{"id":12320,"date":"2014-12-08T01:58:07","date_gmt":"2014-12-08T01:58:07","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=12320"},"modified":"2014-12-08T01:58:07","modified_gmt":"2014-12-08T01:58:07","slug":"miracolo-economico-dopoguerra-stupi-mondo-sue-cause-nel-concilio-trento-in-san-carlo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/miracolo-economico-dopoguerra-stupi-mondo-sue-cause-nel-concilio-trento-in-san-carlo\/","title":{"rendered":"Il nostro &#8220;miracolo economico&#8221; del dopoguerra che stup\u00ec il mondo? Ha le sue cause nel Concilio di Trento e in San Carlo&#8230;"},"content":{"rendered":"<div role=\"article\">\n<div>\n<div>\n<div>di <strong>Antonio Socci<\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Un venerd&igrave; nero? L&rsquo;altroieri nelle stesse ore sono arrivate due mazzate. Il declassamento dei titoli di Stato&nbsp;dell&rsquo;Italia da parte di Standard&amp;Poor&rsquo;s (ormai spaventosamente vicino al livello &ldquo;spazzatura&rdquo;) e la pubblicazione dell&rsquo;annuale Rapporto Censis che sembra quasi la pietra tombale su questo povero Paese.<\/p>\n<p>\t\t\t\tDIAGNOSI CUPE<\/p>\n<p>\t\t\t\tIn quelle pagine infatti si rappresenta una nazione che brancola nel buio di una &ldquo;sconcertante rassegnazione collettiva&rdquo;.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tSiamo un popolo desolato che dopo aver trepidamente atteso la ripresa economica non l&rsquo;ha vista arrivare e sa che non &egrave; affatto prossima.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tAll&rsquo;orizzonte c&rsquo;&egrave; addirittura lo spettro di un declino che diventa irrevocabile e irredimibile.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tPerci&ograve; gli italiani sono rappresentati dal Censis come soli, impauriti, vulnerabili e alla fine cinici.<br \/>\n\t\t\t\tDario Di Vico ha ricordato l&rsquo;antipatia che Giuseppe De Rita, mente del Censis, ha per il &ldquo;renzismo&rdquo; e il suo &ldquo;decisionismo inconcludente&rdquo;, ma ha anche osservato &ndash; giustamente &ndash; che una tale sentenza di disfatta non pu&ograve; essere attribuita a un solo governo che &egrave; nato da pochi mesi.<br \/>\n\t\t\t\tIl declassamento di S&amp;P e il cupo quadro disegnato dal Rapporto Censis 2014 obiettivamente sono un verdetto di fallimento, di totale e solenne bocciatura, per tutti gli ultimi governi, soprattutto quelli del &ldquo;rigore tedesco&rdquo;: siamo nel baratro a causa della loro incapacit&agrave; di guida, di visione e delle loro scelte dissennate che hanno dissanguato il Paese oltretutto ingigantendo il debito pubblico che ci schiaccia invece di risolverlo.<br \/>\n\t\t\t\tTutto questo ha conseguenze devastanti, materiali e morali, sulla vita quotidiana delle persone e delle famiglie.<br \/>\n\t\t\t\tE&rsquo; interessante che sia De Rita che Renzi &ndash; oggi in conflitto &ndash; appartengano alla stessa area culturale e politica, quella sinistra democristiana che, nei nostri anni, ha avuto in Romano Prodi la sua incarnazione suprema (anche come protagonista dell&rsquo;Europa dell&rsquo;euro).<\/p>\n<p>\t\t\t\tNUOVO UMANESIMO ?<\/p>\n<p>\t\t\t\tSempre venerd&igrave;, nelle stesse ore, c&rsquo;&egrave; stato un altro evento, passato quasi inosservato, ed &egrave; il tradizionale discorso di S. Ambrogio dell&rsquo;arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che quest&rsquo;anno ha messo a tema &ldquo;Un nuovo umanesimo per Milano e le terre ambrosiane&rdquo;.