trovato nessuna di esse con meno di 50 mitocon\u00addri, e nessuna con pi\u00f9 di 2000. Il loro numero \u00e8 adeguato alle necessit\u00e0 energetiche di ciascuna cel\u00adlula.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, quelle &#8220;centrali energetiche&#8221;, viste sullo schermo del super-microscopio, appaiono incredibilmente complesse. Ciascuna di esse ha l&#8217;aspetto di un &#8220;sommergibile&#8221;. Ma sullo scafo vi sono migliaia di sferette, ciascuna delle quali \u00e8 un labora\u00adtorio. Apre la molecola di glucosio, utilizzando l&#8217;ossigeno che noi preleviamo dall&#8217;aria con la re\u00adspirazione (v. fig. 9A).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;interno delle &#8220;centrali&#8221; entrano soltanto gli elettroni energizzati, prelevati dal glucosio. Non entrano da soli, vengono trasportati da un apposi\u00adto contenitore, denominato coenzima DPN. Simultaneamente e continuamente migliaia di elet\u00adtroni energizzati entrano in ciascun mitocondrio. Come avvenga la traduzione dell&#8217;energia \u00e8 ancora un mistero. Evidente \u00e8 soltanto che gli elettroni escono scarichi dai mitocondri, mentre carichi escono gli ATP. Si \u00e8 calcolato che con una mole\u00adcola di glucosio vengono caricate 36 molecole di ATP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella cellula vivente, in assenza di conduttori elettrici il trasporto dell&#8217;energia \u00e8 affidato al viavai degli ATP. Portano energia ovunque sia necessa\u00adrio, energizzano tutta la microscopica fabbrica ultra-automatizzata, e poi ritornano alla &#8220;centrale&#8221;, per venire ricaricati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci chiediamo che cosa sia in realt\u00e0 l&#8217;energia organica, quella ottenuta dall&#8217;energia elettronica del glucosio, ci troviamo subito di fronte ad uno dei tanti enigmi di quell&#8217;immensit\u00e0 organizzata che \u00e8 la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidente \u00e8 soltanto che \u00e8 la luce a energizzare tutti i viventi, a far funzionare tutti quanti siamo sulla Terra, con la potenza del Sole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una visione nuova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se supponiamo che ciascuna delle nostre cellule funzioni con 100 &#8220;centrali energetiche&#8221; soltanto, risulta che il nostro corpo vive con l&#8217;energia che gli viene approntata da 100 volte 60 mila mi\u00adliardi, ossia sei milioni di miliardi di quelle &#8220;centrali&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Unite insieme formerebbero uno degli organi pi\u00f9 importanti e voluminosi, quello adibito a dar forza vitale e calore a tutto il nostro organismo, nonch\u00e9 a far funzionare tutto il sistema nervoso centrale e i sensi ad esso collegati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo suddiviso in quei 6 milioni di miliardi di &#8220;centrali&#8221;, sparse in tutto il corpo, sembra inesistente. Nessuno, in passato, si \u00e8 sorpreso per l&#8217;e\u00advidente mancanza di un organo tanto importante. Non lo si vedeva, per cui sembrava chiaro, indi\u00adscutibile, che il corpo umano non ne avesse neces\u00adsit\u00e0. E questo per tutti i viventi, microbi compresi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu soltanto negli anni cinquanta, quando il su\u00adper-microscopio elettronico consent\u00ec di vedere quelle &#8220;centrali&#8221; in ogni cellula vivente, che si comprese quale enorme importanza abbia l&#8217;ener\u00adgia organica per il &#8220;funzionamento&#8221; di qualsiasi vivente. Prima di quella scoperta, si credeva che i viventi ricavassero energia dalla combustione degli alimenti glucidici, si pensava ad essi come a delle macchine a vapore, provviste di focolaio. I mate\u00adrialisti esultavano costatando che la Scienza del se\u00adcolo scorso consentiva loro di degradare qualsiasi organismo vivente al livello di un meccanismo. Oggi, la situazione \u00e8 capovolta. Non si riesce a comprendere come la cellula vivente possa essere cos\u00ec favolosamente complessa, pur essendo tanto piccola da riuscire invisibilmente ad occhio nudo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra del tutto inverosimile che possa essere provvista di un proprio centro direzionale automatizzato, con la programmazione registrata su nastri DNA, e che possa contenere moltissime apparec\u00adchiature attivate da robot-RNA. Sembra impossi\u00adbile che quel centro direzionale possa tutto con\u00adtrollare e coordinare, utilizzando una fittissima re\u00adte cibernetica. Sembra assurdo che riesca a capta\u00adre l&#8217;energia della luce solare, accumularla sotto forma di energia elettronica, per poi utilizzarla, dopo averla convertita in energia organica. E sem\u00adbra fiabesco che quell&#8217;energia venga distribuita nell&#8217;interno della cellula vivente mediante i conte\u00adnitori ATP, continuamente ricaricati da apposite &#8220;centrali energetiche &#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ieri l&#8217;uomo rimaneva costernato di fronte all&#8217;im\u00admensit\u00e0 del cosmo; gli sembravano eccessive le Galassie maestosamente roteanti a milioni di anni-luce di distanza. Oggi rimane costernato di fronte a quei 60 mila miliardi di prodigiose &#8220;fabbriche&#8221; ultra automatizzate, perfettamente programmate ed esattamente cibernetiche, funzionanti con DNA e RNA, che formano il suo corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scoperte della Scienza ci pongono di fronte ad una nuova visione del mondo, ad un livello forse troppo alto per coloro che vivono in questo secolo. Si dilegua invece quella visione materialista del mondo che \u00e8 stata impostata per ragioni di co\u00admodo, e che ancora viene imposta alle grandi mas\u00adse ignare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>3 &#8211; TUTTI I VIVENTI SONO PROGRAMMATI IN CODICE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abSe i nastri DNA di un uomo \u2014 di uno solo \u2014 venissero collegati uno di seguito all&#8217;altro, potrebbero circoscrivere tutto il Sistema Sola\u00adre\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prof. francis compton crick, Premio Nobel<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A che serve il codice?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 siamo tutti programmati in codice? In che cosa consiste quel codice?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 dare ordini ad una macchina, come se si trattasse di un essere umano. Non la si pu\u00f2 istruire, affinch\u00e9 sappia quello che deve fare, co\u00adme se fosse una scolaretta delle elementari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 dire ad una porta chiusa &#8220;apriti&#8221;; occorre adoperare la chiave. La chiave ha una dentellatura in codice. Apre quella sola porta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il codice Morse trasmettiamo messaggi &#8220;via filo&#8221; o &#8220;via radio&#8221;. Consiste in due soli segni, due impulsi elettrici, uno breve (il punto), ed uno lun\u00adgo (la linea). La vocale E \u00e8 indicata da un punto, la consonante T da una linea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le altre lettere dell&#8217;alfabeto sono ottenute con un insieme di punti e di linee. La A \u00e8 un punto e una linea, la B \u00e8 una linea e tre punti, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il codice della vita, il codice DNA, consiste in\u00advece di quattro segni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con quei quattro soli segni \u00e8 trascritta e regi\u00adstrata l&#8217;intera programmazione di un essere uma\u00adno, su quel metro e settanta centimetri di nastro DNA che \u00e8 presente in ogni sua cellula. \u00c8 questo un altro sorprendente aspetto dell&#8217;immensit\u00e0 della Creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per di pi\u00f9, con quei quattro segni \u00e8 registrata la programmazione di ogni altro essere vivente sulla Terra. Con essi \u00e8 dettato come deve venir appron\u00adtato lo zoccolo in un dromedario, oppure l&#8217;ala di una farfalla, la gialla peluria di un pulcino, o la bianca cornea dell&#8217;occhio umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che siano sufficienti quattro soli segni per regi\u00adstrare una cos\u00ec sterminata quantit\u00e0 di informazio\u00adni, non ci deve sorprendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei quattro segni del codice DNA sono altret\u00adtante specialissime sostanze chimiche. Hanno un nome, ma esso non ha nulla a che fare con la loro funzione. Questo perch\u00e9 sono state scoperte molto tempo prima del nastro DNA. Gi\u00e0 nel 1869, il chimico svizzero Friedrich Miescher riusc\u00ec ad iso\u00adlare una strana sostanza dal nucleo direzionale delle cellule. La denomin\u00f2 nucleina. Poi scopr\u00ec, in quella sostanza, dell&#8217;azoto e del fosforo. Infine gli risult\u00f2 evidente che la nucleina conteneva quattro sostanze diverse e le chiam\u00f2: adenina, guanina, timina e citosina. Quattro nomi di fantasia. Erano i quattro segni del codice della vita&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La scoperta di Crick e Watson<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come venne scoperto il prodigioso nastro DNA registrato con quelle quattro sostanze-segno, allineate una di seguito all&#8217;altra?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Miescher aveva notato che la nucleina \u00e8 formata da acido deossiribosio ossia DNA. Che cosa fosse in realt\u00e0, nessuno riusc\u00ec ad averne nemmeno una lontana idea per 80 anni. Finalmente intorno al 1950, il grande chimico americano Cari Linus Pauling, Premio Nobel, descrisse per la prima vol\u00adta le proteine. Era un primo passo, molto impor\u00adtante. Per &#8220;funzionare&#8221;, esse devono avere una certa forma, devono o essere raggomitolate o ri\u00adpiegate o avvolte ad elica. La forma pi\u00f9 comune \u00e8 quella di un filo di lana avvolto intorno ad un roc\u00adchetto, il quale per\u00f2 non esiste. La disposizione \u00e8 molto regolare, e le spire sono tenute unite da ap\u00adpositi &#8220;ponti idrogeno&#8221;. A seconda della posizione e del numero delle spire, l&#8217;avvolgimento pu\u00f2 esse\u00adre del tipo alfa-elica o beta-elica; spesso una pro\u00adteina consiste di pi\u00f9 avvolgimenti, disposti in una struttura spaziale. Non sappiamo quale sia il signi\u00adficato di tali strutture; ci troviamo nella situazione di chi non riuscisse ad intendere perch\u00e9 le ruote sono rotonde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi dieci anni prima, nel 1941, un altro gran\u00adde scienziato americano, il prof. Osvald Theodore Avery, dell&#8217;istituto Rockefeller di New York, riu\u00adsc\u00ec a scoprire che il DNA contiene le informazioni genetiche indispensabili per l&#8217;auto-costruzione dei viventi. Non riusc\u00ec, per\u00f2, pur consumando tutta la propria esistenza, ad intendere come quelle infor\u00admazioni fossero inserite nel DNA. Le sue ricerche si insabbiarono a causa delle tremende complessit\u00e0 dei fenomeni biologici inerenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il 1951, era evidente che il DNA doveva essere simile a una proteina avvolta ad elica, molto lunga. Ma occorreva vederla, esaminarla, sapere come era fatta. Migliaia di scienziati si lanciarono verso quel traguardo, nella &#8220;corsa al DNA&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il super-microscopio non era sufficiente. Occor\u00adreva fissare l&#8217;ombra degli atomi del DNA su una pellicola fotografica, mediante la tecnica della dif\u00adfrazione dei raggi X e poi risalire, da quelle ombre, alla disposizione degli atomi nella struttura complessiva. Quando un raggio X colpisce un ato\u00admo o un raggruppamento di atomi di una moleco\u00adla, viene deviato, a causa della carica elettrica ne\u00adgativa degli elettroni degli atomi stessi. La gran\u00addezza della deviazione dipende dal numero di elettroni. Le fotografie con la diffrazione dei raggi X mostrano come sono disposti gli atomi in una molecola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, la fotografia ha due sole dimensioni, men\u00adtre la molecola ne ha tre. Occorre fare un mare di calcoli. \u00c8 un lavoro estremamente pesante e diffi\u00adcile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un giovane scienziato inglese, Francis Compton Crick, si era messo nella corsa. Lavorava in una piccola baracca, simile ad una rimessa di biciclet\u00adte, nel recinto dell&#8217;Universit\u00e0 di Cambridge. Aveva 36 anni. Dall&#8217;America gli giunse un aiuto, James Dewey Watson di appena 24 anni. Erano giovani e pieni di forze, potevano lavorare 18 ore su 24. Correvano pi\u00f9 di tutti gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Idearono una nuova forma di analisi matemati\u00adca, il calcolo conformazionale. Con esso riuscirono ad ideare precisi modelli di strutture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;inverno del 1954 giunsero per primi alla grande scoperta. Costatarono che il DNA \u00e8 effettivamente un lunghissimo nastro, avvolto a doppia elica, simile ad una scala a chiocciola, e che i &#8220;segni&#8221; in codice (v. fig. 10A) consistono nei gra\u00addini di quella scala. Ebbero il premio Nobel nel 1961.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nastri DNA sono in realt\u00e0 una coppia di fila\u00admenti paralleli. Tra l&#8217;uno e l&#8217;altro \u00e8 disposta una coppia di sostanze-segno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II messaggio \u00e8 registrato un po&#8217; come i caratteri di una riga di stampa; ad ogni carattere corrispon\u00adde una di quelle quattro sostanze-segno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II DNA si duplica automaticamente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nastri DNA si duplicano facilmente ed esattis\u00adsimamente. Essendo formato da una coppia di filamenti, ciascun nastro pu\u00f2 aprirsi un po&#8217; come una chiusura lampo. Ne risultano due mezzi na\u00adstri, come in figura 11. Essi provvedono a ricostruire la parte mancante, dopo di che la duplicazione \u00e8 completata: al posto di un nastro ve ne sono due. \u00c8 un altro immenso prodigio della Natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ammirevole \u00e8 il modo con cui \u00e8 stata assicurata tale duplicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ciascun nastro DNA, tra una &#8220;ringhiera&#8221; e l&#8217;altra, ossia tra i due filamenti che lo compongo\u00adno, sono sistemati i segni del codice, un po&#8217; come se fossero degli scalini. Ciascuno &#8220;scalino&#8221; \u00e8 for\u00admato da due segni, anzich\u00e9 da un segno solo, co\u00adme sarebbe sufficiente se il nastro non dovesse mai duplicarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei due segni \u00e8 quello che fa parte del messaggio, e si trova su uno dei due filamenti. L&#8217;altro segno \u00e8 il socio del primo, e si trova sul\u00adl&#8217;altro filamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto, i quattro segni sono: adenina (A), guanina (G), timina (T) e citosina (C).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono in societ\u00e0, ossia sono complementari: l&#8217;adenina (A) e la timina (T), la guanina (G) e la citosina (C). Se il &#8220;messaggio&#8221; su uno dei filamenti \u00e8 costituito, ad esempio, dalla seguente successioni di segni: AAAGGAACTTCC&#8230;, la sua &#8220;negativa&#8221;, ossia l&#8217;altra parte del messaggio sull&#8217;al\u00adtro filamento, \u00e8: TTTCCTTGAAGG&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascun segno di codice, ossia ciascuna delle quattro sostanze, poggia sul proprio &#8220;zoccolo&#8221;. Consiste di uno zucchero particolare, il deossiribosio, ossia zucchero ribosio con un atomo di ossigeno in meno, in ogni sua molecola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni &#8220;zoccolo&#8221; \u00e8 fermamente unito a quello che lo segue ed a quello che lo precede mediante un apposito legame, costituito da un fosfato. Ne risulta una lunghissima successione di zucchero-fosfato-zucchero-fosfato&#8230; \u00c8 quanto illustra la fig. 9B.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascuno dei due filamenti consiste in quella successione di &#8220;zoccoli&#8221; e di legami, di zuccheri e di fosfati. &#8220;Zoccoli&#8221; e legami sono tutti esattamen\u00adte eguali, per cui il lunghissimo filamento \u00e8 uni\u00adforme, flessibile e tenacissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un segno, ossia una delle quattro sostanze-base, posto sopra il proprio &#8220;zoccolo&#8221; di zucchero deossiribosio, con il proprio legame, per unirsi agli altri, forma una unit\u00e0 fondamentale del DNA. \u00c8 denominato nudeotide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nastro DNA \u00e8 un po&#8217; simile alle proteine, ma, mentre le proteine sono formate da lunghe catene di aminoacidi, il DNA \u00e8 formato da una lunghissi\u00adma successione di nucleotidi, o meglio da una doppia serie di nucleotidi, dato che consiste di due filamenti, ciascuno con il proprio allineamen\u00adto di segni di codice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La cosmica lunghezza del DNA<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto \u00e8 lungo il nastro DNA, che \u00e8 presente nel centro direzionale di ciascuna delle nostre cel\u00adlule viventi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 suddiviso in 46 tratti, come dire in 46 &#8220;bobine&#8221;. La lunghezza complessiva \u00e8 di 1,70 me\u00adtri. \u00c8 stata misurata dal prof. Marshall Nirenberg, americano, colui che per primo riusc\u00ec a decifrare una &#8220;parola&#8221; trascritta in codice DNA. Ebbe il premio Nobel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nostre cellule viventi sono 60 mila miliardi, come ben sappiamo. Ora, in ciascuna di esse, una per una e nessuna esclusa, c&#8217;\u00e8 quel metro e settanta centimetri di nastro DNA. Non potrebbe esiste\u00adre senza di esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con un semplice calcolo possiamo costatare un altro fatto sconcertante. La lunghezza del nastro DNA che abbiamo dentro di noi, quello che pos\u00adsiamo immaginare formato da tutti i nastri DNA collegati uno di seguito all\u2019altro, \u00e8 data da 1,70 metri x 60 mila miliardi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8: 102 mila miliardi di metri, pari a 102 miliardi di chilometri&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una costatazione che lascia alquanto perplessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo per\u00f2 ricordare che quel nastro \u00e8 im\u00admensamente sottile. \u00c8 tanto straordinariamente lungo quanto \u00e8 straordinariamente sottile. \u00c8 di <strong>2 milionesimi di millimetro<\/strong>, pari a 10 atomi. Lo ha misurato il prof. Francis Compton Crick.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se consideriamo la lunghezza dell&#8217;orbita della Luna intorno alla Terra, non possiamo che sorri\u00addere; \u00e8 appena di 2 milioni e 400 mila chilometri. Proprio niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che \u00e8 proprio niente, al confronto di quei 102 miliardi di chilometri; per\u00f2, se non ci fossero noti i dati corrispondenti, ci sembrerebbe del tutto incredibile che la programmazione del nostro corpo possa essere registrata in codice su un nastro DNA tanto lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra la Terra e il Sole potrebbe venir teso solo un brevissimo tratto del nastro DNA, un pezzettino lungo appena 150 milioni di chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gigante congelato, Giove, si trova ad una di\u00adstanza notevole dal Sole, ma anch&#8217;essa \u00e8 ben poca cosa di fronte alla lunghezza del nastro DNA che abbiamo nelle nostre cellule viventi. Si trova ad appena 775 milioni di chilometri. Ad una distanza quasi doppia c&#8217;\u00e8 il pianeta con l&#8217;anello: \u00e8 a 1430 milioni di chilometri. Possiamo trascurarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ultimi vengono i tre della periferia, molto oltre Saturno e lontanissimi dal Sole. Urano, il pri\u00admo, \u00e8 tanto lontano da Saturno quanto Saturno lo \u00e8 dal Sole. \u00c8 a 2.842 milioni di chilometri. Visto da Urano, il Sole non sembra pi\u00f9 grande di una lenticchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto al di l\u00e0, lontanissimo, sperduto nello spa\u00adzio cosmico, c&#8217;\u00e8 Nettuno. \u00c8 addirittura a 4 miliar\u00addi e mezzo di chilometri. Per quel pianeta, il Sole non \u00e8 pi\u00f9 il Sole, \u00e8 una delle tante stelline sparse sul fondo buio dell&#8217;Universo. Ma per il nastro DNA quella distanza \u00e8 ancora poca cosa; la pu\u00f2 superare in un balzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;orbita del piccolo e gelatissimo Plutone segna il confine del sistema Solare. \u00c8 a poco meno di 6 miliardi di chilometri. Il nastro DNA potrebbe di\u00adstendersi sulla sua orbita, fortemente ellittica, lasciando penzolare un lunghissimo tratto. Potrebbe per\u00f2 disdegnare quell&#8217;orbita-confine, andare molto pi\u00f9 lontano. Potrebbe racchiudere il Sistema sola\u00adre entro un cerchio di 16,2 miliardi di chilometri di raggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il cerchio-orbita della nostra vita. Al posto del Sole c&#8217;\u00e8 il nostro organismo vivente, con i suoi 60 mila miliardi di cellule. Su quel cerchio-orbita \u00e8 esattamente trascritto come il nostro corpo si \u00e8 autocostruito, come funziona, come vive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nastro DNA \u00e8 in costante piena attivit\u00e0 su tutta quella cosmica lunghezza: non c&#8217;\u00e8 un solo metro che non funzioni senza soste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trasmette ordini da ogni sua parte, distribuisce compiti operativi, dirama piani costruttivi, comu\u00adnica informazioni tecniche, sollecita controlli, de\u00adtermina attivit\u00e0 cibernetiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su tutta la sua lunghezza sono pronti ai suoi or\u00addini i robot-RNA. \u00c8 energizzato con il contenuto dei serbatoi ATP, caricati con l&#8217;energia elettronica presente nelle molecole di glucosio, a loro volta energizzate dalla potenza dei raggi luminosi, pro\u00advenienti dal Sole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pur essendo di dimensioni cosmiche, se lo si cerca nel corpo umano, non lo si trova&#8230; \u00c8 la sua &#8220;anima&#8221; materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto ascoltiamo quanto ci dice Peter Alexander, professore di biologia a Londra: \u00abCiascun millimetro di nastro DNA consiste di 300 milioni di atomi, quelli di cinque soli elementi: idrogeno, ossigeno, carbonio, azoto e fosforo. Bench\u00e9 siano tanti, ognuno di essi si trova rigorosamente al suo posto, in una perfetta architettura, in quel millimetro di DNA\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;umanit\u00e0 nella capocchia di uno spillo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abII nastro DNA di tutta la popolazione della Terra potrebbe essere impacchettato nella capoc\u00adchia di uno spillo&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto ci dicono due scienziati americani, Arie! Loewi e Philip Sienkevitz, nel loro libro Struttura e funzioni della cellula.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nastro DNA di una delle cellule di tutti gli esseri umani che oggi vivono sul nostro pianeta, riunito in uno solo, risulterebbe lungo 3,3 x 1,7 = 5,6 miliardi di metri, ossia 5,6 milioni di chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potrebbe stare nella capocchia di uno spillo sol\u00adtanto per la sua inconcepibile sottilit\u00e0, quella di 2 milionesimi di millimetro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl nastro DNA contenuto in ciascuna cellula umana pesa 3 millimiliardesimi di grammo; quello di tutto il nostro corpo, bench\u00e9 sia lungo com\u00adplessivamente 102 miliardi di chilometri, pesa ap\u00adpena 180 grammi\u00bb. \u00c8, dunque, progettato in mo\u00addo perfetto. \u00c8 inconcepibilmente lungo, pu\u00f2 cir\u00adcoscrivere tutto il Sistema Solare, e nello stesso tempo, avvolto come un filo su un rocchetto, pu\u00f2 stare sul palmo di una mano&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00c8 il pi\u00f9 sfolgorante prodigio che sia stato sco\u00adperto in tutto ci\u00f2 che esiste in Natura\u00bb, concludo\u00adno Loewi e Sienkevitz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I geni di ciascuno di noi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I mille grossi volumi di un&#8217;enorme enciclopedia risulterebbero appena sufficienti, per contenere tutte le informazioni trascritte su quel metro e 70 cm di nastro DNA di ciascuna nostra cellula. Sembra una valutazione alquanto azzardata, eppu\u00adre su questo dato di fatto sono d&#8217;accordo tutti in\u00addistintamente gli scienziati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei mille grossi volumi, di mille pagine ciascu\u00adno, formerebbero un milione di pagine. Sembra del tutto inverosimile che le informazioni contenu\u00adte in codice nel DNA possano richiedere tanti vo\u00adlumi e tantissime pagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come dimostrano gli scienziati un fatto cos\u00ec sin\u00adgolare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E sufficiente prendere uno di quei volumi, uno qualsiasi, in formato ottavo, e contare le righe di una pagina. \u00c8 molto probabile che siano 58. Resta da vedere quanti siano i caratteri tipografici che formano quelle righe. Se li si conta, si trova che sono, in media, 100 per ogni riga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascuna pagina consiste quindi di 5800 caratte\u00adri tipografici, distribuiti su 58 righe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni grosso volume di mille pagine contiene, dunque, 5 milioni e 800 mila caratteri tipografici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ora veniamo al nastro DNA. Secondo un&#8217;au\u00adtorevole valutazione, quella del prof. F. Vogel di Heidelberg, confermata da altri scienziati ed ac\u00adcolta dalla Scienza ufficiale, esso consiste di 13 milioni di geni. Non sono in numero esagerato, se si tiene conto che il DNA di un microbo ne con\u00adtiene da 2000 a 3000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sappiamo, ogni gene \u00e8 un &#8220;piano costruttivo&#8221;, un &#8220;capitolo&#8221; del volume di informa\u00adzioni tecniche relative all&#8217;auto-costruzione di un es\u00adsere umano. Consiste di un lungo &#8220;messaggio&#8221; ben definito. I segni di codice contenuti in ciascun gene sono, in media, appena 450. Ogni gene consiste, dunque, di circa 450 segni del codice DNA. Ogni segno corrisponde ad un carattere ti\u00adpografico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanti &#8220;caratteri tipografici&#8221; contiene il DNA umano? I geni sono 13 milioni, i &#8220;caratteri&#8221; sono 450 per gene; il DNA consiste, dunque, di 450 moltiplicato per 13 milioni. Quei &#8220;caratteri&#8221; sono 5 miliardi e 850 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo visto che un grosso volume di 1000 pagine contiene complessivamente 5 milioni e 800 mila caratteri tipografici. I segni di codice del DNA umano sono mille volte pi\u00f9 numerosi, essen\u00addo 5 miliardi e 850 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I mille volumi della Biblioteca potrebbero con\u00adtenere, a stento, le informazioni scritte sul DNA.