“NON E’ FRANCESCO” – 2

L’ANTICIPAZIONE DELLE PRIME PAGINE DEL CAPITOLO SUL CONCLAVE DEL 2013

Nel 2006 col libro “Il quarto segreto di Fatima” posi un problema che attirò su di me insulti, invettive e anatemi (da ecclesiastici e annessi). Passarono quattro anni e il 13 maggio 2010, a Fatima, papa Benedetto XVI in persona confermò i punti più importanti delle mie ipotesi, smentendo addirittura il suo Segretario di Stato.
Nel settembre 2011 su “Libero” detti la notizia che Benedetto XVI si sarebbe dimesso dopo il suo 85° compleanno. Anche quella volta mi riempirono di cattiverie e volgarità. Ma, nel febbraio 2013 (cioè due mesi prima di compiere 86 anni) Benedetto XVI ha fatto proprio la rinuncia che avevo annunciato.
Stavolta, senza neanche aver letto il mio libro “Non è Francesco”, che esce domani, sono stato coperto di biliose volgarità. Non gliene voglio. Il coraggio e la libertà intellettuale non tutti se li possono permettere e – come diceva Mario Hrvat – “l’invidia è la consapevolezza della propria mediocrità”.

Qua sotto anticipo le prime tre pagine del capitolo del mio libro che riguarda il Conclave del 2013 (anticipate oggi anche da "Libero"). I fatti che fanno ipotizzare la nullità dell’elezione di papa Francesco.

IL PAPOCCHIO

Quel pomeriggio del 13 marzo 2013 a Roma pioveva. Non
tanti si aspettavano una fumata bianca dal comignolo della
Cappella Sistina perché il Conclave era solo al secondo
giorno. Invece fu annunciato l’«Habemus papam».
Era stato eletto il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio.
Alla quinta votazione, si disse. Ma dopo qualche tempo si
è saputo che in realtà fu eletto alla sesta, che non doveva
essere fatta in quel pomeriggio.
Cosa era accaduto?
Elisabetta Piqué è una brava giornalista argentina, lavora
per il quotidiano «La Nación» di Buenos Aires occupandosi
del Vaticano (e dell’Italia) ed è collaboratrice della Cnn
in lingua spagnola e di Deutsche Welle.
È molto amica, da anni, di Bergoglio, è addirittura la sua
biografa. Anzi, a leggere il libro “Francesco. Vita e rivoluzione”
si nota un tono decisamente apologetico.
Nelle pagine dedicate alle fatali ore del Conclave, la Piqué
descrive l’andamento delle votazioni, delle diverse candidature,
le reazioni e alle pagine 39 e 40 – fra l’altro – riferisce
in poche righe un fatterello curioso relativo proprio
alla quinta votazione:
“Dopo la votazione e prima della lettura dei foglietti, il cardinale
scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell’urna,
si accorge che ce n’è uno in più: sono 116 e non 115 come dovrebbero
essere. Sembra che, per errore, un porporato abbia deposto due
foglietti nell’urna: uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco,
che era rimasto attaccato al primo. Cose che succedono. Niente
da fare, questa votazione viene subito annullata, i foglietti verranno
bruciati più tardi senza essere stati visti, e si procede a una
sesta votazione”.
È precisamente da questa sesta votazione che uscirà eletto
Bergoglio. Il fatterello è una semplice curiosità, a prima
vista sembra far parte dell’aneddotica.
Un vaticanista amico della giornalista argentina e molto
vicino, anch’egli, a papa Bergoglio, alle cui stanze ha accesso,
Andrea Tornielli, su «Vatican Insider», il 16 novembre 2013,
all’uscita del libro della Piqué, firma un’anticipazione dove
illustra tutti i pregi del volume e fra l’altro riporta (come
un piccolo scoop) l’episodio inedito rivelato dall’autrice.2
Il libro ha un «lancio» in pompa magna sui media vaticani,
quasi da biografia ufficiale. Infatti il 19 novembre 2013
la Piqué viene intervistata dalla Radio Vaticana,3 diretta da
padre Federico Lombardi. Mentre il 16 novembre già «L’Osservatore
Romano» aveva esaltato il volume lasciando pensare
che lo stesso Bergoglio ne fosse la fonte privilegiata:
“È un Bergoglio raccontato di prima mano, diretto e vero, quello
che esce dalle pagine di Elisabetta Piqué, nel libro Francisco, vida
y revolución (in libreria in Italia dal 21 novembre per le edizioni
Lindau con il titolo Francesco. Vita e rivoluzione). Sette mesi
d’inchiesta «vecchio stile», cercando conferme e incrociando fonti
in 373 pagine ricche di dettagli inediti sul Conclave e sulla vita di
Jorge Bergoglio. Pagine per capire Francesco, il Papa che telefona,
scrive e parla chiaro.”
