{"id":12177,"date":"2014-11-29T17:24:05","date_gmt":"2014-11-29T17:24:05","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=12177"},"modified":"2014-11-29T17:24:05","modified_gmt":"2014-11-29T17:24:05","slug":"i-nostri-figli-non-bisogno-genitori-perfetti-adulti-affamati-verita-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/i-nostri-figli-non-bisogno-genitori-perfetti-adulti-affamati-verita-bellezza\/","title":{"rendered":"I nostri figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di adulti affamati di verit\u00e0 e bellezza"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"line-height: 1.2; font-size: 13px;\">26 novembre 2014<\/span><\/p>\n<p>di <strong>Massimo Camisasca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><img decoding=\"async\" alt=\"famiglia\" src=\"http:\/\/www.tempi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/famiglia-321x214.jpg\" style=\"border: 0px; vertical-align: baseline; margin-top: 0px; margin-bottom: 15px; height: 228px; width: 342px;\" \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di seguito pubblichiamo il &ldquo;discorso alla citt&agrave;&rdquo; pronunciato da Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, il 24 novembre in occasione della festa del patrono san Prospero. &Egrave; un discorso lungo e meraviglioso, con alcuni passaggi spettacolari.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>Cari Amici, cari Fratelli e Sorelle, illustri Autorit&agrave;,<\/p>\n<p>papa Francesco, con il Sinodo straordinario dei Vescovi che si &egrave; da poco concluso, ha posto all&rsquo;attenzione della Chiesa e del mondo la realt&agrave; della famiglia. Egli ritiene, come tutti noi, che la famiglia sia il cuore della Chiesa e della societ&agrave;. &Egrave; nella famiglia, infatti, che si imparano e si vivono le dimensioni fondamentali della vita. Si impara che l&rsquo;amore ci precede, entra a trasformare la nostra esistenza creando dei legami che diventano fondamentali. Nella famiglia si impara l&rsquo;apertura agli altri, alla nuova vita dei figli, si impara l&rsquo;importanza dell&rsquo;educazione, il rispetto delle altre persone, soprattutto attraverso la scoperta che i figli non ci appartengono e che, in definitiva, noi non apparteniamo a noi stessi.<br \/>\n\tIn occasione della festa di san Prospero, nostro patrono, intendo dunque parlare, quest&rsquo;anno, della famiglia, affrontando di essa un aspetto particolare: i figli, come dono e responsabilit&agrave;.<br \/>\n\tIl discorso del Vescovo in occasione della festa di san Prospero vuole parlare a tutta la Citt&agrave;, non per imporre una visione ideologica della vita, ma per proporre alcune osservazioni ed esperienze che possono aiutare a leggere ci&ograve; che di profondamente umano vi &egrave; nella nostra esistenza e anche ci&ograve; che va recuperato e riscoperto. Parlare della famiglia e sostenere la realt&agrave; familiare non vuol dire, da parte mia, difendere un passato, semplicemente una tradizione, qualcosa di arcaico che si vuole salvare a tutti i costi. Sostenere la famiglia vuol dire, invece, riscoprire un bene che pu&ograve; costituire un grande punto di costruzione per il nostro futuro.<br \/>\n\tTutti quanti siamo chiamati, perci&ograve;, a riscoprire la realt&agrave; della famiglia, a riscoprire ci&ograve; che in essa vi &egrave; di fondamentale per la vita degli uomini e ci&ograve; che pu&ograve; costituire un bagaglio di speranza per la nostra vita presente.