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 ottobre 2014
 

LA DOTTRINA AUTENTICA DELLA CHIESA
 
 

 
Prima puntata
 
Chi è l’uomo e da dove viene
 
Le prime grandi domande antropologiche riguardano l’origine dell’uomo (da dove viene) e la sua essenza (chi è). La Rivelazione offre delle risposte molto precise a tali domande, risposte che il Magistero autentico della Chiesa, nel corso dei secoli e sotto le provocazioni incalzanti di varie e opposte eresie, ha ampiamente contribuito a focalizzare e precisare, di modo che il “patrimonio antropologico” di cui dispone la dottrina cattolica brilla per puntualità e chiarezza ed è assolutamente in grado, purché sia conosciuto, di fronteggiare gli errori di ieri, di oggi e di sempre.
Circa l’origine dell’uomo, il libro della Genesi parla molto chiaramente: il primo uomo è stato creato da Dio, prendendo dalla terra la sua parte materiale ed infondendovi direttamente lo spirito o anima razionale (cf Gen 2,7). La prima donna fu “tratta dall’uomo”, e quindi a lui legata per vincolo di generazione diretta (Gen 2,21-22). La creazione tutta – e dell’uomo in particolare – fu opera perfetta (avvenuta in sette giorni e “cosa “molto buona”, come si legge in Gen 1,31), ma successivamente fu rovinata e degradata dal peccato originale commesso dall’uomo su proposta della donna e istigazione dell’antico serpente (Gen 3). Questo peccato provocò i primi grandi disordini e il primo fratricidio di Caino nei confronti di Abele (Gen 4,8) e una successiva massiccia e spaventosa degradazione del genere umano, fino a far “pentire” Dio di aver creato l’uomo (Gen 6,6). Il Signore, tuttavia, anziché far perire l’intera creazione e, in essa, il suo capolavoro, fatto a sua immagine e somiglianza, preferì preservarne una parte eletta (tra cui Noè e i suoi tre figli con relative mogli) per concedere un nuovo inizio all’umanità (Gen 6-9). Infine la superbia prevaricatrice dell’uomo, dopo la consolidazione e la proliferazione dei discendenti di Noè scampati dal diluvio (Gen 10), causò la dispersione e la divisione del genere umano in lingue e razze distinte, come ci insegna l’episodio della torre di Babele (Gen 11). Dopo di che, intorno al 1850 a.C., Dio inizia la sua storia particolare di salvezza con Abramo (Gen 12), da cui prenderà origine il popolo dell’Antica Alleanza (gli Ebrei) e da cui nascerà il Salvatore di tutti destinato ad allargare ad ogni uomo di ogni razza, di ogni luogo e di ogni tempo la sua azione salvifica universale. Questa, in brevissima sintesi, la dottrina biblica sull’origine e il mistero dell’uomo.
Volendo sintetizzare i punti essenziali possiamo dire che: l’universo è una realtà perfetta (questo significa creazione in sette giorni) creata da Dio; l’uomo, anch’esso creato da Dio, è il capolavoro e il vertice della creazione; dal primo uomo discende la totalità del genere umano; i primi uomini hanno commesso un grave peccato che comporta delle conseguenze disastrose su loro, i loro discendenti e sull’intera creazione; da questo peccato parte un processo di progressiva “involuzione” degradante dell’uomo che solo la mano provvidente di Dio riesce ad arrestare, concedendo una sorta di “seconda possibilità” all’umanità.

 

Nell’esporre i dati del magistero su queste questioni non seguirò l’ordine cronologico. I primi due grandi Concili antropologici, infatti (il Concilio di Cartagine del 418 e il Concilio di Orange del 529), come vedremo, sono dedicati a puntualizzare la dottrina cattolica sul peccato originale. A proposito della creazione dell’uomo, invece, è bene cominciare dalle affermazioni dogmatiche del Concilio Lateranense IV (del 1215) che afferma testualmente: “Crediamo fermamente e confessiamo che il solo unico e vero Dio […] con la sua onnipotente virtù, insieme, all’inizio del tempo, ha creato dal nulla, l’una e l’altra creatura, quella spirituale e quella materiale, cioè gli angeli e il mondo, e poi l’uomo, in certo modo partecipe di entrambe, composto di anima e corpo. Il diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati buoni per natura, ma sono diventati malvagi da se stessi. E l’uomo ha peccato per suggestione del diavolo” (Denz. 800). Nel prossimo articolo ci occuperemo di confutare le obiezioni della “scienza” (vera o presunta) a tale dottrina. Intanto vogliamo citare un altro importantissimo testo magisteriale, assai più recente, del venerabile papa Pio XII, in cui si condanna l’errore (oggi molto diffuso soprattutto grazie alle tesi darwiniste) del poligenismo, ovvero l’idea che il genere umano possa derivare non da un solo progenitore (Adamo) ma da più ceppi di discendenza. Nell’Humani generis, il Sommo Pontefice, dopo aver in certo modo “aperto” allo studio dei sani dati oggettivi provenienti dalla scienza autentica (anche in tema di evoluzione), ammonisce in questo modo teologi e fedeli: “Alcuni agiscono come se fosse già dimostrata con totale certezza l’origine del corpo umano dalla materia organica preesistente, valendosi di dati indiziali finora raccolti e di ragionamenti basati sui medesimi indizi; e ciò come se nelle fonti della divina Rivelazione non vi fosse nulla che esiga, in questa materia, la più grande moderazione e cautela. Però quando si tratti dell’altra ipotesi, cioè del poligenismo, allora i figli della Chiesa non godono affatto della medesima libertà. I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente a ciascun uomo come suo proprio”. Dunque il Pontefice esorta ad essere anzitutto cauti nell’accogliere quei dati “scientifici” di per sé non formalmente e direttamente contrari alla Rivelazione (= non si può escludere che la materia dell’uomo, come del resto suggerisce lo stesso testo biblico, venga da materia organica preesistente, ferma restando la creazione diretta dall’anima da parte di Dio); ma ammonisce dal rigettare risolutamente quei dati che contrastano con la discendenza del genere umano dall’unico capostipite, dal momento che la dottrina del peccato originale, costituisce il cuore e il perno assolutamente fondante di tutta l’antropologia e la soteriologia cattolica. Se questa cade, come vedremo, cade con lei gran parte della dottrina sull’uomo, su Cristo, sulla Chiesa, sui sacramenti e sui novissimi. E con lei gran parte della nostra santa e divina fede cattolica.
 

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Sesto comandamento: non commettere atti impuri. Introduzione http://bibliotecaneval.altervista.org/sesto-comandamento-non-commettere-atti-impuri-introduzione/ Fri, 19 Dec 2014 13:00:41 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12414 Sesto comandamento: non commettere atti impuri. Introduzione I DIECI COMANDAMENTI       IL SESTO COMANDAMENTO   Introduzione   Il sesto comandamento rappresenta senz’altro un tema di scottante attualità. Dopo lo sciagurato 1968 e la “rivoluzione sessuale”, il precetto “non commettere atti impuri” è stato letteralmente messo sotto i piedi dalla quasi totalità degli uomini […]

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I DIECI COMANDAMENTI
 
 
 
IL SESTO COMANDAMENTO
 
Introduzione
 
Il sesto comandamento rappresenta senz’altro un tema di scottante attualità. Dopo lo sciagurato 1968 e la “rivoluzione sessuale”, il precetto “non commettere atti impuri” è stato letteralmente messo sotto i piedi dalla quasi totalità degli uomini (cristiani compresi), che ritengono anche di poter pacificare la coscienza grazie al beneplacito dell’odierna cultura contemporanea, nudista, iper-erotizzata e pansessualista. Precisiamo subito, che Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre e che, su questa materia, la Legge di Dio non si è mossa (e mai si muoverà) neppure di un millimetro. Le attuali disgraziate congiunture storico-culturali rendono solo estremamente difficile una perfetta osservanza del sesto comandamento, ma nulla tolgono alla sua cogente, immutata e immutabile obbligatorietà.
L’importanza di questo comandamento la si comprende alla luce dell’estrema importanza che tutta la tradizione della Chiesa ha dato a questa materia, per il semplice motivo che gli atti contrari a questo comandamento sono sempre e comunque “gravi” (si pensi all’antico adagio della teologia morale: “in re venerea non datur parvitas materiae”: “in tema di piaceri venerei non esiste materia lieve”) e, purtroppo, per il loro alto “tasso di attrazione” dovuto al godimento che provocano sono quelli più frequentemente commessi. Conseguentemente sono quelli che danno il maggior numero di clienti all’Inferno. La Madonna a Fatima disse chiaramente che “i peccati che portano più anime all’Inferno sono quelli della carne”, aggiungendo che in breve (eravamo nel 1917) sarebbero venute mode che avrebbero offeso molto Dio. Anche uno dei luogotenenti di questo sciagurato luogo (il cui sinistro nome è “Melid”), ha avuto modo di dire queste parole, durante un esorcismo di cui dà testimonianza il reverendo Padre Giuseppe Tomaselli, morto in concetto di santità: “- Melid, più volte ti ho chiesto negli esorcismi: qual è il peccato che manda più anime all’inferno? Tu mi hai risposto: – Non occorre che io te lo dica; tu lo sai. – Secondo me è l'impurità. – Vedi che lo sai! Tutti coloro che stanno nel pozzo infernale, vi si trovano per l’impurità. Hanno fatto anche altri peccati, ma si sono dannati sempre per questo peccato o anche con esso […] Io, Melid, faccio comprendere a costoro che le parole del Cristo sono da disprezzare e non faccio riflettere che con l’Altissimo c'è poco da scherzare. – A te, Melid, piacciono di più i peccati privati, solitari, che non hanno ripercussioni sugli altri, oppure i peccati che danno scandalo e spingono gli altri al male? – Certamente io preferisco gli scandalosi, perché con essi i peccati si moltiplicano. Il mondo è pieno di scandali e perciò io ed i miei compagni stiamo più vicini agli scandalosi, che sono i nostri migliori aiutanti”.

