Papa Ratzinger Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/papa-ratzinger/ NEVAL Wed, 10 Dec 2014 23:37:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.2 http://bibliotecaneval.altervista.org/favicon.ico Papa Ratzinger Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/papa-ratzinger/ 32 32 Infallibile http://bibliotecaneval.altervista.org/infallibile/ Wed, 10 Dec 2014 23:37:24 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12354   Lo Straniero – Il blog di Antonio Socci Infallibile Posted: 09 Dec 2014 06:58 AM PST A parte le questioni che ho sollevato col mio libro “Non è Francesco” e al di là delle domande che lì ho posto, anche relative al Conclave (a cui non ho ancora avuto risposta), vorrei ricordare una questione di […]

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Lo Straniero – Il blog di Antonio Socci

Infallibile

Posted: 09 Dec 2014 06:58 AM PST

A parte le questioni che ho sollevato col mio libro “Non è Francesco” e al di là delle domande che lì ho posto, anche relative al Conclave (a cui non ho ancora avuto risposta), vorrei ricordare una questione di principio valida sempre e per tutti i papi.
Molti continuano a evocare a sproposito il dogma dell’infallibilità papale per qualunque cosa dica o faccia il papa. Dovrebbero studiare meglio e di più per evitare di prendere abbagli.
La dottrina cattolica, mentre col Concilio Vaticano I proclama il dogma dell’infallibilità papale (nelle dovute forme e in certe ristrette circostanze, sottolineando che il papa deve custodire il depositum fidei a lui consegnato e non inventare nuove dottrine), non afferma affatto che un papa è sempre e comunque infallibile (tanto meno che è impeccabile).
Anzi, arriva perfino a riconoscere la possibilità di un papa eretico.
Fattispecie grazie al cielo teorica, per ora, ma non del tutto se si considera la storia della Chiesa.
Per esempio, è istruttivo il controverso caso di papa Onorio che fu condannato per eresia nel Concilio Costantinopolitano III (680-681), riconosciuto sesto concilio ecumenico da tutte le chiese cristiane, poi dal successore, papa Leone II (682-683) e nel settimo (787) e ottavo (869-870) Concilio Ecumenico, da papa Adriano II (867-872).
C’è una bussola certa e infallibile per non perdere la retta fede, anche nel caso in cui un papa sbagliasse, ed è quella di aderire alla fede cattolica che la Chiesa ha sempre e dovunque insegnato e tramandato.
Alla Tradizione e alla Legge di Dio infatti sono sottoposti anche i papi. Come si legge in un libro di Joseph Ratzinger: “Il papa non può dire: La Chiesa sono io, oppure: La tradizione sono io, ma al contrario ha precisi vincoli, incarna l’obbligo della Chiesa a conformarsi alla parola di Dio”.
 

Foto: INFALLIBILITA' </p><br /><p>A parte le questioni che ho sollevato col mio libro "Non è Francesco" e al di là delle domande che lì ho posto, anche relative al Conclave (a cui non ho ancora avuto risposta), vorrei ricordare una questione di principio valida sempre e per tutti i papi.<br /><br />Molti continuano a evocare a sproposito il dogma dell'infallibilità papale per qualunque cosa dica o faccia il papa. Dovrebbero studiare meglio e di più per evitare di parlare a sproposito e di prendere abbagli.<br /><br />La dottrina cattolica, mentre col Concilio Vaticano I proclama il dogma dell'infallibilità papale (nelle dovute forme e in certe ristrette circostanze, sottolineando che il papa deve custodire il depositum fidei a lui consegnato e non inventare nuove dottrine), non afferma affatto che un papa è sempre e comunque infallibile (tanto meno che è impeccabile).<br /><br />Anzi, arriva perfino a riconoscere la possibilità di un papa eretico.<br /><br />Fattispecie grazie al cielo teorica, per ora, ma non del tutto se si considera la storia della Chiesa.<br /><br />Per esempio, è istruttivo il controverso caso di papa Onorio che fu condannato per eresia nel Concilio Costantinopolitano III (680-681), riconosciuto sesto concilio ecumenico da tutte le chiese cristiane, poi dal successore, papa Leone II (682-683) e nel settimo (787) e ottavo (869-870) Concilio Ecumenico, da papa Adriano II (867-872).<br /><br />C'è una bussola certa e infallibile per non perdere la retta fede, anche nel caso in cui un papa sbagliasse, ed è quella di aderire alla fede cattolica che la Chiesa ha sempre e dovunque insegnato e tramandato.<br /><br />Alla Tradizione e alla Legge di Dio infatti sono sottoposti anche i papi. Come si legge in un libro di Joseph Ratzinger: “Il papa non può dire: La Chiesa sono io, oppure: La tradizione sono io, ma al contrario ha precisi vincoli, incarna l’obbligo della Chiesa a conformarsi alla parola di Dio”.

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L’IMMACOLATA E I (DIVERSI) PAPI…. http://bibliotecaneval.altervista.org/limmacolata-i-diversi-papi/ Wed, 10 Dec 2014 23:29:42 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12352  Antonio Socci pagina ufficiale   9 dicembre 2014 Un lettore mi ha scritto:  Le regalo questo impietoso confronto: “Maria, quel giorno in cui ricevette l’annuncio dell’Angelo, era tutta raccolta e al tempo stesso aperta all’ascolto di Dio. In lei non c’è ostacolo, non c’è schermo, non c’è nulla che la separi da Dio. Questo è il […]

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9 dicembre 2014
Un lettore mi ha scritto: 
Le regalo questo impietoso confronto:

“Maria, quel giorno in cui ricevette l’annuncio dell’Angelo, era tutta raccolta e al tempo stesso aperta all’ascolto di Dio. In lei non c’è ostacolo, non c’è schermo, non c’è nulla che la separi da Dio. Questo è il significato del suo essere senza peccato originale: la sua relazione con Dio è libera da qualsiasi pur minima incrinatura; non c’è separazione, non c’è ombra di egoismo, ma una perfetta sintonia: il suo piccolo cuore umano è perfettamente «centrato» nel grande cuore di Dio”.
BENEDETTO XVI, 8/12/12

“Il Vangelo non ci dice nulla: se ha detto una parola o no… Era silenziosa, ma dentro il suo cuore, quante cose diceva al Signore! ‘Tu, quel giorno – questo è quello che abbiamo letto – mi hai detto che sarà grande; tu mi ha detto che gli avresti dato il Trono di Davide, suo padre, che avrebbe regnato per sempre e adesso lo vedo lì!’. La Madonna era umana! E forse aveva la voglia di dire: ‘Bugie! Sono stata ingannata!’: Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento. Ma Lei, col silenzio, ha coperto il mistero che non capiva e con questo silenzio ha lasciato che questo mistero potesse crescere e fiorire nella speranza”.
FRANCESCO, 20/12/13 

Osservo due cose: 
Anzitutto papa Bergoglio contraddice quanto afferma il Catechismo a proposito della Madonna sotto la Croce:
“La sua fede non ha mai vacillato, Maria non ha cessato di credere ‘nell’adempimento’ della parola di Dio. Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede”. 

In secondo luogo Bergoglio contraddice il Concilio Vaticano II e attribuisce a Giovanni Paolo II l’esatto contrario di quanto scrisse nella “Redemptoris Mater”. 
.
Valutate voi stessi:
.
“Tale benedizione raggiunge la pienezza del suo significato, quando Maria sta sotto la Croce di suo Figlio (Gv 19,25). Il Concilio afferma che ciò avvenne «non senza un disegno divino»: «Soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata», in questo modo Maria «serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla Croce» (Lumen Gentium 58): l'unione mediante la fede, la stessa fede con la quale aveva accolto la rivelazione dell'angelo al momento dell'annunciazione. Allora si era anche sentita dire: «Sarà grande…, il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre…, regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,32). Ed ecco, stando ai piedi della Croce, Maria è testimone, umanamente parlando, della completa smentita di queste parole. Il suo Figlio agonizza su quel legno come un condannato. «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori…; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima»: quasi distrutto (Is 53,3). Quanto grande, quanto eroica è allora l'obbedienza della fede dimostrata da Maria di fronte agli «imperscrutabili giudizi» di Dio! Come «si abbandona a Dio» senza riserve, «prestando il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà» (Dei Verbum, 5) a colui, le cui «vie sono inaccessibili» (Rm 11,33). Ed insieme quanto potente è l'azione della grazia nella sua anima, come penetrante è l'influsso dello Spirito Santo, della sua luce e della sua virtù! Mediante questa fede Maria è perfettamente unita a Cristo nella sua spoliazione. (…) Ai piedi della Croce Maria partecipa mediante la fede allo sconvolgente mistero di questa spoliazione. È questa forse la più profonda «kenosi» della fede nella storia dell'umanità. Mediante la fede la madre partecipa alla morte del Figlio, alla sua morte redentrice; ma, a differenza di quella dei discepoli che fuggivano, era una fede ben più illuminata. 
(GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Mater 18-19)
 
 

Foto: L’IMMACOLATA E I (DIVERSI) PAPI….

