{"id":11061,"date":"2014-09-07T11:43:58","date_gmt":"2014-09-07T11:43:58","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=11061"},"modified":"2014-09-07T11:43:58","modified_gmt":"2014-09-07T11:43:58","slug":"il-sillabo-di-pio-ix","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/il-sillabo-di-pio-ix\/","title":{"rendered":"Il Sillabo di PIO IX"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/digilander.libero.it\/magistero\/p9quanta.htm\">&nbsp;http:\/\/digilander.libero.it\/magistero\/p9quanta.htm<\/a><\/p>\n<p align=\"CENTER\">+<br \/>\n\tPio IX<br \/>\n\tQuanta cura<br \/>\n\tSyllabus<\/p>\n<hr \/>\n<p>Con quanta cura e pastorale vigilanza i Romani Pontefici Predecessori Nostri, eseguendo l&rsquo;ufficio loro affidato dallo stesso Cristo Signore nella persona del Beatissimo Pietro, Principe degli Apostoli, e l&rsquo;incarico di pascere gli agnelli e le pecore, non abbiano mai tralasciato di nutrire diligentemente tutto il gregge del Signore con le parole della fede, di educarlo con la salutare dottrina e di rimuoverlo dai pascoli velenosi, a tutti ed a Voi in particolare, Venerabili Fratelli, &egrave; chiaro e manifesto. Invero i predetti Nostri Predecessori dell&rsquo;augusta Religione cattolica &ndash; difensori e garanti della verit&agrave; e della giustizia, sommamente solleciti della salute delle anime &ndash; non ebbero a cuore niente di pi&ugrave; che individuare e condannare, con le loro sapientissime Lettere e Costituzioni, tutte le eresie e gli errori i quali, avversando la divina nostra fede, la dottrina della Chiesa cattolica, l&rsquo;onest&agrave; dei costumi e l&rsquo;eterna salute degli uomini, spesso suscitarono gravi tempeste e funestarono in modo devastante la cristiana e la civile repubblica. Pertanto i suddetti Nostri Predecessori con apostolica forza continuamente resistettero alle nefande macchinazioni di uomini iniqui che, schizzando come i flutti di procelloso mare la spuma delle loro fallacie e promettendo libert&agrave; mentre sono schiavi della corruzione, con le loro opinioni ingannevoli e con i loro scritti perniciosissimi si sono sforzati di demolire le fondamenta della Religione cattolica e della societ&agrave; civile, di levare di mezzo ogni virt&ugrave; e giustizia, di depravare gli animi e le menti di tutti, di sviare dalla retta disciplina dei costumi gl&rsquo;incauti, e principalmente la giovent&ugrave; impreparata, e di corromperla miseramente, di imprigionarla nei lacci degli errori e infine di strapparla dal seno della Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Intanto, come a Voi, Venerabili Fratelli, &egrave; ben noto, poich&eacute; per un&rsquo;arcana decisione della divina provvidenza, non certo per qualche Nostro merito, fummo innalzati a questa Cattedra di Pietro, vedendo Noi con estremo dolore del Nostro animo l&rsquo;orribile procella sollevata da tante prave opinioni e i gravissimi, e non mai abbastanza lacrimabili danni che da tanti errori ridondano sul popolo cristiano, per dovere del Nostro Apostolico Ministero, seguendo le vestigia illustri dei Nostri Predecessori, alzammo la Nostra voce e con parecchie Lettere Encicliche divulgate per mezzo della stampa, con le Allocuzioni tenute nel Concistoro e con altre Lettere Apostoliche condannammo i principali errori della tristissima et&agrave; nostra, e stimolammo la Vostra esimia vigilanza episcopale, ammonimmo con ogni Nostro potere ed esortammo tutti i figli della Chiesa cattolica a Noi carissimi che avessero in sommo abominio l&rsquo;infezione di una peste cos&igrave; crudele e la fuggissero. Specialmente poi con la Nostra prima Lettera Enciclica del 9 novembre 1846 e con due Allocuzioni (delle quali una fu tenuta da Noi nel Concistoro del 9 dicembre 1854, e l&rsquo;altra in quello del 9 giugno 1862) condannammo le mostruose enormit&agrave; delle opinioni che segnatamente dominano in questa nostra et&agrave;, con grandissimo danno delle anime e con detrimento della stessa civile societ&agrave;, le quali non solo avversano la Chiesa cattolica, la sua salutare dottrina e i suoi venerandi diritti, ma altres&igrave; la sempiterna legge naturale scolpita da Dio nei cuori di tutti e la retta ragione; da tali opinioni traggono origine quasi tutti gli altri errori.<\/p>\n<p>Ma quantunque non abbiamo omesso di bandire spesso e di riprovare i pi&ugrave; capitali errori di tal fatta, nondimeno la causa della Chiesa cattolica, la salute delle anime a Noi divinamente affidate e il bene della stessa societ&agrave; umana richiedono assolutamente che di nuovo eccitiamo la Vostra pastorale sollecitudine a sconfiggere altre prave opinioni, che scaturiscono dai predetti errori come da fonte. Tali false e perverse opinioni tanto pi&ugrave; sono da detestare, in quanto mirano in special modo a far s&igrave; che sia impedita e rimossa quella salutare forza che la Chiesa cattolica, per istituzione e mandato del suo divino Autore, deve liberamente esercitare fino alla consumazione dei tempi, sia verso i singoli uomini, sia verso le nazioni, i popoli e i supremi loro Principi: esse operano affinch&eacute; sia tolta di mezzo quella mutua societ&agrave; e concordia fra il Sacerdozio e l&rsquo;Impero, che sempre riuscirono fauste e salutari alle cose sia sacre, sia civili . Infatti Voi sapete molto bene, Venerabili Fratelli, che in questo tempo si trovano non pochi i quali, applicando al civile consorzio l&rsquo;empio ed assurdo principio del&nbsp;<em>naturalismo&nbsp;<\/em>(come lo chiamano) osano insegnare che &quot;<em>l&rsquo;ottima regione della