 

A titolo introduttorio, possiamo dire che questo comandamento è diretto alla promozione e alla tutela della virtù della castità, che non è altro che la capacità di vivere la sessualità in modo autenticamente umano, integrandola all’interno della totalità della persona umana (che è non solo corpo, ma anche emotività, affettività e spiritualità) e nel suo essere intrinsecamente linguaggio di amore atto alla trasmissione della vita. Ad essere casti si impara, ricorrendo fondamentalmente a tre mezzi: volontà ferma di non peccare, fuga dalle occasioni, ricorso ai sacramenti e alla preghiera, specialmente mariana. La castità è una virtù unica, ma che ha diverse espressioni e modalità di esercizio: celibato e verginità consacrata, persone celibi o nubili, fidanzati e coniugati. I consacrati rinunciano all’esercizio fisico della sessualità sublimandola in un amore più grande, che ha Dio come termine esclusivo e tutti gli uomini come terminiinclusivi. Anche celibi e nubili devono vivere la castità nella dimensione della continenza, che ha però come motivo l’attesa di scoprire la propria vocazione o di trovare l’uomo o la donna della propria vita. I fidanzati possono vivere, non certo in età prematura, una molto limitata forma di esercizio della sessualità umana, che sia però polarizzata esclusivamente sulla dimensione affettiva senza raggiungere quella dei veri e propri contatti sessuali. La castità coniugale implica la fedeltà reciproca, l’indissolubilità del matrimonio, l’apertura alla vita nel compimento degli atti coniugali, l’uso ordinato e lecito della sessualità umana. Il vizio della lussuria, che si oppone direttamente alla castità, si esplica nei seguenti atti: uso della sessualità al di fuori della relazione al fine di trarne piacere fisico, unione sessuale tra uomo e donna al di fuori del matrimonio, in forma parziale o totale, adulterio, uso di metodi contraccettivi contrari alla legge morale, rapporti sessuali contro natura, prostituzione, stupro, incesto, pornografia, poligamia, inseminazione, omosessualità, perversioni sessuali, divorzio, convivenze e matrimoni civili. Il fatto che la materia del sesto comandamento sia in se stessa sempre e intrinsecamente grave, ha come conseguenza il fatto che tutti i peccati impuri compiuti con piena avvertenza e deliberato consenso costituiscono veri e propri peccati mortali. 
 
IL PECCATO IMPURO NEL NUOVO TESTAMENTO
 
 
Il punto fondamentale da comprendere è che le numerose proibizioni e divieti coperti da questo comandamento rappresentano una sorta di siepe e baluardo perché possa essere vissuto, felicemente e santamente, uno dei più bei misteri della vita terrena: il mistero dell’amore umano. L’amore, parola oltremodo inflazionata, è ciò che tutti vogliamo e cerchiamo, verso cui ci sentiamo irresistibilmente attratti, ma sovente ne constatiamo tristemente l’assenza o la scomparsa: cerco amore e non lo trovo, voglio amare e non ci riesco… Come mai? Personalmente, quando mi trovo a parlare del tema dell’amore con gli adolescenti lancio una provocazione ironica: “Ricordate, ragazzi, che l’ottavo comandamento proibisce di dire le bugie e alla vostra età spesso se ne dice una grossa quanto una casa”… “Ma che dici, don? Quale sarebbe?”. “Ve lo dico subito, ragazzi. Avete mai detto a qualcuno: ‘ti amo’? Bene, sappiate che in età adolescenziale questa è quasi sempre una bugia… per dire la verità basta sostituire una consonante, mettendo una “m” al posto di una “t”… Mi amo, non ti amo”.
L’amore, infatti, anche e soprattutto quello tra uomo e donna che ne è un po’ l’emblema, consiste fondamentalmente, come ha luminosamente insegnato papa Benedetto XVI nell’enciclica “Deus caritas est”, in un movimento che parte dall’io e termina al “tu”: è un volere il bene dell’altro, desiderare il bene, fare il bene, adoperarsi per la felicità dell’altro… Mi tornano in mente le parole della prima lettera che santa Giovanna Beretta Molla scrisse a Pietro Molla: “dimmi cosa devo fare per renderti felice”… Aveva trentadue anni e stavano per fidanzarsi… Una splendida sintesi dell’amore di coppia: spendermi perché tu sia felice.
Purtroppo questo splendido mistero è stato minato alla radice dal peccato originale e dai molti peccati attuali, per cui dietro tante dichiarazioni d’amore (purtroppo non solo tra adolescenti) c’è spessissimo un neanche troppo celato egoismo… Non far felice l’altro, ma cercare la propria felicità, la propria gratificazione, il proprio piacere attraverso l’altro, talora strumentalizzandolo, a volte addirittura asservendolo. Nient’altro che una colossale bugia o, se si preferisce, una gigantesca illusione.
Pertanto prima di addentrarci nelle singole tipologie di peccato contro il sesto comandamento, è anzitutto da ribadire che i divieti e le proibizioni in tema di morale sessuale sono delle indicazioni e dei moniti che ci indicano le varie modalità in cui questo stupendo mistero creato da Dio, il rapporto tra uomo e donna, luogo dell’amore e della vita, può diventare la tomba dell’uno e dell’altro. Non più un donarsi totalmente fino ad essere “una sola carne” (come insegna Gesù sulla scia del libro della Genesi) per cooperare con Dio alla generazione della vita, ovvero l’amore che si autotrascende nella generazione, ad immaginazione del vortice di vita trinitaria; ma un usarsi per scopi bassi e brutali, rinnegando ed escludendo la vita in via preventiva o, peggio, in via successiva (con l’orribile delitto dell’aborto, di cui abbiamo già ampiamente parlato).
Infine è bene passare in rassegna, come sempre abbiamo fatto, alcuni passi significativi della Sacra Scrittura in merito a questo comandamento, cosa tanto più necessaria in quanto non poche persone (e non solo tra i più giovani) ritengono le norme della morale sessuale cattolica “invenzioni” di qualche vescovo o prete un po’ retro’, demodé, o sessuofobo, completamente al di fuori del tempo e della cultura in cui viviamo. Ci renderemo così subito conto che non solo la Sacra Scrittura ne parla, ma con un linguaggio così chiaro e severo che non lascia adito a dubbi o problemi di interpretazione. Per cui a chi interessa sinceramente cosa Dio pensa, non resta che piegarsi all’evidenza ed eloquenza delle parole che stiamo per ascoltare.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo! (1Cor 6,13.15-20)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi
La volontà di Dio è la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito (1Ts 4,3-7)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati
Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio (Gal 5,19-21)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono (Col 3,5-6)
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene,nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio (Ef 5,3-5)
Dalla lettera di san Giuda apostolo
Ora io voglio ricordare a voi, che già conoscete tutte queste cose, che il Signore dopo aver salvato il popolo dalla terra d’Egitto, fece perire in seguito quelli che non vollero credere. Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno (1,5.7)
 
L’elenco potrebbe infoltirsi di molto, ma basti quanto detto. Questi passi assai emblematici sono indubbiamente la migliore e più efficace introduzione alla serietà e gravità di questo tema…
 
 
 
 
 
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Vera e falsa misericordia http://bibliotecaneval.altervista.org/vera-e-falsa-misericordia/ Wed, 17 Dec 2014 17:30:10 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12396 Vera e falsa misericordia IL PENTIMENTO DEI PECCATI       La misericordia di Dio è grande, infinita e inesauribile. Essa costituisce, come disse Gesù a santa Faustina Kowalska, l’apostola della “divina misericordia” dello scorso secolo, il primo e più grande attributo della divinità, per cui possiamo e dobbiamo dire, credere e sperare che Dio […]

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IL PENTIMENTO DEI PECCATI
 
 
 
La misericordia di Dio è grande, infinita e inesauribile. Essa costituisce, come disse Gesù a santa Faustina Kowalska, l’apostola della “divina misericordia” dello scorso secolo, il primo e più grande attributo della divinità, per cui possiamo e dobbiamo dire, credere e sperare che Dio desidera darci il suo perdono molto più di quanto possiamo volerlo o desiderarlo noi. La testimonianza di carità infinita data dal suo Figlio Unigenito, che ha indicibilmente patito ed è morto al posto nostro, pagando i nostri debiti, giusto per gli ingiusti, è quanto mai chiara ed emblematica. Dubitare della divina misericordia sarebbe offendere gravemente il Signore.
Tuttavia, detto e affermato con forza quanto sopra, bisogna immediatamente aggiungere che oggi sono diffusissime false e fuorvianti letture della divina misericordia che la trasformano da strumento mirabile di salvezza a vera e propria autostrada verso la perdizione. Per guardarsi da tali false e capziose interpretazioni, bisogna ricordare un principio semplicissimo: Dio perdona tutto, sempre e tutti a condizione che il peccatore sia pentito, ovvero detesti con tutto il cuore e si dolga di aver peccato e, al tempo stesso, abbia il fermo e risoluto proposito di non peccare più. In caso contrario, le colpe rimangono attaccate all’anima del peccatore e un’eventuale confessione diventa solo un tentativo di prendersi gioco di Domine Iddio. Si tratta, come il lettore attento ricorderà, della seconda e terza condizione per una buona confessione: il dolore per il peccato commesso e il proposito di non più commetterlo. Tale requisito, come è evidente e come del resto accade anche per gli altri due, è completamente interiore al penitente; nel senso che, a meno di doni e carismi straordinari, il confessore può solo verificare, sulla base di ciò che emerge oggettivamente e esternamente in sede di confessione, se il peccatore sembra pentito oppure no; in caso positivo deve assolvere il penitente, mentre, in caso negativo, prima di rimandare l’assoluzione, deve fare il possibile per suscitare il pentimento in sede di confessione, aiutando il penitente quanto meno a prendere coscienza della gravità del peccato, del male che esso genera e dei debiti verso la divina giustizia che esso causa. Tuttavia se il fedele afferma di essere pentito e di essere disposto a non più peccare, il sacerdote non potrebbe, senza gravissima responsabilità, ritardare o addirittura negare l’assoluzione. Fermo restando che, qualora il penitente avesse affermato il falso, si macchierebbe di gravissimo peccato e la sua confessione sarebbe, contemporaneamente, nulla (nessun peccato gli sarebbe rimesso) e sacrilega (dando luogo al gravissimo peccato di sacrilegio).