Un lettore mi ha scritto: 
Le regalo questo impietoso confronto:

“Maria, quel giorno in cui ricevette l’annuncio dell’Angelo, era tutta raccolta e al tempo stesso aperta all’ascolto di Dio. In lei non c’è ostacolo, non c’è schermo, non c’è nulla che la separi da Dio. Questo è il significato del suo essere senza peccato originale: la sua relazione con Dio è libera da qualsiasi pur minima incrinatura; non c’è separazione, non c’è ombra di egoismo, ma una perfetta sintonia: il suo piccolo cuore umano è perfettamente «centrato» nel grande cuore di Dio”.
BENEDETTO XVI, 8/12/12

“Il Vangelo non ci dice nulla: se ha detto una parola o no… Era silenziosa, ma dentro il suo cuore, quante cose diceva al Signore! ‘Tu, quel giorno - questo è quello che abbiamo letto - mi hai detto che sarà grande; tu mi ha detto che gli avresti dato il Trono di Davide, suo padre, che avrebbe regnato per sempre e adesso lo vedo lì!’. La Madonna era umana! E forse aveva la voglia di dire: ‘Bugie! Sono stata ingannata!’: Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento.  Ma Lei, col silenzio, ha coperto il mistero che non capiva e con questo silenzio ha lasciato che questo mistero potesse crescere e fiorire nella speranza”.
FRANCESCO, 20/12/13 

Osservo due cose: 
Anzitutto papa Bergoglio contraddice quanto afferma il Catechismo a proposito della Madonna sotto la Croce:
“La sua fede non ha mai vacillato, Maria non ha cessato di credere ‘nell’adempimento’ della parola di Dio. Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede”. 
In secondo luogo Bergoglio contraddice il Concilio Vaticano II e attribuisce a Giovanni Paolo II l’esatto contrario di quanto scrisse nella “Redemptoris Mater”. 
.
Valutate voi stessi:
.
“Tale benedizione raggiunge la pienezza del suo significato, quando Maria sta sotto la Croce di suo Figlio (Gv 19,25). Il Concilio afferma che ciò avvenne «non senza un disegno divino»: «Soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata», in questo modo Maria «serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla Croce» (Lumen Gentium 58): l'unione mediante la fede, la stessa fede con la quale aveva accolto la rivelazione dell'angelo al momento dell'annunciazione. Allora si era anche sentita dire: «Sarà grande..., il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre..., regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,32). Ed ecco, stando ai piedi della Croce, Maria è testimone, umanamente parlando, della completa smentita di queste parole. Il suo Figlio agonizza su quel legno come un condannato. «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori...; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima»: quasi distrutto (Is 53,3). Quanto grande, quanto eroica è allora l'obbedienza della fede dimostrata da Maria di fronte agli «imperscrutabili giudizi» di Dio! Come «si abbandona a Dio» senza riserve, «prestando il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà» (Dei Verbum, 5) a colui, le cui «vie sono inaccessibili» (Rm 11,33). Ed insieme quanto potente è l'azione della grazia nella sua anima, come penetrante è l'influsso dello Spirito Santo, della sua luce e della sua virtù! Mediante questa fede Maria è perfettamente unita a Cristo nella sua spoliazione. (…) Ai piedi della Croce Maria partecipa mediante la fede allo sconvolgente mistero di questa spoliazione. È questa forse la più profonda «kenosi» della fede nella storia dell'umanità. Mediante la fede la madre partecipa alla morte del Figlio, alla sua morte redentrice; ma, a differenza di quella dei discepoli che fuggivano, era una fede ben più illuminata.  
(GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Mater 18-19)

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Il miracolo di Benedetto XVI http://bibliotecaneval.altervista.org/miracolo-benedetto-xvi/ Mon, 08 Dec 2014 02:00:55 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12322 http://www.lamadredellachiesa.it/il-miracolo-di-benedetto-xvi-2/     5 dicembre, 2014 E’ un bel mattino di maggio del 2012 quando Peter Srsich, insieme ai genitori Tom e Laura ed al fratello minore Johnny, si trova tra la folla di piazza S. Pietro per assistere all’udienza di Papa Benedetto XVI. Peter è un ragazzo di diciannove anni, giunto dal Colorado grazie alla Fondazione internazionale […]

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http://www.lamadredellachiesa.it/il-miracolo-di-benedetto-xvi-2/

    5 dicembre, 2014

Peter1E’ un bel mattino di maggio del 2012 quando Peter Srsich, insieme ai genitori Tom e Laura ed al fratello minore Johnny, si trova tra la folla di piazza S. Pietro per assistere all’udienza di Papa Benedetto XVI. Peter è un ragazzo di diciannove anni, giunto dal Colorado grazie alla Fondazione internazionale Make A Wish, che gli ha offerto la possibilità di realizzare un sogno. “E’ stato uno dei meno costosi, con una spesa complessiva di soli 14.000 dollari, ma sicuramente il più singolare” ha constatato Jennifer Mace-Walton, direttrice dell’organizzazione che nel Colorado consente ai ragazzi con malattie mortali di concretare desideri altrimenti impossibili.

Terminata l’udienza, la famiglia Srsich viene invitata a mettersi in fila per incontrare personalmente il Pontefice. Il ragazzo, che non si aspettava di potergli parlare, capisce che ha a disposizione pochissimi minuti per raccontargli le ragioni della sua venuta ma, mentre lo vede avvicinarsi sempre di più, si accorge con apprensione che gli altri fedeli gli stanno offrendo doni importanti, mentre loro sono arrivati a mani vuote.

 

E’ il padre a toglierlo dall’imbarazzo porgendogli il suo braccialetto di gomma verde con la scritta: “Prega per Peter” e con la citazione “Romani 8:28”, il passo biblico preferito dal giovane, che afferma: “E noi sappiamo che in tutte le cose Dio opera per il bene di coloro che lo amano, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.” E’ uno dei 1.200 braccialetti fatti realizzare da un compagno di classe di Peter, che lo sapeva esser molto devoto, per donarlo a chiunque potesse pregare Dio per lui.

“Ho visto regalargli corone d’oro e un meraviglioso quadro di Maria altro 1 metro e mezzo – dirà in seguito – e io stavo lì con un braccialetto di gomma da 70 cent, ero in piedi come il piccolo tamburino (personaggio di una canzone natalizia, ndr) con niente da offrire.”

 

Ma come raccontare al Papa in poche parole gli ultimi due anni della sua vita? Nella mente scorrono veloci gli avvenimenti che lo hanno portato a trovarsi in quella piazza.

Il suo calvario era iniziato verso il termine del primo anno di liceo con la comparsa di una fastidiosa tosse.

Quell’estate, di ritorno da una gita in canoa nel Minnesota, oltre alla tosse si era anche ritrovato sopraffatto da un’insolita stanchezza. Era un tipo di affaticamento “diverso da qualsiasi altro io abbia mai provato” racconterà poi.

Quelli che all’inizio sembravano i sintomi di una semplice polmonite risultarono invece essere gli effetti della presenza, nel suo polmone sinistro, di una massa di dieci centimetri che premeva sul cuore.