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Scienza e Creazione<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorprendente \u00e8 che su quell&#8217;immenso nastro, in grado di circoscrivere il Sistema Solare, le sostan\u00adze-segno sono della stessa identica forma, distan\u00adziate le une dalle altre allo stesso modo, ciascuna sul proprio &#8220;zoccolo&#8221; di zucchero deossiribosio. <strong>\u00c8 qualche cosa di assolutamente perfetto, esteso nell&#8217;immensit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il nastro DNA \u00e8 doppio, essendo formato da due filamenti, tra i quali i segni sono in coppia. Il numero dei segni non \u00e8 dunque di 5 miliardi e 850 milioni per ogni metro e 70 centimetri di nastro, \u00e8 bens\u00ec di 11 miliardi e 700 milioni. Quei vo\u00adlumi dovrebbero essere dunque 2000. La carta di ciascuna pagina risulterebbe formata dalla lunga catena di zucchero-fosfato-zucchero-fosfato. Il DNA provvede, infatti, ai &#8220;caratteri tipografici&#8221; e anche alla &#8220;carta&#8221;&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed ora provate, se vi riesce, a sostituire l&#8217;opera del Creatore con il lavor\u00eco del caso cieco.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Bibbia, nelle pagine dedicate alla Creazione, riporta il seguente ordine: \u00abLa terra produca esse\u00adri viventi secondo le loro specie: bestiame e rettili e fiere della terra secondo la loro specie\u00bb (Gn 1,24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tradotto in termini scientifici, quell&#8217;ordine ri\u00adsulterebbe: \u00abVi sia una programmazione registrata su nastri DNA per ogni specie vivente, per tutte le specie degli animali, per tutte quelle delle pian\u00adte e per tutte quelle degli insetti, viventi nelle va\u00adrie ere geologiche\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una data specie si riferisce ad animali, piante o insetti con le stesse caratteristiche strutturali e in grado di produrre una discendenza fertile. Quella programmazione \u00e8, dunque, qualche cosa di vera\u00admente prodigioso; \u00e8 quanto di pi\u00f9 sorprendente esista nella Natura. Per di pi\u00f9, \u00e8 registrata tra due sottilissimi filamenti, avvolti a doppia spirale, con i quattro segni del codice DNA&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sar\u00e0 stata programmata quella registrazio\u00adne? Come avr\u00e0 avuto inizio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale sfida all&#8217;intelligenza umana!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Ancora un prodigio<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro fatto sorprendente, emerso durante le ricerche effettuate sul nastro DNA, ha entusiasma\u00adto gli scienziati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel nastro \u00e8 immensamente sottile, come sap\u00adpiamo. Lo spessore di due milionesimi di millimetro \u00e8 tale da risultare inconcepibile. \u00c8 sufficiente una minima causa per determinare una interruzio\u00adne. Un solo raggio di luce ultravioletta pu\u00f2 causa\u00adre un aggrovigliamento. Un raggio X \u00e8 sufficiente per scompaginarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa avviene quando un nastro DNA subi\u00adsce un&#8217;avaria qualsiasi? La cellula risulta in stato di emergenza. Si determina un pericoloso squili\u00adbrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poteva l&#8217;organizzazione generale della vita tra\u00adscurare un&#8217;eventualit\u00e0 tanto importante?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non l&#8217;ha trascurata. Infatti, ciascun nastro DNA, uno per uno, \u00e8 provvisto di un particolare interessantissimo dispositivo automatico in grado di eseguire qualsiasi riparazione, in modo rapido e preciso. Non appena il guasto si manifesta, quel dispositivo scatta, scorre sul nastro nei due sensi, un po&#8217; come due anelli su un bastone, ed effettua il lavoro necessario. Se il nastro DNA si \u00e8 spezza\u00adto, viene immediatamente riunito. Se si \u00e8 aggrovi\u00adgliato, viene ridisteso normalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come funzioni quel dispositivo \u00e8 ai limiti della conoscenza, ed \u00e8 stato chiarito solo in parte. I due scienziati che si sono occupati pi\u00f9 a fondo di que\u00adsto problema sono P. C. Hanawalt e R. H. Haynes della Universit\u00e0 Stanford negli Stati Uniti. \u00abMen\u00adtre il meccanismo della riparazione delle avarie non pu\u00f2 venir descritto in dettagli, si pu\u00f2 vedere nell&#8217;architettura molecolare del nastro DNA una coppia di dispositivi, che provvedono tanto a loca\u00adlizzare ciascuna avaria quanto a ripararla\u00bb <sup>!<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Da dove \u00e8 venuta?<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa creazione \u00e8 una fiaba\u00bb, sostengono i mate\u00adrialisti atei. \u00abPiante, animali e uomini non sono stati creati, si sono formati da soli. La vita sulla terra ebbe inizio da un&#8217;unica cellula vivente, for-matasi per generazione spontanea, in modo prodi\u00adgioso, ma non miracoloso. I resti fossili di viventi preistorici dimostrano la verit\u00e0 scientifica dell&#8217;evo\u00adluzione biologica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la seconda met\u00e0 dello scorso secolo sembrava che quell&#8217;ipotesi potesse essere vera. L&#8217;i\u00adnaspettata scoperta di un grande numero di piante e di animali vissuti in epoche molto lontane, milio\u00adni e anche centinaia di milioni di anni or sono, sembr\u00f2 costituire una prova evidente. Ma quell&#8217;i\u00adpotesi non divenne mai una verit\u00e0 scientifica, e le recenti acquisizioni l&#8217;hanno smentita recisamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Favolosamente complessa com&#8217;\u00e8, organizzata in modo da sbalordire gli scienziati e gli ingegneri dell&#8217;automazione, la cellula vivente non poteva as\u00adsolutamente formarsi da sola.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Da dov&#8217;\u00e8 venuta quell&#8217;organizzazione?<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi vediamo che si autocostruisce, utilizzando i propri piani costruttivi, le proprie informazioni tecniche e la propria programmazione, come \u00e8 re\u00adgistrato sui suoi nastri DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da dove sono venuti quei &#8220;piani&#8221;, quelle infor\u00admazioni, quel programma complessivo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La registrazione \u00e8 in codice, ossia in forma adatta per far funzionare degli automatismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da dove \u00e8 venuto quel codice?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Migliaia di RNA specializzati sono in attivit\u00e0 nella cellula. Eseguono fedelmente gli ordini che ad essi giungono dai nastri DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da dove sono venuti gli RNA?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile, onestamente, affermare che tutto \u00e8 derivato dal semplice accostamento di molecole con quattro o cinque atomi ciascuna, sotto l&#8217;azione energetica dei raggi ultravioletti solari?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E possibile dimostrare che quell&#8217;opera di sovru\u00admana intelligenza \u00e8 dovuta alla non-intelligenza, all&#8217;idiozia del caso cieco?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo si pu\u00f2 affermare, contro ogni evidenza, solo se si \u00e8 completamente accecati dal fanatismo del materialismo marxista ateo, e se si assume un at\u00adteggiamento mentale, per ragioni di comando, de\u00adcisamente anti-scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>4 &#8211; DAGLI ATOMI AL PRIMO VIVENTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abCon gli atomi di un miliardo di stelle, il caso cieco non riuscirebbe ad approntare neppure una sola proteina utile ad un vivente\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prof. adolf butenandt, Premio Nobel<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La lunga spirale della vita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un fatto \u00e8 fuori discussione: piante, animali e uomini non sono sempre stati quelli che sono og\u00adgi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;aurora della vita ebbe inizio circa 2200 milio\u00adni di anni or sono.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primissimi viventi furono delle microscopiche alghe galleggianti nelle superfici illuminate dei ma\u00adri e degli oceani. Il nostro pianeta era ancora in fase di formazione; non poteva ospitare forme di vita pi\u00f9 evolute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle alghe marine sono giunte sino a noi. Og\u00adgi formano parte del plancton, la base alimentare della vita in tutti i mari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un periodo di tempo estremamente lungo, quello di 750 milioni di anni, le alghe marine rap\u00adpresentarono tutta la vita sulla Terra. Vivevano esse sole, popolando mari e oceani. Soltanto nell\u2019Algonchiano, alle alghe si affiancarono i primi vermi ed i primi celenterati. Lentamente, la lunga spirale della vita incominci\u00f2 a svolgersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo altri 50 milioni di anni, sui bassi fondali marini ebbe inizio il regno dei molluschi, con la comparsa delle trilobiti. Assomigliavano un po&#8217; ai granchi dei giorni nostri. Alcune erano piccole, di un centimetro, altre raggiunsero i 67 centimetri. Disponevano di un adeguato sistema circolatorio, nonch\u00e9 dei sistemi nervoso, digerente e riprodutti\u00advo. Erano provviste di occhi. Vissero per ben 200 milioni di anni, durante i quali si suddivisero in 60 famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scomparse le trilobiti, giunsero le ammoniti, molluschi con conchiglia elicoidale. Il loro regno fu uno dei pi\u00f9 lunghi; dur\u00f2 340 milioni di anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei mari, intanto, erano comparsi i primi pesci, mentre sulle terre emerse, erano spuntate le prime piante, dallo stelo ramificato e senza fiori. La spi\u00adrale della vita incominci\u00f2 a svolgersi pi\u00f9 rapida\u00admente. Dopo un altro lungo tratto di tempo, giun\u00adse il periodo delle grandi foreste, con alberi gigan\u00adteschi, dai tronchi enormi. Dur\u00f2 95 milioni di an\u00adni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vita sulla Terra assunse toni drammatici con la comparsa dei giganteschi dinosauri. Quegli enormi bestioni signoreggiarono sul nostro pianeta per 100 milioni di anni. Sono scomparsi inspiegabilmente 40 milioni di anni or sono.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunse l&#8217;Era Cenozoica, il quarto tratto della spirale della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;avvenimento predominante di quell&#8217;Era fu <strong>la comparsa dei primi animali a sangue caldo e dei primi mammiferi<\/strong>. I dinosauri, pur cos\u00ec giganteschi, nascevano da uova, ed erano a sangue freddo, per cui si infiacchivano quando la temperatura scendeva. Erano vivaci solo quando faceva caldo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nuovi arrivati erano invece vivaci a qualunque temperatura. I mammiferi allattavano i loro picco\u00adli. <strong>Sorse il preludio del regno dell&#8217;Uomo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piante, animali e uomini si sono sviluppati attra\u00adverso lunghissimi tratti di tempo, evolvendosi con\u00adtinuamente. Quello sviluppo vien detto filogeneti\u00adco, ed equivale al termine &#8220;evoluzione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno oggi dubita che l&#8217;albero genealogico dei viventi si sia sviluppato e ramificato sempre di pi\u00f9, con l&#8217;avanzare del tempo, sino a raggiungere la variet\u00e0 delle forme attuali. <strong>Nessuno dubita, an\u00adche, che all&#8217;inizio dei tempi, due miliardi di anni or sono, esistessero solo viventi unicellulari, micro\u00adscopici, appunto le alghe marine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E questa l&#8217;evoluzione biologica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra evoluzione, quella chimica, non an\u00adcora dimostrata, ma non meno verosimile, in base alla quale quei primissimi viventi unicellulari avrebbero avuto origine dall&#8217;accrescimento di so\u00adstanze inorganiche, ossia da semplici molecole e da atomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell&#8217;oscurit\u00e0 dell&#8217;ignoto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>Ma come ebbe origine?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come chiarire l&#8217;enigma della formazione dei primissimi viventi, in un mondo del tutto ostile al\u00adla loro presenza? Come \u00e8 possibile che la materia inerte, quella della non-vita, abbia fatto sbocciare la vita?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 convinzione generale che in quella remotissi\u00adma epoca, immersa nell&#8217;oscurit\u00e0 dell&#8217;ignoto, due miliardi e mezzo di anni addietro, la Terra fosse avvolta da un mantello di aria velenosa, formata da ammoniaca, metano e vapore acqueo. Ma su quel giovane globo terracqueo non viveva ancora nessuna creatura. La Terra era ben lontana dal poter ospitare esseri viventi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 generalmente ammesso, anche, che la luce so\u00adlare fosse decisamente ostile ad ogni forma di vita, densa com&#8217;era di micidiali intensissimi raggi ultra\u00advioletti, ad alta energia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma furono proprio quelle temibili radiazioni so\u00adlari a modificare l&#8217;intera situazione, a rendere pos\u00adsibile l&#8217;avvento della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Colpite dai raggi ultravioletti, le molecole di am\u00admoniaca, di metano e quelle del vapore acqueo si scomposero, si frantumarono. Gli atomi, liberati dalle molecole di quell&#8217;aria primitiva, formarono al\u00adtri gruppi, diedero origine ad altre sostanze. Fu il Sole, dunque, a &#8220;cucinare&#8221; le sostanze componenti l&#8217;atmosfera dell&#8217;Era Azoica, sino a convenirle in al\u00adtre sostanze adeguate alla prodigiosa comparsa della vita, alla primavera del mondo (v. fig. 12).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per milioni di anni, i raggi ultravioletti solari continuarono a frantumare le sostanze dell&#8217;atmo\u00adsfera iniziale, con il risultato di riempirla di com\u00adposti ricchi di azoto e di carbonio, i due elementi alla base della materia vivente. Le piogge inces\u00adsanti e torrenziali trascinarono quelle preziose so\u00adstanze nelle acque degli oceani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il respiro del giovane mondo si fece pi\u00f9 inten\u00adso. Nell&#8217;alta stratosfera si form\u00f2 gradatamente uno strato di ozono, in grado di trattenere la maggior parte dei raggi ultravioletti. La luce solare, privata di quella componente micidiale, da malefica di\u00advenne benefica, pronta a contribuire alla comparsa della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla superficie terrestre, le acque si arricchiro\u00adno sempre pi\u00f9 di sostanze organiche, molto sem\u00adplici, ma bene adatte per costituire il materiale grezzo, dal quale ricavare quello necessario alla materia vivente. Si form\u00f2 una specie di &#8220;brodo&#8221; alquanto diluito, ma pur sempre adatto per con\u00adsentire la formazione di aggregati multimolecolari, di grandezza e di complessit\u00e0 sempre crescenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime molecole organiche, quelle discese dall&#8217;aria e approntate con la potenza del Sole, molto semplici, consistevano di pochi atomi, da cinque a dieci. Quelle necessarie per &#8220;costruire&#8221; un organismo vivente, per quanto ridotto ai mini\u00admi termini, richiedevano un numero di atomi enormemente pi\u00f9 grande, da decine di migliaia a milioni, per di pi\u00f9 esattamente disposti in straor\u00addinarie architetture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cammino da percorrere era molto lungo, ma milioni di anni erano ancora disponibili. Invisibili, e tuttavia evidenti, le forze che modificarono le strut\u00adture iniziali della Terra, continuarono la loro opera senza tregua, sino ad approntare tutto quanto era necessario per raggiungere la tappa finale dell&#8217;evo\u00adluzione chimica: la comparsa della vita.<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Una scintilla di vita nell&#8217;oceano<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;evento pi\u00f9 prodigioso nella storia di tutto il nostro pianeta si verific\u00f2 quando comparve il pri\u00admo essere vivente, proprio il primo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel primissimo vivente ebbe inizio tutto l&#8217;immenso e multiforme Regno della vita. Da esso derivarono tutte le piante, tutti gli animali, tutti gli uomini. Non si pu\u00f2, dunque, immaginare un evento pi\u00f9 meraviglioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non poteva essere se non una pianticella (fig. 13) formatasi nel &#8220;brodo oceanico&#8221;, di dimensioni microscopiche, costituita da una sola cellula viven\u00adte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il prodotto finale di una lunga linea evoluti\u00adva, della quale non serbiamo traccia alcuna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltiamo quanto ci dice, in proposito, uno degli scienziati pi\u00f9 competenti, il prof. John Tyler Bonner, dell&#8217;Universit\u00e0 di Princeton, negli Stati Uniti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abLa cellula vivente \u00e8 un&#8217;unit\u00e0 cos\u00ec meravigliosa e ben congegnata da far rimanere sbalorditi. Se si pensa ad essa dal punto di vista evolutivo, sembra senz&#8217;altro assai pi\u00f9 facile che una primissima cellula vivente abbia potuto evolversi gradatamente nelle piante e negli animali oggi esistenti sulla Ter\u00adra, di quanto un gruppo di molecole e di sostanze elementari abbia potuto raggrupparsi sino a for\u00admare quella cellula\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli altri scienziati sono tutti d&#8217;accordo. L&#8217;evolu\u00adzione biologica, quella che ha fatto salire la pri\u00admissima pianticella marina, unicellulare, sino ai vertici della vita sulla Terra, \u00e8 ammissibile. Pu\u00f2 considerarsi certa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;evoluzione chimica lascia tutti perplessi. Sembra del tutto impossibile che atomi e molecole siano riusciti ad aggregarsi da soli, &#8216;in modo da formare un sistema biologico vitale, un organismo capace di fabbricare il proprio nutrimento e, per di pi\u00f9, in grado di costruire un altro organismo del tutto uguale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A che cosa sarebbe servito quell&#8217;immenso prodi\u00adgio iniziale, se la microscopica pianticella non fosse stata in grado di riprodursi? A meno che niente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltiamo, questa volta, il premio Nobel prof. George Wald: \u00abAmmesso che in lunghi intervalli di tempo potessero formarsi spontaneamente, ora una molecola di zucchero, ora un grasso, ora persino una proteina, ognuna di queste molecole avrebbe avuto soltanto una esistenza effimera. Co\u00adme avrebbero potuto accumularsi? E se non si po\u00adtevano accumulare, come avrebbero potuto forma\u00adre un organismo?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo per\u00f2 affrontare il problema da un al\u00adtro lato.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La proteina primigenia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>Indagare sul modo come possa essersi formata, per caso, quella primissima pianticella marina \u00e8 tempo perso. \u00c8 troppo complesso. Limitiamoci ad osservare come possa essersi formata una sola del\u00adle sue proteine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiss\u00e0 se questo ci aiuter\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunatamente c&#8217;\u00e8 un&#8217;immensa unit\u00e0 nella vita. Le proteine sono numerosissime e diversissime, ma sono tutte costituite con le stesse parti compo\u00adnenti. Per di pi\u00f9, quelle parti componenti sono poche, appena venti. Si tratta, in definitiva, di for\u00admare una collana, infilando una dopo l&#8217;altra delle &#8220;perline&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre pu\u00f2 risultare tremendamente difficile in\u00adtendere come centinaia di migliaia di proteine possano aver formato le parti funzionali di un or\u00adganismo vivente, \u00e8 quasi facile intendere come possa essersi formata una sola di esse, ad es. quel\u00adla di f\u00ecg. 14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle &#8220;perline&#8221; hanno un nome piuttosto cu\u00adrioso, alquanto infelice; comunque, \u00e8 quello che \u00e8. Si chiamano aminoacidi (v. f\u00ecg. 10B).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supponiamo che l&#8217;oceano sovrabbondi di ami\u00adnoacidi, in modo che non sia affatto necessario andare alla loro ricerca. Sono tutti disponibili sul posto. Per di pi\u00f9, fatto questo veramente impressionante, sono tutti congegnati in modo da poter venir collegati l&#8217;uno all&#8217;altro con estrema facilit\u00e0. Ciascuno di essi \u00e8, infatti, provvisto da un lato di un &#8220;uncino&#8221; e dall&#8217;altro di un &#8220;occhiello&#8221;. L'&#8221;uncino&#8221; \u00e8 detto gruppo acido, o anche gruppo carbossilico; 1&#8242;&#8221;occhiello&#8221; \u00e8 detto gruppo aminico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dobbiamo preoccuparci del fatto che gli aminoacidi sono soltanto di venti tipi diversi. Non sono affatto troppo pochi, come pu\u00f2 sembrare a prima vista. Si pu\u00f2 pensare alle migliaia di libri di una grande biblioteca e alle lettere dell&#8217;alfabeto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basta, per convincersi, considerare il numero delle possibili permutazioni di quei venti aminoa\u00adcidi. Se fossero soltanto quattro, anzich\u00e9 venti, quel numero sarebbe 24. Infatti: 1x2x3x4 = 24.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chiamiamoli A, M, O e R. Questa prima com\u00adbinazione ha gi\u00e0 un significato. Cambiando le quattro lettere di posto, otteniamo: ROMA, AR\u00adMO, RAMO, MORA, ORMA&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Collegati insieme in un certo ordine formano una data proteina, collegati in altro modo formano una proteina completamente diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se gli aminoacidi esistenti fossero otto, le per\u00admutazioni possibili, ossia le diverse proteine otte\u00adnibili, sarebbero 40.320. Se fossero nove, il nume\u00adro delle proteine ottenibili sarebbe, 40.230 x 9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il fattoriale di 20, ossia 20!, \u00e8 dato da: 1 x 2x3x4x5x6x7x8x9x10x11x12x13 x 14 x 15 x 16 x 17 x 18 x 19 x 20. Il risultato \u00e8 il seguente 2,4 x 10<sup>18<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrivendo per intero quel numero corrisponde a 2.400.000.000.000.000.000, ossia duemilaquattrocento milioni di miliardi. Con appena 20 aminoa\u00adcidi \u00e8 possibile ottenere tutto quello sterminato numero di differenti proteine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E per questa ragione che ciascun essere vivente pu\u00f2 prendersi il lusso di avere le sue proprie pro\u00adteine, diverse da quelle di tutti gli altri. E sempre per questa ragione che il nostro corpo non sa che cosa farsene delle proteine delle carne, del for\u00admaggio e del latte. Le demolisce tutte, durante la digestione; poi utilizza gli aminoacidi che ne risul\u00adtano per costruire le sue proprie proteine.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La prova matematica<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ritorniamo a quella proteina che, per una fortunatissima aggregazione di molecole, immaginiamo in formazione in qualche angoletto dell&#8217;oceano pri\u00admordiale. Dobbiamo tener conto che una proteina pu\u00f2 essere piccola, con qualche centinaio di aminoacidi, o media, con qualche migliaio, o anche grande con qualche decina di migliaia di aminoaci\u00addi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E la nostra? Quanti aminoacidi decidiamo di darle? Supponiamo che consista di 539 aminoaci\u00addi, non uno di pi\u00f9 e non uno di meno. Come giu\u00adstificare questa preferenza? Per due ragioni, una di simpatia e l&#8217;altra di utilit\u00e0 pratica. Con quel nu\u00admero di aminoacidi \u00e8 formata la proteina che provvede a trasportare l&#8217;ossigeno a tutto il nostro corpo. \u00c8 l&#8217;emoglobina del sangue.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;utilit\u00e0 pratica risulta dalla possibilit\u00e0 di fare a meno di lunghi calcoli, estremamente laboriosi. Sono gi\u00e0 stati fatti, alcuni anni or sono, da un gio\u00advane scienziato, Max Perutz. In sette anni di este\u00adnuanti ricerche, egli riusc\u00ec a mettere in chiaro tut\u00adta la sequenza dei 539 aminoacidi della emo\u00adglobina.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ebbe il premio Nobel.