 

L’importanza capitale di questo punto può essere meglio compresa se si medita sulle modalità con cui i sacerdoti muniti di doni straordinari (soprattutto quello della “cardiognosi”, ovvero della capacità di leggere l’interno della coscienza e del cuore dell’uomo) amministravano questo sacramento, negando assai spesso l’assoluzione. San Pio da Pietrelcina, per esempio, la negava spessissimo proprio a causa della mancanza di pentimento che vedeva nel cuore del penitente. Stessa cosa vale per il santo Curato d’Ars e per san Leopoldo Mandic, pur essendo quest’ultimo, a detta di tutti i testimoni, un campione di dolcezza e carità. Per questo motivo sembra quanto mai accettabile la definizione che qualcuno, sulla scia di una certa tradizione ecclesiale, dà di questo sacramento, chiamandolo “sacramento della conversione”, nel senso che richiede e, al tempo stesso, sigilla una scelta profonda di cambiamento, sia nella mentalità che nei comportamenti di vita (secondo la duplice etimologia possibile, greca o ebraica, del temine “conversione”, in greco “metanoia” = cambiamento di mentalità, in ebraico “teshuvà” = cambiamento di direzione, ritorno sui propri passi). Se questo non c’è almeno a livello minimale, la confessione diventa non solo inutile, ma addirittura sconsigliabile. Facendo qualche esempio, chi fa la confessione di Pasqua nella situazione di essere un “disertore” abituale della Santa Messa domenicale, è inutile che si confessi se non ha un minimo proposito quanto meno di provare a riprendere la regolare frequenza alla santa Messa festiva. Stessa cosa si dica per i bestemmiatori abituali, per i lussuriosi e, in generale, come insegna sant’Alfonso, per i peccatori “recidivi”, ossia quelli che, ottenuta l’assoluzione, tornano a commettere a cuor leggero proprio il peccato o i peccati gravi da cui sono stati assolti. Il grande Dottore, patrono dei confessori (seguito in questo “ad litteram” da san Pio), insegnava che un’ulteriore caduta può essere perdonabile, ma già ad una terza caduta, senza che ci siano stati segnali oggettivi di progresso (tempo trascorso, altre occasioni di peccato vinte, etc.), l’assoluzione immediata diventa alquanto problematica, perché pone il confessore nel pericolo di rendersi complice del peccato di sacrilegio. Se pentimento non c’è bisogna percorrere due vie: quella della preghiera e quella della buona formazione, entrambe dirette a provocare nel cuore del peccatore indurito il risveglio di una coscienza che sappia riconoscere e detestare il male e starne lontano come dalla peste. Appena questo accade, si corra pure immediatamente a ricevere l’abbraccio del Padre misericordioso, che, come ci insegna la famosa parabola del Vangelo di san Luca, appena nota il “rientro in sé e il tornare indietro” del figlio peccatore, si affretta a corrergli incontro e a offrirgli il perdono prima ancora che possa parlare. Si mediti dunque sull’importanza e la grandezza del pentimento, che, quando è sincero, ottiene il perdono dell’Altissimo prima ancora di chiederglielo!
 
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Secondo comandamento: la bestemmia contro lo Spirito Santo http://bibliotecaneval.altervista.org/comandamento-bestemmia-contro-spirito-santo/ Fri, 28 Nov 2014 00:21:49 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12158 Secondo comandamento: la bestemmia contro lo Spirito Santo       Tra le svariate forme di bestemmia, una merita particolare studio e attenzione, per l’estrema gravità delle sue conseguenze: la bestemmia contro lo Spirito Santo. A tal riguardo, Gesù ebbe a minacciare che questa peculiare tipologia di bestemmia non avrebbe trovato perdono presso il tribunale […]

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Tra le svariate forme di bestemmia, una merita particolare studio e attenzione, per l’estrema gravità delle sue conseguenze: la bestemmia contro lo Spirito Santo. A tal riguardo, Gesù ebbe a minacciare che questa peculiare tipologia di bestemmia non avrebbe trovato perdono presso il tribunale dell’Altissimo, come testualmente leggiamo nei Vangelo: “In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna – poiché dicevano: è posseduto da uno spirito immondo” (Mc 3,27-30). Il testo parallelo di san Matteo, in cui Gesù si difende dall’accusa di scacciare i demoni per opera del principe dei demoni, aggiunge qualche ulteriore piccolo particolare: “Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata, né in questo secolo né in quello futuro” (Mt 12,31-32). Come spiegare queste parole? Forse c’è un limite alla misericordia di Dio? Non sappiamo forse dalla fede che essa è infinita? E allora perché questo peccato non troverebbe mai perdono?
Prima di rispondere a queste domande, cerchiamo di focalizzare la fattispecie. I due episodi evangelici che abbiamo citato individuano un peccato ben preciso: dare a Gesù dell’indemoniato e attribuire la sua azione esorcistica all’aiuto del demonio. Cosa significa assumere questo atteggiamento? Significa di fatto chiudersi ad ogni possibilità di salvezza, travisando e stravolgendo perfino l’evidenza dei fatti. Tutti infatti sanno che l’autorità sui demoni è segno certo di santità e di assistenza divina; attribuirla all’aiuto di altri demoni (cosa assurda e impensabile) è mostrare un cuore così chiuso e ostinato da divenire praticamente tetragono all’azione della grazia. Dunque si tratta di colpa imperdonabile non per difetto nella misericordia di Dio, ma per difetto nelle disposizioni dell’uomo: Dio perdona chiunque si pente delle proprie colpe e accoglie la salvezza da Lui offerta in Gesù Cristo nostro Signore.
A partire da questo episodio, la Chiesa (sulla scia del sempre immortale e magistrale insegnamento del Dottore Angelico san Tommaso d’Aquino) ha delineato e identificato sei tipologie di bestemmia contro lo Spirito Santo, che potremmo anche chiamare di “chiusura radicale e definitiva all’azione della grazia”: la disperazione della salvezza, la presunzione di salvarsi senza meriti, l’impugnazione della verità conosciuta, l’invidia della grazia altrui, l’ostinazione nel peccato e l’impenitenza finale. Prima di esaminarle nel dettaglio occorre fare un’ulteriore breve premessa, per ricordare la visione cattolica (oggi non sempre chiara!!) del processo della giustificazione del peccatore, ovvero, in parole più semplici, di come “funziona” il meccanismo con cui Dio salva una creatura. Premesso che l’uomo decaduto è radicalmente incapace di compiere alcuna azione utile alla salvezza e di “meritare” in senso stretto la grazia di Dio (non può né salvarsi, né convertirsi), lo Spirito Santo svolge una triplice azione: prende l’iniziativa “toccando” l’anima del peccatore e muovendo la sua volontà verso il bene; aiuta la volontà del peccatore nello sforzo di decidersi a lasciare il male per abbracciare il bene; in caso positivo (conversione), lo Spirito Santo prenderà stabile dimora nell’anima (“grazia santificante”) per aiutarla a compiere le opere sante e giuste necessarie per meritare la salvezza e per dare ad esse, tramite la carità infusa, causa di merito in senso stretto sia del premio della vita eterna che di grazie sempre più grandi per santificarsi in misura sempre maggiore. Dinanzi a tale azione, tuttavia, l’uomo non si trova come destinatario totalmente passivo, ma deve cooperare a tutti i livelli. Anzitutto prima della conversione, compiendo quel poco di bene naturale e umano che sa e può, usando bene la facoltà dell’intelligenza, seguendo i richiami gravi della propria coscienza. In questo modo non “merita” la grazia della conversione, ma si dispone ad ottenerla grazie ai meriti di Gesù Cristo e alle preghiere e penitenze dei giusti offerte a Dio per la conversione dei peccatori. Durante il processo di conversione, perché dinanzi al richiamo dello Spirito Santo, la volontà resta radicalmente libera: può accogliere la grazia o rifiutarla. Dopo la conversione: ogni giorno l’anima dovrà sforzarsi di cooperare con la grazia per compiere il bene e le opere sante necessarie per meritare la vita eterna. Da queste brevi note, ben si comprende perché la Chiesa, nel presentare la retta dottrina sulla giustificazione ha sempre parlato di “sinergia” (letteralmente: “lavoro insieme”) tra la Grazia e la libertà dell’uomo. Quali saranno dunque i peccati e le bestemmie contro lo Spirito Santo? Nient’altro che i difetti radicali e ostinati dalla parte della libertà dell’uomo, che rendono vana l’azione della Grazia.
Partendo dunque dai casi evangelici, ben si capisce come rifiutare di riconoscere in Gesù il Salvatore, nonostante l’evidenza dei miracoli e degli esorcismi, determina l’impossibilità radicale della prima conversione. Per questo Gesù insegna che “chi crede in Lui ed è battezzato sarà salvo, mentre chi non crede sarà condannato” (Mc 16,16). La Chiesa fa eco a questo insegnamento attraverso l’antico adagio “extra Ecclesiam nulla salus” (“fuori della Chiesa nessuna salvezza”). Espressione da intendere non come condanna assoluta e automatica di tutti coloro che sono fuori della Chiesa, ma come affermazione che chi, conoscendo Gesù Cristo, il Vangelo e la necessità di appartenere alla Chiesa per ottenere la salvezza, si chiude inesorabilmente ad essi (rifiutando in modo consapevole la grazia della conversione), si condanna senza appello all’eterna dannazione, avendo chiuso il cuore alla mano tesa da parte della misericordia di Dio. Vedremo come tutte le tipologie di bestemmia contro lo Spirito, si spiegano con questa assurda e colpevole forma di radicale chiusura del cuore umano agli aiuti offerti dalla grazia.
 