“Era così grande che non poterono mettermi sotto anestesia perché c’era il rischio che non mi sarei più svegliato, quindi non potevano neanche effettuare il prelievo per una biopsia”, ha riferito il giovane. Ma la diagnosi fu comunque fatta: linfoma non-Hodgkin al quarto stadio.

Peter7Il ragazzo venne quindi ricoverato immediatamente presso il Children Hospital del Colorado dove fu sottoposto ad estenuanti cicli di chemioterapia e di radioterapia.

Nonostante il fisico reggesse bene le cure, in Peter cominciò a manifestarsi una forte depressione che si alleggeriva solo dopo aver ricevuto l’Eucarestia, mentre la sua mente era tormentata da angosciose domande riguardanti il volere di Dio su di lui.

Nel frattempo gli fecero visita gli operatori del Colorado Make A Wish Foundation, che ogni anno aiuta circa 250 bambini, affetti da patologie gravissime, a realizzare un sogno.

“All’inizio ero un po’ preoccupato – ha detto Peter – perché ho pensato di essere come i bambini malati terminali che non hanno nessuna possibilità di guarigione e chiedono un ultimo desiderio. Ho creduto che ci fosse qualcosa che i medici non mi dicevano.”

Ma dopo aver chiacchierato con loro si era tranquillizzato, confidando che il suo massimo desiderio, molto più forte che non visitare Disneyworld o incontrare Justin Bieber, era di recarsi a Roma per incontrare il Papa.

“Ero convinto che sarei stato perfettamente bene se avessi potuto fare un viaggio in Vaticano” ha poi raccontato.

Peter4La situazione clinica di Peter Srsich soddisfaceva i criteri stabiliti dalla Make a Wish Foundation del Colorado: “Un giovanissimo con una malattia, comprovata da un referto medico, che sia progressiva e maligna e che porti al possibile, se non probabile, decesso”. Quindi il suo desiderio sarebbe stato accontentato.
Pur non avendo potuto frequentare regolarmente la scuola, il giovane, completamente calvo, aveva comunque partecipato allegramente alla festa di fine anno guadagnandosi il titolo di Re del ballo.

 

A tutti questi avvenimenti torna ora Peter mentre il Pontefice si sta avvicinando e, appena lo ha accanto, dopo due minuti di preamboli gli racconta del suo cancro e gli chiede una benedizione.

Pur troneggiando, con la sua altezza di 1,98 metri, sul fisico minuto di Benedetto si sente in soggezione dinnanzi alla premurosa attenzione carica d’affetto del Pontefice e resta colpito dalla sua profondissima umiltà e dalla sua sorridente dolcezza, così da regalargli il braccialetto di gomma senza alcun imbarazzo.

Il Papa, di fronte a tanta fede e a tanta confidente speranza, lo benedice ponendogli la mano destra sul torace, proprio lì dov’è annidato il tumore, mentre con la sinistra gli prende la mano.

Ma il prodigioso è che Peter non gli ha raccontato che da lì era partito il tutto e se ne stupisce maggiormente rendendosi conto che normalmente le benedizioni vengono impartite imponendo le mani sul capo.

Peter3Pieno di gioia per quell’incontro, Peter comincia ad avvertire immediatamente un nuovo senso di benessere che aumenta di giorno in giorno finché i medici del Children Hospital lo dichiarano completamente guarito.

Oggi Peter Srsich frequenta la Regis University, un collegio di Gesuiti a Denver. Il suo obiettivo è quello di essere ordinato sacerdote.

Cliccare sulle foto se si desidera ingrandirle

Fonti:

Daily Mail online

abcNEWS

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Ratzinger: «Volevo farmi chiamare “padre”». E sui divorziati: «Assurdo tirarmi in ballo nel dibattito» http://bibliotecaneval.altervista.org/ratzinger-volevo-farmi-chiamare-padre-sui-divorziati-assurdo-tirarmi-in-ballo-nel-dibattito/ Mon, 08 Dec 2014 01:22:27 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12312  http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/VATICANO/ratzinger_padre_divorziati_dibattito/notizie/1053958.shtml     Le scarpe rosse, segno della dignità papale, non ci sono più. Al loro posto un paio di sandali di cuoio con i calzini, che potrebbero essere quelli di un monaco qualunque, o magari di un turista tedesco a spasso per Roma. L'abito è invece rimasto quello bianco papale, simbolo di uno status […]

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 http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/VATICANO/ratzinger_padre_divorziati_dibattito/notizie/1053958.shtml

 

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DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI – 22 dicembre 2006 http://bibliotecaneval.altervista.org/discorso-sua-santita-benedetto-xvi-curia-romana-in-occasione-presentazione-degli-auguri-natalizi/ Mon, 10 Nov 2014 00:41:51 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11931 L'UOMO DI OGGI E' INSICURO CIRCA IL FUTURO.  E' AMMISSIBILE INVIARE QUALCUNO IN QUESTO FUTURO INCERTO?  IN DEFINITIVA, E' UNA COSA BUONA ESSERE UOMO? …Quest’Europa sembra essere stanca, anzi sembra volersi congedare dalla storia.  Perché le cose stanno così? Questa è la grande domanda. Le risposte sono sicuramente molto complesse. Prima di cercare tali risposte […]

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L'UOMO DI OGGI E' INSICURO CIRCA IL FUTURO. 
E' AMMISSIBILE INVIARE QUALCUNO IN QUESTO FUTURO INCERTO? 
IN DEFINITIVA, E' UNA COSA BUONA ESSERE UOMO?

…Quest’Europa sembra essere stanca, anzi sembra volersi congedare dalla storia. 
Perché le cose stanno così? Questa è la grande domanda. Le risposte sono sicuramente molto complesse. Prima di cercare tali risposte è doveroso un ringraziamento ai tanti coniugi che anche oggi, nella nostra Europa, dicono sì al figlio e accettano le fatiche che questo comporta: i problemi sociali e finanziari, come anche le preoccupazioni e fatiche giorno dopo giorno; la dedizione necessaria per aprire ai figli la strada verso il futuro. Accennando a queste difficoltà si rendono forse anche chiare le ragioni perché a tanti il rischio di aver figli appare troppo grande. Il bambino ha bisogno di attenzione amorosa. 
Ciò significa: dobbiamo dargli qualcosa del nostro tempo, del tempo della nostra vita. 
Ma proprio questa essenziale “materia prima” della vita – il tempo – sembra scarseggiare sempre di più. Il tempo che abbiamo a disposizione basta appena per la propria vita; come potremmo cederlo, darlo a qualcun altro? 
Avere tempo e donare tempo – è questo per noi un modo molto concreto per imparare a donare se stessi, a perdersi per trovare se stessi. A questo problema si aggiunge il calcolo difficile: di quali norme siamo debitori al bambino perché segua la via giusta e in che modo dobbiamo, nel fare ciò, rispettare la sua libertà? 
Il problema è diventato così difficile anche perché non siamo più sicuri delle norme da trasmettere; perché non sappiamo più quale sia l’uso giusto della libertà, quale il modo giusto di vivere, che cosa sia moralmente doveroso e che cosa invece inammissibile. 
Lo spirito moderno ha perso l’orientamento, e questa mancanza di orientamento ci impedisce di essere per altri indicatori della retta via. 
Anzi, la problematica va ancora più nel profondo. 
L’uomo di oggi è insicuro circa il futuro. È ammissibile inviare qualcuno in questo futuro incerto? In definitiva, è una cosa buona essere uomo? Questa profonda insicurezza sull’uomo stesso – accanto alla volontà di avere la vita tutta per se stessi – è forse la ragione più profonda, per cui il rischio di avere figli appare a molti una cosa quasi non più sostenibile. 
Di fatto, possiamo trasmettere la vita in modo responsabile solo se siamo in grado di trasmettere qualcosa di più della semplice vita biologica e cioè un senso che regga anche nelle crisi della storia ventura e una certezza nella speranza che sia più forte delle nuvole che oscurano il futuro. 
Se non impariamo nuovamente i fondamenti della vita – se non scopriamo in modo nuovo la certezza della fede – ci sarà anche sempre meno possibile affidare agli altri il dono della vita e il compito di un futuro sconosciuto. 
Connesso con ciò è, infine, anche il problema delle decisioni definitive: può l’uomo legarsi per sempre? Può dire un sì per tutta la vita? 
Sì, lo può. Egli è stato creato per questo. 
Proprio così si realizza la libertà dell’uomo e così si crea anche l’ambito sacro del matrimonio che si allarga diventando famiglia e costruisce futuro…
A questo punto non posso tacere la mia preoccupazione per le leggi sulle coppie di fatto. Molte di queste coppie hanno scelto questa via, perché – almeno per il momento – non si sentono in grado di accettare la convivenza giuridicamente ordinata e vincolante del matrimonio. Così preferiscono rimanere nel semplice stato di fatto. Quando vengono create nuove forme giuridiche che relativizzano il matrimonio, la rinuncia al legame definitivo ottiene, per così dire, anche un sigillo giuridico. In tal caso il decidersi per chi già fa fatica diventa ancora più difficile. Si aggiunge poi, per l'altra forma di coppie, la relativizzazione della differenza dei sessi. Diventa così uguale il mettersi insieme di un uomo e una donna o di due persone dello stesso sesso. Con ciò vengono tacitamente confermate quelle teorie funeste che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona umana, come se si trattasse di un fatto puramente biologico; teorie secondo cui l’uomo – cioè il suo intelletto e la sua volontà – deciderebbe autonomamente che cosa egli sia o non sia. C'è in questo un deprezzamento della corporeità, da cui consegue che l’uomo, volendo emanciparsi dal suo corpo – dalla “sfera biologica” – finisce per distruggere se stesso…..

