Sinodo della famiglia Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/sinodo-della-famiglia/ NEVAL Thu, 11 Dec 2014 00:05:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.2 http://bibliotecaneval.altervista.org/favicon.ico Sinodo della famiglia Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/sinodo-della-famiglia/ 32 32 Questionario per il Sinodo, conviene rispondere http://bibliotecaneval.altervista.org/questionario-per-sinodo-conviene-rispondere/ Thu, 11 Dec 2014 00:05:30 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12360  10-12-2014  di Massimo Introvigne Share on facebookShare on twitter     Il 9 dicembre 2014 la Santa Sede ha inviato alle diocesi di tutto il mondo la relazione finale del Sinodo straordinario sulla famiglia del 2014, che si trasforma così in documento di base per il Sinodo ordinario del 2015, accompagnata da un questionario in […]

L'articolo Questionario per il Sinodo, conviene rispondere sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
 10-12-2014 

di Massimo Introvigne

 

Il 9 dicembre 2014 la Santa Sede ha inviato alle diocesi di tutto il mondo la relazione finale del Sinodo straordinario sulla famiglia del 2014, che si trasforma così in documento di base per il Sinodo ordinario del 2015, accompagnata da un questionario in 46 domande. La relazione finale è quella già nota, preceduta da una breve introduzione, e si invita chi risponderà al questionario a non  proporre «schemi e prospettive proprie di una pastorale meramente applicativa della dottrina». 

Questa affermazione potrebbe suggerire a qualcuno che esista una pastorale indipendente dalla dottrina. Il linguaggio non brilla per precisione, ma per fortuna esistono chiare indicazioni di Papa Francesco secondo cui non è così. In una situazione in continuo mutamento, occorre certo adeguare la pastorale ai tempi nuovi, non limitandosi a ripetere stancamente la dottrina. Ma adeguare la pastorale non deve significare diventare relativisti, cioè trarre pretesto dai tempi mutati per mutare la dottrina. Parlando precisamente di pastorale, in un bellissimo discorso dello scorso 27 novembre ai partecipanti al Congresso mondiale della pastorale delle grandi città, il Papa ha affermato che «abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, ma non di una “pastorale relativista” – no, questo no – che per voler esser presente nella “cucina culturale” perde l’orizzonte evangelico, lasciando l’uomo affidato a sé stesso ed emancipato dalla mano di Dio. No, questo no. Questa è la strada relativista, la più comoda. Questo non si potrebbe chiamare pastorale! Chi fa così non ha vero interesse per l’uomo, ma lo lascia in balìa di due pericoli ugualmente gravi: gli nascondono Gesù e la verità sull’uomo stesso. E nascondere Gesù e la verità sull’uomo sono pericoli gravi! Strada che porta l’uomo alla solitudine della morte».

Il questionario non «nasconde Gesù e la verità sull’uomo» ai fedeli, anche se da sociologo lo trovo un po’ farraginoso, e tale da rendere difficile la risposta se non a quegli addetti ai lavori abituati al gergo «ecclesialese», che Papa Francesco invita spesso a mettere da parte per capire che cosa veramente si muove all’interno del gregge. La critica è legittima, ma se si limita alla lamentela diventa sterile. Il documento vaticano precisa che «le Conferenze Episcopali sono invitate a scegliere le modalità adeguate a questo scopo coinvolgendo tutte le componenti delle chiese particolari ed istituzioni accademiche, organizzazioni, aggregazioni laicali ed altre istanze ecclesiali». Organizzazioni, aggregazioni laicali, «istanze»… Si parla di noi! 

Anziché limitarsi a protestare perché questa o quella domanda non è precisa rimbocchiamoci le maniche, chiediamo al Vescovo locale come intende procedere e mandiamogli – certo, non come singoli, ma come parrocchia, associazione, movimento: più o meno chiunque è una «istanza» – le nostre risposte. Di fronte a consultazioni di questo genere capita troppo spesso che i «buoni» non partecipino, e poi si lamentino perché hanno avuto voce solo i «cattivi». Non è vero che «non serve a nulla». Io stesso ho parlato con diversi vescovi, i quali auspicano che le risposte non arrivino tutte dalla stessa, solita parte.

Partiamo da quanto nel questionario – con tutti i suoi limiti – offre di buono e di condivisibile. Si chiedono segnalazioni di iniziative per «politiche sociali ed economiche utili alla famiglia» (n. 1), non disgiunte dalla «denunzia franca dei processi culturali, economici e politici che minano la realtà familiare» (n. 26): il questionario è mondiale, ma l’esperienza sociale dei cattolici pro family italiani qui ha molto da dire. Si chiede come si «reagisce alla diffusione del relativismo culturale nella società secolarizzata e al conseguente rigetto da parte di molti del modello di famiglia formato dall’uomo e dalla donna uniti nel vincolo matrimoniale e aperto alla procreazione» (n. 4). La domanda evidentemente implica che quel modello sia positivo e che al relativismo sia bene «reagire». 

Bello è il riferimento al «“desiderio di famiglia” seminato dal Creatore nel cuore di ogni persona» (n. 6) e all’opportunità di coltivarlo e farlo crescere, come pure è precisa la menzione di «dimensioni di peccato» (n. 8), in cui sono coinvolti i giovani e i coniugi, «da evitare e superare». E totalmente condivisibile è la domanda del n. 10: «Che cosa fare per mostrare la grandezza e bellezza del dono dell’indissolubilità, in modo da suscitare il desiderio di viverla e di costruirla sempre di più?». A questa domanda se ne accompagna un’altra (n. 12), che richiede una concreta risposta pastorale – effettivamente, ribadire la dottrina non basta –: «Come si potrebbe far comprendere che il matrimonio cristiano corrisponde alla disposizione originaria di Dio e quindi è un'esperienza di pienezza, tutt’altro che di limite?». La dottrina la conosciamo, ma «come far comprendere»?

I giornali stanno già scrutando le domande relative ai conviventi, ai divorziati, agli omosessuali. Potevano essere più precise? Certamente sì, ma attenzione a non farsele spiegare da «Repubblica» e a leggerle per quello che c’è veramente scritto. Domanda 21: «Come possono i fedeli mostrare nei confronti delle persone non ancora giunte alla piena comprensione del dono di amore di Cristo, una attitudine di accoglienza e accompagnamento fiducioso, senza mai rinunciare all’annuncio delle esigenze del Vangelo?». Stiamo attenti: le persone coinvolte «nelle varie forme di unione» – come precisa la domanda 22 –, in cui pure «si possono riscontrare valori umani», devono essere «aiutate a giungere alla pienezza del matrimonio cristiano». 

Il tema dei veri o presunti valori che si potrebbero trovare nelle convivenze era stato molto dibattuto al Sinodo, nella cui relazione c’è un paragrafo che ha raggiunto la prescritta maggioranza per un pelo, ed è passato per soli due voti. È il paragrafo 41, che invita a  «cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, nelle convivenze». Il paragrafo 41 non è scritto in modo precisissimo, ma va letto insieme al paragrafo 27, che invita a «prestare attenzione alla realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, ai matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche alle convivenze. Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio. Molto spesso invece la convivenza si stabilisce non in vista di un possibile futuro matrimonio, ma senza alcuna intenzione di stabilire un rapporto istituzionale». 

Ne risulta con chiarezza – ancorché rimanga il carattere ambiguo del n. 41 – che il fatto che alcuni siano sposati civilmente o convivano da anni con «notevole stabilità» e «vincolo pubblico», educando bene i figli, ha un suo valore rispetto a chi semplicemente passa instabilmente da una relazione all'altra o convive senza alcuna intenzione «istituzionale» di stabilità, ma la Chiesa prende in considerazione questo elemento «come un'occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio» e non per lasciare le cose come stanno.

Da sociologo, mi sono pure permesso di spiegare su queste colonne che se c’è un dato che la sociologia della famiglia ha messo in luce negli ultimi anni è che, contrariamente a una superstizione corrente, chi convive prima del matrimonio non fa diminuire i rischi di divorzio ma li aumenta (leggi qui) Il questionario invita a migliorare i corsi prematrimoniali: forse l’adeguata spiegazione di questo dato sociologico potrebbe aiutare.

Quanto ai matrimoni civili, va apprezzato che nella domanda 32 si precisi che la risposta va data «alla luce dell’insegnamento della Chiesa, per cui gli elementi costitutivi del matrimonio sono unità, indissolubilità e apertura alla procreazione», e che i famosi «elementi positivi» delle unioni civili e delle convivenze vanno presentati alle coppie «in maniera da orientarle e sostenerle nel cammino di crescita e di conversione verso il sacramento del matrimonio» (n. 33). Detto in altre parole, «come aiutare chi vive nelle  convivenze a decidersi per il matrimonio?».

Sulla comunione e altre possibilità pastorali per i divorziati risposati, al di là dell’invito a migliorare le procedure relative alle cause di nullità, prudentemente il questionario fa stato di una discussione che il Sinodo non ha risolto: «La pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati necessita di un ulteriore approfondimento, valutando anche la prassi ortodossa e tenendo presente “la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti” (n. 52). Quali le prospettive in cui muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie?» (n. 38). 

