Varie Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/varie/ NEVAL Wed, 31 Dec 2014 20:55:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.2 http://bibliotecaneval.altervista.org/favicon.ico Varie Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/varie/ 32 32 «No monsignore, quello che propone non è cattolico». Studenti contro il vescovo di Anversa, che vuole benedire le unioni gay http://bibliotecaneval.altervista.org/no-monsignore-quello-che-propone-non-e-cattolico-studenti-contro-il-vescovo-di-anversa-che-vuole-benedire-le-unioni-gay/ Wed, 31 Dec 2014 20:55:23 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12531   Dicembre 31, 2014  di Leone Grotti Così l’Unione degli studenti cattolici fiamminghi di Anversa ha risposto con un comunicato al proprio vescovo, monsignor Johan Bonny   «No monsignore, quello che propone non è cattolico». Così l’Unione degli studenti cattolici fiamminghi di Anversa ha risposto con un comunicato al proprio vescovo, monsignor Johan Bonny, che in una […]

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Dicembre 31, 2014 
di Leone Grotti

Così l’Unione degli studenti cattolici fiamminghi di Anversa ha risposto con un comunicato al proprio vescovo, monsignor Johan Bonny

 

JohanBonny

«No monsignore, quello che propone non è cattolico». Così l’Unione degli studenti cattolici fiamminghi di Anversa ha risposto con un comunicato al proprio vescovo, monsignor Johan Bonny, che in una recente intervista a De Morgen ha affermato che la Chiesa cattolica dovrebbe riconoscere le unioni tra gay, lesbiche e bisessuali. «Penso che la Chiesa – ha dichiarato – dovrebbe essere più aperta nel riconoscere la qualità di fondo delle coppie omosessuali, lesbiche e bisessuali. I valori di fondo sono per me più importanti della forma istituzionale: l’etica cristiana difende la relazione stabile o quella dove esclusività, fedeltà e cura per l’altro abbiano un ruolo centrale».

RICONOSCERE UNIONI GAY. Già collaboratore del cardinale Walter Kasper al Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il vescovo di Anversa, che l’anno prossimo potrebbe sostituire l’arcivescovo di Malines-Bruxelles André-Joseph Léonard, ha aggiunto che «la Chiesa deve riconoscere la qualità fondamentale di una relazione diversa [da quella tra uomo e donna]. (…) Come nella società esistono diversi quadri legali per i partner, così dovrebbe essere in seno alla Chiesa, che dovrebbe avere diverse forme di riconoscimento per diversi tipi di relazione».

«OMOSESSUALI DA SEMPRE BENVENUTI». Gli studenti cattolici hanno contestato il vescovo perché le sue parole, secondo loro, «darebbero a intendere che attualmente gli omosessuali non hanno un posto nella Chiesa. Questo è palesemente sbagliato perché (…) la Chiesa è aperta a tutte le persone, a prescindere dall’orientamento sessuale. Anche gli omosessuali, e non ci sarebbe bisogno di dirlo, sono i benvenuti».

MATRIMONIO E SESSUALITÀ. Ma parlando di riconoscere le unioni omosessuali, continuano gli studenti, «monsignor Bonny varca la frontiera della decenza e della morale. (…) Il matrimonio, sacramento istituito da Gesù, è aperto all’uomo e alla donna, che si uniscono liberamente. La sessualità esperita all’interno del matrimonio ha come obiettivo la riproduzione umana e la crescita della famiglia e la Chiesa non la ammette al di fuori del matrimonio tanto per le coppie gay quanto per quelle eterosessuali». E se la Chiesa non accetta i matrimoni tra omosessuali «è perché la sessualità non può essere asservita al suo scopo».

OMOFOBIA. Questa presa di posizione degli studenti cattolici ha suscitato la reazione dei Giovani socialisti di Anversa, che hanno criticato la «visione angosciante dell’omosessualità all’interno della Chiesa» e denunciato l’associazione studentesca cattolica per «omofobia».

Leggi di Più: Belgio, unioni gay: studenti contro vescovo Bonny | Tempi.it 
 

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Danilo Quinto per Radio Spada] Presidenza della Repubblica: un nome vale l’altro http://bibliotecaneval.altervista.org/danilo-quinto-per-radio-spada-presidenza-della-repubblica-un-nome-vale-laltro/ Wed, 31 Dec 2014 20:47:44 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12529 Nuovo articolo su Radio Spada by jeannedarc   di Danilo Quinto   Nella puntata di "Ballarò" dello scorso 23, è stato diffuso un sondaggio di Euromedia Research sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, il primo degli impegni che il Parlamento avrà da svolgere, se le dimissioni di Giorgio Napolitano saranno confermate per il prossimo 14 gennaio. La prima […]

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Nuovo articolo su Radio Spada

 re-giorgio

di Danilo Quinto

 

Nella puntata di "Ballarò" dello scorso 23, è stato diffuso un sondaggio di Euromedia Research sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, il primo degli impegni che il Parlamento avrà da svolgere, se le dimissioni di Giorgio Napolitano saranno confermate per il prossimo 14 gennaio. La prima nelle preferenze degli italiani, con il 21,7%, è stata Emma Bonino. A seguire, Mario Draghi, al 17%, Gino Strada, al 12,4% , Anna Finocchiaro al 7,6%, Stefano Rodotà al 6,4%, Gianni Letta al 5,6%, Romano Prodi al 5,4% e Pierluigi Bersani al 3,3%.

Già questo dato, quello delle preferenze degli italiani, suscita riflessioni non scontate. L’”icona” Emma Bonino continua ad essere la più amata, come da vent’anni a questa parte, tanto che le altre donne di cui si fanno i nomi – come Anna Finocchiaro, l’unica presente nella classifica, che negli ultimi tempi ha peraltro perso tutte le chance che aveva conquistato – sono da lei surclassate. Non c’è alcun dubbio che con questi pronunciamenti a suo favore venga premiata non solo la persona, ma anche la cultura di cui è espressione la leader radicale. Questo dato di fatto viene ignorato da coloro che a quella cultura si dovrebbero opporre e che non esprimendo neanche uno straccio di semplice contrasto alla sola idea che Emma Bonino diventi Presidente della Repubblica, ne diventano complici. Del resto, in un Paese dove non esiste una cultura cattolica fondata sui principi della Verità e dove il cosiddetto mondo cattolico esprime la sua esistenza coltivando piccoli orticelli di potere, intrisi di tiepidezza e di ignavia, la figura della Bonino sarebbe perfetta. Ve ne sono tutti i presupposti, anche rispetto all’attuale situazione della Chiesa, se è vero – e la notizia non è stata smentita – quanto ha dichiarato la stessa Bonino lo scorso 27 novembre, durante la presentazione di un recente libro del vaticanista di Panorama, Ignazio Ingrao: di essere stata proprio lei a chiedere all’attuale Pontefice di telefonare a Marco Pannella. Le strade della Misericordia sono davvero imperscrutabili.

«Se ero pronta nel 1999, dopo 15 anni di esperienza in più non posso dire di non esserlo, ma la situazione non è mutata: la decisione non spetta né all’opinione pubblica né ai cittadini, ma a oltre mille grandi elettori», afferma la Bonino. Lei è sempre pronta. Anche dopo il defenestramento subito da Renzi da Ministro degli Esteri, nonostante la strenua difesa esercitata a suo favore dall’attuale Presidente della Repubblica, è rimasta imperturbabile ed ha continuato a studiare e a tessere rapporti.

Anche a Renzi – ora che grazie al Patto del Nazareno ha preso tutto il potere, per i prossimi vent’anni – potrebbe andar bene la Bonino. Non è giovane, come le Ministre del suo Governo, ma ha la caratteristica che il Premier cerca per il nuovo Presidente della Repubblica: piace alla gente comune e non è invisa a nessuno degli schieramenti. E’ stata due volte Ministro di Governi presieduti da esponenti del PD (Prodi e Letta). E’ stata nominata da Berlusconi, nel ’94, commissaria europea. Era tra i nomi di possibili candidati scelti dal Movimento 5 Stelle. Lo stesso Pannella, in vista dell’appuntamento delle elezioni, ha di molto attenuato il suo giudizio su Renzi: se il 14 febbraio di quest’anno era “l’ultima espressione del regime”, il 14 ottobre il leader radicale ha dichiarato che “Renzi ci sorprenderà in Europa” ed ha anche chiesto l’iscrizione al PD!

E’ una candidatura bipartizan, quella di Emma Bonino. Non sarà un “nuovo Pertini” – come dice Renzi “quello che ci vorrebbe” – ma possiede i connotati dell’anti-politica: quelli che corrispondono a quell’ineguagliabile metodo radicale che in cinquant’anni di storia è riuscito a introitare centinaia di milioni di euro pubblici per gli strumenti d’informazione – con l’assenso di tutti i cattolici che si sono avvicendati in Parlamento – e ad incamerare le quote di finanziamento pubblico per le  attività di partito, oltre le indennità e i vitalizi pensionistici e, nel contempo, a rappresentare agli occhi di una fetta consistente dell’opinione pubblica, l’anti-sistema. Chapeau!

Una storia italiana, quella di Emma Bonino. Per certi versi, sorprendente, come quella diRomano Prodi, l’altro accreditato pretendente alla carica. Un uomo buono per tutte le stagioni. Quella dell’Iri o quella dell’Ulivo, passando per quella dell’assassinio di Aldo Moro.