<br \/>\n\tIl Concilio Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, ha messo in luce in modo originale il valore personale dell&rsquo;amore nella famiglia [1]. Accanto al suo scopo generativo, ha messo in rilievo il bene del rapporto fra le persone, marito e moglie, genitori e figli, come una caratteristica propria della vita familiare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"massimo-camisasca\" height=\"326\" src=\"http:\/\/www.tempi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/massimo-camisasca.jpg\" style=\"border:0px;vertical-align:baseline;margin-top:0px;margin-bottom:15px;float:right;height:auto;\" width=\"245\" \/>In questo mio discorso alla Citt&agrave;, desidero parlare della famiglia come luogo naturale della vita, come luogo capace di mettere al mondo un nuovo essere umano e di assicurare ad esso una stabilit&agrave; di accoglienza, che solo la famiglia pu&ograve; dare. Sono consapevole di tutte le fragilit&agrave; che sono presenti nella realt&agrave; familiare. Essa ha per&ograve; dentro di s&eacute;, proprio per il patto di stabilit&agrave; che la costituisce, la grande promessa di assicurare al figlio un luogo che lo aiuti a crescere adeguatamente.<br \/>\n\tParlo di tutto ci&ograve; nella consapevolezza che l&rsquo;Italia &egrave; uno dei Paesi pi&ugrave; colpiti dal fenomeno della denatalit&agrave;. In meno di dieci anni, dagli anni Settanta agli anni Ottanta, siamo scesi da 900mila nascite a 300mila, per poi attestarci intorno a 550mila unit&agrave;.<br \/>\n\tIl progressivo cambiamento dei modelli di fecondit&agrave; della popolazione italiana ha portato il livello di ricambio generazionale sotto la soglia dei due figli per donna da pi&ugrave; di trent&rsquo;anni e ci&ograve;, unitamente al progressivo invecchiamento della popolazione, ha condotto alle conseguenze drammatiche che oggi affrontiamo. Se verranno confermati i parametri di questi anni avremo una popolazione di ultra sessantacinquenni, i nonni, che se adesso supera di mezzo milione quella dei nipoti, nel 2030 potrebbe superarla di 6 milioni.<br \/>\n\tCi sono poi le ragioni economiche e sociali di questa denatalit&agrave;, che sono, tra l&rsquo;altro, il costo dei figli, la difficile conciliazione soprattutto tra lavoro e impegni familiari, il costo delle abitazioni e la disoccupazione giovanile.<\/p>\n<p><strong>La famiglia, luogo della generazione<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei riflettere con voi, allora, su che cosa significa generare dei figli, un bene prezioso che &egrave; diventato sempre pi&ugrave; raro nel nostro Paese.<br \/>\n\tMentre nel mondo animale esiste la riproduzione, cio&egrave; la produzione di nuovi esseri per la salvaguardia della specie, nel mondo degli uomini si parla piuttosto di generazione o di procreazione.<br \/>\n\tLa parola generare contiene il riferimento a un&rsquo;origine, g&eacute;nos. La stessa parola ci collega con il genere maschile e femminile e con la genealogia, cio&egrave; con un filo che unisce generati e generandi.<br \/>\n\tIl generare ha quindi a che fare con la differenza originaria, con l&rsquo;uomo creato come maschio e come femmina. Nello stesso tempo nell&rsquo;umano il generare non &egrave; solo un&rsquo;azione in avanti &mdash; pro-creare &mdash; ma ci fa anche guardare all&rsquo;indietro, al fatto che i generanti, i genitori, sono essi stessi generati, essi stessi dei figli.