{"id":12496,"date":"2014-12-27T17:07:06","date_gmt":"2014-12-27T17:07:06","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=12496"},"modified":"2014-12-27T17:07:06","modified_gmt":"2014-12-27T17:07:06","slug":"il-verbo-eterno-da-dio-si-e-fatto-uomo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/il-verbo-eterno-da-dio-si-e-fatto-uomo\/","title":{"rendered":"Il Verbo Eterno da Dio si \u00e8 fatto uomo"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size:22px;\"><strong>Nuovo articolo di Radio Spada<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\">27 dicembre 2014<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/0.gravatar.com\/avatar\/622b46d164e9b08eb75f599d2ea2a12b?s=50&amp;d=identicon&amp;r=G\" \/>by&nbsp;<a href=\"http:\/\/radiospada.org\/?author=7\" id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3572\" rel=\"nofollow\" target=\"_blank\">ricciotti<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Tratto dallo scritto del Liguori:&nbsp;<em>Novena del Santo Natale<\/em>&nbsp;&#8211; Discorso I<\/strong>&nbsp;<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3576\" style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/radiospada.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/michelangelo-adorazione-09-.jpg\" id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3575\" rel=\"nofollow\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" alt=\"michelangelo-adorazione-09-\" id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3574\" src=\"http:\/\/radiospada.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/michelangelo-adorazione-09-.jpg\" style=\"border: 1px solid rgb(204, 204, 204); clear: both; height: 750px; width: 500px;\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendatur? <\/strong>(Luc. XII, 49). [1]<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3530\">Solennizzavano gli ebrei un giorno chiamato da essi&nbsp;<em>dies ignis<\/em>, giorno del fuoco, in memoria del fuoco col quale Neemia consum&ograve; il sagrificio, allorch&eacute; ritorn&ograve; co&#39; suoi nazionali dalla schiavit&ugrave; di Babilonia.[2] Cos&igrave; ancora, anzi con maggior ragione dovrebbe chiamarsi il giorno di Natale,&nbsp;<em>giorno di fuoco<\/em>, in cui viene un Dio da bambino a metter fuoco d&#39;amore ne&#39; cuori degli uomini.&nbsp;<em>Ignem veni mittere in terram<\/em>, cos&igrave; disse Ges&ugrave; Cristo, e in verit&agrave; cos&igrave; fu. Prima della venuta del Messia, chi amava Dio sulla terra? Appena era egli conosciuto in un cantone del mondo, cio&egrave; nella Giudea; ed ivi pure quanti pochi erano quelli che l&#39;amavano nel tempo che venne. Nel resto poi della terra chi adorava il sole, chi le bestie, chi le pietre, e chi altre creature pi&ugrave; vili. Ma dopo ch&#39;&egrave; venuto Ges&ugrave; Cristo, il nome di Dio per tutto &egrave; stato conosciuto, e da molti amato. Fu pi&ugrave; amato Dio dopo la venuta del Redentore tra pochi anni dagli uomini, accesi gi&agrave; da questo santo fuoco, che non era stato amato prima per quattro mila anni, da che gli uomini erano stati creati.<\/p>\n<p>Molti Cristiani sogliono per lungo tempo avanti preparare nelle loro case il presepio,[3] per rappresentare la nascita di Ges&ugrave; Cristo; ma pochi son quelli che pensano a preparare i&nbsp;loro cuori, affinch&eacute; possa nascervi in essi e riposarvi Ges&ugrave; bambino. Ma tra questi pochi vogliamo essere ancora noi, acciocch&eacute; ancora noi siam fatti degni di restare accesi da questo felice fuoco, che rende l&#8217;anime contente in questa terra e beate nel cielo.- Consideriamo in questo primo giorno che il Verbo Eterno appunto a questo fine da Dio si fece uomo,[4] per infiammarci del suo divino amore. Cerchiamo lume a Ges&ugrave; Cristo ed alla sua[5] santissima Madre, e cominciamo.<\/p>\n<p>Pecca Adamo il nostro primo padre; ingrato a tanti benefici ricevuti, si ribella da Dio, disubbedendo al precetto di non cibarsi del pomo vietato.&nbsp;Dio perci&ograve; &egrave; obbligato a cacciarlo qui in terra dal paradiso terrestre, ed a privare in futuro cos&igrave; Adamo, come tutti i discendenti di questo ribelle, del paradiso celeste ed eterno, che loro avea preparato dopo questa vita temporale. Ecco dunque gli uomini tutti condannati ad una vita di pene e di miserie, e per sempre esclusi dal cielo. Ma ecco Dio, come ci avvisa Isaia (Cap. LII), che a nostro modo d&#39;intendere par che afflitto si lamenti, e pianga dicendo:&nbsp;<em>Et nunc quid mihi est hic, dicit Dominus, quoniam ablatus est populus meus gratis?<\/em>&nbsp;(Is. LII, 5). Ed ora, dice Dio, che mi &egrave; restato di delizia in paradiso, ora che ho perduto gli uomini ch&#39;erano la mia delizia?&nbsp;<em>Deliciae meae esse cum filiis hominum<\/em>&nbsp;(Prov. 8, 31). Ma come, Signore, voi tenete in cielo tanti serafini, tanti angeli, e tanto vi accora l&#39;aver perduti gli uomini? Ma che bisogno avete voi e degli angeli e degli uomini per compimento della vostra beatitudine? Voi sempre siete stato e siete in voi stesso felicissimo; che cosa mai pu&ograve; mancare alla vostra felicit&agrave; ch&#39;&egrave; infinita? Tutto &egrave; vero, dice Dio, ma perdendo l&#39;uomo &#8211; gli fa dire Ugon cardinale sul citato testo d&#39;Isaia &#8211;&nbsp;<em>Non reputo aliquid me habere<\/em>;[6] io stimo di aver perduto tutto, mentre la delizia mia era di stare cogli uomini, ed ora questi uomini io gli ho perduti, ed essi i miseri son condannati a vivere per sempre lontani da me. Ma come pu&ograve;&nbsp;dire il Signore che gli uomini sono la sua delizia? S&igrave;, scrive S. Tommaso, Dio ama tanto l&#39;uomo, come se l&#39;uomo fosse suo Dio, e come se egli senza l&#39;uomo non potesse esser felice:&nbsp;<em>Quasi homo Dei deus esset, et sine ipso beatus esse non posset<\/em>&nbsp;(Opusc. LXIII, cap. 7).[7] Soggiunge S. Gregorio Nazianzeno, e dice che Dio per l&#39;amore che porta agli uomini par che sia uscito di se:&nbsp;<em>Audemus dicere quod Deus prae magnitudine amoris extra se sit<\/em>&nbsp;(Epist. VIII).[8] Correndo gi&agrave; il proverbio che l&#39;amore trae l&#39;amante fuori di s&eacute;:<em>Amor extra se rapit<\/em>.