Forse si sarebbe potuto precisare che i paragrafi della relazione finale del Sinodo relativi alla prassi sacramentale per i divorziati risposati, pur pubblicati, non hanno ottenuto la prescritta maggioranza dei due terzi e dunque non costituiscono parte del messaggio del Sinodo alla Chiesa. Ma almeno il questionario trasmette correttamente l’impressione che non c’è stato accordo tra i padri sinodali su queste questioni, e che è necessario riflettere ancora. Anche qui, chi e come risponderà al questionario sarà importante.

Anche il paragrafo sull’omosessualità (n. 55) della relazione finale del Sinodo, come sappiamo, non aveva raggiunto la maggioranza dei due terzi. Rileggiamolo: «Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. “A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4)».

Non c’è nulla di più del «Catechismo» e il riferimento è a un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede il cui scopo era parlare male delle unioni civili, DICO, PACS e compagnia cantante. Perché allora alcuni padri, soprattutto africani, non hanno accettato questa formulazione? Perché non c’è scritto chiaramente che gli atti e la stessa tendenza omosessuale sono «disordinati», come pure insegna il «Catechismo». Senza questa precisazione, pensa chi ha votato contro e ha impedito al paragrafo 55 di conseguire la maggioranza dei due terzi, il rispetto e la non discriminazione verso le persone potrebbero essere fraintese come riferite agli atti. 

La posizione degli oppositori ha qualche fondamento, tuttavia anche se la si accoglie il testo è criticabile per quello che non dice, non per quello che dice, e trasformarlo come continua a fare qualche giornale in una apologia del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali – al contrario, condanna chi propone analogie «anche remote» con il matrimonio – significa molto semplicemente non avere letto il testo. Che peraltro è completato dal n. 56, il quale invece ha raggiunto la maggioranza prescritta: «È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso» («matrimonio», correttamente, è scritto tra virgolette).

Si poteva scrivere di più e meglio? Si poteva. Il Sinodo insegna – o la maggioranza, sia pure non dei due terzi, dei padri avrebbe voluto che insegnasse – che le unioni civili omosessuali alla Renzi o addirittura il «matrimonio» sono accettabili? Non è vero, e chi lo sostiene è un bugiardo.

Anche sul tema degli omosessuali il questionario, prima di alcune domande finali che hanno tra l’altro il merito di fare positivo riferimento – in tema di anticoncezionali – all’enciclica «Humanae vitae» del beato Paolo VI, si mantiene sulle generali: «Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale? Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione?» (n. 40). 

Come si vede, non si suggerisce che la condizione omosessuale, e tanto meno la relativa pratica, «vanno bene», e l’espressione «ingiusta discriminazione» si trova nel «Catechismo» del 1992. Alle persone omosessuali, si dice, vanno proposte «le esigenze della volontà di Dio». Quali sono? La risposta si trova nel «Catechismo»: riconoscere che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e – se non si riesce a superare la propria condizione – astenersene, vivendo in castità. Certamente i padri che si riuniranno per il Sinodo del 2015 conoscono a memoria il «Catechismo». Sembrerebbe persino scortese il ricordarlo, né rispondendo al questionario dovremo – lo chiede la Santa Sede – limitarci a ribadire una dottrina che si suppone nota, mentre siamo sollecitati a condividere «best practices» sul piano pastorale e anche culturale e politico. Facciamolo, dunque. Se poi ci capiterà, mentre rispondiamo, di ricordare qualche punto di dottrina – certo, in vista della pastorale e non di una discettazione teologica – non è detto che questo non possa, a modo suo, far bene.

– Divorziati, cosa dice davvero Ratzinger, di L. Bertocchi

L'articolo Questionario per il Sinodo, conviene rispondere sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
UN GRAZIE AL CARD. BAGNASCO http://bibliotecaneval.altervista.org/grazie-card-bagnasco/ Sun, 23 Nov 2014 20:14:45 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12086 di Patrizia Stella A nome di tutti coloro che difendono i cosiddetti “valori non negoziabili”, cattolici o meno, sentiamo il dovere di ringraziare non solo il Card. Bagnasco per essere intervenuto ufficialmente in difesa dell’unica, vera famiglia, da lui definita: “cellula fondamentale della società umana, oggi maltrattata e disprezzata”, ma ringraziamo anche quei Cardinali coraggiosi, […]

L'articolo UN GRAZIE AL CARD. BAGNASCO sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
di Patrizia Stella

A nome di tutti coloro che difendono i cosiddetti “valori non negoziabili”, cattolici o meno, sentiamo il dovere di ringraziare non solo il Card. Bagnasco per essere intervenuto ufficialmente in difesa dell’unica, vera famiglia, da lui definita: “cellula fondamentale della società umana, oggi maltrattata e disprezzata”, ma ringraziamo anche quei Cardinali coraggiosi, tra cui Burke, Muller, Caffarra, Pell e altri che, con i loro chiari interventi durante il Sinodo, hanno rinforzato quel baluardo di difesa dell’unica famiglia voluta non dalla Costituzione e nemmeno dalla Chiesa, ma da Dio stesso fin dalla creazione, perché fa parte intrinseca e costitutiva dell’uomo e della donna.

Anche se molti commentano: “Ci mancherebbe altro che adesso la Chiesa decidesse di porre la famiglia naturale, quella tra uomo e donna in un patto vincolante che è il matrimonio, sullo stesso piano di qualunque altra tipologia di unione!” Eppure c’è in giro molta confusione anche a motivo di quella frase di papa Francesco “Dio non teme ciò che è nuovo”, perché la si può intendere proprio nel senso che ci possono essere nuovi modi di pensare la famiglia. Forse che la legge sull’eutanasia, ad esempio, o le manipolazioni genetiche, le fecondazioni assistite, le unioni gay, peggio ancora l’idiozia del gender addirittura come obbligo scolastico… diventano lecite solo perché rappresentano una novità che tutti devono accettare, Chiesa compresa, come fatto ineluttabile, anzi, come “segno di modernità?” Gesù ci ha insegnato che la sua Chiesa deve essere “segno di contraddizione” nel mondo e non fucina di benedizioni per tutte le novità anche patologiche o peccaminose che si presentano.

LA RELATIO SYNODI.

In effetti la “Relatio Synodi” della terza assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, in mezzo a una buona esposizione di contenuti, presenta alcuni punti assai discutibili, se non addirittura pericolosi per la fede. Infatti emerge spesso qua e là quel “motivo di fondo” sulla situazione disastrosa delle coppie e delle famiglie nel mondo, a tal punto che i Padri si domandano quanto sia utile per l’umanità, visto il disastro irreversibile ormai scoppiato, la chiusura della Chiesa su matrimonio, sessualità e coppie di fatto, senza però avere il coraggio di chiedersi per qual motivo siamo così ridotti.

Nessuno si chiede se tutto ciò sia la conseguenza di un lungo e martellante lavoro di demolizione dei tre valori fondanti “uomo, famiglia, Chiesa” da parte di certi poteri occulti nel chiaro intento di staccare l’umanità da Dio e i cristiani da Gesù Cristo? E per raggiungere questo obiettivo non occorre seminare eresie sulla Santissima Trinità perché è sufficiente scardinare la Chiesa dall’interno attraverso la corruzione dell’uomo esaltando i rapporti sessuali liberi, anche contro natura, e presentandoli come il massimo dei beni e dei diritti da conquistare a qualunque prezzo.

Per fortuna la maggior parte dei Padri sinodali ha respinto i paragrafi più problematici della prima parte voluti dai cardinali Marx e Schonborn con l’adesione del segretario aggiunto Mons. Bruno Forte, dove si manifestava una certa apertura alle unioni gay fino a individuare una “tensione positiva verso il bene”. Ma ciò che la dottrina non accetta in via ufficiale, viene invece accolto nella prassi, forse nell’attesa di essere sancito dal prossimo Sinodo, dopo un ben mirato lavaggio del cervello che porti la gente all’accettazione incondizionata di tutte le “novità” esistenti nel campo sessuale!

Se tutte le persone vanno rispettate nella loro dignità, qualunque sia il loro orientamento sessuale, questo non ci dispensa dal dovere di essere chiari nei confronti di chi pratica l’omosessualità e “annessi”, altrimenti non solo li inganniamo confermandoli ingiustamente in una situazione che, essendo contro natura, danneggia corpo e psiche, ma quel che è peggio, rischiamo di precludere loro le porte del Regno dei Cieli.

Infatti oltre al Magistero perenne della Chiesa e alle famose invettive di S. Paolo contro tutti gli impuri e i sodomiti, anche S. Agostino nelle Confessioni dichiara che “I peccati dei sodomiti devono essere condannati sempre e ovunque e quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina. (Confessioni c.III, p.8).

