{"id":10916,"date":"2014-08-29T20:09:48","date_gmt":"2014-08-29T20:09:48","guid":{"rendered":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/?p=10916"},"modified":"2014-08-29T20:10:38","modified_gmt":"2014-08-29T20:10:38","slug":"la-notizia-delluccisione-di-giovanni-battista-dagli-scritti-di-maria-valtorta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/bibliotecaneval.altervista.org\/la-notizia-delluccisione-di-giovanni-battista-dagli-scritti-di-maria-valtorta\/","title":{"rendered":"La notizia dell&#8217;uccisione di Giovanni Battista, dagli scritti di Maria Valtorta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size:20px;\"><strong><span style=\"color:#FF0000;\">Maria Valtorta: &ldquo;L&#39;Evangelo come mi &egrave; stato rivelato.&quot;<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>270. La notizia dell&#39;uccisione di Giovanni Battista.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/encrypted-tbn3.gstatic.com\/images?q=tbn:ANd9GcS9_R-D3AVQB-tjYrM5o9-igzxq-przMw5ilzpLciBEfJW5D2Lh\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poema: IV, 133&nbsp;<\/p>\n<p>4 settembre 1945. Mt 14, 1-12 Mc 6, 14-29<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>Ges&ugrave; sta guarendo dei malati senz&#39;altra assistenza di quella di Mannaen. Sono nella casa di Cafarnao, nell&#39;orto ombroso in questa ora mattutina. Mannaen non ha pi&ugrave; n&eacute; cintura preziosa n&eacute; lamina d&#39;oro alla fronte. Il vestito &egrave; tenuto raccolto da un cordone di lana e il copricapo da una strisciolina di tela. Ges&ugrave; &egrave; a testa nuda, come sempre quando &egrave; in casa.<br \/>\n\tFinito di guarire e di consolare i malati, Ges&ugrave; sale con Mannaen nella&nbsp;stanza alta e si siedono ambedue sul davanzale della finestra che&nbsp;guarda il monte, perch&eacute; la parte del lago &egrave; tutta presa dal sole che &egrave;&nbsp;ancora ben caldo, nonostante che la canicola debba essere superata da&nbsp;qualche tempo.<br \/>\n\t&laquo;Fra poco hanno inizio le vendemmie&raquo;, dice Mannaen.<br \/>\n\t&laquo;Gi&agrave;. E poi verranno i Tabernacoli&#8230; e sar&agrave; presto l&#39;inverno. Tu quando conti di partire?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Umh!&#8230; Io non partirei mai&#8230; Ma penso al Battista. Erode &egrave; un&nbsp;debole. Saputo suggestionare in bene, se non diventa buono, rimane per&nbsp;lo meno&#8230; non sanguinario. Ma sono pochi quelli che lo consigliano&nbsp;bene. E quella donna!&#8230; Quella donna!&#8230; Ma vorrei stare qui finch&eacute;&nbsp;non tornano i tuoi apostoli. Non che io presuma molto di me&#8230; ma&nbsp;qualche cosa valgo ancora&#8230; bench&eacute; il mio auge sia molto diminuito da&nbsp;quando hanno capito che seguo le vie del Bene. Ma non me ne importa.&nbsp;<br \/>\n\t<sup>2<\/sup>Vorrei avere il vero coraggio di sapere abbandonare tutto per seguire&nbsp;Te completamente, come quei discepoli che Tu aspetti. Ma ci riuscir&ograve;&nbsp;mai? Noi che non siamo del popolo, siamo pi&ugrave; duri a seguirti. Perch&eacute;?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Perch&eacute; avete i tentacoli delle povere ricchezze che vi trattengono&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Veramente so anche di alcuni che non sono propriamente ricchi, ma&nbsp;dotti o sulla via di essere dotti, ed essi pure non vengono&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Anche essi hanno i tentacoli delle povere ricchezze che li&nbsp;trattengono. Non si &egrave; ricchi solo di denaro. Vi &egrave; anche la ricchezza&nbsp;del sapere. Pochi giungono alla confessione di Salomone: &quot;Vanit&agrave; delle&nbsp;vanit&agrave;, tutto &egrave; vanit&agrave;&quot;, ripresa e ampliata non tanto materialmente&nbsp;quanto in profondit&agrave; nel Cioelet. L&#39;hai presente? La scienza umana &egrave;&nbsp;vanit&agrave;, perch&eacute; aumentare soltanto l&#39;umano sapere &quot;&egrave; affanno e&nbsp;afflizione di spirito, e chi moltiplica la scienza moltiplica gli&nbsp;affanni&quot;. In