La guerra in Siria Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/la-guerra-in-siria/ NEVAL Mon, 16 Dec 2013 23:56:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.2 http://bibliotecaneval.altervista.org/favicon.ico La guerra in Siria Archivi - Biblioteca http://bibliotecaneval.altervista.org/category/la-guerra-in-siria/ 32 32 “I bambini siriani invidiano Gesù Bambino: lui aveva una stalla” http://bibliotecaneval.altervista.org/i-bambini-siriani-invidiano-gesu-bambino-lui-aveva-una-stalla/ Mon, 16 Dec 2013 23:56:55 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=8079 16/12/2013  BIMBI SIRIANI E’ uno dei passaggi del toccante messaggio natalizio giunto dal’arcivescovo maronita Samir Nassar REDAZIONE ROMA “In Siria a Gesù Bambino non mancano i compagni: migliaia di bambini che hanno perso le loro case vivono sotto tende povere come la stalla di Betlemme”. Così l'Arcivescovo maronita Samir Nassar descrive la condizione vissuta dall'infanzia […]

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16/12/2013 

Bimbi siriani

BIMBI SIRIANI

E’ uno dei passaggi del toccante messaggio natalizio giunto dal’arcivescovo maronita Samir Nassar

REDAZIONE
ROMA

“In Siria a Gesù Bambino non mancano i compagni: migliaia di bambini che hanno perso le loro case vivono sotto tende povere come la stalla di Betlemme”. Così l'Arcivescovo maronita Samir Nassar descrive la condizione vissuta dall'infanzia siriana nel tempo che precede il Santo Natale.

In un toccante messaggio di riflessioni natalizie pervenuto all'agenzia vaticana Fides, l'Arcivescovo maronita di Damasco esprime con immagini forti i sentimenti condivisi da tanti cristiani siriani davanti all'avvicinarsi dell'ennesimo Natale di guerra. “Gesù” fa notare mons. Nassar “non è solo nella sua miseria. L'infanzia siriana, abbandonata e segnata dalle scene di violenza, sogna di essere al posto di Gesù, che ha sempre con sé i suoi genitori che lo circondano e lo accarezzano. (…). Alcuni invidiano il Bimbo divino che ha trovato una stalla per nascere e ripararsi, mentre tra questi bambini disgraziati c'è chi è nato sotto le bombe o lungo il cammino della fuga”.

“Anche Maria – insiste l'Arcivescovo maronita “non è più sola, nelle sue difficoltà: tante mamme infelici e sfortunate vivono nella povertà estrema e si caricano tutte le responsabilità familiari da sole, senza i loro mariti… La presenza rassicurante di Giuseppe presso la Sacra Famiglia suscita gelosia tra le migliaia di famiglie private del papà. Un'assenza che alimenta la paura, l'angoscia e l'inquietudine”. 

Nella condizione martoriata del popolo siriano, sembra non esserci posto per la promessa di pace e letizia propria del Natale: “Il rumore infernale della guerra” scrive Nassar “soffoca il Gloria degli Angeli. La sinfonia del Natale per la pace cede davanti all'odio e alle crudeltà più atroci”. Eppure proprio l'estenuante prolungarsi del conflitto che ha già superato i mille giorni rende ancora più forte il grido di preghiera dei cristiani davanti al presepe: “Signore, esaudiscici”, così conclude il suo messaggio l'Arcivescovo Nassar.

 

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Mons. Haddad: “La Siria? Una guerra importata” http://bibliotecaneval.altervista.org/mons-haddad-la-siria-una-guerra-importata/ Fri, 13 Dec 2013 23:43:36 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=8024 13/12/2013  MTIANOS HADDAD (AL CENTRO) NEL CORSO DI UNA VISITA A TORINO Il rettore di Santa Maria in Cosmedin interviene sulla tragica situazione del paese MARCO TOSATTI ROMA Proprio nel momento in cui Stati Uniti e Gran Bretagna decidono di sospendere gli aiuti finanziari e di altro genere elargiti alle milizie fondamentaliste islamiche che combattevano […]

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13/12/2013 

Mtianos Haddad (Al centro) nel corso di una visita a Torino

MTIANOS HADDAD (AL CENTRO) NEL CORSO DI UNA VISITA A TORINO

Il rettore di Santa Maria in Cosmedin interviene sulla tragica situazione del paese

MARCO TOSATTI
ROMA

Proprio nel momento in cui Stati Uniti e Gran Bretagna decidono di sospendere gli aiuti finanziari e di altro genere elargiti alle milizie fondamentaliste islamiche che combattevano una guerra religiosa contro il governo di Damasco e le minoranze (cristiane, alauita, sunnita, drusa e sciita),  la rivista delle Missioni della Consolata dedica spazio a un’intervista a mons. Mtianos Haddad, rettore della Basilica di Santa Maria in Cosmedin. Santa Maria in Cosmedin è la basilica, vicina al Circo Massimo e al Teatro di Marcello, che ospita nel suo atrio esterno la famosissima “Bocca della verità”, il mascherone rotondo dove i turisti infilano la mano; leggenda vuole  che se sei  un bugiardo, la pietra si chiuda. E il prelato siriano assicura di dire la verità.