Il 10 giugno 1981, Prodi depone davanti alla Commissione Parlamentare sul Caso Moro. Afferma: “In un giorno di pioggia in campagna, con bambini e con le persone che penso vedrete successivamente, perchè sono tutte qui, si faceva il cosiddetto «gioco del piattino» (…) Uscirono Bolsena, Viterbo e Gradoli. Naturalmente, nessuno ci ha badato; poi, in un atlante, abbiamo visto che esiste il paese di Gradoli. Abbiamo chiesto se qualcuno ne sapeva qualcosa e, visto che nessuno ne sapeva niente, ho ritenuto mio dovere, anche a costo di sembrare ridicolo, come mi sento in questo momento, di riferire la cosa (…)”. Inizia così il racconto di una storica seduta spiritica. Un innocente appuntamento “ludico”, come viene definito, alla quale – a suo dire – Prodi partecipa durante i giorni del sequestro di Aldo Moro e dove, grazie al “gioco del piattino”, viene fatto il nome “Gradoli”. La storia viene raccontata alle più alte autorità dell’epoca, ma nessuno si accorge o vuole accorgersi che quello era il nome di una via, dove esisteva effettivamente un covo delle Brigate Rosse. Sono trascorsi 36 anni da quei fatti e nessuno è riuscito, in questo disgraziato Paese, a trovare la Verità e a dirla. Tanto meno Prodi, che nel frattempo è stato Presidente del Consiglio, autore principale del disastro economico che stiamo ancora pagando dell’abbondono della moneta nazionale a favore dell’euro, silurato all’elezione del Presidente della Repubblica nel 2013 e ora tornato in auge grazie a Renzi. Su di lui potrebbe convergere il nihil obstat di Silvio Berlusconi, che ha già dichiarato di accettare un candidato proposto dal PD, disvelando definitivamente – ove ve ne fosse bisogno – l’inesistenza della sua linea politica, tutta dedita a sorreggere un Governo che fa a gara con i precedenti Governi di Monti e Letta per aggiudicarsi il primo posto del peggiore nella storia di questa Repubblica, ma che nello stesso tempo riceve il sostegno di Confindustria, dei grandi giornali, dei potentati economici e finanziari e delle tante consorterie che infestano l’Italia.

Se la Bonino o Prodi, non ce la faranno, è pronta la “carta di riserva”. Non sarà di certo Gianni Letta, che preferisce di gran lunga agire “dietro le quinte” e magari si ritaglierà l’ennesimo ruolo di prestigio. Potrebbe essere l’ex dirigente del PCI più “americano” di tutti, Walter Veltroni, che da tempo è in ”religiosa e silente attesa” e che non è rimasto per nulla scalfito dall’arresto del suo ex vice-capo di Gabinetto, quando era Sindaco di Roma, nell’ambito dell’indagine su Mafia Capitale: "era stimato da tutti – ha detto – è stato uno choc angoscioso e sconcertante il suo arresto. Sono passati sette anni da quando ha cessato il suo lavoro in Campidoglio. E’ stato, in quegli anni, tra le persone più impegnate sul fronte della lotta all'abuso e alla illegalità diffusa. Nessuno ci ha mai riferito dubbi o voci sulle sue azioni". La medesima linea che ha usato Gianni Alemanno rispetto ai suoi collaboratori, implicati nella stessa inchiesta. Uomini avveduti ed esperti, si mostrano candidamente stupiti se persone che lavorano per loro per anni vengono arrestati con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Roba da non credere!

D’altra parte, in questo Paese – ognuno lo vede e lo sa, ma non lo dice – tutto si compie perché tutto resti uguale e immutabile. E’ una storia gattopardesca quella che si vive. Da sempre. Non esistono scelte, dalle più piccole alle più importanti, che soddisfino criteri di merito e d’interesse generale, ma solo accordi che tendono a consolidare il potere di oligarchie. In questo contesto, un nome vale l’altro, anche per la Presidenza della Repubblica. Dissoltesi le stesse idee di bene comune e di nobiltà della politica, l’importante è che qualcuno erediti i cocci di un Paese, massacrato dalla povertà, dalla disoccupazione e dalla corruzione delle classi dirigenti e di buona parte della società cosiddetta civile.  

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L’ANTICRISTO E LA PROFEZIA DI VLADIMIR SOLOVIEV http://bibliotecaneval.altervista.org/lanticristo-e-la-profezia-di-vladimir-soloviev/ Wed, 31 Dec 2014 00:02:45 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12526  http://isoladipatmos.com/lanticristo-e-la-profezia-di-vladimir-soloviev/ Ma se proprio vuoi una regola, ecco cosa ti posso dire: sii saldo nella fede, non per timore dei peccati, ma perché è molto piacevole per un uomo intelligente vivere con Dio [Vladimir Sergeevič Solov’ëv, I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo] Autore Ariel S. Levi di Gualdo una splendida immagine fotografica di San Giovanni […]

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Ma se proprio vuoi una regola, ecco cosa ti posso dire: sii saldo nella fede, non per timore dei peccati, ma perché è molto piacevole per un uomo intelligente vivere con Dio [Vladimir Sergeevič Solov’ëv, I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo]

Autore Ariel S. Levi di Gualdo
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo
San Giovanni Paolo II 2
una splendida immagine fotografica di San Giovanni Paolo II

Durante la sua seconda visita apostolica in Germania, San Giovanni Paolo II disse nel lontano 1984: «… oggi il mondo sta vivendo il XII capitolo del Libro dell’Apocalisse dell’Apostolo Giovanni». Affermazione che dovrebbe indurci ad un preciso quesito: se il Santo Pontefice si esprimeva trent’anni fa a questo modo, oggi, in quali termini si esprimerebbe? Come però i fatti dimostrano, pare che da un po’ di tempo a questa parte gli Augusti Pontefici è più facile proclamarli santi e beati anziché ascoltarli e seguirli, venerando in essi e nel loro sommo magistero il mistero ed il dogma di fede del mandato conferito dal Verbo di Dio a Pietro [cf. Mt 16, 14-18]. È infatti noto e risaputo: fare una bella cerimonia di canonizzazione in fondo non costa niente. Come non costa mettere in piedi fondazioni dedicate a San Giovanni XXIII, a San Giovanni Paolo II, al Beato Paolo VI. Qualche banca con un consiglio di amministrazione composto da massoni sempre lieti di foraggiare a botte di soldi la spocchia incontenibile di qualche vescovo e cardinale, allo scopo di colpire e di distruggere quanto meglio possibile la Chiesa da dentro, in giro per l’Italia si trova sempre, ciò che paiono invece scarseggiare sono vescovi e cardinali che facendosi carico di tutti i pericolosi rischi del caso accettino di essere linciati dalla piazza non più disposta ad ascoltare e recepire certi messaggi evangelici. O peggio: ad essere dilaniati all’interno dello stesso mondo ecclesiale per avere invitato l’esercito sempre più fitto di modernisti e di apostati a mettere in pratica ciò che certi santi e beati pontefici esortano a praticare attraverso gli atti del loro magistero, scritto per la gloria di Dio e per la salvezza dell’uomo, non per la gloria dell’uomo, che di secolo in secolo è capace di usare come pretesto Dio, la sua Chiesa e tutti i suoi Santi per la propria vanità.

Benedetto XVI atto di rinuncia

 

 

Cliccare sopra l’immagine per ascoltare l’atto di rinuncia del Sommo Pontefice Benedetto XVI con traduzione del testo latino

Oggi che abbiamo sofisticati mezzi di comunicazione in grado di trasmettere immagini in tempo reale, il ricordo della cerimonia di beatificazione, poi quella di canonizzazione di Giovanni Paolo II, dovrebbe indurre a riflettere, perché mai s’erano visti sino a prima tutti i principali responsabili della condizione di degrado in cui oggi versa la Chiesa di Cristo immortalati dalle televisioni internazionali come stars a quello che loro stessi chiamavano «grande evento», intrisi di mondano clericalese e privi ormai di adeguati linguaggi ecclesiali. A festeggiare il nuovo beato e santo pontefice hanno così sfilato, in rosso e violaceo sulle passerelle d’onore, anche tutti coloro sui quali incombe la responsabilità d’aver gettato la Sposa di Cristo sul marciapiede come una prostituta. Gli stessi a causa dei quali il Sommo Pontefice Benedetto XVI farà atto di rinuncia al ministero petrino pochi anni dopo, dichiarando di non essere più in grado, per età e per mancanza di forze fisiche, di reggere certe situazioni, che in altre parole equivale a dire: l’incapacità di far fonte a certe persone, posto che “situazioni” — semmai a qualcuno sfuggisse — vuol dire “persone”, ossia coloro che siffatte situazioni le hanno generate e che tutt’oggi le reggono in piedi facendo uso del peggiore autoritarismo e delle peggiori vessazioni verso coloro che osano denunciare il male solo perché desiderano risollevare la propria amata sposa dal marciapiede dove questi scellerati l’hanno gettata, non certo per l’inutile piacere di denunciare il male fine a se stesso.

Lapidazione di Santo Stefano, opera pittorica del XVI sec.

Alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, per reale paradosso legato come tale a quel mistero del male che ci insidia sin dall’alba dei tempi, in pratica s’è assistito a questo: … come se coloro che avevano assassinato il diacono Stefano a colpi di pietre [Cf. At 6, 8-12; 7, 54-60], pochi anni dopo lo avessero dichiarato protomartire, partecipando primi avanti a tutti alla sua cerimonia di beatificazione e magnificando a giornali, televisioni e ad un nugolo di vaticanisti privi di memoria storica, la eroicità delle sue virtù. E pensare che molti romantici sono convinti che le meretrici esercitano il proprio antico mestiere solo dentro i lupanare e non certo dentro i palazzi ecclesiastici. Io che però sono sacerdos in aeternum e che sono nato col peccato originale lavato dal Battesimo al quinto giorno di vita, le cose tendo a vederle in altro modo, forse con meno romanticismo e più realismo, anche per quanto riguarda l’esercizio dell’antico mestiere del meretricio, un mestiere tanto diffuso quanto trasversale …

 

 Vladimir Soloviev
ritratto di Vladimir Sergeevič Solov’ëv [Mosca, 16 gennaio 1853 – Uzkoe, 31 luglio 1900]

Solov’ëv è scomparso all’alba del Novecento, secolo nel quale s’era affacciato dopo aver vissuto i travagli dell’Ottocento e profetando il futuro che si sarebbe aperto; un futuro fatto di tanti “ismi“: filosofismi, liberalismi, modernismi, comunismi, psicanalismi, sociologismi, teologismi … Egli si colloca quindi nel mondo della belle époque, in anni in cui l’uomo era certo del sorgere di un mondo felice, ispirato dalle nuove grandi spinte di un progresso tecnologico che giunge talora a vere e proprie forme di idolatria della tecnologia; una tecnologia in nome della quale spesso, il pensiero moderno, ha cercato di sfrattare l’idea stessa di Dio dalla società contemporanea. Il tutto all’ombra orientata e ispirata dalla nuova religione del progresso, del principio evangelico di carità divenuta mecenatismo svuotato di sentimenti e di sostegni metafisici, in un mondo sicuro di marciare verso una èra illuminata dalla libertà di una nuova sicurezza sociale.

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Una copia d’epoca del New York Times che annuncia il disastro del Titanic

Nel primo decennio del Novecento il mondo fu toccato da un episodio che scosse l’opinione pubblica: l’affondamento del Titanic inabissatosi alle ore 2.20 nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912 in acque temperate attorno a zero gradi. Di 2.223 passeggeri 1.523 persero la vita morendo per assideramento. Tutti erano provvisti di salvagente ed avrebbero potuto salvarsi grazie ai soccorsi, che quando giunsero poterono solo raccogliere centinaia di corpi che galleggiavano nelle acque gelide. Questo disastro, considerato il più grande nella storia della navigazione, ha prodotto una copiosa letteratura, alla quale s’è poi unita la cinematografia.

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cliccare sopra l’immagine per vedere il filmato del relitto

Il Titanic fu a suo modo espressione di un uomo certo di dominare sulle leggi della natura; invincibile e sicuro di dare vita a cose indistruttibili, inattaccabili. C’è poi un forte elemento simbolico, per dirla con un celebre maestro e col suo celebre allievo divenuti poi avversari: Sigmund Freud e Carl Gustav Jung: il ghiaccio. Questo titano inaffondabile e invincibile creato da un uomo auto proclamatosi altrettanto invincibile, non è colpito dalla calda passione del sole ma dal ghiaccio, dal gelo al quale aveva iniziato a dare vita l’uomo moderno che può fare a meno di Dio. E mentre i maestri del moderno pensiero spingevano i locomotori verso barriere di ghiaccio, Solov’ëv non si lascia ammaliare e preannunzia in modo lucido e profetico i mali che sarebbero nati dalle metastasi che l’uomo stava mettendo in circolo; mali che poi, alla concreta prova dei fatti, ad uno ad uno si sono avverati.

lenin e stalin
Lenin e Stalin, dipinto sovietico degli anni Cinquanta

Discorrendo nel 1880 sul Secondo discorso sopra Dostoevskij, sembra quasi che Solov’ëv intuisca le brutalità del Comunismo che dopo la Rivoluzione di Ottobre del 1917 principieranno a ripercuotersi sull’umanità, dando al mondo un assetto del tutto diverso dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. L’uomo viene spersonalizzato nel progetto sociale e politico del Socialismo Reale, divenendo da protagonista biblico dell’umanità creata a immagine e somiglianza di Dio, anonimo ingranaggio vittima di una ideologia creata a immagine e somiglianza di un uomo socialmente e umanamente corrotto, attraverso il quale si giungerà ai noti processi di disumanizzazione portati avanti da Lenin e soprattutto da Stalin.

San Michele giardini vaticani
Statua a San Michele Arcangelo eletto protettore della Città del Vaticano, voluta dal Sommo Pontefice Benedetto XVI e poi collocata nei pressi del Palazzo del Governatorato, con la scritta sottostante a Lucifero trafitto dalla lancia: “Et portae Inferi non praevalebunt“… 

Nella sua ultima pubblicazione, I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo, opera compiuta la domenica di Pasqua del 1900, è impressionante rilevare la chiarezza con cui Solov’ëv prevede che il secolo XX sarà l’epoca delle ultime grandi guerre, delle discordie intestine e delle rivoluzioni [Cf. Ed. Marietti pag. 184]. Dopo di che afferma che tutto sarà pronto perché perda di significato la vecchia struttura in nazioni separate e quasi ovunque scompaiano gli ultimi resti delle istituzioni monarchiche [pag. 188]. Si arriverà così alla Unione degli Stati Uniti d’Europa [pag. 195]. È invero stupefacente la perspicacia con cui Solov’ëv descrive la grande crisi che colpirà il Cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento, raffigurata attraverso l’Anticristo che riuscirà ad influenzare e condizionare un po’ tutti. In lui, come qui è presentato, non è difficile ravvisare l’emblema della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni: egli — seguita a narrare Solov’ëv — sarà un convinto spiritualista, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo. Sarà, tra l’altro, anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laureahonoris causa della facoltà di Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza [pag. 211]. Nei confronti di Cristo non avrà un’ostilità di principio [pag. 190]; anzi ne apprezzerà l’alto insegnamento. Ma non potrà sopportarne — e perciò la censurerà — la sua assoluta unicità [pag. 190]; e dunque non si rassegnerà ad ammettere ed a proclamare che egli sia risorto e oggi vivo.

Marietti soloviev

 

I Tre Dialoghi ed i Racconti dell’Anticristo editi dall’Editrice Marietti

In queste righe prende forma la critica al Cristianesimo dei “valori”, delle “aperture” e del “dialogo”, dove pare rimanga poco spazio al mistero della Persona del Verbo di Dio fatto Uomo, crocifisso per noi e risorto. Tutto appare assorbito nelle melasse sentimentali delle tenerezze vaporose. Certo abbiamo di che riflettere, se pensiamo alla militanza di fede ridotta ad un’azione umanitaria di tipo socio-culturale; al messaggio evangelico identificato nel confronto irenico con tutte le filosofie e con tutte le religioni; alla Chiesa di Dio scambiata per un’organizzazione di promozione sociale nella quale si moltiplicano “eventi” costruiti su strategie di marketing. Siamo sicuri che Solov’ëv non abbia davvero previsto ciò che è effettivamente avvenuto e che non sia proprio questa l’insidia odierna più pericolosa per la “nazione santa” redenta dal sangue di Cristo? È un interrogativo molto inquietante che proprio per questo non dovrebbe essere eluso; ed invece proprio per questo viene rifiutato, a volte anche in modo violento, dentro la Chiesa e fuori dalla Chiesa.

martiri del 2014
tavolta si ha l’impressione che il mondo sul baratro della follia sia troppo impegnato a difendere i “diritti” alle peggiori perversioni proprinate dalla cultura del gender, per volgere lo sguardo verso un massacro di cristiani che negli ultimi anni ha superato quello dei primi secoli di storia del Cristianesimo

Solov’ëv ha compreso a fondo il XX secolo, forse siamo noi che non abbiamo capito lui, o più semplicemente non vogliamo capirlo per una chiusura reattiva-difensiva, tanto da non avergli mai prestato ascolto. Lo dimostrano molti atteggiamenti odierni di numerosi cristiani che si reputano colti ed impegnati sul versante ecclesiale, o che si reputano “cristiani adulti”. Proviamo solamente a pensare alle forme sempre più esasperate ed esasperanti di individualismo egoistico determinanti i nostri costumi e le nostre leggi attraverso le quali è progressivamente sovvertito l’ordine naturale. Basta solo analizzare quella cultura del gender che sta assumendo sempre più i connotati di una devastante dittatura, con tanto di censure ai sensi di legge e di condanne dei tribunali a carico di soggetti riconosciuti rei di avere espresso attraverso la libertà di pensiero e di parola un pacifico dissenso, considerato però non più diritto alla libertà di pensiero e di parola bensì reato, se in qualche modo tocca la potente mafia sociale e politica dei sodomiti, che già in più Stati hanno imposto protocolli attraverso i quali si insegnano i “valori” delle peggiori perversioni sessuali sin dalle scuole elementari, camuffati sotto la falsa etichetta luciferina di “diritto alle diversità”. In certi Paesi della decadente Europa, che ormai ammalata d’odio verso se stessa e verso le proprie radici cristiane si sta progressivamente consegnando all’Islam, chi afferma che quella proprinata da certe potenti mafie di pederasti e di lesbiche incattivite è una venefica cultura di morte che ci porterà al collasso, come già accaduto nel corso della storia a molte antiche civiltà sprofondate dalla gloria alla decadenza e per questo spazzate via, rischia ormai di finire condannato per omofobia. Per seguire col pacifismo mutato spesso in violento pacifondismo e la non-violenza mutata spesso in aggressione ideologica intrisa di sprezzo verso gli altri. Gli ideali di pace e di fraternità non sono più letti in chiave evangelica ma illuministica e come tali strutturati sul furore giacobino, vale a dire in chiave ideologica anti-cristiana, col conseguente risultato che dinanzi alle aggressioni ed alle peggiori prepotenze non pochi nostri pastori finiscono debolmente col cedere correndo subito a trattare, o come Esaù svendono la legittima primogenitura per un piatto di lenticchie [Cf. Gen 25, 29-34], lasciando senza alcuna difesa i deboli e gli oppressi, in modo del tutto particolare se sono cattolici e cristiani perseguitati a causa della loro fede, dentro la Casa di Dio e fuori dalla Casa di Dio. 