Se interroghiamo inoltre la Sacra Scrittura vediamo che Dio perdona ogni peccato, anche grave se c’è vero pentimento (es. la vicenda del re David), mentre invece lascia cadere la sua collera sull’umanità solo davanti alla presenza di due peccati gravissimi: idolatria e sodomia.

SERIA PERPLESSITA’. I paragrafi da evidenziare sono ad esempio il 25, 39, 45.  

Il paragrafo n. 25 recita così: “In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo, la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che “la grazia di Dio opera anche nelle loro vite” dando loro il coraggio per compiere il bene, “per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano”.

La Chiesa ha sempre accolto tutti, come afferma il card. Bagnasco, anche i peccatori, soprattutto in vista di una loro conversione ma non per confermarli nel loro peccato. Ma cosa significa partecipare alla vita della Chiesa “in modo incompiuto”? Cosa significa “prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità…”? Vuol forse dire che è sufficiente fare qualche opera buona in parrocchia pur continuando tranquillamente a vivere da adulteri? Ormai si vedono divorziati, conviventi ecc. che vanno a fare le letture durante la Messa e anche la Comunione e che sono additati come esempio! Solo Dio giudica, è vero, tuttavia abbiamo anche il dovere morale di non creare scandalo, ci avverte il Signore, di non sovvertire i valori, di non offuscare la verità.

S. Tommaso afferma che chi è in peccato mortale, pur rimanendo figlio di Dio per il Battesimo, ha perduto la grazia di Dio, cioè ha interrotto la Comunione con Dio, quindi non partecipa più alla Vita divina. (In 4 Sent. d.16, q.2) Nessuno è senza peccato, dice la Scrittura, ed è vero, ciascuno di noi ha il suo “campo di battaglia”, però un conto sono le cadute sporadiche con la consapevolezza che è male e il proposito di rialzarsi al più presto chiedendo perdono, (non solo nel campo sessuale, ma anche per tutti gli altri Comandamenti: calunnia, furto, ricettazione, imbroglio, frode dei poveri, ingiustizie, falsità, inganno, invidia ecc.) e ben altra cosa è l’accettazione passiva, ammantata di normalità e benemerenza, di “stati di peccato gravi”. Un conto è rubare, e poi pentirsi e restituire, per fare un esempio, ben altro è voler vivere in quella situazione.

E’ vero che esiste per tutti anche la “grazia attuale” cioè quella sorta di “spinta occasionale” alla conversione che il Signore concede a tutti indistintamente, anche ai miscredenti, la quale “previene, prepara e suscita la libera risposta dell’uomo” (Compendio n. 423/425), tuttavia bisogna volerla e cercarla la grazia e la conversione, attraverso la preghiera, le opere buone e il desiderio di fuggire il peccato, perché Dio è misericordioso ma è anche Giusto e non violenta mai la nostra libertà, nemmeno quando l’uomo si impegna, con “piena avvertenza e deliberato consenso” a voler andare in inferno a tutti i costi.

IL CAVALLO DI TROIA. Pertanto, come ha ribadito sia il card. Bagnasco ad Assisi, che il card. Geoge Pell in un’intervista televisiva al “Catholic New Service”, tutti questi tentativi di alcuni padri sinodali di voler, da una parte, concedere la comunione ai divorziati e dall’altra, di riconoscere giuridicamente le unioni gay, non sono altro che “cavalli di Troia” per indebolire l’unica, vera, famiglia, quella fondata sul matrimonio indissolubile, aperta alla vita e giuridicamente protetta dalla Costituzione come bene sociale oltre che santificata dal Sacramento del matrimonio voluto da Gesù Cristo. Quel Sacramento che conferisce appunto “la grazia sacramentale” perché deriva dai Sacramenti: “Battesimo, Cresima, Eucaristia, Confessione, Unzione dei malati, Ordine Sacro e Matrimonio” che sono aiuti speciali, cioè interventi diretti di Gesù Cristo, vero Dio, nelle varie tappe della vita dell’uomo, dalla nascita alla morte, per aiutarlo a santificarsi in questo cammino irto di difficoltà e di inganni, e soprattutto allo scopo di realizzare quella sua promessa “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

PARAGRAFO N. 39  Si riferisce per lo più alla necessità di “programmi specifici per la preparazione prossima al matrimonio che siano vera esperienza di partecipazione alla vita ecclesiale e approfondiscano i viversi aspetti della vita familiare”.

Questo aspetto è di basilare importanza e spesso è anche uno dei motivi principali delle separazioni, cioè la mancanza di un’adeguata preparazione non solo spirituale, ma pedagogica, psicologica, umana, su cui far leva nei momenti di gravi difficoltà, che sono inevitabili, soprattutto considerando la fragilità delle nuove generazioni, spesso provenienti da coppie di separati e divorziati, e privi oltretutto anche di un vero entroterra di catechesi e preparazione spirituale. Qualche studioso ha affermato che per sanare la famiglia, occorre prima risanare l’uomo, cioè aiutarlo a rendersi conto di chi è, della sua dignità di figlio di Dio, dei suoi doveri morali dentro e fuori la famiglia vissuti con responsabilità, del suo destino eterno ecc. altrimenti è come se si volesse costruire una casa usando la paglia.

Soprattutto va ribadito che per vivere la fedeltà matrimoniale non è indispensabile l’esistenza dell’attrazione fisica, anche se è importante soprattutto come base di partenza, ma si deve far leva soprattutto sulla volontà e sulla responsabilità di mantenere una parola data davanti a Dio e alla società, anche quando il cammino diventa difficile e tentazioni di “false sirene” si affacciano all’orizzonte della vita. Non si può buttare via un matrimonio, spesso dopo interi decenni, appellandosi a quella frase “Mi sono innamorato/a di un altro/a” come se la presenza di una nuova “attrattiva fisica” in ufficio, a scuola, all’ospedale ecc. giustificasse il “diritto” di distruggere tutto un edificio costruito con impegno e con amore assieme al coniuge e ai figli. La vita dell’uomo sulla terra è una milizia, dicono i santi, e vince chi sa battagliare con coraggio e lealtà per mantenersi fedele fino in fondo, condizione anche per la nostra felicità.

PARAGRAFO N. 45. Sempre in merito a separazione e divorzi, il Sinodo si esprime così: “I Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’affettività reale delle fragilità familiari, sapendo che esse spesso, sono più “subite” con sofferenza che scelte in piena libertà”.  E’ vero che in tutte le separazioni si dovrebbe evidenziare chi dei due vuole a tutti i costi il divorzio da chi invece è costretto a subirlo, tuttavia questa umiliante situazione di “divorziato/a costretto” non impedisce di continuare ad essere fedele, nella certezza che il Signore premia sempre questa fedeltà eroica, talvolta anche col ritorno del coniuge. 

E’ altrettanto vero comunque che ormai le separazioni sono date per scontate, sono diventate di moda, tanto che ci si libera facilmente del marito o della moglie per dei motivi futili, quali la routine per il 40% dice l’Istat, per poi aggrapparsi con tutte le forze, per paura di rimanere soli, al secondo compagno o compagna nonostante i loro difetti siano spesso ben più grossi ed evidenti di quelli del vero coniuge.

Ma il peggio è che, davanti ai primi segnali conflittuali di rottura, la prassi comune da parte di parenti, psicologi o sacerdoti non è quella di aiutare i coniugi a trovare motivi per sanare il loro rapporto, ma è quella di incoraggiare i due interessati a compiere il grande passo, adducendo le solite motivazioni. “Tanto, che male c’è? E’ inevitabile! Bisogna prendere atto pacificamente della rottura del matrimonio come di un evento tra gli altri, e bisogna farlo in maniera civile, con serenità, nel reciproco rispetto del coniuge e delle leggi!” affermano tutti con fare incoraggiante come quando si deve affrontare un difficile intervento chirurgico per poi godere dei benefici della guarigione.  Ma quale guarigione? Quale intervento a fin di bene? Quale nuova vita da impostare?

La rottura del matrimonio, anche nel migliore dei casi, costituisce sempre un evento così traumatico per entrambi i coniugi e per tutto il circondario familiare, figli in primis, che difficilmente si risolve senza l’aiuto di psichiatri e di psico-farmaci per il fatto che il matrimonio è talmente parte intrinseca della persona, della natura umana, della famiglia naturale, (“I due saranno una sola carne” dice Gesù) che la sua rottura provoca un’autentica lacerazione a livello psico-fisico con traumi incancellabili per tutto il resto della vita.

Infatti, da quella data nefasta, 1975, che ha sancito il divorzio come legge sono aumentati i disperati, i nevrotici, i psicopatici, i pazzi, gli omicidi, i suicidi, i drogati, i depressi fin dall’adolescenza ecc. Senza dire che tutto questo ha provocato nelle nuove generazioni una grande sfiducia verso lo stesso istituto del matrimonio a tal punto che adesso neppure si vuole convivere, ma si preferisce la libertà di stare ciascuno a casa propria e avere rapporti occasionali per non impegnarsi con nessuno, in una sorta di avvilimento della persona priva di solide relazioni, di vero amore e di speranza, come d’altronde vuole la cultura criminale del “gender” che ha perfino annullato i nomi dolcissimi di “mamma e papà” per obbligarci a vivere da disperati, allo sbando e senza punti di riferimento!

