{"id":1858,"date":"2012-08-30T18:42:09","date_gmt":"2012-08-30T18:42:09","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=1858"},"modified":"2012-08-30T18:42:09","modified_gmt":"2012-08-30T18:42:09","slug":"sul-martirio-di-giovanni-battista","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/sul-martirio-di-giovanni-battista\/","title":{"rendered":"SUL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA"},"content":{"rendered":"<p><strong>A cura di Giovanna Busolini<\/strong><\/p>\n<p>Aprendo oggi la posta elettronica trovo questo articolo di Massimo Introvigne (relatore fra l\u2019altro ad uno dei passati Convegni su Maria Valtorta a Viareggio) e tra le altre cose la conferma che la notizia \u00a0che\u00a0a Sebaste, in Samaria erano conservate le reliquie di S. Giovanni Battista era vera :<\/p>\n<p><strong>L&#8217;udienza. Giovanni Battista, la verit\u00e0 senza compromessi<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>di Massimo Introvigne<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Proseguendo un ciclo di udienze del mercoled\u00ec che seguono le memorie liturgiche del giorno, il 29 agosto 2012 Benedetto XVI ha proposto una meditazione sul martirio di san Giovanni Battista, l&#8217;unico santo del quale il calendario della Chiesa celebra sia la nascita, il 24 giugno, sia il martirio. Il Papa ricorda come la festa del 29 agosto trova le sue origini nella dedicazione di una cripta di Sebaste, in Samaria, dove, almeno fin dalla met\u00e0 del secolo IV, si venerava il capo del santo. \u00abIl culto si estese poi a Gerusalemme, nelle Chiese d\u2019Oriente e a Roma, col titolo di Decollazione di san Giovanni Battista. Nel Martirologio Romano si fa riferimento a un secondo ritrovamento della preziosa reliquia, trasportata, per l\u2019occasione, nella chiesa di S. Silvestro a Campo Marzio, in Roma\u00bb.<\/p>\n<p>Ancora una volta, questi \u00abpiccoli riferimenti storici\u00bb non sono semplici curiosit\u00e0, ma \u00abci aiutano a capire quanto antica e profonda sia la venerazione di san Giovanni Battista\u00bb. A questa venerazione ha dato impulso la stessa Sacra Scrittura: \u00absan Luca ne racconta la nascita, la vita nel deserto, la predicazione, e san Marco ci parla della sua drammatica morte\u00bb.<br \/>\nChe cosa, dunque, sappiamo con certezza del santo? \u00abGiovanni Battista inizia la sua predicazione sotto l\u2019imperatore Tiberio[42 a.C.-37 d.C.], nel 27-28 d.C., e il chiaro invito che rivolge alla gente accorsa per ascoltarlo, \u00e8 quello a preparare la via per accogliere il Signore, a raddrizzare le strade storte della propria vita attraverso una radicale conversione del cuore (cfr Lc 3, 4)\u00bb. Sbaglia per\u00f2 tutta quella storiografia che fa del Battista il leader di un movimento profetico autonomo. La sua figura acquista significato solo in riferimento a Ges\u00f9 Cristo. Giovanni \u00abha la profonda umilt\u00e0 di mostrare in Ges\u00f9 il vero Inviato di Dio, facendosi da parte perch\u00e9 Cristo possa crescere, essere ascoltato e seguito\u00bb.<br \/>\nInfine, il martirio: \u00abcome ultimo atto, il Battista testimonia con il sangue la sua fedelt\u00e0 ai comandamenti di Dio, senza cedere o indietreggiare, compiendo fino in fondo la sua missione\u00bb. Il Papa cita un&#8217;omelia di san Beda (672-735), il quale spiega perch\u00e9 il Battista \u00e8 gi\u00e0 un martire di Ges\u00f9 Cristo: \u00abSan Giovanni per [Cristo] diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Ges\u00f9 Cristo, gli fu ingiunto solo di tacere la verit\u00e0. (cfr Om. 23: CCL 122, 354). E non taceva la verit\u00e0 e cos\u00ec mor\u00ec per Cristo che \u00e8 la Verit\u00e0\u00bb. \u00abProprio per l\u2019amore alla verit\u00e0, non scese a compromessi e non ebbe timore di rivolgere parole forti a chi aveva smarrito la strada di Dio\u00bb.