<br \/>\n\tNoi oggi, figli del nostro tempo, viviamo in un presente dilatato, ci concepiamo spesso come se fossimo noi l&rsquo;inizio assoluto della storia e dimentichiamo la inscindibilit&agrave; del generare e dell&rsquo;essere generati. Ogni figlio ha un nome proprio, ma ha anche un cognome, vale a dire fa parte di una storia familiare, ha una genealogia, porta su di s&eacute; i geni di molte generazioni, sia da parte della madre che da parte del padre, e ha un rapporto diretto con i nonni che spesso se ne prendono cura, soprattutto nel nostro Paese nel quale i nonni rappresentano una grande risorsa per la famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"chiara corbella\" height=\"208\" src=\"http:\/\/www.tempi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/chiara-corbella-345x208.png\" style=\"border:0px;vertical-align:baseline;margin-top:0px;margin-bottom:15px;float:none !important;height:auto;\" width=\"345\" \/><\/p>\n<p>L&rsquo;esperienza positiva e bella delle famiglie con bambini adottati o in affido, ci aiuta a non assolutizzare tutto ci&ograve;, ma le particolari fatiche e difficolt&agrave; che deve attraversare la famiglia adottiva, anzich&eacute; contraddire quanto finora affermato, ne mettono in luce l&rsquo;importanza.<\/p>\n<p>Quando abbiamo detto che solo la famiglia genera, abbiamo voluto dire che in essa l&rsquo;uomo e la donna si uniscono mettendo in comune dei patrimoni genetici e simbolici che vengono da lontano e che danno origine a un nuovo essere umano. Nel far questo capiscono che la vita che hanno donata &egrave; essa stessa un dono che hanno ricevuto.<br \/>\n\tLa novit&agrave; che introduce nel mondo il nuovo nato &egrave; una novit&agrave; assoluta, non una trasformazione di ci&ograve; che gi&agrave; esiste. Generare persone, dunque, &egrave; una novit&agrave; universale che esiste in tutti i tempi e in tutti i luoghi della terra. Come ha scritto Hannah Arendt, &laquo;in ogni nascita un nuovo inizio appare all&rsquo;interno del mondo, un mondo nuovo &egrave; virtualmente giunto all&rsquo;esistenza&raquo;[2]. Questo mondo nuovo &egrave; la persona.<br \/>\n\tDire persona non &egrave; la stessa cosa che dire individuo. Noi non siamo degli esseri solitari, ma degli esseri in relazione. Come ha scritto papa Francesco nella&nbsp;<em>Lumen Fidei<\/em>, &laquo;la persona vive sempre in relazione. Viene da altri, appartiene ad altri, la sua vita si fa pi&ugrave; grande nell&rsquo;incontro con altri. E anche la propria conoscenza, la stessa coscienza di s&eacute;, &egrave; di tipo relazionale, ed &egrave; legata ad altri che ci hanno preceduto: in primo luogo i nostri genitori, che ci hanno dato la vita e il nome. Il linguaggio stesso, le parole con cui interpretiamo la nostra vita e la nostra realt&agrave;, ci arriva attraverso altri, preservato nella memoria viva di altri. La conoscenza di noi stessi &egrave; possibile solo quando partecipiamo a una memoria pi&ugrave; grande&raquo; [3].<\/p>\n<p><strong>Il figlio: dono o diritto?<\/strong><\/p>\n<p>Oggi c&rsquo;&egrave; poca consapevolezza della novit&agrave; e del bene insito nella nuova vita che viene alla luce, lo sentiamo come un diritto pi&ugrave; che come un dono. Un diritto degli adulti, della coppia e, a volte, addirittura del singolo, che non vuole privarsi di questa significativa esperienza. La novit&agrave; della nascita, la novit&agrave; della presenza di un nuovo essere umano &mdash; che viene s&igrave; dalle nostre viscere, ma &egrave; fin da subito altro da noi, &egrave; subito persona con una sua dignit&agrave; &mdash; cede il passo di fronte al &ldquo;bisogno&rdquo; realizzativo dell&rsquo;adulto. Il figlio tende a diventare il prolungamento del genitore che facilmente si rispecchia in lui e affida a lui il senso della sua vita. Diventa la sua &ldquo;pre-occupazione&rdquo;. La maggiore sensibilit&agrave; che abbiamo oggi nei confronti dei bambini &mdash; che &egrave; sicuramente un fatto positivo &mdash; si traduce troppo spesso in forme di possesso sottile che impediscono al padre e alla madre di svolgere il loro compito educativo. Tutto ci&ograve; costituisce un&rsquo;ipoteca per uno sviluppo libero del bambino.