Eminenza Reverendissima Card. Bagnasco, a questo punto assai preoccupante della questione, mi permetto di invitarla, a nome di molti credenti, a prendere come riferimento per le sue prossime battaglie in favore della famiglia, non solo o non tanto la “Relatio Synodi” e i discorsi di Papa Bergoglio, come da sue parole, ma di andare a “riesumare” con coraggio anche e soprattutto la bellezza e la profondità del Magistero dei due Papi precedenti, Benedetto XVI e San Giovanni Paolo II, che su tale argomento si sono più volte espressi in maniera chiara e inconfutabile, nella fedeltà al Magistero perenne della Chiesa e all’evidenza della Legge Naturale visibile a tutti, anche a coloro che si rifiutano caparbiamente di guardare.

Noi laici ci aspettiamo molto da Lei, da Voi, pochi Cardinali, “piccolo resto di una Chiesa in rovina” ma più che sufficiente per vincere la nostra battaglia in nome di Gesù Cristo che aspetta forse questi nostri piccoli passi per intervenire poi Egli stesso a fare luce con la sua forza prorompente.

La ringrazio molto e in ginocchio le chiedo la Sua benedizione.

 

patrizia@patriziastella.com

 

L'articolo UN GRAZIE AL CARD. BAGNASCO sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Cardinale Müller: «Nell’attacco al matrimonio come unione di uomo e donna, assistiamo al suicidio dell’umanità» http://bibliotecaneval.altervista.org/cardinale-muller-nellattacco-matrimonio-come-unione-uomo-donna-assistiamo-suicidio-dellumanita/ Sat, 22 Nov 2014 12:52:57 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12055       Novembre 20, 2014  Redazione Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha parlato a margine del Colloquio interreligioso internazionale “Humanum” «Nell’attacco al matrimonio come unione complementare di uomo e donna, stiamo assistendo a una specie di suicidio dell’umanità stessa. Soprattutto nell’Occidente secolarizzato, in Europa, Usa e Nord America». Parla così […]

L'articolo Cardinale Müller: «Nell’attacco al matrimonio come unione di uomo e donna, assistiamo al suicidio dell’umanità» sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>

 

 

Invia per Email Stampa

Novembre 20, 2014 
Redazione

Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha parlato a margine del Colloquio interreligioso internazionale “Humanum”

Gerhard-Ludwig-Müller
«Nell’attacco al matrimonio come unione complementare di uomo e donna, stiamo assistendo a una specie di suicidio dell’umanità stessa. Soprattutto nell’Occidente secolarizzato, in Europa, Usa e Nord America». Parla così in un’intervista al National Catholic Register il cardinale Gerhard Müller, a margine del Colloquio interreligioso internazionale “Humanum. La complementarietà tra uomo e donna” (qui alcune testimonianze).

«ECCEZIONALE UNITÀ». Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha commentato così il simposio dove è intervenuto anche papa Francesco: «È qualcosa di straordinario che così tante comunità cristiane e 13 diverse religioni di tutto il mondo si siano riunite per dare testimonianza alle convinzioni basilari sul matrimonio. Anche se provenienti da diverse tradizioni, visioni del mondo, categorie e concezioni, c’è stato un eccezionale grado di unità circa la natura del matrimonio».

VALORE DELLA NATURA UMANA. Che cos’hanno in comune tante denominazioni cristiane e religioni diverse? «Ciò che tutti condividiamo è un comune riferimento alla natura umana, agli aspetti essenziali dell’esistenza umana e della relazione tra uomo e donna. (…) La famiglia non è qualcosa di isolato. Appartiene a una famiglia più grande, al suo stesso popolo, a una storia, regione e cultura. Questo sottolinea che non siamo individui isolati, ma esseri creati da Dio per vivere insieme».

«FAMIGLIA IN CRISI». Il cardinale ha anche affermato che un simile incontro è stato organizzato solo ora a causa della «crisi che la famiglia sta affrontando», tale che «è aumentato il nostro bisogno di una testimonianza internazionale e interreligiosa». Infatti oggi «la famiglia è in tanti luoghi sull’orlo del precipizio: dobbiamo fermarci e non fare quell’ultimo passo, ora che è ancora possibile tornare indietro».

papa-francesco-lapresse

«MAI SI PARLA DEL PERCHÉ». Oggi, continua il Prefetto, c’è un grande bisogno di sentir parlare di matrimonio, perché «anche se molti pensano che non si faccia altro che parlarne, in realtà la discussione riguarda sempre il sesso o le relazioni che falliscono. Al contrario, non si discute mai del perché uomini e donne si attraggono a vicenda, di quanto siano complementari e di quanto si realizzino a vicenda. Questo è ciò a cui la maggior parte delle persone è interessata: come rendere il matrimonio migliore, più forte e più soddisfacente».

DISCRIMINAZIONE. E anche se oggi la «maggioranza silenziosa» che crede ancora nel «matrimonio tradizionale» viene zittita «dall’uso della parola “discriminazione”», «non è possibile sostenere che la relazione tra uomo e donna sia solo un prodotto culturale e sociale, il “dono” di un governo o una costruzione umana perché è una relazione fondamentale, che sta alla base». Allo stesso modo, «anche i bambini non sono il prodotto della società o un oggetto dello Stato». Per questo «i governi non possono soppiantare la primordiale responsabilità dei genitori verso i figli né negare ai figli il loro diritto di crescere con un padre e una madre».

«CONTRIBUTO AL SINODO». Il colloquio, conclude il cardinal Müller, «è indipendente dal Sinodo perché ci lavoriamo da oltre un anno. Ma sicuramente, visto l’alto livello di discussione raggiunto, può essere contributo al colloquio che si sta svolgendo all’interno della Chiesa cattolica e non solo».

Leggi di Più: Müller: «Attaccare il matrimonio è un suicidio» | Tempi.it 
Follow us: @Tempi_it on Twitter | tempi.it on Facebook

L'articolo Cardinale Müller: «Nell’attacco al matrimonio come unione di uomo e donna, assistiamo al suicidio dell’umanità» sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Card. Bagnasco: “La famiglia patrimonio e cellula dell’umanità” http://bibliotecaneval.altervista.org/card-bagnasco-famiglia-patrimonio-cellula-dellumanita/ Mon, 10 Nov 2014 21:58:11 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11939 http://www.interris.it/20406/cronache/religioni/card-bagnasco-famiglia-patrimonio-cellula-dellumanita.html Il presidente della CEI durante l'assemblea generale dei vescovi italiani ha ricordato l'urgenza di una pastorale riservata alle coppie e il "diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà." Di Hortensia Sveva Honorati /  Postato il 17:33, 10 Nov 2014 /  Categorie: RELIGIONI     Si è aperta oggi pomeriggio l’assemblea generale dei vescovi italianiguidata dal cardinal […]

L'articolo Card. Bagnasco: “La famiglia patrimonio e cellula dell’umanità” sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
http://www.interris.it/20406/cronache/religioni/card-bagnasco-famiglia-patrimonio-cellula-dellumanita.html

Il presidente della CEI durante l'assemblea generale dei vescovi italiani ha ricordato l'urgenza di una pastorale riservata alle coppie e il "diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà."

Di Hortensia Sveva Honorati / 
Postato il 17:33, 10 Nov 2014 / 
Categorie: RELIGIONI

   

Si è aperta oggi pomeriggio l’assemblea generale dei vescovi italianiguidata dal cardinal Angelo Bagnasco. In seguito ai temi trattati nel Sinodo, il porporato ha ricordato l’importanza di difendere la famiglia, “patrimonio e cellula dell’umanità” dove si gioca il futuro della società.

Bagnasco ha parlato con determinazione della minaccia che vive la famiglia spiegando che: ” è irresponsabile oggi indebolire la famiglia, creando nuove figure per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano.” Il presidente della Cei ha aggiunto inoltre che i figli “non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono al servizio dei desideri degli adulti”, e ha ricordato che il diritto di ogni bambino è quello di avere un papà ed una mamma. A riguardo, ha voluto ringraziare tutti i nuclei che ancora oggi portano avanti la loro vocazione testimoniando la bellezza del matrimonio cristiano.

Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo ha commentato l’intervento del Cardinale: “La crisi di fede in Dio è divenuta passo dopo passo, crisi dell’uomo”. Bagnasco ha concluso l’intervento incoraggiando i vescovi e la Chiesa ad entrare nelle ferite che oggi vive la famiglia proponendo una educazione all’affettività e una solida preparazione al matrimonio.

