Papa Francesco - Omelie e varie Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/papa-francesco-omelie-e-varie/ NEVAL Wed, 31 Dec 2014 21:10:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.2 http://bibliotecaneval.altervista.org/favicon.ico Papa Francesco - Omelie e varie Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/papa-francesco-omelie-e-varie/ 32 32 Il Papa su «Mafia Capitale»: «La corruzione richiede conversione» http://bibliotecaneval.altervista.org/il-papa-su-mafia-capitale-la-corruzione-richiede-conversione/ Wed, 31 Dec 2014 21:04:56 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12535 31/12/2014    (©Reuters) (©REUTERS) IL PAPA AL TE DEUM   Francesco al Te Deum parla degli scandali di Roma: se la società costringe i poveri a «mafiarsi» è in miseria; «occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli». Cita anche Benigni DOMENICO AGASSO JR ROMA «I poveri, gli emarginati devono essere al centro delle nostre […]

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31/12/2014 
 

Il Papa al Te Deum

(©Reuters)

(©REUTERS) IL PAPA AL TE DEUM

 

Francesco al Te Deum parla degli scandali di Roma: se la società costringe i poveri a «mafiarsi» è in miseria; «occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli». Cita anche Benigni

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

«I poveri, gli emarginati devono essere al centro delle nostre preoccupazioni, del nostro agire quotidiano. Occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli». Lo ha detto papa Francesco all'omelia nella Basilica vaticana durante la celebrazione dei Primi Vespri e il «Te Deum», l'inno di ringraziamento per l'anno appena trascorso, parlando di Roma e dei recenti scandali che hanno coinvolto la città. «Le gravi vicende di corruzione emerse di recente richiedono una seria e consapevole conversione, un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale», ha detto il Pontefice nel suo ultimo appuntamento pubblico per il 2014.

«La Parola di Dio ci introduce oggi, in modo speciale, nel significato del tempo, nel capire che il tempo non è una realtà estranea a Dio, semplicemente perché Egli ha voluto rivelarsi e salvarci nella storia», aveva esordito il Pontefice. «Il significato del tempo, la temporalità, è l'atmosfera dell'epifania di Dio, ossia della manifestazione di Dio e del Suo amore concreto. Infatti, il tempo è il messaggero di Dio, come diceva san Pietro Favre».

«La liturgia di oggi – ha proseguito – ci ricorda la frase dell'apostolo Giovanni: “Figlioli, è giunta l'ultima ora”, e quella di San Paolo che ci parla della “pienezza del tempo”. Dunque, il giorno di oggi ci manifesta come il tempo che è stato – per così dire – "toccato" da Cristo, e da Lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: è diventato il “tempo salvifico”, cioè il tempo definitivo di salvezza e di grazia».

Tutto ciò «induce a pensare alla fine del cammino della vita. Ci fu un inizio e ci sarà un termine. Con questa verità, alquanto semplice e fondamentale e alquanto trascurata e dimenticata, la santa madre Chiesa ci insegna a concludere l'anno e anche le nostre giornate con un esame di coscienza, attraverso il quale ripercorriamo quello che è accaduto; ringraziamo il Signore per ogni bene che abbiamo ricevuto e che abbiamo potuto compiere e, in pari tempo, ripensiamo alle nostre mancanze e ai nostri peccati. Ringraziare e chiedere perdono», è l’invito di Papa Bergoglio. «È quello che facciamo anche oggi al termine di un anno», ha ricordato, «lodiamo il Signore con l'inno Te Deum e nello stesso tempo Gli chiediamo perdono. L'atteggiamento del ringraziare ci dispone all'umiltà, a riconoscere e accogliere i doni del Signore».

«L’apostolo Paolo riassume, nella Lettura di questi Primi Vespri, il motivo fondamentale del nostro rendere grazie a Dio – ha ricordato – Egli ci ha fatti suoi figli, ci ha adottati come figli. Questo dono immeritato ci riempie di una gratitudine colma di stupore! Qualcuno potrebbe dire: "Ma non siamo già tutti suoi figli, per il fatto stesso di essere uomini?". Certamente perché Dio è Padre di ogni persona che viene al mondo. Ma senza dimenticare che siamo da Lui allontanati a causa del peccato originale che ci ha separati dal nostro Padre: la nostra relazione filiale è profondamente ferita». 

Ecco perché Dio ha mandato «suo Figlio a riscattarci a prezzo del Suo sangue. E se c'è un riscatto, è perché c'è una schiavitù. Noi eravamo figli, ma siamo diventati schiavi, seguendo la voce del Maligno. Nessun altro ci riscatta da quella schiavitù sostanziale se non Gesù, che ha assunto la nostra carne dalla Vergine Maria ed è morto sulla croce per liberarci dalla schiavitù del peccato e restituirci la perduta condizione filiale».

«Contemporaneamente – ha continuato Francesco – il dono stesso per cui ringraziamo è anche motivo di esame di coscienza, di revisione della vita personale e comunitaria, del domandarci: com’è il nostro modo di vivere? Viviamo da figli o da schiavi? Viviamo da persone battezzate in Cristo, unte dallo Spirito, riscattate, libere? Oppure viviamo secondo la logica mondana, corrotta, facendo quello che il diavolo ci fa credere sia il nostro interesse?».

Il Papa ha messo in evidenza che «esiste sempre nel nostro cammino esistenziale una tendenza a resistere alla liberazione; abbiamo paura della libertà e, paradossalmente, preferiamo più o meno inconsapevolmente la schiavitù. La libertà ci spaventa perché ci pone davanti al tempo e di fronte alla nostra responsabilità di viverlo bene. La schiavitù riduce il tempo a "momento" e così ci sentiamo più sicuri, cioè ci fa vivere momenti slegati dal loro passato e dal nostro futuro». «In altre parole – ha aggiunto – la schiavitù ci impedisce di vivere pienamente e realmente il presente, perché lo svuota del passato e lo chiude di fronte al futuro, all’eternità. La schiavitù ci fa credere che non possiamo sognare, volare, sperare».

E poi, Francesco ha citato Roberto Benigni, senza nominarlo, nel suo spettacolo sui Dieci Comandamenti: «Diceva qualche giorno fa un grande artista italiano che per il Signore fu più facile togliere gli israeliti dall'Egitto che l'Egitto dal cuore degli israeliti. Erano stati, “sì”, liberati “materialmente” dalla schiavitù, ma durante la marcia nel deserto con le varie difficoltà e con la fame cominciarono allora a provare nostalgia per l'Egitto quando “mangiavano… cipolle e aglio"; si dimenticavano però che ne mangiavano al tavolo della schiavitù. Nel nostro cuore si annida la nostalgia della schiavitù, perché apparentemente più rassicurante, più della libertà, che è molto più rischiosa. Come ci piace essere ingabbiati da tanti fuochi d'artificio, apparentemente belli ma che in realtà durano solo pochi istanti! Questo è il regno del momento!».