<br \/>\n\tQuesto aggrapparsi degli adulti ai pochi bambini che mettono al mondo &egrave; anche il segno della fragilit&agrave; della coppia che cerca la sua consistenza prevalentemente nell&rsquo;intesa emotiva e poco nella responsabilit&agrave; nei confronti del partner e dei figli. La famiglia ha perso cos&igrave; il suo ancoraggio nella coppia stabile. Oggi poi, con la messa in discussione della differenza sessuale come prerequisito della unione coniugale, la famiglia rischia non solo di perdere qualche pezzo, ma di perdere la sua stessa identit&agrave;.<br \/>\n\tEssa infatti si fonda sull&rsquo;unione stabile tra un uomo e una donna che mettono in comune i loro corpi, i loro affetti, i significati delle loro vite che hanno ereditato dalle loro famiglie e li trasformano, secondo la loro sensibilit&agrave;, coinvolgendosi in un progetto generativo.<\/p>\n<p><strong>Ripartire dalla coscienza di essere figli<\/strong><\/p>\n<p>Come possiamo allora riprendere questo aspetto elementare della famiglia (cio&egrave; il figlio come dono) senza smarrirci nella falsa strada del diritto degli adulti? Dobbiamo ripartire dalla condizione di figli, da questo vincolo di dipendenza che &egrave; una delle radici pi&ugrave; profonde della condizione umana.<br \/>\n\tTutti noi siamo figli, tutti i bambini sono figli. Il figlio rimanda, esige i suoi genitori e la sua genealogia. Questo &egrave; il suo diritto fondamentale: che venga riconosciuto come figlio, che venga riconosciuto il suo luogo generativo, che gli sia garantita una vita famigliare, come sta scritto nella Convenzione sui diritti dell&rsquo;infanzia delle Nazioni Unite del 1989.<br \/>\n\tIl figlio pi&ugrave; difficilmente costruir&agrave; la propria identit&agrave; quando non pu&ograve; vivere, attraverso la sua condizione di figlio, in stretta relazione con chi l&rsquo;ha generato. Il diritto del bambino-figlio ad avere una famiglia &egrave; un diritto, dunque, di identit&agrave;. Tale diritto, purtroppo, a volte &egrave; &ldquo;tradito&rdquo; dalla pretesa dei genitori di avere &ldquo;un figlio a tutti i costi&rdquo;, ed &egrave; ricercato anche attraverso strade, come la fecondazione eterologa o l&rsquo;utero in affitto, che rendono problematico per il figlio conoscere le sue origini. Nascere con un vuoto di origine alle spalle, non sapendo chi &egrave; il padre o la madre o sapendo che il padre ha il volto anonimo di chi ha dato il seme e la madre l&rsquo;utero, &egrave; una verit&agrave; drammatica per il figlio [4]. I vuoti relativamente alle origini si traducono in lacune gravi dell&rsquo;identit&agrave; perch&eacute; rendono impossibile la narrazione della propria storia personale.<\/p>\n<p>Ma anche gli adulti che si mettono su questa pericolosa china fatta di diritto, possesso e controllo del figlio perdono un aspetto fondamentale dell&rsquo;esperienza: il fatto che il figlio &egrave; un dono, un inatteso, una sorpresa. &Egrave; la vita stessa dei figli, nei suoi caratteri di novit&agrave; e imprevedibilit&agrave;, che smentisce l&rsquo;illusione del controllo e che richiama i genitori ad un atteggiamento di servizio umile e gratuito nei confronti della vita. Come dice san Giovanni Paolo II nella Lettera alle Famiglie: &laquo;Il bambino fa di s&eacute; un dono ai fratelli, alle sorelle, ai genitori, all&rsquo;intera famiglia. La sua vita diventa dono per gli stessi donatori della vita, i quali non potranno non sentire la presenza del figlio, la sua partecipazione alla loro esistenza, il suo apporto al bene comune loro e della comunit&agrave; familiare&raquo; [5].