È un po’ curioso l’elogio dei dettagli inediti sul Conclave
fatto dall’«Osservatore» (dal momento che vigerebbe il segreto
pontificio e sarebbe peccato grave, anche da scomunica,
il divulgarli all’esterno della Sistina), ma se davvero,
come si lascia immaginare nelle righe precedenti, a svelarli
è stato proprio Bergoglio non c’è violazione perché lui, in
quanto Papa, non ha bisogno di autorizzazioni per parlarne.
In ogni caso nessuno ha avuto nulla da ridire su quei dettagli
del Conclave, che anzi sono stati tutti accreditati da
queste incontestabili fonti.
C’è solo un – per così dire – «piccolo» problema di cui
nessuno finora sembra essersi accorto: stando ai fatti riferiti
dalla Piqué – e così autorevolmente confermati – l’elezione
di Bergoglio è nulla.
Infatti l’articolo 69 della Costituzione apostolica Universi
Dominici Gregis che regola il Conclave recita testualmente:
«Qualora nello spoglio dei voti gli Scrutatori trovassero due
schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo
elettore, se esse portano lo stesso nome vanno conteggiate
per un solo voto, se invece portano due nomi diversi, nessuno
dei due voti sarà valido; tuttavia, in nessuno dei due
casi viene annullata la votazione».
La prima violazione delle norme che si può intravedere
è quindi l’aver annullato una votazione che doveva essere
ritenuta valida e scrutinata.
Ma come se non bastasse si può ravvisare una seconda
violazione, perché si è proceduto con una nuova votazione
– la quinta di quel giorno (proprio quella che ha eletto Bergoglio)
– laddove la stessa Costituzione apostolica prescrive
invece che si debbano fare quattro votazioni al giorno,
due al mattino e due al pomeriggio (articolo 63).
Perché si tratterebbe di violazioni che comportano la nullità
dell’elezione?
Perché l’articolo 76 della Universi Dominici Gregis afferma:
«Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto
nella presente Costituzione o non fossero state osservate
le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla
e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in
proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla
persona eletta».
Né è possibile che il Conclave abbia potuto cambiare «in
corsa» quelle norme perché Giovanni Paolo II, in quella Costituzione
apostolica, ricorda più volte che il Conclave non
ha assolutamente il potere di modificare le regole. Nemmeno
votando all’unanimità.
Quindi – se così si sono svolti i fatti – mi pare si possa concludere
che l’elezione al Papato di Bergoglio semplicemente
non è mai esistita. Non è nemmeno un problema sanabile a
posteriori perché non si può sanare ciò che non è mai esistito.
Che la regolarità canonica dell’elezione sia «conditio sine
qua non» della sua validità, del resto lo dice la stessa formula
rituale dell’«accettazione e proclamazione» dell’eletto.
Infatti l’articolo 87 della Universi Dominici Gregis recita
testualmente:
“Avvenuta canonicamente [sic] l’elezione, l’ultimo dei Cardinali
Diaconi chiama nell’aula dell’elezione il Segretario del Collegio
dei Cardinali e il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie;
quindi, il Cardinale Decano, o il primo dei Cardinali per
Ordine e anzianità, a nome di tutto il Collegio degli elettori chiede
il consenso dell’eletto con le seguenti parole: Accetti la tua elezione
canonica [sic] a Sommo Pontefice? E appena ricevuto
il consenso, gli chiede: Come vuoi essere chiamato? Allora il
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, con funzione di
notaio e avendo per testimoni due Cerimonieri che saranno chiamati
in quel momento, redige un documento circa l’accettazione del
nuovo Pontefice e il nome da lui assunto”.