Dunque, «da questo esame di coscienza dipende anche, per noi cristiani, la qualità del nostro operare, del nostro vivere, della nostra presenza nella città, del nostro servizio al bene comune, della nostra partecipazione alle istituzioni pubbliche ed ecclesiali».

Per questo, essendo vescovo di Roma, Francesco ha voluto soffermarsi «sul nostro vivere a Roma che rappresenta un grande dono, perché significa abitare nella città eterna. E pertanto anche di questo ringraziamo il Signore. Ma al tempo stesso rappresenta una grande responsabilità. Dunque domandiamoci: in questa città, in questa Comunità ecclesiale, siamo liberi o siamo schiavi, siamo sale e luce? Siamo lievito? Oppure siamo spenti, insipidi, ostili, sfiduciati, irrilevanti stanchi?».

E poi, il monito del Papa: «Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli e gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra Città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli».

Il Papa ha suggerito: «Quando chiesero a San Lorenzo di portare e mostrare i tesori della Chiesa, portò semplicemente alcuni poveri. Quando in una città i poveri e i deboli sono curati, soccorsi e aiutati a promuoversi nella società, essi si rivelano il tesoro della Chiesa e un tesoro nella società. Invece, quando una società ignora i poveri, li perseguita, li criminalizza, li costringe a “mafiarsi”, quella società si impoverisce fino alla miseria, perde la libertà e preferisce "l'aglio e le cipolle" della schiavitù, della schiavitù del suo egoismo, della schiavitù della sua pusillanimità e quella società cessa di essere cristiana».

 

Dopo i Vespri e il Te Deum, papa Francesco si è recato al Presepe allestito in piazza San Pietro. «Buon anno a tutti», così ha salutato i fedeli, oltre che con strette di mano, scambi di papalina, fotografie.

 

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Le “grandi vittorie” di Bergoglio http://bibliotecaneval.altervista.org/le-grandi-vittorie-di-bergoglio/ Wed, 31 Dec 2014 21:00:11 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12533   Antonio Socci pagina ufficiale   Pochi giorni fa i giornali laicisti hanno esaltato papa Bergopglio perfino per la ripresa delle relazioni diplomatiche fra Usa e Cuba. Cosa concretamente c'entri Bergoglio non è stato detto perché praticamente non c'entra nulla, ma l'attuale inquilino della Casa Bianca e Raul Castro hanno voluto omaggiarlo.  Avranno avuto i […]

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Pochi giorni fa i giornali laicisti hanno esaltato papa Bergopglio perfino per la ripresa delle relazioni diplomatiche fra Usa e Cuba. Cosa concretamente c'entri Bergoglio non è stato detto perché praticamente non c'entra nulla, ma l'attuale inquilino della Casa Bianca e Raul Castro hanno voluto omaggiarlo. 
Avranno avuto i loro motivi…
Quello che non si capisce è perché il Papa (che pure non muove foglia per le popolazioni cristiane minacc…

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Due settimane fa l'annuncio della riapertura delle relazioni diplomatiche tra…
REPUBBLICA.IT
 

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Leonardo Boff, teologo liberazionista, “consulente” del papa… http://bibliotecaneval.altervista.org/leonardo-boff-teologo-liberazionista-consulente-del-papa/ Tue, 30 Dec 2014 23:49:05 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12524 ANTONIO SOCCI Il 17 dicembre l’Ansa ha battuto la notizia che papa Bergoglio ha chiesto a Leonardo Boff di inviargli il materiale per preparare la sua prossima enciclica sulle questioni sociali ed ecologiche.   C’è poco da ridere… Boff, che è stato fra i padri della Teologia della liberazione è un ex frate che nel 1984 ebbe […]

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ANTONIO SOCCI

Il 17 dicembre l’Ansa ha battuto la notizia che papa Bergoglio ha chiesto a Leonardo Boff di inviargli il materiale per preparare la sua prossima enciclica sulle questioni sociali ed ecologiche.

 

C'è poco da ridere...

C’è poco da ridere…

Boff, che è stato fra i padri della Teologia della liberazione è un ex frate che nel 1984 ebbe un pronunciamento negativo dalla Congregazione per la dottrina della fede, presieduta da Joseph Ratzinger. Nel 1992, a seguito di alcuni richiami e moniti di Giovanni Paolo II, lasciò l’abito religioso.

Per le sue posizioni fortemente impregnate di marxismo (poi anche vagamente new age) e la sua attività di leader noglobal – dopo aver sostenuto la candidatura di Lula alla presidenza brasiliana – lo ha avversato considerandolo troppo moderato.

Boff, che a suo tempo attaccò Giovanni Paolo II come restauratore, nei giorni scorsi si è scagliato contro Vittorio Messori, reo di aver espresso qualche perplessità sul pontificato di Bergoglio.

Dunque Bergoglio si abbevera alle idee di Boff per la sua prossima enciclica e Boff esalta Bergoglio attaccando chi – molto rispettosamente e timidamente – aveva espresso qualche dubbio.

Fonte: facebook.com

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«I nonni sono fondamentali in famiglia e nella società» http://bibliotecaneval.altervista.org/nonni-sono-fondamentali-famiglia-e-nella-societa/ Sun, 28 Dec 2014 23:20:14 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12509 28/12/2014  (©LaPresse) (©LAPRESSE) PAPA FRANCESCO ALL'ANGELUS All'ultimo Angelus del 2014 papa Francesco invoca "concreta solidarietà per le famiglie provate dalla crisi" GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO   Francesco ha chiesto un applauso per i nonni. Poi si è raccolto in preghiera con i 60mila fedeli in piazza San Pietro per le famiglie costrette ad emigrare e […]

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28/12/2014 
Papa Francesco all'Angelus

(©LaPresse)

(©LAPRESSE) PAPA FRANCESCO ALL'ANGELUS

All'ultimo Angelus del 2014 papa Francesco invoca "concreta solidarietà per le famiglie provate dalla crisi"

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

 

Francesco ha chiesto un applauso per i nonni. Poi si è raccolto in preghiera con i 60mila fedeli in piazza San Pietro per le famiglie costrette ad emigrare e segnate dalle difficoltà economiche, dalla malattia, dalla perdita dell'armonia. Nell'ultima domenica dell'anno il Pontefice ha ribadito la necessità di un patto tra le generazioni e ha dedicato l'Angelus al modello di famiglia costituito da San Giuseppe e da Maria. "Il ruolo dei nonni è prezioso nelle famiglie e nella società- ha evidenziato il Papa- Quanto è importante la loro presenza!". Poi ha sottolineato: «Il buon rapporto tra i giovani e gli anziani è decisivo per il cammino della comunità civile ed ecclesiale».