<\/p>\n<p><strong>Il figlio come &ldquo;compito&rdquo;<\/strong><\/p>\n<p>Il dono del figlio &egrave; contemporaneamente un compito per i genitori. Si apre qui il grande tema dell&rsquo;educazione. Il figlio deve essere condotto responsabilmente e amorevolmente lungo l&rsquo;itinerario che dall&rsquo;infanzia porta alle soglie della maturit&agrave;.<br \/>\n\tL&rsquo;educazione &egrave; il proseguimento della generazione. Il compito educativo della famiglia deve accompagnare il figlio a incontrare le cose e l&rsquo;intera esistenza. Dice Papa Benedetto XVI: &laquo;Educare &mdash; dal latino educere &mdash; significa condurre fuori da se stessi per introdurre alla realt&agrave;, verso una pienezza che fa crescere la persona&raquo;[6], perch&eacute; realizzi qualche cosa di bello e di buono, perch&eacute; realizzi la propria vocazione.<\/p>\n<p>Occorrer&agrave; mettere in conto anche gli insuccessi e i sacrifici. Il sacrificio &egrave; una cosa di cui noi post-moderni facciamo fatica a comprendere il valore. Eppure &egrave; molto faticoso educare ed &egrave; anche molto faticoso per i genitori di oggi chiedere rinunce, porre limiti alle richieste dei figli: temono di perdere il loro affetto. Le insicurezze e le fragilit&agrave; dei genitori impediscono loro di stabilire un rapporto libero con i figli. Rendono pi&ugrave; debole e ambigua la loro autorevolezza. Sono ricattati dal loro bisogno di ricevere affetto e riconoscimento da parte dei figli.<br \/>\n\t&Egrave; giusto che i figli occupino un posto importante nella vita. Sono un bene insostituibile, ma non possono essere il senso della vita. Non sono fatti per riempire il vuoto delle nostre esistenze, per consolarci delle nostre ferite, ma perch&eacute; insieme, attingendo al comune Mistero del dono della vita, realizziamo la nostra vocazione. &Egrave; particolarmente luminosa a questo proposito&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.tempi.it\/chiara-corbella-la-grazia-di-vivere-la-grazia#.VHTHt1eG9DE\" target=\"_blank\"><strong>l&rsquo;esperienza di Chiara Corbella ed Enrico Petrillo<\/strong><\/a>&nbsp;che hanno accolto i loro bambini &ldquo;malati&rdquo; come un dono che Dio faceva loro, certi che quei bambini avevano una missione misteriosa da svolgere e loro, come genitori, erano chiamati ad accompagnarli per il tempo che Dio aveva stabilito. Accompagnarli nella loro vocazione per riconsegnarli a Lui[7].<\/p>\n<p>Oggi i genitori sono in difficolt&agrave; nel condurre i figli a realizzare la loro vocazione, sono incerti sui criteri da adottare nelle difficili e complicate scelte dell&rsquo;esistenza, non sanno che cosa ultimamente desiderare per s&eacute; e di conseguenza per i figli. Per questo l&rsquo;attaccamento dei genitori &egrave; pi&ugrave; di tipo narcisistico che progettuale. I figli non sono visti come nuova generazione che si affaccia alla vita, ma piuttosto come coloro che riempiono il vuoto esistenziale del genitore. Per questo si tende a trattenerli in casa. Invece una genuina posizione educativa fa s&igrave; che il genitore, attraverso un rapporto affidabile, sia un testimone che la vita ha un senso e accompagni il figlio a cercarlo e a trovarlo. E lui stesso, in questo viaggio, sa riproporsi gli eterni &ldquo;perch&eacute;&rdquo;, sa rilanciare la speranza. &laquo;&Egrave; compito di coloro che si sono assunti la responsabilit&agrave; di genitori &mdash; scriveva significativamente il mio predecessore, mons. Adriano Caprioli, nella sua ultima Lettera pastorale &mdash; di rendere ragione al figlio della promessa che essi hanno fatto mettendolo al mondo: la promessa per cui &ldquo;c&rsquo;&egrave; una speranza nella tua vita&rdquo;&raquo;[8].