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Il più grave peccato contro lo Spirito Santo è senza dubbio la disperazione della salvezza, che ha annoverato, tra i suoi autori, due celebri personaggi biblici: Caino e Giuda Iscariota. Il primo, macchiatosi di omicidio volontario contro il giusto fratello Abele, mosso dalla passione dell’invidia, elevò il primo grande grido blasfemo: “troppo grande è il mio peccato per ottenere il perdono” (Gen 4,13). Ancora più grave fu la disperazione del più grande peccatore della storia dell’umanità (oggi, peraltro, tanto frettolosamente quanto oltraggiosamente giustificato o addirittura osannato da parte di qualcuno…), Giuda Iscariota. Egli, dopo aver osato ricevere la prima comunione durante l’ultima Cena (ed essere stato, in quella sede, ordinato sacerdote ed aver avuto Gesù ai suoi piedi nel gesto di ineffabile carità del lavarglieli), non ebbe remore di andare a vendere il figlio di Dio per trenta denari. I vangeli ci raccontano che a un certo punto egli si pentì della sua colpa, ma non del pentimento santo che muove a contrizione e spinge ad invocare la misericordia, bensì del superbo rimorso di chi sa di aver commesso un peccato gravissimo, ma non si perdona e non chiede perdono. I vangeli ci dicono che Giuda morì suicida e che Gesù pronunziò a suo riguardo le tremende parole: “sarebbe meglio per quell’uomo che non fosse mai nato” (Mc 14,21). Sia detto a questo punto tra parentesi che, rebus sic stantibus, risulta quanto meno difficile comprendere come sia possibile, dinanzi a tali parole di nostro Signore, limitarsi anche soltanto a ipotizzare una possibile non dannazione dell’apostolo fedifrago, traditore e suicida. In ogni caso questo peccato è gravissimo perché offende la misericordia di Dio che è realmente infinita, più grande di qualunque colpa dell’uomo  e sempre pronta a riversarsi su di lui alle uniche condizioni che il peccatore, riconosciuta la colpa, la confessi con sincero pentimento, chiedendone perdono ed offrendosi, liberamente e volontariamente, alla dovuta espiazione e purificazione ad essa conseguente.
Specularmente opposta a questa, ma non meno grave, è la seconda fattispecie di bestemmia contro lo Spirito Santo, ovvero la presunzione di salvarsi senza meriti. Sbandierata orgogliosamente dagli eretici di ieri (gnostici, protestanti e quietisti in primis) e di oggi (buonisti e modernisti), si tratta di una vera e propria eresia oggi diffusissima, che serve a popolare l’Inferno di ignari buontemponi, pressapochisti e illusi. Questo peccato, infatti, presume disordinatamente della misericordia di Dio e presentandone una visione unilaterale e parziale giunge a dire che siccome Dio è buono qualunque cosa l’uomo faccia non andrà dannato e che sarebbe assurdo pensare che Dio, che è l’origine della Grazia (senza la quale l’uomo non può fare nulla di buono) premi per qualche opera che solo grazie a Lui sarebbe resa possibile. È inutile commentare amaramente come molti pulpiti di non poche Chiese pullulino di queste sciocchezze, sotto lo sguardo compiaciuto di sciagurati auditori. Certamente è vero che senza la grazia preveniente e coadiuvante l’uomo non può fare nulla di buono, ma è altrettanto vero che Dio ha voluto che il Paradiso fosse conseguito a prezzo di lacrime, sudore, sforzi e sangue, come Gesù non cessò di raccomandare nei Vangeli e che, proprio in virtù di questo, Egli concede un grado di gloria perfettamente e rigorosamente proporzionale ai meriti di ciascuno (come appare chiaramente, per esempio, dalle parabole dei talenti e delle mine). La giustizia di Dio, dunque, va considerata sempre come inscindibilmente connessa con la sua misericordia: per cui Egli usa una misericordia giusta (perdona sì, ma solo a chi è pentito e disposto all’espiazione) ed una giustizia misericordiosa (che retribuisce rigorosamente il bene fatto, fosse anche solo un bicchiere d’acqua dato per carità, mentre è clemente nel castigare e nel punire, esercitando un rigore sempre inferiore a quanto il peccato dell’uomo meriterebbe).
Altro gravissimo e brutto peccato contro lo Spirito è l’invidia della grazia altrui. A proposito dell’invidia un noto politico ebbe a dire che essa è un peccato che molti cristiani commettono, ma che ben pochi confessano, cosa che è pienamente confermata dall’esperienza di non pochi confessori. Questa fattispecie ha tuttavia, rispetto al generico vizio dell’invidia – consistente nel rallegrarsi del male e rattristarsi del bene altrui – la peculiarità di essere causata dalla santità del prossimo, percepita come un’accusa indiretta dei propri peccati personali e quindi scatenante la reazione dell’odio verso il giusto. Magistralmente descritta nel secondo capitolo del libro della Sapienza, essa ha avuto come protagonisti biblici, oltre al già menzionato Caino, l’empio re Saul (invidioso della grandezza e del valore di Davide) nonché i sacerdoti, scribi e farisei che vollero uccidere Gesù, mossi, a detta dei Vangeli, da questa orrida passione, come anche Pilato aveva compreso (cf Mt 27,18). La gravità di questo peccato è evidente: se Dio suscita un santo, lo fa anche (se non soprattutto) per mostrare col buon esempio delle sue virtù, la necessità della conversione e delle buone opere per essere accetti a Dio. Vedendo un santo lo si può (e, forse, lo si deve) “invidiare santamente”, nel senso che è possibile desiderare di essere come lui imitando le sue virtù (è proprio per questo, infatti, che Dio lo invia agli uomini); al contrario sdegnarsi contro di lui, colpevole solo di mettere in luce la verità e di denunciare le opere delle tenebre, significa chiudersi e rifiutare radicalmente una grande offerta di grazia elargita da Dio Padre, esponendosi così ad una serie di brutti peccati contro la carità del prossimo che vanno dal risolino ironico di compatimento al vero e proprio motteggio, dalle offese verbali all’accusa di follia, dalla persecuzione violenta al vero e proprio assassinio. Per quale colpa? L’unica che gli uomini empi non perdonano: quella di dire e “fare” la verità.
 
La quarta tipologia è l’impugnazione della verità conosciuta. Peccato, questo, gravissimo, perché toglie al peccatore una delle circostanze soggettive che sempre attenuano le colpe dei comuni mortali, ovvero l’ignoranza. Il grande dottore san Tommaso d’Aquino, al riguardo, afferma che, generalmente parlando, in ogni peccato c’è una certa ignoranza, perché quando l’uomo pecca non lo fa con l’intenzione espressa ed esplicita di fare del male o di farsi del male, ma sempre avendo di vista un bene particolare che vuole conseguire (anche se fuori dell’ordine voluto da Dio). Anche i peccati più orrendi, come per esempio l’omicidio, sottostanno a questa regola: si pensi a chi uccide per gelosia (mosso dall’amore per la sposa e dal desiderio di rimuovere il “male del suo rivale”), o si pensi anche all’orribile delitto dell’aborto (mosso dall’interesse egoistico di non affrontare i sacrifici e i travagli di una gravidanza e di una vita da far crescere). Si badi a comprendere bene quanto appena detto: le motivazioni che muovono al peccato sono sempre futili e basse e non tolgono né il gravissimo disordine degli atti né la tremenda responsabilità del peccatore davanti alla giustizia di Dio e, in alcuni casi, anche a quella degli uomini. Si vuole dire che, a differenza dei demoni, l’uomo non compie, ordinariamente, il male per il male, per il gusto di farlo, altrimenti diventerebbe realmente una sorta di demone incarnato (a dire il vero, peraltro, la storia non ci ha risparmiato qualche esempio di tale abbrutimento dell’uomo, che volendo fare il super-uomo ha incarnato il super-demone…). In più, alcune volte, a questa “ignoranza strutturale”, che meglio sarebbe chiamare “accecamento”, si può aggiungere l’ignoranza soggettiva della peccaminosità dei singoli atti. I confessori sanno benissimo che molte anime hanno commesso peccati anche gravissimi, senza rendersene minimamente conto. Tutte queste circostanze sono, paradossalmente, la causa anzi la condizione di possibilità della salvezza e della conversione dell’uomo, perché rendono il male che ha compiuto non così grave come quello dei demoni. È proprio la loro assenza, insegna l’Aquinate, infatti, a rendere i demoni inconvertibili: proprio perché, a differenza dell’uomo, un angelo, prima di peccare, sa e vede chiaramente l’intrinseca cattiveria dell’atto e tutte le sue nefaste conseguenze; per cui se, nonostante questa assoluta chiarezza mentale, pecca, la sua volontà si “attacca” in maniera così forte e radicale al male compiuto da divenirne inseparabile. Detto questo, la fattispecie che stiamo esaminando consiste nel peccato che un uomo commette senza avere come scusanti l’ignoranza soggettiva della sua peccaminosità oppure l’ignoranza generica della sua malizia. Il caso classico è quello di un peccatore che si converte e riceve il perdono e torna a compiere, spudoratamente e infischiandosene della verità conosciuta, il male da cui per misericordia Dio lo aveva salvato. Al riguardo, suonano davvero tremende le parole che ebbe a pronunciare san Pietro in una delle sue lettere: “Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesù Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato. Si è verificato per essi il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel brago” (2Pt 2,20-22). In tale fattispecie, infatti, si calpesta non solo la Grazia, ma anche la verità ed il peccato commesso diventa simile a quello dei demoni. In questi casi, dopo una tale chiusura colpevole, un’ulteriore grazia da parte dell’Altissimo è davvero una rarità e per ottenerla occorrono innumerevoli preghiere, sforzi e sacrifici.
Veniamo ora a considerare l’ostinazione nel peccato, altro grave problema di non poche anime. Essa si verifica quando un peccatore abusa della misericordia di Dio scambiandola con debolezza e prendendola come scusa per continuare a peccare senza troppe preoccupazioni. È il classico caso di chi pensa che basta confessarsi e tutto finisce, Dio perdona sempre, tutto e senza condizioni. Ora, la misericordia di Dio è infinita, ma come sappiamo essa si riversa solo su chi è sinceramente pentito. Non deve mai diventare una sorta di acquiescenza o autorizzazione a peccare. Ciò è tanto vero che i dottori e i confessori illuminati, tra cui Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e san Pio da Pietrelcina, erano molto severi con i peccatori recidivi: una assoluzione, due assoluzioni, ma già alla terza ricaduta, senza alcun miglioramento, l’assoluzione almeno la differivano, ammonendo i confessori che chi avesse assolto un tale penitente ostinato non sarebbe andato, a sua volta, esente da peccato mortale (stiano dunque molto attenti i confessori dalla manica troppo larga…). Dio ci perdona affinché ci convertiamo; la sua misericordia è l’ultima ancora di salvezza, non un segno di debolezza. Dio è senza dubbio un Padre misericordioso, ma occorre ricordare che è anche un giudice severo, come Gesù insegna nel Vangelo (per esempio nella parabola dei talenti). Per cui è bene non sfidarlo.
Infine, l’ultima fattispecie di questa brutta categoria di peccati: l’impenitenza finale. È dottrina comunemente insegnata dagli scrittori ecclesiastici (e confermata da numerosi santi e mistici) che la misericordia di Dio è talmente grande da “rincorrere” il peccatore fino all’ultimo istante, in cui il Signore, proprio in punto di morte, fa l’ultimo invito all’anima di pentirsi e accogliere la sua misericordia. Chiusa la porta a quest’ultimo richiamo, non resta che la dannazione. Si capisce con ciò, facilmente, come anche quest’ultimo caso rappresenti l’ennesima, definitiva autoesclusione dell’uomo dalla misericordia di Dio. Tuttavia si badi a non cadere in un nuovo abuso di questi gesti estremi di misericordia del Padre, sragionando con considerazioni di questo tipo: “Siccome Dio fa l’ultimo richiamo al peccatore in punto di morte, a che serve convertirsi e privarsi dei piaceri del peccato? Mi godrò la vita e poi mi pentirò in punto di morte!”. Anche questo ragionamento sarebbe un ulteriore gravissimo oltraggio alla misericordia di Dio, trasformando un suo gesto estremo di amore e clemenza in una sorta di permesso di peccare senza limiti per tutta la vita. Dimenticando che, come recita un noto adagio, “si muore come si è vissuti” e molto difficilmente un peccatore, colpevolmente incallito e impenitente, accoglierà l’ultimo appello della divina misericordia. Meglio “cercare il Signore mentre si fa trovare” (Is 55,6) e affrettarsi a spezzare i vincoli del male, ricordando che peccare non significa godere, ma cadere nella più atroce delle schiavitù, autocondannarsi alla tristezza, alla noia e alla depressione, rischiare di cadere nella più nera disperazione, temporale ed eterna.
 