<br \/>\n\t\t\t\tHa iniziato richiamando il dovere dei cristiani di contribuire &ldquo;all&rsquo;edificazione della vita buona&rdquo;. Ed &egrave; gi&agrave; una bella partenza in un tempo di fuga dei cristiani nella comoda scelta intimistica delle sacrestie e della psicologia.<br \/>\n\t\t\t\tHa indicato ai cristiani la strada del &ldquo;nuovo umanesimo&rdquo; perch&eacute; si &egrave; parte della famiglia umana e perch&eacute; si &egrave; &ldquo;seguaci di un Dio incarnato che ha assunto la condizione umana&rdquo; anche &ldquo;per accompagnarci nel nostro quotidiano cammino su questa terra&rdquo;.<br \/>\n\t\t\t\tScola ha precisato che &ldquo;non si deve per&ograve; parlare in astratto di un umanesimo buono per tutte le stagioni. Solo se sorge dal di dentro dei ritmi e dei processi dell&rsquo;attuale travaglio storico si pu&ograve; parlare di nuovo umanesimo&rdquo;.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tQuindi &ndash; &ldquo;non perdendo l&rsquo;origine&rdquo; &ndash; occorre aiutare una fioritura degli uomini concreti di oggi e della loro vita. E&rsquo; quella che si suole chiamare: scommessa sul &ldquo;capitale umano&rdquo;.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tE gi&agrave; qui si tocca un tasto dolentissimo perch&eacute;, secondo il Rapporto Censis, l&rsquo;Italia &egrave; un Paese dal capitale umano &ldquo;inagito e dissipato&rdquo;, con 8 milioni di persone ferme, non utilizzate, fuori dalla vita economica e sociale (gran parte dei quali sono giovani, &ldquo;umiliati&rdquo; come mai prima).&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tUno spreco di risorse umane paragonabile solo allo spreco delle nostre bellezze naturali e artistiche.<br \/>\n\t\t\t\tTuttavia abbiamo bisogno di persone che indichino una strada percorribile, una speranza. Che magari si possa imparare dalla nostra storia, da quello che hanno vissuto i nostri padri.<br \/>\n\t\t\t\tC&rsquo;&egrave; dunque un passaggio significativo nel discorso di Scola che<br \/>\n\t\t\t\tdice: &ldquo;Guardando la nostra storia possiamo parlare di un autentico umanesimo della responsabilit&agrave;: piedi per terra e sguardo volto al cielo. Questa tradizione ha continuato ad alimentare, anche se in variegati modi e con diversa intensit&agrave;, le terre ambrosiane nel corso degli ultimi sessant&rsquo;anni. Sono ancora presenti i benefici frutti di una stagione storica caratterizzata da uno sviluppo accelerato reso possibile nel dopoguerra dalle energie costruttive delle nostre genti e degli immigrati italiani&rdquo;.&nbsp;<\/p>\n<p>\t\t\t\tLA FEDE DEI PADRI<\/p>\n<p>\t\t\t\tE&rsquo; un implicito richiamo al secondo dopoguerra quando il Paese era uscito devastato dal conflitto mondiale, sia materialmente che civilmente.<br \/>\n\t\t\t\tIn quel contesto l&rsquo;Italia, con un&rsquo;economia quasi sottosviluppata e senza risorse energetiche, comp&igrave; quel &ldquo;miracolo economico&rdquo; che lasci&ograve; di stucco il mondo intero, schizzando, in pochissimi anni, ai vertici dei paesi industrializzati, tanto che ancora attorno all&rsquo;anno 2000 su 18 milioni di imprese presenti in Europa (sia grandi che piccole), ben 5 milioni erano in Italia.<br \/>\n\t\t\t\tTutto questo prima dell&rsquo;arrivo dell&rsquo;euro.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tScriveva Sandro Fontana nel 1998: &ldquo;ultima arrivata fra le nazioni industrializzate del nostro continente, (l&rsquo;Italia) &egrave; oggi al primo posto per imprenditorialit&agrave; diffusa&hellip;e al primo posto anche come &lsquo;valore aggiunto&rsquo;, cio&egrave; come capacit&agrave; di trasformare materie prime e, quindi, di esportare prodotti finiti&rdquo;. Infine &ndash; aggiungeva &ndash; &ldquo;l&rsquo;Italia si trova ai vertici della graduatoria europea anche per quanto riguarda la capacit&agrave; di risparmio delle famiglie&rdquo;.