<\/p>\n<p>Ma no, disse poi Dio, io non voglio perdere l&#39;uomo; via&nbsp;si trovi un Redentore che per l&#39;uomo soddisfi la mia giustizia, e cos&igrave; lo riscatti dalle mani de&#39; suoi nemici, e dalla morte eterna a lui dovuta. Ma qui contempla S. Bernardo (Serm. I, in Annunc.), e si figura di vedere in contesa la giustizia e la misericordia divina. La giustizia dice: Io son perduta, se Adamo non &egrave; punito:&nbsp;<em>Perii, si Adam non moriatur<\/em>. La misericordia all&#39;incontro dice: Io son perduta, se l&#39;uomo non &egrave; perdonato:&nbsp;<em>Perii, nisi misericordiam consequatur<\/em>.&nbsp;In tal contesa decide il Signore che per salvare l&#39;uomo reo di morte muoia un innocente:&nbsp;<em>Moriatur qui nihil debeat morti<\/em>.[9]&nbsp;In terra non vi era chi fosse innocente. Dunque, disse l&#39;Eterno Padre, giacch&eacute; tra gli uomini non v&#39;&egrave; chi possa soddisfare la mia giustizia, via su, chi vuole andare a redimere l&#39;uomo? Gli angeli, i cherubini, i serafini, tutti tacciono, niuno risponde; solo risponde il Verbo Eterno, e dice:&nbsp;<em>Ecce ego, mitte me<\/em>.[10] Padre,&nbsp;gli dice l&#39;unigenito Figlio, la vostra maest&agrave;, essendo ella infinita, ed essendo stata offesa dall&#39;uomo, non pu&ograve; esser ben soddisfatta da un angelo ch&#39;&egrave; pura creatura; e bench&eacute; voi vi contentaste della soddisfazione di un angelo, pensate che dall&#39;uomo sinora con tanti benefici a lui fatti, con tante promesse e con tante minacce, pure non abbiam potuto ancora ottenere il suo amore, perch&eacute; non ha conosciuto sinora l&#39;amore che gli portiamo; se vogliamo obbligarlo senza meno ad amarci, che pi&ugrave; bella occasione di questa possiamo trovare, che per redimerlo vada io vostro Figlio in terra, ivi io prenda carne umana, ed io pagando colla mia morte la pena da lui dovuta, cos&igrave; contenti appieno la vostra giustizia, e resti all&#39;incontro l&#39;uomo ben persuaso del nostro amore?<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3533\"><span id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3532\">Ma pensa, o Figlio, gli rispose il Padre, pensa che addossandoti il peso di pagare per l&#39;uomo, avrai da fare una vita tutta di pene. Non importa, disse il Figlio<\/span>:&nbsp;<em>Ecce ego, mitte me<\/em>. Pensa che avrai da nascere in una grotta, che sar&agrave; stalla di bestie; di l&agrave; dovrai fanciullo andare fuggiasco in Egitto, per fuggire dalle mani degli stessi uomini, che sin da fanciullo cercheranno di toglierti la vita. Non importa:&nbsp;<em>Ecce ego, mitte me<\/em>. Pensa che ritornato poi nella Palestina, ivi dovrai fare una vita troppo dura e disprezzata, vivendo da semplice garzone d&#39;un povero artigiano. Non importa:&nbsp;<em>Ecce ego, mitte me<\/em>.&nbsp;Pensa che quando poi uscirai a predicare ed a manifestare chi sei, avrai s&igrave; bene alcuni, ma pochi, che ti seguiranno, ma la maggior parte ti disprezzeranno, chiamandoti impostore, mago, pazzo, samaritano; e finalmente ti perseguiteranno a tal segno che ti faran morire svergognato su d&#39;un legno infame a forza di tormenti. Non importa:<em>Ecce ego, mitte me<\/em>.<\/p>\n<p>Fatto dunque il decreto che &#39;l divin Figlio si faccia uomo, ed egli sia il Redentore degli uomini, s&#39;invia l&#39;arcangelo Gabriele a Maria; Maria l&#39;accetta per figlio:&nbsp;<em>Et Verbum caro factum est.<\/em>[11] Ed ecco Ges&ugrave; nell&#39;utero di Maria, ch&#39;entrato gi&agrave; nel mondo, tutto umile e ubbidiente dice:&nbsp;Giacch&eacute;, Padre mio, non possono gli uomini soddisfare la vostra giustizia da loro offesa, colle loro opere e sagrifici, ecco me tuo Figlio, vestito gi&agrave; di carne umana, a soddisfarla colle mie pene e colla mia morte in vece degli uomini.<em>Ideo ingrediens mundum, dicit:&nbsp;Hostiam et oblationem noluisti, corpus autem aptasti mihi&#8230; tunc dixi: Ecce venio&#8230; ut faciam, Deus, voluntatem tuam<\/em>&nbsp;(Hebr. V, 12).[12]<\/p>\n<p>Dunque per noi miseri vermi, e per cattivarsi il nostro amore, ha voluto un Dio farsi uomo? S&igrave;, &egrave; di fede, come c&#39;insegna la santa Chiesa:&nbsp;<em>Propter nos homines, et propter nostram salutem descendit de caelis,&#8230; et homo factus est<\/em>.[13] S&igrave; questo ha fatto un Dio per farsi da noi amare. Alessandro il grande, dopo che vinse Dario e s&#8217;impadron&igrave; della Persia, egli per tirarsi l&#8217;affetto di quei popoli si f&eacute; vedere vestito alla persiana.[14] Cos&igrave; appunto par che volle[15] ancor fare il nostro Dio; per tirarsi l&#39;affetto degli uomini, si vesti tutto alla foggia umana, e comparve fatt&#39;uomo:&nbsp;<em>Habitu inventus ut homo<\/em>&nbsp;(Philip. II, 7).&nbsp;E cos&igrave; volle far vedere dove giungeva l&#39;amore che portava all&#39;uomo:&nbsp;<em>Apparuit&#8230; gratia&#8230; Salvatoris nostri omnibus hominibus<\/em>&nbsp;(Tit. II, 11).&nbsp;L&#39;uomo non mi ama, par che dicesse il Signore, perch&eacute; non mi vede; voglio farmi da lui vedere, e con lui conversare, e cosi farmi amare:&nbsp;<em>In terris visus est, et cum hominibus conversatus est<\/em>&nbsp;(Baruch, III, 38). L&#39;amor divino verso l&#39;uomo era troppo grande, e tal&#39;era sempre stato ab eterno:&nbsp;<em>In caritate perpetua dilexi te, ideo attraxi te miserans tui<\/em>&nbsp;(Ier. XXXI, 3).&nbsp;Ma quest&#39;amore non era ancora apparso quanto fosse grande ed incomprensibile. Allora veramente apparve, quando il Figlio di Dio si f&eacute; vedere da pargoletto in una stalla su della paglia:&nbsp;<em>Benignitas et humanitas apparuit Salvatoris nostri Dei<\/em>&nbsp;(Tit. III, 4). Legge il testo greco:&nbsp;<em>Singularis Dei erga homines apparuit amor<\/em>.[16] Dice S. Bernardo che prima era gi&agrave; apparsa nel mondo la potenza di Dio nella creazione, e la sapienza nel governo del mondo; ma solamente poi nell&#39;Incarnazione del Verbo apparve quanto fosse grande la sua misericordia:&nbsp;<em>Apparuerat ante potentia in rerum creatione, apparebat sapientia in earum gubernatione, sed benignitas misericordiae maxime apparuit in humanitate<\/em>&nbsp;(S. Bern. Serm. I, de Nat.).