Parla della Siria, mons. Haddad; e come altri esponenti delle comunità cristiane (fino a oggi in Siria convivevano 7 etnie e 17 fedi religiose diverse) dipinge un quadro ben diverso da quello offerto dalla grande maggioranza dei media occidentali, per non parlare di televisioni come Al Jazeera e le organizzazioni di “attivisti” anti-Damasco. Da quest’intervista esce un quadro molto diverso da quello dipinto dalla maggior parte dei media internazionali. Mons Haddad è siriano, archimandrita della Chiesa cattolica greco-melchita.

“La Siria è una culla della cristianità – ha detto mons. Haddad alla rivista – . I cristiani e gli ebrei sono lì da ben prima dell’islam. Dopo 600 anni sono arrivati anche i musulmani. Un mosaico religioso, ben vissuto e ben accettato, che è diventato una ricchezza. Prima di questi ultimi 32 mesi, “maledetti” (mi scuso del termine, ma è così), la Siria era un esempio della convivenza e convivialità tra cristiani (cattolici, ortodossi, protestanti), musulmani e comunità ebraiche. Come prova di quanto affermo, ricordo che, da tanti anni, il governo ha cancellato la voce “religione” dalla carta d’identità, cosa impensabile negli altri paesi arabi. Così, al momento di iscriversi all’Università, nessuno ti chiederà quale sia la tua fede. Ma c’è di più. Nelle scuole pubbliche, che sono gratuite, pure le differenze sociali tra ricchi e poveri sono state azzerate introducendo per ogni studente la stessa uniforme. Anche in questo modo il governo ha aiutato tutti noi a essere semplicemente cittadini siriani. Io sono orgoglioso di essere siriano».

Secondo il prelato siriano, quella siriana è una guerra importata…”Per abbattere il governo sono arrivati in Siria combattenti jihadisti da 17 paesi! Si parla di 80-100 mila uomini armati stranieri nel paese. Sono mercenari, jihadisti per vocazione o fanatici. Un esempio. Sono arrivati nella bellissima Aleppo, città di cultura e commerci, e si sono impossessati di un quartiere. Ebbene, questi personaggi hanno imposto la sharia nella zona conquistata. Hanno usato le persone come scudi umani, hanno ucciso bambini davanti ai familiari”. Haddad ricorda l’attacco a Maalula, una piccola città cristiana, uno dei pochi luoghi al mondo in cui si parli ancora l’aramaico. E dove i fondamentalisti islamici  hanno rapito un gruppo di suore ortodosse, della cui sorte non si sa nulla.

Secondo Haddad “la quasi totalità dei combattenti non sono siriani. Poi ci sono alcune persone che hanno lasciato la Siria perché avevano problemi con il governo”, fuori dal Paese da oltre 20 anni. I loro figli neppure sanno dove sia la Siria! “Io rispetto l’opposizione siriana che dialoga con il governo per cambiare le cose, ma non quella che chiede l’intervento di eserciti stranieri per colpire il paese. Questo è un tradimento. Questi personaggi (che spesso vivono in hotel a 5 stelle) non mi rappresentano. Adesso sono stati chiamati a partecipare alla conferenza di ‘Ginevra 2’, ma non ci vogliono andare perché pretendono di imporre le loro condizioni. Il governo al contrario non ne ha poste. A Obama hanno dato il premio Nobel della pace prima che facesse qualcosa. Vediamo se adesso saprà meritarselo”.

 
 
 

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Santa Sede: partecipazione ampia per Ginevra 2 su Siria IFrameIFrame http://bibliotecaneval.altervista.org/santa-sede-partecipazione-ampia-per-ginevra-2-su-siria-iframeiframe/ Mon, 11 Nov 2013 21:58:23 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=7484 1/11/2013   DOMINIQUE MAMBERTI Il pensiero di Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede REDAZIONE ROMA   La Santa Sede "auspica e incoraggia la realizzazione della Conferenza di Ginevra 2 con la maggiore partecipazione possibile". Lo afferma monsignor Dominique Mamberti "Realisticamente – afferma il presule corso in un'intervista al Sir […]

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1/11/2013

 

Dominique Mamberti

DOMINIQUE MAMBERTI

Il pensiero di Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede

REDAZIONE
ROMA

 

La Santa Sede "auspica e incoraggia la realizzazione della Conferenza di Ginevra 2 con la maggiore partecipazione possibile". Lo afferma monsignor Dominique Mamberti

"Realisticamente – afferma il presule corso in un'intervista al Sir (Servizio informazione religiosa) – non si può pretendere che la Conferenza risolva di colpo un conflitto che è particolarmente complesso e dove sono implicati tanti interessi divergenti da diversi attori non solo locali ma regionali.

Tuttavia non c'è un'altra via se non quella della ricerca di un accordo con l'aiuto di tutti. La Conferenza Ginevra 2 può e deve essere un primo passo fondamentale, almeno per avviare un processo che sarà prevedibilmente sofferto. Non sappiamo ancora che forma prenderà detta Conferenza né se la Santa Sede sarà invitata a parteciparvi come Osservatore. In caso affermativo, la Santa Sede invierebbe una Delegazione per mostrare la sua sollecitudine per il bene della cara nazione siriana e per offrire discretamente ogni possibile collaborazione. Tuttavia il grande contributo della Santa Sede e della Chiesa si situa in un altro livello che tocca il profondo dei cuori.