In tutto questo si collocano certi potenti filoni della moderna teologia che dopo avere confuso il concetto metafisico di assoluto inteso come assolutezza della fede, col concetto socio-politico del tutto diverso di assolutismo, hanno proceduto ad una vera e propria de-costruzione e distruzione del dogma, dopo avere minato quel concetto di assolutezza della fede in virtù del quale Cristo è per noi il Verbo di Dio incarnato, morto è risorto, che come tale rappresenta il centro del nostro presente, del nostro essere e divenire futuro, quindi il fine ultimo escatologico del nostro intero umanesimo.

giornata del massone
  Della serie ” e mo’ che m’envento pe’ stupì ” – Padre Geraldo Magela de Silva, presbitero della Diocesi di Pesqueira nel Brasile, celebra una Santa Messa per i massoni che sfilano nella Parrocchia di Nostra Signore della Concezione, ricevono l’Eucaristia e salgono sul presbiterio con squadre e compassi.

Cosa dire della virtù teologale della Carità, la più importante, come la definisce San Paolo [Cf. I Cor 13, 13], alla quale a poco a poco si è sostituito uno dei concetti più cari alla cultura massonica: la solidarietà? Non mi ripeto e mi limito a rimandare al mio articolo sulla neolingua in cui parlo delle parole svuotate del loro significato e riempite d’altro, il tutto sulla scia di un dramma odierno che a volte pare irreversibile: abbiamo perduto il nostro linguaggio, che è quello metafisico, per andare incontro non a “parole nuove”, ma a concetti senza senso che minano i fondamenti della nostra fede, che per esprimersi ha bisogno di chiare e precise parole [vedere qui], di un vocabolario comune che ci permetta di ricercare la perfezione nell’unità [Cf. Gv 17, 20-21.23]. Quale è invece quella concreta realtà ecclesiale che molti nostri vescovoni e cardinaloni fingono di non vedere, per evitare di dover correre quanto prima ai ripari? Narrata da chi come me vive molto da dentro la vita ecclesiale come membro del Collegio Sacerdotale, la desolante realtà è questa: se mettiamo assieme tre o quattro preti scopriremo che ciascuno di loro ha un “suo” linguaggio, una “sua” ecclesiologia, una “sua” pastorale … e tutto questo finisce spesso per tradursi in una “sua” dottrina. In una sola cosa questi preti saranno uniti da un nefasto elemento comune — ed in tal caso mi permetto di dire eccetto il sottoscritto — : nello spirito clericale, nella malitia clericorum, perché quando si mina e si distrugge lo spirito ecclesiale sorge al suo posto il peggio dello spirito clericale. Se poi prendiamo come paradigma la Diocesi delle Diocesi, quella di Roma, sede della Cattedra Episcopale di Pietro, ed andiamo in giro per le parrocchie durante la celebrazione delle Sante Messe, scegliendone per esempiodieci a caso sparse per l’Urbe, scopriremo in esse dieci preti che celebrano il Sacrificio Eucaristico in dieci modi diversi, alcuni mossi pure dall’evidente spirito del …”e mo’ che m’envento pe’ stupì “? Sorvoliamo del tutto su certi gruppi neocatecumenali e carismatici che ormai hanno di fatto dei “riti” propri, inclusi riti propiziatori, sciamani e sincretistici finiti nel rituale cattolico; ma sorvoliamo allo stesso modo anche su certi cosiddetti tradizionalisti, nell’ambito dei quali il numero di coloro che “adorano” gli accidenti esterni della sacra liturgia anziché le sostanze immutabili ed eterne del Memoriale Vivo e Santo, è purtroppo molto alto. Insomma: sembra talvolta di essere in un campo aperto senza possibilità alcuna di riparo con le granate che piovono da tutte le parti.

dolce e gabbana
Se non fossero chiari i risultati della “mitica” rivoluzione sessuale e della “liberazione” della donna, ecco una pubblicità dell’azienda degli stilisti Dolce&Gabbana nella quale si simula lo stupro di una autentica donna oggetto del XXI secolo, figlia della donna finalmente “liberata” quattro decenni prima dal furore dei movimenti femministi

Il Novecento, dopo una rivoluzione sessuale che ha manifestato un tripudio di egoismo, che non ha liberato affatto la donna ma l’ha resa veramente “oggetto” più di quanto storicamente e socialmente sia mai stata e che ha scisso la sessualità dall’amore umano, è infine giunto a livelli tali di perversione istituzionalizzata da rendere difficile trovare adeguati eguali storici, persino andando a prendere a prestito le immagini di Sodoma e Gomorra, che però non rendono l’idea, soprattutto non rendono “giustizia” alcuna alla realtà del nostro presente.

Il Novecento è stato anche il secolo più oppressivo della storia, privo di rispetto per la vita umana e privo di misericordia; e certi istinti ormai in circolo da un secolo nel sangue delle nuove generazioni non si eliminano con inviti cinetelevisivi alla tenerezza, perché il lavoro che si richiede è molto più complesso, ma soprattutto più drastico, perché basato su un rischio che non si può evitare di correre: il non piacere alle masse ed alle elites di potere. Per non parlare della misericordia vera, quella correttamente intesa, recepita e praticata secondo il Mistero della Rivelazione, esposta e riassunta in numerosi passi dei Vangeli, prendiamone solo uno tra i diversi:

«Se il tuo occhio destro è motivo di scandalo cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna» [Mt 5, 29-30]

piede diabetico 2
quale saggio medico, sarà così scelleratamente “misericordioso”, da lasciare che la cancrena assalga l’intero corpo, anziché salvarlo attraverso l’amputazione dell’arto infetto?

Se però all’interno della Chiesa contemporanea qualcuno è davvero convinto che dinanzi ad un corpo assalito da un devastante diabete degenerativo che ha generato una cancrena al piede, sia invece molto misericordioso non amputarlo, perché non è bene privare un essere umano di un arto, in tal caso è presto detto: ci si preparari alla inevitabile conseguenza della cancrena che da lì a breve assalirà anche tutti gli altri arti del corpo.

Il Novecento è stato il secolo che ha assistito allo sterminio degli ebrei, che non è stato il solo, anche se pochi ricordano il genocidio degli armeni a cavallo della prima guerra mondiale. Nessuno commemora le decine e decine di milioni di uccisi sotto il regime sovietico e pochi si avventurano a fare il conto delle vittime sacrificate nelle varie parti del mondo all’utopia comunista. Nel corso di questo secolo si è imposto a intere popolazioni l’ateismo di Stato, mentre nell’Occidente secolarizzato si è diffuso un ateismo edonistico e libertario, fino ad arrivare all’idea grottesca della “morte di Dio”.

Soloviev foto
Vladimir Sergeevič Solov’ëv

Solov’ëv è stato profeta e maestro inattuale e inascoltato, a lungo relegato nella letteratura visionaria. In realtà è stato un appassionato difensore dell’uomo schivo ad ogni filantropia. È stato un apostolo infaticabile della pace e avversario del pacifismo. Auspicò l’unità tra i cristiani e fu duramente critico verso ogni irenismo. Fu innamorato della natura ma totalmente distaccato dalle odierne infatuazioni ecologiche, o per dirla in breve: fu amico innamorato della Verità rivelata del Verbo di Dio e nemico ostile di ogni ideologia e di ogni socio-teologia pseudo religiosa. Queste sono le guide di cui oggi abbiamo estremo bisogno, assieme alla vera misericordia. Non abbiamo bisogno, né mai un corpo infetto da arti in cancrena sarà salvato con l’acqua distillata della vaporosa tenerezza, ma solo dalla grande misericordia del bisturi …

Autore  REDAZIONE dell'Isola di Patmos

Autore
REDAZIONE
dell’Isola di Patmos

Cari Lettori

Saremo ancora con voi il 1° gennaio per inaugurare il nuovo anno con un articolo del Padre Giovanni Cavalcoli OP dedicato al Servo di Dio domenicano Tomas Tyn e con un articolo del Padre Ariel S. Levi di Gualdo dedicato allo scrittore cattolico Gilbert Keith Chesterton.

I NOSTRI CARI AUGURI PER UN INIZIO FELICE DELL’ANNO 2015 NELLA GRAZIA DEL VERBO INCARNATO, CON L’AUSILIO E CON L’INTERCESSIONE DEL BEATO GIUSEPPE, DELLA BEATA VERGINE MARIA E DELL’APOSTOLO GIOVANNI PROTETTORE DELL’ISOLA DI PATMOS E DEI SUOI ORMAI NUMEROSI VISITATORI

 

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La Spagna si piega alle lobby LGBT http://bibliotecaneval.altervista.org/la-spagna-si-piega-alle-lobby-lgbt/ Tue, 30 Dec 2014 23:32:51 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12520  di Federico Catani   La Spagna si è sottomessa alle lobby abortiste ed LGBT , le cui istanze vengono imposte agli Stati dalle istituzioni internazionali che lavorano per instaurare il Nuovo Ordine Mondiale. È una denuncia e un’accusa senza appello quella lanciata da Mons. Juan Antonio Reig Pla al governo spagnolo.   In una lettera pastorale pubblicata il 26 dicembre, […]

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LGBT, lobby abortiste, lobby omosessualiste, Rajoy, Spagna

 

La Spagna si è sottomessa alle lobby abortiste ed LGBT , le cui istanze vengono imposte agli Stati dalle istituzioni internazionali che lavorano per instaurare il Nuovo Ordine Mondiale.

È una denuncia e un’accusa senza appello quella lanciata da Mons. Juan Antonio Reig Pla al governo spagnolo.

 

In una lettera pastorale pubblicata il 26 dicembre, il vescovo di Alcalá de Henares ha rivelato i veri motivi che hanno spinto Mariano Rajoy, presidente del Consiglio e leader del Partido Popular, a ritirare la proposta di riforma della legge sull’aborto annunciata lo scorso anno.