<br \/>\nLa figura di san Giovanni rifulge oggi nella sua \u00abforza nella passione, nella resistenza contro i potenti\u00bb. Ma ora possiamo chiederci: \u00abda dove nasce questa vita, questa interiorit\u00e0 cos\u00ec forte, cos\u00ec retta, cos\u00ec coerente, spesa in modo cos\u00ec totale per Dio e preparare la strada a Ges\u00f9?\u00bb. La risposta, afferma il Pontefice, \u00ab\u00e8 semplice\u00bb, e ci riporta al tema generale della \u00abscuola della preghiera\u00bb di Benedetto XVI. Nasce \u00abdal rapporto con Dio, dalla preghiera, che \u00e8 il filo conduttore di tutta la sua esistenza\u00bb.<br \/>\nLa stessa nascita di Giovanni avviene sotto il segno della preghiera. \u00abGiovanni \u00e8 il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta (cfr Lc 1,13); un dono grande, umanamente insperabile, perch\u00e9 entrambi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile (cfr Lc 1,7); ma nulla \u00e8 impossibile a Dio (cfr Lc 1,36). L\u2019annuncio di questa nascita avviene proprio nel luogo della preghiera, al tempio di Gerusalemme, anzi avviene quando a Zaccaria tocca il grande privilegio di entrare nel luogo pi\u00f9 sacro del tempio per fare l\u2019offerta dell\u2019incenso al Signore (cfr Lc 1,8-20)\u00bb. E, quando il bambino nasce, \u00abil canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria eleva al Signore e che recitiamo ogni mattina nelle Lodi, il &#8220;Benedictus&#8221;, esalta l\u2019azione di Dio nella storia e indica profeticamente la missione del figlio Giovanni\u00bb.<br \/>\nN\u00e9 si tratta solo della nascita. \u00abL\u2019esistenza intera del Precursore di Ges\u00f9 \u00e8 alimentata dal rapporto con Dio, in particolare il periodo trascorso in regioni deserte (cfr Lc 1,80); le regioni deserte che sono luogo della tentazione, ma anche luogo in cui l\u2019uomo sente la propria povert\u00e0 perch\u00e9 privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l\u2019unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso\u00bb. Giovanni Battista \u00e8 immediatamente riconosciuto nella cerchia di Ges\u00f9 come maestro di preghiera. Quando gli apostoli chiedono a Ges\u00f9, che insegner\u00e0 loro il \u00abPadre Nostro\u00bb, di istruirli sulla preghiera, si rivolgono al Maestro con queste parole: \u00abSignore insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli\u00bb (cfr Lc 11,1).<br \/>\nIl martirio, infine, \u00e8 esso stesso una grande preghiera, di viva attualit\u00e0 per noi oggi. Infatti, \u00abricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si pu\u00f2 scendere a compromessi con l\u2019amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verit\u00e0. La Verit\u00e0 \u00e8 Verit\u00e0, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per cos\u00ec dire, il &#8220;martirio&#8221; della fedelt\u00e0 quotidiana al Vangelo, il coraggio cio\u00e8 di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni\u00bb.<br \/>\nQuesto martirio della vita quotidiana \u00e8 qualcosa che possiamo affrontare con serenit\u00e0, ma solo \u00abse \u00e8 solido il rapporto con Dio\u00bb, se preghiamo. \u00abLa preghiera non \u00e8 tempo perso, non \u00e8 rubare spazio alle attivit\u00e0, anche a quelle apostoliche, ma \u00e8 esattamente il contrario: solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sar\u00e0 Dio stesso a darci capacit\u00e0 e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficolt\u00e0 e testimoniarlo con coraggio\u00bb. \u00c8 questa la lezione del martirio di san Giovanni Battista.