[17] Prima che Dio apparisse in terra fatt&#39;uomo, non poteano giungere gli uomini a conoscere quanta fosse la bont&agrave; divina;&nbsp;perci&ograve; egli prese carne umana, acciocch&eacute; apparendo da uomo si manifestasse agli uomini la grandezza della sua benignit&agrave;:&nbsp;<em>Priusquam appareret humanitas, latebat benignitas. Sed unde tanta agnosci poterat? Venit in carne ut, apparente humanitate, agnosceretur benignitas<\/em>&nbsp;(S. Bern., Serm. I, in Epiph.).[18] E in qual modo poteva meglio il Signore dimostrare all&#39;uomo ingrato la sua bont&agrave; e l&#39;amor che gli porta? L&#39;uomo disprezzando Dio, dice S. Fulgenzio, s&#39;era da Dio separato per sempre; ma&nbsp;non potendo pi&ugrave; l&#39;uomo ritornare a Dio, venne Dio a trovarlo in terra:&nbsp;<em>Homo Deum contemnens, a Deo discessit, Deus hominem diligens, ad homines venit<\/em>&nbsp;(S. Fulg., Serm. sup. Nat. Christi).[19] E prima lo disse S. Agostino:&nbsp;<em>Quia ad mediatorem venire non poteramus, ipse ad nos venire dignatus est<\/em>.[20]<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3534\"><em>In funiculis Adam traham eos, in vinculis caritatis<\/em>&nbsp;(Osee XI, 4).&nbsp;Gli uomini si fan tirare dall&#39;amore; i segni d&#39;affetto che taluno loro dimostra son certe catene che gli ligano e gli obbligano quasi per forza ad amare chi l&#39;ama. A questo fine il Verbo Eterno volle farsi uomo per tirarsi con tal segno d&#39;affetto &#8211; che maggiore non potea ritrovare &#8211; l&#39;amore degli uomini:&nbsp;<em>Deus factus est homo, ut familiarius ab homine diligeretur Deus<\/em>&nbsp;(UGO de S. Vict., in Lib. Sent.).[21] Ci&ograve; appunto par&nbsp;che volesse dare ad intendere il nostro Salvadore ad un divoto religioso francescano, chiamato il P. Francesco di S. Giacomo, come si narra nel Diario francescano a&#8217; 15 di dicembre. Gli si diede a vedere pi&ugrave; volte Ges&ugrave; da vago fanciullo, ma volendolo seco ritenere il divoto frate, il fanciullo sempre fuggiva; onde di tali fughe amorosamente si lagnava il Servo di Dio. Un giorno di nuovo gli apparve il S. Bambino, ma come? Gli si f&eacute; vedere con ceppi d&#8217;oro in mano, per dargli cos&igrave; ad intendere ch&#8217;era allora venuto ad imprigionare lui, e ad essere da lui imprigionato, per pi&ugrave; da esso non separarsi. Fatto con ci&ograve; ardito Francesco, pose i ceppi al piede del Bambino, e se lo strinse al cuore; ed in fatti di l&agrave;[22] avanti gli parve di vedersi come nel carcere del suo cuore, fatto suo perpetuo prigioniero, l&#8217;amato Bambino.[23]&nbsp;Ci&ograve; che fece questa volta Ges&ugrave; con questo suo servo, ben lo f&eacute; con tutti gli uomini allorch&eacute; si fece uomo; volle gi&agrave; con tal prodigio d&#39;amore esser come da noi incatenato, ed incatenare insieme i nostri cuori, obbligandoli ad amarlo, secondo quel che gi&agrave; aveva predetto per Osea:&nbsp;<em>In funiculis Adam traham eos, in vinculis caritatis<\/em>.<\/p>\n<p>In diversi modi, dice S. Leone, aveva gi&agrave; Dio beneficato l&#39;uomo; ma in niun modo meglio pales&ograve; l&#39;eccesso della sua bont&agrave;, che inviandogli il Redentore ad insegnargli la via della salute ed a procurargli la vita della grazia:&nbsp;<em>Diversis modis humano generi bonitas divina munera impertiit, sed abundantiam solitae benignitatis excessit, quando in Christo ipsa ad peccatores misericordia, ad errantes veritas, ad mortuos vita descendit<\/em>&nbsp;(S. Leo, Serm. 4, de Nativ.).[24] Dimanda S. Tommaso, perch&eacute; l&#39;Incarnazione del Verbo dicasi opera della Spirito Santo:&nbsp;<em>Et incarnatus est de Spiritu Sancto<\/em>. &Egrave; certo che tutte le opere di Dio, chiamate da&#39; Teologi opera&nbsp;<em>ad extra<\/em>, sono opere di tutte e tre le divine persone; e perch&eacute; poi l&#39;Incarnazione&nbsp;si attribuisce alla sola persona dello Spirito Santo?&nbsp;La ragion principale che ne assegna l&#39;Angelico &egrave; perch&eacute; tutte l&#39;opere del divin amore si attribuiscono allo Spirito Santo, ch&#39;&egrave; l&#39;amore sostanziale del Padre e del Figlio; e l&#39;opera dell&#39;Incarnazione fu tutta effetto dell&#39;immenso amore che Dio porta all&#39;uomo:&nbsp;<em>Hoc autem ex maximo Dei amore provenit, ut Filius Dei carnem sibi assumeret in utero Virginis<\/em>(S. Thom., III p., q. 32, a. 1).[25] E ci&ograve; volle significare il profeta dicendo:&nbsp;<em>Deus ab austro veniet<\/em>&nbsp;(Habac. III [3]).&nbsp;<em>A magna caritate Dei in nos effulsit, commenta Ruperto abbate<\/em>.[26] A tal fine scrive ancora S. Agostino (Cap. 4, de Catech.)&nbsp;venne in terra il Verbo Eterno per far conoscere all&#39;uomo quanto Dio l&#39;amasse:&nbsp;<em>Maxime propterea Christus advenit, ut cognosceret homo quantum eum diligat Deus<\/em>.[27] E S. Lorenzo Giustiniani (De casto connub., c. 23):&nbsp;<em>In nullo sic amabilem suam hominibus patefecit caritatem, sicut cum Deus homo factus est<\/em>.[28]<\/p>\n<p>Ma quel che pi&ugrave; fa conoscere l&#39;amore divino verso il genere umano, &egrave; che venne il Figlio di Dio a cercarlo quando l&#39;uomo lo fuggiva; ci&ograve; signific&ograve; l&#39;Apostolo dicendo:<em>Nusquam&#8230; angelos&#8230;, sed semen Abrahae apprehendit<\/em>&nbsp;(Hebr. II , [16]). Commenta S. Grisostomo:&nbsp;<em>Non dixit suscepit, sed apprehendit, ex metaphora insequentium eos qui aversi sunt, ut fugientes apprehendere valeant<\/em>&nbsp;(Hom. V, in Epist. ad Hebr.).[29]&nbsp;Venne Dio dal cielo quasi ad arrestare l&#39;uomo ingrato che da lui fuggiva, come se gli dicesse: Uomo, vedi che per tuo amore io son venuto a posta in terra a cercarti; perch&eacute; mi fuggi? Ferma, amami: non fuggire pi&ugrave; da me che tanto t&#39;amo.