pubblica societ&agrave; e il civile progresso richiedono che la societ&agrave; umana si costituisca e si governi senza avere alcun riguardo per la religione, come se questa non esistesse o almeno senza fare alcuna differenza tra la vera e le false religioni<\/em>&quot;. Contro la dottrina delle sacre Lettere della Chiesa e dei Santi Padri, non dubitano di affermare &quot;<em>essere ottima la condizione della societ&agrave; nella quale non si riconosce nell&rsquo;Impero il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della Religione cattolica, se non in quanto lo chieda la pubblica pace<\/em>&quot;. Con tale idea di governo sociale, assolutamente falsa, non temono di caldeggiare l&rsquo;opinione sommamente dannosa per la Chiesa cattolica e per la salute delle anime, dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata&nbsp;<em>delirio&nbsp;<\/em>, cio&egrave; &quot;<em>la libert&agrave; di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata societ&agrave; ed i cittadini avere diritto ad una totale libert&agrave; che non deve essere ristretta da nessuna autorit&agrave; ecclesiastica o civile, in forza della quale possano palesemente e pubblicamente manifestare e dichiarare i loro concetti, quali che siano, sia con la parola, sia con la stampa, sia in altra maniera<\/em>&quot;. E mentre affermano ci&ograve; temerariamente, non pensano e non considerano che essi predicano &quot;<em>la libert&agrave; della perdizione&quot;<\/em>&nbsp;, e che &quot;<em>se in nome delle umane convinzioni sia sempre libero il diritto di disputare, non potranno mai mancare coloro che osano resistere alla verit&agrave; e confidano nella loquacit&agrave; della sapienza umana, mentre la fede e la sapienza cristiane debbono evitare questa nociva vanit&agrave;, in linea con la stessa istituzione del Signor Nostro Ges&ugrave; Cristo<\/em>&quot; .<\/p>\n<p>E poich&eacute; nei luoghi nei quali la religione &egrave; stata rimossa dalla societ&agrave; civile o nei quali la dottrina e l&rsquo;autorit&agrave; della rivelazione divina sono state ripudiate, anche lo stesso autentico concetto della giustizia e del diritto umano si copre di tenebre e si perde, ed in luogo della giustizia vera e del diritto legittimo si sostituisce la forza materiale, quindi si fa chiaro il perch&eacute; alcuni, spregiando completamente e nulla valutando i principi certissimi della sana ragione, ardiscono proclamare che &quot;<em>la volont&agrave; del popolo manifestata attraverso l&rsquo;opinione pubblica&nbsp;<\/em>(come essi dicono)&nbsp;<em>o in altro modo costituisce una sovrana legge, sciolta da qualunque diritto divino ed umano, e nell&rsquo;ordine Politico i fatti consumati, per ci&ograve; stesso che sono consumati, hanno forza di diritto<\/em>&quot;. Ma chi non vede e non sente pienamente che una societ&agrave; di uomini sciolta dai vincoli della religione e della vera giustizia non pu&ograve; avere altro proposito fuorch&eacute; lo scopo di acquisire e di accumulare ricchezze, e non pu&ograve; seguire nelle sue operazioni altra legge fuorch&eacute; un&rsquo;indomita cupidigia di servire alle proprie volutt&agrave; e comodit&agrave;? Conseguentemente questi uomini, con odio veramente acerbo, perseguitano le Famiglie Religiose, quantunque sommamente benemerite della cosa cristiana, civile e letteraria, e vanno dicendo che esse non hanno alcuna ragione di esistere, e con ci&ograve; applaudono le idee degli eretici. Infatti, come sapientissimamente insegnava Pio VI, Nostro Predecessore di venerata memoria, &quot;<em>l&rsquo;abolizione dei regolari lede lo stato di pubblica professione dei consigli evangelici, lede una maniera di vita raccomandata nella Chiesa come consentanea alla dottrina Apostolica, lede gli stessi insigni fondatori che veneriamo sopra gli altari, i quali non ispirati che da Dio istituirono queste societ&agrave;<\/em>&quot; . Ed affermano altres&igrave; empiamente doversi togliere ai cittadini e alla Chiesa la facolt&agrave; &quot;<em>di potere pubblicamente erogare elemosine per motivo di cristiana carit&agrave;<\/em>&quot;, e doversi abolire la legge &quot;<em>che per ragione del culto divino proibisce le opere servili in certi determinati giorni&quot;<\/em>&nbsp;con il fallace pretesto che quella facolt&agrave; e quella legge contrastano con i principi della migliore economia pubblica. N&eacute; contenti di allontanare la religione dalla pubblica societ&agrave;, vogliono rimuoverla anche dalle famiglie private. Infatti, insegnando e professando il funestissimo errore del&nbsp;<em>Comunismo<\/em>&nbsp;e del&nbsp;<em>Socialismo<\/em>&nbsp;dicono che &quot;<em>la societ&agrave; domestica, cio&egrave; la famiglia, riceve dal solo diritto civile ogni ragione della propria esistenza, e che pertanto dalla sola legge civile procedono e dipendono tutti i diritti dei genitori sui figli, principalmente quello di curare la loro istruzione e la loro educazione<\/em>&quot;. Con tali empie opinioni e macchinazioni codesti fallacissimi uomini intendono soprattutto eliminare dalla istruzione e dalla educazione la dottrina salutare e la forza della Chiesa cattolica, affinch&eacute; i teneri e sensibili animi dei giovani vengano miseramente infettati e depravati da ogni sorta di errori perniciosi e di vizi. Infatti, tutti coloro che si sono sforzati di turbare le cose sacre e le civili, e sovvertire il retto ordine della societ&agrave; e cancellare tutti i diritti divini ed umani, rivolsero sempre i loro disegni, studi e tentativi ad ingannare specialmente e a corrompere l&rsquo;improvvida giovent&ugrave;, come sopra accennammo, e nella corruzione della medesima riposero ogni loro speranza. Pertanto non cessano mai con modi totalmente nefandi di vessare l&rsquo;uno e l&rsquo;altro Clero da cui, come viene splendidamente attestato dai certissimi monumenti della storia, tanti grandi vantaggi derivarono alla cristiana, civile e letteraria repubblica; e vanno dicendo che &quot;<em>il Clero, come nemico del vero ed utile progresso della scienza e della civilt&agrave;, deve essere rimosso da ogni ingerenza ed ufficio nella istruzione e nella educazione dei giovani<\/em>&quot;.