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 sorgerci un dubbio: che cosa se ne pu\u00f2 fa\u00adre un&#8217;alga marina di una proteina di emoglobina? Lo dobbiamo accantonare. A noi interessa sapere come pu\u00f2 formarsi una proteina qualsiasi, con qualsiasi numero di aminoacidi, adatta per quel\u00adl&#8217;alga. Supponiamo che sia necessaria una proteina con un&#8217;esatta sequenza di 539 aminoacidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fattoriale di 539 \u00e8 gi\u00e0 stato calcolato. E dato dal seguente numero: 4 x 10<sup>619<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo dunque che cosa possa fare il caso per mettere insieme quella proteina, una delle tantissi\u00adme necessarie per la formazione dell&#8217;alga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il caso non sa niente dell&#8217;alga e niente del\u00adla proteina che deve approntare. Il collegamento alla cieca, senza ragione, degli aminoacidi, porta alla formazione di innumerevoli proteine, di sva-riatissime dimensioni. Come pescare, tra le tante, quella occorrente, con 539 aminoacidi, disposti esattamente secondo una precisa sequenza? Biso\u00adgnerebbe attendere un tempo troppo lungo; non basterebbe portarci dietro la colazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo dare due importanti vantaggi al cieco lavor\u00eco del caso. Primo: immaginare l&#8217;oceano pieno zeppo di aminoacidi di tutti i venti tipi esi\u00adstenti. Secondo: supporre che si colleghino in ca\u00adtene tutte eguali, non una pi\u00f9 lunga e una pi\u00f9 corta, tutte con 539 aminoacidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed ora vediamolo in attivit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supponiamo che riesca a collegare un milione di proteine al secondo, in ogni centimetro cubo d&#8217;acqua dell&#8217;oceano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calcolo potrebbe aver inizio. Manca un solo dato, indispensabile. Occorre sapere quanti sono quei centimetri cubi d&#8217;acqua. A quell&#8217;epoca l&#8217;ocea\u00adno ricopriva probabilmente tutta la superficie ter\u00adrestre. E difficile, se non impossibile, stabilire con sufficiente precisione, il numero dei centimetri cu\u00adbi d&#8217;acqua che lo formavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Possiamo, per\u00f2, dare al lavor\u00eco del caso un ter\u00adzo vantaggio, molto cospicuo, ossia immaginare che abbia a disposizione una quantit\u00e0 immensa di acqua, una quantit\u00e0 cosmica, addirittura 10<sup>130<\/sup> cen\u00adtimetri cubi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dovrebbe riuscirgli facile approntare la proteina necessaria? L&#8217;oceano \u00e8 strapieno di ami\u00adnoacidi, si tratta di un oceano immenso, per di pi\u00f9 tutte le proteine risultano di 539 aminoacidi ciascuna, e si formano alla fantastica velocit\u00e0 di un milione al secondo, in ciascuno di quei 10<sup>130<\/sup> centimetri cubi di acqua&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto, il calcolo \u00e8 gi\u00e0 stato fatto, diversa\u00admente ci occorrerebbe un anno di tempo e un quintale di carta da minuta. Il risultato \u00e8 il se\u00adguente: dopo 300 miliardi di anni si sarebbero formate appena 10<sup>179<\/sup> proteine. Ora, 10<sup>179<\/sup> \u00e8 un nu\u00admero del tutto insignificante di fronte al numero corrispondente ad ogni possibile combinazione di 539 aminoacidi, che \u00e8 4 x 10<sup>619<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per poter avere una prima idea di che cosa sia in realt\u00e0 il numero 10<sup>179<\/sup> dobbiamo ricorrere ad un paragone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luce corre nello spazio cosmico alla inaudita velocit\u00e0 di circa 300.000 chilometri al secondo. Quanti sono i centimetri che percorre durante un intero anno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si tratta di numeracci enormi, si ricorre alla espressione esponenziale. \u00c8 un modo abbre\u00adviato per indicare qualsiasi numero con molti zeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos\u00ec, 300.000 chilometri equivalgono a 300 mi\u00adlioni di metri, i quali, a loro volta, equivalgono a 30.000.000.000 di centimetri. La luce percorre dunque 30 miliardi di centimetri al secondo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un milione \u00e8 un 1 seguito da sei zeri, per cui lo si pu\u00f2 indicare, in forma esponenziale, con 10<sup>6<\/sup>. Equivale a 10 moltiplicato per sei volte: 10 x 10 x 10 x 10 x 10 x 10. Un miliardo \u00e8 un 1 seguito da nove zeri, e lo si pu\u00f2 indicare con 10<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque la luce percorre 3 x 10<sup>8<\/sup> metri al secon\u00addo, ossia 3 x 10<sup>10<\/sup> centimetri. E in un anno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un anno consiste di 8.760 ore, e quindi di 525.600 minuti. Poich\u00e9 ogni minuto \u00e8 formato da 60 secondi, ve ne sono 31.536.000 in un anno, os\u00adsia 3,15&#215;10<sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo moltiplicare 3 x 10<sup>10<\/sup> centimetri per 3,15 x 10<sup>7<\/sup> secondi. Per moltiplicare due numeri esponenziali, basta sommare gli esponenti. (Infatti, ad es. 10<sup>2<\/sup> x I0<sup>2<\/sup> = 10<sup>4<\/sup>, ossia 100 x 100 = 10.000).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicch\u00e9 (3 x 10<sup>10<\/sup>) x (3,15 x 10<sup>7<\/sup>) = 9,45 x 10<sup>17<\/sup> e in cifra tonda 10<sup>18<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur correndo alla fantastica velocit\u00e0 di 300.000 chilometri al secondo, la luce riesce a compiere, durante un intero anno di corsa, soltanto 10<sup>18<\/sup> centimetri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il numero 10<sup>18<\/sup> \u00e8 proprio niente di fronte a 10<sup>179<\/sup>, il quale, a sua volta, \u00e8 del tutto insignificante al cospetto del numero delle diverse proteine che si potrebbero ottenere con altrettante combinazioni di 539 aminoacidi, ossia 4 x 10<sup>619<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta che di infilare delle &#8220;perline&#8221;, un lavoro adatto persino al caso cieco, eppure non sono sufficienti 300 miliardi di anni per ottenere sicuramente la &#8220;collana&#8221;, la proteina, con quelle &#8220;perline&#8221;, quegli aminoacidi, nella esatta sequenza desiderata dalla nostra alga primordiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma noi non abbiamo tanto tempo a disposizio\u00adne. Dobbiamo limitarlo a un solo miliardo di anni. Pu\u00f2, il caso cieco, infilare le &#8220;perline&#8221; giuste, nella sequenza richiesta, in un tempo tanto breve?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quasi sicuramente no.<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La riprova<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La durata dell&#8217;universo \u00e8 valutata in 10 o 12 miliardi di anni. Quella dell&#8217;evoluzione chimica non pu\u00f2 superare il miliardo di anni. \u00c8 un tempo estremamente breve per ottenere la proteina desi\u00adderata. Come fare? In qualche modo dove venir approntata. Non possiamo far altro che dare anco\u00adra una volta la mano al caso, e guidarlo; dopo tut\u00adto si tratta di un povero cieco&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma come aiutarlo? Aumentare la massa d&#8217;acqua a sua disposizione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non lo possiamo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che abbiamo messo a sua disposizione, di 10<sup>150<\/sup> centimetri cubi, non solo non potrebbe stare sulla superficie terrestre, ma non potrebbe stare neppure dentro tutto l&#8217;Universo. Vogliamo la prova?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il diametro dell&#8217;Universo \u00e8 valutato, molto am\u00adpiamente, in un miliardo di anni-luce. A quanti centimetri corrisponde? A quelli di un anno luce moltiplicato per un miliardo, ossia a: 10<sup>18<\/sup> centime\u00adtri x 10<sup>9<\/sup> = 10<sup>27<\/sup> centimetri.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il volume dell&#8217;intero Universo, dunque, \u00e8 il se\u00adguente: 10<sup>27<\/sup> x 10<sup>27<\/sup> x 10<sup>27<\/sup> = 10<sup>81<\/sup> centimetri cubi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicch\u00e9 l&#8217;acqua messa a disposizione del caso po\u00adtrebbe riempire quasi due Universi&#8230; Eh no! L&#8217;ap\u00adparenza pu\u00f2 ingannare. Il numero 10<sup>6<\/sup> non \u00e8 la met\u00e0 di 10<sup>12<\/sup>; un milione non \u00e8 la met\u00e0 di un tri\u00adlione, \u00e8 un milione di volte pi\u00f9 piccolo. Quell&#8217;ac\u00adqua riempirebbe non due, ma un enorme numero di Universi. Possiamo, onestamente, aumentarla ancora?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo cercare di aiutare il caso cieco in qualche altro modo. Possiamo cercare qualche al\u00adtra soluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aumentare la velocit\u00e0 di produzione delle pro\u00adteine? Abbiamo immaginato che se ne formi un milione durante ciascun secondo, in ciascun centimetro cubo dell&#8217;acqua sufficiente per riempire in\u00adnumerevoli Universi. No, non \u00e8 possibile. Come fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avere almeno la probabilit\u00e0 del 50 per cen\u00adto di rintracciare, sia pure con la sola immagina\u00adzione, la proteina giusta nella sterminata massa delle proteine sbagliate, potremmo limitare il lavo\u00adr\u00eco del caso alla met\u00e0 delle proteine richieste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La met\u00e0 di 4 x 10<sup>619<\/sup> \u00e8 2 x 10<sup>619<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Servirebbe a qualche cosa? A nulla. E allora?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pianeta Terra \u00e8 formato da un numero limita\u00adto di atomi. Se le valutazioni sono giuste, e non vi \u00e8 ragione che non lo siano, essendo noto il suo peso e la percentuale dei vari elementi che lo co\u00adstituiscono, quegli atomi dovrebbero essere circa 10<sup>50<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti, indubbiamente. Ma quasi nulla di fronte a quelli necessari per approntare tutta quella pau\u00adrosa massa di proteine. Essendo formate da 539 aminoacidi, ciascuna di esse richiede 10.000 ato\u00admi, grosso modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, con una produzione di proteine come quella che abbiamo immaginato, la Terra farebbe presto a volatilizzarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli atomi che formano tutto il Sistema Solare se ne andrebbero rapidamente. Sarebbero una bazzecola di fronte ai necessari. Quelli conte\u00adnuti in un miliardo di stelle sarebbero ancora po\u00adca cosa. Niente da fare, dunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se c&#8217;\u00e8 una speranza assurda, del tutto ridicola, \u00e8 proprio quella che il lavor\u00eco del caso cieco possa riuscire ad approntare una \u2014 una sola \u2014 proteina, utilizzabile per la formazione di quella primi\u00adgenia pianticella, generatrice dell&#8217;intero Regno dei viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Parole magiche<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma una sola proteina sarebbe assolutamente in\u00adsufficiente. Quante siano le proteine necessarie \u00e8 noto. Ma \u00e8 un numero piuttosto grande, ed \u00e8 op\u00adportuno trascurarlo. Basti dire che si contano a milioni. <em>L&#8217;evoluzione chimica della vita, affidata al caso cieco, \u00e8 dunque una chimera.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un momento. Abbiamo dato al caso tre enormi vantaggi; possiamo aiutarlo dandogli un quarto vantaggio, altrettanto enorme. Immaginiamo che a quella pianticella iniziale siano sufficienti delle mi\u00adni-proteine. Dopo tutto, essendo la primigenia, dovrebbe accontentarsi di mini-proteine, senza so\u00adspirare al pensiero di quelle con decine di migliaia di aminoacidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle mini-proteine sono formate, supponia\u00admo, da appena 30 aminoacidi. Non ne esistono in Natura cos\u00ec piccole. Esistono solo nella nostra im\u00admaginazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un miliardo di anni, tutte le mini-proteine sarebbero pronte; non resterebbe altro da fare se non ordinarle insieme, come richiesto dal piano costruttivo di quell&#8217;organismo vegetale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;\u00e8 una difficolt\u00e0. Mari e oceani non esiste\u00adrebbero pi\u00f9. Gli atomi di tutta l&#8217;acqua e quelli di tutte le sostanze in essa contenute sarebbero stati utilizzati per formare l&#8217;immensa massa di tutte le possibili mini-proteine, corrispondenti alle pi\u00f9 svariate combinazioni di quei 30 aminoacidi. Quella massa ricoprirebbe letteralmente tutta la superficie del globo terracqueo. Formerebbe uno strato alto circa 10 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove si troverebbero le mini-proteine giuste? Una qua \u00e8 l&#8217;altra l\u00e0, sparse nella immensa moltitu\u00addine di quelle sbagliate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fare per rintracciarle? E come riunirle in un unico punto, affinch\u00e9 il caso cieco possa co\u00adstruire con esse la pianticella primigenia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, a che cosa servirebbe? Non esistendo pi\u00f9 il &#8220;brodo delle origini&#8221;, la Terra non sarebbe pi\u00f9 in grado di ospitare il primo tentativo di esse\u00adre vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 facile affermare: \u00abNell&#8217;oceano primigenio si formarono delle sostanze organiche molto sempli\u00adci. Accostandosi casualmente hanno dato origine alle proteine. Sempre per caso e per selezione na\u00adturale, alcune proteine si riunirono in modo da dar vita ad una prima cellula\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Queste proposizioni sono, all&#8217;apparenza, cos\u00ec ovvie da far passare oltre senza altre preoccupa\u00adzioni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma avviene di peggio se vengono ammantate con termini scientifici. Vogliamo provare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al posto di &#8220;sostanze organiche molto semplici&#8221; mettiamo &#8220;sostanze organiche comprendenti, tra l&#8217;altro, gli acidi formico, acetico, succinico e l&#8217;alfa-aminobutirrico, nonch\u00e9 la guanidina, la tiourea e l&#8217;urea&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi invece di &#8220;accostandosi casualmente&#8221;, met\u00adtiamo &#8220;per polimerizzazione lineare casuale&#8221;, fa pi\u00f9 effetto, e consente di fantasticare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, invece di &#8220;proteine&#8221; scriviamo &#8220;ma\u00adcromolecole proteiche&#8221;. Aggiungiamo: &#8220;sistemi biologici sempre pi\u00f9 complessi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed ecco che cosa diventano quelle tre semplici proposizioni:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNell&#8217;oceano primigenio si formarono delle so\u00adstanze organiche comprendenti, tra l&#8217;altro, gli aci\u00addi formico, acetico, succinico e l&#8217;alfa-amino-butirrico, nonch\u00e9 la guanidina, la tiourea e l&#8217;urea. Per polimerizzazione lineare casuale hanno dato origine ad innumerevoli macromolecole proteiche. Sempre per caso e per selezione naturale, alcune macromolecole proteiche si riunirono in sistemi biologici sempre pi\u00f9 complessi, sino a dare inizio alla prima cellula vivente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Non sembra una verit\u00e0 scientifica inoppugnabi\u00adle? Ed \u00e8 invece la stessa baggianata espressa in al\u00adtro modo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Un gioco senza fine<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma come fare, allora, per dare inizio alla evolu\u00adzione biologica? In qualche modo deve pur aver avuto origine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non rimane che favorire ancora il caso cieco, sino al punto di consegnargli belli e pronti tutti i milioni di proteine necessari, per mettere insieme l&#8217;alga primigenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agganciamo per lui tutti gli aminoacidi occor\u00adrenti, nella esatta sequenza necessaria, in modo che tutte le proteine possano risultare &#8220;giuste&#8221;, e quindi senz&#8217; altro utilizzabili. Agganciare aminoaci\u00addi \u00e8 un giochetto da bambini. Sono tutti provvisti di quell&#8217;\u201duncino&#8221; e di quell'&#8221;occhiello&#8221; ai quali abbiamo accennato. Sono fatti apposta per venir collegati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il lavoro \u00e8 ultimato; le catene di aminoacidi so\u00adno pronte; non abbiamo fatto neppur un solo er\u00adrore. Versiamo dunque tutti quei semilavorati in un qualche punto dell&#8217;oceano primordiale. Che cosa avviene? Si forma la preziosissima pianticella necessaria all&#8217;evoluzione dei viventi sulla Terra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Macch\u00e9, le catene di aminoacidi si sono sciolte tutte nell&#8217;acqua&#8230; Era quello che si doveva aspet\u00adtare, no?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E allora, a che cosa sarebbe servito il lungo tra\u00advagliato lavoro del caso cieco? Si sarebbero forma\u00adte o no quelle 10<sup>179<\/sup> proteine, in quei 10<sup>130<\/sup> centimetri cubi d&#8217;acqua, durante quei lunghi 300 miliardi di anni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La verit\u00e0 \u00e8 amara. Non si sarebbero formate.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente c&#8217;\u00e8 una ragione. Le cellule di tutti i viventi, proprio tutti, dalla diatomea alla sequoia, dal microbo all&#8217;uomo, fabbricano proteine, aggan\u00adciando insieme l&#8217;esatto numero di aminoacidi oc\u00adcorrenti e nell&#8217;esatta sequenza. Ma dopo averli ag\u00adganciati provvedono a saldarli insieme. L'&#8221;uncino&#8221; di un aminoacido viene fuso con 1&#8242;&#8221;occhiello&#8221; del\u00adl&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, il gruppo aminico di un aminoacido viene saldato con il gruppo carbossilico dell&#8217;altro. Il primo, l&#8217;aminico, consiste di tre atomi (\u2014NH<sub>2<\/sub>); il secondo, il carbossilico, consiste di quattro atomi (\u2014COOH).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la fusione, al posto di quei due gruppi c&#8217;\u00e8 un legame; \u00e8 detto peptidico. Quel legame consi\u00adste di quattro soli atomi: (CONHI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli altri tre atomi, rimasti fuori dalla fusione, formano una molecola d&#8217;acqua: H<sub>2<\/sub>O (v. fig. 10B).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa mutazione molecolare non \u00e8 ottenuta gratis. Affinch\u00e9 risulti valida \u00e8 necessario l&#8217;inter\u00advento di un&#8217;energia, quella contenuta in una mole\u00adcola di ATP. \u00c8 l&#8217;energia della vita; con essa i vi\u00adventi si autocostruiscono e poi funzionano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le molecole di ATP vengono approntate dalle cellule viventi, utilizzando nientemeno che l&#8217;ener\u00adgia del Sole, &#8220;messa in scatola&#8221; nelle molecole di glucosio, quelle tanto abbondanti nel pane, nella pasta, nel riso e negli altri farinacei, nei glucidi in\u00adsomma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E nell&#8217;oceano primordiale, dove poteva andare a prendere le molecole di ATP, con dentro l&#8217;ener\u00adgia del Sole, il povero caso cieco? Non esistevano. Come poteva dunque approntare quella tale pro\u00adteina della sfida?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In 300 miliardi di anni non si sarebbe formata neppure una sola di quelle 10<sup>179<\/sup> proteine preventi\u00advamente. Gli aminoacidi si sarebbero uniti e disu\u00adniti, continuamente, senza sosta e senza alcun ri\u00adsultato.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cediamo la parola al premio Nobel prof. Geor\u00adge Wald, ancora una volta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa dissoluzione spontanea \u00e8 molto pi\u00f9 proba\u00adbile, e quindi procede molto pi\u00f9 rapidamente del\u00adla sintesi spontanea. Per esempio, l&#8217;unione di ami\u00adnoacidi, uno dopo l&#8217;altro, per formare una protei\u00adna ha una piccola probabilit\u00e0 di realizzarsi, ma la scomposizione degli aminoacidi \u00e8 molto pi\u00f9 pro\u00adbabile, e quindi procede pi\u00f9 rapidamente. Ci tro\u00adviamo in una situazione peggiore di quella di Pe\u00adnelope in attesa di Ulisse. Ogni notte la paziente Penelope disfaceva il lavoro fatto durante il gior\u00adno. Ma per ci\u00f2 che riguarda gli aminoacidi, una notte sarebbe stata sufficiente per disfare il lavoro di un secolo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;enzima utensile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra difficolt\u00e0, per il caso cieco in\u00adtento a suscitare la vita sulla Terra, che va consi\u00adderata. Per &#8220;assemblare&#8221; una proteina qualsiasi, non \u00e8 sufficiente avere a disposizione tutti gli ami\u00adnoacidi necessari, lo schema costruttivo per colle\u00adgarli, ed anche tutte le &#8220;pilette&#8221; ATP necessarie per le saldature dei vari collegamenti. \u00c8 necessaria un&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si pu\u00f2 trovare sul mare, in barca, in una not\u00adte senza luna, e aver bisogno di un po&#8217; di luce per poter eseguire un lavoro. Ma ecco che ci si accor\u00adge di avere la batteria di pile, non la lampadina. La lampadina \u00e8 necessaria. Senza di essa la batte\u00adria di pile pu\u00f2 venir gettata a mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si pu\u00f2 anche trovare nella necessit\u00e0 di dover unire insieme mille sagomati di legno, con mille viti adatte, e costatare di non aver preso il caccia\u00advite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;utensile di lavoro da mettere nelle mani del caso cieco \u00e8 un enzima esattamente adeguato alla necessit\u00e0. Sono decine di migliaia gli utensili che ogni vivente adopera per auto-costruirsi e per ripa\u00adrarsi durante la propria esistenza; uno solo \u00e8 quel\u00adlo che utilizza per prendere la &#8220;piletta&#8221; ATP e per eseguire con essa la fusione degli aminoacidi, du\u00adrante l&#8217;approntamento delle proprie proteine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio, i mille sagomati di legno po\u00adtrebbero venir uniti con le rispettive viti anche senza il cacciavite. Il lavoro di una settimana po\u00adtrebbe venir eseguito, con le sole mani, in un an\u00adno o in un decennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 pretendere che il caso eseguisca un lavoro del genere, senza l&#8217;utensile adatto, \u00e8 veramente in\u00adgiusto, considerate le altre immense difficolt\u00e0 che \u00e8 costretto a superare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro corpo &#8220;fabbrica&#8221; proteine a trilioni, in ogni ora della nostra esistenza. Deve fabbricarle per consentire l&#8217;eliminazione dei componenti fuori uso, e la loro sostituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non va in cerca di aminoacidi, non si preoc\u00adcupa di avere sottomano le &#8220;pilette&#8221; ATP, non gli manca il &#8220;cacciavite&#8221; e neppure il &#8220;piano co\u00adstruttivo&#8221;. Si vale di una tecnica esattamente pre\u00addisposta, universale, utilizzata indistintamente da ogni vivente, girasole o essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La &#8220;fabbricazione&#8221; delle proteine non avviene in un po&#8217; di acqua in sostituzione dell&#8217;oceano primordiale. Avviene in &#8220;cantiere&#8221; adatto, e con un adatto reparto di montaggio, il ribosoma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come potrebbe, ad esempio, un microbo ap\u00adprontare tutte le proteine necessarie per dar vita ad un altro suo simile, se non disponesse di un &#8220;cantiere&#8221; e di adatti reparti di montaggio, ossia decine di migliaia di ribosomi? Forse potrebbe farne a meno, ma in tal caso non gli sarebbero sufficienti venti minuti. Gli occorrerebbero venti milioni di anni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni vivente \u2014 pianta, animale, o uomo \u2014 le proteine vengono &#8220;fabbricate&#8221; da robot-RNA specializzati. Uno provvede allo schema costrutti\u00advo, un altro si incarica degli aminoacidi da colle\u00adgare, ed un terzo, infine, esegue il lavoro con l&#8217;ATP e l&#8217;enzima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 un&#8217;organizzazione formidabile, emersa lenta\u00admente alla conoscenza umana, dopo le grandiose scoperte fatte nello scorso ventennio, particolarmente dopo quella del nastro DNA e dei &#8220;robot&#8221; RNA. Abbiamo cercato di abbozzarla nel capitolo secondo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sarebbe da <em>sempliciotti<\/em> pensare che alla base della vita non vi sia un&#8217;organizzazione produttiva adeguatamente predisposta, programmata e regi\u00adstrata su nastri DNA.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per <em>il caso cieco<\/em> \u00e8 veramente un&#8217;impresa dispe\u00adrata dover fare a meno di quell&#8217;organizzazione, e provvedere a generare un vivente, contando sul fortuito accostamento di atomi e molecole. Spera\u00adre di arricchirlo con miliardi di. anni \u00e8 schernirlo. Non riuscirebbe a mettere insieme, in 300 miliardi di anni, neppure una sola proteina, pur avendo a disposizione tutti gli aminoacidi necessari, forniti-gli dall&#8217;assistenza comunale dei poveri.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ogni vivente vuole le sue proteine<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per di pi\u00f9, il caso cieco dovrebbe tener conto dei gusti personali, in fatto di proteine, di quella pianticella marina iniziale, bench\u00e9 microscopica. Per formarsi automaticamente, richiederebbe certe proteine, scelte tra un numero quasi infinito. Co\u00adme possiamo aiutare, questa volta, il caso cieco ad intuire quali sarebbero le sole proteine gradite a quella pianticella?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La situazione \u00e8 piuttosto disperata. Non possia\u00admo dargli una memoria e quindi pungolarlo ad iniziare l&#8217;assemblaggio di quelle proteine, esclu\u00addendo tutte le altre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta ascoltiamo quanto ci dice il prof. George Wald:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abGli organismi viventi sembra sfruttino ampia\u00admente l&#8217;esistenza delle possibili proteine, il cui nu\u00admero \u00e8 praticamente infinito. Non esistono, infat\u00adti, due soli organismi viventi, animali o piante, che possiedano le stesse proteine. Ciascuna specie ha le sue proteine, inconfondibili. Quelle proteine formano uno schieramento grandioso, paurosa\u00admente complicato e infinitamente vario. Senza di esse non si pu\u00f2 pensare di avere degli organismi viventi. \u00c8 proprio qui che nascono le difficolt\u00e0. Non basta che le proteine siano in quantit\u00e0 giusta e nelle proporzioni giuste; \u00e8 anche necessario che esse si sistemino in una esatta configurazione, al\u00adtrettanto giusta\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo visto il caso cieco intento ad appron\u00adtare una sola proteina, ed abbiamo costatato, con l&#8217;aiuto della matematica, grazie a Max Perutz, che non gli sarebbe stato sufficiente tutto lo spazio e tutto il tempo disponibili. Abbiamo dovuto offrir\u00adgli una moltitudine di Universi, e concedergli altri 299 miliardi di anni, oltre il miliardo preventivato. Il risultato \u00e8 stato egualmente incerto. Che fosse riuscito ad approntare quella proteina, sulle 10<sup>179 <\/sup>simili ma sbagliate, era pi\u00f9 no che s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come pretendere che riesca a mettere a posto, nella configurazione giusta, quei milioni di protei\u00adne esclusivamente predisposti per l&#8217;alga primige\u00adnia? Pu\u00f2 servire a qualche cosa offrirgli tutte quelle proteine, con gli aminoacidi ben saldati in\u00adsieme, e limitare il suo lavoro alla sola costruzione della pianticella?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo cercare di avere un&#8217;idea, almeno ap\u00adprossimativa, di quella pianticella. Non dimenti\u00adchiamo che essa \u00e8 il punto di partenza di tutto il mondo dei viventi, e che se noi oggi, a tanta di\u00adstanza di tempo, possiamo pensare ad essa, \u00e8 per merito suo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non appena ultimata, per primissima cosa, avrebbe dovuto dar inizio ad un&#8217;altra pianticella, anch&#8217;essa in grado di produrne un&#8217;altra, in modo da riempire gli oceani, dopo un certo tempo. Il caso cieco deve tener conto di questo fatto. Quel\u00adla iniziale deve essere una &#8220;fabbrica di pianticelle&#8221;; una &#8220;fabbrica&#8221; capace di approntare altre &#8220;fabbriche&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 opportuno valerci dell&#8217;aiuto della mate\u00admatica. Ci porterebbe troppo lontano. Altro \u00e8 ag\u00adganciare degli aminoacidi come se fossero le &#8220;perline&#8221; di una &#8220;collana&#8221;, ed altro \u00e8 progettare, costruire e far funzionare una &#8220;fabbrica&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che si tratti di una &#8220;fabbrica&#8221; \u00e8 fuori dubbio. Basta osservare un microrganismo vegetale del plancton marino dei giorni nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei microrganismi planctonici \u2014 diatomee (fig. 13), foraminiferi calcarei e radiolari silicei \u2014 sono sostanzialmente quelli stessi dei mari primevi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartengono a gruppi che non hanno progre\u00addito in nessuna direzione evolutiva. La nostra pianticella si \u00e8, invece, sviluppata in tutte le dire\u00adzioni possibili: ma non poteva essere dissimile, so\u00adstanzialmente, dai microrganismi che possiamo esaminare al microscopio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltiamo ancora il prof. John Tyler Bonner:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abEssa ci offre il quadro di una fabbrica chimica eccezionalmente complessa, con molte parti, molti meccanismi, molti controlli di stabilizzazione. Pu\u00f2 mantenersi indefinitamente; pu\u00f2 rimpiazzare, per sintesi, le parti perdute; pu\u00f2 crescere e, per di pi\u00f9, pu\u00f2 anche costruire qualche cosa di eguale a se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro, per\u00f2, che nel suo interno non ha n\u00e9 congegni n\u00e9 ruote. Contiene, invece, una quantit\u00e0 enorme di molecole proteiche. In media ne contie\u00adne circa 200 milioni di milioni (2 x 10<sup>14<\/sup>). Questo pensiero sconcertante colpisce talmente l&#8217;immaginazione, che ogni proposito di scrutare come que\u00adsta unit\u00e0 piena di trilioni di molecole proteiche la\u00advori, sembra fuori della nostra portata e del nostro intelletto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se noi non riusciamo neppure ad intendere co\u00adme possa funzionare, come pu\u00f2 aver fatto, il caso cieco, a progettarla e a costruirla?