Vorrei ricordare la significativa giornata di digiuno e di preghiera per la pace, convocata dal Santo Padre Francesco, che è stata molto bene accolta a livello mondiale e che ha dato tanti frutti di pace. 'Arma' principale della Chiesa è la preghiera e la carità. Il contributo più grande è la vita di fede dei credenti che nei diversi ambiti diventano protagonisti della vita sociale alla ricerca del bene di tutti e della pace".

Per Mamberti "Sebbene nelle ultime settimane ci siano stati sviluppi positivi riguardo allo spinoso tema delle armi chimiche, va rilevato che esso è solo un aspetto dell'intero problema che è tutto ancora da risolvere. Gli scontri violenti continuano a seminare morte e distruzione e la già insostenibile situazione umanitaria continua a peggiorare.

Le previsioni indicano che entro la fine dell'anno la metà della popolazione siriana avrà bisogno di assistenza umanitaria. Si rivela perciò ancora più urgente e necessaria la cessazione della violenza e la priorità dell'impegno per l'assistenza umanitaria alla popolazione sofferente".

Il ministro degli Esteri della Santa Sede, inoltre, ricorda alcuni principi generali esposti dalla diplomazia vaticana lo scorso cinque settembre agli ambasciatori accreditati presso il Palazzo apostolico: è "innanzitutto indispensabile adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano; occorre poi preservare l'unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti della società; occorre garantire, accanto all'unità del Paese, anche la sua integrità territoriale.

Inoltre sarà importante chiedere a tutti i gruppi – in particolare a quelli che mirano a ricoprire posti di responsabilità nel Paese – di offrire garanzie che nella Siria di domani ci sarà posto per tutti, anche e in particolare per le minoranze, inclusi ovviamente i cristiani" perché "tutti, indipendentemente dall'appartenenza etnica e religiosa, sono alla stessa stregua cittadini di pari dignità, con eguali diritti e doveri".

 
 

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Siria, colpi di mortaio contro la nunziatura di Damasco http://bibliotecaneval.altervista.org/siria-colpi-di-mortaio-contro-la-nunziatura-di-damasco/ Wed, 06 Nov 2013 00:04:37 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=7395 5/11/2013  MONSIGNOR ZENARI Il racconto del nunzio monsignor Mario Zenari a Radio Vaticana: "Tanta paura, nessun ferito. Siamo tutti salvi" REDAZIONE ROMA E' successa una cosa imprevista, anche se qui tutto può capitare. Stavo proprio alzandomi – erano le 6.35, più o meno – quando ho sentito un  grosso botto e mi sono gettato subito a […]

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5/11/2013 

MONSIGNOR ZENARI

Il racconto del nunzio monsignor Mario Zenari a Radio Vaticana: "Tanta paura, nessun ferito. Siamo tutti salvi"

REDAZIONE
ROMA

E' successa una cosa imprevista, anche se qui tutto può capitare. Stavo proprio alzandomi – erano le 6.35, più o meno – quando ho sentito un  grosso botto e mi sono gettato subito a terra, cercando di evitare le  finestre perché abbiamo già sperimentato che a volte non cade solo un  mortaio, ma ne cadono due, tre".

Inizia così il racconto del nunzio  apostolico in Siria, Mario Zenari, intervistato da Radio Vaticana. "Dopo un po' – continua Zenari –  mi ha chiamato il mio consigliere, poi anche le suore della nunziatura e mi hanno detto che era caduto un colpo di mortaio, un rocket, sulla sede della nunziatura. Siamo usciti ed abbiamo constatato i danni che, per fortuna, sono limitati: non ci sono feriti".

«In questi ultimi mesi di conflitto, è cresciuta la preoccupazione dei cristiani. Nel primo anno, si può dire che fossero ancora `rispettati´. Poi, complicandosi la situazione maggiormente di mese in mese e di settimana in settimana, anche la posizione dei cristiani è diventata preoccupante». Ha detto ancora Zenari.

«Grazie a Dio, non c'è stato alcun ferito ma solo danni materiali alla sede, anche abbastanza limitati», riferisce. «È successa una cosa imprevista, anche se qui tutto può capitare», commenta l'ambasciatore vaticano. Per monsignor Zenari, «è difficile dire da dove potesse venire e da chi è stato sparato questo colpo di mortaio. Purtroppo, qui queste cose capitano quotidianamente: sabato scorso sono caduti 2-3 mortai sul convento dei Padri Francescani ad Aleppo, danneggiando il tetto e per fortuna non facendo né vittime né feriti. Siamo tutti sulla stessa barca, sia nella capitale Damasco che in altre parti della Siria. In particolare, attorno alla nunziatura apostolica, non è la prima volta che cadono questi colpi di mortaio».   

 Quanto infine alla sorte di Padre Paolo Dall'Oglio, «ci sono voci che corrono ma -conclude monsignor Zenari- è difficile verificarne la consistenza».

"Ci sono stati danni materiali non gravi e nessun danno alle persone, anche data l'ora dell'eplosione". Così padre Federico Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana, riferisce a proposito del colpo di mortaio che questa mattina ha colpito la nunziatura di Damasco.