Se non c’è la regolarità canonica non c’è stata nessuna
elezione.
Come già ho precisato, l’invalidità delle procedure seguite
al Conclave e della conseguente elezione non implica
nessuna colpa da parte di Bergoglio. E la nullità dell’elezione
non rappresenta assolutamente un giudizio di valore
sulla persona. 

da Antonio Socci, "Non è Francesco" (Mondadori)

   

Foto: L’ANTICIPAZIONE DELLE PRIME PAGINE DEL CAPITOLO SUL CONCLAVE DEL 2013</p><br /><br />
<p>Nel 2006 col libro “Il quarto segreto di Fatima” posi un problema che attirò su di me insulti, invettive e anatemi (da ecclesiastici e annessi). Passarono quattro anni e il 13 maggio 2010, a Fatima, papa Benedetto XVI in persona confermò i punti più importanti delle mie ipotesi, smentendo addirittura il suo Segretario di Stato.<br /><br /><br />
Nel settembre 2011 su “Libero” detti la notizia che Benedetto XVI si sarebbe dimesso dopo il suo 85° compleanno. Anche quella volta mi riempirono di cattiverie e volgarità. Ma, nel febbraio 2013 (cioè due mesi prima di compiere 86 anni) Benedetto XVI ha fatto proprio la rinuncia che avevo annunciato.<br /><br /><br />
Stavolta, senza neanche aver letto il mio libro “Non è Francesco”, che esce domani, sono stato coperto di biliose volgarità. Non gliene voglio. Il coraggio e la libertà intellettuale non tutti se li possono permettere e  - come diceva Mario Hrvat – “l’invidia è la consapevolezza della propria mediocrità”.</p><br /><br />
<p>Qua sotto anticipo le prime tre pagine del capitolo del mio libro che riguarda il Conclave del 2013 (anticipate oggi anche da "Libero"). I fatti che fanno ipotizzare la nullità dell’elezione di papa Francesco.</p><br /><br />
<p>IL PAPOCCHIO</p><br /><br />
<p>Quel pomeriggio del 13 marzo 2013 a Roma pioveva. Non<br /><br /><br />
tanti si aspettavano una fumata bianca dal comignolo della<br /><br /><br />
Cappella Sistina perché il Conclave era solo al secondo<br /><br /><br />
giorno. Invece fu annunciato l’«Habemus papam».<br /><br /><br />
Era stato eletto il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio.<br /><br /><br />
Alla quinta votazione, si disse. Ma dopo qualche tempo si<br /><br /><br />
è saputo che in realtà fu eletto alla sesta, che non doveva<br /><br /><br />
essere fatta in quel pomeriggio.<br /><br /><br />
Cosa era accaduto?<br /><br /><br />
Elisabetta Piqué è una brava giornalista argentina, lavora<br /><br /><br />
per il quotidiano «La Nación» di Buenos Aires occupandosi<br /><br /><br />
del Vaticano (e dell’Italia) ed è collaboratrice della Cnn<br /><br /><br />
in lingua spagnola e di Deutsche Welle.<br /><br /><br />
È molto amica, da anni, di Bergoglio, è addirittura la sua<br /><br /><br />
biografa. Anzi, a leggere il libro “Francesco. Vita e rivoluzione”<br /><br /><br />
si nota un tono decisamente apologetico.<br /><br /><br />
Nelle pagine dedicate alle fatali ore del Conclave, la Piqué<br /><br /><br />
descrive l’andamento delle votazioni, delle diverse candidature,<br /><br /><br />
le reazioni e alle pagine 39 e 40 – fra l’altro – riferisce<br /><br /><br />
in poche righe un fatterello curioso relativo proprio<br /><br /><br />
alla quinta votazione:<br /><br /><br />
“Dopo la votazione e prima della lettura dei foglietti, il cardinale<br /><br /><br />
scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell’urna,<br /><br /><br />
si accorge che ce n’è uno in più: sono 116 e non 115 come dovrebbero<br /><br /><br />
essere. Sembra che, per errore, un porporato abbia deposto due<br /><br /><br />
foglietti nell’urna: uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco,<br /><br /><br />
che era rimasto attaccato al primo. Cose che succedono. Niente<br /><br /><br />