Con una chiarezza e una forza davvero encomiabili, Mons. Reig Pla scrive che il governo spagnolo ha sacrificato la sua moderata politica pro-life per ottenere un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Come si evince dalla lettura del documento “Priorità della Spagna nelle Nazioni Unite”, reperibile sul sito del Ministero degli Esteri, per conseguire tale scopo, il governo di centro-destra ha obbedito ai diktat provenienti dagli organismi internazionali. In particolare, Madrid si è impegnata a garantire e promuovere i “diritti” delle donne e delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, intersessuali e queer (LGBTIQ), come l’uguaglianza, la non discriminazione di genere e la salute sessuale e riproduttiva.

Dietro questi presunti “diritti” in realtà c’è ben altro. Il vescovo di Alcalá de Henares, documenti alla mano, spiega molto bene in cosa consiste tutto ciò. Si tratta di obiettivi indicati dagli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”, redatti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la collaborazione dell’International Planned Parenthood Federation e del World Association for Sexual Health. Mons. Reig Pla attribuisce giustamente tali imposizioni all’“imperialismo transnazionale del denaro” e constata amaramente che “la Spagna, come buona parte del mondo, ormai non è altro che una colonia al servizio del Nuovo Ordine Mondiale”.

E cosa impongono gli organismi internazionali che vogliono arrivare al transumanesimo e al postumanesmo, ovvero alla costruzione di un nuovo essere umano, completamente sradicato dalla sua natura?Incremento della contraccezione; sterilizzazione, specie dei malati psichici o dei portatori di handicap; aborto libero, sia chimico sia chirurgico; manipolazione degli embrioni e fecondazione artificiale; promozione dellamasturbazione anche ai bambini; sottrazione ai genitori della patria potestà in tutto quel che riguarda la sessualità dei loro figli; educazione sessuale (teorica e pratica) obbligatoria dei minori da parte dello Stato, anche contro la volontà dei genitori e secondo la prospettiva dell’ideologia di genere; diminuzione dell’età legale per avere rapporti sessuali di ogni tipo; apertura alla sessualità “intergenerazionale”; promozione universale e rafforzamento della cosiddetta “teoria del gender”, con tutte le logiche conseguenze; diritto dei minori a scegliere il proprio “orientamento di genere” e, se del caso, a cambiare sesso, ricorrendo alla chirurgia; diritto a esplorare la propria identità sessuale sin dall’asilo; diritto a ricevere informazioni sull’omosessualità sin dai 4 anni; matrimoni omosessuali con possibilità di adozione; riconoscimento dei diritti dei transessuali; diritto alla “non discriminazione e all’uguaglianza di trattamento”, il che implicherebbe la punibilità di chi, come la Chiesa, definisce peccaminosi gli atti omosessuali; divieto agli psicologi e agli psichiatri di aiutare terapeuticamente gli omosessuali che liberamente lo richiedessero; imposizione a imprese e istituzioni di assumere una certa percentuale di lavoratori LGBT ; inversione dell’onere della prova quando vi sono denunce per presunte discriminazioni di persone LGBT ; e così via.

Come si vede, è il manifesto per la creazione di un “mondo nuovo”, fondato sulla sovversione radicale della natura e al quale il governo spagnolo si è piegato. Mons. Reig Pla, vox clamantis in deserto, ha testimoniato la verità. Speriamo in tanti lo seguano e imitino, senza piegarsi ai nuovi padroni del pianeta.

 

Fonte:http://www.obispadoalcala.org/noticiasDEF.php?subaction=showfull&id=1419548580&archive=

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Quinta colonna ebraica: un esempio storico http://bibliotecaneval.altervista.org/quinta-colonna-ebraica-un-esempio-storico/ Tue, 30 Dec 2014 01:22:48 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12517 Nuovo articolo di Radio Spada 29 dicembre 2014 by epiphanius –di Davide Consonni- Questo breve post pretende di rispondere ad una sola domanda: "che ruolo ebbe la comunità ebraica di Gerusalemme durante e dopo l'assedio ad opera dei persiani mussulmani nel 614 d.C.?" Ecco cosa scrisse Steven Runciman, storico medievalista e bizantinista nonché autore dell'opera celeberrima […]

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Nuovo articolo di Radio Spada

29 dicembre 2014

by epiphanius

–di Davide Consonni-

Questo breve post pretende di rispondere ad una sola domanda:

"che ruolo ebbe la comunità ebraica di Gerusalemme durante e dopo l'assedio ad opera dei persiani mussulmani nel 614 d.C.?"

Ecco cosa scrisse Steven Runciman, storico medievalista e bizantinista nonché autore dell'opera celeberrima "Storia delle Crociate", in merito al ruolo degli ebrei durante la prima conquista di Gerusalemme da parte dei maomettani di Persia nel 614 d.C..

"Il 5 maggio, con l'aiuto degli ebrei che si trovavano all'interno della città, i persiani vi penetrarono a forza: ne seguirono scene di indescrivibile orrore. Mentre intorno le loro chiese e case erano in fiamme, i cristiani vennero massacrati indiscriminatamente, alcuni dai soldati persiani, molti dagli ebrei"

[Fonte: Runciman, Storia delle crociate, Volume I°, Einaudi, 1993, p.13] 

 

[Fonte: Runciman, Storia delle crociate, Volume I°, Einaudi, 1993, p.13]

[Fonte: Runciman, Storia delle crociate, Volume I°, Einaudi, 1993, p.13]

A ciò scritto dal celebre Runciman va aggiunto bensì dell'altro. All'esercito del generale sasanide Shahrbaraz, colui che per conto persiano assediò e conquistò Gerusalemme, si devono sommare ben 26 mila soldati ebrei provenienti dai territori persiani. Tali notizie ci giungono dalla più accreditata e diretta fonte storica in merito all'assedio di Gerusalemme del 614 d.C.: Antiochus Strategos [versione pdf e download]. In tale cronaca degli eventi emerge un brano di quelli che si vorrebbero cancellati, obnubilati, sepolti per sempre. In tale passo si parla dei cristiani sopravvissuti al massacro, il generale li fece gettare nella piscina di Mamilla, una riserva d’acqua fatta costruire da Ponzio Pilato a poca distanza dalla città. Accalcati gli uni sugli altri, molti cristiani morirono per soffocamento. Sentiamo cosa proposero i sacerdoti giudei ai Cristiani in fin di vita ammassati nella piscina di Mamilla:

"…the Jews approached the edge of the reservoir  and called out to the children of God, while they were shut up therein, and said to them : ‘If ye would escape from death, become Jews and deny Christ; and then ye shall step up from your place and join us. We will ransom you with our money, and ye shall be benefited by us."

traduzione:

"gli ebrei si avvicinarono al bordo del serbatoio e gridarono ai figli di Dio , mentre stavano in esso rinchiusi, e disse loro : ' Se voi volete sfuggire alla morte , diventate ebrei e rinnegate Cristo ; e poi fate un passo avanti e unitevi a noi ebrei. Vi riscatteremo con i nostri soldi , e sarete beneficiati da noi"

e ancora: 

"Allora i Giudei … come una volta hanno comprato il Cristo con l'argento, così han acquistato i cristiani dal serbatoio; hanno dato l'argento Persiani, e hanno comprato un cristiano e lo hanno ucciso come una pecora"

Insomma, gli Ebrei avrebbero pagato il riscatto dei cristiani se si fossero convertiti al giudaismo. I Cristiani rifiutarono. Morirono tutti di fame e di sete, oppure martirizzati a fil di spada dai magnanimi soldati persiani, oppure venduti come schiavi dagli ebrei.

Una versione ancora peggiore della conquista e del massacro della Gerusalemme Cristiana è quella riportata dal giornalista Israel Shamir:

"Vi era anche una piccola e ricca comunità ebraica che viveva al centro del paese, principalmente a Tiberiade o sulle rive del Mare di Galilea. I loro letterati avevano appena completato la stesura del Talmud, che codificava la loro fede, il Giudaismo Rabbinico; ma per le istruzioni  essi si rivolgevano alla prevalente comunità ebraica della Babilonia Persiana. Nel 614, gli ebrei palestinesi si allearono con i loro correligionari babilonesi e aiutarono i persiani nella conquista della Terra Santa. Subito dopo la vittoria persiana, gli ebrei perpetrarono un imponente olocausto dei Gentili di Palestina. Bruciarono chiese e monasteri, uccisero monaci e preti, bruciarono libri. La meravigliosa basilica dei Pesci e dei Pani di Tabgha, l’Ascensione sul Monte degli Olivi, Santo Stefano, sita di fronte alla Porta di Damasco e Hagia Sion, sul Monte Sion, sono solo la punta di diamante di ciò che andò perduto. Pochissime chiese sopravvissero al massacro. La Chiesa della Natività sopravvisse miracolosamente: i persiani recalcitrarono agli ordini degli ebrei, rifiutandosi di distruggerla a causa dei mosaici raffiguranti i Magi, che essi riconobbero come  ritratti di re persiani. Questa devastazione non fu il crimine peggiore. Quando Gerusalemme si arrese ai persiani, migliaia di cristiani divennero prigionieri di guerra e furono ammassati nell’area della piscina Mamilla. L’archeologo israeliano Ronny Reich scrive: “Furono probabilmente venduti al miglior offerente. Secondo le stesse fonti, i prigionieri cristiani al Mamilla Pool furono comprati da ebrei e poi furono massacrati nello stesso luogo”. Un testimone oculare, Strategio di San Sabas, fu più vivido: “Gli ebrei riscattarono i cristiani dalle mani dei soldati persiani per pochi denari e furono uccisi alla Piscina di Mamilla, che si riempì di sangue“. Nella sola Gerusalemme furono massacrati 60.000 cristiani palestinesi"

Concludendo, dalle fonti citate pare certificato che il ruolo che ebbe la comunità ebraica di Gerusalemme durante la conquista del 614 d.C. fu quello di traditrice, assassina e perfida. Non risulterà inverosimile  a nessuno che cotanta perfidia fece guadagnare agli ebrei il Regno di Gerusalemme dal 614 al 619 d.C.. Qui per una cronistoria del Regno Ebraico di Gerusalemme 614-619.