L'articolo Card. Bagnasco: “La famiglia patrimonio e cellula dell’umanità” sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Mons. Schneider sul Sinodo http://bibliotecaneval.altervista.org/mons-schneider-sinodo/ Thu, 06 Nov 2014 23:48:22 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11900 Chiesa e post concilio Dove sta andando la Chiesa cattolica? È vero che quella visibile (la Chiesa Una Santa è Viva e immacolata nel Suo Sposo) rischia di subire una 'mutazione genetica' o questa è già avvenuta nostro malgrado e ne vediamo solo ora gli effetti? Siamo in tempo per rimediare e come?     […]

L'articolo Mons. Schneider sul Sinodo sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>

Mons. Schneider sul Sinodo

 
Rorate Caeli [qui] pubblica una lunga intervista a Mons. Athanasius Schneider. Ne condividiamo intanto l'incipit, già significativo di per sé, ed un altro stralcio (ora ho aggiunto la parte finale): parole forti, chiare e distinte, inequivocabili, che confermano come egli sia uno "dei nostri"…

La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno di testimoni intrepidi e candidi della verità tutta intera del comandamento e della volontà di Dio, di tutta la verità delle parole di Cristo sul matrimonio. I  moderni farisei e scribi clericali, i vescovi e cardinali che gettano i grani di incenso agli idoli dell' ideologia neo-pagana del genere e del concubinato, non convinceranno nessuno a credere in Cristo o ad essere pronti ad offrire la propria vita per Cristo. Lo ha detto Athanasius Schneider Vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Santa Maria ad Astana, in Kazakistan in un'intervista ad Izabella Parowicz di Polonia Cattolica.

Eccellenza, qual è la sua opinione sul Sinodo? Qual è il suo messaggio alle famiglie?

Durante il Sinodo ci sono stati momenti di manipolazione manifesta da parte di alcuni chierici che detengono posizioni chiave nella struttura editoriale e di gestione del Sinodo. La relazione intermedia (Relatio post disceptationem) era chiaramente un testo prefabbricato senza alcun riferimento alle effettive dichiarazioni dei padri sinodali. Nelle sezioni su omosessualità, sessualità e "divorziati risposati" con la loro ammissione ai sacramenti il testo rappresenta una ideologia neo-pagana radicale. Questa è la prima volta nella storia della Chiesa che un testo eterodosso del genere è stato effettivamente pubblicato come documento di una riunione ufficiale dei vescovi cattolici, sotto la guida di un papa, anche se il testo aveva solo un carattere preliminare. 

Grazie a Dio e alla preghiera dei fedeli di tutto il mondo, un consistente numero di padri sinodali ha risolutamente respinto tale documento-base; esso riflette la corrente morale egemone del nostro tempo, corrotta e pagana, che viene imposta a livello globale per mezzo della pressione politica e attraverso i quasi onnipotenti mass media ufficiali, che sono fedeli ai principi del partito mondiale sulla ideologia del genere. Tale documento sinodale, anche se solo preliminare, è un vero peccato e dà la misura di quanto lo spirito  anticristiano del mondo è già penetrato a livelli così importanti della vita della Chiesa. Questo documento rimarrà per le generazioni future e per gli storici una macchia nera che ha macchiato l'onore della Sede Apostolica. Fortunatamente il Messaggio dei Padri sinodali è un vero e proprio documento cattolico che delinea la verità divina sulla famiglia senza tacere sulle radici più profonde dei problemi, vale a dire circa la realtà del peccato. Dà vero coraggio e consolazione alle famiglie cattoliche. Alcune citazioni: "Pensiamo dell'onere imposto dalla vita nella sofferenza data da un bambino con bisogni speciali, da una grave malattia, dal deterioramento della vecchiaia, o dalla morte di una persona cara. Ammiriamo la fedeltà di tante famiglie che sopportano queste prove con coraggio, fede e amore. Lo vedono non come un peso inflitto loro, ma come qualcosa in cui si danno, vedendo il Cristo sofferente nella debolezza della carne. … L'amore coniugale, che è unico e indissolubile, resiste nonostante le molte difficoltà. Si tratta di uno dei più belli di tutti i miracoli e il più comune. Questo amore si diffonde attraverso la fertilità e la generatività, che riguarda non solo la procreazione dei figli, ma anche il dono per loro della vita divina nel battesimo, nella catechesi, nell'educazione . … La presenza della famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe nella loro modesta casa aleggia su di voi ".

[…]

Più avanti, nel corso dell'intervista, mons Schneider non nasconde la gravità della situazione, che torna a paragonare alla crisi ariana. Mi ha colpito la sua affermazione che allora la fede è stata salvata dal popolo (la chiesa docta-discente, piuttosto che da quella docente) insieme a Atanasio e pochi sacerdoti in comunità sparse… Così risponde all'intervistatrice :

Attualmente stiamo vivendo il culmine dell'aggressione contro la famiglia; questa aggressione è accompagnata da una confusione tremenda nel campo delle scienze sull'uomo e sull'identità umana. Purtroppo, ci sono alcuni membri della gerarchia della Chiesa che, discutendo questi argomenti, esprimono opinioni che contraddicono l'insegnamento di Nostro Signore. Come dovremmo parlare con quelle persone che diventano vittime di questa confusione, al fine di rafforzare la loro fede e per aiutarle verso la salvezza?

""In questo momento straordinariamente difficile Cristo purifica la nostra fede cattolica, in modo che attraverso questo processo la Chiesa splenderà più luminosa per essere veramente luce e sale per l' insipido mondo neo-pagano grazie alla fedeltà e alla fede pura e semplice in primo luogo dei fedeli, dei più piccoli nella Chiesa, della "ecclesia docta" (la chiesa che apprende), che ai nostri giorni rafforzerà la "docens Ecclesia» (la Chiesa docente, vale a dire il Magistero), in maniera simile a come accadde nella grande crisi della fede nel IV secolo come il beato John Henry Newman ha dichiarato: 
«Questo è un fatto molto notevole: ma c'è una morale in esso. Forse è stato permesso, al fine di imprimere alla Chiesa durante la persecuzione la grande lezione evangelica, il cui vero punto di forza non è costituito dal saggio e potente, ma dall'oscuro, l'ignorante e il debole. Il Paganesimo è stato rovesciato soprattutto dai fedeli; fu il popolo fedele, sotto la guida di Atanasio e dei vescovi egiziani, e in alcuni luoghi sostenuto dai propri Vescovi o sacerdoti, che ha resistito alle peggiori eresie che sono state espulse dal territorio sacro. …in quel tempo di immensa confusione il dogma divino della Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo fu proclamato, imposto, mantenuto e (umanamente parlando) preservato molto più dalla Ecclesia docta che dalla Ecclesia docens; che gran parte dell'Episcopato fu infedele al suo mandato, mentre il popolo rimase fedele al suo battesimo; che a volte il Papa, a volte i Patriarchi, Metropoliti o Vescovi, a volte gli stessi Concili dichiararono ciò che non avrebbero dovuto o fecero cose che oscuravano o compromettevano la verità rivelata. Mentre, al contrario, il popolo cristiano, guidato dalla Provvidenza, fu la forza ecclesiale che sorresse Atanasio, Eusebio di Vercelli ed altri grandi solitari che non avrebbero resistito senza il loro sostegno. In un certo senso si può dire che vi fu una "sospensione temporanea" delle funzioni della Ecclesia docens. La maggior parte dell'Episcopato aveva mancato nel confessare la vera Fede». (Ariani del IV secolo, pp. 446, 466).""

[…]

Durante il Sinodo, l'arcivescovo Gądecki di Poznań e alcuni altri prelati illustri hanno espresso pubblicamente il proprio dissenso per il fatto che i risultati delle discussioni si sono allontanati dall'insegnamento perenne della Chiesa. C'è speranza che, in mezzo a questa confusione, ci sarà un risveglio di membri del clero e di quei fedeli che finora ignoravano che, nel seno stesso della Chiesa, ci sono persone che minano l'insegnamento di Nostro Signore?

 

È certamente un onore per il cattolicesimo polacco che il presidente dell'episcopato cattolico, Sua Eccellenza l'Arcivescovo Gądecki, abbia difeso con chiarezza e coraggio la verità di Cristo sul matrimonio e sulla sessualità umana, rivelando così di essere un vero figlio spirituale di san Giovanni Paolo II. Il Cardinale George Pell ha definito l'agenda sessuale liberale e il presunto sostegno misericordioso e pastorale della santa Comunione per "divorziati risposati" durante il Sinodo molto a proposito, dicendo che questa è solo la punta di un iceberg ed una sorta di cavallo di Troia nella Chiesa.