da fare, questa votazione viene subito annullata, i foglietti verranno<br /><br /><br />
bruciati più tardi senza essere stati visti, e si procede a una<br /><br /><br />
sesta votazione”.<br /><br /><br />
È precisamente da questa sesta votazione che uscirà eletto<br /><br /><br />
Bergoglio. Il fatterello è una semplice curiosità, a prima<br /><br /><br />
vista sembra far parte dell’aneddotica.<br /><br /><br />
Un vaticanista amico della giornalista argentina e molto<br /><br /><br />
vicino, anch’egli, a papa Bergoglio, alle cui stanze ha accesso,<br /><br /><br />
Andrea Tornielli, su «Vatican Insider», il 16 novembre 2013,<br /><br /><br />
all’uscita del libro della Piqué, firma un’anticipazione dove<br /><br /><br />
illustra tutti i pregi del volume e fra l’altro riporta (come<br /><br /><br />
un piccolo scoop) l’episodio inedito rivelato dall’autrice.2<br /><br /><br />
Il libro ha un «lancio» in pompa magna sui media vaticani,<br /><br /><br />
quasi da biografia ufficiale. Infatti il 19 novembre 2013<br /><br /><br />
la Piqué viene intervistata dalla Radio Vaticana,3 diretta da<br /><br /><br />
padre Federico Lombardi. Mentre il 16 novembre già «L’Osservatore<br /><br /><br />
Romano» aveva esaltato il volume lasciando pensare<br /><br /><br />
che lo stesso Bergoglio ne fosse la fonte privilegiata:<br /><br /><br />
“È un Bergoglio raccontato di prima mano, diretto e vero, quello<br /><br /><br />
che esce dalle pagine di Elisabetta Piqué, nel libro Francisco, vida<br /><br /><br />
y revolución (in libreria in Italia dal 21 novembre per le edizioni<br /><br /><br />
Lindau con il titolo Francesco. Vita e rivoluzione). Sette mesi<br /><br /><br />
d’inchiesta «vecchio stile», cercando conferme e incrociando fonti<br /><br /><br />
in 373 pagine ricche di dettagli inediti sul Conclave e sulla vita di<br /><br /><br />
Jorge Bergoglio. Pagine per capire Francesco, il Papa che telefona,<br /><br /><br />
scrive e parla chiaro.”<br /><br /><br />
È un po’ curioso l’elogio dei dettagli inediti sul Conclave<br /><br /><br />
fatto dall’«Osservatore» (dal momento che vigerebbe il segreto<br /><br /><br />
pontificio e sarebbe peccato grave, anche da scomunica,<br /><br /><br />
il divulgarli all’esterno della Sistina), ma se davvero,<br /><br /><br />
come si lascia immaginare nelle righe precedenti, a svelarli<br /><br /><br />
è stato proprio Bergoglio non c’è violazione perché lui, in<br /><br /><br />
quanto Papa, non ha bisogno di autorizzazioni per parlarne.<br /><br /><br />
In ogni caso nessuno ha avuto nulla da ridire su quei dettagli<br /><br /><br />
del Conclave, che anzi sono stati tutti accreditati da<br /><br /><br />
queste incontestabili fonti.<br /><br /><br />
C’è solo un – per così dire – «piccolo» problema di cui<br /><br /><br />
nessuno finora sembra essersi accorto: stando ai fatti riferiti<br /><br /><br />
dalla Piqué – e così autorevolmente confermati – l’elezione<br /><br /><br />
di Bergoglio è nulla.<br /><br /><br />
Infatti l’articolo 69 della Costituzione apostolica Universi<br /><br /><br />
Dominici Gregis che regola il Conclave recita testualmente:<br /><br /><br />
«Qualora nello spoglio dei voti gli Scrutatori trovassero due<br /><br /><br />
schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo<br /><br /><br />
elettore, se esse portano lo stesso nome vanno conteggiate<br /><br /><br />
per un solo voto, se invece portano due nomi diversi, nessuno<br /><br /><br />
dei due voti sarà valido; tuttavia, in nessuno dei due<br /><br /><br />
casi viene annullata la votazione».<br /><br /><br />
La prima violazione delle norme che si può intravedere<br /><br /><br />