<\/p>\n<p>Altri poi, rinnovando le prave e tante volte condannate affermazioni dei novatori, ardiscono con rilevante impudenza sottomettere all&rsquo;arbitrio dell&rsquo;autorit&agrave; civile la suprema autorit&agrave; della Chiesa e di questa Sede Apostolica, ad essa affidata da Cristo Signore, e di negare alla Chiesa e alla Sede Apostolica tutti i diritti che a loro appartengono intorno alle cose che si riferiscono all&rsquo;ordine esterno. Infatti costoro non si vergognano di affermare che &quot;<em>le leggi della Chiesa non obbligano in coscienza se non quando vengono promulgate dal potere civile; che gli atti e i decreti dei Romani Pontefici relativi alla Religione e alla Chiesa hanno bisogno della sanzione e dell&rsquo;approvazione, o almeno dell&rsquo;assenso, del Potere civile; che le Costituzioni Apostoliche<\/em>&nbsp;<em>con le quali sono condannate le associazioni clandestine, sia che in esse si esiga, sia che non si esiga il giuramento di mantenere il segreto, e con le quali sono fulminati<\/em>&nbsp;<em>di anatema i loro seguaci e fautori, non hanno vigore in quelle contrade dove siffatte associazioni sono tollerate dal governo civile; che la scomunica inflitta dal Concilio di Trento e dai Romani Pontefici a coloro i quali invadono ed usurpano i diritti e i beni della Chiesa si appoggia alla confusione dell&rsquo;ordine spirituale col civile e politico, per promuovere il solo bene mondano; che la Chiesa non deve decretare nulla che possa costringere le coscienze dei fedeli in ordine all&rsquo;uso delle cose temporali; che alla Chiesa non compete il diritto di reprimere con pene temporali i violatori delle sue leggi; che sia conforme alla sacra teologia ed ai principi del diritto pubblico attribuire e rivendicare al governo civile la propriet&agrave; dei beni posseduti dalle Chiese, dalle Famiglie Religiose e dagli altri luoghi pii<\/em>&quot;.<\/p>\n<p>N&eacute; arrossiscono di professare apertamente e pubblicamente le parole e i principi degli eretici, da cui nascono tante perverse sentenze ed errori. Essi ripetono che &quot;<em>la potest&agrave; ecclesiastica non &egrave; per diritto divino distinta ed indipendente dalla potest&agrave; civile, e che questa distinzione e questa indipendenza non possono essere mantenute senza che da parte della Chiesa non si usurpino i diritti essenziali della potest&agrave; civile&quot;<\/em>. N&eacute; possiamo passare sotto silenzio l&rsquo;audacia di coloro che, intolleranti della sana dottrina, pretendono &quot;<em>che si possa, senza peccato e pregiudizio della professione cattolica, negare l&rsquo;assenso e l&rsquo;obbedienza a quei decreti e a quelle disposizioni della Sede Apostolica che hanno per oggetto il bene generale della Chiesa, i suoi diritti e la sua disciplina, purch&eacute; essi non tocchino i dogmi della fede e dei costumi<\/em>&quot;. Quanto ci&ograve; grandemente contrasti con il dogma cattolico della piena potest&agrave; del Romano Pontefice, divinamente conferitagli dallo stesso Cristo Signore in ordine a pascere, reggere e governare la Chiesa universale, non &egrave; chi apertamente e chiaramente non vegga ed intenda. Noi dunque, in tanta perversit&agrave; di depravate opinioni, ben memori del Nostro apostolico ufficio e massimamente solleciti della santissima nostra religione, della sana dottrina e della salute delle anime affidateci da Dio, e del bene della stessa societ&agrave; umana, abbiamo ritenuto di dovere nuovamente elevare la Nostra apostolica voce. Pertanto, tutte e singole le prave opinioni e dottrine espresse nominatamente in questa Lettera, con la Nostra autorit&agrave; apostolica riproviamo, proscriviamo e condanniamo; e vogliamo e comandiamo che esse siano da tutti i figli della Chiesa cattolica tenute per riprovate, proscritte e condannate.<\/p>\n<p>Ma, oltre a queste, Voi ben sapete, Venerabili Fratelli, che nel presente tempo altre empie dottrine d&rsquo;ogni genere vengono disseminate dai nemici di ogni verit&agrave; e giustizia con pestiferi libri, libelli e giornali sparsi per tutto il mondo, con i quali essi illudono i popoli e maliziosamente mentiscono. N&eacute; ignorate come anche in questa nostra et&agrave; si trovino alcuni che, mossi ed incitati dallo spirito di Satana, pervennero a tanta empiet&agrave; da non paventare di negare con scellerata impudenza lo stesso Dominatore e Signore Nostro Ges&ugrave; Cristo ed impugnare la sua Divinit&agrave;. E qui non possiamo astenerci dall&rsquo;elogiare con massime e meritate lodi Voi, Venerabili Fratelli, che in nessun modo tralasciaste di elevare con tutto zelo la Vostra voce episcopale contro tanta nequizia.