<br \/>\n\tDa questo punto di vista, &egrave; altamente educativo per un figlio vedere una madre e un padre che pregano assieme, che hanno un punto di riferimento pi&ugrave; grande di loro, a cui chiedono forza e sapienza. I nostri figli non hanno bisogno di genitori perfetti, che non esistono, ma di adulti che come loro e prima di loro siano affamati di verit&agrave; e bellezza, di significato e di felicit&agrave;. Genitori che, pur con tanti limiti e in mezzo a tanti errori, desiderano dare la vita per qualcosa di grande.<br \/>\n\tIn questo senso, l&rsquo;esperienza della paternit&agrave; e della maternit&agrave; &egrave; un grande dono innanzitutto per i genitori stessi, anche sul piano spirituale. Proprio perch&eacute; &egrave; un compito che quasi supera le loro risorse, pu&ograve; diventare la strada per trarre fuori da se stessi la parte migliore: pensiamo alla capacit&agrave; di donarsi, di uscire da s&eacute;, di sperare, di avere pazienza&hellip;; &egrave; una nuova vita non solo per il bambino, ma anche per i genitori stessi. Diventare genitori &egrave; un&rsquo;esperienza che li &ldquo;costringer&agrave;&rdquo; ad affidarsi, a mettersi in mani pi&ugrave; grandi.<br \/>\n\tLa grandezza, la complessit&agrave; e la fragilit&agrave; della vita familiare possono diventare l&rsquo;occasione per scoprirsi sempre pi&ugrave; figli, per riconoscersi piccoli, per imparare ad abbandonarsi, a chiedere e a sperimentare la provvidenza del Padre. Diventare pap&agrave; e mamme significa assomigliare di pi&ugrave; a Dio, che ama come padre e madre, ma significa anche diventare pi&ugrave; figli: figli insieme come coppia e figli insieme ai propri figli.<\/p>\n<p><strong>La missione della famiglia: umanizzare l&rsquo;umano<\/strong><\/p>\n<p>L&rsquo;educazione aiuta la vita dei figli a fiorire, affinch&eacute;, a loro volta, producano nuovi frutti vitali. In questo modo la famiglia &ldquo;umanizza l&rsquo;umano&rdquo;. Che cosa significa?<br \/>\n\tPer diventare pienamente umani occorre imparare innanzitutto cosa voglia dire voler bene, occorre fare esperienza di legami affidabili, del gusto e della fatica di lavorare per un progetto di vita buona. Tutto questo una famiglia lo pu&ograve; dare indipendentemente dal grado di istruzione. Sono spesso le famiglie pi&ugrave; semplici, pi&ugrave; povere a testimoniare questi &ldquo;legami affidabili&rdquo;. Talvolta quanto pi&ugrave; si &egrave; studiato, tanto pi&ugrave; si &egrave; portati a pensare che educare sia dare competenze. Lo scopo della famiglia non &egrave; dare competenze, ma rendere umani, cio&egrave; aiutare l&rsquo;altro a diventare persona compiuta: la famiglia insegna la fiducia, la speranza, la capacit&agrave; di perdono, insegna a vedere con realismo anche quella quota di male che segna inesorabilmente la vita di ognuno.<br \/>\n\tL&rsquo;uomo pu&ograve; amare se prima ha riconosciuto un amore gratuito su di s&eacute;. La famiglia &egrave; il luogo dove il soggetto umano fa l&rsquo;esperienza affettiva e morale elementare, basilare, sperimenta di essere voluto e amato e impara, cos&igrave;, a prendersi cura dell&rsquo;altro.<br \/>\n\tEssere figli &egrave; cronologicamente la prima e decisiva esperienza che ciascuno di noi ha fatto in seno alla propria famiglia, ed &egrave; anche quell&rsquo;esperienza dalla quale dipender&agrave; in buona parte la capacit&agrave; di vivere da fratelli, di essere sposi, padri e madri.<br \/>\n\tCome nella vita relazionale, anche per quanto riguarda la vita spirituale i genitori sono i primi mediatori e testimoni della fiducia, della speranza e dell&rsquo;amore che Dio ha per noi, creando cos&igrave; nella famiglia un contesto in cui la fede pu&ograve; pi&ugrave; facilmente nascere e fiorire.