<br \/>\n\t\t\t\tAncora oggi, notava Scola, viviamo dell&rsquo;eredit&agrave; benefica di quel &ldquo;miracolo economico&rdquo; sbocciato proprio dal &ldquo;capitale umano&rdquo;. Che fu fatto fiorire precisamente dalla fortissima connotazione cristiana del popolo italiano.<br \/>\n\t\t\t\tTutto part&igrave; infatti da quella Lombardia che, come ha spiegato il cardinale Giacomo Biffi, grazie a San Carlo Borromeo aveva assimilato pi&ugrave; di tutti il Concilio tridentino (la sottolineatura del &ldquo;merito&rdquo;, contro il luteranesimo) come etica del lavoro e del dovere, ma dentro una gioiosa e creativa speranza (e non nel cupo orizzonte calvinista).<br \/>\n\t\t\t\tLo dimostra il libro che ho citato poco sopra, scritto da Sandro Fontana e uscito nel 1998 col titolo &ldquo;La riscossa dei lombardi&rdquo;. Sottotitolo: &ldquo;Le origini del miracolo economico nella regione pi&ugrave; laboriosa d&rsquo;Europa 1929-1959&rdquo;.<\/p>\n<p>\t\t\t\tCOME ERAVAMO<\/p>\n<p>\t\t\t\tLa situazione 1946-1948, spiegava Fontana, era analoga a quella del 1870 quando, a causa della violenta &ldquo;conquista piemontese&rdquo;, 20 milioni di italiani (met&agrave; del Paese) furono &ldquo;costretti a vendere le loro braccia in ogni luogo del pianeta&rdquo;. Da quel disastro postrisorgimentale sono venuti tutti i problemi dell&rsquo;Italia di oggi, soprattutto il sottosviluppo del Meridione.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tMa qualcosa di grande &egrave; accaduto gi&agrave; nel primo dopoguerra: nel territorio brianzolo &ldquo;si erano manifestati con prepotenza e intensit&agrave;&rdquo; scrive Fontana &ldquo;i sintomi d&rsquo;una industrializzazione rapida e diffusa, basata sul lavoro a domicilio e sulle piccole attivit&agrave; imprenditoriali, sulla figura del mezzadro-operaio e sull&rsquo;incremento accelerato della propriet&agrave; contadina&rdquo;.<br \/>\n\t\t\t\tQuel vivaio di prosperit&agrave; fu gelato dalla politica del fascismo che privilegiava la grande industria bellica e monopolistica, in un quadro protezionista e autarchico.<br \/>\n\t\t\t\tPoi per&ograve;, nel secondo dopoguerra, &ldquo;con l&rsquo;avvento della democrazia e con la liberalizzazione degli scambi&hellip; il &lsquo;modello brianzolo&rsquo;, si estende, quasi per gemmazione spontanea a tutta la fascia pedemontana della regione caratterizzata dalla presenza capillare della Chiesa Cattolica e dalla diffusione della piccola propriet&agrave; contadina&rdquo;.<br \/>\n\t\t\t\tIl segreto dunque del miracolo italiano fu una classe dirigente intelligente e lungimirante (i governi centristi per tutti gli anni Cinquanta tennero fra l&rsquo;altro in perfetto ordine i conti pubblici) e un&rsquo;educazione popolare cattolica che faceva perno sulla famiglia, sul valore del lavoro e del sacrificio per la ricerca del bene comune.&nbsp;<br \/>\n\t\t\t\tUna lezione ancora attualissima visto che &ndash; nello sfascio dello stato sociale &ndash; sono ancora la famiglia e la Chiesa a permettere la tenuta dei legami sociali e una vita almeno degna. Ma c&rsquo;&egrave; qualcuno oggi che si batte contro questa de-moralizzazione del popolo, che punta sul &ldquo;capitale uomo&rdquo;, sulla sua creativit&agrave;, sulla famiglia e su una forte etica del lavoro?