- Venne dunque Dio a cercare l&#39;uomo perduto, ed acciocch&eacute; l&#39;uomo conoscesse meglio l&#39;amore che questo Dio gli portava, e si rendesse ad amare chi tanto l&#39;amava, volle nella prima volta che l&#39;avesse avuto a mirare visibile, apparirgli da tenero bambino, posto sulle paglie. O paglie beate, pi&ugrave; vaghe delle rose e de&#39; gigli, esclama S. Grisologo, e qual terra fortunata v&#39;ha prodotte! E qual fortuna &egrave; mai la vostra in aver la sorte di servire di letto al Re del cielo! Ah! che voi &#8211; siegue a dire il santo &#8211; siete pur fredde per Ges&ugrave;, mentre non sapete riscaldarlo in questa umida grotta, dov&#39;egli ora se ne sta tremando di freddo; ma&nbsp;siete fuoco e fiamme per noi, giacch&eacute; ci somministrate un incendio d&#39;amore che non vagliono a smorzarlo tutte l&#39;acque de&#39; fiumi:&nbsp;<em>O felices paleas, rosis et liliis pulchriores, quae vos genuit tellus? Non palearum momentaneum, sed perpetuum vos suppeditatis incendium, quod nulla flumina exstinguent<\/em>, (S. Petr. Chrys., serm. 38).[30]<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3535\">Non bast&ograve;, dice S. Agostino, al divino Amore l&#39;averci fatti ad immagine sua nel creare il primo uomo Adamo, se non si fosse fatto egli poi ad immagine nostra nel redimerci:&nbsp;<em>In homine fecit nos Deus ad imaginem suam; in hac die factus est ad imaginem nostram<\/em>.[31] Adamo si cib&ograve; del pomo vietato, ingannato dal serpente che aveva detto ad Eva che chi avesse assaggiato quel frutto, sarebbe diventato simile a Dio, acquistando la scienza del male e del bene. E perci&ograve; disse allora il Signore:&nbsp;<em>Ecce Adam factus est quasi unus ex nobis<\/em>(Gen., cap. 3).[32] Ci&ograve; disse Dio per ironia e per rimproverare l&#39;audacia di Adamo; ma noi dopo l&#39;Incarnazione del Verbo con verit&agrave;&nbsp;possiam dire:&nbsp;Ecco Dio diventato come uno di noi:&nbsp;<em>Nunc vere dicimus, ecce Deus factus est quasi unus ex nobis<\/em>&nbsp;(Riccar. de S. Vict.).[33] Guarda dunque, o uomo, parla S. Agostino:&nbsp;<em>Deus tuus factus est frater tuus<\/em>:[34]&nbsp;il tuo Dio si &egrave; fatto come te, figlio di Adamo come sei tu, s&#39;&egrave; vestito della stessa tua carne, s&#39;&egrave; fatto passibile e soggetto a patire e morire come te. Poteva egli assumer la natura d&#39;angelo; ma no, volle prendere la stessa tua carne, acciocch&eacute; soddisfacesse a Dio colla stessa carne &#8211;&nbsp;bench&eacute; senza peccato&nbsp;&#8211; di Adamo peccatore. E di ci&ograve; egli se ne gloriava, chiamandosi spesso figliuolo dell&#39;uomo; onde ben possiamo chiamarlo nostro vero fratello. &Egrave; stato infinitamente maggior abbassamento, un Dio farsi uomo, che se tutti i principi della terra, tutti gli angeli e santi del cielo colla divina Madre si fossero abbassati a diventare un filo d&#39;erba o un pugno di letame; si perch&eacute; l&#39;erba, il letame, ed i principi, gli angeli e santi son creature e creature, ma&nbsp;tra la creatura e Dio vi &egrave; una differenza infinita.<\/p>\n<p>Ah che quanto pi&ugrave; un Dio s&#39;&egrave; umiliato per noi a farsi uomo, tanto maggiormente, dice S. Bernardo, ci ha fatto conoscere la sua bont&agrave;:&nbsp;<em>Quanto minorem se fecit in humilitate, tanto maiorem se fecit in bonitate<\/em>.[35] Ma l&#39;amore che ci porta Ges&ugrave; Cristo, esclama l&#39;Apostolo, troppo ci obbliga e ci stringe ad amarlo:&nbsp;<em>Caritas&#8230; Christi urget nos<\/em>&nbsp;(II Cor. V, 14).&nbsp;Oh Dio, che se la fede non ce ne assicurasse, chi mai potrebbe credere che un Dio per l&#39;amore d&#39;un verme, qual &egrave; l&#39;uomo, siasi fatto verme come l&#39;uomo! Se mai accadesse, dice un divoto autore, che voi camminando per una strada, a caso col piede schiacciaste un verme di terra, e l&#39;uccideste; e poi avendone voi compassione, taluno vi dicesse: Or via, se volete voi restituire&nbsp;la vita a questo morto verme, bisogna prima che voi diventiate verme com&#39;esso, e poi vi sveniate; e facendo un bagno d&igrave; tutto il vostro sangue, in quello dovr&agrave; immergersi il verme e ricever&agrave; la vita. Che rispondereste voi? E che m&#39;importa, certamente direste, che &#39;l verme risorga o resti morto, ch&#39;io abbia da procurar la sua vita colla morte mia? E tanto pi&ugrave; ci&ograve; direste, se quello non fosse un verme innocente, ma un aspide ingrato, che dopo averlo voi beneficato, avesse tentato di torvi la vita. Ma se mai l&#39;amor vostro verso quest&#39;aspide ingrato giugnesse a tanto che vi facesse gi&agrave; soffrire la morte per rendere ad esso la vita, che ne direbbero gli uomini? E&#39; che non farebbe per voi quel serpe, salvato colla vostra morte, se fosse capace di ragione? Ma questo ha fatto Ges&ugrave; Cristo per voi verme vilissimo; e voi ingrato, se Ges&ugrave; avesse potuto di nuovo morire, co&#39; vostri peccati avete gi&agrave; attentato pi&ugrave; volte di torgli la vita. Quanto siete pi&ugrave; vile voi a riguardo di Dio, che non &egrave; un verme a riguardo di voi? Che importava a Dio che voi rimaneste morto e dannato nel vostro peccato, come gi&agrave; meritavate? E pure questo Dio ha avuto tanto amore per voi, che per liberarvi dalla morte eterna, prima si e fatto verme come voi, e poi per salvarvi ha voluto spargere tutto il suo sangue, ed ha voluto patire la morte da voi meritata.<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3536\">S&igrave;, tutto &egrave; di fede.&nbsp;<em>Et Verbum caro factum est<\/em>&nbsp;(Luca I).[36]&nbsp;<em>Dilexit nos et lavit nos&#8230; in sanguine suo<\/em>&nbsp;(Apoc. I, 5).&nbsp;La santa Chiesa in considerare l&#39;opera della Redenzione si dichiara atterrita:&nbsp;<em>Consideravi opera tua, et expavi<\/em>&nbsp;(Resp. III, in 2. noct. Circumc.). Prima lo disse il profeta:&nbsp;<em>Consideravi opera tua et expavi. Egressus es in salutem populi tui, in salutem cum Christo tuo<\/em>&nbsp;(Habach III).[37] Onde con ragione S. Tommaso chiam&ograve; il mistero dell&#39;Incarnazione,&nbsp;<em>Miraculum miraculorum<\/em>.[38]&nbsp;Miracolo incomprensibile, dove Dio dimostr&ograve; la potenza del suo amore verso gli uomini, che da Dio lo rendeva uomo, da Creatore creatura: Creator oritur ex creatura, dice S. Pier Damiani&nbsp;(Serm. I, de Nat.);39 da Signore lo rende a servo, da impassibile soggetto alle pene ed alla morte:&nbsp;<em>Fecit potentiam in brachio suo<\/em>&nbsp;(Luc. II).