 

Rivolgendosi alla piazza, ha invitato «a salutare con un applauso tutti i nonni del mondo», pensando ad Anna e Simeone, i due anziani nel tempio citati nel Vangelo di oggi."La nostra concreta solidarietà non venga meno specialmente nei confronti delle famiglie che stanno vivendo situazioni più difficili per le malattie, la mancanza di lavoro, la necessità di emigrare, o problemi di disunione", ha aggiunto il Pontefice chiedendo ai fedeli di fermarsi a pregare in silenzio per tutte queste famiglie. "Il mio pensiero va, in questo momento, ai passeggeri dell'aereo malese scomparso mentre era in viaggio tra Indonesia e Singapore, come pure ai passeggeri delle navi in transito nelle ultime ore nelle acque del mare Adriatico coinvolte in alcuni incidenti», ha ricordato il Papa. Francesco ha incontrato l'associazione delle famiglie numerose, confidando a conclusione di un discorso molto appassionato: «Prego in particolare per le famiglie più provate dalla crisi economica, quelle dove il Papa o la mamma hanno perso il lavoro, dove i giovani non riescono a trovarlo; le famiglie provate negli affetti più cari e quelle tentate di arrendersi alla solitudine e alla divisione».

 

A pochi passi dal colonnato del Bernini decine di senza tetto si difendono dal freddo. Dieci giorni fa, in occasione del suo compleanno, Francesco ha fatto una sorpresa ai senza fissa dimora che dormono per le strade donando loro 400 sacchi a pelo. Contraddistinti dallo stemma del Papa, i sacchi a pelo sono stati distribuiti dai volontari, tra cui alcune Guardie Svizzere che regolarmente escono per aiutare i clochard, non solo intorno al Vaticano ma anche in altre zone di Roma dove gli homeless passano la notte coprendosi con mezzi di fortuna. Il Papa ha voluto compiere questo gesto incaricandone l'Elemosineria apostolica. Ha successivamente spiegato la sala stampa vaticana che, dei 400 sacchi a pelo donati dal Papa, 300 sono stati distribuiti ai clochard dai volontari, mentre gli altri cento sono stati consegnati alle strutture che assistono i senza fissa dimora, tra cui la Caritas e le parrocchie, perché li offrissero ai destinatari.

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Francesco: la politica applichi la costituzione sulle famiglie numerose http://bibliotecaneval.altervista.org/francesco-la-politica-applichi-la-costituzione-sulle-famiglie-numerose/ Sun, 28 Dec 2014 23:18:42 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12507  28.12.2014     (©LaPresse) (©LAPRESSE) LE FAMIGLIE NUMEROSE DA PAPA FRANCESCO Udienza alla associazione nata all’epoca di Paolo VI nel giorno della festa della Santa famiglia. E ricorda le famiglie gravate dalla disoccupazione IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO   La costituzione italiana «chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose», ma «questo non trova adeguato riscontro […]

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 28.12.2014
   

Le famiglie numerose da Papa Francesco

(©LaPresse)

(©LAPRESSE) LE FAMIGLIE NUMEROSE DA PAPA FRANCESCO

Udienza alla associazione nata all’epoca di Paolo VI nel giorno della festa della Santa famiglia. E ricorda le famiglie gravate dalla disoccupazione

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

 

La costituzione italiana «chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose», ma «questo non trova adeguato riscontro nei fatti» e pertanto serve «una maggiore attenzione della politica e degli amministratori pubblici». Così Papa Francesco nell’udienza dedicata straordinariamente di domenica alla associazione Famiglie numerose in occasione della odierna festa della Santa famiglia. Jorge Mario Bergoglio ha ricordato, in particolare, la questione della «denatalità» italiana e il problema della disoccupazione che grava su molte famiglie.

«Cari genitori, vi sono grato per l’esempio di amore alla vita, che voi custodite dal concepimento alla fine naturale, pur con tutte le difficoltà e i pesi della vita, e che purtroppo le pubbliche istituzioni non sempre vi aiutano a portare», ha detto il Papa, che poi, riecheggiando i discorsi introduttivi, ha proseguito: «Giustamente voi ricordate che la Costituzione Italiana, all’articolo 31, chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose; ma questo non trova adeguato riscontro nei fatti. Resta nelle parole. Auspico quindi, anche pensando alla bassa natalità che da tempo si registra in Italia, una maggiore attenzione della politica e degli amministratori pubblici, ad ogni livello, al fine di dare il sostegno previsto a queste famiglie. Ogni famiglia è cellula della società, ma la famiglia numerosa è una cellula più ricca, più vitale, e lo Stato ha tutto l’interesse a investire su di essa!». In questo senso, «ben vengano – ha proseguito Bergoglio – le famiglie riunite in associazione, come questa italiana e come quelle di altri Paesi europei, qui rappresentate, e ben venga una rete di associazioni familiari capace di essere presente e visibile nella società e nella politica» e «ben vengano anche i movimenti ecclesiali, nei quali voi membri delle famiglie numerose siete particolarmente presenti e attivi), ha detto citando, in particolare, la «bella notizia» che «proprio a Nazareth si sta realizzando una casa per le famiglie del mondo che si recano pellegrine là dove Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia. Prego in particolare – ha poi aggiunto Francesco – per le famiglie più provate dalla crisi economica, quelle dove il papà o la mamma hanno perso il lavoro, – e questo è duro – dove i giovani non riescono a trovarlo; le famiglie provate negli affetti più cari e quelle tentate di arrendersi alla solitudine e alla divisione».

Jorge Mario Bergoglio ha iniziato il discorso, pronunciato – prima dell’Angelus – alle 11.30 in aula Paolo VI, davanti a 3.500 tra genitori e bambini, con una battuta: «Ditemi: a che ora vi siete alzati oggi? Alle 6? Alle 5? E non avete sonno? Ma io con questo discorso vi farò dormire!». Presenti all’udienza mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio consiglio per le Famiglie («Specialista nel fare queste cose», ha chiosato il Papa), mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, in passato ausiliare di quella Brescia dove l’associazione è nata all’epoca di Paolo VI, che per primo la ricevette in Vaticano nel 1963, e il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del sinodo. «La società sta bene, se la famiglia sta bene», aveva detto alla Radio vaticana il presidente – assieme alla moglie Raffaella – dell’associazione, Giuseppe Butturini. «La famiglia sta bene, se la coppia sta bene. Quando la coppia sta bene? Quando ogni giorno si scambiano gli anelli e si accettano così come sono, non come l’uno vorrebbe che l’altro fosse».