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p>\u00a0A completamento di quanto sopra ritengo allora utile riportare qui di seguito il testo valtortiano nel quale ci viene narrato, dalle labbra di tre Discepoli di Giovanni, \u00a0questo macabro ma importante avvenimento che preceder\u00e0 \u00a0la Passione e Morte di Ges\u00f9. L\u2019ha preceduto nella Sua Nascita e ancora lo precede nella Morte.\u00a0 Morte che lui sapeva sarebbe avvenuta presto, come ci rivelano i testi di Maria Valtorta.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>La notizia dell&#8217;uccisione di Giovanni Battista.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong><\/strong>4 settembre 1945.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 sta guarendo dei malati senz&#8217;altra assistenza di quel\u00adla di Mannaen. Sono nella casa di Cafarnao, nell&#8217;orto ombroso in questa ora mattutina. Mannaen non ha pi\u00f9 n\u00e9 cintura pre\u00adziosa n\u00e9 lamina d&#8217;oro alla fronte. Il vestito \u00e8 tenuto raccolto da un cordone di lana e il copricapo da una strisciolina di tela. Ges\u00f9 \u00e8 a testa nuda, come sempre quando \u00e8 in casa. Finito di guarire e di consolare i malati, Ges\u00f9 sale con Man\u00adnaen nella stanza alta e si siedono ambedue sul davanzale del\u00adla finestra che guarda il monte, perch\u00e9 la parte del lago \u00e8 tutta presa dal sole che \u00e8 ancora ben caldo, nonostante che la cani\u00adcola debba essere superata da qualche tempo<\/p>\n<p>\u00abFra poco hanno inizio le vendemmie\u00bb, dice Mannaen. ((<strong>Ndr<\/strong>\u00a0Da questo dettaglio possiamo immaginare che questo omicidio sia quindi stato perpetrato forse proprio a fine agosto come viene ricordato dalla Liturgia del 29 agosto, anche considerando che sono occorsi venti giorni ai Discepoli di Giovanni per arrivare da Macheronte a Cafarnao, dove era Ges\u00f9)).<\/p>\n<p>\u00abGi\u00e0. E poi verranno i Tabernacoli&#8230; e sar\u00e0 presto l&#8217;inver\u00adno. Tu quando conti di partire?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abUmh!&#8230; Io non partirei mai&#8230; Ma penso al Battista. Erode \u00e8 un debole. Saputo suggestionare in bene, se non diventa buo\u00adno, rimane per lo meno&#8230; non sanguinano. Ma sono pochi quelli che lo consigliano bene. E quella donna!&#8230; Quella donna!&#8230; Ma vorrei stare qui finch\u00e9 non tornano i tuoi apostoli. Non che io presuma molto di me&#8230; ma qualche cosa valgo ancora&#8230; ben\u00adch\u00e9 il mio auge sia molto diminuito da quando hanno capito che seguo le vie del Bene. Ma non me ne importa. Vorrei avere il vero coraggio di sapere abbandonare tutto per seguire Te completamente, come quei discepoli che Tu aspetti. Ma ci riu\u00adscir\u00f2 mai? Noi che non siamo del popolo, siamo pi\u00f9 duri a se\u00adguirti. Perch\u00e9?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 avete i tentacoli delle povere ricchezze che vi trat\u00adtengono\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abVeramente so anche di alcuni che non sono propriamente ricchi, ma dotti o sulla via di essere dotti, ed essi pure non ven\u00adgono\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAnche essi hanno i tentacoli delle povere ricchezze che li trattengono. Non si \u00e8 ricchi solo di denaro. Vi \u00e8 anche la ric\u00adchezza del sapere. Pochi giungono alla confessione di Salomo\u00adne: &#8220;Vanit\u00e0 delle vanit\u00e0, tutto \u00e8 vanit\u00e0&#8221;, ripresa e ampliata non tanto materialmente quanto in profondit\u00e0 nel Cioelet. L&#8217;hai presente? La scienza umana \u00e8 vanit\u00e0, perch\u00e9 aumentare soltan\u00adto l&#8217;umano sapere &#8220;\u00e8 affanno e afflizione di spirito, e chi molti\u00adplica la scienza moltiplica gli affanni&#8221;. In verit\u00e0 te lo dico che cos\u00ec \u00e8.