<\/p>\n<p>Pertanto, con questa Nostra Lettera riprendiamo con tanto affetto il discorso con Voi che, chiamati a partecipare della Nostra sollecitudine, Ci siete di sommo conforto, letizia e consolazione in mezzo alle gravissime Nostre angosce, per l&rsquo;egregia religione e piet&agrave; per cui Vi siete segnalati, e per quel meraviglioso amore, per la fedelt&agrave; e per l&rsquo;osservanza con cui, stretti a Noi ed a quest&rsquo;Apostolica Sede con cuori concordi, Vi sforzate di adempiere strenuamente e diligentemente al Vostro gravissimo ministero episcopale. In verit&agrave;, dall&rsquo;esimio Vostro zelo pastorale Ci aspettiamo che, impugnando la spada dello spirito, che &egrave; la parola di Dio, e confortati nella grazia del Signore Nostro Ges&ugrave; Cristo, vogliate con rinforzate cure ogni giorno pi&ugrave; provvedere a che i fedeli affidati alla Vostra sollecitudine &quot;<em>si astengano dalle erbe nocive che Ges&ugrave; Cristo non coltiva perch&eacute; non sono piantagione del Padre<\/em>&quot; . N&eacute; mancate d&rsquo;inculcare sempre agli stessi fedeli che ogni vera felicit&agrave; ridonda negli uomini dall&rsquo;augusta nostra religione, dalla sua dottrina e dalla sua pratica: &egrave; beato quel popolo il cui Signore &egrave; il suo Dio (Sal 144,15). Insegnate &quot;<em>che sul fondamento della fede cattolica restano saldi i regni&nbsp;<\/em>,<em>&nbsp;e nulla &egrave; cos&igrave; mortifero, cos&igrave; vicino al precipizio, cos&igrave; esposto a tutti i pericoli, come il credere che ci possa bastare di aver ricevuto, quando nascemmo, il libero arbitrio, e non occorra domandare pi&ugrave; altro al Signore: questo &egrave; dimenticare il nostro creatore e rinnegare, per mostrarci liberi, la sua potenza<\/em>&quot; . N&eacute; trascurate parimenti d&rsquo;insegnare &quot;<em>che la reale potest&agrave; non fu data solamente per il governo del mondo, bens&igrave; soprattutto per il presidio della Chiesa&nbsp;<\/em>,&nbsp;<em>e nulla vi &egrave; che ai Principi e ai Re possa recare maggior profitto e gloria quanto, come un altro sapientissimo e fortissimo Nostro Predecessore, San Felice, inculcava a Zenone imperatore: lasciare che la Chiesa cattolica&#8230; si serva delle sue leggi, e non permettere che alcuno si opponga alla sua libert&agrave;&#8230; Giacch&eacute; &egrave; certo che sar&agrave; loro utile che, quando si tratta della causa di Dio, si studino, secondo la Sua legge, non di anteporre ma di sottoporre la regia volont&agrave; ai Sacerdoti di Cristo<\/em>&quot; .<\/p>\n<p>Ma se fu sempre necessario, Venerabili Fratelli, ora specialmente, in mezzo a cos&igrave; grandi calamit&agrave; della Chiesa e della societ&agrave; civile, in tanta cospirazione di avversari contro il cattolicesimo e questa Sede Apostolica, e fra cos&igrave; gran cumulo di errori, &egrave; assolutamente indispensabile che ricorriamo con fiducia al trono della grazia per ottenere misericordia e trovare benevolenza nell&rsquo;aiuto opportuno. Perci&ograve; abbiamo ritenuto giusto eccitare la devozione di tutti i fedeli affinch&eacute;, insieme con Noi e con Voi, con fervidissime ed umilissime preci preghino e supplichino incessantemente il clementissimo Padre della luce e delle misericordie; nella pienezza della fede ricorrano sempre al Signore Nostro Ges&ugrave; Cristo, che ci redense a Dio nel Sangue Suo; e caldamente e continuamente implorino il Suo dolcissimo Cuore, vittima della Sua ardentissima carit&agrave; verso di noi, perch&eacute; coi vincoli del Suo amore attiri tutto a se stesso, e tutti gli uomini, infiammati del Suo santissimo amore, camminino rettamente secondo il Cuore Suo, in tutto piacendo a Dio e fruttificando in ogni opera buona. Ed essendo, senza dubbio, pi&ugrave; gradite a Dio le preghiere degli uomini se questi ricorrono a Lui con l&rsquo;animo mondo da ogni macchia, perci&ograve; abbiamo creduto giusto aprire con apostolica liberalit&agrave; i celesti tesori della Chiesa affidati alla Nostra dispensazione, perch&eacute; gli stessi fedeli pi&ugrave; intensamente accesi alla vera piet&agrave; e lavati dalle macchie dei peccati nel Sacramento della Penitenza, con maggiore fiducia volgano a Dio le loro preghiere e conseguano la Sua grazia e la Sua misericordia.<\/p>\n<p>Dunque con questa Lettera, con la Nostra autorit&agrave; Apostolica, a tutti e ai singoli fedeli del mondo cattolico di ambo i sessi concediamo l&rsquo;Indulgenza Plenaria in forma di Giubileo per il periodo solamente di un mese, fino a tutto il prossimo anno 1865, e non oltre, da stabilirsi da Voi, Venerabili Fratelli, e dagli altri legittimi Ordinari, nello stesso modo e forma in cui all&rsquo;inizio del sommo Nostro Pontificato lo concedemmo con l&rsquo;apostolica Nostra Lettera in forma di Breve del 20 novembre 1846 e mandata a tutto il vostro Ordine episcopale, la quale comincia &quot;<em>Arcanae Divinae Providentiae consilio<\/em>&quot;, e con tutte le stesse facolt&agrave; che con detta Lettera furono da Noi concesse. Vogliamo per&ograve; che si osservino tutte quelle cose che sono prescritte in detta Lettera, e si eccettuino quelle che dichiarammo eccettuate. Ci&ograve; concediamo, nonostante le cose contrarie, qualunque siano, ancorch&eacute; degne di speciale ed individua menzione e deroga. E perch&eacute; siano eliminati ogni dubbio e difficolt&agrave;, abbiamo disposto che Vi si mandi copia di tale Lettera.<\/p>\n<p>&quot;<em>Preghiamo, Venerabili Fratelli, dall&rsquo;intimo del cuore e con tutta l&rsquo;anima, la misericordia di Dio, perch&eacute; Egli stesso disse:&nbsp;<\/em>&quot;Non disperder&ograve; la mia misericordia da loro&quot;.