[40]&nbsp;S. Pietro d&#39;Alcantara&nbsp;in udire un giorno cantar l&#39;Evangelio che si dice nella terza Messa di Natale,&nbsp;<em>In principio erat Verbum, etc.,<\/em>&nbsp;in considerare questo gran mistero, talmente rest&ograve; infiammato d&#39;amore verso Dio, che&nbsp;in estasi fu portato per lungo tratto in aria a&#39; piedi del SS. Sacramento&nbsp;(Vita, I. 3, c. 1).[41]. E S. Agostino diceva che non si saziava di sempre considerare l&#39;altezza della divina bont&agrave; nell&#39;opera della Redenzione umana:&nbsp;<em>Non satiabar considerare altitudinem consilii tui super salutem generis humani<\/em>&nbsp;(Confess., cap. 6).[42] E perci&ograve; il Signore mand&ograve; questo santo, per esser egli stato tanto divoto di questo mistero, a scriver sul cuore di S. Maria Maddalena de&#39; Pazzi le parole:&nbsp;<em>Et Verbum caro factum est<\/em>.[43]<\/p>\n<p>Chi ama, non ama ad altro fine che per essere amato; avendoci dunque Dio tanto amati, altro da noi non vuole, dice S. Bernardo, che &#39;l nostro amore:&nbsp;<em>Cum amat Deus, non aliud vult quam amari<\/em>&nbsp;(Serm. 83, in Cant.).[44] Onde poi ciascuna[45] di noi esorta:<em>Notam fecit dilectionem suam, ut experiatur et tuam<\/em>.[46] Uomo chiunque sei, hai veduto l&#39;amore che ti ha portato un Dio in farsi uomo e patire e morire per te; quando sar&agrave; che Dio vedr&agrave; coll&#39;esperienza e co&#39; fatti l&#39;amore che tu gli porti? Ah che al vedere ogni uomo un Dio vestito di carne, che ha voluto fare per lui una vita cos&igrave; penosa, ed una morte cosi spietata, dovrebbe continuamente ardere d&#39;amore verso questo Dio cosi amante.&nbsp;<em>Utinam dirumperes coelos et descenderes;&nbsp;a facie tua montes defluerent&#8230;, aquae arderent igni<\/em>&nbsp;(Is. LXIV, 1, [2]). Oh se ti degnassi, mio Dio &#8211; diceva il profeta, allorch&eacute; non era ancora venuto in terra il divin Verbo &#8211; di lasciare i cieli e scendere qui tra noi a farti uomo! Ah che allora al vederti gli uomini fatto come uno di loro,&nbsp;<em>montes defluerent<\/em>, si spianerebbero tutti gli ostacoli e tutte le difficolt&agrave;, che ora gli uomini incontrano nell&#39;osservare le vostre leggi ed i vostri consigli.&nbsp;<em>Aquae arderent igni<\/em>, ah,&nbsp;che a questa fiamma che voi accendereste ne&#39; cuori umani, l&#39;anime pi&ugrave; gelate arderebbero del vostro amore. Ed in fatti dopo l&#39;Incarnazione del Figlio di Dio, che bell&#39;incendio d&#39;amore divino s&#39;&egrave; veduto risplendere in tante anime amanti!&nbsp;&Egrave; certo che solo dagli uomini[47] &egrave; stato pi&ugrave; amato Dio in un solo secolo, dopo che Ges&ugrave; Cristo &egrave; stato con noi, che in tutti gli altri quaranta secoli antecedenti alla sua venuta.&nbsp;Quanti giovani, quanti nobili, e quanti ancora monarchi hanno lasciate le loro ricchezze, gli onori, ed anche i regni, per ritirarsi o in un deserto o in un chiostro, poveri e disprezzati, per meglio amare questo lor Salvatore! Quanti martiri sono andati giubilando e ridendo a&#39; tormenti ed alla morte! Quante verginelle han rifiutate le nozze de&#39; grandi per andare a morire per Ges&ugrave; Cristo, e cos&igrave; rendere qualche contraccambio d&#39;affetto ad un Dio che s&#39;&egrave; degnato d&#39;incarnarsi e di morire per loro amore!<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3538\">S&igrave;, tutto &egrave; vero, ma &#8211; veniamo ora alle lagrime &#8211; &egrave; succeduto lo stesso in tutti gli uomini? Han tutti cercato di corrispondere a questo grande amore di Ges&ugrave; Cristo? Oh Dio che la maggior parte poi l&#39;han pagato e lo pagano d&#39;ingratitudine! E tu, fratello mio, dimmi, come hai riconosciuto l&#39;amore che ti ha portato il tuo Dio? L&#39;hai ringraziato sempre? Hai considerato che cosa viene a dire un Dio farsi uomo per te, e per te morire?-&nbsp;Un cert&#39;uomo assistendo alla Messa senza divozione, come fanno tanti, a quelle parole che in fine si dicono,&nbsp;<em>Et Verbum caro factum est<\/em>, non f&eacute; alcun segno di riverenza; allora un demonio gli diede un forte schiaffo, dicendo: Ingrato, senti che un Dio s&#39;&egrave; fatt&#39;uomo per te, e tu neppure ti degni d&#39;inchinarti?&nbsp;Ah che se Iddio, disse, avesse fatto ci&ograve; per me, io in eterno starei per sempre ringraziandolo.[48] &#8211; Dimmi,&nbsp;cristiano, che avea da fare pi&ugrave; Ges&ugrave; Cristo per farsi amare da te? Se il Figlio di Dio avesse avuto a salvar dalla morte il suo medesimo Padre, che pi&ugrave; poteva fare che abbassarsi sino a prender carne umana, e sacrificarsi alla morte per la di lui salute? Dico pi&ugrave;: se Ges&ugrave; Cristo fosse stato un semplice uomo, e non gi&agrave; una persona divina, e avesse voluto con qualche segno d&#39;affetto acquistarsi l&#39;amore del suo Dio, che avrebbe potuto fare pi&ugrave; di quello che ha fatto per te?<span id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3537\">Se un servo tuo per tuo amore avesse dato tutto il sangue e la vita, non ti avrebbe gi&agrave; incatenato il cuore, ed obbligato almeno per gratitudine ad amarlo? E perch&eacute; Ges&ugrave; Cristo poi, giungendo a dare sino la vita per te, non ha potuto sinora giungere ad acquistarsi il tuo amore?<\/span><\/p>\n<p>Ohim&egrave; che gli uomini disprezzano il divino amore, perch&eacute; non intendono, diciam meglio, perch&eacute; non vogliono intendere qual tesoro sia il godere la divina grazia, la quale, come disse il Savio, &egrave; un tesoro infinito:&nbsp;<em>Infinitus est thesaurus, quo qui usi sunt participes facti sunt amicitiae Dei<\/em>&nbsp;(Sap. VII, 14).[49] Si stima la grazia d&#39;un principe, d&#39;un prelato, d&#39;un nobile, d&#39;un letterato, d&#39;una carogna; e&nbsp;la grazia di Dio non si stima niente da taluni, mentre la rinunziano per un fumo, per un gusto bestiale, per un poco di terra, per un capriccio, per niente. Che dici, caro mio fratello, vuoi tu ancora annoverarti tra questi ingrati? Vedi, se non vuoi Dio, dice S. Agostino, se puoi ritrovare altra cosa migliore di Dio:<em>Aliud desidera, si melius invenire potes<\/em>.