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Siria, 45 cristiani nelle fosse comuni http://bibliotecaneval.altervista.org/siria-45-cristiani-nelle-fosse-comuni/ Thu, 31 Oct 2013 20:46:09 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=7334 31/10/2013    UNA CHIESA CRISTIANA IN SIRIA Sono stati rinvenuti nella città di Sadad, li hanno uccisi le milizie islamiste. La denuncia del Patriarcato Siro ortodosso di Damasco REDAZIONE ROMA   Sono stati rinvenuti in due distinte fosse comuni i corpi di trenta i civili cristiani, inclusi donne bambini, uccisi dalle milizie islamiste nella città […]

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31/10/2013 

  Una chiesa cristiana in Siria

UNA CHIESA CRISTIANA IN SIRIA

Sono stati rinvenuti nella città di Sadad, li hanno uccisi le milizie islamiste. La denuncia del Patriarcato Siro ortodosso di Damasco

REDAZIONE
ROMA

 

Sono stati rinvenuti in due distinte fosse comuni i corpi di trenta i civili cristiani, inclusi donne bambini, uccisi dalle milizie islamiste nella città di Sadad. E, nel complesso, i civili cristiani uccisi nella cittadina a metà strada fra Homs e Damasco sono 45.

È quanto comunica all’agenzia vatican Fides il Patriarcato Siro ortodosso di Damasco. La città di Sadad, insediamento cristiano, è stata invasa e occupata dalle milizie islamiste il 21 ottobre ed è stata riconquistata nei giorni scorsi dall’esercito regolare siriano. I rappresentanti del Patriarcato e le famiglie delle vittime, rientrati in città, vi hanno trovato, nell’orrore generale, due fosse comuni, dove hanno rinvenuto i cadaveri dei loro parenti e amici. In una atmosfera di lutto, sdegno e commozione, i funerali dei trenta cristiani sono stati celebrati dall’Arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh, Metropolita siro-ortodosso di Homs e Hama, che ha fornito a Fides l’elenco delle vittime.

Secondo il racconto di testimoni oculari, molti dei civili sono stati uccisi dai miliziani delle bande di “Al- Nusra” e “Daash” mentre cercavano di fuggire o di mettersi in salvo, il giorno dell’invasione improvvisa. La città risulta oggi del tutto distrutta e saccheggiata. Alcuni dei militanti che hanno invaso la città si erano rintanati nella chiesa siro-ortodossa di San Teodoro, che è stata profanata. Sadad è un antico villaggio siriaco risalente al 2000 a. C., situato nella regione del Qalamoon, a nord di Damasco, caratterizzato da chiese, templi, icone storiche e siti archeologici. Ci vivono 15.000 persone, in maggioranza cristiani siro-ortodossi, situata 160 km a Nord di Damasco.

“In città – dichiara l'arcivescovo – mancano del tutto elettricità, acqua e telefono. Tutte le case di Sadad sono state derubate, e le proprietà saccheggiate. Le chiese sono danneggiate e dissacrate, private di libri antichi e arredi preziosi, imbrattate di scritte contro il cristianesimo. Le scuole, gli edifici governativi, gli edifici comunali sono distrutti, insieme con l'ufficio postale, l'ospedale e la clinica. Ai bambini di Sadad è stato rubato il futuro. Molte case non potranno nemmeno essere ricostruite”.

“Quanto accaduto a Sadad – afferma Selwanos Boutros Alnemeh – è il più grande massacro dei cristiani in Siria e il secondo in tutto il Medio Oriente, dopo quello nella Chiesa di Nostra Signora della Salvezza in Iraq, nel 2010”.
L’Arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh conclude: “Abbiamo gridato soccorso al mondo ma nessuno ci ha ascoltati. Dov'è la coscienza cristiana? Dov'è la coscienza umana ? Dove sono i miei fratelli? Penso a tutte le persone sofferenti, oggi nel lutto e nel disagio: ho un nodo alla gola e mi piange il cuore per quanto è successo nella mia arcidiocesi. Quale sarà il nostro futuro? Chiediamo a tutti di pregare per noi”.

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Siria: è polemica tra i Patriarchi di Antiochia e Gerusalemme http://bibliotecaneval.altervista.org/siria-e-polemica-tra-i-patriarchi-di-antiochia-e-gerusalemme/ Tue, 29 Oct 2013 22:34:44 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=7308 29/10/2013  CRISTIANI IN SIRIA L’esercito riconquista la città cristiana di Sadad, mentre cresce la polemica tra i capi religiosi RAFFAELE GUERRA ROMA Per ora, la città cristiana di Sadad è sicura e in mano all’esercito: questo è quanto appare nelle ultime ore dalle notizie diffuse dai media siriani e dall’agenzia di stampa governativa SANA. Dopo […]

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29/10/2013 
Siria

CRISTIANI IN SIRIA

L’esercito riconquista la città cristiana di Sadad, mentre cresce la polemica tra i capi religiosi

RAFFAELE GUERRA
ROMA

Per ora, la città cristiana di Sadad è sicura e in mano all’esercito: questo è quanto appare nelle ultime ore dalle notizie diffuse dai media siriani e dall’agenzia di stampa governativa SANA. Dopo circa una settimana di conflitto con il Fronte al-Nusra, affiliato alla rete quaedista, la città a nord di Damasco è ora fuori dalla minaccia islamica.