 

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Le catechesi di Don Leonardo Maria Pompei http://bibliotecaneval.altervista.org/catechesi-don-leonardo-maria-pompei/ Wed, 26 Nov 2014 13:36:24 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=12130 Primo comandamento: le comunioni sacrileghe Il gravissimo peccato della comunione sacrilega       Il senso del primo comandamento è l’affermazione chiara, netta e decisa dell’esistenza e dell’assoluta sovranità di Dio, che vuole e deve essere riconosciuto come unico e vero Dio, essere adorato come a Lui conviene, ricevere il culto ed i sacrifici che […]

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Il gravissimo peccato della comunione sacrilega
 
 

 

Il senso del primo comandamento è l’affermazione chiara, netta e decisa dell’esistenza e dell’assoluta sovranità di Dio, che vuole e deve essere riconosciuto come unico e vero Dio, essere adorato come a Lui conviene, ricevere il culto ed i sacrifici che gli sono dovuti. L’esame sul primo comandamento dovrebbe essere condotto in materia molto seria e coscienziosa, perché i peccati contro di esso sono commessi da molti ma confessati da molto pochi. I principali peccati gravi contro il primo comandamento sono: uso sacrilego dei sacramenti (eucaristia e confessione); rifiuto di rendere a Dio l’adorazione, anche esterna, che gli è dovuta; rifiuto di rendere a Dio il doveroso ossequio della preghiera; ateismo; agnosticismo; incredulità e contestazione delle verità di fede, disperazione, odio di Dio, idolatria, pratiche occulte e superstizione. Analizzeremo ora nel dettaglio ciascuna di queste singole condotte gravemente peccaminose.
L’uso sacrilego dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia è purtroppo un fenomeno oggi diffusissimo. Volendo mutuare un’espressione del beato Antonio Rosmini, si tratta di una vera e propria piaga della Chiesa, che indebolisce enormemente il vigore dei suoi figli e, per contro, accresce il potere del Nemico dell’umana salvezza. Oggi, nelle nostre chiese, assistiamo a vere e proprie interminabili processioni di gente che si accosta alla santa comunione, in un clima che spesso indulge a un malinteso senso di gioia e di festa, nella più piena inconsapevolezza di ciò che si va a ricevere e, talora, con una leggerezza che lascia a dir poco sconcertati. Le nostre nonne ci raccontavano che, quando erano giovani, ben pochi osavano accostarsi alla santa comunione, pur essendo vastissima la percentuale di cattolici che regolarmente frequentavano la santa Messa domenicale (oltre l’80%). Questo non perché, come qualcuno tuttora insinua, si aveva un’idea di Dio terribile e inadeguata, ma perché era chiaro quanto veniva insegnato, in modo semplice e chiaro, dall’immortale catechismo di san Pio X, secondo cui per accostarsi alla santa comunione, oltre che aver osservato il digiuno eucaristico, occorre essere in grazia di Dio e pensare e considerare Chi è Colui che si va a ricevere. Oggi, purtroppo, abbiamo una frequenza regolare alla santa Messa domenicale che in Italia oscilla tra l’8 e il 15 (massimo 20%), una scarsissima frequentazione del sacramento della confessione e un vero e proprio “arrembaggio” all’altare quando si tratta di ricevere la comunione. Molte persone si accostano alla comunione ridendo e scherzando, qualcuno “porta a spasso” la sacra particola, che viene masticata e deglutita quasi come fosse una caramella e terminata la santa Messa si affretta a scappare fuori immediatamente, anche perché, purtroppo, qualora si volesse soffermare (come doveroso) nel ringraziamento a Gesù eucaristico, si imbatterebbe nella triste realtà di Chiese trasformate in una specie di foro, dove si chiacchiera, si ride e si scherza senza alcuna considerazione della sacralità del luogo, della presenza di Colui che abita nel Tabernacolo e della giusta esigenza di coloro che desiderano, nel silenzio e nel raccoglimento, ringraziarlo, adorarlo, lodarlo, benedirlo e supplicarlo. Sono parole crude e tristi, ma amaramente costatabili da chiunque si limiti semplicemente ad osservare. Ed è ancora più triste considerare che quasi nessuno si renda conto dell’enormità e della gravità di tali peccati.
Si pensi ancora al tristissimo e quanto mai diffuso fenomeno di fedeli che, in occasione di funerali di qualche persona cara, osano accostarsi alla santa comunione, pensando di fare cosa buona o addirittura doverosa per il defunto, quando magari si tratta di persone che non mettono piede in Chiesa da anni e sono lontane dal confessionale da più anni ancora. Non è senz’altro un caso che nel lontano 1916, in previsione dell’attuale stato di grave e continua profanazione del più grande e del più santo dei sacramenti, l’Angelo del Portogallo, apparendo in visione ai tre pastorelli di Fatima, li invitò a guardare un’Ostia consacrata di nostro Signore “orribilmente oltraggiato” nel santissimo sacramento ed a prostrarsi in atto di riparazione verso così grave crimine, che a detta di una schiera innumerevole di santi, è in assoluto il più grave dei peccati che si possa commettere, il meno perdonabile e quello che produce le peggiori conseguenze sia nella singola persona che nella Chiesa intera, dando un potere enorme al Nemico dell’umana salvezza, che riesce in questo modo a trasformare il sacramento che è “farmaco di immortalità” (per chi vi si accosta degnamente) in veleno mortale, come ci avverte con monito severo l’Apostolo delle genti, secondo cui chi si accosta indegnamente alla mensa del Signore mangia e beve la sua condanna (cf 1Cor 11,27-29).
Non minore è la trascuratezza dell’altra condizione per una comunione degna e fruttuosa, ovvero pensare e considerare Chi è Colui che si va a ricevere. Il raccoglimento orante, la rinnovazione del proprio pentimento con un atto di dolore, la cura di infervorare e accendere i desideri del cuore con qualche breve e fervente giaculatoria e comunione spirituale, unitamente ad una grande compostezza e dignità del portamento e dei gesti soprattutto nell’atto di ricevere nostro Signore, dovrebbero essere la norma in tutti i fedeli. Quello che invece ordinariamente accade nelle “processioni” per la comunione e nel modo di ricevere le Sacre Specie è sotto gli occhi di tutti. Ringraziamo il Pontefice emerito Benedetto XVI, per aver avuto il coraggio di rompere un muro di silenzio dinanzi ad “abusi al limite del sopportabile” e di aver inaugurato, con l’esempio e con la parola, un modo di accostarsi a nostro Signore che esprima l’adorazione che gli è dovuta e che ricordi a tutti che altro è ricevere un pezzo di pane, altro è ricevere Gesù Cristo nostro Dio vivo e vero, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Esempio che appare condiviso e seguito dal suo successore e che si spera faccia sempre più breccia nel cuore di tutti i pastori.
 