<br \/>\n\tI genitori educano innanzitutto attraverso la cura del loro legame e rimanendo aperti alla vita. Infatti, l&rsquo;arrivo di un figlio o di un fratello in una famiglia &egrave; il segno che c&rsquo;&egrave; una &ldquo;sorgente&rdquo; ancora viva, e non solo biologicamente; significa che c&rsquo;&egrave; stato un atto d&rsquo;amore. Proprio il prolungamento di quest&rsquo;atto d&rsquo;amore &egrave; il primo regalo che i genitori sono chiamati a dare ai figli e che essi cercano: tenere vivo nella coppia il volersi bene. I bambini e i ragazzi non hanno solo bisogno di essere amati, ma hanno bisogno di vedere che &egrave; possibile e vale la pena amarsi. Da questo nascer&agrave; la loro fiducia e la capacit&agrave; di creare dei legami stabili.<\/p>\n<p><strong>Una comunione educativa<\/strong><\/p>\n<p>Tutto quanto ho detto finora pu&ograve; far sorgere in noi la domanda: ma &egrave; possibile vivere questo compito cos&igrave; complesso? S&igrave;, perch&eacute; i genitori non sono soli, non sono chiamati ad essere autosufficienti. Anzi, proprio la gravit&agrave; del loro compito fa avvertire loro, in modo quasi naturale, il bisogno di una comunione con altre famiglie, con cui condividere gioie, preoccupazioni, scelte educative. Il cuore della vocazione dei genitori &egrave; proprio questa apertura che sono chiamati a vivere di fronte alla propria inadeguatezza. Dio sempre assegna un compito all&rsquo;uomo perch&eacute; questi, attraverso la missione che gli &egrave; affidata, abbia a comprendere che da solo non pu&ograve; far nulla (cfr. Gv 15,5). Il compito che Dio affida ad ognuno &egrave; sempre anche un espediente per farci entrare nella comunione, per farci capire che siamo fatti per la comunione. Una famiglia che si concepisse da sola, che si ripiegasse su s&eacute; stessa, contraddirebbe la sua essenza pi&ugrave; profonda.<\/p>\n<p>Oltre che sull&rsquo;amicizia con altre famiglie, sul sostegno materiale e spirituale di tante persone e sulla comunit&agrave; cristiana, i genitori possono contare su molte istituzioni che collaborano alla loro opera educativa. Spetta ad essi la responsabilit&agrave; di scegliere i luoghi pi&ugrave; adeguati per la formazione dei loro figli, ma devono poter contare su altre istituzioni e su altri adulti che, nel rispetto dei diversi ruoli, si assumano anch&rsquo;essi il loro compito educativo. Si comprende, da questo punto di vista, che la possibilit&agrave; di un&rsquo;effettiva scelta della scuola, uno tra i pi&ugrave; importanti di questi luoghi, &egrave; una questione decisiva. Occorrono per&ograve; anche politiche familiari serie, che sostengano le famiglie valorizzando i soggetti sociali che possano rigenerare quella rete comunitaria che rende pi&ugrave; facile l&rsquo;impresa educativa. Come ha ricordato papa Francesco con un proverbio africano, parlando al mondo della scuola italiana, &laquo;c&rsquo;&egrave; bisogno di un villaggio per far crescere un bambino&raquo; [9].<\/p>\n<p>+ Massimo Camisasca, Vescovo<\/p>\n<p><em>Reggio Emilia &ndash; Basilica di san Prospero, 24 novembre 2014<\/em><\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>[1] Cfr. Gaudium et Spes, 47-52; in particolare n. 49: &laquo;Proprio perch&eacute; atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volont&agrave;, quell&rsquo;amore abbraccia il bene di tutta la persona; perci&ograve; ha la possibilit&agrave; di arricchire di particolare dignit&agrave; le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell&rsquo;amicizia coniugale&raquo;.<\/p>\n<p>[2] H. Arendt, La nature du totalitarisme, Payot, Paris 1990, 342.<\/p>\n<p>[3] Francesco, Lumen Fidei 38.