\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\">E anche dico che cos\u00ec non sarebbe se l&#8217;umana scienza fosse sostenuta e imbrigliata dalla soprannaturale sapienza e dal santo amore di Dio.<\/span>\u00a0Il piacere \u00e8 vanit\u00e0 perch\u00e9 il piacere non dura, ma rapido dilegua dopo aver arso lasciando cenere e vuo\u00adto. I beni accumulati con svariate industrie sono vanit\u00e0 per l&#8217;uomo che muore, perch\u00e9 ad altri li lascia e coi beni non pu\u00f2 respingere la morte. La donna, contemplata come femmina e come tale appetita, \u00e8 vanit\u00e0. Onde si conclude che l&#8217;unica cosa che vanit\u00e0 non sia \u00e8 la santa temenza di Dio e l&#8217;ubbidienza ai suoi comandi, ossia la sapienza dell&#8217;uomo, che non \u00e8 solo carne ma possiede la seconda natura: quella spirituale. <strong>Chi sa cos\u00ec concludere e volere, sa staccarsi da ogni tentacolo di povero possesso e andare libero incontro al Sole<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMi voglio ricordare queste parole. Quanto mi hai dato in questi giorni! Ora posso andare nella bruttura della Corte, che pare luminosa solo agli stolti, che pare potente e libera, e non \u00e8 che miseria, carcere e tenebra, e andarvi con un tesoro che mi permetter\u00e0 di vivervi meglio in attesa del meglio. Ma vi giun\u00adger\u00f2 mai io a questo meglio, che \u00e8 l&#8217;essere tuo totalmente?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abVi giungerai\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abQuando? L&#8217;anno prossimo? O pi\u00f9 l\u00e0? O quando la vec\u00adchiaia mi far\u00e0 saggio?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVi giungerai raggiungendo maturit\u00e0 di spirito e perfezione di volere nel volgere di poche ore\u00bb.<\/p>\n<p>Mannaen lo guarda pensieroso, indagatore&#8230; Ma non chiede altro. Un silenzio. Poi Ges\u00f9 dice: \u00abHai mai avvicinato Lazzaro di Betania?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNo, Maestro. Posso dire di no. Che se ci fu qualche incon\u00adtro non pu\u00f2 dirsi amicizia. Sai&#8230; Io con Erode, e Erode contro di lui&#8230; Perci\u00f2&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLazzaro ora ti vedrebbe oltre le cose, in Dio. Devi cercare di avvicinarlo come condiscepolo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLo far\u00f2 se Tu lo vuoi&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Delle voci agitate si sentono nell&#8217;orto. Chiedono con ansia: \u00abIl Maestro! Il Maestro! Qui \u00e8?\u00bb.<\/p>\n<p>Risponde la voce cantante della padrona di casa: \u00abNella stanza alta \u00e8. Chi siete? Malati?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNo. Discepoli di Giovanni e vogliamo Ges\u00f9 di Nazaret\u00bb.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 si affaccia dalla finestra dicendo: \u00abLa pace sia a voi&#8230; Oh! Voi siete? Venite! Venite!\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sono i tre pastori Giovanni, Mattia e Simeone. <\/strong>(<strong>(Ndr<\/strong> Quelli che lo adorarono Bambino appena nato nella grotta di Betlemme. Mattia prender\u00e0 poi il posto di Giuda, il traditore.))<\/p>\n<p>\u00abOh! Mae\u00adstro!