verit&agrave; te lo dico che cos&igrave; &egrave;. E anche dico che cos&igrave; non&nbsp;sarebbe se l&#39;umana scienza fosse sostenuta e imbrigliata dalla&nbsp;<br \/>\n\tsoprannaturale sapienza e dal santo amore di Dio. Il piacere &egrave; vanit&agrave;&nbsp;perch&eacute; il piacere non dura, ma rapido dilegua dopo aver arso lasciando&nbsp;cenere e vuoto. I beni accumulati con svariate industrie sono vanit&agrave;&nbsp;per l&#39;uomo che muore, perch&eacute; ad altri li lascia e coi beni non pu&ograve;&nbsp;respingere la morte. La donna, contemplata come femmina e come tale&nbsp;<br \/>\n\tappetita, &egrave; vanit&agrave;. Onde si conclude che l&#39;unica cosa che vanit&agrave; non&nbsp;sia &egrave; la santa temenza di Dio e l&#39;ubbidienza ai suoi comandi, ossia la&nbsp;sapienza dell&#39;uomo, che non &egrave; solo carne ma possiede la seconda natura:&nbsp;quella spirituale. Chi sa cos&igrave; concludere e volere, sa staccarsi da&nbsp;ogni tentacolo di povero possesso e andare libero incontro al Sole&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Mi voglio ricordare queste parole. Quanto mi hai dato in questi&nbsp;giorni! Ora posso andare nella bruttura della Corte, che pare luminosa&nbsp;solo agli stolti, che pare potente e libera, e non &egrave; che miseria,&nbsp;carcere e tenebra, e andarvi con un tesoro che mi permetter&agrave; di vivervi&nbsp;meglio in attesa del meglio. Ma vi giunger&ograve; mai io a questo meglio, che&nbsp;&egrave; l&#39;essere tuo totalmente?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Vi giungerai&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Quando? L&#39;anno prossimo? O pi&ugrave; l&agrave;? O quando la vecchiaia mi far&agrave;&nbsp;saggio?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Vi giungerai raggiungendo maturit&agrave; di spirito e perfezione di volere&nbsp;nel volgere di poche ore&raquo;.<br \/>\n\tMannaen lo guarda pensieroso, indagatore&#8230; Ma non chiede altro.&nbsp;Un silenzio. Poi Ges&ugrave; dice: &laquo;Hai mai avvicinato Lazzaro di Betania?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;No, Maestro. Posso dire di no. Che se ci fu qualche incontro non pu&ograve;&nbsp;dirsi amicizia. Sai&#8230; Io con Erode, e Erode contro di lui&#8230;&nbsp;Perci&ograve;&#8230;&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Lazzaro ora ti vedrebbe oltre le cose, in Dio. Devi cercare di avvicinarlo come condiscepolo&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Lo far&ograve; se Tu lo vuoi&#8230;&raquo;.<br \/>\n\t<sup>3<\/sup>Delle voci agitate si sentono nell&#39;orto. Chiedono con ansia: &laquo;Il Maestro! Il Maestro! Qui &egrave;?&raquo;.<br \/>\n\tRisponde la voce cantante della padrona di casa: &laquo;Nella stanza alta &egrave;.&nbsp;Chi siete? Malati?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;No. Discepoli di Giovanni e vogliamo Ges&ugrave; di Nazaret&raquo;.<br \/>\n\tGes&ugrave; si affaccia dalla finestra dicendo: &laquo;La pace sia a voi&#8230; Oh! Voi&nbsp;siete? Venite! Venite!&raquo;.<br \/>\n\tSono i tre pastori Giovanni, Mattia e Simeone. &laquo;Oh! Maestro!&raquo;, dicono&nbsp;alzando il capo e mostrando un volto addolorato. Neppure la vista di&nbsp;Ges&ugrave; li rasserena.&nbsp;Ges&ugrave; lascia la stanza andando loro incontro sulla terrazza. Mannaen lo&nbsp;segue. Si incontrano proprio l&agrave; dove la scaletta sbocca sul terrazzo&nbsp;assolato.<br \/>\n\tI tre si inginocchiano baciando il suolo. E poi Giovanni per tutti&nbsp;dice: &laquo;Ed ora raccoglici, Signore, perch&eacute; noi siamo la tua eredit&agrave;&raquo;, e&nbsp;delle lacrime scendono sul volto del discepolo e dei compagni.<br \/>\n\tGes&ugrave; e Mannaen hanno un solo grido: &laquo;Giovanni!?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;&Egrave; stato ucciso&#8230;&raquo;.