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli atomi di un miliardo di stelle non gli sarebbe\u00adro stati sufficienti per approntare, disordinatamente e senza scopo, una sola di quelle molecole&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eppure, per <em>i propagandisti<\/em> del <em>materialismo ateo<\/em> questa non \u00e8 una difficolt\u00e0 insuperabile. Con l&#8217;aiuto della fantasia riescono sempre ad escogitare una qualche apparente soluzione, da spacciare su\u00adbito come &#8220;scientifica&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non temono mai di venir smentiti. Le loro af\u00adfermazioni sono dogmatiche. Solo i nemici della Scienza e del popolo possono metterle in dubbio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;organizzazione di base<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa vita sulla Terra pu\u00f2 aver avuto origine in un modo qualsiasi, e pu\u00f2 essersi sviluppata in ba\u00adse a quell&#8217;origine. Siamo noi a dire che occorreva\u00adno certe proteine, con l&#8217;esatta sequenza di aminoa\u00adcidi, per formare l&#8217;alga primigenia. Con altre pro\u00adteine, approntate a caso, si sarebbe formato un al\u00adtro essere vivente iniziale. La vita sulla Terra sa\u00adrebbe stata diversa dall&#8217;attuale. Ma la vita avrebbe avuto, comunque, ampio sviluppo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proteine di fortuna, insomma. Ma con ci\u00f2 che possiamo trovare intorno a noi, per caso, non \u00e8 possibile costruire un&#8217;automobile e neppure un te\u00adlevisore. La tecnologia \u00e8 sempre necessaria. Il pia\u00adno costruttivo non pu\u00f2 venir eliminato, ma soltan\u00adto sostituito. I componenti necessari vanno ap\u00adprontati in vista della costruzione finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In base a quale piano costruttivo si sarebbe for\u00admato quell&#8217;altro vivente iniziale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con le onde radio abbiamo ottenuto l&#8217;apparec\u00adchio ricevente a transistor, il televisore e il radar. Con l&#8217;energia della luce, il sistema biologico ottie\u00adne l&#8217;energia metabolica che gli \u00e8 necessaria per auto-costruirsi e per funzionare, ossia per vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si fa presto ad affermare: \u00abQualsiasi raggruppa\u00admento di proteine, approntate a caso, avrebbe da\u00adto origine ad un vivente, e perci\u00f2 non si deve par\u00adlare di proteine &#8220;giuste&#8221; e di altre &#8220;sbagliate&#8221;. All&#8217;inizio dell&#8217;evoluzione chimica quelle che si for\u00admarono vennero utilizzate\u00bb. In realt\u00e0, l&#8217;organismo vivente deve per forza captare la luce per conver-tirla nell&#8217;energia che gli \u00e8 necessaria, e deve per forza provvedere in qualche modo a dar inizio alla costruzione di un suo simile, affinch\u00e9 la sua specie riesca far presa sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se ammettiamo che qualsiasi raggruppa\u00admento di proteine potesse andar bene, dobbiamo per\u00f2 sempre ricorrere alla stessa tecnologia naturale: approntamento degli aminoacidi, saldatura dei vari componenti le proteine, sistemazione delle stesse in strutture maggiori, completamento di organi funzio\u00adnanti, entro un unico piano organizzativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi vediamo, oggi, come gli organismi viventi approntano gli aminoacidi di cui necessitano. Essi non si trovano liberi in Natura. Devono venir fab\u00adbricati. In assenza di un piano generale di organiz\u00adzazione, come potevano formarsi tutti i venti ami\u00adnoacidi, in quantit\u00e0 tale da essere presenti nello stato illuminato dell&#8217;oceano originario?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venti aminoacidi tutti disposti in modo da po\u00adtersi agganciare, e perci\u00f2 tutti con lo stesso &#8220;uncino&#8221; da una parte e lo stesso &#8220;occhiello&#8221; dall\u2019altra&#8230; Se sono stati approntati per caso, come si spiega che gli &#8220;uncini&#8221; e gli &#8220;occhielli&#8221; sono tutti eguali, e quindi adatti per qualsiasi agganciamen\u00adto? Come ha fatto, il caso cieco, a prevedere la lo\u00adro necessit\u00e0, per dar luogo alle prime proteine?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo pensare a qualche cosa di miracolo\u00adso? Indubbiamente no; sarebbe ridicolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della cellula vivente si dice che \u00e8 &#8220;una fabbrica eccezionalmente complessa&#8221; ed anche che \u00e8 &#8220;un prodigio di organizzazione&#8221;. Ora, se tutto \u00e8 im\u00admensamente organizzato, per quale ragione si do\u00advrebbe eliminare l&#8217;organizzazione delle origini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso, invocato continuamente dai materialisti marxisti, in nome della &#8220;Scienza&#8221;, avrebbe dato origine ad un&#8217;unica solitaria pianticella microsco\u00adpica primigenia. L&#8217;organizzazione generale della vita ha invece fatto &#8220;spuntare&#8221; contemporanea\u00admente una miriade di pianticelle, nella vastit\u00e0 dell&#8217;oceano, come fa spuntare le foglie e fa sbocciare i fiori, quando giunge la primavera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base della prima primavera del mondo c&#8217;e\u00adra quella stessa organizzazione che provvide a tut\u00adte le successive. C&#8217;era la Creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Possiamo &#8220;creare&#8221; proteine<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi pu\u00f2 asserire che la Scienza non sia in grado di &#8220;creare&#8221; delle proteine?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La &#8220;creazione&#8221; delle proteine ha inizio con l&#8217;ac\u00adquisto degli aminoacidi necessari. Nessuno si met\u00adte in testa di approntarli in laboratorio. Le indu\u00adstrie chimiche li ricavano dalla materia vivente e li mettono in vendita; servono per l&#8217;approntamento di alcuni medicinali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre collegare pi\u00f9 aminoacidi in una lunga catena. Fatto questo, la proteina \u00e8 pronta. Colle\u00adgarli a mano o con qualche apparecchiatura sareb\u00adbe impossibile, sono troppo piccoli, molto pi\u00f9 piccoli del pi\u00f9 piccolo virus. Solo gli RNA sono capaci di effettuare quel collegamento, nel modo pi\u00f9 efficiente e rapido. Sono fatti apposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gli RNA non sono in commercio; occorre ricavarli in qualche modo da cellule viventi. Gene\u00adralmente vengono prelevati dalle cellule del lievito. Vengono frantumate. Le parti componenti vengo\u00adno separate. E quanto si ottiene con l&#8217;ultracentri\u00adfuga, adeguatamente raffreddata (fig. 15). La rota\u00adzione estremamente rapida causa un calore assai forte, e distruggerebbe gli RNA. Il raffreddamento \u00e8 indispensabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli RNA vengono quindi separati da tutto il re\u00adsto. Poi vengono purificati facendoli passare attra\u00adverso un filtro, costituito da una colonna di cellulo\u00adsa, il gel. Fatto questo, gli RNA vengono uniti con gli aminoacidi da collegare. Si ottiene un miscuglio in soluzione o sospensione acquosa. Proteine, per\u00f2, non se ne formano, manca ancora molto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle cellule viventi la formazione delle proteine \u00e8 superlativamente organizzata; vengono utilizzati particolari enzimi, insieme con gli RNA. Inoltre, il lavoro \u00e8 ottenuto con somministrazione di energia. Senza consumo di energia, neppure le cellule riu\u00adscirebbero a compiere qualche lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si vuole che nella provetta si formino davve\u00adro delle proteine, occorre aggiungere al miscuglio di aminoacidi e di RNA anche una quantit\u00e0 suffi\u00adciente di ATP e di ribosomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla frantumazione delle cellule del lievito si ottengono anche questi componenti. Vanno prele\u00advati e versati nella provetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli RNA adoperano, per compiere il loro la\u00advoro di agganciamento degli aminoacidi, degli &#8220;utensili&#8221;, ossia degli enzimi. Se mancano gli enzi\u00admi, le proteine non si formano. Anche gli enzimi si ottengono dall&#8217;ultracentrifuga, separati dal resto. Vanno aggiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mancano ancora due componenti importanti, anch&#8217;essi da prelevare dalla frantumazione delle cellule. Occorrono i mitocondri, capaci di ricarica\u00adre le pilette, ossia le molecole di ATP; occorre an\u00adche un miscuglio di ioni di magnesio. Con questi componenti, nella provetta c&#8217;\u00e8 tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto, meno il DNA, il programmatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli m-RNA, versati nella provetta, contengono un ordine; utilizzano quello, come accennato nel capitolo secondo, lo utilizzano nel disordine, nel caos di tutte quelle parti componenti demolite e riunite alla rinfusa. Trovano sempre, tra i venti aminoacidi disponibili, i due da collegare insie\u00adme. Si formano gruppi. Vengono riuniti insieme, a casaccio. Ne risultano frammenti di proteine &#8220;selvagge&#8221;, senza nessun riferimento con quelle note. Eccezionalmente si formano anche proteine intere, &#8220;selvagge&#8221;, senza senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio impossibile che abbia a formarsi, per caso, una vera proteina, una proteina vegetale, animale o umana? \u00c8 senz&#8217;altro possibile. Ma co\u00adme si fa a trovarla tra una miriade di proteine &#8220;selvagge&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le possibili combinazioni a caso degli aminoaci\u00addi si contano a gog\u00f2. In quell&#8217;immenso oceano di combinazioni possibili, una proteina giusta potreb\u00adbe formarsi ogni miliardo di anni. In genere, gli scienziati possono soltanto attendere qualche me\u00adse, o al pi\u00f9 qualche anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre individuare una proteina per volta, os\u00adservando le ombre dei suoi atomi sulla lastra foto\u00adgrafica, quelle ottenute con la diffrazione dei raggi X. Ma riuscire in tal modo a riconoscere una pro\u00adteina giusta, tra le tante sbagliate, non \u00e8 possibile. Tutto il tempo dell&#8217;Universo non sarebbe che un&#8217;inezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conclusione \u00e8 sconfortante: noi uomini non riusciremo mai a fabbricare una proteina, una vera proteina, neppure utilizzando tutte le parti com\u00adponenti approntate dalla Natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il DNA \u00e8 gi\u00e0 pronto; \u00e8 al completo in ciascuna delle cellule vive del nostro corpo, bench\u00e9 siano decine di migliaia di miliardi. Provvede a fabbrica\u00adre tutte le proteine di cui abbiamo bisogno. Produce migliaia, milioni di proteine diverse. Tutti i giorni deve approntare quei 300 miliardi di nuove cellule che ci necessitano per poter continuare a vivere. <em>\u00c8 una perdita di tempo cercare di reinventare il cavallo.<\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Il piano &#8220;costruttivo&#8221; di una proteina<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In genere, le proteine contengono migliaia di aminoacidi, ciascuno dei quali si trova al suo po\u00adsto esatto. C&#8217;\u00e8 una mini-proteina, con appena 96 aminoacidi, di 18 tipi diversi. \u00c8 quella dell&#8217;insuli\u00adna. Viene formata da una parte delle cellule del pancreas, una ghiandola collocata sotto lo stomaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa supervisiona il tasso dello zucchero nel sangue, affinch\u00e9 abbia a rimanere entro limiti fi\u00adsiologici. Qualora il pancreas si ammali, e l&#8217;insuli\u00adna non sia pi\u00f9 sufficiente, interviene quella malat\u00adtia abbastanza diffusa, che \u00e8 il diabete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1920, tre scienziati canadesi si proposero il compito di rifornire di insulina i malati di diabete, prelevandola dal pancreas del bestiame da macel\u00adlo. Vi riuscirono. Molti ammalati vissero per mol\u00adto tempo ancora mediante iniezioni di insulina. Ai tre scienziati venne attribuito il premio Nobel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema era quello di ottenere l&#8217;insulina per via sintetica. Novantasei aminoacidi non sono molti. Occorreva soltanto sapere in quale esatta disposizione si trovano nell&#8217;insulina. Ma il fattoria\u00adle di 96 \u00e8 un numeraccio tremendo, pari a circa 3 seguito da 100 zeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel 1945 un gruppo di biochimici inglesi, con alla testa il dott. Frederick Sanger, affront\u00f2 il grave impegno di sondare quella piccolissima pro\u00adteina. Vi riusc\u00ec soltanto dopo otto anni di faticoso lavoro. Il dott. Sanger ebbe il premio Nobel nel 1958.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una goccia di insulina venne posta su carta fil\u00adtrante; con la tecnica della cromatografia, usando due solventi diversi, in due direzioni diverse, i vari aminoacidi si sparsero in giro nitidamente. Risulta\u00adrono 18 tipi di aminoacidi, suddivisi in due cate\u00adne. Le possibili combinazioni di aminoacidi in cia\u00adscuna catena risultarono: nella catena A tante combinazioni quante ne indica il numero 3 seguito da 27 zeri; nella catena B solo quante risultano da 6 seguito da 15 zeri. Numeracci enormi anche questi, ma quasi niente di fronte al 3 seguito da 100 zeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due catene vennero ridotte in frammenti. Venne studiato, pazientemente, un frammento per volta. Sanger ide\u00f2 una tecnica particolare a tale scopo. Finalmente, nel 1952, dopo sette anni di ri\u00adcerche, tutti i 96 aminoacidi erano stati esattamen\u00adte localizzati lungo le due catene. Occorreva sape\u00adre come erano riunite le due catene. Dopo un al\u00adtro anno di lavoro, riuscirono a costatare che un particolare aminoacido, la cistina, provvedeva a quell&#8217;incombenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avere sott&#8217;occhio l&#8217;esatta disposizione di tutti gli aminoacidi dell&#8217;insulina fu un trionfo per la Scienza. Finalmente, una proteina aveva svelato il proprio segreto; era visibile in ogni sua parte. Fu per\u00f2 soltanto una vittoria del tutto effimera. Sanger afferm\u00f2: \u00ab\u00c8 alquanto spiacevole dover ricono\u00adscere che tutto il nostro lavoro \u00e8 stato vano, privo com&#8217;\u00e8 di qualsiasi risultato pratico. Noi &#8220;vediamo&#8221; la proteina insulina esattamente com&#8217;\u00e8, ma non riusciamo a comprendere perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec e non al\u00adtrimenti. Abbiamo soltanto compreso che basta cambiare di posto uno solo dei 96 aminoacidi, per renderla inefficiente; si ottiene un&#8217;altra proteina, che non ha nulla in comune con l&#8217;insulina, ed \u00e8 quindi incapace di sorvegliare quel particolare me\u00adtabolismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parti componenti di un motore d&#8217;auto o di un televisore sono &#8220;proteine tecniche&#8221;; non ci la\u00adsciano perplessi. Intendiamo bene lo scopo di cia\u00adscuna di esse, e, quindi, perch\u00e9 sono fatte come sono fatte; la tecnica del motore d&#8217;auto e quella del televisore ci sono familiari. Le abbiamo ideate noi: sono uscite dalla nostra mente e dalle nostre mani. Le proteine, invece, appartengono ad una tecnica completamente diversa, per noi del tutto sconosciuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che si tratti di sostanze ideali per una enorme variet\u00e0 di usi, ci riesce evidente. \u00c8 il loro modo di agire che costituisce un enigma. Per quale strana ragione una proteina con 96 aminoacidi di vario tipo pu\u00f2 controllare l&#8217;utilizzazione degli zuccheri e dei grassi nel nostro organismo? Come fa a &#8220;sentire&#8221; se c&#8217;\u00e8 un po&#8217; di glucosio in pi\u00f9 o in me\u00adno nel torrente sanguigno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come mai quella stessa proteina, l&#8217;insulina, rie\u00adsce a compiere anche un altro lavoro, convertendo il glucosio in glicogeno nel fegato, in modo che quello zucchero possa venir immagazzinato? E perch\u00e9 per fare quel lavoro l&#8217;insulina deve ottene\u00adre la collaborazione di altre due proteine, quella dell&#8217;adrenalina e quella del glucagone?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Natura dispone di &#8220;qualche cosa&#8221;, che a noi \u00e8 tuttora completamente ignoto. \u00c8 come avere tra le mani una radiolina senza minimamente saper dell&#8217;esistenza dell&#8217;elettricit\u00e0 e dell&#8217;elettronica. Pa\u00adzientemente ci sarebbe possibile rintracciare tutti i suoi componenti (resistori, condensatori, induttori, transistor, diodi, ecc.). Con notevole fatica ci sa\u00adrebbe anche possibile costatare come sono colle\u00adgati tra di loro quei componenti, come ha fatto Sanger per gli aminoacidi dell&#8217;insulina. Anche i componenti di una radiolina sono circa un centi\u00adnaio, suddivisi in vari tipi. Alla fine si potrebbe tracciare un nitido disegno, ossia lo schema della radiolina. Ma quello schema non ci direbbe nulla; non ci spiegherebbe il funzionamento dell&#8217;appa\u00adrecchio. Per noi rimarrebbe misterioso. Non sa\u00adpendo dell&#8217;esistenza dell&#8217;elettricit\u00e0 e dell&#8217;elettroni\u00adca, non ci sarebbe possibile intendere per quale ragione quei componenti siano collegati in quel modo e non piuttosto in un altro qualsiasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto \u00e8 avvenuto per altre proteine, ad esempio per la lisozima, la chimotripsina e la car-bossipeptasi. Vennero studiate anch&#8217;esse con la cromatografia su carta, per ottenere dai loro cri\u00adstalli la diffrazione dei raggi X. Essendo quelle tre proteine molto pi\u00f9 complesse dell&#8217;insulina, la de\u00adterminazione e la posizione degli aminoacidi, di cui sono composte, vennero ottenute con calcola\u00adtrici elettroniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;altra importante proteina, la ribonucleasi (f\u00ecg. 14), \u00e8 tra le pi\u00f9 piccole, con appena 128 ami\u00adnoacidi. Ma, per poter riconoscere la posizione di quei 128 componenti, sono stati necessari sedici anni di lavoro, una spesa di due milioni di dollari e l&#8217;uso di un calcolatore IBM 7040, per circa nove mesi di seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come al solito si venne a sapere come sia fatta la ribonucleasi, ma non perch\u00e9 abbia quella se\u00adquenza di aminoacidi e non un&#8217;altra qualsiasi.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Poi venne il DNA<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma che cosa \u00e8 mai una proteina, sia pure gigan\u00adtesca, con migliaia di aminoacidi, di fronte ad un nastro DNA, con qualche miliardo di nucleotidi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora, come \u00e8 riuscito il caso cieco ad ap\u00adprontare i nastri DNA con l&#8217;intera progettazione, accuratamente registrata, dei primissimi viventi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Scienza esclude che possa esistere, e che possa mai essere esistito un vivente senza DNA, senza la propria progettazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo visto, nei primi tre capitoli, che il DNA \u00e8 un insieme di piani costruttivi e di infor\u00admazioni tecniche, indispensabile per la formazione di qualsiasi vivente. <strong>Quello umano \u00e8 lungo com\u00adplessivamente 102 miliardi di chilometri. Quello di un microbo \u00e8 mille volte pi\u00f9 lungo del microbo stesso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La scoperta del DNA fu un colpo duro per gli assertori del materialismo ateo.<\/em> Sino alla fine degli anni &#8217;50 affermarono che \u00abl&#8217;oceano primordiale era pieno di aminoacidi; il caso cieco li riun\u00ec in proteine, e poi utilizz\u00f2 quelle proteine per forma\u00adre prima dei sub viventi e poi dei viventi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;inizio degli anni &#8217;60 quell&#8217;affermazione sub\u00ec solo una lieve modifica: \u00abl&#8217;oceano primordiale era pieno di aminoacidi e di nucleotidi&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nucleotidi sono simili ai caratteri tipografici. Il caso cieco li dispone in righe, le righe in pagine, le pagine in un libro, il primo libro della vita, quello con la descrizione dettagliata di come deve venir approntata una microscopica&#8221; alga primige\u00adnia, affinch\u00e9 possa funzionare, e quindi fabbricar\u00adne un&#8217;altra simile, con la duplicazione automatica di se stessa&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II DNA \u00e8 il vertice dei prodigi della Natura;<\/strong> <strong><em>la spiegazione materialistica della sua generazione spontanea \u00e8 al vertice della stoltezza umana.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>5 &#8211; MASCHI E FEMMINE LI CRE\u00d2<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abLa programmazione su nastri DNA mette in azione la cellula vivente come se fosse una mi\u00adcroscopica fabbrica ultrautomatizzata e ciber\u00adnetica. La mette in moto in modo inconcepi\u00adbilmente esatto, veloce e ben coordinato\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prof. geroge beadle, Premio Nobel<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Un superthrilling della Natura<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come avr\u00e0 fatto, il caso cieco, ad inventare es\u00adseri viventi maschi e femmine?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci \u00e8 ben noto che all&#8217;inizio della vita, per ben 750 milioni di anni di seguito, esistevano sulla Terra soltanto le alghe marine unicellulari, e quin\u00addi di dimensioni microscopiche. Si riproducevano per divisione asessuata, ingrossandosi e dividendo\u00adsi in due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma la vita sulla Terra non poteva estendersi con quel tipo di riproduzione. Una giraffa dal lunghis\u00adsimo collo non pu\u00f2 riprodursi ingrossandosi e poi dividersi in due giraffe. Tanto meno lo potrebbe un ingegnere o un contadino. Come potrebbe, ciascun organo del nostro corpo umano, &#8220;fab\u00adbricare&#8221;, un altro organo del tutto eguale? Come potrebbero i nostri occhi approntarne altri due? E le nostre gambe, come potrebbero sdoppiarsi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Infine, come potrebbe avvenire il &#8220;trasloco&#8221; ge\u00adnerale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il caso cieco avrebbe dovuto incominciare con l&#8217;inventare quel superthrilling della Natura che \u00e8 l&#8217;uovo, ed al quale noi non facciamo minimamente caso. Proviamo, per\u00f2, ad immaginare la nostra tecnica di fronte alla necessit\u00e0 di approntare &#8220;uova&#8221; da automobili o da televisori&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cosa \u00e8 l&#8217;uovo? \u00c8 un centro direzionale au\u00adtomatizzato, con i suoi nastri DNA al completo, con i suoi RNA e i suoi ribosomi pronti ad entra\u00adre in azione, con i suoi organizers in attesa di dar inizio alla formazione di un vivente, in base a pre\u00adcisi piani costruttivi e secondo norme prestabilite rigorosamente. \u00c8 anche un magazzino di materie prime.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La cellula-uovo umana contiene 23 coppie di nastri DNA, come varie volte accennato.<\/strong> Quella del pollo ne contiene 39 coppie, quella dell&#8217;anatra 40 e quella del tacchino 41. Il moscerino ha solo 4 coppie di nastri DNA e la mosca 6. Il gatto ha 19 coppie di nastri DNA, il topo 30, il coniglio 22, il gorilla 24 e il cavallo 33.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La patata ha pi\u00f9 nastri DNA dell&#8217;uomo; ha una coppia in pi\u00f9, il riso ne ha 22, il frumento 21, il pomodoro 12, la cipolla 8 e il pisello 7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure tutto questo non basta. Occorreva pre\u00advedere un fatto singolare, per dar inizio ai viventi superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abbiamo ricevuto da nostro padre 23 nastri DNA, e altrettanti da nostra madre. Quelle 23 coppie di nastri DNA hanno dato al nostro corpo la possibilit\u00e0 di autocostruirsi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Se trasmettiamo quei 46 nastri DNA ai nostri fi\u00adgli, essi ne avranno 92; 46 dal padre e 46 dalla madre. A loro volta, i nostri figli trasmetteranno quei 92 nastri ai propri figli, per cui i nostri nipoti dovranno avere 92 nastri paterni e 92 materni, 184. I nostri pronipoti risulteranno provvisti di un corredo genetico ancora pi\u00f9 sovrabbondante, addirittura formato da 368 nastri DNA. <\/em>Tutto ci\u00f2 se l&#8217;Umanit\u00e0 avesse avuto inizio con nostro padre e con nostra madre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo fatto ben evidente mise in imbarazzo gli scienziati del secolo scorso. Il mistero venne risol\u00adto quando il belga Eduard van Beneden, osservan\u00addo cellule sessuali al microscopio, si avvide che es\u00adsi avevano la met\u00e0 dei cromosomi normali. In esse non c&#8217;erano 23 coppie di cromosomi, bens\u00ec soltan\u00adto 23 di essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si erano formate quelle cellule sessuali? Erano derivate da cellule normali con 23 coppie di cromosomi; per\u00f2, per divenire cellule sessuali erano passate attraverso il processo della divisione riduzionale, detto meiosi, parola greca che signifi\u00adca diminuire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nostro padre ci ha trasmesso soltanto met\u00e0 dei suoi nastri DNA, dei suoi cromosomi, altrettanto ha fatto nostra madre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cosa poteva avvenire ai primissimi albori della vita sulla Terra? Una delle due: o acconten\u00adtarsi di soli microrganismi, capaci di moltiplicarsi per suddivisione, oppure inventare il sesso e il fe\u00adnomeno della meiosi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Ma questa &#8220;invenzione&#8221;, parte integrante del progetto fondamentale della vita sulla Terra, deve essere avvenuta prima dell&#8217;inizio degli organismi pluricellulari, vere piante e veri animali.