<\/p>\n<p>\t\t\t\tAntonio Socci<\/p>\n<p>\t\t\t\tDa &ldquo;Libero&rdquo;, 7 dicembre 2014<br \/>\n\t\t\t\t<a href=\"http:\/\/www.antoniosocci.com\/\" rel=\"nofollow nofollow\" target=\"_blank\">www.antoniosocci.com<\/a><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<div>\n<div style=\"margin-left:auto;\"><a ajaxify=\"\/197268327060719\/photos\/a.210315405756011.46173.197268327060719\/686651651455715\/?type=1&amp;relevant_count=1&amp;src=https%3A%2F%2Ffbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net%2Fhphotos-ak-xpf1%2Fv%2Ft1.0-9%2F10801582_686651651455715_4293974362578198746_n.jpg%3Foh%3Dfae38596949d425bff5ae1cc379bef0a%26oe%3D54FB609C%26__gda__%3D1426294518_3ccad0ff8fc0c66af4cdbac9138439fd&amp;size=500%2C430&amp;fbid=686651651455715&amp;source=9&amp;player_origin=pages\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;E&quot;}\" data-gt=\"{&quot;fbid&quot;:&quot;686651651455715&quot;}\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/197268327060719\/photos\/a.210315405756011.46173.197268327060719\/686651651455715\/?type=1&amp;relevant_count=1\" rel=\"theater\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Foto: IL NOSTRO \u201cMIRACOLO ECONOMICO\u201d DEL DOPOGUERRA CHE STUPI\u2019 IL MONDO ? HA LE SUE CAUSE NEL CONCILIO DI TRENTO E IN SAN CARLO\u2026.\n.\n.\n.\nUn venerd\u00ec nero? L\u2019altroieri nelle stesse ore sono arrivate due mazzate. Il declassamento dei titoli di Stato dell\u2019Italia da parte di Standard&amp;Poor\u2019s (ormai spaventosamente vicino al livello \u201cspazzatura\u201d) e la pubblicazione dell\u2019annuale Rapporto Censis che sembra quasi la pietra tombale su questo povero Paese.\n\nDIAGNOSI CUPE\n\nIn quelle pagine infatti si rappresenta una nazione che brancola nel buio di una \u201csconcertante rassegnazione collettiva\u201d. \nSiamo un popolo desolato che dopo aver trepidamente atteso la ripresa economica non l\u2019ha vista arrivare e sa che non \u00e8 affatto prossima. \nAll\u2019orizzonte c\u2019\u00e8 addirittura lo spettro di un declino che diventa irrevocabile e irredimibile. \nPerci\u00f2 gli italiani sono rappresentati dal Censis come soli, impauriti, vulnerabili e alla fine cinici.\nDario Di Vico ha ricordato l\u2019antipatia che Giuseppe De Rita, mente del Censis, ha per il \u201crenzismo\u201d e il suo \u201cdecisionismo inconcludente\u201d, ma ha anche osservato \u2013 giustamente \u2013 che una tale sentenza di disfatta non pu\u00f2 essere attribuita a un solo governo che \u00e8 nato da pochi mesi.\nIl declassamento di S&amp;P e il cupo quadro disegnato dal Rapporto Censis 2014 obiettivamente sono un verdetto di fallimento, di totale e solenne bocciatura, per tutti gli ultimi governi, soprattutto quelli del \u201crigore tedesco\u201d: siamo nel baratro a causa della loro incapacit\u00e0 di guida, di visione e delle loro scelte dissennate che hanno dissanguato il Paese oltretutto ingigantendo il debito pubblico che ci schiaccia invece di risolverlo.\nTutto questo ha conseguenze devastanti, materiali e morali, sulla vita quotidiana delle persone e delle famiglie.\nE\u2019 interessante che sia De Rita che Renzi \u2013 oggi in conflitto \u2013 appartengano alla stessa area culturale e politica, quella sinistra democristiana che, nei nostri anni, ha avuto in Romano Prodi la sua incarnazione suprema (anche come protagonista dell\u2019Europa dell\u2019euro).\n\nNUOVO UMANESIMO ?\n\nSempre venerd\u00ec, nelle stesse ore, c\u2019\u00e8 stato un altro evento, passato quasi inosservato, ed \u00e8 il tradizionale discorso di S. Ambrogio dell\u2019arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che quest\u2019anno ha messo a tema \u201cUn nuovo umanesimo per Milano e le terre ambrosiane\u201d.