« Un figlio è un miracolo che cambia una vita», ha detto il Papa. «Voi, bambini e bambine, siete proprio questo: ognuno di voi è frutto unico dell’amore, venite dall’amore e crescete nell’amore. Siete unici, ma non soli! E il fatto di avere fratelli e sorelle vi fa bene: i figli e le figlie di una famiglia numerosa sono più capaci di comunione fraterna fin dalla prima infanzia. In un mondo segnato spesso dall’egoismo, la famiglia numerosa è una scuola di solidarietà e di condivisione; e questi atteggiamenti vanno poi a beneficio di tutta la società», ha sottolineato il Pontefice argentino, che poi, rivolgendosi ai figli, ha detto: «Voi, bambini e ragazzi, siete i frutti dell’albero che è la famiglia: siete frutti buoni quando l’albero ha buone radici – che sono i nonni – e un buon tronco – che sono i genitori». Per questo, ha detto ancora, «è molto importante la presenza dei nonni: una presenza preziosa sia per l’aiuto pratico, sia soprattutto per l’apporto educativo. I nonni custodiscono in sé i valori di un popolo, di una famiglia, e aiutano i genitori a trasmetterli ai figli. Nel secolo scorso, in tanti Paesi dell’Europa, sono stati i nonni a trasmettere la fede: loro portavano di nascosto il bambino a ricevere il battesimo e trasmettevano la fede». La presenza delle famiglie numerose «è una speranza per la società», ha detto il Papa.

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Stefano, i nuovi martiri e il diritto alla libertà di fede http://bibliotecaneval.altervista.org/stefano-nuovi-martiri-e-il-diritto-alla-liberta-di-fede/ Sat, 27 Dec 2014 17:11:32 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12498  27-12-2014   di Massimo Introvigne         Il 26 dicembre 2014 all'Angelus Papa Francesco ha ricordato santo Stefano, il primo martire, meditando sul suo esempio di «coerenza cristiana», tanto attuale e importante oggi, e sul tema – su cui il Pontefice torna sempre più spesso – dei cristiani perseguitati e della libertà religiosa. […]

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 27-12-2014  

di Massimo Introvigne

Papa Francesco all'Angelus

 

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Il 26 dicembre 2014 all'Angelus Papa Francesco ha ricordato santo Stefano, il primo martire, meditando sul suo esempio di «coerenza cristiana», tanto attuale e importante oggi, e sul tema – su cui il Pontefice torna sempre più spesso – dei cristiani perseguitati e della libertà religiosa.

Chi era santo Stefano? «Scelto dagli Apostoli, insieme ad altri sei, per la diaconia della carità, cioè per assistere i poveri, gli orfani, le vedove nella comunità di Gerusalemme, egli diviene il primo martire della Chiesa. Con il suo martirio, Stefano onora la venuta nel mondo del Re dei re, dà testimonianza di Lui e offre in dono la sua stessa vita, come faceva nel servizio ai più bisognosi. E così ci mostra come vivere in pienezza il mistero del Natale». Stefano richiama tutti noi alla coerenza cristiana, cioè al mettere d'accordo la nostra fede con il nostro comportamento, in tutti gli ambiti della vita personale e sociale. A ben vedere, quelli che uccidono Stefano non avrebbero obiezioni se il santo si dichiarasse cristiano a parole, ma poi vivesse da pagano come tutti gli altri. Stefano però pensa e agisce da cristiano in tutte le dimensioni della sua vita: per questo lo uccidono. La stessa scelta si presenta a noi oggi. I poteri forti tollerano un blando riferimento al cristianesimo, purché si tratti di un «pensare come cristiano» – magari neppure in tutti gli ambiti del pensiero – accompagnato dal «vivere come pagano». Non tollera invece la «coerenza cristiana, cioè pensare, sentire e vivere come cristiano». Chi pensa e vive così rischia il martirio, in diverse forme, ancora oggi.

La liturgia della Chiesa colloca la memoria del primo martire, Stefano, il giorno dopo il Natale. E ci propone un Vangelo dove ascoltiamo Gesù dire ai suoi discepoli: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt10,22). Sembra quasi che la Chiesa ci proponga una doccia gelata. Dopo la gioia del Natale ecco subito un riferimento all'odio e alla persecuzione. Ma in realtà, spiega il Papa, «queste parole del Signore non turbano la celebrazione del Natale, ma la spogliano di quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene». La Chiesa non ha collocato la memoria del primo martirio subito dopo il Natale per caso, o per una svista. Vuole proprio che la nostra celebrazione del Natale non sia «dolciastra» e mediti sul fatto che per il cristiano la gioia e la prova si danno sempre insieme, che la persecuzione è una parte integrante della vita della Chiesa, dai primi secoli e fino ai giorni nostri.

La sequenza liturgica, dal Natale a Santo Stefano, ci fa «comprendere che nelle prove accettate a causa della fede, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita. E per accogliere veramente Gesù nella nostra esistenza e prolungare la gioia della Notte Santa, la strada è proprio quella indicata da questo Vangelo, cioè dare testimonianza a Gesù nell’umiltà, nel servizio silenzioso, senza paura di andare controcorrente e di pagare di persona». Certo, oggi «non tutti sono chiamati, come santo Stefano, a versare il proprio sangue, ad ogni cristiano però è chiesto di essere coerente in ogni circostanza con la fede che professa». Ci sono tante forme di martirio, e l'incoerenza – dichiararsi cristiano e «vivere da pagano» – è la via d'uscita rapida che la paura del martirio ci propone. La coerenza cristiana non è facile, ma «è una grazia da chiedere oggi».

«Seguire il Vangelo – ha proseguito il Pontefice – è di certo un cammino esigente, ma bello, bellissimo, e chi lo percorre con fedeltà e coraggio riceve il dono promesso dal Signore agli uomini e alle donne di buona volontà. Come cantavano gli angeli il giorno di Natale: "Pace! Pace!”. Questa pace donata da Dio è in grado di rasserenare la coscienza di coloro che, attraverso le prove della vita, sanno accogliere la Parola di Dio e si impegnano ad osservarla con perseveranza sino alla fine».

Le forme di martirio oggi sono spesso diverse da quella cruenta di santo Stefano. Spesso: ma non sempre. Molti oggi sono ancora «perseguitati e uccisi per la testimonianza resa a Cristo». «Vorrei dire a ciascuno di loro – ha esclamato il Papa -: se portate questa croce con amore, siete entrati nel mistero del Natale, siete nel cuore di Cristo e della Chiesa». Ma occorre anche pregare e operare «perché, grazie anche al sacrificio di questi martiri di oggi – sono tanti, tantissimi! -, si rafforzi in ogni parte del mondo l’impegno per riconoscere e assicurare concretamente la libertà religiosa, che è un diritto inalienabile di ogni persona umana». Meditare sul valore spirituale del martirio è importante, ma non basta. Occorre operare «concretamente» e coinvolgere la politica internazionale, perché cessino le persecuzioni dei cristiani e il carattere di «diritto inalienabile» della libertà religiosa sia ovunque.