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Inventare esseri viventi maschi e femmine non \u00e8 per nulla facile, se si hanno sott&#8217;occhio soltanto i microrganismi. Occorreva completare quell&#8217;idea base, dotando i viventi di organi sessuali comple\u00admentari, nonch\u00e9 dare ad essi la possibilit\u00e0 di ap\u00adprontare cellule sessuali, con met\u00e0 dei nastri DNA. Occorreva, insomma, inventare il concepi\u00admento, come risultato conclusivo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo prima di dar inizio al mondo dei viventi pluricellulari. <strong>Senza il sesso, non si sareb\u00adbero, diversamente, riprodotti; e senza la meiosi, il numero dei cromosomi si sarebbe raddoppiato ad ogni generazione. Dopo appena una decina di ge\u00adnerazioni, quei cromosomi sarebbero risultati tanti da bloccare il proseguimento della specie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u00c8 evidente che il caso cieco non poteva preve\u00addere e provvedere tutto ci\u00f2 in anticipo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>La coppia XY<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;\u00e8 una difficolt\u00e0. Come avviene che siamo maschi o femmine? Come possono sapere, i nastri DNA, quale sesso dare all&#8217;essere umano in auto-costruzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una di quelle 23 coppie di cromosomi possiede i nastri DNA relativi al sesso. Quella coppia consi\u00adste di un cromosoma X e di un cromosoma Y (fig. 16). Sono due cromosomi diversi. Nella don\u00adna sono per\u00f2 eguali, sono ambedue X, sono due cromosomi XX.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cosa avviene? Al momento della meiosi, quando le cellule riducono a met\u00e0 i loro cromoso\u00admi per approntare quelle sessuali, i cromosomi X e Y dell&#8217;uomo si dividono: ne risultano due cellu\u00adle sessuali, una con l&#8217;X e l&#8217;altra con l&#8217;Y.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;atto del concepimento, nella cellula-uovo materna c&#8217;\u00e8 il cromosoma sessuale X. \u00c8 sempre X, in quanto la donna ha due X. Se, a quella cellula-uovo in attesa, uno spermatozoo porta un cromo\u00adsoma sessuale Y, esso va a far coppia con quello X. Ne risulta una coppia XY. I due nastri DNA, uno X e l&#8217;altro Y, impongono il sesso maschile al nascituro. Se invece lo spermatozoo porta un altro X, ne risulta una coppia XX e quindi una femmi\u00adna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E\u2019 dunque il padre a determinare il sesso dei suoi figli.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Amiche questa \u00e8 una scoperta avvenuta nel no\u00adstro secolo. Ha fatto crollare un mucchio di <em>cre\u00addenze balorde<\/em>, ed ha messo in evidenza un altro aspetto della immensa organizzazione biologica al\u00adla base della vita sulla Terra, predisposta in antici\u00adpo e registrata sui nastri DNA.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cellula vivente \u00e8 solo un aspetto della Crea\u00adzione. Mai prima di oggi l&#8217;uomo ebbe una cos\u00ec al\u00adta visione dell&#8217;opera e della potenza del Creatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Eppure mai come oggi l&#8217;uomo ha ripudiato il Creatore.<\/em> \u00abLa materia \u00e8 eterna, ed i viventi si sono formati da soli, per evoluzione biologica. Il Crea\u00adtore non \u00e8 necessario\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma la Scienza ha accumulato prove schiaccianti contro queste affermazioni escogitate nel secolo scorso, ed ancora oggi in auge a causa dell&#8217;<em>analfa\u00adbetismo scientifico delle grandi masse<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una canzone a due voci<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. La programmazione al completo di un essere umano \u00e8 registrata tanto sui 23 nastri dei cromosomi materni quanto su quelli paterni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se la formazione del nostro corpo fosse stata di\u00adretta dai soli nastri materni, ciascuno di noi sareb\u00adbe una copia esatta di nostra madre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con i soli nastri DNA di nostro padre, noi sa\u00adremmo una sua copia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;organizzazione della vita \u00e8 per\u00f2 tale da deter\u00adminare l&#8217;auto-costruzione dell&#8217;essere umano in mo\u00addo che abbia ad assomigliare un po&#8217; all&#8217;uno e un po&#8217; all&#8217;altro dei suoi genitori. \u00c8 tale da dare a cia\u00adscuno una propria inconfondibile personalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma come avviene?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supponiamo di avere due suonanastri eguali, in ciascuno dei quali vi sia una musicassetta con la registrazione della stessa canzone. Sul nastro di una musicassetta la canzone \u00e8 cantata da un uo\u00admo, su quello dell&#8217;altra \u00e8 cantata invece da una donna. Se collochiamo i due suonanastri uno a fianco dell&#8217;altro e li mettiamo simultaneamente in funzione, sentiremo ambedue le voci, ascolteremo un duetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 esattamente quanto non deve avvenire con i due nastri DNA, quello materno e quello paterno. E allora?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;organizzazione stabilisce che &#8220;a cantare &#8221; sia un p\u00f2 l&#8217;uno e un po&#8217; l&#8217;altro dei due &#8220;suo\u00adnanastri&#8221;, ossia che a trasmettere ordini sia un po&#8217; il DNA paterno e un po&#8217; il DNA materno. \u00c8 co\u00adme se messi in funzione i due suonanastri, si sen\u00adtisse una voce sola, a volte maschile e a volte fem\u00adminile.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 evidente che, se fossero ambedue i nastri DNA a comandare l&#8217;auto-costruzione di un nuovo essere umano, i robot-RNA non saprebbero a chi dar ascolto; sarebbero <em>costretti ad agire all&#8217;impaz\u00adzata<\/em>, a caso. <em>Nascerebbero solo dei mostri.<\/em> In realt\u00e0, la vita sulla Terra sarebbe impossibile a creature con riproduzione sessuata.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed invece, bench\u00e9 le cellule di un neonato sia\u00adno 2300 miliardi, in ciascuna di esse le varie cop\u00adpie di nastri DNA si alternano al posto di coman\u00addo, in perfetto sincronismo complessivo. Non av\u00adviene mai che lo stesso ordine venga trasmesso da ambedue i nastri di una stessa coppia. E non av\u00adviene neppure mai che il nastro, che deve interve\u00adnire, non sia pronto a farlo, in qualcuna di tutte quelle cellule, nonostante siano una miriade.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Autocostruzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ciascuna delle nostre cellule, per poter appron\u00adtare un&#8217;altra cellula, deve formare un nuovo cen\u00adtro direzionale, esattamente eguale a quello che possiede. Deve &#8220;fabbricare&#8221; altri 46 cromosomi, ciascuno con il suo nastro DNA, in grado di pro\u00addurre tutti i robot-RNA necessari, e, per di pi\u00f9, uno o due nucleoli, capaci di &#8220;fabbricare&#8221; ribosomi. Il tutto deve essere contenuto entro un&#8217;ade\u00adguata custodia, una membrana.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il nucleo direzionale non basta. Sono necessarie centinaia di &#8220;centrali energetiche&#8221;, m\u00ectocondri. La cellula \u00e8 in realt\u00e0 una fabbrica molto estesa, con molte apparecchiature e centri di controllo. Per poter funzionare, deve poter ottenere l&#8217;energia da molte &#8220;centrali&#8221;, incredibilmente complesse (v. f\u00ecg. 9 A).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi c&#8217;\u00e8 il nuovo &#8220;cantiere&#8221;, il reticolo endoplasmatico della nuova cellula, con i suoi reparti di produzione accuratamente sistemati, in modo da ingombrare il meno possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il &#8220;cantiere&#8221; deve avere a sua disposizione ma\u00adgazzini di materiale grezzo, da utilizzare per le va\u00adrie lavorazioni. La cellula deve preparare nuovi magazzini e riempirli.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vi sono poi le apparecchiature particolari. Cia\u00adscuna cellula ha un suo compito, fabbrica qualche cosa o rende un servigio. Ad esempio, quelle siste\u00admate, a milioni, nella parete dello stomaco hanno il compito di approntare la pepsina e l&#8217;acido clori\u00addrico, indispensabili alla digestione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono provviste di apparecchiature adatte, in grado di manipolare sostanze semplici e con esse ottenere il prodotto finito.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutte quelle apparecchiature devono venir pre\u00addisposte dalla cellula-madre, in tempo utile e in posizione giusta, affinch\u00e8 la cellula-figlia abbia a poter padroneggiare tutta la complessa e ingarbu\u00adgliata matassa delle reazioni enzimatiche.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando la cellula-madre, ha approntato tutto, duplicando ogni sua parte, viene il tempo del &#8220;trasloco&#8221;. Questa fase finale \u00e8 impressionante. La meravigliosa ultra-automatizzata &#8220;fabbrica&#8221; bio\u00adlogica si divide in due. Non ne risulta una &#8220;fabbrica&#8221; vecchia e una nuova. Ne risultano due nuove.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non per nulla la divisione cellulare \u2014 detta mi\u00adtosi \u2014 \u00e8 considerata una delle basi principali della organizzazione della vita. Se noi, oggi, siamo quel\u00adlo che siamo, lo dobbiamo proprio alla mitosi, a questo misterioso automatismo, che \u00e8 stato capace di moltiplicare la cellula-uovo del nostro concepi\u00admento, in quei 2-3 trilioni <em>(un trilione qui vale 1.000 miliardi, n.d.r.)<\/em> che formavano il nostro cor\u00adpo neonato, e nei 60 trilioni che formano quello attuale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mitosi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel prodigio della mitosi, uno dei pi\u00f9 alti nella Natura, c&#8217;\u00e8 un grosso problema. Non dovrebbe essere sfuggito al lettore accorto. La cellula deve approntare un altro centro direzionale. Ma se \u00e8 proprio il centro direzionale, con i suoi nastri DNA e suoi robot-RNA, a dirigere tutto, come pu\u00f2 dividersi in due? Va bene sistemare i cromo\u00adsomi, uno a fianco dell&#8217;altro. Va bene duplicare i 46 nastri DNA. Ma quando si tratta di effettuare il &#8220;trasloco&#8221;, quando il nucleo si sparpaglia nei suoi componenti, chi \u00e8 che comanda e controlla?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come potrebbe risolvere, un nostro ingegnere, un problema del genere? In un modo solo: quello di mettere in attivit\u00e0 un automatismo programmato in modo da sostituirsi, momentaneamente, al cen\u00adtro direzionale e di guidarlo durante le fasi del &#8220;trasloco&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 proprio quanto avviene nella cellula vivente, in ogni cellula, vegetale o animale. Quando il cen\u00adtro direzionale sta per raddoppiarsi, entra istanta\u00adneamente in azione un apparato mitotico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Niente ha fatto strabiliare gli scienziati pi\u00f9 del modo di agire dell&#8217;apparato mitotico. \u00c8 un capola\u00advoro di organizzazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di vederlo in attivit\u00e0, dobbiamo assistere alla replicazione del centro direttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ciascun nastro DNA si trova nell&#8217;interno del proprio contenitore, il cromosoma. Essendo molto lungo, il nastro \u00e8 spiralizzato, in modo da ingom\u00adbrare il meno possibile.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A loro volta, i cromosomi sono anch&#8217;essi troppo lunghi, bench\u00e9 molto meno dei nastri DNA, per potersene stare distesi. Sono spiralizzati anch&#8217;essi e ripiegati, in modo da formare un &#8220;gomitolo&#8221;. Non sono per\u00f2 addossati gli uni sugli altri, come fili di lana; sono distanziati, in modo da poter svolgere la loro attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le 23 coppie di cromosomi devono, per prima cosa, diventare 46, raddoppiarsi. Ciascun nastro DNA deve replicarsi, dividersi in due nastri. \u00c8 fat\u00adto apposta a tale scopo. Si apre nel senso della lunghezza, come una chiusura lampo. I due fila\u00admenti che ne risultano, diventano, quasi per incan\u00adtesimo, due nastri completi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cromosoma, con dentro due nastri, si divide. Ne risultano due cromosomi, quindi 46 coppie di cro\u00admosomi, il doppio del patrimonio genetico. I due cromosomi non si staccano, sono trattenuti verso il centro da una specie di gancio, il centromero.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo un&#8217;ora dall&#8217;inizio, tutto \u00e8 pronto. In un&#8217;o\u00adra, nastri DNA e cromosomi si sono replicati. La membrana, che racchiude il centro direttivo rad\u00addoppiato, si spezza. I cromosomi hanno uscita li\u00adbera<\/strong> (v. fig. 17)<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono in tenuta da viaggio. Non sono pi\u00f9 dei &#8220;fili di lana&#8221;, sono piuttosto dei corpuscoli tozzi. Ciascuno si \u00e8 &#8220;condensato&#8221;, in modo da poter viaggiare. I cromosomi che vediamo nelle fotogra\u00adfie sono appunto in tenuta da viaggio, molto com\u00adpatti. In media, riducono la loro lunghezza ad un venticinquesimo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Devono andare al centro della cellula, come se fosse una sala da ballo, e mettersi su due file di fronte: 23 coppie su una fila e 23 sull&#8217;altra, senza nessun errore. Questo, ad essi, sarebbe impossibi\u00adle. Provvede, per\u00f2, immediatamente l&#8217;apparato mi\u00adtotico <\/strong>(v. figg. 18 e 19)<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima ancora dell&#8217;uscita dei cromosomi, si \u00e8 di\u00adviso in due parti. Ciascuna di esse \u00e8 andata a col\u00adlocarsi ai due lati opposti al centro direzionale raddoppiato. Non appena la membrana si spezza, le due parti si allontanano. Ma che cosa possono fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per quanto sembri inverosimile, si comportano come due gruppi di cow-boys. I cromosomi ven\u00adgono presi al laccio e tirati. Il centromero serve appunto a tale scopo. I due gruppi mitotici si al\u00adlontanano ancora, vanno ai due poli della cellula, come dire verso le due pareti opposte della sala da ballo. Continuano a tirare i cromosomi. Li tirano in modo che si dispongano su quelle due file di fronte.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa curiosa sistemazione dei cromosomi, 23 coppie su una fila e 23 sull&#8217;altra, di fronte, pro\u00adprio all&#8217;equatore della cellula, \u00e8 una fase importan\u00adte nella organizzazione. La ragione risulter\u00e0 evi\u00addente tra poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo lo scambio degli addii, i cromosomi ven\u00adgono allontanati. Le due file indietreggiano, tirate dai due gruppi mitotici. Indietreggiano sempre di pi\u00f9, sino a raggiungere le due estremit\u00e0 della cel\u00adlula.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si fermano, formano un gruppo. Ciascun cro\u00admosoma lascia la tenuta da viaggio, ridiventa un &#8220;pezzo di filo di lana&#8221;, allungandosi quanto occor\u00adre per consentire al nastro interno di despiralizzar-si a sufficienza, in modo da poter essere pronto ad entrare in attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intorno al &#8220;gomitolo&#8221;\u00a0 si forma la membrana dell&#8217;involucro. I due nuovi centri direttivi sono pronti. Avviene il &#8220;trasloco&#8221; generale. In base ad un programma estremamente preciso, la cellula si restringe al centro, quindi si divide in due.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due nuove cellule, ambedue &#8220;favolosamente complesse&#8221;, e ambedue nuove, appena sfornate, sono pronte. Iniziano la loro attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intanto, l&#8217;apparato mitotico si \u00e8 riunito, si \u00e8 im\u00adpacchettato e si \u00e8 diviso in due; a fianco del cen\u00adtro direttivo di ciascuna cellula c&#8217;\u00e8 una delle due parti, in attesa; \u00e8 pronta per sovrintendere ad un&#8217;altra replicazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn realt\u00e0 non sappiamo come questo succeda \u2014 ci dice il prof. Daniel Mazia. \u2014 La coerente esecuzione delle manovre mitotiche richiede stretta obbedienza; \u00e8 proibito, ad esempio, che due cro\u00admosomi della stessa coppia siano attirati verso lo stesso polo. Descriviamo questo momento critico cos\u00ec rapidamente, perch\u00e9 ne sappiamo molto po\u00adco; esso contiene realmente il mistero della mitosi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il prof. Mazia si un\u00ec al giapponese dott. Katsuma Dan, della Metropolitan University di Tokio, per poter eseguire i suoi esperimenti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl quadro rimane incompleto in modo desolan\u00adte \u2014 afferma. I due scienziati riuscirono ad isolare l&#8217;apparato mitotico e a studiarlo, per tentare di comprendere come funzioni. \u2014 Che cosa abbiamo imparato dopo otto anni di studi sull&#8217;apparato mitotico isolato? Il lettore che speri di sentirsi dire come avviene il movimento dei cromosomi pu\u00f2 tralasciare di continuare a leggere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclude con questa frase: \u00abLa riproduzione, considerata come la produzione di una dualit\u00e0, non \u00e8 semplicemente uno dei tanti fenomeni bio\u00adlogici degni di interesse; in essa possiamo trovare le &#8220;ragioni&#8221; di tutto quello che avviene negli esseri viventi\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 qualche cosa di ragionato, di pensato, di predisposto; qualche cosa che il caso cieco non poteva fare, per consentire alla vita di vincere il tempo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Crossing-over<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ogni essere umano \u00e8 unico in tutta la storia dell&#8217;Umanit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 mai stato un altro eguale nel passato, e non lo sar\u00e0 in avvenire.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale ne \u00e8 la causa? I fratelli non dovrebbero essere delle copie esattamente eguali, visto che ri\u00adcevono gli stessi nastri DNA dai loro genitori?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe cos\u00ec se non intervenisse un altro fatto sorprendente, predisposto in anticipo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cellula normale provvede prima a raddop\u00adpiare il proprio nucleo, in modo che le 23 coppie di cromosomi diventino 46, quindi si converte in quattro cellule sessuali ciascuna con 23 cromosomi singoli. \u00c8 cos\u00ec risolta una parte del problema. Af\u00adfinch\u00e8 il nuovo essere abbia caratteristiche fisiche sue proprie, prima della suddivisione, quando le coppie di cromosomi sono ancora unite, avviene uno scambio di geni. Alcuni geni passano da un cromosoma all&#8217;altro. In tal modo le cellule sessuali contengono cromosomi che non sono completa\u00admente di origine paterna o materna, bens\u00ec un miscu\u00adglio. Come ci\u00f2 avvenga \u00e8 illustrato dalla fig. 20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un fenomeno veramente sorprendente, sco\u00adperto gi\u00e0 nel 1911 dallo scienziato americano prof. Thomas Morgan, premio Nobel. Lo denomin\u00f2 crossing-over. Il termine \u00e8 rimasto. Ma come spie\u00adgare il crossing-over&#8217;? Come pu\u00f2 un nastro DNA interrompersi, cedere una sua parte, prenderne un&#8217;altra, e quindi effettuare il collegamento? Ai nastri magnetici dei nostri registratori ci\u00f2 sarebbe del tutto impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ciascuna delle 23 coppie si scambiasse sol\u00adtanto quattro geni, le possibili combinazioni risul\u00adterebbero innumerevoli. Infatti, il totale di quelle combinazioni \u00e8 dato da 4 moltiplicato per se stes\u00adso 23 volte di seguito, ossia 4<sup>23<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scritto per esteso, il risultato \u00e8 circa il seguente: 100.000.000.000.000, ossia cento trilioni, per cui \u00e8 impensabile che il numero delle differenti combi\u00adnazioni cromosomiche possa esaurirsi durante il probabile ciclo dell&#8217;esistenza dell&#8217;uomo nell&#8217;Uni\u00adverso. \u00c8 quindi del tutto escluso che due esseri umani possano risultare identici, a meno che non siano gemelli monocoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questo fenomeno, il biochimico Thomas H. Jukes ebbe a dire: \u00abII comportamento del DNA \u00e8 elementare nella sua semplicit\u00e0, nella sua struttura fondamentale; ma \u00e8 nello stesso tempo intricato nella complessit\u00e0 delle sue funzioni, eterno nella sua continuit\u00e0 attraverso il tempo e mirabile nell&#8217;infinita variet\u00e0 dei suoi aspetti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0Con la bacchetta magica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II Premio Nobel prof. Alexis Carrel \u00e8 stato uno dei maggiori scienziati dei nostri tempi. Nel suo famoso libro L&#8217;uomo, questo sconosciuto ebbe a scrivere: \u00abTutto avviene come nei racconti per bambini, in cui le fate compiono prodigi di ogni sorta, con la bacchetta magica. La cellula-uovo si comporta come se conoscesse il futuro. Si dirige risolutamente verso la meta lontana, senza sbaglia\u00adre mai. E una cosa alquanto strana per la nostra intelligenza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio cos\u00ec. Subito dopo la fecondazione, la cellula-uovo si divide in due cellule identiche. La coppia s\u00ec mette in cammino. Strada facendo si sdoppia. Le quattro cellule continuano il viaggio, ed intanto diventano otto. Poi sedici, poi trentadue. Continuano ad andare avanti. Diventano migliaia. Formano ordinatamente un agglomerato dall&#8217;aspetto di una sfera cava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La masserella di cellule raggiunge la meta, una parete dell&#8217;utero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per prima cosa deve pensare a stabilire il &#8220;cantiere&#8221; (la placenta). Una parte delle cellule provvede agli allacciamenti con i dotti sanguigni e linfatici dell&#8217;utero, per ottenere i rifornimenti. Oc\u00adcorrono materiali da costruzione (sostanze chimiche semplici, aminoacidi, proteine, ecc.), nonch\u00e9 molto carburante (molecole di glucosio). Provve\u00addono a tutto automaticamente, in base alla regi\u00adstrazione sui nastri DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cellule che si trovano all&#8217;esterno della masse\u00adrella &#8220;pensano&#8221; al cantiere, quelle dello strato inter\u00adno si occupano invece di approntare l&#8217;embrione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rileggiamo quanto scrisse il prof. Carrel: \u00abI me\u00adtodi di costruzione dell&#8217;organismo vivente sono to\u00adtalmente diversi da quelli della nostra tecnica. La costruzione delle case e delle macchine avviene in modo molto semplice. Per ora c&#8217;\u00e8 assolutamente impossibile intendere l&#8217;organizzazione costruttiva di un corpo umano, da! suo primo inizio sino alle sue attivit\u00e0 organiche e intellettuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Milioni di cellule si organizzano in previsione della loro attivit\u00e0 futura. Anzitutto, sviluppano una potenzialit\u00e0 funzionale, quindi iniziano la gra\u00adduale costruzione, in base a precisi piani, dei tes\u00adsuti specifici. Approntati i tessuti, provvedono a dar inizio al montaggio dei vari organi, cio\u00e8 ossa, muscoli, nervi, cuore, reni, tutte le strutture biolo\u00adgiche altamente specializzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le leggi della fisica e della chimica \u2014 continua il prof. Carrel \u2014 si applicano in modo completo al mondo materiale. Sono state scoperte in quel mondo, per cui \u00e8 logico che appartengano ad es\u00adso. Non si applicano, invece, alla biologia se non parzialmente. Le grandi leggi della biologia sono ancora da scoprire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna abbandonare definitivamente le puerili illusioni dei meccanicisti del diciannovesimo seco\u00adlo, e le balorde concezioni fisico-chimiche dell&#8217;uo\u00admo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo soltanto una conoscenza rudimentale del nostro corpo \u2014 conclude Carrel \u2014 Per il momento dobbiamo accontentarci dell&#8217;osservazio\u00adne positiva delle nostre attivit\u00e0 organiche e menta\u00adli, inoltrandoci nell&#8217;ignoto senz&#8217;altra guida\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prof. Carrel fu il primo ad ottenere che cellu\u00adle Viventi, tolte ad un pulcino, crescessero e si moltiplicassero in provetta, per pi\u00f9 di 3 anni di seguito, un periodo di tempo ben maggiore di quello della vita media di un pollo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre cose colpiscono l&#8217;attenzione di chi osserva come si autocostruisce un qualsiasi essere vivente. Prima: l&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;organizzazione costruttiva, esattamente trascritta sui nastri DNA. Seconda: la previsione da parte delle cellule di ci\u00f2 che dovran\u00adno fare in avvenire, affinch\u00e8 ciascun organo risulti formato esattamente e si trovi nel posto giusto. Terza: la libert\u00e0 di movimento di ciascuna cellula e il sincronismo con cui tutte si muovono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;organismo vivente non assomiglia n\u00e9 ad un edificio n\u00e9 ad una macchina, e questo per una ra\u00adgione molto semplice: le cellule, che a miliardi lo costituiscono, formano una popolazione di unit\u00e0 mobili immerse in un mezzo fluido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un concetto difficile. Sembra persino assurdo che possa essere cos\u00ec. Basta per\u00f2 riflettere che cia\u00adscuna cellula \u00e8 viva per conto proprio, e che per\u00adci\u00f2 deve alimentarsi, respirare ed eliminare i rifiuti. Ora, la variazione continua di forme, connessa con la costruzione, sarebbe del tutto impossibile senza la mobilit\u00e0 delle cellule. Devono per forza trovarsi libere in un mezzo fluido, sia per preleva\u00adre da esso quanto necessario alla loro esistenza singola, sia per potersi muovere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il muoversi contemporaneo di miliardi di cellu\u00adle crea nuovi problemi. Tra questi, c&#8217;\u00e8 l&#8217;attrito delle une contro le altre. Ora, l&#8217;attrito \u00e8 stato quasi com\u00adpletamente eliminato, in modo ingegnoso. Ciascuna cellula provvede a lubrificare la sua parte esterna. Il lubrificante usato \u00e8 l&#8217;acido ialuronico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La programmazione DNA non basta; \u00e8 necessa\u00adrio un progetto sequenziale, la logica e la struttura del sistema, e la soluzione anticipata di qualsiasi problema inerente all&#8217;auto-costruzione, compreso quello della cogestione del sistema stesso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 facile inventare la vita.