\nHa iniziato richiamando il dovere dei cristiani di contribuire \u201call\u2019edificazione della vita buona\u201d. Ed \u00e8 gi\u00e0 una bella partenza in un tempo di fuga dei cristiani nella comoda scelta intimistica delle sacrestie e della psicologia.\nHa indicato ai cristiani la strada del \u201cnuovo umanesimo\u201d perch\u00e9 si \u00e8 parte della famiglia umana e perch\u00e9 si \u00e8 \u201cseguaci di un Dio incarnato che ha assunto la condizione umana\u201d anche \u201cper accompagnarci nel nostro quotidiano cammino su questa terra\u201d.\nScola ha precisato che \u201cnon si deve per\u00f2 parlare in astratto di un umanesimo buono per tutte le stagioni. Solo se sorge dal di dentro dei ritmi e dei processi dell\u2019attuale travaglio storico si pu\u00f2 parlare di nuovo umanesimo\u201d. \nQuindi \u2013 \u201cnon perdendo l\u2019origine\u201d \u2013 occorre aiutare una fioritura degli uomini concreti di oggi e della loro vita. E\u2019 quella che si suole chiamare: scommessa sul \u201ccapitale umano\u201d. \nE gi\u00e0 qui si tocca un tasto dolentissimo perch\u00e9, secondo il Rapporto Censis, l\u2019Italia \u00e8 un Paese dal capitale umano \u201cinagito e dissipato\u201d, con 8 milioni di persone ferme, non utilizzate, fuori dalla vita economica e sociale (gran parte dei quali sono giovani, \u201cumiliati\u201d come mai prima). \nUno spreco di risorse umane paragonabile solo allo spreco delle nostre bellezze naturali e artistiche.\nTuttavia abbiamo bisogno di persone che indichino una strada percorribile, una speranza. Che magari si possa imparare dalla nostra storia, da quello che hanno vissuto i nostri padri.\nC\u2019\u00e8 dunque un passaggio significativo nel discorso di Scola che\ndice: \u201cGuardando la nostra storia possiamo parlare di un autentico umanesimo della responsabilit\u00e0: piedi per terra e sguardo volto al cielo. Questa tradizione ha continuato ad alimentare, anche se in variegati modi e con diversa intensit\u00e0, le terre ambrosiane nel corso degli ultimi sessant\u2019anni. Sono ancora presenti i benefici frutti di una stagione storica caratterizzata da uno sviluppo accelerato reso possibile nel dopoguerra dalle energie costruttive delle nostre genti e degli immigrati italiani\u201d.  \n\nLA FEDE DEI PADRI\n\nE\u2019 un implicito richiamo al secondo dopoguerra quando il Paese era uscito devastato dal conflitto mondiale, sia materialmente che civilmente.\nIn quel contesto l\u2019Italia, con un\u2019economia quasi sottosviluppata e senza risorse energetiche, comp\u00ec quel \u201cmiracolo economico\u201d che lasci\u00f2 di stucco il mondo intero, schizzando, in pochissimi anni, ai vertici dei paesi industrializzati, tanto che ancora attorno all\u2019anno 2000 su 18 milioni di imprese presenti in Europa (sia grandi che piccole), ben 5 milioni erano in Italia.\nTutto questo prima dell\u2019arrivo dell\u2019euro. \nScriveva Sandro Fontana nel 1998: \u201cultima arrivata fra le nazioni industrializzate del nostro continente, (l\u2019Italia) \u00e8 oggi al primo posto per imprenditorialit\u00e0 diffusa\u2026e al primo posto anche come \u2018valore aggiunto\u2019, cio\u00e8 come capacit\u00e0 di trasformare materie prime e, quindi, di esportare prodotti finiti\u201d. Infine \u2013 aggiungeva \u2013 \u201cl\u2019Italia si trova ai vertici della graduatoria europea anche per quanto riguarda la capacit\u00e0 di risparmio delle famiglie\u201d.\nAncora oggi, notava Scola, viviamo dell\u2019eredit\u00e0 benefica di quel \u201cmiracolo economico\u201d sbocciato proprio dal \u201ccapitale umano\u201d. Che fu fatto fiorire precisamente dalla fortissima connotazione cristiana del popolo italiano.