 

 

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Natale, il Papa pensa ai «bambini abusati, uccisi prima di vedere la luce» e «massacrati» http://bibliotecaneval.altervista.org/natale-il-papa-pensa-ai-bambini-abusati-uccisi-prima-di-vedere-la-luce-e-massacrati/ Fri, 26 Dec 2014 00:24:49 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12484 25/12/2014    (©Afp) (©AFP) PAPA FRANCESCO Nel messaggio Urbi et Orbi di Natale Papa Francesco chiede speranza, vicinanza e aiuti per i perseguitati di Iraq e Siria. Invoca pace in Medio Oriente, Africa e Ucraina e ricorda le vittime di Ebola ANDREA TORNIELLI CITTÀ DEL VATICANO «Sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di […]

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25/12/2014 

 

Papa Francesco

(©Afp)

(©AFP) PAPA FRANCESCO

Nel messaggio Urbi et Orbi di Natale Papa Francesco chiede speranza, vicinanza e aiuti per i perseguitati di Iraq e Siria. Invoca pace in Medio Oriente, Africa e Ucraina e ricorda le vittime di Ebola

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono… Gesù è la salvezza per ogni persona e per ogni popolo!». Lo ha detto Francesco nel messaggio natalizio Urbi et Orbi (alla città di Roma e al mondo), pronunciato a mezzogiorno di oggi dalla loggia centrale della basilica di San Pietro, davanti a una piazza gremita di folla. Nel messaggio ha pronunciato parole forti sul dramma dei bambini abusati, uccisi nel grembo materno, massacrati sotto i bombardamenti anche nella terra dov'è nato Gesù.

Il Papa ha parlato innanzitutto della situazione mediorientale. «Al Salvatore del mondo domando che guardi i nostri fratelli e sorelle dell’Iraq e della Siria che da troppo tempo soffrono gli effetti del conflitto in corso e, insieme con gli appartenenti ad altri gruppi etnici e religiosi, patiscono una brutale persecuzione. Il Natale porti loro speranza, come ai numerosi sfollati, profughi e rifugiati, bambini, adulti e anziani, della regione e del mondo intero; muti l’indifferenza in vicinanza e il rifiuto in accoglienza, perché quanti ora sono nella prova possano ricevere i necessari aiuti umanitari per sopravvivere alle rigidità dell’inverno, fare ritorno nei loro Paesi e vivere con dignità».

 

Francesco ha chiesto che sia donata pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra Santa, auspicando che siano sostenuti «gli sforzi di coloro che si impegnano fattivamente per il dialogo fra israeliani e palestinesi».

«Gesù – ha aggiunto – guardi quanti soffrono in Ucraina e conceda a quell’amata terra di superare le tensioni, vincere l’odio e la violenza e intraprendere un nuovo cammino di fraternità e riconciliazione». Francesco ha quindi ricordato la Nigeria «dove altro sangue viene versato e troppe persone sono ingiustamente sottratte ai propri affetti e tenute in ostaggio o massacrate. Pace invoco – ha detto – anche per altre parti del continente africano. Penso in particolare alla Libia, al Sud Sudan, alla Repubblica Centroafricana e a varie regioni della Repubblica Democratica del Congo; e chiedo a quanti hanno responsabilità politiche di impegnarsi attraverso il dialogo a superare i contrasti e a costruire una duratura convivenza fraterna».
Il Papa ha quindi chiesto al Bambino di Betlemme di salvare «i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati… Bambini, tanti bambini abusati». E ha domandato a Gesù di confortare «le famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa», essendo vicino anche «a quanti soffrono per le malattie, in particolare alle vittime dell’epidemia di Ebola, soprattutto in Liberia, in Sierra Leone e in Guinea». Francesco ha ringraziato «quanti si stanno adoperando coraggiosamente per assistere i malati ed i loro familiari» e ha rinnovato il suo «pressante» invito ad assicurare «l’assistenza e le terapie necessarie».

«Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato. Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi
l’ombra degli attuali Erode». 

«Davvero tante lacrime – ha concluso Papa Bergoglio – ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino… Il potere di Cristo, che è liberazione e servizio, si faccia sentire in tanti cuori che soffrono guerre, persecuzioni, schiavitù. Che con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, quella globalizzazione dell'indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza. Così potremo dire con gioia: “I nostri occhi hanno visto la tua salvezza”».

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I dubbi sulla svolta di Papa Francesco http://bibliotecaneval.altervista.org/dubbi-sulla-svolta-di-papa-francesco/ Fri, 26 Dec 2014 00:03:48 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12477 24 dicembre 2014 | 08:29 http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_24/vittorio-messori-miei-ubbi-svolta-papa-francesco-bergoglio-6a824f1a-8b3d-11e4-9698-e98982c0cb34.shtml  Bergoglio è imprevedibile per il cattolico medio. Suscita un interesse vasto, ma quanto sincero? di Vittorio Messori   Credo sia onesto ammetterlo subito: abusando, forse, dello spazio concessomi, ciò che qui propongo, più che un articolo, è una riflessione personale. Anzi, una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se […]

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24 dicembre 2014 | 08:29

http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_24/vittorio-messori-miei-ubbi-svolta-papa-francesco-bergoglio-6a824f1a-8b3d-11e4-9698-e98982c0cb34.shtml 

Bergoglio è imprevedibile per il cattolico medio. Suscita un interesse vasto, ma quanto sincero?

di Vittorio Messori

 

Credo sia onesto ammetterlo subito: abusando, forse, dello spazio concessomi, ciò che qui propongo, più che un articolo, è una riflessione personale. Anzi, una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta. Ma sì, rimandata perché la mia (e non solo mia) valutazione di questo papato oscilla di continuo tra adesione e perplessità, è un giudizio mutevole a seconda dei momenti, delle occasioni, dei temi. Un Papa non imprevisto: per quanto vale, ero tra quelli che si attendevano un sudamericano e un uomo di pastorale, di esperienza quotidiana di governo, quasi a bilanciare un ammirevole professore, un teologo sin troppo raffinato per certi palati, quale l’amato Joseph Ratzinger. Un Papa non imprevisto, dunque, ma che subito, sin da quel primissimo «buonasera», si è rivelato imprevedibile, tanto da far ricredere via via anche qualche cardinale che era stato tra i suoi elettori. 

 

 

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Una imprevedibilità che continua, turbando la tranquillità del cattolico medio, abituato a fare a meno di pensare in proprio, quanto a fede e costumi, ed esortato a limitarsi a «seguire il Papa». Già, ma quale Papa? Quello di certe omelie mattutine a Santa Marta, delle prediche da parroco all’antica, con buoni consigli e saggi proverbi, con persino insistiti avvertimenti a non cadere nelle trappole che ci tende il diavolo? O quello che telefona a Giacinto Marco Pannella, impegnato nell’ennesimo, innocuo digiuno e che gli augura «buon lavoro», quando, da decenni, il «lavoro» del leader radicale è consistito e consiste nel predicare che la vera carità sta nel battersi per divorzio, aborto, eutanasia, omosessualità per tutti, teoria di gender e così via? Il Papa che, nel discorso di questi giorni alla Curia romana, si è rifatto con convinzione a Pio XII (ma, in verità, a san Paolo stesso) definendo la Chiesa «corpo mistico di Cristo»? O quello che, nella prima intervista a Eugenio Scalfari, ha ridicolizzato chi pensasse che «Dio è cattolico», quasi che la Ecclesia una, sancta, apostolica, romana fosse un optional, un accessorio da agganciare o meno, a seconda del gusto personale, alla Trinità divina? Il Papa argentino consapevole, per diretta esperienza, del dramma dell’America Latina che si avvia a diventare un continente ex cattolico, con il passaggio in massa di quei popoli al protestantesimo pentecostale? O il Papa che prende l’aereo per abbracciare e augurare buoni successi a un amico carissimo, pastore proprio in una delle comunità che stanno svuotando quella cattolica e proprio con il proselitismo da lui condannato duramente nei suoi? 