è quindi l’aver annullato una votazione che doveva essere<br /><br /><br />
ritenuta valida e scrutinata.<br /><br /><br />
Ma come se non bastasse si può ravvisare una seconda<br /><br /><br />
violazione, perché si è proceduto con una nuova votazione<br /><br /><br />
– la quinta di quel giorno (proprio quella che ha eletto Bergoglio)<br /><br /><br />
– laddove la stessa Costituzione apostolica prescrive<br /><br /><br />
invece che si debbano fare quattro votazioni al giorno,<br /><br /><br />
due al mattino e due al pomeriggio (articolo 63).<br /><br /><br />
Perché si tratterebbe di violazioni che comportano la nullità<br /><br /><br />
dell’elezione?<br /><br /><br />
Perché l’articolo 76 della Universi Dominici Gregis afferma:<br /><br /><br />
«Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto<br /><br /><br />
nella presente Costituzione o non fossero state osservate<br /><br /><br />
le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla<br /><br /><br />
e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in<br /><br /><br />
proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla<br /><br /><br />
persona eletta».<br /><br /><br />
Né è possibile che il Conclave abbia potuto cambiare «in<br /><br /><br />
corsa» quelle norme perché Giovanni Paolo II, in quella Costituzione<br /><br /><br />
apostolica, ricorda più volte che il Conclave non<br /><br /><br />
ha assolutamente il potere di modificare le regole. Nemmeno<br /><br /><br />
votando all’unanimità.<br /><br /><br />
Quindi – se così si sono svolti i fatti – mi pare si possa concludere<br /><br /><br />
che l’elezione al Papato di Bergoglio semplicemente<br /><br /><br />
non è mai esistita. Non è nemmeno un problema sanabile a<br /><br /><br />
posteriori perché non si può sanare ciò che non è mai esistito.<br /><br /><br />
Che la regolarità canonica dell’elezione sia «conditio sine<br /><br /><br />
qua non» della sua validità, del resto lo dice la stessa formula<br /><br /><br />
rituale dell’«accettazione e proclamazione» dell’eletto.<br /><br /><br />
Infatti l’articolo 87 della Universi Dominici Gregis recita<br /><br /><br />
testualmente:<br /><br /><br />
“Avvenuta canonicamente [sic] l’elezione, l’ultimo dei Cardinali<br /><br /><br />
Diaconi chiama nell’aula dell’elezione il Segretario del Collegio<br /><br /><br />
dei Cardinali e il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie;<br /><br /><br />
quindi, il Cardinale Decano, o il primo dei Cardinali per<br /><br /><br />
Ordine e anzianità, a nome di tutto il Collegio degli elettori chiede<br /><br /><br />
il consenso dell’eletto con le seguenti parole: Accetti la tua elezione<br /><br /><br />
canonica [sic] a Sommo Pontefice? E appena ricevuto<br /><br /><br />
il consenso, gli chiede: Come vuoi essere chiamato? Allora il<br /><br /><br />
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, con funzione di<br /><br /><br />
notaio e avendo per testimoni due Cerimonieri che saranno chiamati<br /><br /><br />
in quel momento, redige un documento circa l’accettazione del<br /><br /><br />
nuovo Pontefice e il nome da lui assunto”.<br /><br /><br />
Se non c’è la regolarità canonica non c’è stata nessuna<br /><br /><br />
elezione.<br /><br /><br />
Come già ho precisato, l’invalidità delle procedure seguite<br /><br /><br />
al Conclave e della conseguente elezione non implica<br /><br /><br />
nessuna colpa da parte di Bergoglio. E la nullità dell’elezione<br /><br /><br />
non rappresenta assolutamente un giudizio di valore<br /><br /><br />
sulla persona. </p><br /><br />
<p>da Antonio Socci, "Non è Francesco" (Mondadori)