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Il nostro fabbisogno giornaliero di cellule<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si vivrebbe solo qualche settimana, se il nostro corpo non riuscisse ad approntare un gran nume\u00adro di cellule nuove tutti i giorni. Sono necessarie, per sostituire quelle che soccombono, dopo un&#8217;e\u00adsistenza intensamente attiva. \u00c8 tutta un&#8217;immensa organizzazione che \u00e8 in atto, per demolire le cellu\u00adle morte e sostituirle immediatamente. Possiamo formarci una prima idea di quell&#8217;organizzazione, considerando quante siano quelle che vanno fuori uso, giorno per giorno, nel nostro organismo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune cellule non possono venir sostituite. Le nervose e le muscolari, ad esempio, seguono tutto il corso della nostra esistenza. Quelle del fegato, invece, riescono a vivere solo 18 mesi. Il fegato \u00e8 il laboratorio centrale del corpo; ad esso affluisco\u00adno le sostanze alimentari provenienti dalla dige\u00adstione; deve approntare molte proteine e, in pi\u00f9, un litro di bile al giorno, per consentire il proces\u00adso metabolico intestinale. Le sue cellule sono tra quelle che devono svolgere un&#8217;attivit\u00e0 molto inten\u00adsa, e che perci\u00f2 si logorano rapidamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I globuli rossi del sangue non superano i 180 giorni. Sono sottoposti ad uno sforzo senza sosta; devono prelevare l&#8217;ossigeno dai polmoni e farlo per\u00advenire a tutto il corpo, quindi caricarsi di anidride carbonica, affinch\u00e8 abbia ad uscire con il fiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i globuli bianchi del sangue hanno un com\u00adpito ben pi\u00f9 duro, per cui la loro esistenza media \u00e8 di appena una settimana. Ciascuno di essi \u00e8 una cellula vivente, specializzata nel trasporto delle so\u00adstanze nutritizie. Con quel carico devono farsi un varco nei capillari e dal torrente sanguigno passare nella linfa, per poi effettuare la consegna &#8220;a domicilio&#8221;. Le cellule che formano gli organi non possono muoversi per andare a mensa; devono venir rifornite. Oltre a ci\u00f2, i globuli bianchi devono anche affrontare i germi patogeni, che continuamente ten\u00adtano di invadere l&#8217;organismo, e distruggerli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cellule viventi a vita pi\u00f9 breve sono quelle che in tre strati formano la nostra pelle. Quei tre strati poggiano sul derma, un tessuto connettivo molle, percorso da una fittissima rete di vasi sanguigni. Sono le cellule del derma che si rinnovano continuamente in modo da rifornire gli strati su\u00adperficiali, il pi\u00f9 esterno dei quali \u00e8 costituito da cellule morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seconda della loro posizione nell&#8217;epidermide, quelle durano appena da 3 giorni a due settimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quante siano le cellule che muoiono, tutti i giorni, dentro di noi ce lo dice il prof. C. Swanson. In media, \u00e8 lo 0,5 per cento delle cel\u00adlule complessive che va fuori uso durante il corso di una giornata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, essendo 60 mila miliardi le cellule viventi che formano il corpo di un uomo adulto, a quello 0,5 per cento corrispondono ben 300 miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trecento miliardi di cellule muoiono nel corpo umano &#8220;ogni giorno&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un&#8217;ecatombe enorme, della quale noi non ci accorgiamo neppure, essendo inserita in quella ciclo\u00adpica organizzazione che \u00e8 alla base della nostra vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cellule misurano in media da 5 a 20 micron. La cellula-tipo \u00e8 dell&#8217;ordine di grandezza di 10 micron, ossia di un centesimo di millimetro. Quanto riuscirebbe lunga una collana di 300 mi\u00adliardi di cellule, di 10 micron ciascuna?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una fila di 300 cellule misura in media, 3 milli\u00admetri. Quei 300 miliardi messi in fila, formerebbe\u00adro, dunque, una collana lunga ben 3 miliardi di millimetri, pari a 3.000.000 di metri, ossia a 3000 chilometri&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tremila chilometri di cellule viventi vanno fuori uso, tutti i giorni, dentro di noi. E ciascuna di es\u00adse \u00e8 una meravigliosa &#8220;fabbrica&#8221; ultra-automa\u00adtizzata ed esattamente cibernetica, \u00abun mondo di insospettata complessit\u00e0\u00bb, tale da declassare al li\u00advello di giocattolo infantile il pi\u00f9 prestigioso dei nostri cervelli elettronici&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto \u00e8 organizzato in modo da consentire la rapida demolizione di quei 300.000.000.000 di cel\u00adlule, in tempo utile, prima della fine della giorna\u00adta. Viene fatto a pezzi il centro direttivo, con i suoi 46 nastri DNA, di ciascuna di esse; viene smontato il &#8220;cantiere&#8221; con le decine di migliaia di ribosomi. Tutto viene demolito, ridotto in minime parti. Il centinaio di &#8220;centrali energetiche&#8221;, che ri\u00adforniva di forza vitale la cellula, segue la stessa sorte. Tutte quelle &#8220;centrali&#8221;, quei mitocondri, vengono ridotti ad un cumulo di macerie. I com\u00adponenti ancora bene efficienti non vengono riuti\u00adlizzati. Tutto viene distrutto e tutto viene avviato tra i rifiuti, in modo da non costituire un ingom\u00adbro, in nessuna parte dell&#8217;organismo. I rifiuti ven\u00adgono espulsi, fatti uscire dal corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella stessa giornata, l&#8217;organizzazione provvede a sostituire quelle cellule demolite con altre appe\u00adna fabbricate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giorno per giorno, dentro di noi, 300 miliardi di cellule si sdoppiano in modo da mantenere inalterato tutto quel gigantesco complesso biologi\u00adco che ci consente di vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qualche cosa che travalica la nostra intelligen\u00adza e che si pone su un livello di perfezione al di l\u00e0 di ogni possibile considerazione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>6 &#8211; IL CASO CIECO INVENTA L&#8217;OCCHIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abChe sul fondo di ciascun nostro occhio vi sia\u00adno oltre 100 milioni di antennule riceventi, la\u00adscia tutti noi sorpresi e sgomenti, \u00c8 un prodi\u00adgio della Natura che supera ogni pi\u00f9 ardita fantasia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prof. george wald, Premio Nobel<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTutte le meraviglie della Natura si possono spiegare benissimo, senza dover per questo ricor\u00adrere all&#8217;intervento soprannaturale di un qualche &#8220;dio creatore&#8221;, come vorrebbe la religione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto afferma l&#8217;Istituto per il materialismo di Mosca, nel diffusissimo libro Osnovnyje voprosy nauenogo ateizma (Questioni fondamentali di atei\u00adsmo scientifico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUna spiegazione generale di tutto il mondo dei viventi si pu\u00f2 dare con l\u2019interpretazione meccani\u00adcistica dei fenomeni biologici. Se si considera, ad esempio, la struttura dei pesci, bene adatta per la vita delle acque, o quella degli uccelli esattamente conforme alla vita nell&#8217;aria e alla navigazione ae\u00adrea, non si pu\u00f2 non rimanere ammirati. La spiega\u00adzione pi\u00f9 semplice sembra quella di ricorrere alla creazione da parte di una intelligenza superiore, extranaturale, ossia a quella di una divinit\u00e0. Ma questa \u00e8 una spiegazione sbagliata. La Scienza ha dimostrato che i pesci, gli uccelli e tutti gli altri viventi si sono formati da soli, sviluppandosi per un processo naturale di necessit\u00e0 interna. \u00c8 la vita che ha creato la vita e non gi\u00e0 qualche cosa o qualcuno che sia estraneo alla vita stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la sola spiegazione veramente scientifi\u00adca, su base meccanicistica, di tutto quanto esiste in Natura, noi uomini compresi. L&#8217;intelligenza umana \u00e8 anch&#8217;essa derivata dalla necessit\u00e0 interna, si \u00e8 sviluppata gradatamente insieme con tutti gli altri organi del corpo umano. In altri termini, qualsiasi fenomeno vitale deriva da altri fenomeni naturali, osservabili e misurabili, eventualmente suscettibili di essere sottoposti all&#8217;esperimento, e riprodotti in laboratorio. \u00c8 cos\u00ec che si raggiunge il sapere scientifico. Ma questo non significa che sia oggi possibile dare una spiegazione completa di ogni fenomeno. Molti fatti naturali sono ancora immersi nell&#8217;ignoto. Noi abbiamo per\u00f2 ferma fidu\u00adcia che il progresso della Scienza riuscir\u00e0 a mette\u00adre in chiaro ogni aspetto della Natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le nuove conquiste della Scienza hanno dimostrato vieppi\u00f9 la fatuit\u00e0 delle prove dell&#8217;esi\u00adstenza di un &#8220;dio creatore&#8221;. Un solo esempio pu\u00f2 essere sufficiente. Nei secoli scorsi, i metafisici to\u00adrnisti ingannarono il popolo sostenendo che tutto in Natura \u00e8 talmente perfetto, da non poter essere spiegato se non con la Creazione. Sostenevano, ad esempio, che l&#8217;occhio \u00e8 una meraviglia tale, da richiedere necessariamente l&#8217;intervento del loro &#8220;dio&#8221;. Ed invece il progresso tecnico-scientifico ci ha dato l&#8217;apparecchio fotografico; del tutto simile all&#8217;occhio, con la lente convergente, la camera oscu\u00adra e la pellicola fotosensibile sul fondo. Con questa conquista del progresso \u00e8 stato possibile spiegare come l&#8217;occhio veda in base alle sole leggi della chi\u00admica e della fisica, e smentire i metafisici\u00bb.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Decisamente troppo complesso<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal fondo di ciascun nostro occhio escono 60 milioni di fili conduttori&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque accoglierebbe con una risata una si\u00admile affermazione se non provenisse dal prof. John Wilson della Harvard University, oftalmolo\u00adgo di fama mondiale, notissimo proprio per questa scoperta, ed altre nell&#8217;ambito dell&#8217;organo della vi\u00adsta dell&#8217;uomo e degli animali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco quanto egli ci dice nel suo libro Eye and Vision (Occhio e visione):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI fili conduttori che escono da una centrale te\u00adlefonica, riuniti in cavi, possono essere alcune de\u00adcine di migliala. Sono poco o nulla di fronte a quelli che escono da ciascun nostro occhio. Per averne un&#8217;idea, bisognerebbe immaginare di riuni\u00adre tutte insieme le centrali telefoniche esistenti nel mondo intero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra assolutamente assurdo; la prima impres\u00adsione \u00e8 che si tratti di qualche cosa di pazzesco. Sappiamo tutti che dall&#8217;occhio esce un solo nervo ottico, diretto al cervello, come indica la fig. 21.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per di pi\u00f9, quel nervo ha lo spessore medio di due millimetri e mezzo. Come credere che possa contenere pi\u00f9 fili conduttori di quanti ne escono da una centrale telefonica? Ed a quale scopo, poi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abBench\u00e9 siano sessanta milioni, ciascuno di quei fili \u00e8 accuratamente ricoperto con due strati di isolante, proprio come i fili conduttori delle linee telefoniche e quelli della rete-luce\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sessanta milioni di fili e per di pi\u00f9 ricoperti con due strati di isolante? Eh no, egregio professore. Deve trattarsi di un errore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSe non fossero isolati, bene isolati l&#8217;uno dall&#8217;al\u00adtro, quei sessanta milioni di fili non servirebbero a nulla, proprio a nulla\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed a che cosa potrebbero mai servire? Sembra impossibile che esistano e sembra impossibile che possano servire a qualche cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl nervo ottico, tagliato in sezione, come se fosse uno spago, e visto al supermiscroscopio elettronico appare vasto quanto una grande piaz\u00adza. Si vede bene che quella piazza \u00e8 pavimentata con delle &#8220;monetine&#8221;. Ciascuna di esse \u00e8 uno dei fili in sezione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0, ma come ha fatto a contare quei 60 milioni di &#8220;monetine&#8221;, una per una?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSupponiamo di trovarci in una piazza pavi\u00admentata a mattonelle, e supponiamo anche che ci siano note le dimensioni di quella piazza. E suffi\u00adciente sapere quante mattonelle si trovano in ogni metro quadrato. Il resto risulta da un semplice calcolo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque sia, a prima vista sembra ben evidente e fuori discussione che il nervo ottico possa contenere 60 milioni di fili conduttori, e per di pi\u00f9 isolati. Un cavo con tutti quei fili non \u00e8 nep\u00adpure pensabile. Sessanta fili sarebbero bene ade\u00adguati allo spessore di 2 millimetri e mezzo; seicen\u00adto sarebbero decisamente troppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio, alla nostra tecnica sarebbe del tutto impossibile fabbricare in serie cavi di quel genere. Alla Natura, invece, \u00e8 senz&#8217;altro possibile. Appronta dei fili estremamente sottili, del tutto in\u00advisibili ad occhio nudo, li ricopre di isolante e li tende lungo il nervo ottico. E uno dei tanti suoi prodigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come una telecamera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abLo scopo di quei 60 milioni di fili conduttori \u00e8 di far giungere al cervello l&#8217;immagine di tutto ci\u00f2 che vediamo. Sul fondo dei nostri occhi c&#8217;\u00e8 uno schermo-francobollo, la retina. Le immagini che continuamente si formano su quello schermo, ven\u00adgono trasmesse al cervello\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa volta pu\u00f2 sembrare che l&#8217;errore sia bene evidente. La luce non pu\u00f2 correre lungo fili con\u00adduttori. Pu\u00f2 venir riflessa da uno specchio, non venir trasmessa con dei fili. L&#8217;immagine, che si forma sulla retina, rimane dov&#8217;\u00e8. Non pu\u00f2 assolu\u00adtamente giungere al cervello. Che cosa ne dice il prof. Wilson?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL&#8217;occhio \u00e8 simile ad un&#8217;antenna TV. Se si ta\u00adglia il cavo coassiale che scende al televisore, sul video non si vede pi\u00f9 nulla. Cos\u00ec, se si taglia il nervo ottico di un occhio, quell&#8217;occhio diviene completamente cieco\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La TV? Nel cavo coassiale c&#8217;\u00e8 un solo filo, uno solo, mentre nel nervo ottico ve ne sarebbero ses\u00adsanta milioni. Come si spiega?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa telecamera nello studio TV provvede a convertire l&#8217;immagine luminosa, da trasmettere, in una immagine elettrica. Questo \u00e8 il primo passo. Gli obiettivi della telecamera mettono a fuoco l&#8217;immagine luminosa sullo schermo fotoelettrico dell&#8217;orthicon. \u00c8 quello schermo che provvede alla conversione dell&#8217;immagine, da luminosa in elettrica. La retina dei nostri occhi fa la stessa identica cosa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come si fa a convertire un&#8217;immagine lumi\u00adnosa in un&#8217;altra elettrica? E come pu\u00f2 farlo la re\u00adtina dei nostri occhi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa conversione dell&#8217;immagine da luminosa in elettrica avviene con tutta semplicit\u00e0. Lo schermo fotoelettrico dell&#8217;orthicon consiste di 400.000 pun\u00adtini d\u00ec una apposita sostanza. Non appena uno di quei puntini viene illuminato, esso si carica elettri\u00adcamente. \u00c8 la luce stessa a suscitare la carica elet\u00adtrica. In tal modo, l&#8217;immagine luminosa ne deter\u00admina un&#8217;altra, formata dalla carica elettrica di cia\u00adscuno di quei 400 mila puntini\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come pu\u00f2 la TV trasmettere quei 400 mila puntini dell&#8217;immagine elettrica? C&#8217;\u00e8 una sola onda TV, una sola antenna, un solo filo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn sottilissimo pennello di raggi elettronici \u00e8 in rapida corsa nell&#8217;interno dell&#8217;orth\u00eccon. Passa da un puntino all&#8217;altro e ne preleva la carica elettrica; in tal modo risulta modulato. In appena un venticinquesimo di secondo passa sopra tutti i 400.000 puntini, uno per volta. Esplora tutta l&#8217;immagine 25 volte durante ciascun secondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricezione avviene nello stesso modo. Dietro lo schermo di ciascun televisore vi sono quegli stessi 400.000 puntini fotoelettrici, e vi \u00e8 quello stesso pennello di raggi elettronici in corsa. Il pen\u00adnello raggiunge un puntino per volta e lo illumina pi\u00f9 o meno, a seconda della modulazione. Sul vi\u00addeo si forma in tal modo la stessa immagine vista dalla telecamera\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 uno stupendo prodigio della nostra tecnica, una splendida tappa nel progresso dell&#8217;elettronica&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTutto questo \u00e8 quasi nulla di fronte al nostro organo della vista. Se la retina dei nostri occhi fos\u00adse formata da 400.000 puntini, la nostra visione sarebbe alquanto grossolana. Ci sarebbe impossi\u00adbile leggere e scrivere. Ci si troverebbe ancora al\u00adl&#8217;et\u00e0 della pietra. Fortunatamente, la retina consi\u00adste di ben 100.000.000 di &#8220;puntini&#8221; per il bianco e nero e di altri 13.000.000 di &#8220;puntini&#8221; per i co\u00adlori. \u00c8 per la presenza di quei 113.000.000 di fo\u00adtorecettori che ci \u00e8 possibile vedere nitidamente. Ed \u00e8 per questa ragione che ci \u00e8 stato possibile sviluppare l&#8217;intelligenza di cui noi siamo dotati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente, questo trasparente prodigio della Natura offre molti spunti alla riflessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMentre la TV ci invia un puntino per volta, i nostri occhi inviano al cervello 60.000.000 di &#8220;puntini&#8221; contemporaneamente, tutti insieme. Tutti i fotorecettori della zona centrale sono colle\u00adgati direttamente, uno per uno, con il cervello. Ciascuno ha la sua linea diretta. Quelli della zona periferica sono invece raggruppati in duplex o in triplex. \u00c8 in tal modo che riescono sufficienti 60.000.000 di fili conduttori, in ciascun nervo otti\u00adco. \u00c8 il risultato di una tecnica vertiginosa, im\u00admensamente superiore alla nostra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Milioni di antennine per un occhio <\/strong>(fig. 22)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOgni fotorecettore della retina dell&#8217;occhio \u00e8 una meravigliosa &#8220;antennula&#8221;. Essa sporge da una cellula vivente specializzata, detta visiva. \u00c8 un po&#8217; simile all&#8217;antenna a stilo degli apparecchi radio. Complessivamente vi sono 125 milioni di cellule visive, nella retina, ciascuna con la propria &#8220;antennina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il successore del prof. Wilson che ci da que\u00adste informazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di Richard Young, un giovane scienzia\u00adto, professore di anatomia microscopica a Los Angeles. Si accorse presto che per poter far progredi\u00adre le acquisizioni scientifiche sulla retina, gli usuali apparecchi di indagine non erano sufficienti. C&#8217;era una tecnica nuova, prestigiosa, ma presentava no\u00adtevoli difficolt\u00e0. Per riuscire ad impadronirsi di quella tecnica, l&#8217;autoradiografia al microscopio elettronico, Young trascorse un anno presso il Centro di Ricerche Nucleari, a Saclay, in Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con quella nuova tecnica d&#8217;indagine riusc\u00ec a scoprire come riescano le &#8220;antennine&#8221; della retina a captare i raggi di luce e a convenirli in impulsi elettrici, da inviare al cervello. Ha riassunto i ri\u00adsultati delle sue ricerche in una monografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLe &#8220;antennine&#8221; della retina sono qualche cosa di stupefacente. Non sono inerti, funzionano; e non sono affatto semplici, come potrebbe sembra\u00adre, date le loro minime dimensioni; sono, invece, alquanto complesse. Ciascuna di esse consiste in un contenitore trasparente, simile ad un tubicino verticale, nel cui interno sono sistemati, uno sopra l&#8217;altro, centinaia di dischetti fotorecettori. Quei di\u00adschetti contengono quel pigmento fotosensibile che \u00e8 la rodopsina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto sorprendente \u00e8 che ciascuno di quei di\u00adschetti fotorecettori funziona come se fosse una pila elettrica, una pila a luce. La luce in arrivo de\u00adtermina una reazione chimica nella rodopsina contenuta in ciascun dischetto. La reazione genera una tensione elettrica. I dischetti sono collegati come pile in serie, per cui la tensione dei vari di\u00adschetti si somma. Ne risulta una tensione elettrica complessiva, esattamente proporzionata all&#8217;intensi\u00adt\u00e0 luminosa del raggio incidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei dischetti fotorecettori hanno lo stesso in\u00adconveniente delle nostre pile: si scaricano. Per\u00f2 la cellula visiva provvede continuamente ad appron\u00adtare nuovi dischetti, e questo durante tutto il corso della nostra vita. Non c&#8217;\u00e8 altra soluzione: oc\u00adcorre far giungere all&#8217;antennula sempre nuovi di\u00adschetti, ed occorre anche far uscire quelli scarichi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi \u00e8 stato possibile vedere con l&#8217;autoradiografia al microscopio elettronico, come la cellula visiva provvede a sostituire i dischetti fotorecettori della sua &#8220;antennula&#8221;. Sono tutti disposti a pila, uno sull&#8217;altro. Il nuovo dischetto, appena ultimato, vie\u00adne infilato alla base della pila. In tal modo tutta la pila di dischetti si sposta verso l&#8217;alto. Questo de\u00adtermina l&#8217;espulsione dalla pila del dischetto pi\u00f9 al\u00adto, ormai scarico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mio laboratorio abbiamo studiato per pa\u00adrecchi anni gli impulsi elettrici forniti dalle &#8220;antennule&#8221; fotorecettrici. Essi non giungono af\u00adfatto al nervo ottico. Per prima cosa vengono enormemente amplificati, poi vengono inviati ad un&#8217;altra cellula, sottostante a quella visiva. \u00c8 que\u00adsta seconda cellula che utilizza l&#8217;impulso elettrico, per formarne un altro, completamente diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 necessario sia cos\u00ec. Infatti, qualora l&#8217;impulso elettrico proveniente dall&#8221;&#8216;antennula&#8221; venisse inol\u00adtrato lungo la propria linea, nel nervo ottico, si perderebbe per strada se molto debole, oppure rovinerebbe il filo conduttore, se troppo forte. Dopo qualche mese di vita, si sarebbe tutti ciechi. Occorre tener conto che l&#8217;intensit\u00e0 luminosa pu\u00f2 variare circa da 1 a un milione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il segnale trasmesso lungo il nervo ottico non varia di ampiezza; rimane costante. \u00c8 modulato in frequenza, in base ad un certo codice. Con viva sorpresa ci siamo accorti che la tecnica dell&#8217;occhio \u00e8 simile a quella con cui le fotografie di Marte so\u00adno state trasmesse dalle sonde spaziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo scoperto che l&#8217;occhio \u00e8 uno strumento meravigliosamente e impensabilmente complesso e versatile, capace di vedere tutti i colori anche in immagini che, secondo le teorie classiche, dovreb\u00adbero essere monocromatiche. Ora sappiamo che la bellezza del mondo esterno \u00e8 eguagliata dalla bel\u00adlezza tecnica del meccanismo, mediante il quale l&#8217;occhio vede i colori\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>Impulsi in codice<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la retina \u00e8 molto pi\u00f9 complessa. Dobbiamo ascoltare ancora quanto ci dice il prof. Young.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCiascun filo del nervo ottico non \u00e8 per nulla collegato con la cellula visiva corrispondente, co\u00adme potrebbe sembrare. Termina, invece, con una propria cellula vivente. \u00c8 detta gangliare. Si po\u00adtrebbe pensare che sia tale cellula gangliare ad es\u00adsere in comunicazione con quella visiva, ma non \u00e8 neppure cos\u00ec. Sotto la visiva, in comunicazione con essa, c&#8217;\u00e8 la cellula bipolare. Ora, tra le due cellule soprastanti e la cellula gangliare sottostan\u00adte, vi sono altre cellule, due tipi di cellule diverse: le amacrine e le orizzontali. Tutto questo perch\u00e9 l&#8217;impulso proveniente dalle &#8220;antennule&#8221; deve venir prima amplificato e quindi messo in codice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella retina vi sono quei cinque tipi di cellule diverse, disposte a strati, come i circuiti logici di un nostro elaboratore elettronico. Complessivamente nella retina umana vi sono, all&#8217;incirca, 500 milioni di cellule viventi, tutte adibite all&#8217;informazione corrispondente all&#8217;immagine luminosa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come viene alimentato tutto quel mezzo mi\u00adliardo di cellule retimene? Ciascuna vive per pro\u00adprio conto; ciascuna deve ricevere i rifornimenti necessari, e deve provvedere ad eliminare i rifiuti. Deve ricevere le molecole di glucosio apportatrici di energia, e deve anche ricevere l&#8217;ossigeno per poter utilizzare quell&#8217;energia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa la ragione di un altro fatto sorpren\u00addente. Al centro del nervo ottico vi sono i dotti sanguigni, quelli adibiti a far pervenire al mezzo miliardo di cellule retiniche le sostanze necessarie per le varie lavorazioni, pi\u00f9 il glucosio e l&#8217;ossige\u00adno, nonch\u00e9 a prelevare i prodotti di rifiuto. Intor\u00adno a quei dotti si estendono tutti i 60.000.000 di fili conduttori. Il cavo \u00e8, infine, ricoperto con un&#8217;estensione della coroide. Con tutto ci\u00f2, il suo spessore \u00e8, come sappiamo, di appena 2,5 millime\u00adtri, in media. Entra nell&#8217;occhio attraversando un forellino, corrispondente alla macula lutea. Quel forellino si trova un po&#8217; sotto il centro dell&#8217;occhio, sotto il punto pi\u00f9 sensibile: la fovea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta quella miriade di filamenti si distende or\u00addinatamente, in modo da distribuirsi su tutta la retina, mentre le arteriole e le venule si irradiano, in modo da rifornire il mezzo miliardo di cellule affinch\u00e8 possano funzionare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un immenso sistema biologico, tanto pi\u00f9 mi\u00adrabile in quanto ha le dimensioni di un bottone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura 24<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante tutto un secolo dalla met\u00e0 di quello scorso alla met\u00e0 dell&#8217;attuale, si pens\u00f2 che l&#8217;uomo potesse essere derivato in qualche modo dalle scimmie. Ma da quando si \u00e8 scoperto che ogni essere vivente, nell&#8217;ambito della propria specie, possiede la propria programmazione re\u00adgistrata su nastri DNA e persino le proprie proteine in\u00adconfondibili, quell&#8217;ipotesi \u00e8 divenuta puerile e sciocca. Il numero di anni che costituisce la vita media di un uomo \u00e8 quello necessario ad un essere intelligente. Se l&#8217;uomo fosse decrepito a 27 anni, come lo \u00e8 lo scimpanz\u00e8, le generazioni si sarebbero succedute molto pi\u00f9 rapida\u00admente, ma l&#8217;Umanit\u00e0 sarebbe oggi ancora all&#8217;et\u00e0 della pietra (cap. VII pag. 165).