&nbsp;<em>Domandiamo e riceveremo, e se vi saranno indugio e ritardo nel ricevere, poich&eacute; peccammo gravemente, bussiamo, perch&eacute; a chi bussa verr&agrave; aperto, purch&eacute; alla porta si bussi con le preghiere, con i gemiti e con le lacrime nostre, con le quali bisogna insistere e durare; e se sia unanime la nostra orazione&#8230; ciascuno preghi Dio non solamente per s&eacute;, ma per tutti i fratelli, cos&igrave; come il Signore ci insegn&ograve; a pregare<\/em>&quot; . E perch&eacute; il Signore pi&ugrave; facilmente si pieghi alle preghiere Nostre, Vostre e di tutti i fedeli, con ogni fiducia adoperiamo presso di Lui come interceditrice l&rsquo;Immacolata e Santissima Vergine Maria, Madre di Dio, la quale uccise tutte le eresie nell&rsquo;universo mondo, e madre amantissima di tutti noi &quot;<em>&egrave; tutta soave&#8230; e piena di misericordia&#8230; a tutti si offre indulgente, a tutti clementissima; e con un sicuro amplissimo affetto ha compassione delle necessit&agrave; di tutti<\/em>&quot; ; come Regina che sta alla destra dell&rsquo;Unigenito Figlio suo, il Signore Nostro Gess&ugrave; Cristo, in manto d&rsquo;oro e riccamente vestita, nulla esiste che da Lui non possa impetrare. Domandiamo anche l&rsquo;aiuto del Beatissimo Pietro, Principe degli Apostoli, e del suo Coapostolo Paolo e di tutti i Santi che, divenuti gi&agrave; amici di Dio, pervennero al regno celeste e, coronati, posseggono la palma; sicuri della loro immortalit&agrave;, sono solleciti della nostra salvezza.<\/p>\n<p>Infine, invocando da Dio, con tutto l&rsquo;animo, su di Voi l&rsquo;abbondanza di tutti i doni celesti, come pegno della singolare Nostra benevolenza verso di Voi, con tanto amore impartiamo l&rsquo;Apostolica Benedizione che viene dall&rsquo;intimo del Nostro cuore a Voi stessi, Venerabili Fratelli, ed a tutti i Chierici e Laici fedeli affidati alle Vostre cure.<\/p>\n<p><em>Dato a Roma, presso San Pietro, 1&rsquo;8 dicembre dell&rsquo;anno 1864, decimo dopo la dogmatica Definizione dell&rsquo;Immacolata Concezione della Vergine Maria Madre di Dio, anno decimonono del Nostro Pontificato.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/separatore.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"separatore\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4054\" height=\"45\" src=\"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/separatore-300x45.gif\" width=\"300\" srcset=\"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/separatore-300x45.gif 300w, http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/separatore.gif 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Il Sillabo di PIO IX<\/strong><\/p>\n<p>\n\tSillabo dei principali errori dell&#39;et&agrave; nostra, che son notati nelle allocuzioni concistoriali, nelle encicliche e in altre lettere apostoliche del SS. signor nostro papa Pio IX (1864)<\/p>\n<p>\n\t<strong>I &#8211; Panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto<\/strong><\/p>\n<p>\n\tI. Non esiste niun Essere divino, supremo, sapientissimo, provvidentissimo, che sia distinto da quest&#39;universo, e Iddio non &egrave; altro che la natura delle cose, e perci&ograve; va soggetto a mutazioni, e Iddio realmente vien fatto nell&#39;uomo e nel mondo, e tutte le cose sono Dio ed hanno la sostanza stessissima di Dio; e Dio &egrave; una sola e stessa cosa con il mondo, e quindi si identificano parimenti tra loro, spirito e materia, necessit&agrave; e libert&agrave;, vero e falso, bene e male, giusto ed ingiusto.<\/p>\n<p>II. &Egrave; da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo.<\/p>\n<p>III. La ragione umana &egrave; l&#39;unico arbitro del vero e del falso, del bene e del male indipendentemente affatto da Dio; essa &egrave; legge a se stessa, e colle sue forze naturali basta a procurare il bene degli uomini e dei popoli.<\/p>\n<p>IV. Tutte le verit&agrave; religiose scaturiscono dalla forza nativa della ragione umana; laonde la ragione &egrave; la prima norma, per mezzo di cui l&#39;uomo pu&ograve; e deve conseguire la cognizione di tutte quante le verit&agrave;, a qualsivoglia genere esse appartengano.<\/p>\n<p>V. La rivelazione divina &egrave; imperfetta, e perci&ograve; soggetta a processo continuo e indefinito, corrispondente al progresso della ragione umana.<\/p>\n<p>VI. La fede di Cristo si oppone alla umana ragione; e la rivelazione divina non solo non giova a nulla, ma nuoce anzi alla perfezione dell&#39;uomo.<\/p>\n<p>VII. Le profezie e i miracoli esposti e narrati nella sacra Scrittura sono invenzioni di poeti, e i misteri della fede cristiana sono il risultato di indagini filosofiche; e i libri dell&#39;Antico e Nuovo Testamento contengono dei miti; e Ges&ugrave; stesso &egrave; un mito.<\/p>\n<p>\n\t<strong>II &#8211; Razionalismo moderato<\/strong><\/p>\n<p>\n\tVIII. Siccome la ragione umana si equipara colla stessa religione, perci&ograve; le discipline teologiche si devono trattare al modo delle filosofiche.<\/p>\n<p>IX. Tutti indistintamente i dommi della religione cristiana sono oggetto della naturale scienza ossia filosofia, e l&#39;umana ragione, storicamente solo coltivata, pu&ograve; colle sue naturali forze e principi pervenire alla vera scienza di tutti i dommi, anche i pi&ugrave; reconditi, purch&eacute; questi dommi siano stati alla stessa ragione proposti.<\/p>\n<p>X. Altro essendo il filosofo ed altro la filosofia, quegli ha diritto e ufficio di sottomettersi alle autorit&agrave; che egli ha provato essere vere: ma la filosofia n&eacute; pu&ograve;, n&eacute; deve sottomettersi ad alcuna autorit&agrave;.<\/p>\n<p>XI. La Chiesa non solo non deve mai correggere la filosofia, ma anzi deve tollerarne gli errori e lasciare che essa corregga se stessa.