 

 

 

Si potrebbe continuare, naturalmente, con questi aspetti che paiono – e forse sono davvero – contraddittori. Si potrebbe, ma non sarebbe giusto, per un credente. Questi, sa che non si guarda a un Pontefice come a un presidente eletto di repubblica o come a un re, erede casuale di un altro re. Certo, in conclave, quegli strumenti dello Spirito Santo che, stando alla fede, sono i cardinali elettori condividono i limiti, gli errori, magari i peccati che contrassegnano l’umanità intera. Ma capo unico e vero della Chiesa è quel Cristo onnipotente e onnisciente che sa un po’ meglio di noi quale sia la scelta migliore, quanto al suo temporaneo rappresentante terreno. Una scelta che può apparire sconcertante alla vista limitata dei contemporanei ma che poi, nella prospettiva storica, rivela le sue ragioni. Chi conosce davvero la storia è sorpreso e pensoso nello scoprire che – nella prospettiva millenaria, che è quella della Catholica – ogni Papa, consapevole o no che lo fosse, ha interpretato la sua parte idonea e, alla fine, rivelatasi necessaria. Proprio per questa consapevolezza ho scelto , per quanto mi riguarda, di osservare, ascoltare, riflettere senza azzardarmi in pareri intempestivi se non addirittura temerari. Per rifarci a una domanda fin troppo citata al di fuori del contesto: « Chi sono io per giudicare?». Io che – alla pari di ogni altro, uno solo escluso – non sono certo assistito dal «carisma pontificio», dall’assistenza promessa del Paraclito. E a chi volesse giudicare, non dice nulla l’approvazione piena, più volte ripetuta – a voce e per iscritto – dell’attività di Francesco da parte di quel «Papa emerito» pur così diverso per stile, per formazione, per programma stesso?

 

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Terribile è la responsabilità di chi oggi sia chiamato a rispondere alla domanda: «Come annunciare il Vangelo ai contemporanei? Come mostrare che il Cristo non è un fantasma sbiadito e remoto ma il volto umano di quel Dio creatore e salvatore che a tutti può e vuole dare senso per la vita e la morte?». Molte sono le risposte, spesso contrastanti. 

 

Per quel poco che conta, dopo decenni di esperienza ecclesiale, io pure avrei le mie, di risposte. Avrei, dico: il condizionale è d’obbligo perché niente e nessuno mi assicura di avere intravisto la via adeguata. Non rischierei forse di essere come il cieco evangelico, quello che vuole guidare altri ciechi, finendo tutti nella fossa? Così, certe scelte pastorali del «vescovo di Roma», come preferisce chiamarsi, mi convincono; ma altre mi lascerebbero perplesso, mi sembrerebbero poco opportune, magari sospette di un populismo capace di ottenere un interesse tanto vasto quanto superficiale ed effimero. Avrei da osservare alcune cose a proposito di priorità e di contenuti, nella speranza di un apostolato più fecondo. Avrei, penserei: al condizionale, lo ripeto, come esige una prospettiva di fede dove chiunque anche laico (lo ricorda il Codice canonico) può esprimere il suo pensiero, purché pacato e motivato, sulle tattiche di evangelizzazione. Lasciando però all’uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave la strategia generale e, soprattutto, la custodia del «depositum fidei». In ogni caso, non dimenticando quanto Francesco stesso ha ricordato proprio nel duro discorso alla sua Curia: è facile, ha detto, criticare i preti, ma quanti pregano per loro? Volendo anche ricordare che egli, sulla Terra, è il «primo» tra i preti. E, dunque, chiedendo, a chi critica, quelle preghiere di cui il mondo ride ma che guidano, in segreto, il destino della Chiesa e del mondo intero. 

 

 
 

 

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Violenze brutali contro i cristiani del Medio Oriente http://bibliotecaneval.altervista.org/violenze-brutali-contro-cristiani-del-medio-oriente/ Wed, 24 Dec 2014 01:42:10 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12471  24-12-2014  di Massimo Introvigne     Il 23 dicembre è stata resa pubblica la lettera di Papa Francesco ai cristiani del Medio Oriente, formalmente datata 21 dicembre. I media si sono affrettati a commentare l'accento alla minaccia «di dimensioni prima inimmaginabili» costituita dal Califfato e l'invito rinnovato a chi nell'islam pensa di avere titolo a […]

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 24-12-2014 

di Massimo Introvigne

Cristiani siriani

 

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Il 23 dicembre è stata resa pubblica la lettera di Papa Francesco ai cristiani del Medio Oriente, formalmente datata 21 dicembre. I media si sono affrettati a commentare l'accento alla minaccia «di dimensioni prima inimmaginabili» costituita dal Califfato e l'invito rinnovato a chi nell'islam pensa di avere titolo a definire il «vero» contenuto della propria religione perché condanni senza ambiguità il terrorismo e la persecuzione delle minoranze religiose. Si tratta di aspetti certamente importanti, ma (come per il discorso del 22 dicembre alla Curia Romana) non si afferra davvero il cuore del Magistero di Papa Francesco se non se ne coglie la dimensione spirituale. Il tempo della persecuzione richiede certo una risposta della comunità internazionale «con ogni tipo di iniziativa»: ma deve anche essere vissuto, dagli stessi perseguitati e da tutta la Chiesa, come un «appello alla santità», una chiamata alla preghiera, ai Sacramenti e a una vita cristiana più coerente e fervorosa.

Il Papa parte da una citazione della Seconda Lettera ai Corinti di San Paolo: «Sia benedetto Dio, Padredel Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio» (2 Cor 1,3-4). Parole tanto adatte al Medio Oriente cristiano, dove «alle note dei canti natalizi si mescoleranno le lacrime e i sospiri». Davvero «l'afflizione e la tribolazione non sono mancate purtroppo nel passato anche prossimo del Medio Oriente».

Le tribolazioni non sono recenti, ma si sono aggravate a causa di un fenomeno nuovo: «l’operato di una più recente e preoccupante organizzazione terrorista, di dimensioni prima inimmaginabili, che commette ogni sorta di abusi e pratiche indegne dell’uomo, colpendo in modo particolare alcuni di voi che sono stati cacciati via in maniera brutale dalle proprie terre, dove i cristiani sono presenti fin dall’epoca apostolica». Né questa organizzazione terroristica, che il documento non nomina ma che è evidentemente l'Isis, il cosiddetto Califfato, se la prende solo con i cristiani: ci sono «anche altri gruppi religiosi ed etnici che pure subiscono la persecuzione», la quale ormai non risparmia neppure i bambini. «Questa sofferenza grida verso Dio e fa appello all’impegno di tutti noi, nella preghiera e in ogni tipo di iniziativa». 