<br \/>\n\tLa parola cade come fosse un enorme fragore che copra ogni rumore del&nbsp;mondo. Eppure &egrave; stata detta molto piano. Ma pietrifica chi la dice e&nbsp;chi la sente. E sembra che la Terra, per raccoglierla e per&nbsp;raccapricciarne, sospenda ogni suo rumore, tanto vi &egrave; un periodo di&nbsp;silenzio profondo e di profonda immobilit&agrave; negli animali, nelle fronde,&nbsp;nell&#39;aria. Sospeso lo sgrugolio dei colombi, troncato il flauto di un&nbsp;merlo, ammutolito il coro dei passeri e, quasi gli si fosse spezzato di&nbsp;colpo l&#39;ordigno, una cicala frinente tace improvvisamente, mentre si&nbsp;sospende il vento che carezzava pampini e foglie facendo fruscio di&nbsp;seta e cigolio di pali.<br \/>\n\t<sup>4<\/sup>Ges&ugrave; diventa di un pallore di avorio mentre gli occhi gli si dilatano&nbsp;invetrandosi di pianto. Apre le braccia dicendo, e la voce &egrave; profonda&nbsp;per lo sforzo di renderla sicura: &laquo;Pace al Martire della giustizia ed&nbsp;al mio Precursore&raquo;. Poi&nbsp;raccoglie le braccia e lo spirito e certo&nbsp;prega, comunicando con lo Spirito di Dio e del Battista.<br \/>\n\tMannaen non osa un gesto. Al contrario di Ges&ugrave;, egli &egrave; arrossito&nbsp;vivamente ed ha avuto un moto d&#39;ira. Poi si &egrave; irrigidito, e tutto il&nbsp;suo turbamento si rivela dal movimento meccanico della destra, che cincischia il cordone della veste, e della sinistra che&nbsp;involontariamente cerca il pugnale&#8230; e Mannaen scuote il capo commiserando la sua debolezza di mente che non ricorda di essersi&nbsp;disarmato per essere &laquo;il discepolo del Mite, presso il Mite&raquo;.<br \/>\n\tGes&ugrave; riapre la bocca e gli occhi. Il suo viso, il suo sguardo, la sua&nbsp;voce, hanno ripreso la maest&agrave; divina che gli sono abituali. Solo&nbsp;permane una grave mestizia temperata di pace.<br \/>\n\t&laquo;Venite. Mi racconterete. Da oggi siete miei&raquo;. E li conduce nella&nbsp;stanza chiudendo la porta, socchiudendo le tende, a temperare la luce,&nbsp;a far raccoglimento intorno al dolore e alla bellezza della morte del&nbsp;Battista, a far separazione fra questa perfezione di vita e il mondo corrotto.<br \/>\n\t&laquo;Parlate&raquo;, ordina.<br \/>\n\tMannaen sembra sempre di pietra. &Egrave; vicino al gruppo. Ma non dice&nbsp;parola.<br \/>\n\t<sup>5<\/sup>&laquo;Fu la sera della festa&#8230; Imprevedibile l&#39;evento&#8230; Solo due ore&nbsp;prima Erode si era consigliato con Giovanni, licenziandolo poi con&nbsp;benignit&agrave;&#8230; E poco, poco prima che avvenisse&#8230; l&#39;omicidio, il&nbsp;martirio, il delitto, la glorificazione, aveva mandato un servo con&nbsp;frutta gelate e vini rari al prigioniero. Giovanni aveva distribuito a&nbsp;noi quelle cose&#8230; Lui non ha mai mutato la sua austerit&agrave;&#8230; Noi soli&nbsp;c&#39;eravamo, perch&eacute; per merito di Mannaen noi eravamo nel palazzo come&nbsp;<br \/>\n\tservi alle cucine e alle scuderie. E questa era grazia che ci&nbsp;permetteva di vedere sempre il nostro Giovanni&#8230; Eravamo alle cucine&nbsp;io e Giovanni, mentre Simeone sorvegliava i servi di scuderia perch&eacute;&nbsp;trattassero con cura le cavalcature degli ospiti&#8230; Il palazzo era pieno di grandi, di capi militari e di signori di Galilea. Erodiade si&nbsp;era chiusa nelle sue stanze dopo una violenta scena avvenuta al mattino&nbsp;fra lei ed Erode&#8230;&raquo;.<br \/>\n\tMannaen interrompe: &laquo;Ma quando era venuta la iena?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Due giorni avanti. Inaspettata&#8230; Dicendo al monarca che non poteva&nbsp;vivere lontana da lui ed essere assente nel d&igrave; della sua festa. Vipera&nbsp;<span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">e maga come sempre, lo aveva reso uno zimbello&#8230; Ma Erode al mattino&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">di quel giorno si era rifiutato, bench&eacute; gi&agrave; ebbro di vino e di &nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">lussuria, di concedere alla femmina ci&ograve; che chiedeva con alte grida&#8230;&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">E nessuno pensava fosse la vita di Giovanni!