<\/p>\n<p>XII. I decreti della Sede apostolica e delle romane Congregazioni impediscono il libero progresso della scienza.XIII. Il metodo e i principi, coi quali gli antichi Dottori scolastici coltivarono la teologia, non si confanno alle necessit&agrave; dei nostri tempi e al progresso delle scienze.XIV. La filosofia si deve trattare senza aver riguardo alcuno alla soprannaturale rivelazione.<\/p>\n<p>\n\t<strong>III &#8211; Indifferentismo, latitudinarismo<\/strong><\/p>\n<p>\n\tXV. &Egrave; libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avr&agrave; reputato essere vera.<\/p>\n<p>XVI. Gli uomini nell&#39;esercizio di qualsivoglia religione possono trovare la via della eterna salvezza, e conseguire l&#39;eterna salvezza.<\/p>\n<p>XVII. Almeno si deve bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo.<\/p>\n<p>XVIII. Il protestantesimo non &egrave; altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si pu&ograve; piacere a Dio.<\/p>\n<p>\n\t<strong>IV &#8211; Socialismo, comunismo, societ&agrave; segrete, societ&agrave; bibliche, societ&agrave; clerico-liberali<\/strong><\/p>\n<p>\n\tTali pestilenze sono condannate pi&ugrave; volte e con gravissime espressioni nella Lettera Enciclica <em>Qui pluribus<\/em>, 9 novembre 1846; nell&#39;allocuzione <em>Quibus quantisque<\/em>, 20 aprile 1849; nella Lettera Enciclica <em>Noscitis et Nobiscum<\/em>, 8 dicembre 1849; nell&#39;Allocuzione <em>Singulari quadam<\/em>, 9 dicembre 1854; nella Lettera Apostolica <em>Quanto conficiamur<\/em>, 17 agosto 1863<\/p>\n<p>\n\t<strong>V &#8211; Errori sulla Chiesa e suoi diritti<\/strong><\/p>\n<p>\n\tXIX. La Chiesa non &egrave; una vera e perfetta societ&agrave; pienamente libera, n&eacute; &egrave; fornita di suoi propri e costanti diritti, conferitile dal suo divino Fondatore, ma tocca alla potest&agrave; civile definire quali siano i diritti della Chiesa e i limiti entro i quali possa esercitare detti diritti.<\/p>\n<p>XX. La potest&agrave; ecclesiastica non deve esercitare la sua autorit&agrave; senza licenza e consenso del governo civile.<\/p>\n<p>XXI. La Chiesa non ha potest&agrave; di definire dommaticamente che la religione della Chiesa cattolica sia l&#39;unica vera religione.<\/p>\n<p>XXII. L&#39;obbligazione che vincola i maestri e gli scrittori cattolici, si riduce a quelle cose solamente, che dall&#39;infallibile giudizio della Chiesa sono proposte a credersi da tutti come dommi di fede.<\/p>\n<p>XXIII. I Romani Pontefici ed i Concilii ecumenici si scostarono dai limiti della loro potest&agrave;, usurparono i diritti dei Principi, ed anche nel definire cose di fede e di costumi errarono.<\/p>\n<p>XXIV. La Chiesa non ha potest&agrave; di usare la forza, n&eacute; alcuna temporale potest&agrave; diretta o indiretta.<\/p>\n<p>XXV. Oltre alla potest&agrave; inerente all&#39;episcopato, ve n&#39;&egrave; un&#39;altra temporale che &egrave; stata ad esso concessa o espressamente o tacitamente dal civile impero il quale per conseguenza la pu&ograve; revocare, quando vuole.<\/p>\n<p>XXVI. La Chiesa non ha connaturale e legittimo diritto di acquistare e di possedere.XXVII. I sacri ministri della Chiesa ed il Romano Pontefice debbono essere assolutamente esclusi da ogni cura e da ogni dominio di cose temporali.<\/p>\n<p>XXVIII. Ai Vescovi, senza il permesso del Governo, non &egrave; lecito neanche promulgare le Lettere apostoliche.<\/p>\n<p>XXIX. Le grazie concesse dal Romano Pontefice si debbono stimare irrite, quando non sono state implorate per mezzo del Governo.<\/p>\n<p>XXX. L&#39;immunit&agrave; della Chiesa e delle persone ecclesiastiche ebbe origine dal diritto civile.<\/p>\n<p>XXXI. Il foro ecclesiastico per le cause temporali dei chierici, siano esse civili o criminali, dev&#39;essere assolutamente abolito, anche senza consultare la Sede apostolica, e nonostante che essa reclami.<\/p>\n<p>XXXII. Senza violazione alcuna del naturale diritto e delle equit&agrave;, si pu&ograve; abrogare l&#39;immunit&agrave; personale, in forza della quale i chierici sono esenti dalla leva e dall&#39;esercizio della milizia; e tale abrogazione &egrave; voluta dal civile progresso, specialmente in quelle societ&agrave; le cui costituzioni sono secondo la forma del pi&ugrave; libero governo.<\/p>\n<p>XXXIII. Non appartiene unicamente alla ecclesiastica potest&agrave; di giurisdizione, qual diritto proprio e connaturale, il dirigere l&#39;insegnamento della teologia.<\/p>\n<p>XXXIV. La dottrina di coloro che paragonano il Romano Pontefice ad un Principe libero che esercita la sua azione in tutta la Chiesa, &egrave; una dottrina la quale prevalse nel medio evo.<\/p>\n<p>XXXV. Niente vieta che per sentenza di qualche Concilio generale, o per opera di tutti i popoli, il sommo Pontificato si trasferisca dal Vescovo Romano e da Roma ad un altro Vescovo e ad un&#39;altra citt&agrave;.<\/p>\n<p>XXXVI. La definizione di un Concilio nazionale non si pu&ograve; sottoporre a verun esame, e la civile amministrazione pu&ograve; considerare tali definizioni come norma irretrattabile di operare.<\/p>\n<p>XXXVII. Si possono istituire Chiese nazionali non soggette all&#39;autorit&agrave; del Romano Pontefice, e del tutto separate.<\/p>\n<p>XXXVIII. Gli arb&igrave;tri eccessivi dei Romani Pontefici contribuirono alla divisione della Chiesa in quella di Oriente e in quella di Occidente.<\/p>\n<p>\n\t<strong>VI &#8211; Errori che riguardano la societ&agrave; civile, considerata in s&eacute; come nelle sue relazioni con la Chiesa<\/strong><\/p>\n<p>\n\tXXXIX. Lo Stato, come quello che &egrave; origine e fonte di tutti i diritti, gode un certo suo diritto del tutto illimitato.