Le persecuzioni – lo ha insegnato lo stesso Gesù Cristo – possono «fortificare la fede e la fedeltà»,purché si rimanga uniti e non si dimentichino la preghiera e i sacramenti. «L’unità voluta dal nostro Signore è più che mai necessaria in questi momenti difficili; è un dono di Dio che interpella la nostra libertà e attende la nostra risposta». Sono pure necessari «i Sacramenti, la preghiera» perché la persecuzione è sempre «un forte appello alla santità della vita». E la persecuzione colpisce insieme cattolici e ortodossi, favorendo quell'ecumenismo della sofferenza e del sangue che il Papa ha messo al centro del suo viaggio apostolico in Turchia. «Le sofferenze patite dai cristiani», scrive Francesco, «portano un contributo inestimabile alla causa dell’unità. È l’ecumenismo del sangue, che richiede fiducioso abbandono all’azione dello Spirito Santo».

La presenza dei cristiani giova anche agli ebrei e ai musulmani ed «è preziosa per il Medio Oriente.Siete un piccolo gregge, ma con una grande responsabilità nella terra dove è nato e si è diffuso il cristianesimo. Siete come il lievito nella massa. Prima ancora di tante opere della Chiesa nell’ambito scolastico, sanitario o assistenziale, da tutti apprezzate, la ricchezza maggiore per la Regione sono i cristiani, siete voi». Qualche volta sembra che ogni tentativo di dialogo sia vano e perfino inutile. Ma in realtà lo«sforzo di collaborare con persone di altre religioni, con gli ebrei e con i musulmani, è un altro segno del Regno di Dio. Il dialogo interreligioso è tanto più necessario quanto più difficile è la situazione. Non c’è un’altra strada». Il dialogo, anzi, «è anche il migliore antidoto alla tentazione del fondamentalismo religioso, che è una minaccia per i credenti di tutte le religioni».

A chi vive «in un ambiente a maggioranza musulmana» Francesco chiede di «aiutare i concittadinimusulmani a presentare con discernimento una più autentica immagine dell’Islam, come vogliono tanti di loro, i quali ripetono che l’Islam è una religione di pace e può accordarsi con il rispetto dei diritti umani e favorire la convivenza di tutti». Questa nuova auto-presentazione da parte dell'islam ha però come condizione, per essere credibile, una denuncia non ambigua delle persecuzioni delle minoranze religiose e del terrorismo. «La situazione drammatica che vivono i nostri fratelli cristiani in Iraq, ma anche gli yazidi e gli appartenenti ad altre comunità religiose ed etniche, esige una presa di posizione chiara e coraggiosa da parte di tutti i responsabili religiosi, per condannare in modo unanime e senza alcuna ambiguità tali crimini e denunciare la pratica di invocare la religione per giustificarli».

Superando tante difficoltà, il Papa chiede ai laici cristiani del Medio Oriente di impegnarsi nella vitapolitica, di esercitare «il dovere e il diritto di partecipare pienamente alla vita e alla crescita della vostra nazione». Ai pastori Francesco rinnova l'invito a rimanere accanto al gregge nelle difficoltà. Ai giovani ripete le parole di Benedetto XVI nell'esortazione apostolica «Ecclesia in Medio Oriente»: «Non abbiate paura o vergogna di essere cristiani. La relazione con Gesù vi renderà disponibili a collaborare senza riserve con i vostri concittadini, qualunque sia la loro appartenenza religiosa». Agli anziani del Medio Oriente la lettera esprime «stima»: «siete la memoria dei vostri popoli; auspico che questa memoria sia seme di crescita per le nuove generazioni». E il Pontefice saluta quanti operano nelle vaste opere della Chiesa di carattere sociale ed educativo. In particolare, «nell’ambito dell’educazione è in gioco il futuro della società».

Francesco sa che i cristiani del Medio Oriente non possono farcela da soli. Tutta la Chiesa devesostenerli. Ma occorre anche «esortare la Comunità internazionale a venire incontro ai vostri bisogni e a quelli delle altre minoranze che soffrono; in primo luogo, promuovendo la pace mediante il negoziato e il lavoro diplomatico, cercando di arginare e fermare quanto prima la violenza che ha causato già troppi danni». Il Papa condanna nuovamente il traffico di armi e le troppe forme di scetticismo riguardo alla possibilità che nel Medio Oriente si arrivi a una vera pace: scetticismi, scrive, che si combattono anch'essi con la preghiera. 

«La vostra testimonianza», conclude la lettera del Papa ai cristiani del Medio Oriente, «mi fa tantobene. Grazie! Ogni giorno prego per voi e per le vostre intenzioni. Vi ringrazio perché so che voi, nelle vostre sofferenze, pregate per me e per il mio servizio alla Chiesa. Spero tanto di avere la grazia di venire di persona a visitarvi e confortarvi. La Vergine Maria, la Tutta Santa Madre di Dio e Madre nostra, vi accompagni e vi protegga sempre con la sua tenerezza».

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Nullità dell’elezione pontificia per accordo previo? http://bibliotecaneval.altervista.org/nullita-dellelezione-pontificia-per-accordo-previo/ Tue, 23 Dec 2014 00:06:32 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12446   Nuovo articolo su Radio Spada 21-12-2014   by jeannedarc   di Guido Ferro Canale   Ha suscitato un certo scalpore la notizia, contenuta in un libro del giornalista Austen Ivereigh e poi rilanciata da vari siti (tra cui, per quanto in questa sede interessa, “Chiesa e post-Concilio”, che ha ripreso un post del blog “From Rome”), secondo […]

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Nuovo articolo su Radio Spada

21-12-2014

 

by jeannedarc

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di Guido Ferro Canale

 

Ha suscitato un certo scalpore la notizia, contenuta in un libro del giornalista Austen Ivereigh e poi rilanciata da vari siti (tra cui, per quanto in questa sede interessa, “Chiesa e post-Concilio”, che ha ripreso un post del blog “From Rome”), secondo cui un gruppo di Cardinali, prima che si aprisse il Conclave del 2013, avrebbe orchestrato l'elezione di Bergoglio assicurandosi voti e, i primo luogo, all'assenso dell'argentino all'elezione.

Preciso di non interessarmi, qui, della quaestio facti, ma solo delle conseguenze giuridiche di un simile accordo elettorale, soprattutto perché l'autore del post sopra citato (e di un altro precedente), tal p. Alexis Bugnolo, sostiene – con molti altri – che esso comporterebbe la nullità dell'elezione papale. Mi sembra opportuno mostrare che questa tesi non è fondata.