<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Epigenesi programmata<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed ora ritorniamo al problema iniziale, quello dell&#8217;evoluzione dei viventi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tralasciamo, per un momento, l&#8217;intero corso dell&#8217;evoluzione del senso della vista. Chiediamoci come si siano formati i nostri occhi, quelli con cui vediamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come hanno fatto, quei 500 milioni di cellule visive, ad autocostruirsi e poi a disporsi ordinata\u00admente sul fondo di ciascun nostro occhio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scienza ci dice che ciascuna di quelle cellule \u00e8 favolosamente complessa, tanto da degradare al livello di un giocattolo infantile qualsiasi nostro cervello elettronico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo che una per una sono tutte provviste di un centro direzionale, con i nastri DNA, e che in tutte sono all&#8217;opera molte migliaia di RNA. Sappiamo anche che in ognuna vi sono numerose , &#8220;centrali energetiche&#8221;, i mitocondri, funzionanti allo scopo di fornirle l&#8217;energia, affinch\u00e8 possa svolgere la propria attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come hanno fatto tutte quelle cellule a formarsi da sole? Come potevano sapere, alcune di esse, che avrebbero dovuto captare onde luminose con la propria &#8220;antennula&#8221;? \u00c8 come potevano sapere, altre cellule, che dovevano attrezzarsi per funzio\u00adnare da amplificatrici, ed altre da edificatrici, in modo che a3 ogni raggio potesse corrispondere una informazione in codice, da trasmettere al cer\u00advello?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi riusciamo ad intuire che tutto quel fantastico sistema ultra-elettronico, \u00e8 stato progettato in anticipo, e che il progetto, \u00e8 stato, quindi, pro\u00adgrammato e registrato sui nastri DNA, contenuti nel centro direzionale di ciascun suo elemento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo anche intuire che riesce ad autocostruirsi in base alle informazioni ed ai &#8220;piani costruttivi&#8221; contenuti in una parte dei geni, che formano la registrazione dei nastri DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si attui quel programma, come si autocostruisca ogni parte dell&#8217;immenso sistema, non lo possiamo ancora sapere. \u00c8 da appena due decenni che \u00e8 emersa alla conoscenza umana l&#8217;esistenza della programmazione registrata sui nastri DNA. Abbiamo appena incominciato a riconoscere la prodigiosa complessit\u00e0 di quella programmazione e l&#8217;insondabile profondit\u00e0 della sua esplicazione nell&#8217;epigenesi dell&#8217;occhio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa \u00e8 un apparecchio fotografico di fronte a questo ciclopico sistema ultra-elettronico, con 500 milioni di cellule viventi, favolosamente com\u00adplesse, unite al cervello con 60 milioni di fili con\u00adduttori?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;apparecchio fotografico sarebbe ben poca co\u00adsa anche se riuscisse ad autocostruirsi, in base ad informazioni ed a disegni costruttivi registrati su microscopici registratori magnetici, contenuti nel suo interno, nel suo &#8220;seme&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma possiamo noi approntare &#8220;semi&#8221; di apparec\u00adchi fotografici?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Progettare la visione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u00abQual \u00e8 l&#8217;origine dell&#8217;occhio?\u00bb, si chiede lo scienziato sovietico S. I. Vavilov, nel suo libro L&#8217;occhio e il sole. \u00abCome pu\u00f2 essersi formato quest&#8217;organo vivente che esegue in modo perfetto il suo compito? Come riesce a superare tante diffi\u00adcolt\u00e0 ottiche, molto meglio dei nostri ottici pi\u00f9 esperti, con tutto il loro bagaglio di cognizioni tec\u00adniche e di mezzi scientifici?\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Vavilov, materialista marxista, la risposta non pu\u00f2 essere che una sola: \u00abTutto \u00e8 spiegato dalla teoria di Darwin sull&#8217;evoluzione in biologia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa spiega quella teoria, vecchia di oltre un secolo? Lo si pu\u00f2 riassumere nei sei punti se\u00adguenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) Niente \u00e8 il risultato di un progetto, e quindi neppure l&#8217;occhio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) Tutti i primissimi animali erano completa\u00admente ciechi. L&#8217;organo della vista non si era anco\u00adra formato. Si form\u00f2 durante un periodo di tempo straordinariamente lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) La formazione dell&#8217;occhio \u00e8 la conseguenza di una serie di &#8220;incidenti&#8221; evolutivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) Una zona sensibile alla luce deve essersi for\u00admata, per caso, su un tratto di pelle di un qualche animale. Fu questo il primo inizio,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5) Quell&#8217;animale venne favorito dalla selezione naturale, riuscendo vittorioso nelle competizioni per la sopravvivenza. Trasmise quella preziosa do\u00adte ai suoi discendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6) II caso e la selezione naturale utilizzarono quella sensibilit\u00e0 alla luce per approntare punti vi\u00adsivi e\u00a0 poi, con il tempo, gli occhi degli animali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La puerilit\u00e0 di quelle sei affermazioni pu\u00f2 venir dimostrata facilmente, in base a fenomeni naturali bene accertati:<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) Nessuno pu\u00f2 vivere sulla Terra se non pos\u00adsiede la propria programmazione registrata sui na\u00adstri DNA. Non c&#8217;\u00e8 programmazione se non c&#8217;\u00e8 progetto, organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) Persino le microscopiche alghe possiedono un apparato sensibile alla luce, diversamente usci\u00adrebbero dallo strato illuminato delle acque, e non potrebbero venire rifornite di energia dalla luce solare. Tutti indistintamente gli animali erano provvisti di occhi sin dall&#8217;inizio, per raggiungere il cibo ed alimentarsi. Non si pu\u00f2 affermare che sa\u00adrebbe stato sufficiente un altro organo dei sensi, ad es., l&#8217;olfatto, in quanto tutti i sensi sono orga\u00adnizzati nello stesso modo, ed appartengono ad un unico sistema biologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) Un &#8220;incidente evolutivo&#8221;, ossia una mutazio\u00adne, non sarebbe stato sufficiente. Sarebbe stato ne\u00adcessario un supplemento di programmazione regi\u00adstrata sui nastri DNA dell&#8217;animale. Le mutazioni sono quasi tutte dannose; una cellula alterata da radiazioni si converte in cancerogena. Non si ottiene un supplemento di programma\u00adzione danneggiando quella esistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) Sulla pelle di un animale non si forma una zona sensibile alla luce, come se fosse una scotta\u00adtura. Essa richiederebbe la presenza di un gran numero di cellule visive, un milione almeno, cia\u00adscuna collegata con linea diretta ad un&#8217;altra pre\u00adsente nel sistema nervoso centrale, ossia un neuro\u00adne. Ogni cellula vivente, visiva o nervosa, \u00e8 un prodigio di organizzazione; \u00e8 ultraminiaturizzata, del tutto automatizzata, cibernetica e capace di autocostruirsi. Per di pi\u00f9, essendo vivente e funzio\u00adnante, viene alimentata. Oltre a quel milione di cellule, sarebbe stata necessaria una adeguata rete di arterie e di vene,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5) La selezione naturale \u2014 ossia la lotta di clas\u00adse e la sopravvivenza del pi\u00f9 forte, contro le ostili\u00adt\u00e0 dell&#8217;ambiente \u2014 non sarebbe ,stata in nessun modo utile per la formazione dell&#8217;enorme sistema biologico necessario per ottenere quella iniziale sensibilit\u00e0 alla luce. Inoltre, l&#8217;animale non avrebbe, in nessun modo, potuto trasmettere alla propria prole quel carattere acquisito. Tale ereditariet\u00e0, ca\u00adra a Lamarck, \u00e8 risultata impossibile in base a una lunga e accurata sperimentazione sulle piante, su molte specie di animali e sull&#8217;uomo stesso. La pro\u00adgrammazione DNA \u00e8 molto stabile rispetto ai fat\u00adtori esterni. Ciascuna specie o razza la custodisce inalterata. Da oltre 3000 anni gli ebrei si circonci\u00addono, ma nascono ancora oggi con il pene provvi\u00adsto di prepuzio. Non si pu\u00f2 immaginare un esperi\u00admento su scala pi\u00f9 vasta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6) II caso, la selezione naturale e le mutazioni non potevano in nessun modo aggiungere nuovi geni alla programmazione DNA, in modo da con\u00adsentire il progetto di un gran numero di sistemi vi\u00adsivi, adatti per le varie specie e per la razza umana. Non si trattava soltanto di progettare quei si\u00adstemi, ma anche di provvedere alla loro auto-costruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La teoria di Darwin poteva risultare degna di considerazione ai suoi tempi, quando la Biologia era ancora bambina e nulla poteva far immaginare gl&#8217;immensi prodigi della Natura, che sarebbero stati scoperti in seguito.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Alla Biologia bambina piacevano le favole. I bambini si entusiasmano alle disinvolture fumettistiche. \u00abPaperino prese l&#8217;elicottero e and\u00f2 al Polo Nord, per farsi insegnare i giochi della neve dall&#8217;orso bianco\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggi la Biologia \u00e8 adulta; \u00e8 divenuta addirittura la regina delle Scienze, dopo la scoperta del DNA; ha dimenticato le favole della sua infanzia.<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Innumerevoli soluzioni<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNella infinita variet\u00e0 di esseri viventi intorno a noi\u00bb, continua Vavilov, \u00abpossiamo trovare ogni possibile soluzione del problema della vista. Ciascun animale ha gli occhi che meglio corrispondo\u00adno alle sue necessit\u00e0. In tutto questo c&#8217;\u00e8 qualche cosa di razionale, di &#8220;intelligente&#8221; dal nostro pun\u00adto di vista\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il lombrico non ha occhi, ma vede. L&#8217;intera pel\u00adle che ricopre il suo corpo \u00e8 disseminata di cellule visive, ciascuna delle quali \u00e8 collegata direttamente con il sistema nervoso. Milioni di cellule viventi, milioni di fili conduttori isolati, milioni di altre cellule nervose incaricate alla percezione, per con\u00adsentire ad un verme di muoversi nel terreno umido.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un essere unicellulare, visibile al microscopio, vive nelle acque illuminate dalla luce solare. Non deve uscire dallo strato illuminato, non potrebbe pi\u00f9 alimentarsi. Ma come dare, il senso della lumi\u00adnosit\u00e0 a quell&#8217;unicellulare? Con un punto fotosen\u00adsibile posto in cima a un filamento, simile ad una coda. Quel punto \u00e8 collegato per filo con il siste\u00adma direttivo. \u00c8 cos\u00ec che l&#8217;Euglena riesce ad orien-tarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come dare il senso della luce ad un mollusco? La conchiglia del Pecten possiede, lungo il margi\u00adne carnoso, una fila di sedici &#8220;perline&#8221;. Sono sedi\u00adci lenti, ciascuna con la propria retina e con il proprio nervo ottico. Sedici nervi ottici portano messaggi al sistema nervoso. Tutti gli altri mollu\u00adschi percepiscono, in un modo o nell&#8217;altro, la luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli insetti sono provvisti di veri occhi, molto grandi, con i fotorecettori distribuiti a mosaico, un po&#8217; come i favi di un alveare. Chi di noi non \u00e8 rimasto meravigliato vedendo, per la prima volta, la fotografia degli occhi di una mosca, molto in\u00adgranditi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le innumerevoli variet\u00e0 di occhi c&#8217;\u00e8 anche una che &#8220;copia&#8221; alla perfezione la telecamera TV. Dagli occhi <em>dell&#8217;artropodo Copilia<\/em> esce un solo filo conduttore. \u00c8 un nervo ottico semplicissimo. Ep\u00adpure, quell&#8217;animaletto riesce a vedere le immagini complete. Riesce a fare a meno di un centinaio di migliaia di fili conduttori. Nell&#8217;interno di ciascuno dei suoi globi oculari c&#8217;\u00e8 una fibrilla muscolare. Essa sostiene il fotorecettore davanti ad una gros\u00adsa lente. La fibrilla fa proprio quanto fa il pennel\u00adlo di raggi elettronici nell&#8217;orthicon della telecame\u00adra, e nel cinescopio del televisore: vibra rapidissi\u00admamente, &#8220;esplorando&#8221; tutta la superficie interna della lente, dall&#8217;alto al basso, da sinistra a destra. Venti volte al secondo &#8220;esplora&#8221; l&#8217;intera superficie della lente, e in tal modo tutta l&#8217;immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorpione ha occhi che assomigliano ai pri-missimi microscopi, quelli usati da van Leeuwen-hoek. Una lente fa giungere i raggi luminosi sopra una cavit\u00e0 concava cosparsa di cellule visive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pesci abissali non hanno soltanto occhi, ma anche fanali per illuminare la scena da vedere. Se incontrano un nemico pi\u00f9 forte, anch&#8217;esso con oc\u00adchi e fanali, chiudono i propri, per immergersi nelle tenebre. Con i soli occhi sarebbero ciechi. Come spiegare con il caso e la selezione naturale tutte queste &#8220;intelligenti&#8221; soluzioni del problema della vista?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali, per poter combattere contro i ne\u00admici, vincere, perpetuarsi nei secoli e nei millenni, adeguandosi alle mutazioni dell&#8217;ambiente, doveva\u00adno anzitutto esistere. Oggi alla base della Biologia contemporanea c&#8217;\u00e8 la programmazione predisposta in anticipo e registrata sui nastri DNA, una pro\u00adgrammazione diversa per ciascuna delle specie esi\u00adstenti, escogitata in modo da poter subire tutte le varianti necessarie durante il lungo viaggio attra\u00adverso il tempo. Ma questo Darwin, Huxley e Haeckel non avrebbero potuto neppure irnmaginarlo. Nella\u00a0\u00a0 sua\u00a0\u00a0 autobiografia\u00a0\u00a0 Darwin\u00a0\u00a0 scrisse: \u00abL&#8217;occhio mi spaventa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>Due occhi per un robot<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo la Luna dov&#8217;\u00e8, alta nel cielo, e non gi\u00e0 dentro di noi, come invece dovrebbe logicamente avvenire, e ci\u00f2 per un atto puramente psichico, il quale non ha nulla in comune con ci\u00f2 che \u00e8 fisico e biologico, e del quale non sappiamo niente di niente. E il fenomeno della localizzazione spaziale delle immagini. Si tratta di un problema completa\u00admente insoluto, che ha travagliato la mente degli antichi filosofi greci, e che gli scienziati d&#8217;oggi hanno accantonato, considerata la totale impossi\u00adbilit\u00e0 di affrontarlo. Probabilmente non sar\u00e0 risol\u00adto mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due telecamere ultra-miniaturizzate potrebbero costituire gli occhi di un robot. Si muoverebbe come se vedesse, senza per\u00f2 veder nulla. Resterebbe cieco, un&#8217;apparecchiatura meccanico-elettronica. A farlo muovere sarebbe la programmazione da noi immessa nei suoi due &#8220;cervelli&#8221; elettronici, colle\u00adgati alle due telecamere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la nostra natura umana fosse soltanto fisico\u00adchimica, come vogliono i materialisti, noi ci si do\u00advrebbe trovare in una situazione analoga a quella del robot. Quella luce che vediamo, e quei suoni che sentiamo, non dovrebbero esistere. Non pos\u00adsiamo dare una funzione psichica al robot, dato che noi stessi non sappiamo che cosa sia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunatamente c&#8217;\u00e8 &#8220;qualche cosa&#8221; dentro di noi che ci consente di vivere da persone intelligen\u00adti, in un mondo in cui gli stimoli esterni si convertono prodigiosamente in sensazioni, e che perci\u00f2 ci appare in modo completamente diverso da quello che \u00e8. Non solo pieno di luci e di colori, ma anche tridimensionale, mentre l&#8217;immagine reti-nica \u00e8 curva ed a due dimensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come far coincidere tutto ci\u00f2 con il cieco lavo\u00adr\u00eco del caso e con l&#8217;altrettanto deca selezione natu\u00adrale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Centoventicinque milioni di antennine nella re\u00adtina di ciascun nostro occhio, cinquecento milioni di cellule viventi, sessanta milioni di fili conduttori nel nervo ottico, impulsi in codice e poi l&#8217;inconoscibile mondo della psiche&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eppure il prof. Jacques Monod \u00e8 costretto ad affermare: \u00abDa un gioco <em>completamente<\/em> cieco del caso tutto pu\u00f2 derivare, compresa la vista\u00bb. Il corsivo \u00e8 suo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affermazioni di questo genere si possono fare tanto facilmente, quanto poi \u00e8 difficile dimostrar\u00adle. Pu\u00f2, il prof. Monod, chiarire come il caso completamente cieco abbia provveduto all&#8217;immen\u00adsa organizzazione che vediamo in atto nel nostro senso della vista?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Assolutamente non lo pu\u00f2. Egli afferma che si tratta di un enigma.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La stessa potenza della Scienza dovrebbe costi\u00adtuire un monito a non servirsene per sostenere il fanatismo delle masse proletarizzate. Per quelle masse, il materialismo marxista \u00e8 la Scienza, e non vi \u00e8 altra Scienza al di fuori di essa. Ed \u00e8 invece la negazione della Scienza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma come si spiega che moltitudini cos\u00ec enormi possano venir <em>tenute in letargo con baggianate co\u00ads\u00ec puerili?<\/em> \u00c8 un fenomeno di proporzioni ciclopiche. E\u2019 possibile che partecipino ad un macabro &#8220;festino&#8221;, simile a quello a cui parteciparono i Ba\u00adbilonesi, prima del loro totale sterminio, due mil\u00adlenni e mezzo addietro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con veleno preparer\u00f2 loro una bevanda, li inebrier\u00f2 perch\u00e9 si stordiscano e si addormentino in un sonno perenne, per non svegliarsi mai pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parola del Signore.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Geremia 51, 39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>7<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>CI \u00c8 GIUNTO UN MESSAGGIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abUn messaggio ci \u00e8 giunto dagli abissi del tem\u00adpo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prof. jacques monod, Premio Nobel<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abTutti gli animali terrestri e tutti gli uomini hanno avuto origine da un pesce primitivo che, un certo giorno, scelse di andare ad esplorare la terra asciutta. Poggiando le quattro pinne sul terreno, riusc\u00ec a saltellare in modo maldestro, ma poi, a poco a poco, le pinne gli si irrobustirono e si mo\u00addificarono in zampette. Divenne il primo dei Ver\u00adtebrati tetrapodi, ossia a quattro zampe, dando origine alla formidabile espansione di tutti gli An\u00adfibi, di tutti i Rettili, di tutti gli Uccelli e di tutti i Mammiferi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, come \u00e8 chiaro, di <em>una scemenza<\/em>. Per\u00f2, quando venne inventata, circa cento anni or sono, per sostenere il materialismo marxista, aveva un&#8217;apparenza ben diversa; sembrava un&#8217;autentica verit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quell&#8217;epoca nessuno immaginava quanto sia favolosamente complesso e prodigiosamente orga\u00adnizzato anche il pi\u00f9 semplice dei viventi, sia pure un microrganismo planctonico. E nessuno poteva sospettare che alla base di ogni vivente vi fosse un progetto predisposto in anticipo, programmato minuziosamente, trascritto in codice e registrato su nastri DNA. Tutte le scoperte dell&#8217;ereditariet\u00e0 genetica dovevano ancora venire; Gregorio Mendel stava appena contando i piselli nell&#8217;orto del suo convento. I geni, con i &#8220;piani costruttivi&#8221;, non erano ancora spuntati sull&#8217;orizzonte della scienza. Thomas Hunt Morgan non era ancora nato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non poteva trattarsi di un solo pesce, ma alme\u00adno di una coppia di pesci, uno maschio e l&#8217;altro femmina. Poi non era pensabile che quella coppia di pesci si fosse convertita, tra una stagione e l&#8217;al\u00adtra, in una coppia di lucertole. Occorreva parec\u00adchio tempo: mettiamo centomila anni. Una gene\u00adrazione all&#8217;anno; centomila generazioni di pesci, tutte pervase da quel desiderio di esplorare la ter\u00adra asciutta, ereditato dalla coppia capostipite&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, la terra asciutta costituisce un tipo di habi\u00adtat tutt&#8217;altro che desiderabile da parte dei pesci. L&#8217;acqua li sostiene, li rende leggeri, agili, svelti; la terra, all&#8217;opposto, li vincola, li rende pesanti, inabili alla locomozione, boccheggianti. I mesi estivi espongono i pesci fuor d&#8217;acqua al calore solare. Come cercare un po&#8217; d&#8217;ombra? I mesi invernali li congelano. Come non rimpiangere la comoda tranquilla uniforme temperatura del mare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E il cibo? Niente pesciolini da afferrare e da in\u00adghiottire, sulla terra asciutta, e niente animaletti planctonici. \u00c8 triste essere carnivori e dover cerca\u00adre qualche pianticella per sfamarsi&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l&#8217;udito? Gli esploratori devono aver l&#8217;udito buono, mentre quei pesci ardimentosi erano del tutto sordi. C&#8217;era una soluzione: inventare l&#8217;orga\u00adno dell&#8217;udito, provvedersi di orecchie. Ma non era facile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Respirare con le branchie l&#8217;ossigeno disciolto nell&#8217;aria, essere senza polmoni, e costatare di aver\u00adne immediata necessit\u00e0, per poter dare inizio alla meravigliosa esplosione biologica degli animali ter\u00adrestri&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inventare i polmoni, inventare una nuova circo\u00adlazione del sangue, costituire, insomma, un repar\u00adto invenzioni e progetti: tutta roba per la quale, fortunatamente, i pesci sono molto bene adatti, come tutti sappiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, tutto questo non sarebbe stato suffi\u00adciente. I pesci esploratori avrebbero dovuto fare i conti con la programmazione della loro specie re\u00adgistrata sui nastri DNA, contenuti in ciascuna dei miliardi delle cellule viventi che li costituivano. Non potevano sapere che i caratteri acquisiti non possono venir ereditati e che gli ebrei, per questa ragione, devono continuare a circoncidersi, ben\u00adch\u00e9 lo facciano da tre millenni. Non potevano sa\u00adpere per conseguenza che i loro sforzi sarebbero stati vani, e che sarebbero rimasti sempre pesci, sempre bene adatti per vivere solo nell&#8217;acqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i propagandisti del materialismo ateo, pur di negare il Creatore, continuano a sfornare quella scemenza, ancor oggi, come se niente fosse, obbli\u00adgando a riconoscere in essa una inoppugnabile ve\u00adrit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei libri e negli opuscoli diffusi in gran numero dall&#8217;Istituto per l&#8217;ateismo di Mosca, queste argo\u00admentazioni sono accompagnate da molte figure. C&#8217;\u00e8 una illustrazione ben chiara: in alto c&#8217;\u00e8 un pesce, un vero pesce; sotto c&#8217;\u00e8 lo stesso pesce, al quale sono spuntate le quattro zampette; sotto ancora c&#8217;\u00e8 una via di mezzo tra un pesce e una lucertola; infine viene il prodotto finale: un rettile con potenti ma\u00adscelle, fornite di terribili denti aguzzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dire che ciascuna specie vivente \u00e8 obbligata a conservare rigidamente la propria programmazio\u00adne, ed a trasferirla integra ai singoli individui nel tempo, per poter continuare ad esistere sulla Ter\u00adra, nonostante tutte le difficolt\u00e0 dell&#8217;ambiente. Perdere una minima parte di quella programma\u00adzione registrata in codice significa scivolare al di fuori del regno della vita. Ma nessuna acquisizione scientifica ha qualche importanza quando si vuole sostenere una tesi qualsiasi con finalit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ogni vivente \u00e8 programmato, se lo \u00e8 ogni specie, non si intende per quale ragione non do\u00advrebbe essere programmata anche tutta l&#8217;evoluzio\u00adne dei viventi. Se ogni prodotto di una fabbrica \u00e8 progettato e programmato, perch\u00e9 non dovrebbe esserlo anche la fabbrica stessa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 assurdo pretendere che proprio la fabbrica sia sorta per il solo cieco lavor\u00eco del caso, senza alcun progetto, senza nessun programma, senza nessun piano costruttivo. Lo si sostiene nella vana speranza di &#8220;vincere la guerra contro il Creatore&#8221;, un po&#8217; come i nazisti ridotti a combattere lungo le strade di Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0Inventare i mammiferi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa 100 milioni di anni or sono accadde qual\u00adche cosa di nuovo e sorprendente nella storia dell&#8217;evoluzione programmata dei viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sino a quell&#8217;epoca gli animali erano sempre stati a sangue freddo, come lo sono ancor oggi i pesci, gli anfibi e gli insetti. Non erano adatti per diffon\u00addersi su tutta l&#8217;intera superficie della Terra. La temperatura del loro sangue seguiva quella del\u00adl&#8217;ambiente esterno. Quando era elevata, risultava\u00adno vivaci e combattivi; ma quando scendeva dive\u00adnivano fiacchi e sonnolenti. E quanto avviene, sot\u00adto i nostri occhi, per le mosche; durante l&#8217;inverno il loro sangue \u00e8 troppo freddo per consentire il normale funzionamento dei loro organi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tempi dell&#8217;evoluzione programmata erano or\u00admai maturi per l&#8217;avvento di animali completamen\u00adte nuovi, in grado di vivere normalmente durante tutte le stagioni dell&#8217;anno, e di diffondersi su tutte le terre emerse, comprese le zone artiche: animali con il sangue a temperatura costante, indipenden\u00adte da quella dell&#8217;ambiente, e necessariamente mol\u00adto pi\u00f9 complessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto avvenne con la comparsa dei primi mam\u00admiferi e dei primi uccelli. Il loro sangue rimaneva caldo anche quando la temperatura esterna scendeva sotto lo zero, ci\u00f2 che consentiva loro di essere pronti al combattimento, mentre i giganteschi dinosauri gia\u00adcevano a terra, privi di forze, in uno stato di torpore. Con quel vantaggio, ben presto furono i nuovi arriva\u00adti a signoreggiare sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi noi vediamo la volpe artica, dalla bianca pelliccia, sopportare tranquillamente i 50 gradi sotto lo zero, nella desolata tundra subpolare. A quella temperatura tanto bassa, il suo sangue \u00e8 a 34 gradi, con uno sbalzo dunque di ben 84 gradi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo anche l&#8217;asino del deserto riuscire a sopportare i 50 gradi sopra lo zero, mentre