 

Che nel seno stesso della Chiesa, ci siano persone che minano l'insegnamento di Nostro Signore è diventato un fatto ovvio e unico in tutto il mondo nel vedere grazie a internet e al lavoro di alcuni giornalisti cattolici che non sono rimasti indifferenti a ciò che stava accadendo alla fede cattolica, che essi ritengono essere il tesoro di Cristo. Mi ha fatto piacere vedere che alcuni giornalisti cattolici e blogger di internet si sono comportati come buoni soldati di Cristo e hanno richiamato l'attenzione su questo ordine del giorno clericale di minare il perenne insegnamento di Nostro Signore. Cardinali, Vescovi, sacerdoti, famiglie cattoliche, i giovani cattolici devono dire a se stessi: mi rifiuto di conformarmi allo spirito neo-pagano di questo mondo, anche quando questo spirito viene diffuso da alcuni vescovi e cardinali; Non accetterò il loro uso fallace e perverso della santa misericordia divina e della "nuova Pentecoste"; mi rifiuto di gettare grani di incenso davanti alla statua dell'idolo della ideologia del genere, davanti all'idolo delle seconde nozze, del concubinaggio, anche se il mio vescovo avesse fatto questo, io non voglio farlo; con la grazia di Dio io scelgo di soffrire, piuttosto che tradire la verità di Cristo sulla sessualità umana e sul matrimonio.
 
I testimoni convinceranno il mondo, non i maestri, ha detto il Beato Paolo VI nella "Evangelii nuntiandi".1 La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno di testimoni intrepidi e candidi di tutta la verità del comandamento e della volontà di Dio, di tutta la verità delle parole di Cristo sul matrimonio. I Farisei e gli scribi ecclesiastici moderni, quei vescovi e cardinali che gettano i grani di incenso agli idoli dell'ideologia neo-pagana del genere e del concubinato, non convinceranno nessuno a credere in Cristo o ad essere pronti ad offrire la propria vita per Cristo. Infatti "veritas Domini manet in aeternum" (Sal 116: la verità del Signore rimane per sempre) e "Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre" (Eb 13, 8) e "la verità vi farà liberi" (Gv 8 : 32). Quest'ultima frase era una delle frasi bibliche preferite di San Giovanni Paolo II, il papa della famiglia. Possiamo aggiungere: la verità divina rivelata e immutabilmente trasmessa sulla sessualità umana e del matrimonio porterà la vera libertà alle anime dentro e fuori della Chiesa. Nel bel mezzo della crisi della Chiesa e del cattivo esempio morale e dottrinale di alcuni vescovi del suo tempo sant'Agostino ha confortato i semplici fedeli con queste parole: «Così, come ho detto spesso e ripeto insistentemente: qualunque cosa noi siamo, voi siete sicuri: voi che avete Dio per padre e la Chiesa per madre». Contra litteras Petiliani III, 9, 10).
______________________________
1. «L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» (Evangelii nuntiandi, n.41) (ndT)

 

L'articolo Mons. Schneider sul Sinodo sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Usa, addio ai vescovi guerrieri: così cambia la Chiesa http://bibliotecaneval.altervista.org/usa-addio-vescovi-guerrieri-cosi-cambia-chiesa/ Tue, 04 Nov 2014 21:59:47 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11872 2/11/2014    UNA PREGHIERA IN UNA CHIESA DEL NEW JERSEY Terza punta dell’inchiesta sul dopo Sinodo.Negli States dalle battaglie contro l’aborto, l’attenzione si sposta su lavoro e povertà. Polemiche sulle scelte di Francesco. Neoconservatori sulle barricate ANDREA TORNIELLI CITTÀ DEL VATICANO Il nuovo volto della Chiesa americana ha i lineamenti di Blase Joseph Cupich, classe […]

L'articolo Usa, addio ai vescovi guerrieri: così cambia la Chiesa sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
2/11/2014 
 
Una preghiera in una chiesa del New Jersey

UNA PREGHIERA IN UNA CHIESA DEL NEW JERSEY

Terza punta dell’inchiesta sul dopo Sinodo.Negli States dalle battaglie contro l’aborto, l’attenzione si sposta su lavoro e povertà. Polemiche sulle scelte di Francesco. Neoconservatori sulle barricate

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Il nuovo volto della Chiesa americana ha i lineamenti di Blase Joseph Cupich, classe 1949, nato a Omaha, in Nebraska, insieme ai suoi otto fratelli, in una famiglia di origini croate. Francesco l'ha inaspettatamente nominato alla guida della diocesi di Chicago, con i suoi 2,3 milioni di fedeli la terza degli Stati Uniti. Il suo arrivo sulla cattedra dell'influente cardinale wojtyliano Francis George, settantasettenne e gravemente ammalato, è il segno di un significativo cambiamento di rotta rispetto agli ultimi decenni, che avevano visto designati ai vertici dell'episcopato Usa vescovi «cultural warriors», «guerrieri» impegnati in aspre battaglie pubbliche «pro life» e contro le unioni gay, molto meno sui temi dell'immigrazione, della giustizia sociale, della pace, delle conseguenze create da quella che Francesco nell'«Evangelii gaudium» ha chiamato un'economia «che uccide». Cupich, definito dal direttore del U.S. Catholic Magazine Bryan Cones «il vescovo che può parlare senza urlare», quando era vescovo di Rapid City aveva trasformato il locale «comitato pro-life» in «comitato per la giustizia sociale»: non aveva cessato di diffondere il messaggio contrario all'aborto, ma aveva ampliato lo spettro dei suoi interventi chiedendo una riforma dell'immigrazione e interessandosi dei poveri.

Le differenze di approccio tra l'episcopato degli Stati Uniti e Papa Francesco sono diventate ancora più evidenti in occasione del Sinodo sulla famiglia, così da far dire al vaticanista del Boston Globe, John Allen, che la «luna di miele» tra la Chiesa Usa e il Papa è finita. Tra le dichiarazioni dei prelati non presenti all'assemblea sinodale, hanno fatto scalpore quelle pubblicate sul sito web della diocesi di Providence dal vescovo Thomas Tobin: «Il concetto di avere un corpo rappresentativo della Chiesa che vota su applicazioni dottrinali e soluzioni pastorali mi colpisce come qualcosa piuttosto protestante». Tobin, sostiene che oggi «la Chiesa rischia di perdere la propria voce coraggiosa, contro-culturale e profetica». E l'arcivescovo di Philadelphia, Charles J. Chaput, riferendosi alle «distorsioni» dei media, ha detto che «l'immagine pubblica» del Sinodo ha creato «confusione», e «la confusione è del diavolo».

Uno dei protagonisti non soltanto mediatici del Sinodo è stato il cardinale curiale statunitense Raymond Leo Burke, Prefetto della Segnatura apostolica, in procinto per sua stessa ammissione di lasciare l'incarico: ha tuonato contro l'idea stessa di discutere dei sacramenti ai divorziati risposati, e si è lamentato pubblicamente per il fatto che il Francesco non si sia espresso in merito, lasciando libertà di discussione: «Non posso parlare per il Papa e non posso dire quale sia la sua posizione a questo riguardo, ma la mancanza di chiarezza sulla questione ha fatto senza dubbio molto danno». Tra i critici verso le aperture, all'interno del Sinodo, si è segnalato anche il cardinale di New York, Timothy Dolan. E fa discutere un commento dell'editorialista cattolico conservatore del New York Times, Ross Douthat, secondo il quale Papa Bergoglio starebbe portando la Chiesa «nel precipizio».

«Negli ultimi decenni – spiega a La Stampa Massimo Faggioli, docente di teologia alla St. Thomas University di Minneapolis – la Chiesa americana era diventata molto più importante che in passato, nel rapporto con la politica e con l'economia. Ora l'approccio di Francesco e le sue parole su povertà e giustizia sociale stanno mettendo in discussione le posizioni dell'episcopato. Negli Stati Uniti chi cita e valorizza il Concilio Vaticano II oggi sembra di sinistra».

Il cattolicesimo nordamericano non è più soltanto quello estremamente polarizzato e talvolta ideologizzato, storicamente diviso fra conservatori e liberal, ma deve fare i conti con la crescente presenza di immigrati dall'America Latina e dall'Asia, che non si riconoscono in questo schema. «I vescovi Usa – osserva ancora Faggioli – oggi non rappresentano una buona parte della base cattolica».

Sono in molti a ritenere che, al di là delle differenti posizioni sui temi del Sinodo, uno dei punti di maggior frizione sia rappresentato dal fatto che Francesco sta mettendo in crisi la «santa alleanza» tra capitalismo e cristianesimo teorizzata dalle think tank cattoliche neocon. Lo hanno dimostrato certe reazioni ai paragrafi sociali dell'«Evangelii gaudium». Appena ieri il cardinale uscente di Chicago, George, a questo proposito ha dichiarato: «Il Papa parla, a quanto pare, a partire dall'esperienza e dall'analisi dei sudamericani che credono che alcuni sono ricchi perché gli altri sono volutamente tenuti poveri». Ma il tentativo di «chiudere» il Papa nello schema geopolitico latinoamericano non fa i conti con la trasversalità del suo messaggio.