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI 
ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE 
DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI
Sala Clementina
Venerdì, 22 dicembre 2006

L'UOMO DI OGGI E' INSICURO CIRCA IL FUTURO.<br />
E' AMMISSIBILE INVIARE QUALCUNO IN QUESTO FUTURO INCERTO?<br />
IN DEFINITIVA, E' UNA COSA BUONA ESSERE UOMO?</p>
<p>...Quest’Europa sembra essere stanca, anzi sembra volersi congedare dalla storia.<br />
Perché le cose stanno così? Questa è la grande domanda. Le risposte sono sicuramente molto complesse. Prima di cercare tali risposte è doveroso un ringraziamento ai tanti coniugi che anche oggi, nella nostra Europa, dicono sì al figlio e accettano le fatiche che questo comporta: i problemi sociali e finanziari, come anche le preoccupazioni e fatiche giorno dopo giorno; la dedizione necessaria per aprire ai figli la strada verso il futuro. Accennando a queste difficoltà si rendono forse anche chiare le ragioni perché a tanti il rischio di aver figli appare troppo grande. Il bambino ha bisogno di attenzione amorosa.<br />
Ciò significa: dobbiamo dargli qualcosa del nostro tempo, del tempo della nostra vita.<br />
Ma proprio questa essenziale “materia prima” della vita – il tempo – sembra scarseggiare sempre di più. Il tempo che abbiamo a disposizione basta appena per la propria vita; come potremmo cederlo, darlo a qualcun altro?<br />
Avere tempo e donare tempo – è questo per noi un modo molto concreto per imparare a donare se stessi, a perdersi per trovare se stessi. A questo problema si aggiunge il calcolo difficile: di quali norme siamo debitori al bambino perché segua la via giusta e in che modo dobbiamo, nel fare ciò, rispettare la sua libertà?<br />
Il problema è diventato così difficile anche perché non siamo più sicuri delle norme da trasmettere; perché non sappiamo più quale sia l’uso giusto della libertà, quale il modo giusto di vivere, che cosa sia moralmente doveroso e che cosa invece inammissibile.<br />
Lo spirito moderno ha perso l’orientamento, e questa mancanza di orientamento ci impedisce di essere per altri indicatori della retta via.<br />
Anzi, la problematica va ancora più nel profondo.<br />
L’uomo di oggi è insicuro circa il futuro. È ammissibile inviare qualcuno in questo futuro incerto? In definitiva, è una cosa buona essere uomo? Questa profonda insicurezza sull’uomo stesso – accanto alla volontà di avere la vita tutta per se stessi – è forse la ragione più profonda, per cui il rischio di avere figli appare a molti una cosa quasi non più sostenibile.<br />
Di fatto, possiamo trasmettere la vita in modo responsabile solo se siamo in grado di trasmettere qualcosa di più della semplice vita biologica e cioè un senso che regga anche nelle crisi della storia ventura e una certezza nella speranza che sia più forte delle nuvole che oscurano il futuro.<br />
Se non impariamo nuovamente i fondamenti della vita – se non scopriamo in modo nuovo la certezza della fede – ci sarà anche sempre meno possibile affidare agli altri il dono della vita e il compito di un futuro sconosciuto.<br />
Connesso con ciò è, infine, anche il problema delle decisioni definitive: può l’uomo legarsi per sempre? Può dire un sì per tutta la vita?<br />
Sì, lo può. Egli è stato creato per questo.<br />
Proprio così si realizza la libertà dell’uomo e così si crea anche l’ambito sacro del matrimonio che si allarga diventando famiglia e costruisce futuro...<br />
A questo punto non posso tacere la mia preoccupazione per le leggi sulle coppie di fatto. Molte di queste coppie hanno scelto questa via, perché – almeno per il momento – non si sentono in grado di accettare la convivenza giuridicamente ordinata e vincolante del matrimonio. Così preferiscono rimanere nel semplice stato di fatto. Quando vengono create nuove forme giuridiche che relativizzano il matrimonio, la rinuncia al legame definitivo ottiene, per così dire, anche un sigillo giuridico. In tal caso il decidersi per chi già fa fatica diventa ancora più difficile. Si aggiunge poi, per l'altra forma di coppie, la relativizzazione della differenza dei sessi. Diventa così uguale il mettersi insieme di un uomo e una donna o di due persone dello stesso sesso. Con ciò vengono tacitamente confermate quelle teorie funeste che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona umana, come se si trattasse di un fatto puramente biologico; teorie secondo cui l’uomo – cioè il suo intelletto e la sua volontà – deciderebbe autonomamente che cosa egli sia o non sia. C'è in questo un deprezzamento della corporeità, da cui consegue che l’uomo, volendo emanciparsi dal suo corpo – dalla “sfera biologica” – finisce per distruggere se stesso.....</p>
<p>DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI<br />
ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE<br />
DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI<br />
Sala Clementina<br />
Venerdì, 22 dicembre 2006

 

 

 

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DISCORSO di Benedetto XVI alla Curia romana, Sala Clementina, 22 dicembre 2008 http://bibliotecaneval.altervista.org/discorso-benedetto-xvi-curia-romana-sala-clementina-22-dicembre-2008/ Mon, 10 Nov 2014 00:33:42 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11929 Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua […]

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Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine gender, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore.

DISCORSO di Benedetto XVI alla Curia romana, Sala Clementina, 22 dicembre 2008

Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine gender, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore.

DISCORSO di Benedetto XVI alla Curia romana, Sala Clementina, 22 dicembre 2008

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“Non è Francesco”: il libro di Antonio Socci che indigna chi non lo ha letto http://bibliotecaneval.altervista.org/non-francesco-libro-antonio-socci-indigna-non-letto/ Sun, 09 Nov 2014 21:56:15 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11915 8 novembre, 2014 “Avete l’ultimo libro di Antonio Socci? – chiedo al commesso mentre pago il mio acquisto in una libreria cattolica a pochi passi dall’Arcivescovado di Milano – Sì, non lo teniamo esposto, ma lo diamo a chi lo chiede” mi risponde con un sorriso imbarazzato. Forse accorgendosi della mia espressione sconcertata si affretta ad aggiungere: “Però i miei colleghi l’hanno […]

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8 novembre, 2014

non-e-francesco-socci“Avete l’ultimo libro di Antonio Socci? – chiedo al commesso mentre pago il mio acquisto in una libreria cattolica a pochi passi dall’Arcivescovado di Milano – Sì, non lo teniamo esposto, ma lo diamo a chi lo chiede” mi risponde con un sorriso imbarazzato. Forse accorgendosi della mia espressione sconcertata si affretta ad aggiungere: “Però i miei colleghi l’hanno letto e mi hanno riferito che non c’è nulla che non vada bene. Lo vuole?”. Inutile mettermi a discutere con lui che è un mero esecutore di ordini superiori e, dopo avergli detto che ho già il libro e che la mia è solo una curiosità, mi dirigo alla porta.