L’attacco del commando era iniziato la scorsa settimana con la presa di un check-point che aveva permesso al gruppo di entrare in controllo della parte occidentale della città.

Secondo alcuni commentatori, l’operazione sulla città di Sadad, che sorge in una posizione strategica poco distante dall’autostrada che collega Damasco con il nord del Paese, sarebbe stata provocata dalla visita nella capitale siriana di Lakhdar Brahimi, inviato della Lega Araba e dell’ONU. Si tratta del primo osservatore in assoluto della Lega Araba, insieme alle Nazioni Unite, dall’inizio del conflitto. Brahimi è arrivato lunedì scorso in prima mattinata all’aeroporto di Beirut e da lì è partito per Damasco.

Il suo obiettivo è di preparare una conferenza di pace sulla Siria che dovrebbe tenersi il prossimo mese a Ginevra.  Ad ogni modo, però, i venti di guerra, in Siria, soffiano anche negli ambienti ecclesiastici. A riprova della situazione di grave crisi in cui le Chiese cristiane ortodosse si trovano ormai da circa un secolo per il progressivo deterioramento dei rapporti fra le sedi episcopali, arriva la nuova polemica fra il Patriarcato di Antiochia e quello di Gerusalemme.

Martedì scorso, l’agenzia di stampa greca Romphea ha battuto la notizia secondo cui il patriarca greco di Antiochia Giovanni X Yazigi (fratello del vescovo Paul Yazigi rapito nei mesi scorsi), con sede ufficiale a Damasco, avrebbe lanciato un ultimatum al suo omologo di Gerusalemme in merito alla giurisdizione sul Qatar. Il patriarca antiocheno avrebbe scritto che se entro due mesi il Patriarcato di Gerusalemme non risolverà la questione, la comunione tra le due Chiese sarà tagliata.

L’annosa questione riguarda il fatto che entrambe le sedi considerano il Qatar come facente parte della propria giurisdizione. La polemica, però, è iniziata quando il Patriarca di Gerusalemme Theophilos III ha consacrato, lo scorso 10 marzo, il metropolita Makarios per il Qatar, nonostante la presenza del metropolita greco antiocheno Constantinos per il Golfo Persico.
La reazione del Sinodo di Antiochia, dal quartier generale di Balamand (Libano), non si fece attendere: la mossa violerebbe l’Accordo di Ginevra che regolamenta i rapporti fra le Chiesa Ortodosse firmatarie, tra cui Gerusalemme e Antiochia.  In questi mesi a nulla è servita la mediazione del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e dello stesso governo greco.
Certamente le polemiche giurisdizionali non aiutano, in uno Stato in cui i pochi cristiani, per lo più immigrati o figli di immigrati, sono talvolta severamente perseguitati dalle autorità e dai gruppi islamici. Basti pensare che, nonostante la libertà religiosa formalmente garantita dalla costituzione del Qatar, lo Stato si trova al ventesimo posto della World Watch List 2013.
Intanto, in Siria è arrivato martedì scorso un appello dell’arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh, titolare dell’Arcidiocesi di Homs e Hama della Chiesa Ortodossa Siriaca di Antiochia e di Tutto l’Oriente. La preoccupazione di Selwanos è rivolta ai cristiani di Sadad e Alhafar, isolati dal resto delle comunità cristiane per distanza e per l’azione dei commando islamici.

L’appello chiede che sia loro permesso di emigrare verso Derattiah e Homs, dove la Chiesa potrebbe adeguatamente accoglierli. Si tratta, secondo l’arcivescovo, di circa 3000 persone per i quali la Chiesa siro-antiochena sta cercando di mediare con i gruppi islamici cercando di coinvolgere anche organismi internazionali.

Nel descrivere i cristiani, le parole di Selwanos fotografano la drammaticità della situazione in cui versa la popolazione civile siriana: “Mi rivolgo a chiunque possa raggiungere le organizzazioni mondiali, a chi conosce i punti sui quali poter fare pressione, a chi è in grado di dialogare con i ribelli affinché sia loro richiesto di lasciar emigrare i cristiani senza alcuna minaccia, dal momento che non hanno più energia elettrica, acqua e rete telefonica, ed è loro rimasto poco cibo, nonostante la presenza di bambini e malati che hanno bisogno di medicine”. 

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Siria, attacco a quartiere cristiano 8 morti http://bibliotecaneval.altervista.org/siria-attacco-a-quartiere-cristiano-8-morti/ Sun, 06 Oct 2013 22:52:41 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=6879 6/10/2013    DAMASCO Ancora una domenica di sangue a Damasco REDAZIONE DI VATICAN INSIDER ROMA È di almeno 8 morti e 24 feriti il bilancio delle vittime del fuoco di mortaio che ha colpito un quartiere cristiano a Damasco. «A Qasaa», riferisce l'agenzia di stampa ufficiale Sana, «sono caduti tre proiettili di mortaio sparati da […]

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6/10/2013 

 

Damasco

DAMASCO

Ancora una domenica di sangue a Damasco

REDAZIONE DI VATICAN INSIDER
ROMA

È di almeno 8 morti e 24 feriti il bilancio delle vittime del fuoco di mortaio che ha colpito un quartiere cristiano a Damasco.