[50] Va, ti trova un principe pi&ugrave; cortese, un padrone, un fratello, un amico pi&ugrave; amabile, e che t&#39;ha amato pi&ugrave; di Dio. Va, ti trova uno che possa meglio di Dio renderti felice in questa e nell&#39;altra vita.&nbsp;Chi ama Dio non ha che temere di male, mentre Dio non sa non amare chi l&#39;ama.&nbsp;<em>Ego diligentes me diligo<\/em>&nbsp;(Prov. VIII, 17).&nbsp;E chi &egrave; amato da Dio, qual timore pu&ograve; mai avere?&nbsp;<em>Dominus illuminatio mea, et salus mea,&nbsp;quem timebo?<\/em>&nbsp;(Ps. II, 26).[51] Cos&igrave; dicea Davide, e cos&igrave; diceano le sorelle di Lazzaro al Signore:&nbsp;<em>Quem amas infirmatur<\/em>&nbsp;(Io. XI, 3). Bastava lor sapere che Ges&ugrave; Cristo amava il lor fratello, per credere che gli desse tutto l&#39;aiuto per guarirlo. Ma come all&#39;incontro pu&ograve; Dio, amare chi disprezza il suo amore? -Deh via risolviamoci una volta di rendere amore ad un Dio che tanto ci ha amato. E&nbsp;preghiamolo sempre, che ci conceda il gran dono del suo santo amore.&nbsp;Dicea S. Francesco di Sales che questa grazia di amare Dio &egrave; la grazia che dobbiamo desiderare e chiedere sopra ogni grazia, perch&eacute; col divino amore ad un&#39;anima viene ogni bene.[52]&nbsp;<em>Venerunt&#8230; omnia bona pariter cum illa<\/em>&nbsp;(Sap VII, 11).Perci&ograve; diceva S. Agostino:<em>&nbsp;Ama, et fac quod vis<\/em>.[53] Chi ama una persona sfugge quanto pu&ograve; di disgustarla, e va cercando sempre pi&ugrave; di compiacerla. E cos&igrave;, chi veramente ama Dio non sa far cosa avvedutamente che gli dispiaccia, ma si studia quanto pi&ugrave; pu&ograve; di dargli gusto.<\/p>\n<p id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3541\">E per ottenere pi&ugrave; presto e pi&ugrave; sicuramente questo dono del divino amore, ricorriamo alla prima amante di Dio; dico a Maria sua Madre, che fu cos&igrave; infiammata d&#39;amor divino, che i demoni &#8211; come dice S. Bonaventura &#8211;&nbsp;non aveano ardire di accostarsi a tentarla:&nbsp;<em>A sua inflammata caritate pellebantur, ut non ausi sint illi appropinquare<\/em>.[54] E soggiunge Riccardo&nbsp;che anche i serafini poteano scendere dal cielo ad imparare dal cuor di Maria il modo d&#39;amare Dio:&nbsp;<em>Seraphin e caelo descendere poterant, ut amorem discerent in corde Virginis<\/em>.[55] E perch&eacute; il cuor di Maria fu gi&agrave; tutto fuoco d&#39;amore divino, perci&ograve;, ripiglia S. Bonaventura,&nbsp;<span id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3540\"><span id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3539\">tutti coloro che amano questa divina madre, ed a lei si accostano, tutti ella gli accende dello stesso amore, e simili a lei li rende<\/span><\/span>:&nbsp;<em>Quia tota ardens fuit, omnes se amantes, eamque tangentes accendit, et sibi assimilat<\/em>.[56]<\/p>\n<p>Se taluno ne&#39; discorsi volesse addurre qualche&nbsp;<a href=\"http:\/\/radiospada.org\/2014\/12\/esempi-di-gesu-bambino-negli-scritti-del-dottore-utilissimo\/\" rel=\"nofollow\" target=\"_blank\">esempio di Ges&ugrave; bambino<\/a>, potr&agrave; avvalersi degli esempi posti dopo le Meditazioni.<\/p>\n<p><strong>Tratto dallo scritto del Liguori:&nbsp;<em>Novena del Santo Natale<\/em>&nbsp;&#8211; Discorso I<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6>Note:<\/h6>\n<h6>1 Nelle ed. del 1760, Venezia, e 1779, Bassano, il titolo &egrave;: &ldquo;Il Verbo Eterno s&#39;&egrave; fatto uomo&rdquo;.<\/h6>\n<h6>2 II Mach. I, 18.<\/h6>\n<h6>3 Le ed. napolet. 1758 e 1773 hanno: Presepe.<\/h6>\n<h6>4 Anche qui nelle ed. venete manca: da Dio.<\/h6>\n<h6>5 Sua, manca nelle ed. venete.<\/h6>\n<h6>6 &laquo;Ex quo genus humanum exsulat in mundo et premitur a diabolo, quid mihi est hic, id est, in caelo? Quasi dicat: non reputo me aliquid habere in caelo, habendo, scilicet, angelicos spiritus qui sunt quasi nonaginta novem oves in deserto, nisi etiam habeam ovem errabundam in exsilio.&rdquo; HUGO A SANCTO CHARO, primus Cardinalis O. P., In Isaiam, cap. LII, 5. Opera, Venetiis,&raquo;1703, IV, fol. 123, col. 1.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3542\">7 &ldquo;Similiter notabile est quod etiam omnes angelos convocat ad congratulandum, non drachmae, non homini, sed sibi, quasi homo Dei deus esset, et tota salus divina in ipsius inventione dependeret, et quasi sine ipso beatus esse non posset.&rdquo; Opuscula S. Thomae Aquinatis, Opusculum 63 (spurium), De beatitudine, cap. 7, Secundum principale. Opera, Romae, 1570, XVII, fol. 102, col. 3. &#8211; Vedi il nostro vol. I, Appendice 104, pag. 534, 535.<\/h6>\n<h6>8 &ldquo;Audendum est hoc etiam pro veritate dicere, quod ipsemet omnium Auctor, pulchro et bono omnium amore, propter excellentiam summam amatoriae bonitatis extra se per providentias omnium rerum exsistit.&rdquo; DIONYSIUS AREOPAGITA, De divinis nominibus, cap. 4, &sect; 13. MG 3-711.<\/h6>\n<h6>9 S. BERNARDUS, In festo Annuntiationis B. M. V., Sermo I: n. 11: &ldquo;Non videbatur quomodo simul possent erga hominem Misericordia et Veritas conservari.&rdquo; &#8211; N. 12, ML 183-588: &ldquo;Haec (Veritas seu Justitia) dicit: Perii, si Adam non moriatur; et haec (Misericordia) dicit: Perii, nisi misericordiam consequatur. Fiat mors bona, et habet utraque quod petit&#8230; Sed quomodo fiet istud? Fieri&#8230; potest, si ex caritate moriatur quis, utique qui nihil debeat morti.&rdquo; &#8211; Su quel che segue presso S. Alfonso, dell&#39;insufficienza ed incapacit&agrave; degli uomini e degli stessi angeli a placare la divina giustizia, e della volontaria oblazione del Verbo, vedi lo stesso Sermone, n. 13 e 14.<\/h6>\n<h6>10 Is. VI, 8.<\/h6>\n<h6>11 Io. I, 14.<\/h6>\n<h6>12 Hebr. X, 5, 9.<\/h6>\n<h6>13 Symbolum Nicaeno &#8211; Constantinopolitanum.<\/h6>\n<h6>14 &ldquo;Parthiam petens, cum in otio ageret, primum vestem barbaricam sumpsit: in certum ut accommodaret se incolarum moribus, quod multum existimaret valiturum ad mansuefaciendos homines, si consuetudinem et patrios mores eorum usurparet.&rdquo; PLUTARCHUS, Vita Alexandri, n. 30. Opera, Basileae, 1573, pag. 556.<\/h6>\n<h6>15 Bassano, 1779, par che volesse.