Il testo legale da cui partire è la Cost. Ap. Universi Dominici Gregis – ma le norme non sembrano mutate in modo significativo rispetto alla Vacantis Apostolicae Sedis di Pio XII – che, al n. 81, dispone: “I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d'ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto. Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l'elezione.” – “Cardinales electores praeterea abstineant ab omnibus pactionibus, conventionibus, promissionibus aliisque quibusvis obligationibus, quibus astringi possint ad suffragium cuidam vel quibusdam dandum aut recusandum. Quae omnia, si reapse intervenerint, etiam iure iurando adiecto, decernimus ea nulla et irrita esse, neque eadem observandi obligatione quemquam teneri; facientes contra iam nunc poena excommunicationis latae sententiae innodamus. Vetari tamen non intellegimus, ne per tempus Sedis vacantis de electione sententiae invicem communicentur.”

Merita un cenno anche il n. 82, che stabilisce la nullità delle cc.dd. capitolazioni, o “impegni di comune accordo” tra i Cardinali, foss'anche sotto giuramento, che si obbligano “ad attuarli nel caso che uno di loro sia elevato al Pontificato.”. Da quel che ho capito, peraltro, Bergoglio non avrebbe preso impegni particolari.

Come si vede, la UDG non commina la nullità dell'elezione. E, per un principio generale del diritto canonico, l'illecito comporta una pena per l'autore, ma non invalida l'atto, a meno che la legge non preveda espressamente la nullità, o l'inabilità del reo a compierlo (cfr. can. 10 e il commento di V. de Paolis in AA.VV., Il diritto nel mistero della Chiesa, vol. I, PUL 1995, pagg. 279-81). Ma, osserva p. Bugnolo, se la notizia fosse vera, tutti i Cardinali coinvolti – Bergoglio incluso – sarebbero stati scomunicati prima dell'apertura del Conclave… e quindi non vi avrebbero potuto partecipare, vietandolo il CIC 1983, can. 171. Il quale dispone, altresì, che se di fatto i soggetti inabili votano il loro voto sia nullo, ma resti salvo lo scrutinio; ora, prosegue il ragionamento, pare che alla prima votazione Bergoglio abbia ottenuto 32 suffragi, frutto dell'accordo previo; annullandoli in quello scrutinio e anche in tutti i successivi, risulterebbe non raggiunto il quorum.

Bugnolo discute anche l'obiezione basata su UDG 35: “Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall'elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, fermo restando quanto prescritto ai nn. 40 e 75 di questa Costituzione.”. Ricorda che il can. 171 menziona la carenza di voce attiva al §1 n. 2°, come qualcosa di distinto dall'inabilitazione da scomunica (n. 3°); e si dice incapace di credere che, con questo n. 35, il Papa abbia voluto ammettere anche chi sia completamente pazzo (“incapace di atto umano”: n. 1°) o abbia pubblicamente abbandonato la Chiesa (n. 4°).

Si potrebbe obiettare che il n. 35 è chiarito dal successivo n. 36: “Un Cardinale di Santa Romana Chiesa, che sia stato creato e pubblicato in Concistoro, ha per ciò stesso il diritto di eleggere il Pontefice (ius eligendi Pontificis), a norma del n. 33 della presente Costituzione, anche se ancora non gli sia stato imposto il berretto, né consegnato l'anello, né abbia prestato il giuramento. Non hanno, invece questo diritto i Cardinali canonicamente deposti o che abbiano rinunciato, col consenso del Romano Pontefice, alla dignità cardinalizia. Inoltre, in periodo di Sede Vacante, il Collegio dei Cardinali non può riammettere o riabilitare costoro.”. Dunque, solo la deposizione canonica fa perdere il diritto ad eleggere e ad essere convocati per il Conclave. Ma, più radicalmente, p. Bugnolo sbaglia a interpretare il can. 171, ritenendo che inabiliti tutti gli scomunicati, anziché solo quelli la cui scomunica sia stata dichiarata (o irrogata), come risulta dal testo: “poena excommunicationis innodatus sive per sententiam iudicialem sive per decretum quo poena irrogatur vel declaratur”. Probabilmente, si confonde con il generale automatismo della scomunica latae sententiae. Ma essa, poiché è per lo più occulta, rende illecita la detenzione di un ufficio ecclesiastico, però non ne invalida l'esercizio e neppure impedisce di conseguirne validamente altri (cfr. can. 1331; ma la disciplina era la stessa sotto il CIC 1917). Come dice lo stesso p. Bugnolo, la ratio del n. 35 è impedire che un Cardinale venga escluso sulla base di accuse lanciate dai confratelli in Conclave; ma il risultato si raggiunge solo se è necessario che la scomunica risulti da una sentenza o da un decreto anteriori. Da cui scaturiranno anche gli effetti della deposizione canonica; e così il cerchio si chiude. 

Mi sia permessa una disamina riassuntiva: UDG 82 permette lo scambio di opinioni tra gli elettori, s'intende in tempo di Sede vacante, circa la persona da eleggere; scambio utilissimo se non necessario, dato che i Cardinali potrebbero conoscersi poco o nulla. Magari, alla fine di un colloquio del genere, ci si trova d'accordo sul fatto che la persona giusta sarebbe Tizio; ma questo, di per sé, non è un accordo vietato dal n. 81, perché non fa sentire obbligato nessuno a votare di conseguenza (è un idem sentire, non un idem velle, non un contratto). Questi altri accordi sono privi di forza obbligante e puniti con la scomunica, ma non hanno riflessi di sorta sull'elezione, neanche quanto al suffragio espresso dai singoli contraenti. All'apice della gravità, infine, troviamo la simonia, cioè, in questo caso, il “voto di scambio”; che non è necessariamente “voto contro denaro” o altro bene considerato per il valore economico (munus a manu), ma anche contro elogi, raccomandazioni e favori simili (munus a lingua) o altri servigi, come l'istruzione del figlio etc. (munus ab obsequio). Ebbene, UDG 78 deroga al can. 149 §3, che invalida le elezioni simoniache in genere, per salvare proprio quella del Papa, sia pure scomunicando tutti i soggetti coinvolti. A fortiori, dunque, se l'accordo non prevede uno scambio o un impegno (sono le “capitolazioni” invalidate dal n. 82), ma sia un semplice “Accetti di essere votato?” – “Accetto”.

Sotto questo profilo, dunque, l'elezione di Bergoglio è salva. Ma non si può fare a meno di osservare che, tra voti annullati, accordi proibiti, e aggiungerei gaffe clamorose come le felicitazioni della CEI a Scola, il Conclave del 2013 assomiglia sempre più ad un circo impazzito, dove lo spettatore può solo mettersi le mani nei capelli.

Che dire? Probabilmente Dio, per intervenire a salvare la Chiesa, aspetta che gli uomini facciano tutto il danno possibile e immaginabile. Così sarà palese che il soccorso è giunto dall'Alto. E preghiamo che non tardi ancora.

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