<\/p>\n<p>XL. La dottrina della Chiesa cattolica &egrave; contraria al bene ed agl&#39;interessi della umana societ&agrave;.<\/p>\n<p>XLI. Al potere civile, anche esercitato dal signore infedele, compete la potest&agrave; indiretta negativa sopra le cose sacre; perci&ograve; gli appartiene non solo il diritto del cosidetto exequatur, ma anche il diritto del cosiddetto appello per abuso.<\/p>\n<p>XLII. Nella collisione delle leggi dell&#39;una e dell&#39;altra potest&agrave;, deve prevalere il diritto civile.<\/p>\n<p>XLIII. Il potere laicale ha la potest&agrave; di rescindere, di dichiarare e far nulli i solenni trattati (che diconsi Concordati) pattuiti con la Sede apostolica intorno all&#39;uso dei diritti appartenenti alla immunit&agrave; ecclesiastica; e ci&ograve; senza il consenso della stessa Sede apostolica, ed anzi, malgrado i suoi reclami.<\/p>\n<p>XLIV. L&#39;autorit&agrave; civile pu&ograve; interessarsi delle cose che riguardano la religione, i costumi ed il governo spirituale. Quindi pu&ograve; giudicare delle istruzioni che i pastori della Chiesa sogliono dare per dirigere, conforme al loro ufficio, le coscienze, ed anzi pu&ograve; fare regolamenti intorno all&#39;amministrazione dei Sacramenti ed alle disposizioni necessarie per riceverli.<\/p>\n<p>XLV. L&#39;intero regolamento delle pubbliche scuole, nelle quali &egrave; istruita la giovent&ugrave; dello Stato, eccettuati solamente sotto qualche riguardo i Seminari vescovili, pu&ograve; e dev&#39;essere attribuito all&#39;autorit&agrave; civile; e talmente attribuito, che non si riconosca in nessun&#39;altra autorit&agrave; il diritto di intromettersi nella disciplina delle scuole, nella direzione degli studi, nella collazione dei gradi, nella scelta e nell&#39;approvazione dei maestri.<\/p>\n<p>XLVI. Anzi, negli stessi Seminari dei Chierici, il metodo da adoperare negli studi &egrave; soggetto alla civile autorit&agrave;.<\/p>\n<p>XLVII. L&#39;ottima forma della civile societ&agrave; esige che le scuole popolari, quelle cio&egrave; che sono aperte a tutti i fanciulli di qualsiasi classe del popolo, e generalmente gl&#39;istituti pubblici, che sono destinati all&#39;insegnamento delle lettere e delle pi&ugrave; gravi discipline, nonch&eacute; alla educazione della giovent&ugrave;, si esimano da ogni autorit&agrave;, forza moderatrice ed ingerenza della Chiesa, e si sottomettano al pieno arbitrio dell&#39;autorit&agrave; civile e politica secondo il placito degli imperanti e la norma delle comuni opinioni del secolo.<\/p>\n<p>XLVIII. Pu&ograve; approvarsi dai cattolici quella maniera di educare la giovent&ugrave;, la quale sia disgiunta dalla fede cattolica, e dall&#39;autorit&agrave; della Chiesa e miri solamente alla scienza delle cose naturali, e soltanto o per lo meno primieramente ai fini della vita sociale.<\/p>\n<p>IL. La civile autorit&agrave; pu&ograve; impedire ai Vescovi ed ai popoli fedeli di comunicare liberamente e mutuamente col Romano Pontefice.<\/p>\n<p>L. L&#39;autorit&agrave; laicale ha di per s&eacute; il diritto di presentare i Vescovi e pu&ograve; esigere da loro che incomincino ad amministrare le diocesi prima che essi ricevano dalla S. Sede la istituzione canonica e le Lettere apostoliche.<\/p>\n<p>LI. Anzi il Governo laicale ha diritto di deporre i Vescovi dall&#39;esercizio del ministero pastorale, n&eacute; &egrave; tenuto ad obbedire al Romano Pontefice nelle cose che spettano alla istituzione dei Vescovati e dei Vescovi.<\/p>\n<p>LII. Il Governo pu&ograve; di suo diritto mutare l&#39;et&agrave; prescritta dalla Chiesa in ordine alla professione religiosa tanto delle donne quanto degli uomini, ed ingiungere alle famiglie religiose di non ammettere alcuno ai voti solenni senza suo permesso.<\/p>\n<p>LIII. Sono da abrogarsi le leggi che appartengono alla difesa dello stato delle famiglie religiose, e dei loro diritti e doveri; anzi il Governo civile pu&ograve; dare aiuto a tutti quelli i quali vogliono disertare la maniera di vita religiosa intrapresa, e rompere i voti solenni; e parimenti, pu&ograve; spegnere del tutto le stesse famiglie religiose, come anche le Chiese collegiate ed i benefici semplici ancorch&eacute; di giuspatronato e sottomettere ed appropriare i loro beni e le rendite all&#39;amministrazione ed all&#39;arbitrio della civile potest&agrave;.<\/p>\n<p>LIV. I Re e i Principi non solamente sono esenti dalla giurisdizione della Chiesa, ma anzi nello sciogliere le questioni di giurisdizione sono superiori alla Chiesa.<\/p>\n<p>LV. &Egrave; da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa.<\/p>\n<p>\n\t<strong>VII &#8211; Errori circa la morale naturale e cristiana<\/strong><\/p>\n<p>\n\tLVI. Le leggi dei costumi non abbisognano della sanzione divina, n&eacute; &egrave; necessario che le leggi umane siano conformi al diritto di natura, o ricevano da Dio la forza di obbligare.<\/p>\n<p>LVII. La scienza delle cose filosofiche e dei costumi, ed anche le leggi civili possono e debbono prescindere dall&#39;autorit&agrave; divina ed ecclesiastica.<\/p>\n<p>LVIII. Non sono da riconoscere altre forze se non quelle che sono poste nella materia, ed ogni disciplina ed onest&agrave; di costumi si deve riporre nell&#39;accumulare ed accrescere in qualsivoglia maniera la ricchezza e nel soddisfare le passioni.<\/p>\n<p>LIX. Il diritto consiste nel fatto materiale; tutti i doveri degli uomini sono un nome vano, e tutti i fatti umani hanno forza di diritto.