Download PDF: http://www.parrocchiasanmichele.eu/download/category/121-i-dieci-comandamenti-don-leonardo-m.-pompei.html?download=1729%3Aprimo-comandamento-i-sacrilegi-3
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Guai alle donne vestite senza pudore! http://bibliotecaneval.altervista.org/guai-alle-donne-vestite-senza-pudore/ Fri, 29 Aug 2014 09:38:06 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=10909 Postato 7 hours ago da Don Leonardo Maria Pompei   AUG 29   GUAI ALLE DONNE VESTITE SENZA PUDORE!!! Parola di…satanasso! http://dominameaetmatermea.blogspot.it/2014/08/guai-alle-donne-vestite-senza-pudore.html ESORCISMO DEL 21/2/1984 di Padre Heinrich Kreuzer, 21/2/1984        IL CIELO COSTRINGE SATANA A PARLARE  Esorcista – In nome della SS.ma Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in nome di Maria, l'Immacolata Concezione, di' ciò che Dio […]

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GUAI ALLE DONNE VESTITE SENZA PUDORE!!!

Parola di…satanasso!

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ESORCISMO DEL 21/2/1984
di Padre Heinrich Kreuzer, 21/2/1984
 
 
 
 IL CIELO COSTRINGE SATANA A PARLARE
 Esorcista – In nome della SS.ma Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in nome di Maria, l'Immacolata Concezione, di' ciò che Dio ti impone di dire; solo la verità, su tutto il resto taci!
Demonio – Io parlo solo quando l'Altissimo o Quella (Si riferisce alla Madonna) lo vogliono e mi costringono a questo. Se dipendesse da me, io non parlerei. Noi non vorremmo mai parlare, non avremmo mai voluto dire tutto ciò che l'ossessa ha dovuto dire. Noi vorremmo tacere tacere… tacere… (Grida). Io non voglio parlare.
Esorcista – Tu devi parlare e dire ciò che la SS.ma Trinità e la Madre di Dio ti impongono di dire, che lo voglia o no. In nome…
Demonio – Sì, sono costretto a farlo e questo è per me una tremenda umiliazione. E' spaventoso dover dire cose che servono alla vostra sal­vezza. Sarebbe meglio per me essere tormentato dal vecchio (Il vecchio è Satana), piuttosto che parlare per voi. Io non voglio parlare.
 
GLI ANGELI: AIUTO E DIFESA CONTRO L'INFERNO
 
 Esorcista – Di' ciò che il Cielo ti comanda di dire. In nome…
Demonio – Il Cielo vuole che in questo tempo finale vengano invo­cati gli angeli, come abbiamo già dovuto dire altre volte. In questo tempo spaventoso in cui l'Anticristo è già all'opera, anche se non ancora apertamente, è una grave trascuratezza non cercare l'aiuto degli angeli: può portarvi all'eterna rovina. Questa è una verità che io odio e mi tormenta il dovervela dire, perché reca danno a noi dell'inferno, ma sono stato costretto a dirvela dall'Altissimo e da Quella… (Grida come un pazzo). Non voglio parlare!
Esorcista – In nome…
Demonio – Gli angeli possono fare da contrappeso all'inferno, pos­sono neutralizzare le insidie che noi vi tendiamo e il male che cerchia­mo di farvi. L'Altissimo ha affidato agli angeli tutti gli uomini e tutto l'universo. Per la loro grandezza, maestà e potenza nessun'altra crea­tura è paragonabile a loro. Gli angeli sono in Cielo ed anche sulla terra, ma la loro azione a vostro vantaggio resta inefficace se voi non li invocate e se non ponete in essi la vostra fiducia. Esiste un'armonia meravigliosa in questo mondo angelico che noi assolutamente non vor­remmo manifestare: tutto è armonia e grazia che solo l'Altissimo (Guarda all'insù) poteva concepire e donare a voi per venirvi in aiuto. Io, Belzebub, sono costretto dall'Altissimo a dirvi questo, anche se non vorrei. Sono costretto a dirvi come sono gli angeli perché ho visto il loro regno e conosco la loro maestà. Avrei preferito non vedere tutto questo, perché il ricordo della loro gloria mi brucia e mi brucerà per sempre. Anch'io avrei potuto essere come loro, ma non ho voluto pie­garmi ai disegni dell'Altissimo, non ho voluto servire. No, io non servo, non voglio servire e per questo dovrò espiare per tutta l'eternità! (Urla). Non voglio più parlare!
 
CHI NON INVOCA GLI ANGELI SI PRIVA DI GRANDI GRAZIE
 
 Esorcista – In nome…
Demonio – E' un grande male per voi, un guaio spaventoso e tragico che non preghiate più i vostri angeli; dovreste pregarli e molto. Se sapeste quali grazie essi possono ottenere a chi li prega! Naturalmente è la Vergine la grande mediatrice di tutte le grazie, ma anche gli angeli possono far molto a vostro vantaggio. Essi sono al servizio dell'Altis­simo (Guarda in alto) e sono sempre pronti a ogni suo più piccolo cenno. Tante cose sembrano inutili a voi uomini, ma vi ingannate. Non voglio più parlare.
Esorcista – In nome…
Demonio – Io non vorrei parlare, ma devo! Moltissime grazie vanno perdute per l'umanità perché non prega gli angeli e in particolare gli angeli custodi. Sono moltissimi quelli che non pregano nemmeno una volta all'anno il loro angelo custode, mentre egli sta loro vicino, li serve continuamente e con sollecitudine porta loro aiuto giorno e notte. Gli angeli sono spiriti fedelissimi, santi, puri. Nessuna madre, tran­ne Lei (La Madonna), è così premurosa con le sue creature quanto l'angelo lo è con voi. E' disastroso non accogliere tali grazie e non pregare questi puri spiriti potenti e servizievoli. Ed, è rovinoso per voi che troppo poco vi si parli del loro aiuto. Basta, non voglio più parlare!
 
LA VANITA' DELLA GLORIA TERRENA
 
 Esorcista – Parla in nome…
Demonio – Io sono il secondo in altezza (Cioè: dignità) e mi trovai d'accordo con la scelta di Lucifero; per questo fui espulso violentemen­te dalla beatitudine del regno dei Cieli e fui precipitato nell'oscuro regno dell'inferno. Mille e mille volte al giorno io vorrei recitare le parole degli angeli, se questo mi fosse possibile e fosse utile. Ma ormai non posso più e anche se potessi non mi servirebbe a niente. Io sono dannato, perduto per l'eternità, perduto per sempre! Purtroppo, per mia sofferenza, per mia umiliazione, oggi devo dirvi ancora una parola su ciò che voi uomini avete dimenticato. Proprio in questo vostro tempo, il tempo non della giusta valutazio­ne, ma dell'esaltazione del corpo, ogni pretesto vi appare buono per peccare contro il pudore e la purezza. Anche lo sport vi aiuta in questo. Pensate alle pattinatrici o alle atlete di altri sport: pur di avere più possibilità di vittoria si svestono in maniera esagerata. Ma la ragione vera è un'altra: non è per conseguire più facilmente la vittoria che si spogliano in quel modo, ma per una questione di vanità. Basta, non voglio più parlare!
 
GUAI ALLE DONNE VESTITE SENZA PUDORE
 
 Esorcista – Continua e di' la verità in nome di…
Demonio – Quante donne oggi, per la superbia della carne, mostrano in maniera provocante il loro corpo! Senza pudore! Senza disagio! Con la più grande naturalezza, fingendo di non rendersi conto che stanno provocando scandalo a tante persone e favorendo così la propria e l'altrui rovina eterna. Quanti e quanti uomini, infatti, e quanti e quanti bambini sono portati a guardarle con malizia! Guai a chi pecca e fa peccare in questo modo! Sono costretto a dire che una donna che non è vestita correttamente talvolta pecca senza esserne pienamente consapevole, ma non per questo è senza colpa, perché genitori, sacerdoti ed educatori almeno qualche volta le hanno parlato del pudore, e se anche non fosse stata educata in questo senso glielo grida la sua coscienza che un certo abbigliamento diventa provocazione e tentazione per chi la vede così poco vestita. E così, quando si ostina a ignorare questo, induce molti uomini e molti bambini e giovani a pensieri peccaminosi, li rende facilmente vittime della pas­sione della carne e li porta a peccare gravemente. L'Alta (Parla della Madonna) a Fatima ha raccomandato: "Vestitevi decentemente e impa­rate da me". Ma ora basta, non voglio parlare!
 
EVA HA RIPARATO NELL'UMILTA' E CON LE LACRIME
 
 Esorcista – Di' solo la verità in nome…
Demonio – "Davanti a Dio l'umiltà è il più bel ornamento". Questo l'ha detto l'Alta. Lei disse anche: "Molti vanno all'inferno per il pec­cato di impurità". La donna pecca non solo quando si scopre in modo sconveniente, ma fin da quando nella sua mente si propone di far questo. Il volersi affermare non tanto con la bellezza dell'anima (cioè con le virtù), ma col fascino del corpo è già una colpa. E quanto è diffusa questa colpa! E quanto è sottovalutata! Quante donne diventano delle tentatrici per l'uomo, come lo fu Eva! Io, Belzebub, sono stato costretto a dirvi questo, ma non voglio più parlare!
Esorcista – Parla, in nome…
Demonio – Eva, dopo la cacciata dal paradiso terrestre, ha sempre custodito il pudore; ha riconosciuto il suo peccato e si è pentita amara­mente. Anche Adamo si è pentito con lei. Hanno pregato insieme e insieme hanno molto pianto. Hanno supplicato l'Altissimo di perdonar­li e di concedere loro almeno l'ultimo posto in paradiso. Dopo il loro peccato sono vissuti umilissimi e da allora Eva non ha più creato occa­sioni neanche per la più piccola colpa. Da allora fu sempre fedele a Dio: ha fatto tutto il possibile; però sarebbe stato meglio se non avesse peccato nel paradiso terrestre. Io non voglio più parlare.
 