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L’ULTIMA LETTERA DI DON FABRIZIO http://bibliotecaneval.altervista.org/lultima-lettera-di-don-fabrizio/ Sun, 28 Dec 2014 23:28:57 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12511 28 dicembre 2014 Famiglia Cristiana.    L'ULTIMA LETTERA DI DON FABRIZIO Don Fabrizio De Michino, un giovane sacerdote napoletano deceduto alcuni giorni fa all'età di soli 31 anni, ha scritto prima di morire una lettera al Papa, che vogliamo condividere con voi. Vi chiediamo una preghiera per lui. A Sua Santità Papa Francesco Santo Padre, nelle […]

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28 dicembre 2014
L'ULTIMA LETTERA DI DON FABRIZIO<br /><br />
Don Fabrizio De Michino, un giovane sacerdote napoletano deceduto alcuni giorni fa all'età di soli 31 anni, ha scritto prima di morire una lettera al Papa, che vogliamo condividere con voi.<br /><br />
Vi chiediamo una preghiera per lui.</p><br />
<p>        A Sua Santità Papa Francesco<br /><br />
        Santo Padre,<br /><br />
        nelle mie quotidiane preghiere che rivolgo a Dio, non smetto di pregare per Lei e per il ministero che il Signore stesso Le ha affidato, affinchè possa darle sempre forza e gioia per continuare ad annunciare la bella notizia del Vangelo.<br /><br />
        Mi chiamo Fabrizio De Michino e sono un giovane sacerdote della Diocesi di Napoli. Ho 31 anni e da cinque sacerdote. Svolgo il mio servizio sia presso il Seminario Arcivescovile di Napoli come educatore del gruppo dei diaconi, che in una parrocchia a Ponticelli, che si trova alla periferia est di Napoli. La Parrocchia, ricordando il miracolo avvenuto sul colle Esquilino, è intitolata alla Madonna della Neve e nel 2014 celebrerà il primo centenario dell’Incoronazione della statua lignea del 1500, molto cara a tutti gli abitanti.<br /><br />
        Ponticelli è un quartiere degradato con molta criminalità e povertà, ma ogni giorno scopro davvero la bellezza di vedere quello che il Signore opera in queste persone che si fidano di Dio e della Madonna.<br /><br />
        Anch’io da quando sono in questa parrocchia ho potuto ampliare sempre più il mio amore fiducioso verso la Madre Celeste, sperimentando anche nelle difficoltà la sua vicinanza e protezione. Purtroppo sono tre anni che mi trovo a lottare contro una malattia rara: un tumore proprio all’interno del cuore e da qualche mese anche nove metastasi al fegato e alla milza. In questi anni non facili, però, non ho mai perso la gioia di essere annunciatore del Vangelo. Anche nella stanchezza percepisco davvero questa forza che non viene da me ma da Dio che mi permette di svolgere con semplicità il mio ministero. C’è un versetto biblico che mi sta accompagnando e che mi infonde fiducia nella forza del Signore, ed è quello di Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (Ez 36, 26)<br /><br />
        In questo tempo molto vicina è la presenza del mio Vescovo, il Card. Crescenzio Sepe, che mi sostiene costantemente, anche se a volte mi dice di riposarmi un po’ per non affaticarmi troppo.<br /><br />
        Ringraziando Dio anche i miei familiari e i miei amici sacerdoti mi aiutano e sostengono soprattutto quando faccio le varie terapie, condividendo con me i vari momenti d’inevitabile sofferenza. Anche i medici mi assistono tantissimo e fanno di tutto per trovare le giuste terapie da somministrarmi.</p><br />
<p>        Santo Padre,<br /><br />
        sarò stato un po’ lungo in questo mio scritto, ma volevo solamente dirLe che offro al Signore tutto questo per il bene della Chiesa e per Lei in modo particolare, perché il Signore La benedica sempre e La accompagni in questo ministero di servizio e amore.<br /><br />
        Le chiedo, nelle Sue preghiere di aggiungere anche me: quello che chiedo ogni giorno al Signore è di fare la Sua volontà, sempre e comunque. Spesso, è vero, non chiedo a Dio la mia guarigione, ma chiedo la forza e la gioia di continuare ad essere vero testimone del suo amore e sacerdote secondo il suo cuore.<br /><br />
        Certo delle Sue paterne preghiere, La saluto devotamente.</p><br />
<p>        Don Fabrizio De Michino

  

L'ULTIMA LETTERA DI DON FABRIZIO
Don Fabrizio De Michino, un giovane sacerdote napoletano deceduto alcuni giorni fa all'età di soli 31 anni, ha scritto prima di morire una lettera al Papa, che vogliamo condividere con voi.
Vi chiediamo una preghiera per lui.

A Sua Santità Papa Francesco
Santo Padre,
nelle mie quotidiane preghiere che rivolgo a Dio, non smetto di pregare per Lei e per il ministero che il Signore stesso Le ha affidato, affinchè possa darle sempre forza e gioia per continuare ad annunciare la bella notizia del Vangelo.
Mi chiamo Fabrizio De Michino e sono un giovane sacerdote della Diocesi di Napoli. Ho 31 anni e da cinque sacerdote. Svolgo il mio servizio sia presso il Seminario Arcivescovile di Napoli come educatore del gruppo dei diaconi, che in una parrocchia a Ponticelli, che si trova alla periferia est di Napoli. La Parrocchia, ricordando il miracolo avvenuto sul colle Esquilino, è intitolata alla Madonna della Neve e nel 2014 celebrerà il primo centenario dell’Incoronazione della statua lignea del 1500, molto cara a tutti gli abitanti.
Ponticelli è un quartiere degradato con molta criminalità e povertà, ma ogni giorno scopro davvero la bellezza di vedere quello che il Signore opera in queste persone che si fidano di Dio e della Madonna.
Anch’io da quando sono in questa parrocchia ho potuto ampliare sempre più il mio amore fiducioso verso la Madre Celeste, sperimentando anche nelle difficoltà la sua vicinanza e protezione. Purtroppo sono tre anni che mi trovo a lottare contro una malattia rara: un tumore proprio all’interno del cuore e da qualche mese anche nove metastasi al fegato e alla milza. In questi anni non facili, però, non ho mai perso la gioia di essere annunciatore del Vangelo. Anche nella stanchezza percepisco davvero questa forza che non viene da me ma da Dio che mi permette di svolgere con semplicità il mio ministero. C’è un versetto biblico che mi sta accompagnando e che mi infonde fiducia nella forza del Signore, ed è quello di Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (Ez 36, 26)
In questo tempo molto vicina è la presenza del mio Vescovo, il Card. Crescenzio Sepe, che mi sostiene costantemente, anche se a volte mi dice di riposarmi un po’ per non affaticarmi troppo.
Ringraziando Dio anche i miei familiari e i miei amici sacerdoti mi aiutano e sostengono soprattutto quando faccio le varie terapie, condividendo con me i vari momenti d’inevitabile sofferenza. Anche i medici mi assistono tantissimo e fanno di tutto per trovare le giuste terapie da somministrarmi.

Santo Padre,
sarò stato un po’ lungo in questo mio scritto, ma volevo solamente dirLe che offro al Signore tutto questo per il bene della Chiesa e per Lei in modo particolare, perché il Signore La benedica sempre e La accompagni in questo ministero di servizio e amore.
Le chiedo, nelle Sue preghiere di aggiungere anche me: quello che chiedo ogni giorno al Signore è di fare la Sua volontà, sempre e comunque. Spesso, è vero, non chiedo a Dio la mia guarigione, ma chiedo la forza e la gioia di continuare ad essere vero testimone del suo amore e sacerdote secondo il suo cuore.
Certo delle Sue paterne preghiere, La saluto devotamente.

Don Fabrizio De Michino

 

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Francesco: la politica applichi la costituzione sulle famiglie numerose http://bibliotecaneval.altervista.org/francesco-la-politica-applichi-la-costituzione-sulle-famiglie-numerose/ Sun, 28 Dec 2014 23:18:42 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12507  28.12.2014     (©LaPresse) (©LAPRESSE) LE FAMIGLIE NUMEROSE DA PAPA FRANCESCO Udienza alla associazione nata all’epoca di Paolo VI nel giorno della festa della Santa famiglia. E ricorda le famiglie gravate dalla disoccupazione IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO   La costituzione italiana «chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose», ma «questo non trova adeguato riscontro […]

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 28.12.2014
   

Le famiglie numerose da Papa Francesco

(©LaPresse)

(©LAPRESSE) LE FAMIGLIE NUMEROSE DA PAPA FRANCESCO

Udienza alla associazione nata all’epoca di Paolo VI nel giorno della festa della Santa famiglia. E ricorda le famiglie gravate dalla disoccupazione

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

 

La costituzione italiana «chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose», ma «questo non trova adeguato riscontro nei fatti» e pertanto serve «una maggiore attenzione della politica e degli amministratori pubblici». Così Papa Francesco nell’udienza dedicata straordinariamente di domenica alla associazione Famiglie numerose in occasione della odierna festa della Santa famiglia. Jorge Mario Bergoglio ha ricordato, in particolare, la questione della «denatalità» italiana e il problema della disoccupazione che grava su molte famiglie.