<\/p>\n<p>LX. L&#39;autorit&agrave; non &egrave; altro che la somma del numero e delle forze materiali.<\/p>\n<p>LXI. La fortunata ingiustizia del fatto non apporta alcun detrimento alla santit&agrave; del diritto.<\/p>\n<p>LXII. &Egrave; da proclamarsi e da osservarsi il principio del cosidetto non-intervento.<\/p>\n<p>LXIII. Il negare obbedienza, anzi il ribellarsi ai Principi legittimi, &egrave; cosa logica.<\/p>\n<p>LXIV. La violazione di qualunque santissimo giuramento e qualsivoglia azione scellerata e malvagia ripugnante alla legge eterna, non solo non sono da riprovare, ma anzi da tenersi del tutto lecite e da lodarsi sommamente, quando si commettano per amore della patria.<\/p>\n<p>\n\t<strong>VIII &#8211; Errori circa il matrimonio cristiano<\/strong><\/p>\n<p>\n\tLXV. Non si pu&ograve; in alcun modo tollerare che Cristo abbia elevato il matrimonio alla dignit&agrave; di Sacramento.<\/p>\n<p>LXVI. Il Sacramento del matrimonio non &egrave; che una cosa accessoria al contratto, e da questo separabile, e lo stesso Sacramento &egrave; riposto nella sola benedizione nuziale.<\/p>\n<p>LXVII. Il vincolo del matrimonio non &egrave; indissolubile per diritto di natura, ed in vari casi pu&ograve; sancirsi per la civile autorit&agrave; il divorzio propriamente detto.<\/p>\n<p>LXVIII. La Chiesa non ha la potest&agrave; d&#39;introdurre impedimenti dirimenti il matrimonio, ma tale potest&agrave; compete alla autorit&agrave; civile, dalla quale debbono togliersi gl&#39;impedimenti esistenti.<\/p>\n<p>LXIX. La Chiesa incominci&ograve; ad introdurre gl&#39;impedimenti dirimenti, nei secoli passati non per diritto proprio, ma usando di quello che ricevette dalla civile potest&agrave;.<\/p>\n<p>LXX. I canoni tridentini, nei quali s&#39;infligge scomunica a coloro che osano negare alla Chiesa la facolt&agrave; di stabilire gl&#39;impedimenti dirimenti, o non sono dommatici, ovvero si debbono intendere dell&#39;anzidetta potest&agrave; ricevuta.<\/p>\n<p>LXXI. La forma del Concilio Tridentino non obbliga sotto pena di nullit&agrave; in quei luoghi, ove la legge civile prescriva un&#39;altra forma, e ordina che il matrimonio celebrato con questa nuova forma sia valido.<\/p>\n<p>LXXII. Bonifazio VIII per primo asser&igrave; che il voto di castit&agrave; emesso nella ordinazione fa nullo il matrimonio.<\/p>\n<p>LXXIII. In virt&ugrave; del contratto meramente civile pu&ograve; aver luogo tra cristiani il vero matrimonio; ed &egrave; falso che, o il contratto di matrimonio tra cristiani &egrave; sempre sacramento, ovvero che il contratto &egrave; nullo se si esclude il sacramento.<\/p>\n<p>LXXIV. Le cause matrimoniali e gli sponsali di loro natura appartengono al foro civile.<\/p>\n<p><strong>IX &#8211; Errori intorno al civile principato del Romano Pontefice<\/strong><\/p>\n<p>LXXV. Intorno alla compatibilit&agrave; del regno temporale col regno spirituale disputano tra loro i figli della Chiesa cristiana e cattolica.<\/p>\n<p>LXXVI. L&#39;abolizione del civile impero posseduto dalla Sede apostolica gioverebbe moltissimo alla libert&agrave; ed alla prosperit&agrave; della Chiesa.<\/p>\n<p>\n\t<strong>IX &#8211; Errori intorno al civile principato del Romano Pontefice<\/strong><\/p>\n<p>\n\tLXXV. Intorno alla compatibilit&agrave; del regno temporale col regno spirituale disputano tra loro i figli della Chiesa cristiana e cattolica.<\/p>\n<p>LXXVI. L&#39;abolizione del civile impero posseduto dalla Sede apostolica gioverebbe moltissimo alla libert&agrave; ed alla prosperit&agrave; della Chiesa.<\/p>\n<p>\n\t<strong>X &#8211; Errori che si riferiscono all&#39;odierno liberalismo<\/strong><\/p>\n<p>\n\tLXXVII. In questa nostra et&agrave; non conviene pi&ugrave; che la religione cattolica si ritenga come l&#39;unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano.<\/p>\n<p>LXXVIII. Per&ograve; lodevolmente in alcuni paesi cattolici si &egrave; stabilito per legge che a coloro i quali vi si recano, sia lecito avere pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno.<\/p>\n<p>LXXIX. &Egrave; assolutamente falso che la libert&agrave; civile di qualsivoglia culto, e similmente l&#39;ampia facolt&agrave; a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere pi&ugrave; facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell&#39;indifferentismo.<\/p>\n<p>LXXX. Il Romano Pontefice pu&ograve; e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civilt&agrave;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;http:\/\/digilander.libero.it\/magistero\/p9quanta.htm + Pio IX Quanta cura Syllabus Con quanta cura e pastorale vigilanza i Romani Pontefici Predecessori Nostri, eseguendo l&rsquo;ufficio loro affidato dallo stesso Cristo Signore nella persona del Beatissimo Pietro, Principe degli Apostoli, e l&rsquo;incarico di pascere gli agnelli e le pecore, non abbiano mai tralasciato di nutrire diligentemente tutto il gregge del Signore [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[57,73],"tags":[],"class_list":["post-11061","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-evangelizzazione","category-recensioni-stampa"],"avopt_banners_inside_post":true,"avopt_banners_on_page":true,"av_copy_from":"","av_sharing_message":"","av_sharing_allowed":true,"av_sharing_on":{"fb":[]},"av_allow_affiliate_banner":false,"av_allow_affiliate_multi_banner":false,"av_show_affiliation_buy_button":false,"av_post_rating":true,"av_have_post_rating_value":false,"av_is_artificial_intelligence_content":false,"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - 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