<\/h6>\n<h6>16 Testo originale greco: Bonitas et erga homines amor (h filanqrwpia) apparuit Salvatoris nostri Dei. Tit. III, 4.<\/h6>\n<h6>17 S. BERNARDUS, In Nativitate Domini, Sermo 1, n. 2. ML 183-115.<\/h6>\n<h6>18 &ldquo;Priusquam appareret humanitas, latebat benignitas; siquidem et prius erat, nam misericordia Domini ab aeterno est. Sed unde tanta agnosci poterat? Promittebatur, sed non sentiebatur: unde et a multis non credebatur&#8230; Sed nunc credant homines vel visui suo&#8230; Ecce pax non promissa, sed missa; non dilata, sed data; non prophetata, sed praesentata&#8230; Parvulus siquidem datus est nobis, sed in quo habitat omnis plenitudo divinitatis. Postquam enim venit plenitudo temporis, venit et plenitudo divinitatis. Venit in carne, ut vel sic carnalibus exhiberetur, et apparente humanitate benignitas agnosceretur. Ubi enim Dei innotescit humanitas, iam benignitas latere non potest. In quo enim magis commendare poterat benignitatem suam, quam suscipiendo carnem meam?&rdquo; S. BERNARDUS, In Epiphania Domini, Sermo 1, n. 1, 2. ML 183-112, 113.<\/h6>\n<h6>19 S. FULGENTIUS, De duplici Nativitate Christi, Sermo 2, n. 6. ML 65-728.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3543\">20 &ldquo;Aegrotare iam coepimus, laboramus, in lecto infirmitatis sumus; sed non desperemus. Quia enim ad medicum venire non poteramus, ipse ad nos venire dignatus est.&rdquo; S. AUGUSTINUS, Sermo 88, cap. 8. ML 38-543.<\/h6>\n<h6>21 &ldquo;Deus homo factus est, ut idem esset Redemptor et Creator, et ut de suo liberaretur homo, et ut familiarius ab homine diligeretur Deus, in similitudinem hominis apparens, et uterque sensus in ipso beatificaretur et reficeretur oculus cordis in eius divinitate et oculus corporis in eius humanitate, ut, sive ingrederetur, sive egrederetur, in ipso pascua inveniret natura condita ab ipso.&rdquo; HUGO DE S. VICTORE, Miscellanea (inter dubia in Appendice,) lib. 1, titulus 87. ML 177-519.<\/h6>\n<h6>22 Delle ed. venete, quella del 1760: di l&agrave;; quella del 1779: da l&igrave;; le napol.: di l&igrave;.<\/h6>\n<h6>23 Leggendario Francescano, 15 dicembre: Vita del V. F. Francesco di S. Girolamo, Riformato Scalzo.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3544\">24 &ldquo;Semper quidem, dilectissimi, diversis modis multisque mensuris humano generi bonitas divina consuluit, et plurima providentiae suae munera omnibus retro saeculis clementer impertiit; sed in novissimis temporibus omnem abundantiam solitae benignitatis excessit, quando in Christo ipsa ad peccatores misericordia, ipsa ad errantes veritas, ipsa ad mortuos vita descendit.&rdquo; S. LEO MAGNUS, Sermo 24, cap. 1. ML 54-203.<\/h6>\n<h6>25 &ldquo;Respondeo dicendum quod conceptionem corporis Christi tota Trinitas est operata: attribuitur tamen hoc Spiritui Sancto triplici ratione. Primo quidem, quia hoc congruit causae incarnationis quae consideratur ex parte Dei, Spiritus enim Sanctus est amor Patris et Filii: ut in prima parte habitum est. Hoc autem ex maximo Dei amore provenit ut Filius Dei carnem sibi assumeret in utero virginali: unde dicitur (Io. III, 16): Sic Deus dilexit mundum ut Filium suum unigenitum daret.&rdquo; S. THOMAS AQUINAS, Sum. Theol., pars III, qu. 32, art. 1.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3545\">26 &ldquo;A Deo exivit (Christus Dei Filius), et in hunc mundum venit, homo factus, secundum operationem Spiritus Sancti. Spiritus enim Sanctus&#8230; recte per austrum intelligitur, quia ventus est calidus&#8230; Iste igitur (Christus Dei Filius), inquit, ab austro veniet, id est ut veniat iste, hoc Spiritus Sanctus efficiet. Nam propter caritatem suam magnam veniet, propter caritatem suam magnam mittet eum Deus Pater. Caritas autem Patris mittentis, et Filii qui missus est, quid est aliud nisi Spiritus Sanctus. Ergo a Spiritu Sancto veniet, id est ut veniat&#8230; Spiritus Sanctus efficiet, et Spiritus Sancti erit operatio, quod eum virgo incorrupta concipiet verum Deum, verumque hominem pariet.&rdquo; RUPERTUS, Abbas Tuitiensis, In Habacuc, lib 3. ML 168-629, 630.<\/h6>\n<h6>27 S. AUGUSTINUS, De catechizandis rudibus, cap. 4, n. 8. ML 40-315.<\/h6>\n<h6>28 S. LAURENTIUS IUSTINIANUS, De casto connubio Verbi et animae, cap. 23. Opera, Lugduni, 1628, pag. 204, col. 2.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3546\">29 &ldquo;Non enim angelos apprehendit, sed semen Abrahae. Quid est quod dicit? Non Angeli, inquit, apprehendit naturam, sed hominis. Quid est autem apprehendit? Non enim apprehendit, inquit, illam Angelorum naturam, sed nostram. Cur autem non dixit, suscepit, sed usus est hac dictione, apprehendit? A metaphora eorum qui persequuntur aversos, et omnia faciunt ut fugientes comprehendant, et resilientes apprehendant.&rdquo; S. IOANNES CHRYSOSTOMUS, In Epist. ad Hebraeos (II, 16), hom. 5, n. 1 MG 63-45.<\/h6>\n<h6>30 Non abbiamo ritrovato questa sentenza presso S. Pier Grisologo.<\/h6>\n<h6>31 &ldquo;Legimus et fideliter retinemus, quod sub ipso principio nascentis mundi in primo homine fecerit nos Deus ad imaginem et similitudinem suam. Ecce in hac die mutata vice factus est Deus ad imaginem et similitudinem nostram.&rdquo; Inter Opera S. Augustini, Sermo 119 (inter spurios in Appendice), n. 1. ML 39-1982.<\/h6>\n<h6>32 Ecce Adam quasi unus ex nobis factus est. Gen. III, 22.<\/h6>\n<h6>33 &ldquo;Ecce Adam factus est quasi unus ex nobis&#8230; Certe si dicitis ironice quia homo factus est quasi unus ex nobis, nos de cetero dicemus tam fidenter quam veraciter, quia Deus factus est quasi unus ex nobis.&rdquo; RICHARDUS DE S. VICTORE, De Emmanuele, lib. 1, cap. 19. ML 196-631.<\/h6>\n<h6>34 &ldquo;Quis est frater, qui si non redemerit, nullus homo redempturus est? Qui post resurrectionem dixit: Vade, dic fratribus meis (Matth. XXVIII, 10). Frater noster voluit esse; et cum Deo dicimus: Pater noster, hoc manifestatur in nobis. Qui enim dicit Deo: Pater noster, Christo dicit: Frater.&rdquo; S. AUGUSTINUS, Enarratio in Ps. XLVIII, Sermo 1, n. 8.<\/h6>\n<h6>35 &ldquo;Quanti te fecit, ex his quae pro te factus est, agnosce, ut appareat tibi benignitas eius ex humanitate. Quanto enim minorem se fecit in humanitate, tanto maiorem exhibuit in bonitate; et quanto pro me vilior, tanto mihi carior est.