Sto per uscire quando mi si para dinnanzi un amico di vecchia data al quale, dopo  i convenevoli di rito, chiedo  in tono dubbioso se abbia letto il libro. “Certo che l’ho letto! – risponde risentito – E mi è piaciuto tantissimo, tant’è che l’ho fatto leggere anche a mio cugino, che l’ha trovato molto interessante.”

So che per lui l’opinione del cugino è pari al risultato di una capillare indagine demoscopica, mentre per me i loro giudizi rappresentano l’ennesima conferma di  una mia statistica personale: a qualsiasi età, ceto sociale, livello culturale e grado di conoscenza della religione appartengano, i cattolici che hanno letto il libro con animo scevro da pregiudizi e da interessi personali l’hanno apprezzato.

Perché il libro di Socci non è fondato su calunniosi pettegolezzi e malevoli  congetture su Papa Francesco e i vertici della Chiesa, come si vuol far credere da chi ha l’incoscienza o l’interesse a disinformare i credenti. Al contrario è un libro che racconta fatti inoppugnabili, documentati e razionalmente argomentati, alcuni dei quali, con molta probabilità, resi noti dallo stesso Bergoglio, aprendo così la strada a rigorose verifiche che hanno confermato la criticità del momento storico che la Chiesa sta attraversando.

Ciò che indigna invece è la campagna diffamatoria condotta  nei confronti di Socci, con la quale, mediante un ignobile martellamento di offese, sospetti e calunnie,  è stato ottenuto lo scopo di suscitare nei suoi confronti il disprezzo delle persone più sprovvedute ed ingenue.

E fa specie che questa bassa operazione mediatica sia stata condotta a difesa della Chiesa di Cristo, dimenticando completamente che chi  insulta il proprio fratello sarà sottoposto al fuoco della Geenna (Mt 5,22), che le maldicenze e le calunnie offendono la giustizia e la carità (CCC n. 2479) e che non è lecito ad alcuno ledere illegittimamente la buona fama di cui uno gode (Can. 220).

E ciò è tanto più grave e inaccettabile in quanto  Antonio Socci è notoriamente uno dei nostri giornalisti e scrittori più intelligenti e brillanti, di solidissima cultura storica  e dottrinale, con al suo attivo una produzione letteraria di prim’ordine che spazia dagli argomenti di materia religiosa alla saggistica storica, che ha sempre manifestato un’indubitabile coerenza di vita cristiana e una comprovata fedeltà alla Chiesa cattolica.

La cosa incredibile è che, viceversa, nella faccenda Vatileaks, che veramente mise a soqquadro il Vaticano, nessun commentatore cattolico risparmiò la propria fantasia per immaginar complotti e trame, per scovar corvi e colombe, evocando perfino Dan Brown e il suo perfido Codice da Vinci, pur di assolvere il maggiordomo infedele ritenuto il capro espiatorio di un intrigo ordito altrove. (cfr.  Vatileaks, ovvero l’informazione omologata)

Né violenze offensive di tal fatta furono rivolte a chi nei suoi libri ha pubblicato i documenti riservati di papa Benedetto.

Le cause di questi, perfino isterici, atteggiamenti accusatori e critici nei confronti di Socci sono addebitabili a superficialità colpevoli, quando non a vera e propria malafede. Infatti leggendo attentamente le (poche) recensioni professionalmente corrette, le interviste concesse alle testate cattoliche da giornalisti titolati e i commenti degli improvvisati vaticanisti appare con tutta evidenza che l’analisi del contenuto si è fermata al titolo, con qualche  frettolosa occhiata alle pagine dei capitoli giudicati più esplosivi.

E ciò  trova conferma dal confronto delle date dei commenti, da cui appare chiaro che sono state scritti lo stesso giorno della pubblicazione del volume o in quelli immediatamente successivi, tempi questi troppo ristretti per una lettura esaustiva ed una valutazione approfondita degli argomenti trattati in quello che invece è un corposo saggio giornalistico.

Infatti il contraddittorio opposto ai contenuti del libro è totalmente assente o di un pressapochismo superficiale, né poteva essere diversamente perché tratta di fatti ampiamente documentati e perciò inoppugnabili.

Va ricordato comunque che il compito di un giornalista è quello di informare la gente su episodi di interesse rilevante per l’intera collettività o per  una congrua parte di essa e, se le notizie riguardano la Chiesa di cui fa parte, ciò diventa addirittura doveroso.

Se poi i fatti riportati risultano sgradevoli al lettore, il colpevole non è chi li riporta ma chi li ha compiuti, perché i problemi non si eliminano imbavagliando l’informazione, come avviene nei regimi totalitari, ma affrontandoli.

Le accuse mosse nei confronti dell’autore si concentrano soprattutto su due punti critici: la validità dell’elezione di papa Francesco e il significato della rinuncia al pontificato di Papa Benedetto.

Nel libro Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta le notizie riguardanti ciò che è accaduto nel Conclave sono state fornite con ogni probabilità dallo stesso Papa Bergoglio. Infatti  Francesco ha fra i suoi più fidati amici Elisabetta Piqué, una stimatissima giornalista argentina che è anche la sua biografa ufficiale, che  in una sua pubblicazione, Francesco. Vita e rivoluzione, fra l’altro, riferisce particolareggiatamente lo svolgimento delle votazioni che hanno portato all’elezione del Pontefice.

Va saputo che il libro, rilanciato subito dai media vaticani, ha avuto anche gli elogi dell’Osservatore Romano, lasciando così intendere che il Papa fosse consapevole dei suoi contenuti.

Ma quello che per la Piqué era un semplice e innocuo resoconto ha invece attirato l’attenzione di Socci che, verificato quanto prescritto dalla Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, testo che norma le modalità di procedure da rispettare tassativamente nel corso del Conclave e stabilisce quando una votazione debba ritenersi nulla e invalida, ha riscontrato tre violazioni.

Innanzitutto sono state effettuate cinque votazioni nella stessa giornata, mentre la Costituzione ne prescrive quattro, di cui due al mattino e due al pomeriggio. Inoltre, durante la quarta votazione e al momento della conta delle schede, ne sono state rinvenute due attaccate insieme, di cui una bianca, per cui si è proceduto ad annullare la votazione stessa, bruciando successivamente tutte le schede e procedendo ad una nuova votazione.

Socci, con dovizia di argomentazioni, spiega che il caso descritto attiene al dettato dell’art. 69 della Costituzione apostolica, con cui è stabilito che nella fattispecie la votazione doveva ritenersi valida e, comunque, ai sensi del combinato disposto con l’art. 68, le due schede non potevano essere aperte in fase di conteggio  bensì in quella di successivo spoglio.

Se le violazioni descritte corrispondessero al vero, interrogativo che si è posto lo stesso Socci,  le  conseguenze  sarebbero quelle stabilite da S. Giovanni Paolo II che, nella suddetta Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, nell’art. 76 ha inequivocabilmente dichiarato: Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta.

Va precisato che egli non attribuisce nessuna colpa a Papa Francesco, né tantomeno ipotizza artate macchinazioni da parte dei cardinali preposti a far rispettare le procedure prescritte.

Poiché poi  tutti i cardinali, graviter onerata ipsorum conscientia, sono obbligati al segreto su quanto avviene nel corso di un Conclave, ad esclusione del Pontefice eletto, è solo quest’ultimo che, ai sensi della predetta Costituzione, può concedere la facoltà di rompere il silenzio per far luce su quanto è realmente accaduto.