«Francesco parla al cuore di chiunque – ci spiega padre Thomas Rosica, nato negli Stati Uniti e residente in Canada, Chief Executive Officer del network televisivo cattolico Salt + Light e assistente per la lingua inglese della Sala Stampa vaticana – raggiunge tutti i fedeli, passando al di sopra degli episcopati. E quando questo accade, sconvolge la leadership delle Chiese. Le parole del Papa non sono manipolabili. Le sue parole sui poveri e le sue critiche a una certa economia sono profondamente evangeliche e non vanno lette con le "lenti" o gli schemi vigenti nei singoli Paesi»

Qui la prima puntata dell’inchiesta

 

Qui la seconda puntata dell’inchiesta

L'articolo Usa, addio ai vescovi guerrieri: così cambia la Chiesa sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Fedeli “semplici” e pastori dubbiosi http://bibliotecaneval.altervista.org/fedeli-semplici-pastori-dubbiosi/ Mon, 03 Nov 2014 21:37:49 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11856  02-11-2014  di Stefano Fontana  Share on facebookShare on twitter       Oggi molti pastori della Chiesa amano seminare dubbi tra i fedeli. Alcuni di loro non seminano dubbi, ma permettono che altri lo facciano senza intervenire. Inutile fare degli esempi. Lo abbiamo visto prima del Sinodo, durante il Sinodo e dopo il Sinodo. Sembra […]

L'articolo Fedeli “semplici” e pastori dubbiosi sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
 02-11-2014 

di Stefano Fontana 

 

Oggi molti pastori della Chiesa amano seminare dubbi tra i fedeli. Alcuni di loro non seminano dubbi, ma permettono che altri lo facciano senza intervenire. Inutile fare degli esempi. Lo abbiamo visto prima del Sinodo, durante il Sinodo e dopo il Sinodo. Sembra che un fedele che sia saldo, fermo o irremovibile nella fede, come chiede San Paolo nella prima lettera ai Corinzi (15,58) e in quella ai Colossesi (1,23) sia in qualche modo fuori posto. 

Dietro questa visione delle cose c’è l’idea che la fede sia ricerca e non possesso, percorso e non approdo. Essere saldi nella fede passa per arroganza. L’adesione a Cristo sembra che consista nel porsi delle domande e non nell’aver trovato la Risposta. Karl Rahner afferma che «la rivelazione naturale propriamente consiste nell’esistenza di Dio come domanda (e non come risposta)». Dio, per lui, è l’orizzonte che permette all’uomo di farsi domande, senza mai poter uscire da questo domandare esistenziale. 

È evidente che qui si confrontano due visioni diverse della fede. Questa è sempre stata definita – per esempio da San Tommaso – come un “assenso” alla verità rivelata da Dio in virtù della sua autorità. La fede è un assenso, una adesione, non un dubbio. 

Joseph Ratzinger, nel suo famoso “Introduzione al Cristianesimo”, spiega molto bene che la fede ha a che fare con le idee di verità, stabilità, fedeltà, confidenza, aver fiducia, attenersi a qualcosa. La fede – egli dice – «è abbandonarsi con fiducia al senso della realtà che sostenta me e il mondo; significa accoglierlo come il solido terreno su cui possiamo stare, reggendoci senta timore». L’atteggiamento della fede cristiana si esprime nella parola “amen”, che indica fiducia, stabilità, irremovibilità, fermezza, verità. Ha origine qui anche il discorso della ragionevolezza della fede, è infatti per questo suo carattere di stabilità che la fede esige di essere compresa dall’intelletto.

Il compito dei pastori è di «confermare nella fede». Quando essi seminano dubbi anziché verità e quindi non confermano ma distraggono e confondono i fedeli, vuol dire che la concezione moderna del dubbio ha fatto larga strada anche dentro la mentalità cattolica. Come si sa, la modernità nasce dal dubbio (soprattutto con Cartesio) e consiste nella celebrazione del dubbio non solo come strumento di ricerca ma come orizzonte originario. Hanna Arendt lo ha spiegato molto bene nel capitolo VI de suo libro Vita activa. 

Si è sempre sostenuto che all’inizio del sapere ci sia la meraviglia. La meraviglia perché c’è l’essere. Da cui nasce poi il nostro domandare, dato che l’essere non si giustifica immediatamente. La meraviglia, però, non è il dubbio. La meraviglia è una certezza: c’è l’essere. E nemmeno la domanda originaria da cui nasce la ricerca è un dubbio, perché si fonda su una precedente certezza. All’inizio c’è una risposta e non una domanda. Se invece si parte dal dubbio, in principio c’è una domanda che non troverà mai risposta, perché il principio è anche il fondamento. Senz’altro l’uomo è un animale che fa domande. Ma non solo e non originariamente.

Ora, questa idea che all’origine ci sia il dubbio è penetrata nel nostro modo di pensare quotidiano, per cui dalle riunioni in parrocchia bisogna per forza andar via con dubbi, dopo aver messo in questione la nostra fede, e non con un rafforzamento delle certezze della fede. Questa è considerata una apologia presuntuosa. Se uno fa un intervento in difesa della fede e a conferma delle verità della fede viene tacitato come arrogante. Se uno interviene per porre dubbi e corrodere le convinzioni passa per umile ricercatore. Si tratta invece di falsa umiltà, dato che l’uomo radicalmente dubbioso non si concede a nessuna verità che non sia il suo dubbio, che diventa l’unica arrogante verità.

Per fortuna nella Chiesa ci sono ancora molti fedeli “semplici”. Essi sono la sua forza. Semplici significa saldi e forti nella fede, dato che ciò richiede umiltà e semplicità. Per fortuna molti di loro non seguono le interviste giornalistiche dei loro pastori, la partecipazione di questi ultimi ai dibattiti televisivi, le dichiarazioni avventate e provocatorie. Per fortuna a molti di loro non è arrivata la notizia che un vescovo, al Sinodo, ha detto che le unioni omosessuali sono un’occasione di santificazione. 

L'articolo Fedeli “semplici” e pastori dubbiosi sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
SINODO SULLA FAMIGLIA 2014 http://bibliotecaneval.altervista.org/sinodo-famiglia-2014/ Sat, 01 Nov 2014 22:19:06 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11827   SINODO SULLA FAMIGLIA 2014 ALCUNE TRACCE PER CAPIRE COSA È SUCCESSO AL SINODO "Un colpo di mano che non è riuscito. Lo definirei così il Sinodo straordinario sulla famiglia che si è appena concluso. Ma anche l’occasione per alcuni episcopati di mostrare la loro fedeltà al Vangelo… (Angela Ambrogetti) (a cura di Claudio Prandini)   […]

L'articolo SINODO SULLA FAMIGLIA 2014 sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
 

SINODO SULLA FAMIGLIA 2014

ALCUNE TRACCE PER CAPIRE COSA È SUCCESSO AL SINODO

"Un colpo di mano che non è riuscito. Lo definirei così il Sinodo straordinario sulla famiglia che si è appena concluso. Ma anche l’occasione per alcuni episcopati di mostrare la loro fedeltà al Vangelo… (Angela Ambrogetti)

(a cura di Claudio Prandini)

 
sinodo-papa
INTRODUZIONE 

Su omosessualità e divorzio nel sinodo è mancato l'accordo, ma alla fine a decidere sarà il papa. E i cambiamenti che vuole introdurre li ha già in mente, anzi, li mette già in pratica. Un commento di Paul Anthony McGavin

Non è vero che Francesco sia stato zitto, nelle due settimane del sinodo. Nelle omelie mattutine a Santa Marta martellava ogni giorno gli zelanti della tradizione, quelli che caricano sugli uomini fardelli insopportabili, quelli che hanno solo certezze e nessun dubbio, gli stessi contro cui si è scagliato nel discorso di congedo con i padri sinodali.

È tutto tranne che imparziale, questo papa. Ha voluto che il sinodo orientasse la gerarchia cattolica verso una nuova visione del divorzio e dell'omosessualità e ci è riuscito, nonostante il numero risicato dei voti favorevoli alla svolta, dopo due settimane di discussione infuocata.

In ogni caso sarà lui alla fine a decidere, ha ricordato a cardinali e vescovi che ancora avessero qualche dubbio. Per rinfrescare la loro memoria sulla sua potestà "suprema, piena, immediata e universale" ha messo in campo non qualche raffinato passaggio della "Lumen gentium" ma i canoni rocciosi del codice di diritto canonico.

Sulla comunione ai divorziati risposati si sa già come il papa la pensi. Da arcivescovo di Buenos Aires autorizzava i "curas villeros", i preti inviati nelle periferie, a dare la comunione a tutti, sebbene i quattro quinti delle coppie neppure fossero sposate. E da papa non teme di incoraggiare per telefono o per lettera qualche fedele passato a seconde nozze a prendere tranquillamente la comunione, subito, senza nemmeno quei previ "cammini penitenziali sotto la responsabilità del vescovo diocesano" prospettati da qualcuno nel sinodo, e senza nulla smentire quando poi la notizia di questi suoi gesti trapela. (….)