\u00bb, dicono alzando il capo e mostrando un volto addolora\u00adto. Neppure la vista di Ges\u00f9 li rasserena. Ges\u00f9 lascia la stanza andando loro incontro sulla terrazza. Mannaen lo segue. Si incontrano proprio l\u00e0 dove la scaletta sbocca sul terrazzo assolato. I tre si inginocchiano baciando il suolo. E poi Giovanni per tutti dice: \u00abEd ora raccoglici, Signore, perch\u00e9 noi siamo la tua eredit\u00e0\u00bb, e delle lacrime scendono sul volto del discepolo e dei compagni.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 e Mannaen hanno un solo grido: \u00abGiovanni!?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c9 stato ucciso&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>La parola cade come fosse un enorme fragore che copra ogni rumore del mondo. Eppure \u00e8 stata detta molto piano. Ma pietrifica chi la dice e chi la sente. E sembra che la Terra, per raccoglierla e per raccapricciarne, sospenda ogni suo rumore, tanto vi \u00e8 un periodo di silenzio profondo e di profonda immo\u00adbilit\u00e0 negli animali, nelle fronde, nell&#8217;aria.<\/p>\n<p>Sospeso lo sgrugo\u00adlo dei colombi, troncato il flauto di un merlo, ammutolito il coro dei passeri e, quasi gli si fosse spezzato di colpo l&#8217;ordigno, una cicala frinente tace improvvisamente, mentre si sospende il vento che carezzava pampini e foglie facendo fruscio di seta e cigolio di pali. Ges\u00f9 diventa di un pallore di avorio mentre gli occhi gli si dilatano invetrandosi di pianto.<\/p>\n<p>Apre le braccia dicendo, e la voce \u00e8 profonda per lo sforzo di renderla sicura: \u00abPace al Mar\u00adtire della giustizia ed al mio Precursore\u00bb.<\/p>\n<p>Poi raccoglie le brac\u00adcia e lo spirito e certo prega, comunicando con lo Spirito di Dio e del Battista. Mannaen non osa un gesto. Al contrario di Ges\u00f9, egli \u00e8 ar\u00adrossito vivamente ed ha avuto un moto d&#8217;ira. Poi si \u00e8 irrigidito, e tutto il suo turbamento si rivela dal movimento meccanico della destra, che cincischia il cordone della veste, e della sini\u00adstra che involontariamente cerca il pugnale&#8230; e Mannaen scuo\u00adte il capo commiserando la sua debolezza di mente che non ri\u00adcorda di essersi disarmato per essere \u00abil discepolo del Mite, presso il Mite\u00bb.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 riapre la bocca e gli occhi. Il suo viso, il suo sguardo, la sua voce, hanno ripreso la maest\u00e0 divina che gli sono abi\u00adtuali. Solo permane una grave mestizia temperata di pace.<\/p>\n<p>\u00abVenite. Mi racconterete. Da oggi siete miei\u00bb.<\/p>\n<p>E li conduce nella stanza chiudendo la porta, socchiudendo le tende, a tem\u00adperare la luce, a far raccoglimento intorno al dolore e alla bel\u00adlezza della morte del Battista, a far separazione fra questa per\u00adfezione di vita e il mondo corrotto.<\/p>\n<p>\u00abParlate\u00bb, ordina.<\/p>\n<p>Mannaen sembra sempre di pietra. \u00c8 vicino al gruppo. Ma non dice parola.<\/p>\n<p>\u00abFu la sera della festa&#8230; Imprevedibile l&#8217;evento&#8230; Solo due ore prima Erode si era consigliato con Giovanni, licenziandolo poi con benignit\u00e0&#8230; E poco, poco prima che avvenisse&#8230; l&#8217;omi\u00adcidio, il martirio, il delitto, la glorificazione, aveva mandato un servo con frutta gelate e vini rari al prigioniero. Giovanni aveva distribuito a noi quelle cose&#8230; Lui non ha mai mutato la sua austerit\u00e0&#8230; Noi soli c&#8217;eravamo, perch\u00e9 per merito di Man\u00adnaen noi eravamo nel palazzo come servi alle cucine e alle scu\u00adderie. E questa era grazia che ci permetteva di vedere sempre il nostro Giovanni&#8230;<\/p>\n<p>Eravamo alle cucine io e Giovanni, men\u00adtre Simeone sorvegliava i servi di scuderia perch\u00e9 trattassero con cura le cavalcature degli ospiti&#8230;<\/p>\n<p>Il palazzo era pieno di grandi, di capi militari e di signori di Galilea. Erodiade si era chiusa nelle sue stanze dopo una violenta scena avvenuta al mattino fra lei ed Erode&#8230; \u00bb<\/p>\n<p>Mannaen interrompe: \u00abMa quando era venuta la iena?