Ma non avendo Papa Bergoglio finora smentito la sua biografa, che ha invece avuto il placet del Vaticano, si deve per forza ipotizzare che le violazioni siano avvenute esattamente come sono state riportate. E la stessa Piqué ha riferito il contenuto del libro Non è Francesco su “La Nacion” di Buenos Aires  confermando quanto lei stessa aveva rivelato.

La seconda vexata questio riguarda l’attuale posizione in seno alla Chiesa del Papa emerito Benedetto XVI.

Considerate, anche qui, la  superficialità  e l’approssimazione con cui vengono liquidate le affermazioni contenute nel libro, devo mio malgrado ripetere che  coloro che, per propri studi e conoscenze  canoniche, avrebbero avuto il compito di rettamente semplificare i contenuti di ragionamenti ostici alla gran parte dei credenti, stanno agendo in perfetta malafede.

Questo anche perché non è stato solo Socci ad avere analizzato i risvolti della rinuncia di Papa Benedetto, infatti il Professor Stefano Violi, docente di teologia, ha  scritto su questo argomento un approfondito saggio dal titolo La rinuncia di Benedetto XVI. Tra storia, diritto e coscienza, le cui risultanze sono state riportate da Vittorio Messori in un editoriale del Corriere della sera e i cui stralci sono stati pubblicati anche da questo sito.

Ma nessuno per questo ha criticato o insultato né Violi né Messori.

Non è possibile in poche righe sintetizzare le considerazioni svolte da Socci su un episodio che ha connotazioni uniche nella storia del Papato, ma basti dire che Joseph Ratzinger è uno dei più dotti ed acuti teologi che la Chiesa cattolica abbia mai annoverato nel corso di duemila anni e che perciò la sua cosiddetta declaratio non contiene termini generici e la sua scelta di denominarsi Papa emerito non è casuale.

Un libro della portata storico-dottrinale come quello di cui sto scrivendo meriterebbe una ben più ampia e complessa recensione perché, come tutti quelli di Socci, non solo è arricchente per un lettore che non abbia la sua preparazione e le sue conoscenze ma, con le oltre venti pagine di note finali, oltre alle citazioni interne ai capitoli, stimola ad approfondire singoli argomenti e questioni specifiche.

Non solo: sfata anche molti luoghi comuni e chiarisce quale sia sempre stata la tradizione della Chiesa e, in particolar modo, il comportamento tenuto dai nostri Santi quando le vicende del Papato hanno richiesto una presa di posizione.

E ancor meno, per rispetto alla serietà di siffatto autore, dovrebbe trovar spazio in un articolo che lo riguarda una polemica di bassa lega fomentata da calunniatori, tuttologi improvvisati, bene-informati di faccende vaticane, giustizialisti in nome di Cristo e prevenuti  fanatici a qualunque titolo e per qualsiasi ragione.

Basterebbe a costoro informarsi sul percorso professionale e leggersi la biografia di colui che vogliono demonizzare a qualsiasi costo e contro qualsiasi logica di verità per scoprire che Antonio Socci non è manipolabile, non ha appartenenze equivoche, non ha bisogno di imbastire gossip per far cassetta, che per la coerenza delle proprie idee non si  è mai piegato davanti a nessuno (pagandone le conseguenze di persona) e che per le sue posizioni, tante volte radicali, può esser sì contraddetto, ma controbattendo razionalmente i suoi argomenti e non con gli insulti e le diffamazioni.

Da ultimo devo aggiungere quella che può essere solo una curiosità o molto di più, a seconda di come si vuole interpretarla. I devoti di Medjugorje, tra i quali mi colloco in prima linea, riguardo alle considerazioni esposte da Antonio Socci sul Papa in carica giustificano il loro dissenso, quando non il vero e proprio disprezzo, a motivo di un messaggio della Gospa dato da Ivan il 17 agosto scorso in un incontro a Vicenza, in cui chiede di pregare per il suo amatissimo Santo Padre.

Poiché la Madonna non ha appellato mai nessuno con il superlativo “amatissimo”, ho fatto tradurre l’intero messaggio da una persona di lingua croata, scoprendo così che Ivan aveva invece usato l’aggettivo “amato”, come si può evincere dal video pubblicato sul sito Guarda con me, il cui curatore ha registrato l’intero evento.

Non voglio con ciò aprire un altro fronte, che semmai dovrebbe essere  oggetto di un articolo a parte, ma ricordiamoci che P. Slavko, prima che fossero diffusi,   valutava sempre se i messaggi fossero attendibili. La stessa S. Vergine, il 2 giugno 1984, invitò i parrocchiani a pregare lo Spirito Santo perché potessero trasmetterli esattamente come lei li dava, non aggiungendo né togliendo alcunché. Evidentemente avvertiva il pericolo di, seppur involontarie, manipolazioni o, peggio, di  interessate strumentalizzazioni.

La stessa Chiesa, anche nei casi di rivelazioni private dichiarate autentiche, usa il discernimento sui diversi fatti, i diversi messaggi e i diversi veggenti e può dichiarare in alcuni casi che non tutto è “tutto vero”, come è avvenuto ad esempio per le apparizioni di la Salette, dove solo una parte del messaggio della Madonna  fu giudicato attendibile.

Resta poi il fatto che la preghiera per i pastori e per i papi, chiunque essi siano, è sempre sacrosanta, ed è indiscutibile che  la Madonna la chieda, considerato  che Gesù nel Vangelo invita a pregare perfino per i nostri persecutori.

Bisogna comunque ricordare che in tutte le rivelazioni private i messaggi devono essere autenticati dalla Chiesa e, anche in quel caso, non sono vincolanti per i fedeli. Ma anche quando abbiamo l’intima certezza che essi siano assolutamente veri, dobbiamo sempre sottoporli al giudizio della nostra ragione, perché, come ci ha insegnato S. Giovanni Paolo II nella sua magistrale enciclica Fides et ratio, La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità.

Paola de Lillo

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“Il sacerdote non insegna proprie idee… http://bibliotecaneval.altervista.org/sacerdote-non-insegna-proprie-idee/ Thu, 06 Nov 2014 23:33:12 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11895   Foto di Antonio Socci pagina ufficiale ·    Antonio Socci pagina ufficiale DEDICATO A TUTTI QUEGLI ECCLESIASTICI CHE VOGLIONO "RIFORMARE" LA CHIESA IN BASE ALLE LORO IDEE (DI SOLITO BALZANE)… COME SE LA CHIESA FOSSE COSA LORO, COME SE FOSSERO ANDATI LORO SULLA CROCE…

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DEDICATO A TUTTI QUEGLI ECCLESIASTICI CHE VOGLIONO "RIFORMARE" LA CHIESA IN BASE ALLE LORO IDEE (DI SOLITO BALZANE)… COME SE LA CHIESA FOSSE COSA LORO, COME SE FOSSERO ANDATI LORO SULLA CROCE…

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Fedeli “semplici” e pastori dubbiosi http://bibliotecaneval.altervista.org/fedeli-semplici-pastori-dubbiosi/ Mon, 03 Nov 2014 21:37:49 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11856  02-11-2014  di Stefano Fontana  Share on facebookShare on twitter       Oggi molti pastori della Chiesa amano seminare dubbi tra i fedeli. Alcuni di loro non seminano dubbi, ma permettono che altri lo facciano senza intervenire. Inutile fare degli esempi. Lo abbiamo visto prima del Sinodo, durante il Sinodo e dopo il Sinodo. Sembra […]

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 02-11-2014 

di Stefano Fontana 

 

Oggi molti pastori della Chiesa amano seminare dubbi tra i fedeli. Alcuni di loro non seminano dubbi, ma permettono che altri lo facciano senza intervenire. Inutile fare degli esempi. Lo abbiamo visto prima del Sinodo, durante il Sinodo e dopo il Sinodo. Sembra che un fedele che sia saldo, fermo o irremovibile nella fede, come chiede San Paolo nella prima lettera ai Corinzi (15,58) e in quella ai Colossesi (1,23) sia in qualche modo fuori posto. 