&rdquo; S. BERNARDUS, In Epiphania Domini, Sermo 1, n. 2. ML 183-143.<\/h6>\n<h6>36 Et Verbum caro factum est. Io. I, 14.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3547\">37 Domine audivi auditionem tuam et timui&#8230; Hab. III, 2. &#8211; Egressus es in salutem populi tui, in salutem cum Christo tuo. Ibid., 13.<\/h6>\n<h6>38 &ldquo;Incarnatio Verbi est miraculum miraculorum, ut sancti dicunt, quia est maius omnibus miraculis et ad istud miraculum omnia alia ordinantur.&rdquo; S. THOMAS AQUINAS, De potentia Dei, qu. 6, art. 2, ad 9. Opera, VIII, Romae, 1570.<\/h6>\n<h6>39 Quae enim lingua explicare sufficiat, vel quae ratio humana non obstupescat, cum cogitare caeperit quia Creator oritur ex creatura, Factor fit ex factura?&rdquo; S. PETRUS DAMIANUS, In Nativitate B. M. V., Sermo 2. ML 144-742.<\/h6>\n<h6>40 Luc. I, 51.<\/h6>\n<h6>41 GIOVANNI DI S. BERNARDO, Vita, lib. 3, cap. 1.<\/h6>\n<h6>42 &ldquo;Non satiabar illis diebus (quando cio&egrave; fu battezzato a Milano) dulcedine mirabili considerare altitudinem consilii tui super salutem generis humani.&rdquo; S. AUGUSTINUS, Confessiones, lib. 9, cap. 6. ML 32-769.<\/h6>\n<h6>43 CEPARI, Vita, cap. 35. &#8211; PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 2, cap. 2, pag. 122.<\/h6>\n<h6>44 &ldquo;Cum amat Deus, non aliud vult quam amari: quippe non ad aliud amat nisi ut ametur, sciens ipso amore beatos qui se amaverint.&rdquo; S. BERNARDUS, In Cantica, sermo 83, n. 4. ML 183-1183.<\/h6>\n<h6>45 Le ed. napoletane del 1758 e 1779: a ciascuno.<\/h6>\n<h6>46 &ldquo;An non lucta, Dilectus meus mihi, et ego illi? Notam fecit dilectionem suam: experiatur et tuam. In multis enim tentat te Dominus Deus tuus.&rdquo; S. BERNARDUS, In Nativitate B. V. M., Sermo De aquaeductu, n. 16. ML 183-446.<\/h6>\n<h6>47 Le ed. venete 1760, 1779 hanno: e certo dagli uomini.<\/h6>\n<h6>48 &ldquo;Quidam monachus quadam vice stetit in choro cum cantaretur Incarnatus est de Spiritu, etc. Et cum alii fratres inclinarent se, ipse stetit cum erecto collo, et se non inclinavit. Adfuit diabolus dans ei alapam, dicens: &ldquo;O monache ingrate, quomodo sic stas erecto collo? nonne audis quod cantatur, quod Deus propter te factus est homo? Si propter me miserum tantum fecisset, ego sibi in perpetuum me inclinarem.&rdquo; MAGNUM SPECULUM EXEMPLORUM, Distinctio 9, Exemplum 75. Venetiis, 1618, pag. 608.<\/h6>\n<h6>49 Infinitus enim thesaurus est hominibus; quo qui usi sunt, participes facti sunt amicitiae Dei. Sap. VII, 14.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3548\">50 &ldquo;Aliud desidera, si maius, si melius, si suavius inveneris.&rdquo; S. AUGUSTINUS, Enarratio II in Ps. XXVI, n. 23, in fine. ML 36-211.<\/h6>\n<h6>51 Ps. XXVI, 1.<\/h6>\n<h6>52 &ldquo;QUand je dis qu&#39; il ne faut rien demander ni rien d&eacute;sirer, j&#39; entendis pour les choses de la terre, car pour ce qui est des vertus, nous les pouvons demander; et demandant l&#39;amour de Dieu, nous les y comprenons, car il les contient toutes.&rdquo; S. FRANCOIS DE SALES, Les vrais entretiens spirituels. XXI. (Euvres, VI, 384. &#8211; &ldquo;Pour ce qui est des vertus, nous les pouvons et devons d&eacute;sirer et demander &agrave; Dieu; l&#39;amour de Dieu les comprend toutes.&rdquo; M&eacute;me ouvrage, VI. (Euvres, VI, 93. &#8211; Cf. Trait&eacute; de l&#39;amour de Dieu, liv.2, ch. 22.<\/h6>\n<h6>53 &ldquo;Non discernuntur facta hominum, nisi de radice caritatis&#8230; Nam multa fieri possunt quae speciem habent bonam, et non procedunt de radice caritatis: habent enim et spinae flores. Quaedam vero videntur aspera, videntur truculenta, sed fiunt ad disciplinam dictante caritate. Semel ergo breve praeceptum tibi praecipitur: Dilige, et quod vis fac. Sive taceas, dilectione taceas; sive clames, dilectione clames; sive emendes, dilectione emendes, sive parcas, dilectione parcas; radix sit intus dilectionis, non potest de ista radice nisi bonum exsistere.&rdquo; S. AUGUSTINUS, In Epistolam Ioannis ad Parthos (I Io.), tractatus 7, n. 8. ML 35-2033. &#8211; Cf. nel nostro vol. I, Appendice, n. 3. pag. 400, 401.<\/h6>\n<h6>54 &ldquo;Sicut enim magnus ignis effugat muscas, sic a sua ardentissima mente et inflammatissima caritate daemones effugabantur et pellebantur, in tantum quod solum in modico non erant ausi respicere mentem eius, nec de magno spatio illi appropinquare.&rdquo; (Non gi&agrave; S. Bonaventura, ma) S. BERNARDINUS SENENSIS, Sermo IV pro festivitatibus B. M. V., art. 3, cap. 2. Opera, IV, Venetiis, 1745, pag. 88, col 1. &#8211; Opera, Venetiis, 1591, Quadragesimale de Evangelio aeterno, Sermo 51, art. 3, cap. 2, II, 517.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3556\">55 Questa sentenza, non l&#39;abbiamo incontrata n&eacute; presso Riccardo di San Lorenzo, n&eacute; presso Riccardo di S. Vittore. &#8211; Per&ograve;, questa eccellenza di Maria, riguardo ai Serafini, nei loro propri caratteri, viene esposta con particolar profondit&agrave; di dottrina ed ardor di divozione da S. ALBERTO MAGNO, Quaestiones super &ldquo;Missus&rdquo;, qu. 61, pag. 112, 113, ossia Mariale, cap. 194, pag. 416, 417.<\/h6>\n<h6 id=\"yui_3_16_0_1_1419698085280_3549\">56 &ldquo;Quia igitur tota ardens fuit, omnes se amantes eamque tangentes incendit: unde dici potest similis cuidam lapidi pretioso, qui manus se tangentis adurit.&rdquo; Opera S. Bonaventurae, Sermo I de B. V. M., Lugduni (iuxta ed. Romanam et Moguntinam), 1668, III, pag. 364, col 1. &#8211; NOVARINUS, Umbra Virginea, n. 300, pag. 131, col. 2, Venetiis, 1632: &ldquo;Scite S. Bonaventura&#8230;: &ldquo; Quia, inquit, tota ardens fuit, omnes se amantes eamque tangentes incendit et sibi assimilat&#8230;&rdquo;<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuovo articolo di Radio Spada 27 dicembre 2014 by&nbsp;ricciotti Tratto dallo scritto del Liguori:&nbsp;Novena del Santo Natale&nbsp;&#8211; Discorso I&nbsp; &nbsp; Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendatur? (Luc. XII, 49). 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