«A Qasaa», riferisce l'agenzia di stampa ufficiale Sana, «sono caduti tre proiettili di mortaio sparati da terroristi». Un altro colpo di mortaio ha centrato la Chiesa della Croce nella stessa area, uno dei siti di fede greco-ortodossa più grandi del Paese mediorientale.

I colpi provengono dalla periferia di Damasco, nella quale si sono consolidate le posizioni dei ribelli. Lo scorso mese la loro artiglieria aveva colpito il consolato iracheno, che si trova nel centro della capitale siriana, e aveva ucciso una donna.

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Siria, assaltata l’antica città cristiana di Saidnaya http://bibliotecaneval.altervista.org/siria-assaltata-lantica-citta-cristiana-di-saidnaya/ Sat, 05 Oct 2013 19:52:56 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=6857 5/10/2013  CRISTIANI IN SIRIA Terroristi islamici hanno assaltato la città siriana che parla aramaico. Migliaia in fuga verso la “Valle dei cristiani” RAFFAELE GUERRA Dopo Maalula, la guerra civile siriana assesta un altro duro colpo al cristianesimo mediorientale: è di questi giorni la notizia secondo cui un numeroso commando di ribelli islamici ha assaltato e […]

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5/10/2013 

Cristiani in Siria

CRISTIANI IN SIRIA

Terroristi islamici hanno assaltato la città siriana che parla aramaico. Migliaia in fuga verso la “Valle dei cristiani”

RAFFAELE GUERRA

Dopo Maalula, la guerra civile siriana assesta un altro duro colpo al cristianesimo mediorientale: è di questi giorni la notizia secondo cui un numeroso commando di ribelli islamici ha assaltato e depredato la città di Saidnaya, in cui ancora si parla la lingua di Gesù  Cristo.

Secondo l’agenzia vaticana Fides, alcune milizie islamiche provenienti da Yabroud e dall’entroterra libanese sono calate sulla città cristiana uccidendo almeno un uomo e ferendone altri.

“Si tratta di banditismo, ma anche di vendetta contro i cristiani”, ha dichiarato un sacerdote ortodosso, che ha chiesto di rimanere anonimo, all’agenzia Fides, aggiungendo: “Non è nostra intenzione conferire un particolare significato a questi atti di persecuzione religiosa, ma dobbiamo dire che si tratta di attacchi mirati che vogliono seminare confusione e paura tra i civili. Oggi i cristiani di Saidnaya temono di avere lo stesso destino di quelli di Maaloula, che sono stati costretti a fuggire”.

Saidnaya è infatti uno dei molti villaggi cristiani dell’entroterra siriano a nord di Damasco in cui ancora si parla aramaico. Si tratta di un’area particolarmente sensibile non solo dal punto di vista dei diritti umani, ma anche per il suo patrimonio storico e artistico: non sono pochi, infatti, gli edifici bizantini, tra chiese e monasteri.

Un anonimo abitante della città, intervistato dall’agenzia vaticana, si è rivolto alle istituzioni internazionali: “Ci appelliamo in maniera forte alla Comunità Internazionale. Nessuno ci aiuta e il radicalismo islamico sta diventando sempre più discriminatorio. Ci sentiamo abbandonati. Nessuno muove un dito per difendere gli abusi contrari ai diritti umani in Siria: chiediamo alla Commissione dell’ONU di Ginevra di intervenire”.

Piccoli comitati stanno comunque nascendo in tutto il territorio siriano, soprattutto per prevenire i violenti attacchi degli islamisti che combattono contro Bashar Al-Assad. Questo è quanto sta accadendo proprio in questi giorni nella “Valle dei cristiani”, un’area della Siria occidentale che ospita circa 50 villaggi appunto a maggioranza cristiana. Ad oggi, più di duecentomila fuggiaschi hanno raggiunto questi centri, nonostante gli attacchi si moltiplichino di giorno in giorno. Nient’altro come la “Valle dei cristiani”, dunque, ci mostra oggi il destino di assedio e persecuzione che tocca al cristianesimo in Siria e in tutto il Medio-Oriente.

 

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“Ospiti e non ostaggi” http://bibliotecaneval.altervista.org/ospiti-e-non-ostaggi/ Fri, 04 Oct 2013 20:58:14 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=6840 4/10/2013    RIFUGIATI SIRIANI Il domenicano a Torino al Sermig interviene oggi sul tema "La coscienza bussa e apre la strada" aprendo la sessione 2013-2014 dell’Università del Dialogo PADRE CLAUDIO MONGE * TORINO Un’interminabile fiumana di gente intenta ad attraversare, a piedi, la frontiera siriana per entrare in Iraq. È una delle foto emblematiche del […]

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4/10/2013 
 
Rifugiati siriani

RIFUGIATI SIRIANI

Il domenicano a Torino al Sermig interviene oggi sul tema "La coscienza bussa e apre la strada" aprendo la sessione 2013-2014 dell’Università del Dialogo