Dietro questa visione delle cose c’è l’idea che la fede sia ricerca e non possesso, percorso e non approdo. Essere saldi nella fede passa per arroganza. L’adesione a Cristo sembra che consista nel porsi delle domande e non nell’aver trovato la Risposta. Karl Rahner afferma che «la rivelazione naturale propriamente consiste nell’esistenza di Dio come domanda (e non come risposta)». Dio, per lui, è l’orizzonte che permette all’uomo di farsi domande, senza mai poter uscire da questo domandare esistenziale. 

È evidente che qui si confrontano due visioni diverse della fede. Questa è sempre stata definita – per esempio da San Tommaso – come un “assenso” alla verità rivelata da Dio in virtù della sua autorità. La fede è un assenso, una adesione, non un dubbio. 

Joseph Ratzinger, nel suo famoso “Introduzione al Cristianesimo”, spiega molto bene che la fede ha a che fare con le idee di verità, stabilità, fedeltà, confidenza, aver fiducia, attenersi a qualcosa. La fede – egli dice – «è abbandonarsi con fiducia al senso della realtà che sostenta me e il mondo; significa accoglierlo come il solido terreno su cui possiamo stare, reggendoci senta timore». L’atteggiamento della fede cristiana si esprime nella parola “amen”, che indica fiducia, stabilità, irremovibilità, fermezza, verità. Ha origine qui anche il discorso della ragionevolezza della fede, è infatti per questo suo carattere di stabilità che la fede esige di essere compresa dall’intelletto.

Il compito dei pastori è di «confermare nella fede». Quando essi seminano dubbi anziché verità e quindi non confermano ma distraggono e confondono i fedeli, vuol dire che la concezione moderna del dubbio ha fatto larga strada anche dentro la mentalità cattolica. Come si sa, la modernità nasce dal dubbio (soprattutto con Cartesio) e consiste nella celebrazione del dubbio non solo come strumento di ricerca ma come orizzonte originario. Hanna Arendt lo ha spiegato molto bene nel capitolo VI de suo libro Vita activa. 

Si è sempre sostenuto che all’inizio del sapere ci sia la meraviglia. La meraviglia perché c’è l’essere. Da cui nasce poi il nostro domandare, dato che l’essere non si giustifica immediatamente. La meraviglia, però, non è il dubbio. La meraviglia è una certezza: c’è l’essere. E nemmeno la domanda originaria da cui nasce la ricerca è un dubbio, perché si fonda su una precedente certezza. All’inizio c’è una risposta e non una domanda. Se invece si parte dal dubbio, in principio c’è una domanda che non troverà mai risposta, perché il principio è anche il fondamento. Senz’altro l’uomo è un animale che fa domande. Ma non solo e non originariamente.

Ora, questa idea che all’origine ci sia il dubbio è penetrata nel nostro modo di pensare quotidiano, per cui dalle riunioni in parrocchia bisogna per forza andar via con dubbi, dopo aver messo in questione la nostra fede, e non con un rafforzamento delle certezze della fede. Questa è considerata una apologia presuntuosa. Se uno fa un intervento in difesa della fede e a conferma delle verità della fede viene tacitato come arrogante. Se uno interviene per porre dubbi e corrodere le convinzioni passa per umile ricercatore. Si tratta invece di falsa umiltà, dato che l’uomo radicalmente dubbioso non si concede a nessuna verità che non sia il suo dubbio, che diventa l’unica arrogante verità.

Per fortuna nella Chiesa ci sono ancora molti fedeli “semplici”. Essi sono la sua forza. Semplici significa saldi e forti nella fede, dato che ciò richiede umiltà e semplicità. Per fortuna molti di loro non seguono le interviste giornalistiche dei loro pastori, la partecipazione di questi ultimi ai dibattiti televisivi, le dichiarazioni avventate e provocatorie. Per fortuna a molti di loro non è arrivata la notizia che un vescovo, al Sinodo, ha detto che le unioni omosessuali sono un’occasione di santificazione. 

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Ripartire dai poveri, ma senza ideologia http://bibliotecaneval.altervista.org/ipartire-dai-poveri-ideologia/ Tue, 28 Oct 2014 23:57:07 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=11792 http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ripartire-dai-poveri-ma-senza-ideologia-10772.htm  29-10-2014   di Massimo Introvigne     Il 28 ottobre 2014 Papa Francesco ha incontrato i partecipanti a un incontro internazionale di «movimenti popolari» promosso dal Pontificio Consiglio Iustitia et Pax in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, pronunciando un importante discorso in tema di dottrina sociale. Già prima dell’incontro, la stampa […]

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http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ripartire-dai-poveri-ma-senza-ideologia-10772.htm

 29-10-2014  

di Massimo Introvigne

 

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Il 28 ottobre 2014 Papa Francesco ha incontrato i partecipanti a un incontro internazionale di «movimenti popolari» promosso dal Pontificio Consiglio Iustitia et Pax in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, pronunciando un importante discorso in tema di dottrina sociale. Già prima dell’incontro, la stampa italiana e internazionale si è soffermata particolarmente su chi fossero gli esponenti di questi «movimenti popolari», citando la presenza del presidente della Bolivia, Evo Morales – i cui rapporti con l’episcopato locale sono molto tesi, così da indurre la Sala  Stampa vaticana a precisare con qualche imbarazzo che la sua presenza e il successivo incontro privato con il Papa sono avvenuti «al di fuori dei normali canali diplomatici» – e di gruppi italiani vicini ai Centri Sociali. 

Può darsi che si debba consigliare a consigli e accademie pontificie di essere più attente negli inviti, coordinandosi magari con la Segreteria di Stato e con la prudente diplomazia vaticana. Né si può escludere che abbia dato una colorazione particolare e tipicamente sudamericana all’evento un giro di amicizie del Pontefice che risalgono ai suoi anni argentini e, prima ancora della consacrazione episcopale, ai suoi interessi politici nell’ambito del movimento peronista: i lettori più attenti del nostro quotidiano ritroveranno temi e persino personaggi citati in un articolo pubblicato subito dopo l’elezione a Pontefice di Papa Bergoglio (leggi qui).

Se tutto questo ha certamente un interesse, molto più importante è il discorso del Papa, che ha denunciato con grande durezza le ingiustizie perpetrate ai danni dei poveri ma nello stesso tempo ha distinto fra la dottrina sociale della Chiesa, che affronta queste ingiustizie in modo concreto alla luce del Vangelo e della morale, e le ideologie che ricorrono a schemi astratti e finiscono per generare violenza. 

L’ingiustizia non può essere, ha detto Papa Francesco, «passata sotto silenzio». Coloro che in diversi continenti patiscono la fame e vivono nella miseria «non si accontentano di promesse illusorie, scuse o alibi. Non stanno neppure aspettando a braccia conserte l’aiuto di Ong, piani assistenziali o soluzioni che non arrivano mai, o che, se arrivano, lo fanno in modo tale da andare nella direzione o di anestetizzare o di addomesticare» le aspirazioni dei poveri a una condizione diversa. «Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite».  Tanti poveri del mondo «esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare».

Oggi, ha fatto notare il Pontefice, «solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma una parola è molto più di alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità». Solidarietà è parola impegnativa, perché significa contestazione delle ingiustizie che sono frutto «dell’Impero del denaro: i dislocamenti forzati, le emigrazioni dolorose, la tratta di persone, la droga, la guerra, la violenza».  

Il Papa ha ricordato che terra, casa e lavoro sono esigenze che si trovano nella dottrina sociale della Chiesa. Quando pronuncia queste parole, ha affermato Francesco, «per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo». Non si comprende che la dottrina sociale «non risponde a un’ideologia» ma alla realtà. 

Il Pontefice ha svolto qualche considerazione su ciascuna delle tre parole: terra, casa e lavoro.  «All’inizio della creazione – ha detto –, Dio creò l’uomo custode della sua opera, affidandogli l’incarico di coltivarla e di proteggerla». «Vedo – ha aggiunto –  che qui ci sono decine di contadini e di contadine e voglio felicitarmi con loro perché custodiscono la terra». Ma preoccupa «lo sradicamento di tanti fratelli contadini che soffrono per questo motivo e non per guerre o disastri naturali». Questa «dolorosa separazione non è solo fisica ma anche esistenziale e spirituale, perché esiste una relazione con la terra che sta mettendo la comunità rurale e il suo peculiare stile di vita in palese decadenza e addirittura a rischio di estinzione». 