«Cari genitori, vi sono grato per l’esempio di amore alla vita, che voi custodite dal concepimento alla fine naturale, pur con tutte le difficoltà e i pesi della vita, e che purtroppo le pubbliche istituzioni non sempre vi aiutano a portare», ha detto il Papa, che poi, riecheggiando i discorsi introduttivi, ha proseguito: «Giustamente voi ricordate che la Costituzione Italiana, all’articolo 31, chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose; ma questo non trova adeguato riscontro nei fatti. Resta nelle parole. Auspico quindi, anche pensando alla bassa natalità che da tempo si registra in Italia, una maggiore attenzione della politica e degli amministratori pubblici, ad ogni livello, al fine di dare il sostegno previsto a queste famiglie. Ogni famiglia è cellula della società, ma la famiglia numerosa è una cellula più ricca, più vitale, e lo Stato ha tutto l’interesse a investire su di essa!». In questo senso, «ben vengano – ha proseguito Bergoglio – le famiglie riunite in associazione, come questa italiana e come quelle di altri Paesi europei, qui rappresentate, e ben venga una rete di associazioni familiari capace di essere presente e visibile nella società e nella politica» e «ben vengano anche i movimenti ecclesiali, nei quali voi membri delle famiglie numerose siete particolarmente presenti e attivi), ha detto citando, in particolare, la «bella notizia» che «proprio a Nazareth si sta realizzando una casa per le famiglie del mondo che si recano pellegrine là dove Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia. Prego in particolare – ha poi aggiunto Francesco – per le famiglie più provate dalla crisi economica, quelle dove il papà o la mamma hanno perso il lavoro, – e questo è duro – dove i giovani non riescono a trovarlo; le famiglie provate negli affetti più cari e quelle tentate di arrendersi alla solitudine e alla divisione».

Jorge Mario Bergoglio ha iniziato il discorso, pronunciato – prima dell’Angelus – alle 11.30 in aula Paolo VI, davanti a 3.500 tra genitori e bambini, con una battuta: «Ditemi: a che ora vi siete alzati oggi? Alle 6? Alle 5? E non avete sonno? Ma io con questo discorso vi farò dormire!». Presenti all’udienza mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio consiglio per le Famiglie («Specialista nel fare queste cose», ha chiosato il Papa), mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, in passato ausiliare di quella Brescia dove l’associazione è nata all’epoca di Paolo VI, che per primo la ricevette in Vaticano nel 1963, e il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del sinodo. «La società sta bene, se la famiglia sta bene», aveva detto alla Radio vaticana il presidente – assieme alla moglie Raffaella – dell’associazione, Giuseppe Butturini. «La famiglia sta bene, se la coppia sta bene. Quando la coppia sta bene? Quando ogni giorno si scambiano gli anelli e si accettano così come sono, non come l’uno vorrebbe che l’altro fosse».

« Un figlio è un miracolo che cambia una vita», ha detto il Papa. «Voi, bambini e bambine, siete proprio questo: ognuno di voi è frutto unico dell’amore, venite dall’amore e crescete nell’amore. Siete unici, ma non soli! E il fatto di avere fratelli e sorelle vi fa bene: i figli e le figlie di una famiglia numerosa sono più capaci di comunione fraterna fin dalla prima infanzia. In un mondo segnato spesso dall’egoismo, la famiglia numerosa è una scuola di solidarietà e di condivisione; e questi atteggiamenti vanno poi a beneficio di tutta la società», ha sottolineato il Pontefice argentino, che poi, rivolgendosi ai figli, ha detto: «Voi, bambini e ragazzi, siete i frutti dell’albero che è la famiglia: siete frutti buoni quando l’albero ha buone radici – che sono i nonni – e un buon tronco – che sono i genitori». Per questo, ha detto ancora, «è molto importante la presenza dei nonni: una presenza preziosa sia per l’aiuto pratico, sia soprattutto per l’apporto educativo. I nonni custodiscono in sé i valori di un popolo, di una famiglia, e aiutano i genitori a trasmetterli ai figli. Nel secolo scorso, in tanti Paesi dell’Europa, sono stati i nonni a trasmettere la fede: loro portavano di nascosto il bambino a ricevere il battesimo e trasmettevano la fede». La presenza delle famiglie numerose «è una speranza per la società», ha detto il Papa.

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«Noi famiglie cristiane del Pakistan, costrette a lavorare come schiavi nelle fornaci di mattoni» http://bibliotecaneval.altervista.org/noi-famiglie-cristiane-del-pakistan-costrette-lavorare-come-schiavi-nelle-fornaci-di-mattoni/ Sun, 28 Dec 2014 23:01:07 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12505  28-12-2014   di Marta Petrosillo     Intere famiglie ridotte in schiavitù per generazioni. Costrette a lavorare quattordici ore al giorno, sei giorni a settimana per l’equivalente di qualche decina di euro al mese. È la drammatica condizione dei tanti lavoratori cristiani nelle fornaci di mattoni in Pakistan. Il 4 novembre scorso i coniugi Shama […]

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 28-12-2014  

di Marta Petrosillo

Una fornaca di mattoni in Pakistan

 

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Intere famiglie ridotte in schiavitù per generazioni. Costrette a lavorare quattordici ore al giorno, sei giorni a settimana per l’equivalente di qualche decina di euro al mese. È la drammatica condizione dei tanti lavoratori cristiani nelle fornaci di mattoni in Pakistan. Il 4 novembre scorso i coniugi Shama e Shahzad Masih, assieme al figlio che lei portava in grembo, sono stati gettati vivi in una fornace perché accusati di blasfemia. La vicenda, che rappresenta l’ennesimo caso di omicidio extragiudiziale legato alla “legge nera”, ha acceso i riflettori su questa forma di schiavitù contemporanea. 

Shama e Shahzad lavoravano in una fornace di mattoni a Kusar, inPunjab. Come altri milioni di pachistani – la Commissione Diritti Umani del Pakistan stima che in queste fabbriche siano impiegati tra i tre e gli otto milioni di operai – avevano contratto un debito con il loro datore di lavoro e non avrebbero riacquistato la libertà fin quando non lo avessero estinto. In seguito alle accuse di blasfemia rivolte a Shama – colpevole secondo alcuni di aver bruciato pagine contenti versetti del Corano – i due ragazzi cristiani sapevano di essere in pericolo e avevano chiesto al proprietario della fornace di potersi allontanare. Ma sono stati trattenuti con la forza.

Gli schiavi nelle fornaci di mattoni non sono soltanto cristiani o cittadini appartenenti alle minoranzereligiose. Tuttavia, pur in assenza di stime esatte sul numero dei lavoratori, alcuni studi dimostrano come la percentuale dei cristiani tra gli operai sia altissima, specie se paragonata al minuscolo 1,6% che rappresenta la minoranza religiosa sulla popolazione. Secondo l’organizzazione pachistana Public Welfar Foundation, almeno l’80% della forza lavoro impiegata nella produzione di mattoni sarebbe formato da cristiani. Peraltro come dimostrato da un datato studio dello Human Right Watch, nel 1995 in Punjab il 68% percento degli operai intervistati praticava la fede cristiana. E non è difficile notare come nei pochi documentari realizzati sull’argomento – citiamo a tal proposito un servizio della Bbc – la maggior parte dei testimoni porti il cognome Masih, che indica appunto l’appartenenza alla fede cristiana. In Pakistan moltissimi cristiani occupano gli ultimi gradini della scala sociale, sono poverissimi e non riescono a trovare un impiego proprio a causa della propria fede religiosa. Tutti fattori che costringono le famiglie a chiedere prestiti ai proprietari delle fornaci. 

Il debito contratto si chiama peshgi: una sorta di anticipo che gli operai devono ripagare attraverso ilproprio lavoro. Per legge la retribuzione minima dovrebbe essere di 888 rupie (7,25 euro) ogni mille mattoni prodotti. In realtà una famiglia che riesce a produrre 2500 mattoni al giorno guadagna in media meno di 20 euro al mese. Il datore di lavoro trattiene il 50 per cento per la restituzione del debito ed il resto va al capofamiglia. La moglie e i figli vengono considerati meri aiutanti e dunque non percepiscono alcun compenso. La percentuale di bambini è altissima: in Pakistan oltre il 60% dei minori inizia a lavorare prima dei tredici anni. I dipendenti non hanno alcun tipo di assistenza sanitaria e dunque se si ammalano, come spesso accade viste le pessime condizioni igieniche e lavorative, devono chiedere un nuovo prestito al proprietario della fornace. Alimentando il circolo vizioso di una schiavitù senza fine.

Inoltre la quasi totalità degli operai è analfabeta e dunque non è in grado né di contare il numero dimattoni prodotti né di calcolare quanto le sia dovuto. Così il datore di lavoro può aggiungere senza difficoltà uno zero al debito iniziale nel contratto firmato dai dipendenti, gonfiare gli interessi, sottostimare il numero di pezzi prodotti o addirittura pretendere un rimborso per i mattoni rotti. Obiettivo ultimo è impedire al prestito di estinguersi e costringere i lavoratori a contrarre nuovi debiti. 

Infine il datore di lavoro può perfino decidere di vendere i propri dipendenti al proprietario di un’altrafornace, purché questo saldi il peshgi dell’operaio con un’aggiunta di denaro per l’acquisto della “merce”. Alla drammatica condizione, vanno poi aggiunti i soprusi e le violenze fisiche e psicologiche. I lavoratori sono costretti a vivere in insediamenti fatiscenti attigui alle fornaci, spesso controllati da guardie armate, chiamate chowkidars. Gli stupri e i maltrattamenti rappresentano una pratica quotidiana. E nei pochi casi in cui gli operai hanno avuto il coraggio di denunciare i crimini subiti, sono stati arrestati dalla polizia che, complice del proprietario della fornace, ha formulato false accuse ai danni del malcapitato.