PADRE CLAUDIO MONGE *
TORINO

Un’interminabile fiumana di gente intenta ad attraversare, a piedi, la frontiera siriana per entrare in Iraq. È una delle foto emblematiche del dramma contemporaneo dei rifugiati: oltre due milioni hanno già lasciato la Siria, più del 50% verso Giordania e non meno di 150.000 nei campi profughi allestiti all’interno della frontiera sudorientale  turca (campi originariamente previsti solo per qualche decine di migliaia di persone)! Ma secondo i dati ufficiali forniti dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, già prima dell’acuirsi della crisi siriana, 7, 6 milioni di persone avevano lasciato la loro patria nel solo 2012 (senza dimenticare altri 6 milioni e mezzo di persone in esodo permanente all’interno dei confini stessi dei loro paesi d’origine, dato sempre relativo all’anno scorso). Sono cifre da “esodo biblico” con la differenza che il Popolo eletto di cui si narra nel secondo libro della Bibbia, non contava che poche migliaia di persone che, molto presto, avrebbero rimpianto le cipolle d’Egitto pur essendo in cammino verso una Terra Promessa.

Il problema è che ci si può abituare facilmente anche alle statistiche più agghiaccianti, cedendo ad un sentimento misto tra indifferenza e paura. Papa Francesco, che si sta confermando vera sentinella al capezzale di un’umanità sofferente, ha denunciato a più riprese questo rischio. Ancora recentemente, rendendo visita al Centro Astalli per il servizio ai rifugiati dei Gesuiti a Roma, dopo aver definito in modo non convenzionale la Chiesa come «comunità fondata per servire la carne di Cristo che continua la sua incarnazione macchiata dal sangue», indirizzandosi in modo particolare alle persone consacrate ha puntato il dito sulla realtà dei molti conventi vuoti che dovrebbero profeticamente essere messi a disposizione di chi cerca semplicemente il riparo di un tetto. Sarebbe decisamente riduttivo limitare questo intervento ad una semplice esortazione morale.

Del resto la sfida dell’accoglienza non è riconducibile solo all’ambito del comportamento e della morale, come non può essere esaustivamente analizzata in una prospettiva semplicemente economica (è curioso il contrasto tra la pretesa di una circolazione senza barriere delle merci e del denaro sul pianeta e i reiterati tentativi di impedire una libera circolazione delle persone) o politica. L’ospitalità chiama in causa, prima di tutto, il nostro approccio antropologico. La condizione permanente di “esodo esistenziale”, provocata dalla precarietà del vivere in tempi di crisi, suscita una domanda pressante: come conservare la speranza in tempi difficili ed avversi? Sicuramente, questa speranza non può esistere se non è prima di tutto sostenuta dal riconoscimento di una dignità umana fondamentale e intangibile, propria indistintamente di ogni creatura e che non è concessione di nessuna autorità o legge, ma che è inscritta nello stesso essere di uomo e di donna, di ogni persona nella sua concretezza storica.

Non possiamo dimenticare che nella carta universale si fa riferimento ai diritti dell’uomo e non a quelli dei cittadini italiani, francesi, tedeschi o di qualsiasi altro paese concreto! Non c’è dunque alternativa all’accoglienza ma, al più, c’è il dovere di un serio ripensamento delle politiche globali atte ad intervenire alla radice dell’emergenza profughi e delle cause dell’”emorragia umanitaria”. In attesa di questa svolta politica non più rinviabile, auspicare una maggior integrazione contro la paura che genera esclusione, non è banale appello buonista ma consapevolezza che è in gioco il futuro stesso di quella che chiamiamo la “civiltà occidentale”. Su questo tema, ritornando alle esortazioni di papa Francesco che evocavamo in apertura, si innesta una riflessione che diventa anche spirituale, per non dire propriamente teologica e che, comunque,  apre alla dimensione interiore, alla profondità dell’essere. Dobbiamo riconoscere che la fragilità del vivere ci obbliga a prendere più seriamente in conto quella “stranierità” ontologica che ci caratterizza come uomini e donne in cerca di relazione e senza la quale non sarebbe possibile una pratica credibile dell’ospitalità.

Questa “stranierità” si declina, prima di tutto, nella diversità irriducibile nei confronti “dell’altro da me” ma anche rispetto a quell’“altro me” che, talvolta, fatichiamo ad accettare per poterlo offrire in dono a chi incontriamo. Inoltre, lo stesso esistere non è un diritto ma un debito. Il credente si riconosce debitore verso Dio oltre che verso la storia e il lavoro di tanti; egli sa di esistere “in alleanza”, ma questo solo quando resiste alla tentazione del ripiegamento identitario, per misurare fino in fondo la dialettica tra appartenenza e differenza, tra solidarietà e diversità, tra coesistenza civile e alterità. In una prospettiva interreligiosa, al cuore della grandi religioni abramitiche, questa interiorizzazione della riflessione sull’ospitalità conduce a scorgere il cuore stesso di Dio. Più precisamente, un Dio che non solo ascolta il grido del suo popolo in terra straniera, ma un Dio che si fa “esule”, straniero in questo mondo (nel Salmo 119,19: «Io sono straniero sulla terra…» è Dio che parla di se stesso!) per camminare con lui, per essere compagno di tutti gli stranieri ed esuli della terra. In questa prospettiva teologica, l’uomo si scopre, dal canto suo, come creatura ospitata dentro uno spazio di dono: dove l’errare significa nuovo rapporto con il vero, dove il “possesso” viene soppiantato dalla “gratuità”, dove il senso dell’esserci non è più la cura dell’io ma cura o responsabilità dell’altro. 