&#8230;&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">Era nelle sue<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">tanze,&nbsp;sdegnosa.&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">Aveva&nbsp;respinto&nbsp;i&nbsp;cibi&nbsp;regali&nbsp;mandati&nbsp;da&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">Erode su vassoi preziosi. Solo aveva trattenuto un vassoio prezioso&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">colmo di frutta, ricompensando il dono con un&#39;anfora di vino drogato &nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">per Erode&#8230; Drogato&#8230; Ah! che bastava la sua natura ebbra e viziosa a&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">drogarlo al delitto!&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">Dai servi di mensa seppimo che dopo la danza delle mime di corte, anzi&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">a met&agrave; della stessa, era irrotta nella sala del convito Salom&egrave;,&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">danzando. E le mime, davanti alla fanciulla regale, si erano ritirate&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">contro le pareti. La danza era perfetta, ci hanno detto. Lubrica e&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">perfetta. Degna degli ospiti&#8230; Erode&#8230; Oh! che forse un nuovo gusto&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">di incesto gli fermentava dentro!&#8230; <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">Erode, al termine di questa danza,&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">entusiasta, disse a Salom&egrave;: &quot;Bene hai ballato! Io lo giuro che meriti&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">premio. Io lo giuro che te lo dar&ograve;. Io lo giuro che ti dar&ograve; qualunque&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">cosa che tu mi possa chiedere. Alla presenza di tutti lo giuro. E&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">parola di re &egrave; fedele anche senza giuramenti. Chiedi dunque che vuoi&quot;.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">E Salom&egrave;, fingendo perplessit&agrave;, innocenza e modestia, raccogliendosi&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">nei veli, con mossa pudica dopo tanta&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">impudicizia, disse: &quot;Permettimi,&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">o grande, di riflettere un momento. Mi ritiro e poi verr&ograve;, perch&eacute; la&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">tua grazia mi ha turbata&quot;&#8230; E si ritir&ograve; andando dalla madre.&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">Selma mi ha detto che entr&ograve; ridendo, dicendo: &quot;Madre, hai vinto! Dammi&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">il vassoio&quot;. Ed Erodiade con un grido di trionfo ordin&ograve; alla schiava di&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">dare alla fanciulla il vassoio trattenuto prima, dicendo: &quot;Va&#39; e torna&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">con la testa odiata, e ti vestir&ograve; di perle e oro&quot;. E Selma,&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">inorridendo, ubbid&igrave;&#8230;&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">Salom&egrave; rientr&ograve; danzando nella sala, e danzando and&ograve; a prostrarsi ai&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">piedi del re dicendo: &quot;Ecco. Su questo bacile che tu hai mandato alla&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">madre, in segno che l&#39;ami e che mi ami, io voglio la testa di Giovanni.&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">E poi danzer&ograve; ancora, se tanto ti piaccio. Danzer&ograve; la danza della vittoria. Perch&eacute; io ho vinto! Ho vinto te, re! Ho vinto la vita, e felice sono!&quot;. Questo disse, e a noi lo ripet&egrave; un coppiere amico.