IL CASTIGO PER CHI PECCA CONTRO IL PUDORE
 
 Esorcista – Di' la verità in nome di…
Demonio – Quante donne di oggi creano danni irreparabili nelle anime di molte altre persone, per cui, se pentendosi in tempo riusciran­no a salvarsi, in purgatorio dovranno pagare amaramente questo loro peccato: bruceranno in tutte quelle parti del loro corpo che hanno spu­doratamente scoperto. I loro torbidi pensieri di oggi e il loro insano e ostinato desiderio di apparire o di provocare daranno vita per loro a un'atroce tortura. Se poi non si convertiranno, bruceranno per sempre all'inferno. La loro pelle … (Grida). Io non voglio parlare!
 
Esorcista – Parla in nome…
Demonio – La loro pelle si staccherà a brandelli e cadrà. Allora saranno davvero carne nuda, carne sanguinante, se non si saranno pen­tite, amaramente pentite fin che erano in tempo, se non avranno espiato per quanto hanno rovinato in altre anime. Questo ve l'ho dovuto dire, ma ora non voglio più parlare.
 
LA GLORIA DEL MONDO PORTA ALL' INFERNO
 
 Esorcista – Di' la verità in nome di…
Demonio – Tu mi costringi a parlare della tragedia che chiama in causa ogni uomo, obbligato a scegliere tra l'Altissimo e la sua legge da una parte, e il rifiuto di Lui e della sua legge dall'altra… tra la gloria eterna e la dannazione eterna. Io sono costretto a ripetere ciò che un santo sacerdote diceva nell'insegnamento della dottrina ai suoi bambi­ni: "Seguite sempre l'Altissimo in umiltà. Se sarete disprezzati, soppor­tate questo con umiltà e pazienza, ma fate soltanto ciò che vuole l'Altissimo e osservate sempre i suoi comandamenti. Osservateli fino alla morte. Siate fedeli fino in fondo e l'Altissimo vi darà la corona della vita eterna. (Grida piangendo). Sono parole tremende, ma vere…! Quasi nessuno però ci crede; la mentalità che oggi domina nel vostro mondo è all'opposto: quasi tutti cercano il successo, il potere, il piace­re, la ricchezza. Si vuole essere onorati, ammirati. Soprattutto è idola­trata la bellezza. L'Altissimo non esercita più alcun fascino su di voi, ciò che vi affascina oggi è tutto ciò che si oppone a lui. L'Altissimo vi appare come nemico della vostra gioia e della vostra libertà, gioia e libertà che vi illudete di trovare lontano da lui e contro di lui. E' questo il grande inganno che siamo riusciti a seminare in tutto il mondo.
 
CHI SERVE LA VERITA' E' CALPESTATO IN QUESTA VITA
 
 Demonio – Chi vive secondo la legge dell'Altissimo non conta nien­te, è deriso, è calpestato, è disprezzato. Ma sono anche costretto a dirvi che un giorno si capovolgeranno le sorti: i gaudenti saranno colpiti dalla giustizia dell'Altissimo. Per questo, o uomini, pensate alla vostra fine; la vostra vita e i vostri piaceri passeranno molto più in fretta di quanto non pensiate. Chi invece in questa vita ha sofferto ed è stato umiliato per la sua fedeltà conoscerà la gloria per la vita eterna. Sembravano sconfitti, ma appariranno vincitori; sembravano pazzi, ma appariranno come i veri sapienti, perché hanno guardato all'esempio di Colui (Si riferisce a Cristo) che li ha preceduti e sostenuti con la sua forza. Come fu cantato il solenne "Osanna" quando Lui (Si riferisce ancora a Cristo) entrò nei cieli, con altrettanta gioia saranno accolti i suoi nella gloria eterna. Dopo una vita di dolori e di disprezzo, di vergogna e di fatica, di tenebre e di croci … raccoglieranno e per sempre la gioia meritata. Il pensiero della loro vittoria ci riempie di rabbia. Ma ora bastaaaaa… non voglio più parlare!
 
LA "BELLEZZA SECONDO IL MONDO" FARA' SPAVENTO
 
 Demonio – Chi ora è disprezzato per la sua fedeltà all'Altissimo splenderà di una bellezza impensabile, ma coloro che in vita si sono insuperbiti per la loro bellezza avranno un aspetto terrificante: essi per primi ne proveranno orrore. I loro volti, un tempo affascinanti e ammi­rati, diventeranno come il viso di un lebbroso; i loro corpi saranno torturati in eterno dai vermi dell'impurità e sarà pestifero l'odore che emaneranno per i loro peccati. Nulla più resterà della loro bellezza. Ogni dannato contribuirà a fare dell'inferno la "mostra degli orrori". Basta, non voglio parlare!
 
UMILI DI CUORE, MA FORTI NEL TESTIMONIARE
 
 Esorcista – Parla in nome di…
Demonio – E' difficile accettare di essere umiliati; ma io, Belzebub, sono costretto a dirvi: esercitatevi nell'umiltà, coltivate il pudore e osservate tutti i comandamenti fin che siete in tempo. Umiliatevi e lasciatevi umiliare dagli altri anche se non lo avete meritato. Piegate umilmente il capo, anche se siete nel giusto. Piegate il capo tranne nel caso che sia Dio a non volerlo. Un sacer­dote, ad esempio, deve presentare sempre chiaramente e completamente la fede, disposto a combattere in difesa delle verità tradite o taciute dai modernisti che si sono infiltrati nella Chiesa; deve parlare non solo della misericordia, ma anche della giustizia dell'Altissimo; deve parla­re del premio eterno e del castigo eterno; deve parlare degli angeli e anche di noi, angeli ribelli e dannati; deve parlare del peccato e non tacere, come molti fanno in questo tempo. Naturalmente anche un laico non deve mai piegare il capo quando è in gioco la verità; se poi per questa sua fedeltà incontrerà grandi lotte e penose opposizioni … preghi e si sacrifichi per le persone incredule che lo fanno soffrire. Oggi non pochi sacerdoti cattolici si sono smarriti, non sanno più da che parte andare e questo perché, più che restare radicati nella loro fede, si sono lasciati condizionare dalle varie opinioni del momento. Ci sono oggi troppi sacerdoti superbi nello spirito, non fedeli alla verità; per questo nel mondo e nella Chiesa c'è una così grande oscurità e così tanta miseria ed è per questo che i cattolici, che sono veramente tali, e i sacerdoti fedeli soffrono molto: vengono messi da parte come valessero nulla, o addirittura sono trattati come persone squilibrate, o come persone che hanno abbandonato la retta via. Ma questo è il pen­siero degli uomini, non dell'Altissimo. Sono costretto a dirvi: restate fedeli alla verità del vangelo, soste­nete e difendete ciò che è vero e ciò che è buono, anche se verrete calpestati come foste gramigna inutile e dannosa; un giorno avrete gioia e gloria per questa vostra sofferta fedeltà! Basta, non voglio più parlare!
Esorcista – Parla in nome…
Demonio – Verrà il giorno in cui questa "gramigna" calpestata e considerata inutile e dannosa verdeggerà e fiorirà. Poveri quei cristiani e quei sacerdoti che per aver abbandonato la via della verità sono diventati ciechi! Ma voi perseverate, rimanete fedeli. Verrà la fine, più presto di quanto crediate. Non voglio dire nient'altro!
 
OGNI PECCATO PORTA CON SE' IL SUO CASTIGO
 Esorcista – In nome…
Demonio – E' tanto breve la vostra vita sulla terra! Brevi sono le gioie del peccato e interminabile, eterna è la condanna. Così pure breve è il tempo delle croci, anche se sembra interminabile, mentre eterno sarà il premio a voi concesso per la vostra fedeltà.
Esorcista – Di' la verità…
Demonio – Quanto poco valgono le gioie del peccato che potete godere in questo mondo, se pensate alla spaventosa situazione che esso porta con sé per l'eternità e spesso già in questa vita! Si, il peccato porta spesso con sé il suo castigo anche in questo mondo. Chi invece soffre in questa vita può essere riconoscente all'Altissimo, perché con le sue sofferenze riduce o elimina del tutto la pena del purgatorio. Non sottovalutate il purgatorio: i dolori che là si soffrono sono terrificanti in confronto ai dolori della vita. L'inferno però è ancora più terrificante e non avrà mai fine. Perciò voi, se foste furbi e saggi, cerchereste di cancellare, fin che siete nella vita terrena, tutte le pene che altrimenti dovreste patire in purgatorio. Pregate l'Altissimo (Guarda in su), pregate per avere da lui la grazia  del pentimento, specialmente in questo tempo di quaresima! Pregate per ottenere un vero pentimento del cuore e per divenire migliori. Io sono stato costretto a dirvi queste cose; ora tocca a voi saperne approfittare.
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La partecipazione piena, attiva e consapevole alla santa Messa http://bibliotecaneval.altervista.org/la-partecipazione-piena-attiva-e-consapevole-alla-santa-messa/ Sun, 24 Aug 2014 23:24:36 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=10852  23 AGOSTO 2014 La partecipazione piena, attiva e consapevole alla santa Messa I CINQUE PRECETTTI GENERALI DELLA CHIESA   PRIMO PRECETTO: PARTECIPERAI ALLA SANTA MESSA TUTTE LE DOMENICHE  E LE FESTE COMANDATE       LA PARTECIPAZIONE PIENA, ATTIVA E CONSAPEVOLE ALLA SANTA MESSA **** LE FESTE COMANDATE     Nell'articolo precedente abbiamo ricordato le […]

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 23 AGOSTO 2014

I CINQUE PRECETTTI GENERALI DELLA CHIESA
 
PRIMO PRECETTO: PARTECIPERAI ALLA SANTA MESSA TUTTE LE DOMENICHE 
E LE FESTE COMANDATE
 
 
 