\nTutto part\u00ec infatti da quella Lombardia che, come ha spiegato il cardinale Giacomo Biffi, grazie a San Carlo Borromeo aveva assimilato pi\u00f9 di tutti il Concilio tridentino (la sottolineatura del \u201cmerito\u201d, contro il luteranesimo) come etica del lavoro e del dovere, ma dentro una gioiosa e creativa speranza (e non nel cupo orizzonte calvinista).\nLo dimostra il libro che ho citato poco sopra, scritto da Sandro Fontana e uscito nel 1998 col titolo \u201cLa riscossa dei lombardi\u201d. Sottotitolo: \u201cLe origini del miracolo economico nella regione pi\u00f9 laboriosa d\u2019Europa 1929-1959\u201d.\n\nCOME ERAVAMO\n\nLa situazione 1946-1948, spiegava Fontana, era analoga a quella del 1870 quando, a causa della violenta \u201cconquista piemontese\u201d, 20 milioni di italiani (met\u00e0 del Paese) furono \u201ccostretti a vendere le loro braccia in ogni luogo del pianeta\u201d. Da quel disastro postrisorgimentale sono venuti tutti i problemi dell\u2019Italia di oggi, soprattutto il sottosviluppo del Meridione. \nMa qualcosa di grande \u00e8 accaduto gi\u00e0 nel primo dopoguerra: nel territorio brianzolo \u201csi erano manifestati con prepotenza e intensit\u00e0\u201d scrive Fontana \u201ci sintomi d\u2019una industrializzazione rapida e diffusa, basata sul lavoro a domicilio e sulle piccole attivit\u00e0 imprenditoriali, sulla figura del mezzadro-operaio e sull\u2019incremento accelerato della propriet\u00e0 contadina\u201d.\nQuel vivaio di prosperit\u00e0 fu gelato dalla politica del fascismo che privilegiava la grande industria bellica e monopolistica, in un quadro protezionista e autarchico.\nPoi per\u00f2, nel secondo dopoguerra, \u201ccon l\u2019avvento della democrazia e con la liberalizzazione degli scambi\u2026 il \u2018modello brianzolo\u2019, si estende, quasi per gemmazione spontanea a tutta la fascia pedemontana della regione caratterizzata dalla presenza capillare della Chiesa Cattolica e dalla diffusione della piccola propriet\u00e0 contadina\u201d.\nIl segreto dunque del miracolo italiano fu una classe dirigente intelligente e lungimirante (i governi centristi per tutti gli anni Cinquanta tennero fra l\u2019altro in perfetto ordine i conti pubblici) e un\u2019educazione popolare cattolica che faceva perno sulla famiglia, sul valore del lavoro e del sacrificio per la ricerca del bene comune. \nUna lezione ancora attualissima visto che \u2013 nello sfascio dello stato sociale \u2013 sono ancora la famiglia e la Chiesa a permettere la tenuta dei legami sociali e una vita almeno degna. Ma c\u2019\u00e8 qualcuno oggi che si batte contro questa de-moralizzazione del popolo, che punta sul \u201ccapitale uomo\u201d, sulla sua creativit\u00e0, sulla famiglia e su una forte etica del lavoro?\n\nAntonio Socci\n \nDa \u201cLibero\u201d, 7 dicembre 2014\nwww.antoniosocci.com\" height=\"430\" src=\"https:\/\/fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net\/hphotos-ak-xpf1\/v\/t1.0-9\/10801582_686651651455715_4293974362578198746_n.jpg?oh=fae38596949d425bff5ae1cc379bef0a&amp;oe=54FB609C&amp;__gda__=1426294518_3ccad0ff8fc0c66af4cdbac9138439fd\" style=\"border:0px;height:auto;min-height:100%;width:500px;\" width=\"500\" \/><\/a><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/div>\n<div style=\"margin-left:-12px;\">\n<form action=\"https:\/\/www.facebook.com\/ajax\/ufi\/modify.php\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;]&quot;}\" id=\"u_ps_jsonp_3_0_a\" method=\"post\" rel=\"async\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/form>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Socci &nbsp; Un venerd&igrave; nero? 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