<\/p>\n<p>[4] Ho gi&agrave; accennato a questa drammatica realt&agrave; nella mia nota sul Gender citando, tra l&rsquo;altro, le ricerche di E. Scabini e S. Agacinski: &laquo;vuoto di origine: [&hellip;] l&rsquo;itinerario a ritroso che l&rsquo;umanit&agrave; oggi rischia di percorrere trascina al ribasso la persona dal riconoscimento al misconoscimento, all&rsquo;indifferenza, all&rsquo;incuria&raquo;:&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.tempi.it\/il-gender-la-societa-senza-sesso-e-il-compito-di-noi-madri-e-padri-alla-riscoperta-della-bellezza-del-corpo#.VHTF6leG9DE\" target=\"_blank\"><strong>E. Scabini, La crisi dei fondamentali dell&rsquo;umano. Riscoprire l&rsquo;attrattiva dei fondamentali, in &laquo;Tempi&raquo;, 17 marzo 2014.<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&laquo;Non ci si &egrave; per nulla preoccupati degli effetti che [l&rsquo;impossibilit&agrave; di risalire ai genitori biologici] potrebbe produrre nei figli stessi. [&hellip;] Adesso li conosciamo meglio, poich&eacute; molti di questi figli rifiutano, pi&ugrave; tardi, di essere prodotti fabbricati con l&rsquo;aiuto di provette congelate e vorrebbero sapere a quale uomo o a quale donna, in altre parole a quali persone, debbano la vita, per potersi iscrivere in una storia umana. [&hellip;] Il problema dei bambini a venire, cio&egrave; delle future generazioni, &egrave; che nessuno li rappresenta sulla scena politica democratica: non possono manifestare, n&eacute; essere ricevuti, n&eacute; essere ascoltati. Non costituiscono alcuna forza. Il legislatore deve per&ograve; preoccuparsi delle condizioni della loro venuta&raquo;: S. Agacinski, La metamorfosi della differenza sessuale, in Vita e Pensiero, n. 2, 2013.<\/p>\n<p>[5] San Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie 11.<\/p>\n<p>[6] Benedetto XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace, 1 gennaio 2012, 2. Parlando del compito educativo della scuola papa Francesco utilizza espressioni simili: &laquo;Amo la scuola perch&eacute; &egrave; sinonimo di apertura alla realt&agrave;. Almeno cos&igrave; dovrebbe essere!&raquo; (Francesco, Discorso al mondo della scuola italiana, 10 maggio 2014).<\/p>\n<p>[7] Cfr. S. Troisi &ndash; C. Paccini, Siamo nati e non moriremo mai pi&ugrave;. Storia di Chiara Corbella Petrillo, Porziuncola, 2013.<\/p>\n<p>[8] Adriano Caprioli, Vigilate: ecco sto alla porta e busso. Lettera Pastorale per il biennio 2010-2012 [2010], 23.<\/p>\n<p>[9] Francesco, Discorso al mondo della scuola italiana, 10 maggio 2014.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>26 novembre 2014 di Massimo Camisasca Di seguito pubblichiamo il &ldquo;discorso alla citt&agrave;&rdquo; pronunciato da Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, il 24 novembre in occasione della festa del patrono san Prospero. &Egrave; un discorso lungo e meraviglioso, con alcuni passaggi spettacolari.&nbsp; Cari Amici, cari Fratelli e Sorelle, illustri Autorit&agrave;, papa Francesco, con il Sinodo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[57,73],"tags":[],"class_list":["post-12177","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-evangelizzazione","category-recensioni-stampa"],"avopt_banners_inside_post":true,"avopt_banners_on_page":true,"av_copy_from":"","av_sharing_message":"","av_sharing_allowed":true,"av_sharing_on":{"fb":[]},"av_allow_affiliate_banner":false,"av_allow_affiliate_multi_banner":false,"av_show_affiliation_buy_button":false,"av_post_rating":true,"av_have_post_rating_value":false,"av_is_artificial_intelligence_content":false,"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - 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