LA PARTECIPAZIONE PIENA, ATTIVA E CONSAPEVOLE ALLA SANTA MESSA
****
LE FESTE COMANDATE
 
 
Nell'articolo precedente abbiamo ricordato le forme (ordinaria e straordinaria) di celebrazione della santa Messa nel rito latino. Dobbiamo ora occuparci di specificare a quali condizioni la partecipazione alla santa Messa è fruttuosa, ovvero non si limita a un semplice formale adempimento di un obbligo ma reca copiosi frutti di santificazione nell’anima, cosa che corrisponde in pieno alle intenzioni di Colui che ha "inventato" questo autentico prodigio per la nostra santificazione.
Prima di occuparci di questa partecipazione, che dal Concilio Vaticano II è stata definita “piena, attiva e consapevole”, dobbiamo specificare quali sono le altre “feste comandate” oltre le domeniche, onde puntualizzare l’esatta determinazione dell’obbligo canonico. Nell’attuale calendario e disciplina della Chiesa, le feste di precetto sono le seguenti: il primo Gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio (purtroppo non di rado dimenticata a causa delle “para-liturgie mondane” del 31 Dicembre…); l’Epifania del Signore (6 Gennaio); la solennità dell’Assunzione (15 Agosto); la solennità di Ognissanti (1 Novembre); le solennità dell’Immacolata (8 Dicembre) e del Natale (25 Dicembre).
Vediamo ora alcune indicazioni per una fruttuosa partecipazione al santo Sacrificio della santa Messa. E' anzitutto sommamente raccomandabile non solo arrivare puntuali, ma possibilmente qualche minuto prima, per avere il tempo di raccogliersi e prepararsi "distaccandosi" (almeno nel cuore e nei pensieri) dalla routine e dal vortice delle occupazioni (e spesso preoccupazioni) della vita quotidiana. In Chiesa va osservato un degno contegno esteriore, che significa abbigliamento adeguato e dignitoso, compostezza nei gesti e nella postura, osservanza delle norme liturgiche circa la posizione da tenere nei singoli momenti della santa Messa: in piedi, in ginocchio, o seduti. Non bisogna tacciare frettolosamente queste indicazioni di "fariseismo" o "mera esteriorità", perché, come abbiamo già avuto modo di rilevare in altra sede, l'antropologia cattolica rispetta l'unità essenziale e sostanziale tra corpo e anima, per cui, ordinariamente, l'esteriore manifesta l'interiore e, a volte, lo aiuta e lo plasma. Se la liturgia mi dice di stare in ginocchio durante la consacrazione, è perché vuole che io adori il mistero del Verbo che discende sull'altare per la mistica immolazione. Questa posizione dovrebbe esprimere l'atteggiamento interiore di somma ed estrema riverenza, ma qualora questa fosse impedita da pensieri  e distrazioni, la postura esteriore aiuta l'anima a rientrare in sé, raccogliersi e rendersi conto di quello che accade. Similmente lo stare seduti durante la liturgia della parola serve a favorire la concentrazione nell'ascolto, che deve essere accogliente e riverente, di Dio che ci parla e della voce del suo ministro che spiega, attualizza e spezza la Parola proclamata e così via. Abbiamo detto che anche l'abbigliamento deve essere adeguato e dignitoso, ovvero osservare i canoni anzitutto della decenza e poi anche della modestia e di una sobria eleganza. Chi di noi, se dovesse essere ricevuto dal Presidente della Repubblica, ci andrebbe in ciabatte e shorts? Quale donna oserebbe presentarsi davanti al Papa sbracciata, scollata o sgambata? Pensiamo sempre, chiosando le parole che nostro Signore disse paragonandosi a Salomone, che ben più del Papa e del Presidente della Repubblica c'è dinanzi a noi nelle nostre Chiese! E come sarebbe estrema scortesia (per non dire maleducazione o cafonaggine) arrivare in ritardo ad un appuntamento col Presidente del Consiglio, non si vede come mai con tanta leggerezza le porte delle nostre chiese continuino, fastidiosamente, ad aprirsi e chiudersi fino alla liturgia offertoriale. (e, talora, anche oltre). Possibile che nostro Signore non meriti nemmeno un po' di buona educazione e bon ton?

 

Durante la santa Messa, oltre che essere sempre attenti e presenti ai vari momenti del rito, evitando di chiacchierare, ridere, distrarsi o girovagare con la testa e con gli occhi, bisogna partecipare attivamente alle preghiere da dire e recitare: le risposte date al sacerdote, il Confiteor e il Gloria, il Sanctus, le acclamazioni varie e, dove eseguiti, partecipare ai canti liturgici. Ovviamente il massimo del raccoglimento e della partecipazione interiore spetta (checché ne pensi più di qualcuno) alla seconda parte della Messa, dove la presenza di Dio si fa vera, reale e sostanziale. Se poi si è nelle condizioni di poter prendere parte alla santa comunione, si badi di curare anche la preparazione prossima a questo momento, per il quale mi permetto qualche consiglio di natura prettamente personale, imparato dalle tradizioni delle nostre nonne. All'Agnus Dei è bene (anche se non più prescritto nel Novus Ordo) mettersi in ginocchio e, prima di alzarsi per mettersi in fila, recitare l'atto di dolore, per purificare la nostra anima anche dalle più piccole macchie e da eventuali distrazioni o piccole irriverenze compiute durante la sacra liturgia. Durante il tempo in cui si sta in fila è quanto mai opportuno risvegliare il desiderio e la consapevolezza di Chi è Colui che si sta per ricevere, moltiplicando brevi comunioni spirituali del tipo: "Gesù ti amo, nel mio cuore ti bramo", oppure: "Gesù amore, vieni nel mio cuore". Questo per meglio risvegliare la nostra mente ed eccitare i nostri affetti nel preparare una degna accoglienza al Re dei re. Ribadisco in questa sede che, pur essendo fino ad oggi consentito dall'attuale disciplina ecclesiale – anche se in via di indulto – ricevere la sacra particola in mano, questa prassi appare molto pericolosa e poco consona ad esprimere l'adorazione dovuta a Colui che riceviamo, per cui è preferibile e consigliabile attenersi alla tradizione millenaria della Chiesa di ricevere l'Ostia direttamente in bocca e – se e ove possibile – in ginocchio. Dopo la Comunione è bene inginocchiarsi e raccogliersi per un primo immediato ringraziamento al Signore, che è bene si protragga per almeno quindici minuti (tale è il tempo medio che impiega il nostro organismo ad assimilare la sacra particola, causando il venir meno della presenza reale di Gesù). E' quanto mai esecrabile la prassi di "scappare" via subito dopo la benedizione senza neanche fermarsi per il canto finale, così come, quando si è ricevuta la santa comunione, omettere il doveroso ringraziamento per il tempo appena indicato. Vorrei concludere con una parola sul segno di pace nel rito romano. Questo gesto ha carattere meramente simbolico e non deve diventare occasione di distrazione proprio prima della comunione. Basta scambiare la pace col vicino senza esagerare nel voltarsi o andare a cercare chissà chi. A parer di chi scrive, vivendo così la santa Messa, si ha la possibilità di trarne copiosi frutti anche nella nuova forma, che – effettivamente – se mal compresa (o mal vissuta) potrebbe ingenerare o favorire qualche dissipazione o distrazione. Spetta all'ars celebrandi del sacerdote, ma anche all'actuosa participatio dei fedeli, fare in modo di vivere in maniera sacra, santa e dignitosa anche questa nuova forma di celebrazione della santa Messa, conservandone integra e intatta, l'intrinseca, immutabile e infallibile forza  e potenza santificatrice.
 
 
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SANTA ROSA DA LIMA. Una delle più grandi penitenti di tutti i tempi. http://bibliotecaneval.altervista.org/santa-rosa-da-lima-una-delle-piu-grandi-penitenti-di-tutti-i-tempi/ Sat, 23 Aug 2014 22:29:57 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=10827   Amici di don Leonardo Maria Pompei 23 AGOSTO, SANTA ROSA DA LIMA. Una delle più grandi penitenti di tutti i tempi. Perché è così importante la penitenza cristiana? LA MADONNA E LA PENITENZA. Catechesi di don Leonardo: La Madonna e la penitenza. Il significato e l'importanza della penitenza cristiana, elemento indispensabile della vita interiore […]

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Amici di don Leonardo Maria Pompei

23 AGOSTO, SANTA ROSA DA LIMA. Una delle più grandi penitenti di tutti i tempi.
Perché è così importante la penitenza cristiana?

LA MADONNA E LA PENITENZA. Catechesi di don Leonardo: La Madonna e la penitenza. Il significato e l'importanza della penitenza cristiana, elemento indispensabile della vita interiore del cristiano e, ancor più, del devoto della Madonna. Elementi e aspetti della penitenza cristiana.

http://youtu.be/i3oXTnGkiUs?list=PLXFtgJNOSzWhQrYDdBkb-bvKE98i5hbMk

La Madonna e la penitenza. Il significato e l'importanza della penitenza cristiana, elemento indispensabile della vita interiore del cristiano e, ancor più, …
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“Credo, ma non sono praticante…” http://bibliotecaneval.altervista.org/credo-ma-non-sono-praticante/ Tue, 22 Jul 2014 14:06:06 +0000 http://bibliotecaneval.altervista.org/?p=10433 Don Leonardo Maria Pompei ha condiviso una foto sul gruppo Parrocchia San Michele Arcangelo – Borgo San Michele – Latina. 20 luglio alle ore 14.30 ·        Don Leonardo Maria Pompei   ATTENZIONE ALLE MODE INVERECONDE… La condanna del nudismo in un celebre esorcismo… http://www.parrocchiasanmichele.eu/download/category/37-opuscoli-catechetici.html          

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Don Leonardo Maria Pompei ha condiviso una foto sul gruppo Parrocchia San Michele Arcangelo – Borgo San Michele – Latina.
 
ATTENZIONE ALLE MODE INVERECONDE...</p>
<p>La condanna del nudismo in un celebre esorcismo...</p>
<p>http://www.parrocchiasanmichele.eu/download/category/37-opuscoli-catechetici.html

 

 

ATTENZIONE ALLE MODE INVERECONDE…

La condanna del nudismo in un celebre esorcismo…

http://www.parrocchiasanmichele.eu/download/category/37-opuscoli-catechetici.html

 

 

 

 

 

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