La crisi delle tradizionali culture contadine non è l’ultima causa della piaga della fame. La fame non dipende solo da cause umane: ci sono responsabilità e peccati. «Quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile». 

Sul tema delicato delle riforme agrarie il Pontefice ha citato il «Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa» per cui «in certi Paesi» – la precisazione non è priva d’importanza, spettando alla prudenza esaminare la situazione Paese per Paese – «la riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale» (CDSC, 300). «Non lo dico solo io – ha insistito il Papa – ma sta scritto nel compendio della Dottrina sociale della Chiesa», ricordando insieme che occorre «lottare per la dignità della famiglia rurale», senza separare la questione della famiglia da quella della terra.

Secondo punto: «una casa per ogni famiglia. Non bisogna mai dimenticare che Gesù nacque in una stalla perché negli alloggi non c’era posto, che la sua famiglia dovette abbandonare la propria casa e fuggire in Egitto, perseguitata da Erode. Oggi ci sono tante famiglie senza casa, o perché non l’hanno mai avuta o perché l’hanno persa per diversi motivi. Famiglia e casa vanno di pari passo!». Dove manca la casa, quasi fatalmente la famiglia stessa è in pericolo. 

Non ogni «tetto», ha detto Papa Francesco, è veramente una «casa». «Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. È curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi»: «potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto».

Eppure, proprio «nei quartieri popolari dove molti di voi vivono sussistono valori ormai dimenticati nei centri arricchiti. Questi insediamenti sono benedetti da una ricca cultura popolare, lì lo spazio pubblico non è un mero luogo di transito ma un’estensione della propria casa, un luogo dove generare vincoli con il vicinato». «Anche nel loro disegno architettonico», le città dovrebbero favorire la preservazione o il ritorno a relazioni a misura d’uomo, combattendo la tentazione dell’anonimato urbano, che porta solitudine e disperazione. L’espressione «integrazione urbana» dovrebbe «sostituire completamente la parola sradicamento, ora, ma anche quei progetti che intendono riverniciare i quartieri poveri, abbellire le periferie e “truccare” le ferite sociali invece di curarle promuovendo un’integrazione autentica e rispettosa». Spesso si tratta solo di «architettura di facciata», mentre una città integrata è una città dove «tutte le famiglie abbiano una casa e affinché tutti i quartieri abbiano un’infrastruttura adeguata (fognature, luce, gas, asfalto), e continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute — l’ho già detto — all’educazione e alla sicurezza della proprietà».

Terza parola: lavoro. «Non esiste peggiore povertà materiale», ha sottolineato Francesco, «di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro. La disoccupazione giovanile, l’informalità e la mancanza di diritti lavorativi non sono inevitabili, sono il risultato di una previa opzione sociale, di un sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo, se il beneficio è economico, al di sopra dell’umanità o al di sopra dell’uomo, sono effetti di una cultura dello scarto che considera l’essere umano di per sé come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare». I vecchi discorsi sullo sfruttamento sono diventati perfino anacronistici rispetto a situazioni nuove, a una nuova «sfumatura grafica e dura dell’ingiustizia sociale; quelli che non si possono integrare, gli esclusi sono scarti, “eccedenze”». Questo avviene quando si dimentica che «al centro di ogni sistema sociale o economico deve esserci la persona, immagine di Dio, creata perché fosse il denominatore dell’universo. Quando la persona viene spostata e arriva il dio denaro si produce questo sconvolgimento di valori». 

Il Pontefice ha citato da un testo rabbinico medievale un episodio relativo alla Torre di Babele e al grande sforzo per preparare i mattoni e portarli verso la parte alta della torre. «Se cadeva un mattone — era costato tanto con tutto quel lavoro —, era quasi una tragedia nazionale. Colui che l’aveva lasciato cadere veniva punito o cacciato, o non so che cosa gli facevano, ma se cadeva un operaio non succedeva nulla. Questo accade quando la persona è al servizio del dio denaro; e lo raccontava un rabbino ebreo nell’anno 1200». 

Ai movimenti sociali il Papa ha detto che «dobbiamo anche essere un po’ attenti a quanto accade nella nostra società». Qualche volta questi movimenti rischiano di non vedere che «si scartano i bambini (…) perché vengono uccisi prima di nascere: scarto di bambini» con l’aborto. E «si scartano gli anziani perché non servono, non producono; né bambini né anziani producono, allora con sistemi più o meno sofisticati li si abbandona lentamente» o li si sopprime con l’eutanasia. Non si possono trascurare i drammi dei bambini e degli anziani «scartati» con l’aborto e l’eutanasia. Si rischierebbe di non comprendere che lo «scarto dei giovani», con una disoccupazione che talora non è una calamità ma corrisponde a scelte economiche contro la persona e contro la famiglia, deriva dalla stessa cultura che scarta i bambini non nati o i vecchi considerati ormai inutili.

È, in fondo, la stessa cultura che nega altri diritti. La dottrina sociale della Chiesa insegna che «ogni lavoratore, faccia parte o meno del sistema formale del lavoro stipendiato, ha diritto a una remunerazione degna, alla sicurezza sociale e a una copertura pensionistica». E finalmente la cultura dello scarto minaccia la pace e l’equilibrio ecologico. In verità, «non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta».

Papa Francesco ripete che «stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate». Nello stesso tempo, «in sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio». Questi temi, ha detto Francesco, saranno approfonditi nell’enciclica sull’ecologia in preparazione. 

La Chiesa non offre soluzioni tecniche, ma morali. Afferma che le ingiustizie, le guerre, i disastri ecologici si verificano perché «la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza!». Ma ultimamente si verificano «perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio». 

Il Pontefice ha rilevato che nell’incontro dei «movimenti popolari» si sono sentite tante voci. E ha invitato a lottare contro le ingiustizie «con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia». I movimenti che si battono per cause concrete offrono una prospettiva che «trascende i procedimenti logici della democrazia formale». È apprezzabile, anche se ogni movimento spontaneo si trova di fonte al rischio che qualcuno cerchi «di assorbirlo, di dirigerlo, di dominarlo». E al rischio che i governi si approprino di queste istanze e le trasformino in forme di «assistenzialismo paternalista», del tutto inadeguate ai problemi reali.

Qualche commentatore italiano si è già affrettato a scrivere – per applaudirlo o per condannarlo – che Papa Francesco ha rivalutato la «teologia della liberazione» a suo tempo condannata dal cardinale Ratzinger. Forse anticipava questi commenti la battuta ironica del Pontefice secondo cui qualcuno scambia il Papa per un comunista, mentre la scelta per i poveri e il metodo di partire dai loro problemi reali è in verità agli antipodi dell’ideologia. Il comunismo parla di una liberazione astratta, il Papa parla in modo molto concreto di acqua corrente, scuole e ospedali che mancano in troppe periferie di megalopoli e perfino «fognature». Ricorda che non è credibile chi condanna altre ingiustizie e non condanna l’aborto – o peggio non capisce che la logica dell’ingiustizia sociale e dell’aborto è la stessa.  Rifiuta l’«assistenzialismo» come soluzione. 

Teologia della liberazione? Forse si è dimenticato l’insegnamento dei due documenti – perché sono due, uno del 1984 e uno del 1986 – della Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger, sul tema. Il primo condannava come rovinosa per la Chiesa, per la società e per gli stessi poveri che a parole affermava di voler aiutare una teologia della liberazione ideologica, subalterna al marxismo e al socialismo. Il secondo cercava di promuovere una vera teologia della liberazione cristiana dei poveri, che guarda in faccia le ingiustizie e le denuncia con toni non meno fermi di quelli usati dalle ideologie, ma nello stesso tempo denuncia anche le stesse ideologie come parte del problema e non come soluzione. L’amore per i poveri e l’impegno molto concreto per risolvere i loro problemi – fognature comprese – non sono ideologia: sono, semplicemente, cristianesimo.

 

 

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