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDue giorni avanti. Inaspettata&#8230; Dicendo al monarca che non poteva vivere lontana da lui ed essere assente nel d\u00ec della sua festa. Vipera e maga come sempre, lo aveva reso uno zim\u00adbello&#8230;<\/p>\n<p>Ma Erode al mattino di quel giorno si era rifiutato, bench\u00e9 gi\u00e0 ebbro di vino e di lussuria, di concedere alla fem\u00admina ci\u00f2 che chiedeva con alte grida&#8230; E nessuno pensava fos\u00adse la vita di Giovanni!&#8230; Era nelle sue stanze, sdegnosa. Aveva respinto i cibi regali mandati da Erode su vassoi preziosi. Solo aveva trattenuto un vassoio prezioso colmo di frutta, ricom\u00adpensando il dono con un&#8217;anfora di vino drogato per Erode&#8230; Drogato&#8230; Ah! che bastava la sua natura ebbra e viziosa a dro\u00adgarlo al delitto! Dai servi di mensa seppimo che dopo la danza delle mime di corte, anzi a met\u00e0 della stessa, era irrotta nella sala del convito Salom\u00e8, danzando. E le mime, davanti alla fanciulla regale, si erano ritirate contro le pareti. La danza era perfetta, ci hanno detto. Lubrica e perfetta. Degna degli ospi\u00adti&#8230; Erode&#8230; Oh! che forse un nuovo gusto di incesto gli fer\u00admentava dentro!&#8230; Erode, al termine di questa danza, entusia\u00adsta, disse a Salom\u00e8: &#8220;Bene hai ballato! Io lo giuro che meriti premio. Io lo giuro che te lo dar\u00f2. Io lo giuro che ti dar\u00f2 qua\u00adlunque cosa che tu mi possa chiedere. Alla presenza di tutti lo giuro. E parola di re \u00e8 fedele anche senza giuramenti. Chiedi dunque che vuoi&#8221;. E Salom\u00e8, fingendo perplessit\u00e0, innocenza e modestia, raccogliendosi nei veli, con mossa pudica dopo tanta impudicizia, disse: &#8220;Permettimi, o grande, di riflettere un mo\u00admento. Mi ritiro e poi verr\u00f2, perch\u00e9 la tua grazia mi ha turba\u00adta&#8221;&#8230; E si ritir\u00f2 andando dalla madre. Selma mi ha detto che entr\u00f2 ridendo, dicendo: &#8220;Madre, hai vinto! D\u00e0mmi il vassoio&#8221;. Ed Erodiade con un grido di trionfo ordin\u00f2 alla schiava di dare alla fanciulla il vassoio trattenuto prima, dicendo: &#8220;Va&#8217; e torna con la testa odiata, e ti vestir\u00f2 di perle e oro&#8221;. E Selma, inorri\u00addendo, ubbid\u00ec&#8230;<\/p>\n<p>Salom\u00e8 rientr\u00f2 danzando nella sala, e danzan\u00addo and\u00f2 a prostrarsi ai piedi del re dicendo: &#8220;Ecco. Su questo bacile che tu hai mandato alla madre, in segno che l&#8217;ami e che mi ami, io voglio la testa di Giovanni. E poi danzer\u00f2 ancora, se tanto ti piaccio. Danzer\u00f2 la danza della vittoria. Perch\u00e9 io ho vinto! Ho vinto te, re! Ho vinto la vita, e felice sono!&#8221;. Questo disse, e a noi lo ripet\u00e9 un coppiere amico.<\/p>\n<p>E Erode si turb\u00f2, preso da due voglie: esser fedele alla parola, essere giusto. Ma non seppe essere giusto, perch\u00e9 un ingiusto \u00e8. Fece cenno al carnefice, che era dietro al sedile reale, e quello, preso dalle mani alzate di Salom\u00e8 il vassoio, scese dalla sala del convito verso le stanze basse.<\/p>\n<p>Lo vedemmo traversare la corte io e Gio\u00advanni&#8230; e dopo poco udimmo il grido di Simeone: &#8220;Assassini!