Le fornaci di mattoni violano sia l’articolo 4 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che laConvenzione n. 29 dell’Organizzazione Internazionale del lavoro (Ilo) sul Lavoro forzato. Entrambi documenti di cui il Pakistan è firmatario. Inoltre la Costituzione nazionale proibisce sia il lavoro forzato che quello minorile. E come se non bastasse nel 1992 è stato introdotto il Bonded Labour System Abolition Act, una norma che abolisce il lavoro forzato nelle fornaci e vieta ai proprietari di erogare peshgi per la cui restituzione sono necessari più di 15 giorni di lavoro. La legge – adottata soltanto dalla provincia del Punjab – prevede l’istituzione di comitati distrettuali di vigilanza. Ma i pochi che sono stati effettivamente creati, sono formati anche da politici locali spesso proprietari di fornaci di mattoni. E non stupisce che non siano mai stati riportati casi

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«Oggi si compie un genocidio sotto gli occhi di tutta l’umanità e nessuno fa niente per questa gente» http://bibliotecaneval.altervista.org/oggi-si-compie-un-genocidio-sotto-gli-occhi-di-tutta-lumanita-e-nessuno-fa-niente-per-questa-gente/ Sat, 27 Dec 2014 17:36:16 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12503 http://www.tempi.it/iraq-genocidio-sotto-occhi-umanita-nessuno-fa-niente#.VJ6TqKADEM   Dicembre 27, 2014    Rodolfo Casadei Intervista a Nicodemus Daoud Matti Shara, arcivescovo metropolita di Mosul e di tutto l’Iraq settentrionale. Dal nostro inviato a Erbil DAL NOSTRO INVIATO A ERBIL (IRAQ). Per i siriaci ortodossi, antica Chiesa pre-calcedoniana, è l’arcivescovo metropolita di Mosul e di tutto l’Iraq settentrionale, ma per il resto del […]

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Dicembre 27, 2014 
 
Rodolfo Casadei

Intervista a Nicodemus Daoud Matti Shara, arcivescovo metropolita di Mosul e di tutto l’Iraq settentrionale. Dal nostro inviato a Erbil

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DAL NOSTRO INVIATO A ERBIL (IRAQ). Per i siriaci ortodossi, antica Chiesa pre-calcedoniana, è l’arcivescovo metropolita di Mosul e di tutto l’Iraq settentrionale, ma per il resto del mondo è il vescovo che piange: Nicodemus Daoud Matti Sharaf è un omone di 38 anni che ricorda Giuliano Ferrara nel fisico e nel colore della barba (però molto più curata), ma che si è sciolto in lacrime quando, in un’intervista videoregistrata di qualche tempo fa, ha ricordato che per la prima volta in 1.500 anni i siriaci non potevano celebrare la festa di santa Simona (la madre dei martiri Maccabei) nelle loro chiese, fra le quali una in Qaraqosh dove un’immagine della santa e dei suoi figli martirizzati apparirebbe miracolosamente su di una parete. Come gli altri vescovi costretti all’esodo da Mosul e da Qaraqosh, anche Sharaf oggi vive a Erbil, dove ci ha ricevuto e ci ha rilasciato un’intervista in inglese.

Metropolita, che giudizio dà su quello che è successo ai cristiani dell’Iraq settentrionale? Perché questo esodo?
I nostri problemi dipendono dal fatto che da dieci anni viviamo in un paese senza legge, senza un vero governo. Quando è un paese è senza legge, le prime a pagare sono le minoranze religiose: per loro diventa impossibile vivere in quel luogo. Nessuno può difenderci tranne la legge, ma siccome la legge non c’è più, non possiamo più vivere dove abbiamo sempre vissuto.

Come vivono ora i suoi fedeli, in che condizioni si trovano?
Nei centri per gli sfollati la gente è ammassata nei prefabbricati o nelle tende, in condizioni ambientali pessime. Non hanno più nulla perché hanno dovuto abbandonare le loro case senza riuscire a portare con sé nulla. Ora gli è stata tolta loro anche la dignità, perché non c’è più la privacy della vita familiare.

Ci sono dei non-cristiani che vivono insieme ai cristiani in questi centri per i profughi?
Sì, ci sono piccoli gruppi di yazidi e di kakai (un’altra minoranza religiosa – ndr) che vivono pacificamente coi cristiani, come pacificamente convivevano con noi nei villaggi e nelle cittadine della piana di Ninive, insieme a shabak e turcomanni. Non c’erano problemi, vivevamo in pace, così come ora.

Nella città yazida di Sinjar c’era una piccola minoranza di cristiani siriaci ortodossi. Che notizie ha di loro?
Sono fuggiti tutti prima che arrivassero quelli del Daesh, ma una famiglia di 10 persone che adesso si trovano a Kirkuk è stata intercettata e due uomini del nucleo familiare sono stati rapiti. Di loro non sappiamo nulla fino ad oggi.

State ricevendo aiuti, nazionali e internazionali? Chi vi sta aiutando?
Ci sono molte organizzazioni che ci aiutano. Quelle dell’Onu come l’Unhcr e il Pam, e quelle private come World Vision. Ma i nostri bisogni sono grandi, perché grande è il numero della nostra gente: solo i cristiani in condizioni di bisogno sono 120 mila, e il governo di Baghdad non ci dà nulla. Hanno deliberato di versare a ogni famiglia sfollata un milione di dinari (pari a 870 dollari Usa – ndr), ma fino ad ora solo la metà delle famiglie che ne hanno diritto li hanno ricevuti. È una cifra ridicola per famiglie che da quattro-cinque mesi non hanno più nulla. E hanno bisogno di tutto: cibo, vestiti, medicine, assistenza sanitaria, la scuola per i figli. Perché la loro vita è stata sconvolta.

Lei fa parte del Comitato dei vescovi che raccoglie e distribuisce aiuti. Come li state gestendo?
Facciamo quello che possiamo. Abbiamo pagato 250 prefabbricati per i profughi, stiamo versando gli affitti per 700 appartamenti; ci facciamo carico degli interventi chirurgici urgenti e contribuiamo per altri beni essenziali: cibo, acqua, elettricità. Gli affitti costano 500-700 dollari per case di tre stanze nella periferia di Erbil.

Che notizie avete degli edifici ecclesiastici nelle città occupate dall’Isis?
Poche notizie, oltre a quella che tutte le croci all’esterno delle chiese sono state rimosse. Io so che la mia cattedrale a Mosul è stata trasformata in una moschea e che usano le chiese come negozi, pensionati, magazzini, centri di detenzione. Ma quello che ci fanno dentro non lo sappiamo.

Lei sa dirci quanti cristiani della sua Chiesa hanno abbandonato l’Iraq e quanti restano?
No, posso solo dire che alcuni se ne sono andati. Ma il punto è che se questa situazione durerà, se ne andranno tutti.

Come ha vissuto questo Natale? In che misura è stato diverso da quelli del passato?
Abbiamo vissuto il Natale nella preghiera, nelle Sante Messe, dentro alle chiese; ma fuori dalle chiese non c’è stata festa. Come si può festeggiare quando la gente si trova in questa situazione? Non si possono provare i sentimenti di pace e letizia del passato, solo sentimenti amari.

Lei ha speranza per il futuro? In che cosa spera?
In quanto cristiani, siamo figli della speranza. Sempre abbiamo speranza. Ma la nostra speranza è in Dio, solo in Lui. Non nei governi, non nei politici. La nostra speranza è che Dio muova la Sua mano e cambi la nostra situazione.

Dagli uomini non si può sperare nulla?
Fra un anno sarà il centenario del genocidio degli armeni ma anche del genocidio assiro (fra i 270 mila e i 750 mila morti nel periodo 1915-1920) compiuto sul suolo turco. Oggi viviamo un nuovo genocidio contro la nostra gente, che non consiste tanto nell’uccisione dei corpi, ma nell’uccisione delle anime, della nostra stessa umanità, della nostra dignità: è una nuova forma di genocidio. Il primo genocidio avvenne quando non esistevano la democrazia, i diritti umani, le Nazioni Unite. Ma oggi, cento anni dopo, nell’era della democrazia e dei diritti umani, delle Nazioni Unite, si compie un genocidio sotto gli occhi di tutta l’umanità e nessuno fa niente per questa gente. Questo è male. Questo è una vergogna.

 

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Tre volte, nella storia moderna, la parola ‘persona’ è stata ridimensionata. http://bibliotecaneval.altervista.org/tre-volte-nella-storia-moderna-la-parola-persona-e-stata-ridimensionata/ Sat, 27 Dec 2014 17:03:16 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12494 Nuovo articolo di Radio Spada  dicembre 27, 2014 by Isidoro 1857: La Corte Suprema americana dichiara che i neri non sono persone “legali”; che sono proprietà dei loro padroni, i quali possono comprarli, venderli, torturarli e ucciderli secondo la loro volontà. La schiavitù è legale.   1936: La Corte Suprema tedesca, il Reichsgericht, rifiuta di riconoscere […]

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Nuovo articolo di Radio Spada

 dicembre 27, 2014

by Isidoro

1857:

La Corte Suprema americana dichiara che i neri non sono persone “legali”; che sono proprietà dei loro padroni, i quali possono comprarli, venderli, torturarli e ucciderli secondo la loro volontà.

La schiavitù è legale.

 

1936:

La Corte Suprema tedesca, il Reichsgericht, rifiuta di riconoscere gli ebrei residenti in Germania “persone in senso legale”. Il genocidio è legale.

 

1973:

La Corte Suprema americana legifera che i non nati non sono persone in senso legale; non hanno diritti civili o umani; sono proprietà della madre, che può scegliere di ucciderli. L’aborto è legale per tutti i nove mesi di gravidanza.

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