la temperatura del suo sangue raggiunge al massimo i 42 gradi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro corpo pu\u00f2 vivere a temperature assai diverse, tanto nelle zone tropicali quanto in quelle artiche. La temperatura del sangue \u00e8, per\u00f2, sem\u00adpre compresa tra i 35,8 e i 37,2 gradi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vivere con il sangue caldo \u00e8 pi\u00f9 difficile di quanto non sia vivere con quello freddo. Per l&#8217;uo\u00admo, la morte interviene non appena il suo sangue scende alla temperatura di 34,5 gradi, oppure rag\u00adgiunge quella di 41,8 gradi. Pi\u00f9 o meno \u00e8 quanto accade anche agli altri mammiferi e agli uccelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per questa ragione che i viventi a sangue cal\u00addo sono molto pi\u00f9 complessi di quelli a sangue freddo. Devono essere provvisti di un efficientissimo sistema di controllo automatico, in grado di provvedere affinch\u00e8 il loro sangue non segua le variazioni della temperatura esterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel controllo viene denominato, con termine antiquato, meccanismo automatico di termoregola\u00adzione. In parte \u00e8 situato nell&#8217;ipotalamo, quella zo\u00adna del cervello che si trova sotto la formazione re\u00adticolare. Consiste in due centri distinti. Uno di es\u00adsi sorveglia gli eventuali aumenti di temperatura, l&#8217;altro controlla le possibili diminuzioni. Sono dei dispositivi raffinatissimi, il funzionamento dei qua\u00adli \u00e8 ancora quasi del tutto sconosciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La temperatura del sangue \u00e8 sorvegliata anche da altri centri, parte dei quali \u00e8 sistemata nella ghiandola tiroide, e parte nella midollare delle ghiandole surrenali. Anche di essi non si sa quasi nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In modo simile ai dispositivi elettronici di guida spaziale, quei centri termoregolatori diffondono ordini sotto forma di impulsi nervosi. In pi\u00f9, uti\u00adlizzano alcune sostanze-messaggio che immettono nel sangue gli ormoni, in modo da poter tenere sotto il loro controllo tutto l&#8217;organismo, in qualun\u00adque situazione termica si trovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una organizzazione superlativa dell&#8217;immenso sistema biologico, costituito da qualsiasi vivente a sangue caldo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un elefante pu\u00f2 aver caldo alla temperatura esterna in cui un piccolissimo colibr\u00ec, l&#8217;uccello mosca, pu\u00f2 tremare dal freddo. Pi\u00f9 piccolo \u00e8 l&#8217;a\u00adnimale, pi\u00f9 rapido deve essere il suo metabolismo, ossia pi\u00f9 alta la capacit\u00e0 del suo corpo di produr\u00adre calore. Con il metabolismo di un colibr\u00ec, un elefante arrostirebbe. L&#8217;elefante ha molto volume rispetto alla sua superficie esterna, per cui perde poco calore. Il colibr\u00ec, invece, perde calore molto facilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorrono centri termoregolatori diversi, in ac\u00adcordo con le diverse necessit\u00e0 dell&#8217;animale, per cui ogni specie ha i propri centri, esattamente adegua\u00adti al proprio metabolismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali a sangue freddo non avevano pelliccia o piumaggio. Gli uccelli vennero dotati di piu\u00adme e di penne. I mammiferi vennero dotati di pel\u00adliccia. Alcuni vennero protetti con un abbondante strato di adipe sotto la pelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;era da risolvere anche il problema oppo\u00adsto, quello di difenderli dal calore eccessivo. Oc\u00adcorreva diminuire il metabolismo e utilizzare il sangue come dispersore del calore, tramite la va\u00adsodilatazione, in modo da farlo affluire abbondan\u00adtemente verso la parte esterna, epidermica, dell&#8217;or\u00adganismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma con un metabolismo molto maggiore di quello degli animali a sangue freddo, era necessa\u00adrio alimentare gli organi molto pi\u00f9 intensamente, soprattutto di ossigeno. Occorreva un sangue nuo\u00advo. Mentre il sangue dei pesci e dei rettili pu\u00f2 tra\u00adsportare appena 9 ml di ossigeno per ogni 100 ml di sangue, quello dei mammiferi ne trasporta 25 millilitri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, per rifornire di tanto ossigeno il sangue, le branchie e le trachee non risultarono pi\u00f9 suffi\u00adcienti. Furono necessari polmoni ampi ed efficientissimi, provvisti di centinaia di milioni di alveoli, collegati a bronchioli e ricoperti di una rete di ca\u00adpillari sanguigni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le accelerate reazioni chimiche consentirono ai nuovi animali di vivere pi\u00f9 intensamente e pi\u00f9 ra\u00adpidamente. Ma i mammiferi e gli uccelli furono costretti a riservare una cura molto maggiore ai lo\u00adro piccoli. Per i primi, venne utilizzata la placenta, un organo in cui l&#8217;embrione in via di sviluppo \u00e8 completamente protetto, e che pu\u00f2 assorbire il materiale nutritizio e l&#8217;ossigeno del sistema circo\u00adlatorio materno, ed entro il quale pu\u00f2 scaricare i prodotti di rifiuto. La riproduzione risult\u00f2 molto pi\u00f9 efficiente di quella delle uova abbandonate nell&#8217;acqua o sul terreno. I piccoli poterono venire alla luce in uno stadio avanzato di sviluppo, e riu\u00adscire pi\u00f9 facilmente ad inserirsi nella vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nuovi arrivati si distinsero dai vecchi per una altra importante caratteristica: quella del maggior sviluppo ponderale e strutturale del loro cervello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>Gli uomini derivano dai rettili?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa dicono i propagandisti del materialismo ateo a proposito di questo nuovo straordina\u00adrio aspetto dell&#8217;evoluzione biologica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abForse 100 milioni di anni or sono\u00bb, \u00e8 quanto affermano, \u00abprima che si verificasse un importante mutamento climatico, allo scopo di poter soprav\u00advivere, alcuni rettili primitivi cercarono di inventa\u00adre uno speciale dispositivo di controllo termo\u00adchimico, per mantenere costante la temperatura del loro sangue. Tutti gli stratagemmi escogitati, meno uno, fallirono. Un ordine di rettili, quello dei Teraspidi, riusc\u00ec a risolvere quel problema, tremendamente arduo. Da essi si svilupparono tut\u00adti gli uccelli e tutti i mammiferi attuali, compreso l&#8217;uomo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente programmazione predisposta in antici\u00adpo dunque, ma solo la straordinaria &#8220;intelligenza&#8221; dei Teraspidi, e questo senza la bench\u00e9 minima acquisizione scientifica, senza neppure una qualche ipotesi ragionevole, basandosi soltanto sulla fan\u00adtasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggi viviamo nell&#8217;era spaziale. Quando l&#8217;enor\u00adme vettore con in cima l&#8217;astronave, parte dalla rampa di lancio, acquista rapidamente velocit\u00e0 sempre maggiori, entro un brevissimo tratto di tempo, quello di 190 secondi. Mentre il corpo de\u00adgli astronauti &#8220;va su&#8221;, con accelerazioni sempre crescenti, prima di 4,5 e 6 g. e poi, per pochi istanti, 7, 8, 9, e 10 g., il loro sangue &#8220;va gi\u00f9&#8221;. Il cuore batte pi\u00f9 rapidamente, il respiro diventa af\u00adfannoso, vedono grigio-scuro e per qualche istante nero. Sono lungamente allenati, per un anno inte\u00adro, per poter sopportare le terribili forze &#8220;g&#8221; della partenza e del rientro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe necessario un nuovo corpo umano, adatto per la totale conquista dello spazio. Do\u00advrebbe avere un altro sistema circolatorio, altri polmoni, altri centri di controllo. Risulterebbe completamente diverso dal nostro. Dovrebbe sop\u00adportare con tranquillit\u00e0 qualsiasi accelerazione e vivere nello spazio vuoto senza nessuna particolare protezione. Non lo possiamo neppure immaginare. Eppure nelle scuole si insegna tranquillamente che i rettili Teraspidi, con il loro minuscolo cervello, inferiore a quello di una gallina dei giorni nostri, riuscirono a risolvere il problema del sangue caldo e della termoregolazione, senza disporre neppure di un termometro&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Si fa della scienza quando si utilizzano elementi precisi, corrispondenti alla realt\u00e0 dei fatti, e non quando si deformano quei fatti per poi escogitare favole, al solo scopo di raggiungere determinate conclusioni, le quali poi si riducono ad una sola: sostenere ad oltranza, senza timore del ridicolo, il materialismo marxista. Spiegare, ad esempio, la comparsa casuale dei Vertebrati da qualche grup\u00adpo di Invertebrati come quella della comparsa de\u00adgli Uccelli e dei Mammiferi dai Rettili, senza po\u00adstulare una progettata programmazione registrata sui nastri DNA, \u00e8 un&#8217;<\/em>eresia scientifica<em>, una <\/em>ciarla\u00adtaneria<em>.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovrebbe essere ben evidente a tutti che un grattacielo non pu\u00f2 sorgere, nel centro cittadino, al posto di un gruppo di vecchie casette, utilizzan\u00addo il progetto di quelle casette. Se non altro, si dovrebbe tener conto degli ascensori&#8230; Un supple\u00admento di progetto \u00e8 indispensabile, non solo ine\u00adrente all&#8217;edificio, ma anche ai suoi impianti di tra\u00adsporto, di luce, riscaldamento, di telefono e di te\u00adlevisione. Ma un progetto o anche soltanto un supplemento di progetto, implica l&#8217;idea di un Creatore, quindi niente progetto e niente progres\u00adso organizzato del progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non conta per nulla la veridicit\u00e0 dei fatti, tutto viene puntato su quella che si vuole sia la conclu\u00adsione finale. Si offrono solo idee strumentalizzate, condizionate. <strong>Se la Natura non si adegua al mate\u00adrialismo marxista, peggio per la Natura&#8230;<\/strong> In Rus\u00adsia, il materialismo viene insegnato sin dalla prima classe elementare, quindi per dodici anni di segui\u00adto. A 18 anni, il giovane \u00e8 libero di scegliere: esse\u00adre ateo o credente. Ma sino a 18 anni non gli si deve insegnare nulla di religione, e non deve en\u00adtrare in chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe doveroso e onesto fare attenzione di at\u00adtenersi alla prove sicure, ai dati di fatto emersi dalle ricerche, ed evitare di gonfiare arbitraria\u00admente quei dati e quei fatti, sino al punto di im\u00adporre idee del tutto estranee alla Scienza, ricorren\u00addo alla gherminella di presentarle in nome della Scienza. <strong>Si \u00e8 compiuto il reato di fanatizzare centi\u00adnaia di milioni di esseri umani, ed ora si \u00e8 costret\u00adti a lasciare che l&#8217;immensa valanga scenda a valle, non essendo possibile modificarne il corso, per adeguarlo alle nuove conquiste della Scienza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il filosofo tedesco Adorno, nel suo libro Dialet\u00adtica dell&#8217;Illuminismo, ha scritto: \u00abL&#8217;Illuminismo, in senso lato, da dominio della ragione sulla Natu\u00adra, si \u00e8 rovesciato in dominio sugli uomini. Sem\u00adpre autoritarismo, fede cieca in quanto viene affer\u00admato ma non provato, sempre costrizione\u00bb. Cinquant&#8217;anni prima, un altro filosofo tedesco, Federico Nietzsche, uno dei padri dell&#8217;ateismo moder\u00adno, aveva affermato: \u00abAll&#8217;uomo di scienza pu\u00f2 ac\u00adcadere di lasciarsi ingannare da miraggi meravi\u00adgliosi, dalla potenza affascinante dell&#8217;illusione, e credere di aver raggiunto la soluzione di tutti i mi\u00adsteri della vita. \u00c8 allora che il deserto lo inghiotte, ed egli \u00e8 morto per la scienza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il deserto inghiotte, allo stesso modo, anche im\u00admense moltitudini di fanatizzati. Fanatizzati con delle baggianate&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>\u00a0<\/sup><strong>Il materialismo metodologico \u00e8 necessario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si fa della Scienza ricorrendo ad interventi extranaturali, soprannaturali o comunque trascen\u00addenti, per spiegare un fenomeno naturale qualsiasi, evidente o misterioso. Tutto ci\u00f2 che non \u00e8 an\u00adcora chiarito, nella Natura, verr\u00e0 chiarito in avve\u00adnire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grande matematico francese H. Poincar\u00e9 scrisse, gi\u00e0 nel lontano 1905: \u00abLungo le frontiere della Scienza ondeggia il mistero, e pi\u00f9 queste frontiere saranno allontanate pi\u00f9 diverranno este\u00adse\u00bb. Da allora, le frontiere della Scienza sono immensamente aumentate, ma il mistero non \u00e8 au\u00admentato in proporzione. Il segreto della vita, ad esempio, \u00e8 ormai in gran parte svelato, grazie alla scoperta del DNA e dei RNA. <strong>Nei secoli avvenire \u00e8 possibile che le frontiere non abbiano ad au\u00admentare molto, mentre il mistero che oggi ondeg\u00adgia intorno ad esse \u00e8 indubbiamente destinato a scomparire.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino della Scienza \u00e8 verso la conquista totale della Natura. Quel cammino impone alla Scienza il materialismo metodologico. Lo scienzia\u00adto deve essere materialista, diversamente non \u00e8 scienziato, \u00e8 un visionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma il monaco contemplativo, che nella solitudi\u00adne del suo convento appronta formaggio per la comunit\u00e0, deve anch&#8217;egli essere materialista, quan\u00addo lavora. E\u2019 un uomo spirituale che compie un lavoro materiale, quindi momentaneamente materia\u00adlista. Non avviene mai, per\u00f2, che il monaco contemplativo si lasci talmente assorbire dal suo lavo\u00adro da perdere la propria vita spirituale e divenire un fanatizzato del materialismo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scienziato si trova in una situazione diversa. Pu\u00f2 lasciarsi assorbire dalla materia sino ad affo\u00adgare in essa, e non vedere altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 un pericolo grave, tanto pi\u00f9 che lo scienziato vero si appassio\u00adna alle proprie ricerche, limitandole entro un cam\u00adpo ristrettissimo, tanto da perdere il contatto con il resto del mondo. Se non fa molta attenzione, fi\u00adnisce per vedere tutto da un punto di vista estre\u00admamente limitato. Quando ci\u00f2 avviene, assume un atteggiamento penoso rispetto ai cultori delle Scienze affini, e pi\u00f9 ancora di fronte ai filosofi. La sua visione del mondo risulta afflosciata in un solo punto. Ma \u00e8 allora che riesce tremendamente peri\u00adcoloso per le masse ignare. Perch\u00e9 quell&#8217;unico punto \u00e8 la materia, una certa parte estremamente piccola della materia, la quale per\u00f2 pervade ogni suo pensiero, ogni sua idea, ogni sua affermazio\u00adne. Pu\u00f2 venire insignito del premio Nobel, e allo\u00adra <em>il danno che ne subisce l&#8217;Umanit\u00e0 \u00e8 ancora peggiore.<\/em> Diventa <em>un centro di diffusione mondia\u00adle di epidemia intellettuale<\/em>.<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Messaggeri di vita<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 accennato alla fine del capitolo pri\u00admo, il 2 maggio \u00cc972 part\u00ec da Cape Kennedy, in Florida il veicolo spaziale automatico Pioneer-10, destinato ad inoltrarsi nel Cosmo, oltre il Sistema Solare, dopo circa 12 anni di navigazione. \u00c8 ali\u00admentato da una batteria nucleare; pesa 259 chilo\u00adgrammi. Porta una targa di alluminio dorato, di 15 x 23 centimetri, con un messaggio diretto all&#8217;e\u00adventuale avanzata civilt\u00e0 extraterrestre, a cui do\u00advesse giungere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio consiste in un disegno, non esisten\u00addo un linguaggio universale. \u00c8 stato approntato da due astronauti americani, Cari Sagan e Frank Drake. \u00c8 un po&#8217; come una bottiglia lanciata in mare, nella speranza che qualcuno la raccolga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa dire a degli extraterrestri? Il disegno consiste di due sagome di esseri umani, un uomo e una donna, e del Pioneer-10, in modo da dar una idea della nostra statura. \u00c8 indicato il Sistema Solare, e la traiettoria iniziale del veicolo, con par\u00adtenza dal terzo pianeta. C&#8217;\u00e8 il simbolo dell&#8217;atomo idrogeno e vi sono dieci raggi, corrispondenti ad altrettante stelle pulsar, quelle che irradiano segnali radio. \u00c8 indicata la loro frequenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo immaginare che riesca davvero ad at\u00adterrare su un lontanissimo pianeta, abitato da esse\u00adri intelligenti, sia pure molto diversi da noi, e do\u00adtati di un sufficiente grado di cultura. Esaminata la sonda, costatata la presenza dell&#8217;elaboratore elettronico con il nastro magnetico preregistrato, notata l&#8217;apparecchiatura di comando e di guida, interpretato pi\u00f9 o meno il messaggio, non dovreb\u00adbero aver dubbi circa la provenienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovrebbero pensare a noi, ad esseri intelligenti, in vita su un altro pianeta, per quanto estremamente lontani da loro, e forse esultare costatando di essere meno soli nell&#8217;universo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche a noi \u00e8 giunta una &#8220;sonda&#8221;, dopo una lunghissima corsa attraverso l&#8217;abisso dei tempi, dopo aver viaggiato per oltre due miliardi di anni. L&#8217;abbiamo vista per la prima volta sullo schermo fluorescente del super-microscopio elettronico. \u00c8 la primigenia alga microscopica che ancora vive e costituisce la parte principale del fitoplancton dei mari e degli oceani. Siamo rimasti sbalorditi e am\u00admirati al cospetto della inverosimile organizzazione delle sue apparecchiature, sgomenti per la scoper\u00adta del messaggio trascritto in codice sul suo lun\u00adghissimo nastro DNA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da dove pu\u00f2 essere partita questa &#8220;sonda&#8221;?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto una \u00abbase bioterrestre di costruzione e di lancio\u00bb pu\u00f2 averla approntata e quindi lanciata a grande velocit\u00e0 nel tempo. Non possiamo imma\u00adginarla e di essa non possiamo trovare alcuna trac\u00adcia. Ma esistono tracce del cantiere che ha innal\u00adzato un grattacielo? Una volta iniziata l&#8217;Era della vita, quella &#8220;base&#8221; divenne inutile, scomparve. Ul\u00adtimata l&#8217;evoluzione chimica, &#8220;esplose&#8221; quella bio\u00adlogica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E il messaggio? Noi abbiamo inserito quel bre\u00adve messaggio nella sonda interplanetaria che ab\u00adbiamo lanciato negli abissi del Cosmo, nella spe\u00adranza che possa giungere ad altri esseri intelligenti, viventi in qualche remota plaga dell&#8217;Universo. Lo abbiamo inserito affinch\u00e8 qualcuno, nel Cosmo immenso, volga il suo pensiero a noi, soltanto il pensiero, nient&#8217;altro. Noi non potremo mai saper niente di loro, e loro non potranno mai sapere nulla di noi. Abbiamo inviato quel messaggio a degli inconoscibili, in omaggio alla comune intelli\u00adgenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La &#8220;sonda&#8221; che ci \u00e8 giunta dopo aver valicato miliardi di anni, e che abbiamo visto sullo scher\u00admo del super-microscopio, \u00e8 forse senza alcun messaggio? Quello contenuto nel lunghissimo na\u00adstro DNA, trascritto minutamente in codice, ri\u00adguarda l&#8217;essere vivente che lo contiene. Non \u00e8 di\u00adretto a noi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quel messaggio ci \u00e8 giunto separatamente, gi\u00e0 migliaia di anni or sono. \u00c8 contenuto nelle prime pagine della Bibbia. Dice:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abDio cre\u00f2 l&#8217;uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo cre\u00f2; maschio e femmina li cre\u00f2\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo, immagine vivente della Divinit\u00e0 Creatrice, \u00e8 la pi\u00f9 sublime di tutte le creature visibili, il solo che possa intendere le parole: \u00abIo sono Co\u00adlui che sono; l&#8217;Onnipotente Signore Iddio tuo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Bibbia indica la provenienza della Creazione, la Scienza va lentamente scoprendo come essa sia avvenuta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 per prima la luce?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Bibbia assegna alla luce, e soltanto ad essa, il primo giorno della Creazione. Non furono po\u00adchi coloro che, con Voltaire alla testa, sghignazza\u00adrono per quella misteriosa primogenitura. Non sa\u00adrebbe stato molto pi\u00f9 semplice e logico attribuire quel primo giorno al Sole e alle Stelle?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E invece la Scienza d&#8217;oggi afferma che la luce \u00e8 alla base di tutto, non soltanto della vita, come ac\u00adcennato nel capitolo 2, ma addirittura dell&#8217;intero Universo. \u00c8 questa una delle pi\u00f9 alte conquiste della conoscenza umana.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo 42 anni di esperimenti, il prof. Albert Michelson riusc\u00ec a misurare esattamente la velocit\u00e0 della luce: 299.796 chilometri al secondo. Poi, in\u00adsieme con il suo collega Morley, cerc\u00f2 di sommare la velocit\u00e0 di corsa della Terra nello spazio con quella della luce. Costru\u00ec uno strumento apposito, l&#8217;interferometro. Ma il risultato fu sconcertante: quella somma risult\u00f2 impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperimento venne ripetuto da altri scienziati, in tutti i Continenti, sotto tutte le latitudini, in ogni stagione dell&#8217;anno. Risult\u00f2 sempre impossibi\u00adle sommare quelle due velocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Albert Einstein elabor\u00f2 la sua teoria della relati\u00advit\u00e0. La velocit\u00e0 della luce \u00e8 la sola costante del\u00adl&#8217;intero Universo. Se un corpo qualsiasi venisse lanciato nello spazio alla velocit\u00e0 della luce, esso si assottiglierebbe tanto da ridursi a nulla. La diffi\u00addenza che pu\u00f2 sorgere di fronte ad affermazioni di questo genere va attenuata, tenendo conto che idee sembrate assurde quattro o cinque secoli or sono, appartengono oggi alla cultura generale e non sorprendono pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli atomi avviene la stessa cosa: la velocit\u00e0 di rotazione delle particelle che li costituiscono \u00e8 in rapporto con quella della luce. Tutto ci\u00f2 che esiste nell&#8217;Universo \u00e8 in relazione con la lunghezza d&#8217;onda della luce. La nostra statura \u00e8 in, rapporto a quella lunghezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vita pu\u00f2 esistere soltanto se alimentata dal\u00adl&#8217;energia della luce; l&#8217;Universo ha per base la co\u00adstante conseguente alla velocit\u00e0 della luce.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base di tutto, del grande Tutto, vi \u00e8 l'&#8221;idea&#8221; della luce. La Bibbia non poteva far intui\u00adre tutto ci\u00f2 agli uomini di ogni tempo, se non af\u00adfermando che la Creazione ebbe inizio con la luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggi, dopo tante faticose conquiste della Scien\u00adza, possiamo finalmente scorgere qualche cosa del\u00adlo splendore immenso del Fiat Lux iniziale.<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Unit\u00e0<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 una sola luce nell&#8217;Universo, mentre le stelle sono innumerevoli, e c&#8217;\u00e8 una sola vita sulla Terra, mentre le specie viventi sono numerosissime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La luce si diffonde nello spazio a velocit\u00e0 co\u00adstante. Quella di una lontana Nebulosa giunge a noi dopo alcuni milioni di anni, mentre quella del Sole ci giunge dopo alcuni minuti. Ed \u00e8 la stessa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vita si diffonde nel tempo; \u00e8 giunta a noi va\u00adlicando secoli e millenni, dalle solitarie alghe marine primigenie alle foreste equatoriali dei giorni nostri, dal primo trilobite all&#8217;odierno homo sapiens.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La luce bianca \u00e8 l&#8217;insieme di innumerevoli raggi multicolori, da quelli che ci appaiono rossi o gialli a quelli che vediamo verdi o violetti. Ma la natura ondulatoria della luce \u00e8 una sola, in un&#8217;amplissima gamma di frequenze.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita sulla Terra \u00e8 l&#8217;insieme di numerosissime creature diverse, in una straordinaria variet\u00e0 di aspetti morfologici, dal filo d&#8217;erba alla sequoia, dal vermiciattolo all&#8217;aquila. Ma la natura biochimica della vita \u00e8 una sola, in un&#8217;amplissima gamma di manifestazioni organiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La luce proviene da un&#8217;unica energia, quella contenuta nell&#8217;atomo di idrogeno; la vita proviene da un\u2019unica energia, quella della cellula vivente. La luce del Sole alimenta e vivifica la cellula. Luce e vita sono unite in modo sorprendente: la luce in alto, la vita in basso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come l&#8217;atomo di idrogeno \u00e8 lo stesso per tutti gli astri del Cosmo, cos\u00ec la cellula vivente \u00e8 la stes\u00adsa per tutte le creature della Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi uomini d&#8217;oggi siamo testimoni dell&#8217;ordine dinamico nel Cosmo, e della programmazione del\u00adla vita sul nostro pianeta, registrata sui nastri DNA, messa in atto dagli RNA. Ora DNA e RNA sono gli stessi per tutti i viventi passati, presenti e futuri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La scoperta dell&#8217;unica base delle stelle in Cielo e delle creature sulla Terra ci ha riempito di mera\u00adviglia e di ammirazione. Per la prima volta nella storia dell&#8217;Umanit\u00e0, siamo divenuti coscienti che vi \u00e8 una sola organizzazione, alla quale tutto ap\u00adpartiene, dalle Galassie a noi stessi. \u00c8 un&#8217;unica bellezza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Possiamo dare un nome a quella suprema orga\u00adnizzazione? Lo possiamo. Quell&#8217;unica organizza\u00adzione, alla quale appartiene tanto ci\u00f2 che splende in cielo quanto ci\u00f2 che vive sulla terra, \u00e8 la Crea\u00adzione.<\/strong><\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify;\">Da dove viene?<\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dall&#8217;Intelligenza suprema di Colui che \u00e8 splen\u00addente e vivente, potenza e amore.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spunta il germoglio dal piccolo seme nascosto nella terra umida e va subito diritto verso l&#8217;alto, verso la luce. Non rimane incerto, non tentenna, non dubita. Si insinua a fatica nella terra, consu\u00admando la forza vitale racchiusa nel seme e va ver\u00adso l&#8217;alto, verso la luce, verso la Vita&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><em>Le foto scientifiche saranno pubblicate appena possibile<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; DOMENICO RAVALICO LA CREAZIONE NON E\u2019 UNA FAVOLA NOTA INTRODUTTIVA Domenico Ravalico mor\u00ec a Bologna, la citt\u00e0 dove insegnava, nel 1974, l&#8217;anno in cui apparve la prima edizione di questo testo. Nel ripubblicarlo oggi nel Sito Internet www.lavocecattolica.it forse egli avrebbe aggiornato alcuni dati. 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