&#8221; e poi lo vedemmo ripassare con la testa sul vassoio&#8230;<\/p>\n<p>Giovanni, il tuo Precursore, era morto&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSimeone, puoi dirmi come mor\u00ec?\u00bb, chiede dopo qualche tempo Ges\u00f9.<\/p>\n<p>\u00abSi. Era in preghiera&#8230;. Mi aveva detto prima: <strong>&#8220;Fra poco torneranno i due mandati, e chi non crede creder\u00e0. Ma per\u00f2 ri\u00adcorda che, se io pi\u00f9 non vivessi al loro ritorno, io, come uno che \u00e8 presso alla morte, ancor ti dico, perch\u00e9 tu a loro lo ridica: &#8216;Ges\u00f9 di Nazareth \u00e8 il vero Messia&#8221;&#8216;. Pensava sempre a Te&#8230;<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p>En\u00adtr\u00f2 il carnefice. Io gridai forte. Giovanni alz\u00f2 il capo e lo vide. Si alz\u00f2 in piedi. Disse: <strong>&#8220;Non puoi che troncarmi la vita. Ma la verit\u00e0, che dura, \u00e8 che non \u00e8 lecito fare il male&#8221;.<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p>E stava per dirmi qualcosa quando il carnefice rote\u00f2 la spada pesante, mentre ancora Giovanni era in piedi, e la testa cadde dal busto con un gran fiotto di sangue, che fece rossa la pelle caprina e di cera il volto magro in cui rimasero vivi, aperti, accusatori, gli occhi.<\/p>\n<p>Mi rotol\u00f2 ai piedi&#8230; Io caddi insieme al corpo di lui, per debolezza di dolore&#8230;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Dopo&#8230; dopo&#8230; Dopo che Erodiade l&#8217;eb\u00adbe sfregiato, fu gettato il capo ai cani.<\/span><\/p>\n<p><strong>Ma noi lo raccogliemmo pronti ed in un velo prezioso lo legammo insieme al tronco, ri\u00adcomponendo nella notte il corpo e trasportandolo fuori Mache\u00adronte.\u00a0<\/strong>Lo imbalsamammo in un folto di acacie l\u00ec presso, al pri\u00admo sole, con l&#8217;aiuto di altri discepoli&#8230;<\/p>\n<p>Ma ancora ci fu preso per altri sfregi. Perch\u00e9 ella non pu\u00f2 distruggerlo e non pu\u00f2 per\u00addonarlo&#8230; E i suoi schiavi, temendo la morte, furono pi\u00f9 feroci di sciacalli nel levarci quel capo. Se tu c&#8217;eri, Mannaem!&#8230; \u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSe io c&#8217;ero&#8230; Ma \u00e8 la sua maledizione quel capo&#8230; Nulla si leva alla gloria del Precursore, anche se incompleto \u00e8 il corpo. Non \u00e8 vero, Maestro?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE\u2019 vero. Anche lo avessero distrutto i cani, non sarebbe mutata la gloria\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE non \u00e8 mutata la parola, Maestro. I suoi occhi, bench\u00e9 sfregiati sotto una gran ferita, dicono ancora: &#8220;Non ti \u00e8 lecito&#8221;. Ma noi lo abbiamo perduto!\u00bb, dice Mattia.<\/p>\n<p>\u00abE ora siamo tuoi, perch\u00e9 cos\u00ec egli ha detto, dicendo anche che Tu sai gi\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSi. Da mesi siete miei. Come veniste?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abA piedi, a tappe. Lungo, penoso cammino fra rovente di sabbie e di sole e ancor pi\u00f9 rovente di dolore. <strong>Sono quasi venti giorni che camminiamo&#8230;\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOra riposerete\u00bb.<\/p>\n<p>Mannaen chiede: \u00abDite: Erode non si stup\u00ec della mia assen\u00adza?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSi. E fu inquieto prima e furente poi. Ma passato il furore disse: &#8220;Un giudice di meno&#8221;. Cos\u00ec ci rifer\u00ec il coppiere amico\u00bb.