&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">E Erode si turb&ograve;, preso da due voglie: esser fedele alla parola, essere&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">giusto. Ma non seppe essere giusto, perch&eacute; un ingiusto &egrave;. Fece cenno al&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">carnefice, che era dietro al sedile reale, e quello, preso dalle mani&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">alzate di Salom&egrave; il vassoio, scese dalla sala del convito verso le stanze basse. Lo vedemmo traversare la corte io e Giovanni&#8230; e dopo&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">poco udimmo il grido di Simeone: &quot;Assassini!&quot; e poi lo vedemmo&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">ripassare con la testa sul vassoio&#8230; Giovanni, il tuo Precursore, era&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 1.6em;\">morto&#8230;&raquo;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>6<\/sup>&laquo;Simeone, puoi dirmi come mor&igrave;?&raquo;, chiede dopo qualche tempo Ges&ugrave;.<br \/>\n\t&laquo;S&igrave;. Era in preghiera&#8230;. Mi aveva detto prima: &quot;Fra poco torneranno i&nbsp;due mandati, e chi non crede creder&agrave;. Ma per&ograve; ricorda che, se io pi&ugrave;&nbsp;non vivessi al loro ritorno, io, come uno che &egrave; &#39;presso alla morte,&nbsp;ancor ti dico, perch&eacute; tu a loro lo ridica: &#39;Ges&ugrave; di Nazaret &egrave; il vero&nbsp;Messia&#39;&quot;. Pensava sempre a Te&#8230; Entr&ograve; il carnefice. Io gridai forte.&nbsp;Giovanni alz&ograve; il capo e lo vide. Si alz&ograve; in piedi. Disse: &quot;Non puoi che&nbsp;troncarmi la vita. Ma la verit&agrave; che dura &egrave; che non &egrave; lecito fare il&nbsp;male&quot;. E stava per dirmi qualcosa quando il carnefice rote&ograve; la spada&nbsp;pesante, mentre ancora Giovanni era in piedi, e la testa cadde dal&nbsp;busto con un gran fiotto di sangue, che fece rossa la pelle caprina e&nbsp;di cera il volto magro in cui rimasero vivi, aperti, accusatori, gli&nbsp;occhi. Mi rotol&ograve; ai piedi&#8230; Io caddi insieme al corpo di lui, per&nbsp;debolezza di dolore&#8230; Dopo&#8230; dopo&#8230; Dopo che Erodiade l&#39;ebbe&nbsp;sfregiato, fu gettatoli il capo ai cani. Ma noi lo raccogliemmo pronti&nbsp;ed in un velo prezioso lo legammo insieme al tronco, ricomponendo nella&nbsp;notte il corpo e trasportandolo fuori Macheronte. Lo imbalsamammo in un&nbsp;folto di acacie l&igrave; presso, al primo sole, con l&#39;aiuto di altri&nbsp;discepoli&#8230; Ma ancora ci fu preso per altri sfregi. Perch&eacute; ella non&nbsp;pu&ograve; distruggerlo e non pu&ograve; perdonarlo&#8230; E i suoi schiavi, temendo la&nbsp;morte, furono pi&ugrave; feroci di sciacalli nel levarci quel capo.<sup> 7<\/sup>Se tu&nbsp;c&#39;eri, Mannaem!&#8230;&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Se io c&#39;ero&#8230; Ma &egrave; la sua maledizione quel capo&#8230; Nulla si leva alla&nbsp;gloria del Precursore, anche se incompleto &egrave; il corpo. Non &egrave; vero,&nbsp;Maestro?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;&Egrave; vero. Anche lo avessero distrutto i cani, non sarebbe mutata la&nbsp;gloria&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;E non &egrave; mutata la parola, Maestro. I suoi occhi, bench&eacute; sfregiati&nbsp;sotto una gran ferita, dicono ancora: &quot;Non ti &egrave; lecito&quot;. Ma noi lo&nbsp;abbiamo perduto!&raquo;, dice Mattia.<br \/>\n\t&laquo;E ora siamo tuoi, perch&eacute; cos&igrave; egli ha detto, dicendo anche che Tu sai&nbsp;gi&agrave;&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;S&igrave;. Da mesi siete miei. Come veniste?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;A piedi, a tappe. Lungo, penoso cammino fra rovente di sabbie e di&nbsp;<br \/>\n\tsole e ancor pi&ugrave; rovente di dolore. Sono quasi venti giorni che&nbsp;camminiamo&#8230;&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Ora riposerete&raquo;.<br \/>\n\tMannaen chiede: &laquo;Dite: Erode non si stup&igrave; della mia assenza?