 

(Continua sul sito a metà home page – http://www.ilcrivello.altervista.org/indice.htm)

L'articolo SINODO SULLA FAMIGLIA 2014 sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Sinodo, famiglia e misericordia: l’incertezza della Chiesa italiana http://bibliotecaneval.altervista.org/sinodo-famiglia-misericordia-lincertezza-chiesa-italiana/ Thu, 30 Oct 2014 23:41:08 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11804 30/10/2014       (©LaPresse) (©LAPRESSE) IL CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI Seconda puntata dell'inchiesta sul dopo Sinodo. Lo storico Riccardi: «Si è usciti da un modello di rapporto con la società e ora bisogna cercarne uno nuovo. C'è il tentativo di chiudere il discorso di fronte alla novità del pontificato affermando: "Queste cose noi le abbiamo sempre […]

L'articolo Sinodo, famiglia e misericordia: l’incertezza della Chiesa italiana sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
30/10/2014 

 

  

Il Consiglio permanente della Cei

(©LaPresse)

(©LAPRESSE) IL CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI

Seconda puntata dell'inchiesta sul dopo Sinodo. Lo storico Riccardi: «Si è usciti da un modello di rapporto con la società e ora bisogna cercarne uno nuovo. C'è il tentativo di chiudere il discorso di fronte alla novità del pontificato affermando: "Queste cose noi le abbiamo sempre fatte!"»

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Il confronto tra le anime che sono emerse al Sinodo straordinario sulla famiglia, o per usare le parole del direttore della Civiltà Cattolica Antonio Spadaro, tra le «due diverse visioni del rapporto tra la Chiesa e la storia», è una questione che interessa l’Italia molto da vicino. Ai lavori ha partecipato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, non certo iscrivibile al gruppo aperturista, mentre un altro arcivescovo italiano, Bruno Forte, segretario speciale dell’assemblea e coordinatore del gruppo che ha redatto sia il controverso documento di metà percorso e sia quello finale, è stato indicato come uno dei protagonisti del cambiamento. Il Sinodo si è concluso mettendo nero su bianco, votato da oltre i due terzi dei padri, un paragrafo con significative aperture pastorali verso i divorziati risposati e i conviventi. E il Papa nel suo discorso finale ha ricordato che la Chiesa «non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani» e ha «le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti».

«Il Sinodo ha dimostrato – spiega a La Stampa l’arcivescovo di Ancona Edoardo Menichelli, padre sinodale – che la Chiesa guarda con attenzione e con un pudore pastorale alle tante ferite che la famiglia sopporta, al suo interno e nella debolezza del contesto sociale. Serve vicinanza che consenta a queste persone di non sentirsi sole e abbandonate. Siamo chiamati a servire la verità che è intoccabile e a far risplendere la misericordia che Dio ci ha donato».
Questo approccio di vicinanza e misericordia, che già appartiene al vissuto di molte comunità, viene percepito da alcuni come un cedimento alla dottrina. La settimana scorsa tre dei quattro vescovi del Friuli Venezia Giulia – l’arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato, e i pastori di Trieste e Pordenone – hanno pubblicato un appello che critica le registrazioni delle unioni gay da parte dei sindaci. Al documento mancava la firma dell’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli, assenza ufficialmente motivata dal fatto che in quella città non sono avvenute le registrazioni comunali: nel 2012 la giunta Provinciale aveva sollecitato il Parlamento ad approvare una legge sulle unioni gay, e in quella occasione la curia goriziana era intervenuta. Successivamente in Provincia sono state simbolicamente «celebrate» unioni tra persone dello stesso sesso.
 

I tre vescovi hanno dedicato la prima parte del loro messaggio ai contenuti sinodali. Hanno parlato delle «splendide famiglie cristiane» che «si conservano indissolubilmente fedeli e aperte a generare nuove creature», aggiungendo: «Queste famiglie ci impegneremo ad amare e a sostenere in ogni modo». Colpisce, nel testo, la specificazione dell’impegno ad «amare» le famiglie considerate in regola dalla Chiesa, senza alcun accenno alle tantissime famiglie «ferite» da separazioni e divorzi, e all’accompagnamento delle ormai sempre più numerose coppie di fatto.

 
A quasi otto anni dall’uscita di scena del cardinale Camillo Ruini, per quattro lustri protagonista indiscusso della vita ecclesiale e politica italiana, il modello ruiniano di una Chiesa interventista, particolarmente concentrata su alcuni temi bioetici, che cerca di garantirsi spazi di influenza nelle questioni legislative e che ha resistito fino al 2013, viene ora messo in discussione. Anche a motivo dell’approccio di Francesco. Un Papa presentato oggi da certi ambienti clericali e mediatici italiani come troppo «latinoamericano»: un modo per chiuderlo in un ghetto inesistente, come dimostra la presa che invece ha il suo magistero in ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Corea. Anche nel nostro Paese le parole del Papa vengono accolte e comprese dalla gente senza bisogno di alcuna «traduzione» e a essere spaesati sembrano piuttosto quei circoli intellettuali che negli ultimi decenni si erano attribuiti il ruolo di mosche cocchiere della presenza pubblica dei cattolici italiani.
 

«La Chiesa in Italia è uscita da un modello di rapporto con la società – ci dice lo storico Andrea Riccardi – e ora attraversa un momento di incertezza e di ricerca di nuovi modelli. Non ho la percezione che sui temi del Sinodo quella italiana sia un Chiesa che oppone resistenze, ma l’incertezza sì, la constato. E magari anche c’è il tentativo di chiudere il discorso di fronte alla novità del pontificato affermando: “Queste cose noi le abbiamo sempre fatte!”». Riccardi conclude che la difficoltà nel sintonizzarsi con il nuovo Papa «sta nel fatto che si tratta di cambiare molto. Non la dottrina, ma l’approccio pastorale e il linguaggio. Dopo il Sinodo non si potrà più parlare di famiglia come si faceva prima». 
 

In effetti, nel giorno della cerimonia mediatica organizzata dal sindaco Ignazio Marino in Campidoglio per la registrazione delle coppie omosessuali, avvenuta proprio poche ore prima della votazione finale del Sinodo, la Cei aveva dichiarato «non accettabile» l’«arbitraria presunzione» messa «in scena proprio a Roma». Ma aveva aggiunto con una significativa novità di accento: «L’augurio è che il rispetto delle persone individuali sia sempre salvaguardato nelle loro legittime attese e nei loro bisogni, senza mai prevaricare il dato della famiglia».

E non va dimenticato che a margine del Sinodo due prelati italiani, il presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione Rino Fisichella, e lo stesso arcivescovo Forte, si erano espressi in modo possibilista circa il riconoscimento di diritti ai gay purché ciò non comporti l’equiparazione al matrimonio: «La Chiesa si oppone all’equiparazione fra il matrimonio e le unioni omosessuali, al tempo stesso accoglie le persone e non le discrimina», aveva detto Forte. «Il Parlamento discuta… non si creino situazioni di discriminazione per nessuno», aveva dichiarato Fisichella. (2/continua).

 

Qui la prima puntata dell'inchiesta

L'articolo Sinodo, famiglia e misericordia: l’incertezza della Chiesa italiana sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Effetto Sinodo: e anche Moraglia apre ai “diritti civili” http://bibliotecaneval.altervista.org/effetto-sinodo-moraglia-apre-diritti-civili/ Tue, 28 Oct 2014 23:15:17 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11783 Nuovo articolo su Radio Spada by jeannedarc   Ieri si è tenuta la giornata tematica diocesana "Famiglia in & out”, presso l'Istituto salesiano San Marco della Gazzera (Mestre). Ha partecipato anche il patriarca di Venezia mons. Moraglia, che ha mostrato di aver purtroppo recepito con prontezza il dannoso cerchiobottismo sinodale: Sull’Eucarestia ai divorziati risposati, Moraglia si attiene a […]

L'articolo Effetto Sinodo: e anche Moraglia apre ai “diritti civili” sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>
Nuovo articolo su Radio Spada
by jeannedarc

fiabiolandia-parco-tematico-per-bambini-scivolone-rimini

 

Ieri si è tenuta la giornata tematica diocesana "Famiglia in & out”, presso l'Istituto salesiano San Marco della Gazzera (Mestre). Ha partecipato anche il patriarca di Venezia mons. Moraglia, che ha mostrato di aver purtroppo recepito con prontezza il dannoso cerchiobottismo sinodale:

Sull’Eucarestia ai divorziati risposati, Moraglia si attiene a quanto indicato da papa Francesco: «Il Papa ha invitato a non prendere scorciatoie, ad accompagnare le persone, ha dato indicazioni molto chiare e ha messo paletti». Bisogna valutare caso per caso, ma sarà il prossimo sinodo a decidere. Il Patriarca non si tira indietro neanche sulle unioni gay: «Se ci sono rapporti che si instaurano tra persone e chiedono di essere tutelati, vanno tutelati nell’ambito del diritto privato e della persona». [fonte]

Se questa è la situazione tra i pastori, nessuno stupore che le pecorelle si smarriscano e vengano rapite.

 

L'articolo Effetto Sinodo: e anche Moraglia apre ai “diritti civili” sembra essere il primo su Biblioteca.

]]>