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 dice: \u00abUn giudice di meno! Ha Dio per giudice e basta quello. Venite dove dormiamo. Siete stanchi e polverosi. Trove\u00adrete vesti e sandali dei compagni vostri. Prendeteli, ristoratevi. Ci\u00f2 che \u00e8 di uno \u00e8 di tutti. Tu, Mattia, che alto sei, puoi pren\u00addere una mia veste. Poi provvederemo. Entro sera, poich\u00e9 \u00e8 vi\u00adgilia del sabato, verranno gli apostoli miei. Nella settimana prossima verr\u00e0 Isacco coi discepoli e poi verranno Beniamino e Daniele; dopo i Tabernacoli, Elia, Giuseppe e Levi verranno pure. \u00c9 tempo che ai dodici si uniscano altri. Andate ora al ri\u00adposo\u00bb.<\/p>\n<p>Mannaen li accompagna e poi torna. Ges\u00f9 resta con Man\u00adnaen. Si siede pensieroso, visibilmente triste, col capo reclina\u00adto sulla mano, il gomito puntato sul ginocchio a far da soste\u00adgno.<\/p>\n<p>Mannaen \u00e8 seduto presso la tavola e non si muove. Ma \u00e8 cupo. Il suo volto \u00e8 una tempesta.<\/p>\n<p>Dopo molto Ges\u00f9 alza il capo, lo guarda e chiede: \u00abE tu? Che farai ora?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNon lo so ancora&#8230; Lo scopo di rimanere a Macheronte \u00e8 finito. Ma vorrei ancora rimanere presso la Corte per sapere&#8230; per proteggere Te, sapendo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abTi converrebbe meglio seguirmi senza indugio. Ma non ti forzo. Verrai quando sar\u00e0 disfatto, molecola a molecola, il vec\u00adchio Mannaen\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abVorrei anche levare quella testa a quella donna. Non \u00e8 de\u00adgna di averla&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 ha un pallido accenno di sorriso e, schietto, dice: \u00abE poi non sei ancora morto alle ricchezze umane. Ma mi sei caro ugualmente. So che non ti perdo, anche se attendo. Io so atten\u00addere&#8230; \u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMaestro, io vorrei darti la mia generosit\u00e0 per consolarti&#8230; Perch\u00e9 Tu soffri. Lo vedo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE\u2019 vero. Io soffro. Molto! Molto!&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSolo per Giovanni? Non credo. Tu lo sai in pace\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLo so in pace e non lo sento lontano\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE allora?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE allora!&#8230; Mannaen, l&#8217;alba cosa precede?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIl giorno, Maestro. Perch\u00e9 lo chiedi?\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00abPerch\u00e9 la morte di Giovanni precede il giorno in cui sar\u00f2 il Redentore.<\/strong>\u00a0E la parte umana di Me freme di fronte a questa idea&#8230; Mannaen, Io vado sul monte. Resta tu a ricevere chi vie\u00adne, a soccorrere quelli che gi\u00e0 sono venuti. Resta fino al mio ri\u00adtorno. Poi&#8230; farai ci\u00f2 che vorrai. Addio\u00bb.<\/p>\n<p>E Ges\u00f9 esce dalla stanza. Scende piano la scaletta, traversa l&#8217;orto e, per la parte posteriore di esso, si imbuca in un sentie\u00adruolo fra orti scapigliati e frutteti di ulivi, meli, viti e fichi, e prende il pendio di un piccolo colle dove mi scompare alla vista.<\/p>\n<p>(Fonte: Maria Valtorta &#8211; L&#8217;Evangelo come mi \u00e8 stato rivelato &#8211; cap. 270 &#8211; ed CEV)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Giovanna Busolini Aprendo oggi la posta elettronica trovo questo articolo di Massimo Introvigne (relatore fra l\u2019altro ad uno dei passati Convegni su Maria Valtorta a Viareggio) e tra le altre cose la conferma che la notizia \u00a0che\u00a0a Sebaste, in Samaria erano conservate le reliquie di S. Giovanni Battista era vera : L&#8217;udienza. 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