Certo, non si può negare che in tutte le sedi in cui si affrontano le questioni dell’immigrazione in chiave sociologica, politica o economica, quando si propone di interpretarle anche in chiave teologica o, più precisamente, biblica, si rischia di diventare velocemente impopolari: come se le preoccupazioni del quotidiano non potessero trovare anche un risvolto nella dimensione interiore, nella profondità dell’essere, nel senso dell’esistenza.

A questo proposito, le grandi religioni abramitiche non conoscono la dicotomia tra dimensione orizzontale e verticale della vita perché, in esse ciò che appartiene alla storia è fondamentale per la fede e, d’altro canto, la relazione con Dio è percepita come essenziale per la corretta impostazione delle relazioni umane. Certo, non si può negare neppure il fatto che la possibilità di una società senza stranieri, e cioè senza «estranei», è stata sognata anche all’orizzonte della religione e della morale, oltre che ripresentarsi nuovamente oggi in un contesto di integrazione economica e politica planetarie.

Al Serming

Padre domenicano responsabile del Centro domenicano per il Dialogo interreligioso e culturale di Istanbul

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Catechismo a Damasco, per sentirsi vivi http://bibliotecaneval.altervista.org/catechismo-a-damasco-per-sentirsi-vivi/ Thu, 03 Oct 2013 20:00:13 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=6826 3/10/2013    DAMASCO, CITTÀ VECCHIA I religiosi della Custodia di Terra Santa in Siria hanno scelto – non a caso – la data di nascita di san Francesco per ricominciare l’attività educativa ANDREA AVVEDUTO ROMA “Il 4 ottobre iniziamo finalmente il catechismo con i bambini. Sono quasi 200 gli iscritti”. Quelle che potrebbero essere le […]

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3/10/2013 
 
Damasco, città vecchia

DAMASCO, CITTÀ VECCHIA

I religiosi della Custodia di Terra Santa in Siria hanno scelto – non a caso – la data di nascita di san Francesco per ricominciare l’attività educativa

ANDREA AVVEDUTO
ROMA

“Il 4 ottobre iniziamo finalmente il catechismo con i bambini. Sono quasi 200 gli iscritti”. Quelle che potrebbero essere le parole di un parroco milanese sono invece di un frate francescano di Damasco, una delle città logorate dalla guerra civile. I religiosi della Custodia di Terra Santa in Siria hanno scelto – non a caso – la data di nascita di san Francesco per ricominciare l’attività educativa con i bambini.

Una festa che dentro a tante difficoltà riesce ancora a mettere la gioia nel cuore. In Siria, come in tutta la Terra Santa, la devozione per il poverello d’Assisi risale a quasi 800 anni fa. Quando nel 1219, dopo la quarta – e disastrosa – crociata, san Francesco arrivò in Terra Santa,  e ottenne di parlare con il sultano Malek al-Kamel. E proprio lo stile dell’incontro, del dialogo e dell’apertura all’altro è parte fondamentale del carisma di chi ha raccolto l’eredità di Francesco e la vive quotidianamente in Siria.

La Custodia è presente ancora oggi, al servizio di tutti – cristiani e musulmani – tra le grandi difficoltà. “Non possiamo più andare a trovare i confratelli di Aleppo raccontano – ed è passato almeno un anno dall’ultima volta che ci siamo sentiti per telefono.” Da Damasco le notizie del padre guardiano mostrano un quadro triste della realtà quotidiana. Anche se, confida, “la situazione è migliore rispetto ad altre città”. I suoi confratelli invece, se si esclude quelli di Lattakieh dove ancora si vive una situazione di “normalità”, vivono in condizioni ben peggiori”.

Il Nord del paese è impossibile da raggiungere, è tutto in mano a i ribelli”. Sono le zone più colpite dalla violenza, e dove i francescani ospitano il maggior numero di rifugiati. “Ma il costo della vita è inevitabilmente aumentato, e dar da mangiare a tutti diventa ogni giorno più difficile”. A crescere però, è anche la fede della gente. “Le messe nei conventi sono regolari, e sempre più partecipate. Noi vogliamo che tutti rimangano in Siria, e cerchiamo di stargli vicino per come possiamo”.

I frati continuano – instancabili – a pagare gli affitti delle case e a curare i malati. A volte però diventa un’impresa. “Ci hanno raccontato di una parrocchiana morta l’altro giorno per la febbre alta seguita alla frattura del femore. Non aveva medicine in casa e per diversi giorni nessuno è riuscito a trovarle. Noi ci stiamo attrezzando, e abbiamo cominciato a produrre medicine artigianali per far fronte alle emergenze”.

Ma su ciò che accadrà in Siria, e su cosa possiamo aspettarci nel prossimo periodo, taglia corto: “Senta, come faccio a sapere cosa accadrà tra qualche mese, dato che non ho certezze neanche sulle prossime settimane? La nostra certezza rimane la preghiera. Quella sì, che può fare miracoli.” E il  carisma francescano che  vive ancora oggi, in tutti quei frati che cercano di rispondere, con la vita, all’invito del loro fondatore: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile”.

L'APPELLO

ATS pro Terra Sancta

 

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