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;S&igrave;. E fu inquieto prima e furente poi. Ma passato il furore disse: &quot;Un&nbsp;<br \/>\n\tgiudice di meno&quot;. Cos&igrave; ci rifer&igrave; il coppiere amico&raquo;.<br \/>\n\tGes&ugrave; dice: &laquo;Un giudice di meno! Ha Dio per giudice e basta quello.&nbsp;Venite dove dormiamo. Siete stanchi e polverosi. Troverete vesti e&nbsp;sandali dei compagni vostri. Prendeteli, ristoratevi. Ci&ograve; che &egrave; di uno&nbsp;&egrave; di tutti. Tu, Mattia, che alto sei, puoi prendere una mia veste. Poi&nbsp;provvederemo. Entro sera, poich&eacute; &egrave; vigilia del sabato, verranno gli&nbsp;apostoli miei. Nella settimana prossima verr&agrave; Isacco coi discepoli e&nbsp;poi verranno Beniamino e Daniele; dopo i Tabernacoli, Elia, Giuseppe e&nbsp;Levi verranno pure. &Egrave; tempo che ai dodici si uniscano altri. Andate ora&nbsp;al riposo&raquo;.<br \/>\n\tMannaen li accompagna e poi torna. <sup>8<\/sup>Ges&ugrave; resta con Mannaen. Si siede&nbsp;pensieroso, visibilmente triste, col capo reclinato sulla mano, il&nbsp;gomito puntato sul ginocchio a far da sostegno. Mannaen &egrave; seduto presso&nbsp;la tavola e non si muove. Ma &egrave; cupo. Il suo volto &egrave; una tempesta.&nbsp;Dopo molto Ges&ugrave; alza il capo, lo guarda e chiede: &laquo;E tu? Che farai&nbsp;<br \/>\n\tora?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Non lo so ancora&#8230; Lo scopo di rimanere a Macheronte &egrave; finito. Ma&nbsp;vorrei ancora rimanere presso la Corte per sapere&#8230; per proteggere Te,&nbsp;sapendo&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Ti converrebbe meglio seguirmi senza indugio. Ma non ti forzo. Verrai&nbsp;quando sar&agrave; disfatto, molecola a molecola, il vecchio Mannaen&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Vorrei anche levare quella testa a quella donna. Non &egrave; degna di&nbsp;averla&#8230;&raquo;.<br \/>\n\tGes&ugrave; ha un pallido accenno di sorriso e, schietto, dice: &laquo;E poi non sei&nbsp;ancora morto alle ricchezze umane. Ma mi sei caro ugualmente. So che&nbsp;non ti perdo, anche se attendo. Io so attendere&#8230;&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Maestro, io vorrei darti la mia generosit&agrave; per consolarti&#8230; Perch&eacute; Tu&nbsp;soffri. Lo vedo&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;&Egrave; vero. Io soffro. Molto! Molto!&#8230;&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Solo per Giovanni? Non credo. Tu lo sai in pace&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Lo so in pace e non lo sento lontano&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;E allora?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;E allora!&#8230; Mannaen, l&#39;alba cosa precede?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Il giorno, Maestro. Perch&eacute; lo chiedi?&raquo;.<br \/>\n\t&laquo;Perch&eacute; la morte di Giovanni precede il giorno in cui sar&ograve; il&nbsp;Redentore. E la parte umana di Me freme di fronte a questa idea&#8230;&nbsp;Mannaen, Io vado sul monte. Resta tu a ricevere chi viene, a soccorrere&nbsp;quelli che gi&agrave; sono venuti. Resta fino al mio ritorno. Poi&#8230; farai ci&ograve;&nbsp;che vorrai. Addio&raquo;.<br \/>\n\tE Ges&ugrave; esce dalla stanza. Scende piano la scaletta, traversa l&#39;orto e,&nbsp;per la parte posteriore di esso, si imbuca in un sentieruolo fra orti&nbsp;scapigliati e frutteti di ulivi, meli, viti e fichi, e prende il pendio&nbsp;di un piccolo colle dove mi scompare alla vista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maria Valtorta: &ldquo;L&#39;Evangelo come mi &egrave; stato rivelato.&quot; 270. La notizia dell&#39;uccisione di Giovanni Battista. &nbsp; Poema: IV, 133&nbsp; 4 settembre 1945. Mt 14, 1-12 Mc 6, 14-29 1Ges&ugrave; sta guarendo dei malati senz&#39;altra assistenza di quella di Mannaen. Sono nella casa di Cafarnao, nell&#39;orto ombroso in questa ora mattutina. 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